Ecco, lo sapevo, il mio compagno di viaggio Pomodoro si è subito messo in mostra. E certo, è ‘d’oro‘ e non ha mai perso un’occasione per mettersi in mostra. Per tutto il lungo viaggio d’America, non ha mai smesso di parlare di sé.
Io invece sono un lamentone, borbotto, e quindi appena arrivato ho cominciato così: ‘Chi sono questi qui? Dicono di chiamarsi Fagioli? Ma il Fagiolo sono io! Dicono che loro sono qui da sempre, e che io sono brutto, tozzo e volgare. Hai capito che accoglienza!‘
E in effetti un motivo c’era: quando sbarco dal Nuovo Mondo, nel Cinquecento, l’Italia i fagioli li conosce già da secoli — solo che sono altri, la fava, il fagiolo dall’occhio. Io sono il nuovo arrivato che si prende il nome e il posto a tavola di chi c’era prima. Altro che ‘sono qui da sempre‘: l’intruso, semmai, sono io.
Qualcuno però si convince che posso essere utile e comincia a coltivarmi. Costo poco e rendo molto, non ho bisogno di molta cura. Dicono che a portarmi in auge, un po’ ovunque in Europa, sia stata addirittura una Medici, Caterina, che me li fece portare in Francia. Io una nobiltà, insomma, ce l’avrei pure avuta — solo che nessuno se n’è mai accorto.
Passa il tempo e io divento ‘popolano’ per quello che fa di me il sostituto della carne. La carne dei poveri! Nelle cucine meno pulite, in pentoloni che si lasciano sul fuoco per ore. E già, tanto ci sono dentro io che ‘brontolo’, o come dicono altri ‘borbotto’.
Mai un complimento, una frase di riconoscenza, eppure mi do da fare. Niente, sono sempre solo un contorno di cose di poco valore e anche quando mi accompagnano alla pasta, per me solo gli scarti, i rotti, gli avanzi. La pasta e fagioli, un pranzo di lavoro, cosa di tutti i giorni.
Per forza, con la conseguenza che genero nella digestione, di certo non sono adatto alle feste. E pensare che quando mi hanno spiegato che provoco ‘flatulenza‘, mi ero illuso che avessi instradato qualcuno alla musica.
Che fesso!
Sì, però qualche soddisfazione, passando gli anni a saziare un sacco di gente, me la tolgo. Per me si comincia a dire ‘casca a fagiolo‘, perché quando hai fame niente è più gradito di un bel piatto di fagioli. E se ci penso bene, quanti eserciti, quante famiglie, quante generazioni di contadini sono arrivate a sera proprio grazie a me: altro che ‘contorno di poco valore’, per secoli sono stato la differenza tra mangiare e non mangiare. Un po’ di orgoglio, alla fine, me lo posso pure permettere.
Rimango un lagnoso, una vera ‘pentola di fagioli’, ma con la pancia piena anche un umile fagiolo si sente utile, a volte perfino evocativo. Non dimentico però la mia nascosta natura, e quando sono un po’ triste penso che pure un diavolo come Barbariccia, capo dei Malebranche, avrà pur mangiato fagioli, se è vero — come mi piace credere — che Dante lo congeda così: ‘Elli avea del cul fatto trombetta‘.
Giorgio Monaco

Giorgio Monaco
Manager di esperienza, consulente strategico e grande appassionato di cibo italiano.


