L’Italia si conferma hub strategico della frutta a guscio, con una produzione nazionale che nel 2024 ha superato le 284.000 tonnellate e un consumo complessivo di 675.000 tonnellate, trainato dalla domanda dell’industria dolciaria italiana. Il rapporto ISMEA presentato al SIGEP 2026 delinea una filiera in salute, dove la maestria nella trasformazione e il legame indissolubile con il territorio creano un valore aggiunto unico. Con una crescita costante delle superfici e un comparto biologico da record, la frutta a guscio italiana si impone come ingrediente d’elezione per l’industria del gusto e come pilastro della dieta mediterranea moderna.
Con una produzione di 284.310 tonnellate nel 2024, l’Italia si colloca nella Top-10 dei produttori mondiali di frutta in guscio, occupando il sesto posto tra i Paesi importatori e l’undicesima posizione tra gli esportatori globali. Questa posizione riflette non solo la capacità produttiva nazionale, ma soprattutto un’attività di lavorazione, trasformazione e valorizzazione gastronomica profondamente radicata nei territori dove queste produzioni vengono realizzate.
La superficie coltivata ha registrato una crescita del 6% negli ultimi cinque anni, raggiungendo i 200.935 ettari nel 2024. Tuttavia, problemi climatici e fitosanitari hanno ridimensionato l’offerta e incrementato la quota di prodotto importato, evidenziando la vulnerabilità del settore di fronte ai cambiamenti ambientali.
Un mosaico di eccellenze: la forza della produzione nazionale
La distribuzione della produzione italiana per il 2024 evidenzia la predominanza delle nocciole, che rappresentano il 42% della produzione totale (121.000 tonnellate) e il 48% della superficie coltivata. Seguono le mandorle con il 28% della produzione (79.000 tonnellate) e il 27% della superficie, le castagne e marroni con il 23% della produzione (64.000 tonnellate) e il 20% della superficie.
Le noci costituiscono il 6% della produzione italiana (16.000 tonnellate) ma solo il 3% della superficie coltivata, mentre i pistacchi rappresentano l’1% della produzione (4.000 tonnellate) e il 2% della superficie. Questa distribuzione riflette non solo le tradizioni colturali regionali, ma anche le diverse rese produttive per ettaro delle varie specie.
Investire nel futuro: crescono le superfici coltivate
L’analisi quinquennale rivela un aumento della superficie coltivata dell’1,4% annuo, passata da 190.005 ettari nel 2020 ai 200.935 ettari del 2024. Tuttavia, la produzione raccolta è cresciuta solo dello 0,8% annuo, evidenziando un ritmo inferiore rispetto all’incremento delle superfici. Questo divario è spiegato dalla riduzione della resa media per ettaro (-1,3% annuo), che è passata da 16,3 quintali per ettaro nel 2020 a 14,7 quintali nel 2024.
Le cause di questa flessione produttiva sono molteplici: la crisi climatica, con eventi meteorologici estremi sempre più frequenti, e la diffusione di insetti e patogeni provenienti da altri continenti stanno mettendo sotto pressione gli impianti produttivi. Nel 2021, in particolare, la produzione aveva toccato il minimo quinquennale con 218.039 tonnellate, con una flessione del 25% rispetto all’anno precedente.
Il primato del biologico: una scelta di valore
Il potenziale produttivo biologico rappresenta uno dei segmenti più dinamici del settore. La superficie biologica dedicata alla frutta a guscio è cresciuta del 5,9% annuo tra il 2020 e il 2024, raggiungendo i 66.787 ettari. Le nocciole biologiche hanno registrato la crescita più sostenuta con +8,6% annuo (21.473 ettari nel 2024), seguite dalle mandorle (+5,3% annuo, 22.343 ettari) e dalle noci (+4,9% annuo, 2.136 ettari).
Particolarmente rilevante è l’espansione dei pistacchi e altra frutta a guscio biologica, con un tasso di crescita annuo del 31,2%, segnale della crescente domanda di prodotti certificati e del potenziale di sviluppo di nicchie produttive di alta qualità.
DOP e IGP: l’identità che crea economia sul territorio
Al 2024 sono 21 le Indicazioni Geografiche riconosciute per la frutta a guscio italiana, cui si aggiunge la DOP del Miele di Castagna della Lunigiana. Il paniere comprende 2 IGP e 1 DOP per le nocciole, 11 IGP e 3 DOP per castagne e marroni, 2 farine di castagna DOP e 2 DOP per i pistacchi.
La Nocciola del Piemonte IGP domina con 1.543 tonnellate nel 2024 (58% del totale certificato) e un fatturato all’origine di 6,4 milioni di euro (45% del totale). Segue Pistacchio Verde di Bronte DOP con 341 tonnellate (13% del totale) ma un valore commerciale di 5,8 milioni di euro (40% del fatturato totale), confermando il posizionamento premium di questo prodotto iconico.
Tra le castagne certificate, spiccano il Marrone di Serino IGP (211 tonnellate, +138% rispetto al 2023) e il Marrone di Roccadaspide IGP (112 tonnellate, +675% rispetto al 2023), evidenziando la forte variabilità produttiva legata alle condizioni climatiche annuali.
Il bilancio della filiera: produzione, importazioni e consumi
Nel 2024, l’Italia ha importato 476.000 tonnellate di frutta a guscio (in guscio equivalente), rappresentando il 63% della disponibilità totale di 760 milioni di kg. La produzione nazionale di 284.000 tonnellate copre il 37% della disponibilità, mentre le esportazioni ammontano a 85.000 tonnellate (11% della disponibilità).
Il consumo complessivo ha raggiunto 675.000 tonnellate nel 2024, con una crescita del 7,5% rispetto al 2020. Questo aumento è determinato soprattutto dai fabbisogni dell’industria italiana di trasformazione, che assorbe il 55% del consumo totale (421.000 t), mentre il retail rappresenta il 73% del consumo diretto (254.000 t) e l’Ho.Re.Ca. il restante 27% (69.000 t).
Livelli di autoapprovvigionamento
L’analisi per singola specie rivela dinamiche molto diverse. Le castagne e marroni presentano un grado di autoapprovvigionamento del 104%, rendendo l’Italia un esportatore netto. Le nocciole raggiungono il 55% di autosufficienza, mentre le mandorle si fermano al 41%. Particolarmente critica è la situazione di noci (20% di autosufficienza) e pistacchi (12%), che dipendono fortemente dalle importazioni.
Questa dipendenza dall’estero si spiega con la domanda significativa dell’industria dolciaria e alimentare italiana, che utilizza frutta a guscio come ingrediente fondamentale per prodotti esportati in tutto il mondo: torroni, praline, gelati, panettoni, colombe pasquali e snack salati.
La mappa dei consumi: industria vs retail
L’analisi della destinazione d’uso evidenzia come nocciole (95% quota industria) e mandorle (85% quota industria) siano quasi esclusivamente destinate alla trasformazione industriale, confermando il loro ruolo strategico nella pasticceria e nella confetteria italiana. Le castagne presentano una distribuzione più equilibrata (40% industria, 60% retail), mentre pistacchi (30% industria) e noci (10% industria) sono prevalentemente acquistati per il consumo diretto.
Questo posizionamento riflette le diverse tradizioni d’uso: nocciole e mandorle rappresentano la base della grande pasticceria industriale italiana, mentre pistacchi e noci mantengono un forte legame con il consumo “tal quale” e con l’utilizzo in piccole produzioni artigianali.
Nuovi trend: la frutta a guscio protagonista della dieta quotidiana
Nel 2025, gli acquisti di frutta in guscio confezionata hanno superato 1,1 miliardi di euro (+13% rispetto al 2024) per un totale di oltre 89.000 tonnellate (+6% rispetto al 2024). La frutta a guscio costituisce il 6% della spesa degli italiani per prodotti ortofrutticoli, confermando il suo ruolo significativo nella dieta nazionale.
Le mandorle sgusciate dominano con il 22% della spesa e il 19% dei volumi acquistati, seguite dal mix sgusciato (15% della spesa, 12% dei volumi) e dalle noci sgusciate (13% della spesa, 10% dei volumi). I pistacchi con guscio rappresentano il 10% della spesa ma solo il 7% dei volumi, evidenziando un posizionamento premium.
La destagionalizzazione dei consumi
Grazie alla crescente consapevolezza delle virtù nutrizionali della frutta secca con guscio, il consumo di mandorle, noci, nocciole, pistacchi e castagne – che in passato era relegato quasi esclusivamente alle festività e alle ricorrenze – si è destagionalizzato. Le tendenze degli acquisti nel 2025 evidenziano una netta preferenza per le referenze sgusciate rispetto a quelle in guscio, con il mix sgusciato che cresce del 13% in quantità e le mandorle sgusciate del 7%, con profili di acquisto ben distribuiti nell’anno.
Boom di vendite anche per le castagne sgusciate e cotte a vapore (+25% in quantità), che stanno conquistando nuovi spazi di mercato grazie alla praticità d’uso. I consumi di referenze stagionali come castagne fresche (-4% in quantità) e arachidi con guscio (-2% in quantità) mostrano invece una lieve contrazione, pur mantenendo picchi di consumo concentrati nel periodo ottobre-dicembre.
Le prospettive future
Il futuro della frutta a guscio italiana appare solido, spinto da un consumatore sempre più consapevole che sceglie la qualità certificata DOP e IGP e l’origine nazionale. La capacità del settore di evolversi verso referenze ad alto contenuto di servizio e la spinta verso la sostenibilità biologica sono i motori di una crescita che non conosce soste. Investire nella tracciabilità e nella valorizzazione della biodiversità nostrana rimane la chiave per consolidare la leadership italiana nell’alta gastronomia e nel benessere quotidiano.
Marta Strinati
Riferimenti
- ISMEA (Istituto di Servizi per il Mercato Agricolo Alimentare). Presentazione SIGEP 2026, 16 gennaio 2026. Elaborazioni su dati Istat, Nielsen IQ, Sinab. https://www.ismea.it/flex/cm/pages/ServeBLOB.php/L/IT/IDPagina/13543

Giornalista professionista dal gennaio 1995, ha lavorato per quotidiani (Il Messaggero, Paese Sera, La Stampa) e periodici (NumeroUno, Il Salvagente). Autrice di inchieste giornalistiche sul food, ha pubblicato il volume "Leggere le etichette per sapere cosa mangiamo".


