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Fiori, non pesticidi

Fiori, non pesticidi

Fiori, non pesticidi. Salvare le api mellifere e l’ecosistema dagli agrotossici è possibile, grazie ai fiori selvatici. Strisce di natura spontanea ai margini delle coltivazioni possono tenere a bada gli insetti e preservare le colture, senza veleni. Svizzera e Gran Bretagna guidano la strada eco-logica.

Neonicotinoidi e altri agrotossici, ecosistema e salute

Gli studi scientifici non lasciano adito a dubbi. I pesticidi neonicotinoidi distruggono le popolazioni di insetti ‘non-target’ – e altre specie animali, come gli uccelli migratori. (1) L’ecosistema non ha scampo, e i danni dell’esposizione a pesticidi per la salute umana sono altrettanto noti ormai. Glifosato e paraquat hanno già dato prova di sé, come prima il DDT, l’agente Orange e l’atrazina. 

La sopravvivenza delle api è a rischio, come dimostrato nella più ampia ricerca condotta mediante sperimentazione in campo, pubblicata su Science nel 2017. (2) E se ad Albert Einstein viene attribuita la tragica profezia della fine della vita umana entro quattro giorni dalla scomparsa dell’ultima ape, all’entomologo McGregor si deve un concetto più concreto riferimento, un terzo del nostro cibo deriva dall’opera di insetti pollinatori. (3)

Il trattamento delle sementi con neonicotinoidi ha causato preoccupazione a livello mondiale. Abbiamo condotto ampie sperimentazioni per valutare gli effetti delle colture trattate con neonicotinoidi su tre specie di api in tre Paesi (Ungheria, Germania e Regno Unito). La colza seminata in inverno è stata coltivata su ampia scala sia con semi trattati con neonicotinoidi (clothianidin o thiamethoxam), sia con semi non trattati. Per le api da miele, abbiamo riscontrato effetti negativi (Ungheria e Regno Unito) e positivi (Germania) durante la fioritura. In Ungheria, gli effetti negativi sulle api da miele (associate al clothianidin) si sono protratte fino all’inverno successivo, provocando la riduzione delle colonie nella primavera seguente (con un calo del 24%). Nelle api selvatiche (Bombus terrestris e Osmia bicornis), la riproduzione era negativamente correlata ai residui di neonicotinoidi. Questi risultati indicano che i neonicotinoidi causano una ridotta capacità delle specie di api di stabilire nuove popolazioni nell’anno successivo all’esposizione’ (Country-specific effects of neonicotinoid pesticides on honey bees and wild beesAbstract. Doi 10.1126/science.aaa1190)

Il Relatore speciale alle Nazioni Unite per il Diritto al Cibo, Hilal Ever, ha pubblicato un rapporto con dati aggiornati al 2017 sui pericoli degli agrotossici per i diritti umani, la salute e il pianeta. Con ‘impatti catastrofici‘ sui lavoratori in agricoltura, i consumatori, le risorse naturali indispensabili per alimentare la filiera.

L’Istituto francese per la Ricerca in Agricoltura, sempre nel 2017, ha pubblicato su Nature un ampio studio che ha dimostrato come una riduzione sostanziale dei pesticidi in agricoltura non sia soltanto possibile, ma anche economica ed efficace. Su tali basi il programma governativo ‘Ecophyto‘ ha definito un obiettivo di riduzione dell’impiego di agrotossici in misura del 50%, entro il 2018. 

Svizzera, Flowering Habitats

La preoccupazione per il danno ambientale causato dai pesticidi è cresciuta rapidamente, come si è visto, negli ultimi anni. E l’esperienza nei campi ha dimostrato come la presenza di fiori selvatici ai margini dei campi possa limitare la migrazione dei parassiti (come sirfidi, vespe e coleotteri di terra) nelle colture. Con l’ulteriore effetto di aumentare i raccolti.

Il programma ‘100 wildflower strips for beneficials in practice’ è stato attivato in Svizzera, nel 2015, sotto l’egida della ‘compensazione ecologica’ in apposite biodiversity-promotion areas. Utilizzando fiori come fiordaliso, coriandolo, grano saraceno, papavero e aneto su strisce di terra ai margini delle colture di cereali. 

Gli esperimenti hanno dimostrato che la densità dello scarabeo nocivo alle foglie di cereali, nei campi coltivati a frumento invernale, è diminuita in quota variabile tra il 40 e il 53%, senza impiegare alcun pesticida. Con una riduzione complessiva dei danni alle piante di grano (-61%).

Inghilterra, Assist

Il programma di ricerca Assist (Achieving Sustainable Agricultural Systems) è stato avviato in Inghilterra nell’autunno 2017, per un periodo iniziale di 5 anni, con uno stanziamento di 11 milioni di sterline. (5) Su iniziativa del Centre for Ecology & Hydrology, in partnership con il British Geological Survey e il centro di ricerca Rothamated.

Obiettivo della ricerca è lo sviluppo di pratiche di agricoltura sostenibile, la protezione dei suoli rispetto a fenomeni meteorologici estremi e la riduzione dell’impatto dell’agricoltura sull’ambiente. La sperimentazione ha preso avvio in 15 grandi aziende agricole, nell’Inghilterra centrale e orientale. Mediante semina di fiori selvatici su strisce di terra larghe 6 metri, a 100 metri di distanza l’una dall’altra, che attraversano e perimetrano i campi coltivati (occupando un’area del 2% rispetto alla superficie totale).

I fiori utilizzati – margherita, trifoglio rosso, centaurea comune, carota selvatica e altri – sono risparmiati dalla raccolta (guidata con GPS), in modo da offrire rifugio agli insetti in via continuativa. Così che i predatori possano attaccare afidi e altri parassiti sui campi coltivati a rotazione (grano invernale, colza, orzo).

C’è indubbiamente spazio per ridurre l’uso di pesticidi’, ha dichiarato Bill Parker – direttore della ricerca presso il Consiglio di sviluppo per l’agricoltura e l’orticoltura – a The Guardian. (6) Ma ‘un enorme cambiamento culturale’ è necessario in agricoltura, dove i pesticidi vengono ora usati a priori, indipendentemente cioè dal concreto bisogno.

La maggior parte delle ricerche in agricoltura del resto ‘proviene da agronomi legati a società che ricavano i loro soldi dalla vendita di pesticidi’, conclude il Dr. Parker, e v’è quindi ‘una pressione commerciale che tende ad adottare un approccio profilattico.’ Con l’ulteriore rischio, aggiungiamo noi, della spinta verso i Franken-seed funzionali all’impiego di ulteriori agrotossici.

Dario Dongo

Note

(1) Cfr. https://www.nature.com/articles/s41598-017-15446-x.epdf?author_access_token=60vOAq7fy3uoItENRL_WLtRgN0jAjWel9jnR3ZoTv0PBos7CYdu4-aOFIzRGcQZYPhLZT79bnumB3G0JwKQDqd8sXxokuXX20RybZGim1WNULIibibaVSnXR6616CbBcOjFXccxNhEZR_Q54lKeJqg%3D%3D

(2) V. http://science.sciencemag.org/content/356/6345/1393

(3) ‘It appears that perhaps one-third of our total diet is dependent, directly or indirectly, upon insect-pollinated plants’. McGregor, S.E. su Insect pollination of cultivated crop plants, USDA, Agriculture Handbook 496, 1976

(4) V. https://www.agroscope.admin.ch/agroscope/en/home/topics/environment-resources/biodiversity-landscape/functional-ecological-compensation/flower-strips.html

(5) Cfr. http://assist.ceh.ac.uk/

(6) V. https://www.theguardian.com/environment/2018/jan/31/stripes-of-wildflowers-across-farm-fields-could-cut-pesticide-spraying

Informazioni sull'autore

Dario Dongo

Dario Dongo

Dario Dongo, avvocato e giornalista, PhD in diritto alimentare internazionale, fondatore di WIISE (FARE - GIFT – Food Times) e cofondatore del Fatto Alimentare.