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Spremuta italiana libera!

Spremuta italiana libera!

#Spremutaitalianalibera, libera la spremuta italiana! Un’opportunità inespressa per il nostro Paese può venire colta da tutti gli operatori della filiera nazionale, dall’agrumeto al bicchiere. Riflessioni brevi e una proposta politica.

Spremuta italiana libera, opportunità inespresse

In questa Europa sottosopra, dove i Paesi nordici superano quelli meridionali nei livelli di adesione alla dieta mediterranea, proprio al Nord sono più diffusi gli spremiagrumi automatici. Macchinari più o meno ingombranti che il personale di supermercati, centri commerciali, pubblici esercizi e uffici ricarica con cassette o sacchi di arance. Gli utenti posizionano un bicchiere, una bottiglia o una caraffa sotto l’ugello, premono un tasto e ottengono la spremitura istantanea degli agrumi.

In Italia il fenomeno è ancora poco diffuso, a dispetto di una produzione agrumicola che spicca in Europa per varietà e quantità. Basterebbe un minimo di iniziativa per valorizzare i cultivar locali nelle rispettive stagionalità, anche in mix, diffondere sul territorio le spremute 100% italiane fai-da-te. Per il Bene di tutti:

– gli agrumicoltori, che in alcune aree già si rassegnano a tagliare gli alberi per la disperazione di ricavare qualcosa. (1) Almeno dalla legna, se non più dai frutti,

– gli operatori (gestori di negozi e pubblici esercizi), i quali possono generare un valore che alimenta la domanda interna e nutre il territorio locale con attività d’impresa e occupazione,

– i consumatori, che possono soddisfare la sete con spremute realizzate all’istante. Vitamine naturali e salute, in alternativa a diabete e fegato grasso in lattina.

L’industria italiana dei macchinari per la trasformazione alimentare, prima nel mondo, potrebbe a sua volta sviluppare spremiagrumi evoluti in prestazioni e funzioni (es. refrigerazione), sicurezza (con attenzione ai rischi di tampering e di contaminazione provocata dalle scorze), sostenibilità e design. Espugnando, nel Bel Paese almeno, la leadership del colosso Zummo le cui performance di vendita in Italia sono state finora modeste rispetto al potenziale del mercato. (2)

Spremuta italiana libera, regole e prospettive

L’operatore che intenda avviare un servizio di vendita di spremute fai-da-te deve semplicemente registrare l’attività presso la ASL competente (o aggiornare la notifica, qualora già eseguita per altre operazioni nella filiera alimentare). L’attività può venire descritta nei termini di ‘preparazione di prodotti ortofrutticoli (insalate, frutta a pezzi, macedonia, spremute, etc.) imballati su richiesta del cliente o ai fini della vendita diretta’, nella prospettiva di poter ampliare l’offerta ove le circostanze lo consentiranno. Mettere a punto un piano di autocontrollo e applicarlo con scrupolo. (3)

L’informazione al consumatore è limitata, per quanto attiene alle notizie obbligatorie, poiché appunto trattasi di vendita diretta di alimenti non preimballati. (4) È quindi sufficiente riportare le notizie che seguono:

  • Denominazione dell’alimento,
  • Lista ingredienti,
  • Ingredienti allergenici,
  • Modalità di conservazione per i prodotti alimentari rapidamente deperibili,
  • Designazione ‘decongelato’, qualora e fino a quando la refrigerazione (in abbinamento ad altre tecniche di conservazione naturali e sostenibili, che la ricerca potrà sviluppare) non basti a garantire l’idoneità degli approvvigionamenti di agrumi locali nella stagione estiva. (5)

L’informazione volontaria può poi venire estesa sia alle indicazioni nutrizionali e relative alla salute (nutrition & health claims), sia all’origine e all’identità degli agrumi utilizzati. A tal fine potranno venire definite le buone prassi di settore, che dovranno altresì comprendere linee guida su:

– gestione degli scarti di agrumi, in ottica di economia circolare (garanzia di raccolta dei rifiuti organici, con ulteriori possibili sviluppi).

Spremuta italiana libera, i ruoli della politica e della filiera

Il ministro Gian Marco Centinaio potrebbe proporre una norma ‘ad hoc’ per introdurre l’obbligo di indicare l’origine degli agrumi impiegati nelle spremute fresche. Siano esse vendute sfuse o preincartate (tramite gli spremiagrumi fai-da-Te), ovvero servite dalle collettività (pubblici esercizi, hotel, catering) in Italia. Tale prescrizione, si noti bene, non entrerà in conflitto con le regole UE poiché il ‘Food Information Regulation’ riserva alla legislazione nazionale concorrente la disciplina d’informazione al consumatore sui prodotti alimentari non preimballati e i cibi serviti dalle collettività. (6)

I consumAttori italiani, del resto, stanno imparando a riconoscere il vero valore degli alimenti che provengano da filiere eque e sostenibili. Sapranno quindi esercitare il loro ruolo di veri protagonisti – anzi, padroni del mercato – per riportare valore e occupazione nella nostra filiera agroalimentare. Riconoscendo il valore degli agrumi italiani, magari anche un plus per quelli biologici.

La GDO a sua volta, come è saputa intervenire nella tutela dei pastori sardi, potrà fare ancor più per il beneficio di noi tutti, dall’agrume al bicchiere. Nel modo più semplice, installando nei loro punti vendita gli spremiagrumi fai-da-te, rigorosamente italiani.

Il successo dei distributori automatici può venire replicato – anche negli uffici, pubblici e privati – con alimenti freschi e sani, autenticamente locali. Mettendo in chiaro la catena del valore, che deve garantire un equo compenso agli agricoltori. Senza trascurare l’opportunità di estendere l’offerta a estratti di ortaggi dei territori, possibilmente bio.

#Spremutaitalianalibera!

Dario Dongo

Note

(1) Basti citare gli esempi di Rosarno e Corigliano Calabro, ove gli agricoltori stanno dichiarando la resa ai prezzi stracciati loro riconosciuti, rispettivamente, per arance (0,8€/kg) e clementine (0,15€/kg)

(2) Il sito italiano Zummo riferisce la vendita di 11 mila macchine in Italia dal 1998 a oggi, con consumo medio di 100 kg di arance la settimana da ciascun cliente che servirebbe 30 spremute al giorno

(3) Bisogna essenzialmente considerare i criteri di selezione e cernita degli agrumi, le procedure di pulizia del macchinario, l’idoneità dei bicchieri e/o bottiglie al contatto con gli alimenti. Provvedendo alla puntuale registrazione dei flussi materiali e delle operazioni condotte secondo buone prassi igieniche e manuale HACCP semplificato (si veda l’articolo https://www.greatitalianfoodtrade.it/idee/igiene-nei-ristoranti-l-abc)

(4) Ai sensi del reg. UE 1169/11, la definizione di ‘alimenti preimballati’, i quali sono soggetti a un più ampio novero di informazioni obbligatorie, invero ‘non comprende gli alimenti imballati nei luoghi di vendita su richiesta del consumatore o preimballati per la vendita diretta’ (art. 2.2.e)

(5) Gli agrumicoltori siciliani hanno già avviato la vendita di arance in Cina, trasportandole via nave in container refrigerati che ne garantiscono il mantenimento delle proprietà organolettiche per oltre 40 giorni. Considerato che le ultime raccolte di arancia bionda hanno luogo a maggio e le prime a settembre, la prospettiva di evitare il congelamento per coprire un periodo di 2-3 mesi non appare così lontana. D’altra parte, le arance oggi impiegate in Italia per le spremute estive provengono da continenti lontani

(6) Cfr. reg. UE 1169/11, articolo 44. Il governo in carica dovrà solo avere l’accortezza di notificare lo schema di provvedimento alla Commissione europea e di rispettare il c.d. standstill period, come previsto dalla direttiva 2015/1535/UE. Evitando di ripetere gli abusi già commessi dal governo guidato da Paolo Gentiloni. Si vedano i precedenti articoli https://www.greatitalianfoodtrade.it/etichette/sede-stabilimento-decreto-inapplicabile-per-il-tribunale-di-romahttps://www.greatitalianfoodtrade.it/etichette/decreti-origine-ultimo-attohttps://www.greatitalianfoodtrade.it/idee/origine-dal-fumo-negli-occhi-all-azione-in-ue-la-via-da-seguire

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