Il Bellone – vino bianco autoctono del Lazio, già celebrato da Plinio il Vecchio e sopravvissuto in età recente all’epidemia di fillossera – è una ‘testimonianza liquida’ della storia che risale all’antica Roma. Il suo nome alternativo, Cacchione, richiama con ironia le grandi dimensioni dell’acino.
Il profilo gustativo di questo vino, caratterizzato dalla salinità marina dei terreni costieri e vulcanici del Lazio, lo distingue in maniera netta dagli altri. E nonostante il suo ricco patrimonio, il Bellone è un tesoro raro con produzione limitata, offrendo un sapore autentico ed esclusivo della viticoltura italiana per acquirenti esigenti e appassionati.
Storia e origini antiche
Il Bellone, conosciuto localmente come Cacchione nelle aree costiere a sud di Roma, rappresenta uno dei vitigni a bacca bianca più significativi dal punto di vista storico, in Italia, con origini documentate che risalgono all’antichità romana.
Plinio il Vecchio declamò questo vitigno autoctono – nell’opera ‘Naturalis Historia’ (77-79 DC) – come ‘uva pantastica’ e ‘pane d’uva’, significando ‘un’uva buona come il pane’ o ‘un’uva che si accompagna bene al pane’.
Evidenze archeologiche e studi ampelografici confermano la presenza del Bellone nella regione del Lazio, fin dai tempi dell’antica Roma, nelle colline a sud-est note come Colli Albani e nelle zone costiere presso Anzio e Nettuno.
Il miracolo della fillossera
Tra le sue caratteristiche più straordinarie, il Bellone è uno dei pochi vitigni europei che cresce ancora sul suo portainnesto originale, essendo sopravvissuto alla devastante epidemia di fillossera della fine del XIX secolo. I terreni sabbiosi delle aree costiere vicino ad Anzio e Nettuno fornirono protezione naturale dal parassita distruttore di radici, permettendo alle viti non innestate di sopravvivere mentre tutti gli altri vigneti europei richiesero l’innesto su portainnesto americano. Questa straordinaria resilienza rende il Bellone un legame vivente con l’antica viticoltura romana.
Terroir e clima del Bellone
Il Bellone prospera nei terreni vulcanici e sabbiosi del Lazio, nelle province di Roma e Latina. È associato in particolare ai terroir costieri intorno ad Anzio, Nettuno e Cori, dove le brezze mediterranee e gli influssi salmastri del mare impartiscono le sue caratteristiche note saline e minerali. Gli inverni miti, le estati calde e l’alta umidità della regione favoriscono una crescita ottimale, mentre la cenere vulcanica ricca di potassio esalta l’equilibrio strutturale e la complessità aromatica del vino.
Il terreno presenta sedimenti marini, alluvionali ed eolici del Pleistocene e dell’Olocene, i quali si estendono nell’entroterra fino ai monti Lepini e Ausoni ove le formazioni calcaree si alternano a depositi vulcanici e terreni di terra rossa.
L’area beneficia di un microclima unico, dove le correnti umide tirreniche incontrano l’aria più fresca delle montagne, creando condizioni ideali che hanno supportato la coltivazione del Bellone per millenni.
Profilo organolettico distintivo
I vini Bellone offrono un profilo sensoriale unico che li distingue nel panorama dei vini bianchi italiani:
- al naso, rivelano tipicamente aromi di pesca gialla, erbe selvatiche, fiori di ginestra e una delicata salinità marina, con note fruttate intense caratterizzate da prominenti accenti agrumati e sottili sfumature minerali;
- al palato sono caratteristici il medio o pieno corpo con alta acidità, l’intensità da media a medio-alta, i sapori di limone, mela gialla, pera, pesca, ananas, papaya e tostato, sostenuti da uno sfondo minerale, con finale di agrumi maturi e mandorle.
Gli stili da vendemmia tardiva possono rivelare sentori di miele, cera d’api e sottili toni ossidativi, dimostrando la versatilità della varietà per produrre sia vini secchi che vini dolci. L’acidità naturalmente elevata rende il Bellone anche particolarmente adatto per la produzione di eccezionali vini spumanti con metodi tradizionali.
Produzione e rarità
Nonostante il suo patrimonio antico, il Bellone rimane un tesoro raro nella viticoltura moderna. La coltivazione attuale copre circa 100 ettari in tutta Italia ed è quasi esclusivamente concentrata nel Lazio, ove si caratterizza come una delle varietà autoctone più esclusive. Della produzione limitata di Nero Buono (una varietà correlata), 90 dei 91,5 ettari sono concentrati solo a Cori, a riprova della natura altamente localizzata di queste varietà antiche.
Il vitigno è apprezzato per la sua crescita vigorosa, la resistenza alla siccità e la buccia spessa, elementi che lo rendono particolarmente adatto alle pratiche di agricoltura biologica. I produttori contemporanei adottano metodi a basso intervento proprio per mettere in luce le caratteristiche autentiche del Bellone, che alcune cooperative storicamente riconoscono pagando prezzi premio rispetto ad altre uve per preservare queste varietà native.
Indicazioni geografiche
Il Bellone gode di riconoscimento ufficiale all’interno di diverse Indicazioni Geografiche protette a livello europeo:
- Lazio IGP. Il Bellone può essere vinificato come vino monovarietale o utilizzato in blend di vini bianchi;
- Cori DOC richiede un minimo dell’85% di Bellone per i vini varietali;
- Roma DOC. Il Bellone serve come principale vitigno bianco per i blend Bianco;
- Marino DOC e Nettuno DOC permettono la produzione di Bellone in purezza;
- Frascati DOC/DOCG permette solo fino al 30% di Bellone nei blend;
- Castelli Romani DOC include il Bellone come componente di taglio.
Nelle aree costiere tradizionali, i vini devono ancora venire etichettati come Cacchione, riflettendo la nomenclatura locale e l’espressione del terroir. Il nome Cacchione potrebbe suscitare un sorriso, poiché echeggia una parola gergale italiana per ‘grosso pene’, sebbene venga riferita semplicemente alle grandi dimensioni dell’acino.
Pratiche di vinificazione tradizionali e moderne
Storicamente, il Bellone veniva vinificato in contenitori neutri per preservare la sua freschezza e il carattere fruttato. I vinificatori contemporanei stanno peraltro esplorando tecniche innovative rispettando i metodi tradizionali:
- i produttori tradizionali hanno a lungo impiegato tecniche di pressatura lenta e delicata a causa delle bucce ricche di pectine e polifenoli del vitigno, utilizzando la fermentazione in vasche di cemento con macerazioni prolungate per preservare naturalmente le caratteristiche minerali e saline distintive del vino. Questi metodi consolidati nel tempo rimangono fondamentali per esprimere l’autentico terroir del Bellone;
- i vinificatori contemporanei stanno ampliando queste fondamenta con approcci innovativi inclusa la macerazione sulle bucce a temperature controllate (18°-20°C) in tonneau aperti per la massima estrazione aromatica. Molti produttori ora impiegano fermentazione spontanea con lieviti autoctoni per un’espressione del terroir esaltata, mentre l’affinamento ‘sur lies’ sviluppa ricchezza e complessità;
- tecniche aggiuntive includono affinamento in anfora e rovere per tessitura e struttura, così come la produzione di vini spumanti con metodo tradizionale che capitalizza sull’acidità naturalmente elevata del Bellone.
Linee guida per acquirenti internazionali
Il Bellone offre agli acquirenti internazionali un’opportunità eccezionale per approvvigionarsi di un bianco italiano autentico con eccellente rapporto qualità-prezzo e forte carattere territoriale da vigneti costieri e vulcanici:
- la sua resistenza naturale alla siccità lo rende particolarmente adatto all’agricoltura biologica, una scelta sempre più favorita dai consumatori esigenti che cercano vini privi di residui di pesticidi di sintesi, oltreché davvero sostenibili;
- la combinazione di legame storico coi territori e profilo gustativo espressivo può attrarre verso il Bellone coloro che favoriscono qualità e autenticità;
- la produzione limitata assicura esclusività, rendendo ogni bottiglia una scoperta distintiva in un mercato globale sempre più standardizzato.
Questo vino autoctono è particolarmente adatto a enoteche, negozi di vini naturali e sommelier specializzati che cerchino di offrire qualcosa di veramente distintivo e radicato nel patrimonio italiano.
La squadra di GIFT (Great Italian Food Trade) è disponibile per assistere gli acquirenti internazionali nell’identificare fornitori affidabili di vini Bellone certificati, assicurando tracciabilità, sostenibilità e qualità.
Posizionamento nel mercato globale e prospettive future
Con la crescita dell’interesse internazionale per le varietà di uve autoctone e la vinificazione a basso intervento, il Bellone può trovare nuovi estimatori oltre l’Italia, particolarmente in Cina, nel Regno Unito, in Giappone e nel Nord Europa. La versatilità del vino lo rende un eccellente abbinamento per frutti di mare, piatti a base di verdure, formaggi stagionati e la classica cucina romana come la pasta ‘cacio e pepe’ o ‘carbonara’.
Recenti progetti collaborativi tra produttori e istituzioni archeologiche, inclusi impianti di viti nel Parco Archeologico del Colosseo sul Colle Palatino, ambiscono ad aumentare la visibilità internazionale del significato storico del Bellone. Alcune cooperative stanno poi collaborando con siti storici per creare esperienze educative di enoturismo in grado di combinare storia antica con eccellenza enologica contemporanea.
Con il crescente apprezzamento per l’autentica espressione del terroir e la viticoltura sostenibile, il Bellone è ben posizionato per diventare un simbolo del rinascimento viticolo del Lazio e del ricco patrimonio italiano di varietà autoctone.
Conclusioni
Il Bellone, o Cacchione, incarna la profondità storica, l’identità territoriale e la promessa enologica del patrimonio vinicolo del Lazio. Le sue distintive qualità sensoriali, la vocazione naturale alla produzione biologica e il crescente profilo internazionale lo rendono una scelta interessante per gli acquirenti più esigenti. Pur rimanendo relativamente sconosciuto rispetto alle varietà italiane più famose, il Bellone merita perciò di affrontare un percorso di riscoperta e rinnovato prestigio, rappresentando sia la tradizione antica che l’innovazione moderna nel paesaggio diversificato delle varietà di uve autoctone italiane.
La sopravvivenza delle viti di Bellone non innestate rappresenta più di una curiosità viticola, poiché offre una connessione diretta con i vini gustati dagli antichi romani, rendendo ogni bottiglia una testimonianza liquida di due millenni di coltivazione continua nella campagna circostante la città eterna.
Dario Dongo
Cover: Bellone grape, courtesy of L’Oro delle Donne farm, Lanuvio (Rome)
Riferimenti
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Dario Dongo, avvocato e giornalista, PhD in diritto alimentare internazionale, fondatore di WIISE (FARE - GIFT – Food Times) ed Égalité.


