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Nuove restrizioni in vista per gli health claims. Neanche medici, nutrizionisti ed erboristerie potranno conoscere le funzioni benefiche degli alimenti?

Nuove restrizioni in vista per gli health claims. Neanche medici, nutrizionisti ed erboristerie potranno conoscere le funzioni benefiche degli alimenti?

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Alla Corte di giustizia europea si rischia un nuovo giro di vite sulla possibilità di evidenziare le virtù  di alcuni alimenti per la salute, i cosiddetti health claims. A epilogo delle sproporzionate restrizioni già imposte dalla Commissione europea nel corso degli anni, l’Avvocato generale della Corte UE ha aggravato la dose. Asserendo che le informazioni sulle virtù nutrizionali e salutistiche degli alimenti debbano rispondere al severo regime del reg. CE 1924/06, c.d. regolamento claim, anche quando siano destinate in via esclusiva  agli operatori professionali, quali erboristerie e parafarmacie, medici, nutrizionisti, centri estetici o sportivi, per esempio.

 

 

Le regole sugli health claims

La materia ha già creato molte polemiche e rischia di generarne una nuova ondata. La normativa europea (reg. CE 353/08) già prevede infatti che la richiesta di autorizzazione all’impiego di un health claim su un alimento sia accompagnata da dimostrazioni scientifiche più rigorose di quelle previste per i farmaci. “Prove diaboliche la cui estrema onerosità ha causato il crollo della ricerca in Europa su probiotici e alimenti funzionali, sia nelle PMI, sia nei grandi gruppi industriali, causando così la fine dei finanziamenti alla ricerca pubblica e privata sui c.d. functional foods e, più in generale, sulla relazione tra il consumo di determinati alimenti – anche tradizionali – e la salute”, afferma l’avvocato Dario Dongo, esperto di diritto alimentare nonché fondatore di GIFT – Great Italian Food Trade e di FARE – Food and Agriculture Requirements, che pubblica oggi un commento al vetriolo sulle conclusioni dell’avvocato generale della Corte di giustizia UE nella causa C-19/15.

 

Un precedente pericoloso

In attesa della decisione dei giudici di Lussemburgo, genera sconcerto il suo retroscena. Poiché l’avvocato generale sta provando a forzare in via del tutto arbitraria il testo del regolamento su Nutrition & HealthClaims (NHC), per estendere oltre misura il suocampo di applicazione. Proprio dinanzi alla Corte di giustizia europea, l’organo preposto a vigilare sul rispetto della normativa comune. Un caso che rischia di porre un precedente pericoloso. E che segna “Una caduta di stile della Corte”, chiosa Dario Dongo.

 

La miccia che ha creato il caso

La vicenda ha origine nell’ambito di una causa nazionale, sorta in Germania, dove un produttore tedesco di integratori alimentari, Innova Vital GmbH, aveva evidenziato in una lettera ai medici l’utilità di un suo prodotto a base di vitamina D3 per ridurre i rischi di varie malattie.

Un’azione usuale, ma stavolta contrastata dall’associazione di categoriaVerband Sozialer Wettbewerb, che ha denunciato l’azienda per concorrenza sleale, reclamando la violazione del regolamento europeo in materia. 

Dalla Baviera al Lussemburgo, l’esito della pronuncia potrebbe costringere gli operatori europei di settore all’immediata revisione dei propri progetti, materiali e prassi di comunicazione.

Per un approfondimento, ecco il testo integrale dell’articolo di Dario Dongo.