Idee

La WHO dimezza lo zucchero. Il commento di Giorgio Donegani

La WHO dimezza lo zucchero. Il commento di Giorgio Donegani

Sulla proposta WHO di dimezzare la dose giornaliera di zucchero, GIFT raccoglie il parere del nutrizionista Giorgio Donegani, presidente di Food Education Italy, nonché membro del Comitato scientifico di EXPO-Scuola2015 del MIUR (ministero dell’Istruzione, l’università e la ricerca).

“Sono noti e dimostrati gli effetti di un eccessivo consumo di zuccheri semplici, sia per quanto riguarda la maggior predisposizione al sovrappeso (e alle correlate malattie), sia per il maggior rischio di carie dentali. Bisogna però partire da un dato di realtà. Almeno per quanto riguarda l’Italia (che non figura neppure tra i Paesi più critici), bisogna ancora raggiungere l’obiettivo fissato in precedenza, contenere al 10% massimo la quota calorica fornita dagli zuccheri semplici.

Le linee guida LARN, recentemente aggiornate dalla Società Italiana di Nutrizione Umana (SINU) indicano che l’apporto calorico da zuccheri semplici non dovrebbe superare il 15%. Il triplo cioè del limite ipotizzato nelle nuove linee guida OMS, che oggi appare assai lontano dalla realtà dei consumi. Vi è dunque consenso sul problema del consumo eccessivo, soprattutto nelle fasce più giovani d’età, ma è ancora dibattuta la soglia da raccomandare.

La vera questione risiede nella necessità di attivare, a livello mondiale, efficaci campagne di educazione al gusto. Il dolce è l’unico sapore verso il quale mostriamo una preferenza innata, che ci accompagna per tutta la vita. Per poter proporre un radicale abbassamento del tenore di zuccheri nei prodotti bisogna perciò di pari passo educare a una diversa "cultura dei sapori".

Altrimenti, il consumatore assuefatto ai sapori dolci tenderà a ricercarli su prodotti alternativi, magari edulcorati sinteticamente, con il rischio – soprattutto per i più piccoli – di superare le dosi di sicurezza previste per i dolcificanti sintetici, e incorrere ugualmente in problemi di salute.

Le linee guida non possono perciò prescindere dalla relazione che lega la dimensione fisiologica della nutrizione con quella culturale, che determina le nostre scelte".