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Avicoltura senza antibiotici, la via italiana

Avicoltura senza antibiotici, la via italiana

International Poultry Farm, il convegno annuale presso la Fiera di Cremona, è stato dedicato il 3.12.20 all’avicoltura ‘senza antibiotici’. Un’innovazione straordinaria, inimmaginabile fino a pochi anni fa, che è nata e ha avuto sviluppo proprio in Italia.

La via italiana a una zootecnia rispettosa di benessere animale, sostenibilità ambientale e salute pubblica è merito dell’impegno condiviso di ricercatori e veterinari, allevatori e industrie di trasformazione. Ma anche della GDO (Grande Distribuzione Organizzata), Coop Italia in primis, che ha saputo intercettare le aspettative dei consumatori e proporre loro alimenti di origine animale (pollame e uova, carni suine e pesci d’allevamento) privi di residui di antibiotici.

Avicoltura senza antibiotici, l’eccellenza italiana

Guido Grilli, professore associato al Dipartimento di Medicina Veterinaria dall’Università Statale di Milano, ha inaugurato il convegno International Poultry Farm sottolineando la passione e l’impegno profusi in questi anni da ricercatori e allevatori, per l’evoluzione dell’avicoltura verso nuovi paradigmi di eccellenza. L’Italia avicola è autosufficiente e le sue produzioni sono riconosciute, per la qualità superiore a 360°, anche in Paesi ove i costi produttivi e i prezzi al consumo sono notevolmente inferiori.

L’attenzione verso l’igiene e la biosicurezza negli allevamenti, l’adozione di piani vaccinali accurati – nonché l’impiego di mangimi funzionali per rafforzare il microbioma degli animali – hanno consentito di ridurre fino a eliminare il ricorso agli antibiotici. È stato così possibile ridurre in misura drastica i consumi di antibiotici in Italia, -87% nei polli e -74% nei tacchini da carne (dati 2019, a raffronto con il 2011). Grazie anche all’adozione del Piano Nazionale per la razionalizzazione dell’uso di antibiotici, ideato dal Ministero della Salute e promosso da Unaitalia, a partire dal 2013. (1)

Benessere animale e impatto ambientale

L’avicoltura italiana va incontro alle richieste del consumatore’. Alessandro Scolari, medico veterinario in prima linea nella ricerca sul benessere animale, ha evidenziato come la stessa DG Sante (Direzione Generale per la Salute e la Sicurezza Alimentare) della Commissione europea, ora presieduta dall’italiana Barbara Gallina, stia lavorando allo sviluppo di nuove politiche su salute, nutrizione e benessere animale. La sua unità G5 (Animale Welfare) è infatti impegnata nella redazione di apposite proposte regolative su vari temi, tra i quali:

– abolizione delle gabbie,

– macellazione senza stordimento,

– trasporto di animali vivi in paesi terzi,

– comunicazione sul benessere animale in etichettatura degli alimenti.

Il benessere animale è al centro delle nostre attenzioni, come mostrano i 170 rapporti raccolti dalla Commissione europea nell’ambito delle consultazioni di operatori commerciali, ONG (organizzazioni non-governative), cittadini UE. L’informazione pubblica a tale riguardo – nonché sulla sostenibilità ambientale dell’avicoltura, e i lavori in corso a Bruxelles della UE – è tuttavia carente, come rileva il rapporto speciale dell’Eurobarometro a ciò dedicato nel 2016. (2)

Buone prassi di allevamento e riduzione degli antibiotici

Le buone prassi di gestione degli allevamenti sono il punto di partenza per la riduzione ed eliminazione degli antibiotici. Ferdinando Battistoni, medico veterinario del gruppo Amadori, ha presentato il case-study della filiera delle uova. La riduzione degli antibiotici è stata raggiunta per gradi, nel corso degli anni. Partendo da allevamenti estensivi con razze a lenta crescita, fino ad arrivare ad allevamenti intensivi con razze a rapida crescita e antibiotics-free. Fino a ridurre drasticamente i consumi complessivi di antibiotici (-94%) e ridurre i tempi di trattamento, secondo la scala ClassyFarm del Ministero della Salute. (3)

La formazione di allevatori, tecnici e veterinari ai criteri di corretta gestione dell’allevamento si è rivelata essenziale per raggiungere gli obiettivi. I criteri adottati – all’insegna della One Health, cioè la visione olistica di salute umana, animale e del pianeta – comprendono la maggiore attenzione al nutrimento degli animali e all’igiene ambientale e la minore densità negli allevamenti. (4)

Consumatori e GDO, i protagonisti della scelta

I consumatori e la GDO sono i protagonisti di una scelta che richiede maggior impegno nella gestione degli allevamenti ma trova un crescente apprezzamento sul mercato. Coop Italia – ancora una volta e come sempre, sui vari fronti della sostenibilità – è stato il primo retailer del pianeta a lanciare un progetto innovativo sul benessere animale. Il progetto ‘Alleviamo la Salute’, appunto. Il suo direttore qualità Renata Pascarelli ha sottolineato come le etichette di prodotti ‘senza antibiotici’ rappresentino l’esito di un percorso di ben altra ampiezza, che ha coinvolto diverse centinaia di fornitori.

In avicoltura, il benessere animale secondo Coop significa anzitutto riservare maggiore spazio agli animali, arricchire gli ambienti per favorire i movimenti e comportamenti spontanei, favorire l’esposizione alla luce naturale. Senza dimenticare che già dal 2002 Coop ha escluso l’allevamento delle galline in gabbia, prima per le uova a proprio marchio, poi per tutte le uova vendute nei propri negozi. E nel 2019 ha dichiarato il bando alla sessazione, vale a dire l’uccisione dei pulcini maschi negli allevamenti di galline ovaiole.

Algatan, salute e benessere animale

Il vero protagonista della zootecnia senza antibiotici – insieme alle buone prassi di gestione degli allevamenti – è la soluzione Algatan. Un mix di alghe, microalghe e tannini che viene aggiunto ai mangimi e consente di rafforzare salute e sistema immunitario degli animali. L’efficacia del trattamento è stata ampiamente dimostrata:

– in vitro. Il prodotto, a dosi minimali, riduce in poco tempo la concentrazione di numerosi patogeni (per gli animali e per l’uomo), nell’ordine di tre grandezze decimali,

– in vivo. La somministrazione di Algatan riduce mortalità e patologie, favorisce la crescita e l’incremento medio giornaliero.

Esami istologici e analisi metagenomica del cieco, a intervalli di 16 e 36 giorni dal trattamento con Algatan, hanno permesso di valutare la lunghezza dei villi intestinali e la composizione del microbiota. Con risultati molto positivi sia per i tacchini, sia per i polli. Lo sviluppo di microrganismi ‘alleati della salute’ è stato associato all’integrità dell’epitelio intestinale, con riduzione dell’entità delle infezioni e aumento dei parametri produttivi. (5)

Gli studi e le sperimentazioni sono a disposizione di chi intenda investire sulla salute e risparmiare sui farmaci.

Dario Dongo e Andrea Adelmo Della Penna

Note

(1) Unaitalia (2016). Unaitalia, la filiera avicola e l’antibiotico-resistenza nel pollohttps://www.unaitalia.com/unaitaliainformalistacategorietabid204artmid724articleid1511/

(2) Unione Europea (2016). Attitudes of Europeans towards Animal Welfare. https://ec.europa.eu/COMMFrontOffice/publicopinion/index.cfm/Survey/getSurveyDetail/instruments/SPECIAL/surveyKy/2096

(3) Ministero della Salute (2019) ClassyFarm. http://www.salute.gov.it/portale/temi/p2_6.jsp?lingua=italiano&id=5102&area=sanitaAnimale&menu=VAeCF

(4) Istituto Superiore di Sanità. One Healthhttps://www.iss.it/one-health

(5) Lo sviluppo dei microrganismi ‘alleati della salute’ riguarda in particolare l’aumento del phylum Firmicutes e del rapporto Firmicutes/Bacteroidetea

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