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Lo stile italiano del bere: moderazione e convivialità

Esiste uno ‘stile italiano’ nella cucina – riconosciuta da UNESCO a patrimonio immateriale dell’umanità – e così pure nel bere bevande alcoliche: un consumo moderato, profondamente connesso alla convivialità e alla tavola. È quanto emerge dalla prima ricerca sul tema condotta dal Dipartimento di Comunicazione e Ricerca Sociale dell’Università La Sapienza di Roma su incarico di Federvini, presentata oggi a Montecitorio nel corso dell’evento ‘The Italian Way’.

Il tratto più significativo che emerge dallo studio riguarda la stretta correlazione tra consumo e momento del pasto. Oltre l’80% delle consumazioni di vino si concentra a pranzo e a cena; oltre il 70% dei cocktail è legato all’aperitivo. Il consumo di bevande alcoliche in Italia non è, nella grande maggioranza dei casi, un atto isolato o compulsivo: è parte di un rituale sociale strutturato, in linea con le tradizioni della dieta mediterranea, a sua volta riconosciuta dall’UNESCO come patrimonio immateriale dell’umanità.

Questo schema comportamentale si riflette nei numeri aggregati. Con 8 litri di alcol puro pro capite consumati ogni anno, l’Italia si colloca al di sotto del 6% rispetto alla media dei Paesi OCSE. Nel confronto europeo, il divario è ancora più marcato: i Paesi dell’Europa centro-orientale e quelli iberici registrano consumi compresi tra gli 11 e i 12 litri annui pro capite, vale a dire tra +37,5 e +50% rispetto all’Italia.

La salute degli italiani: i dati Eurostat

I comportamenti virtuosi si riflettono sulla salute della popolazione. Secondo i dati Eurostat, l’Italia registra la più alta aspettativa di vita in Europa: 84,1 anni, a fronte di una media UE di 81,5 anni. Tale primato non dipende da un unico fattore ma è almeno in parte riconducibile a un modello alimentare che comprende anche il consumo moderato di bevande alcoliche.

A rafforzare questo quadro, i dati sull’evoluzione dei comportamenti a rischio: la loro prevalenza nella popolazione italiana è diminuita di 6 punti percentuali tra il 2007 e il 2023. Una tendenza strutturale, non congiunturale, che segnala una cultura del consumo in miglioramento progressivo.

I giovani: meno consumo quotidiano, più consapevolezza

Uno sguardo specifico è rivolto alla fascia d’età 18-24 anni. Il 72% dei giovani italiani ha consumato almeno una bevanda alcolica negli ultimi 12 mesi (75% tra i maschi, 68% tra le femmine), ma il dato più rilevante riguarda il consumo quotidiano: solo il 5,7% dei giovani beve bevande alcoliche con regolarità giornaliera, come invece ogni il 31,3% degli over 75. Le generazioni più giovani mostrano quindi una minore propensione al consumo abituale, con segnali di riduzione anche nelle frequenze complessive e nei comportamenti potenzialmente a rischio.

La voce di Federvini

‘Oggi abbiamo ulteriore evidenza di ciò che da sempre sosteniamo: esiste uno stile italiano del bere, fondato su moderazione, cultura e responsabilità‘, ha dichiarato Giacomo Ponti, Presidente di Federvini. ‘È proprio questo stile a dimostrarsi più efficace rispetto a politiche restrittive e proibizioniste che riemergono periodicamente a livello internazionale. Un modello intorno al quale si è sviluppata nei secoli una filiera di imprese profondamente radicate nei territori, che contribuiscono all’economia e che rappresentano nel mondo un simbolo di qualità.’

Educazione e responsabilità: il programma universitario

Accanto alla ricerca, Federvini ha confermato il proprio impegno nel campo dell’educazione al consumo consapevole, avviato nel 2022 con il programma ‘Comunicare il consumo responsabile‘ in collaborazione con il mondo accademico. Il programma ha coinvolto oltre 700 studenti di nove atenei — tra cui La Sapienza e la LUISS di Roma, la Cattolica di Milano, le Università di Verona, Firenze, Torino, Catania, Vicenza e la Luigi Vanvitelli di Caserta — formando i futuri professionisti della comunicazione come primi ambasciatori di un messaggio consapevole verso i propri coetanei. Due importanti partnership pubblico-private, con i Comuni di Roma Capitale e di Napoli, hanno consentito lo sviluppo di campagne di affissioni sui rispettivi territori.

Redazione di GIFT (Great Italian Food Trade)

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