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Food security, i numeri non tornano a Bruxelles

Food security, i numeri non tornano a Bruxelles

La Commissione europea ha presentato ad agosto 2020 la propria relazione periodica sulla food security (sicurezza degli approvvigionamenti alimentari) e gli aiuti offerti dall’UE ai Paesi a basso e medio reddito. (1) Il film proiettato a Bruxelles è però lontano dalla realtà. I numeri non tornano, le migrazioni non si fermano.

Food security, i numeri non tornano

‘Si stima che il 26,4% della popolazione mondiale (circa 2 miliardi di persone) soffra di insicurezza alimentare e oltre 135 milioni di persone in 55 paesi siano colpite da carestia che richiede l’erogazione di aiuti urgenti in termini di cibo, nutrizione e sostentamento. Questo aumento è principalmente dovuto ai conflitti, alle catastrofi naturali e ai cambiamenti climatici.

Se le tendenze attuali continuassero, risulterebbe compromesso il raggiungimento non solo dell’Obiettivo di Sviluppo Sostenibile (Sustainable Development Goal) SDG 2, Fame zero, ma di tutti gli obiettivi di sviluppo sostenibileentro il 2030’. (1)

Lo scenario descritto nella relazione di Bruxelles si basa su risalenti stime delle agenzie ONU che minimizzavano la povertà estrema – allora attribuita a 821 milioni di persone nel mondo – per dissimulare il proprio fallimento. (2) I dati più recenti mostrano invece come 3,5 miliardi di persone, poco meno della metà della popolazione mondiale, siano oggi costrette a fame e miseria.

Gli aiuti europei contro la fame, in Africa e altrove

‘Dal 2012 il totale degli aiuti pubblici allo sviluppo (APS) dell’UE e dei suoi Stati membri per la sicurezza alimentare e nutrizionale è aumentato costantemente raggiungendo € 5 miliardi nel 2018, con un aumento del 19,7% rispetto al 2016. Questo ha rappresentato l’8,1 % del totale dei flussi di APS nel 2018, il livello più alto registrato dal 2012’.

L’Africa subsahariana rimane il primo beneficiario del sostegno europeo (49%). A seguire Asia, Pacifico e Oceania (13,1%), la quota congiunta dei fondi per la sicurezza alimentare e nutrizionale assegnati all’America settentrionale, centrale e meridionale è del 5,8%. Gli aiuti forniti nel 2018 riguardano in prevalenza sviluppo rurale, agricoltura sostenibile, ricerca in agricoltura, assistenza alimentare e nutrizione di base.

Aiuti europei, le prime aree di intervento

‘L’emancipazione delle donne e delle ragazze e la promozione della parità di genere sono state integrate in misura crescente nei programmi in materia di sicurezza alimentare e nutrizionale. Nel 2018 questo obiettivo è pari al 64% del sostegno totale per la sicurezza alimentare e nutrizionale, contro il 53% del 2016.

Gli obiettivi ambientali sono anche in aumento, col 51% delle erogazioni per la sicurezza alimentare e nutrizionale destinato all’adattamento ai cambiamenti climatici o alla loro mitigazione.’ (1)

Le opportunità di lavoro nelle aree rurali, in particolare per le donne, e la resilienza dei sistemi agricoli al cambiamento climatico sono perciò indicati quali primi obiettivi per assicurare la food security nei Paesi destinatari dei programmi di assistenza UE.

Alcuni esempi di aiuti europei in Africa

La relazione accenna ad alcuni esempi di aiuti europei in Africa e dintorni. Se ne citano alcuni:

Geodata for Agriculture and Water è un programma sviluppato con 23 progetti in 14 Paesi. I dati satellitari utili a ottimizzare la gestione dei terreni coltivati sono trasferiti ai piccoli agricoltori, con l’obiettivo di raggiungerne 4,5 milioni entro il 2022,

– Malawi. L’Irlanda ha introdotto 13 nuove varietà migliorate di legumi (es. fagioli biofortificati con ferro e zinco), cereali, radici e tuberi, tra cui una patata dolce a pasta arancione ricca in vitamina A,

– Benin, Burkina Faso, Ghana, Kenya, Malawi e Togo. La Germania ha finanziato un programma di istruzione e formazione che promuove lo sviluppo femminile in ambito agricolo ed è stato attuato insieme all’Agenzia per lo sviluppo dell’Unione Africana,

– Sud Sudan. L’Italia ha realizzato il progetto ‘SA.N.I. Sicurezza alimentare, nutrizione e igiene’ che ha garantito l’accesso all’acqua a 1.550 persone, la formazione ‘Safe Water Champion’ per 450 donne, servizi di assistenza per 5.000 donne in gravidanza e/o in allattamento,

– Kenya, Mozambico, Malawi, Senegal, Afghanistan. Vari programmi hanno valorizzato l’accesso delle donne ai terreni agricoli e alla gestione fondiaria.

Conclusioni provvisorie

L’esecutivo europeo rivendica il ‘ruolo guida’ dell’UE nell’affrontare le crisi alimentari globali e si impegna a rafforzare il legame fra aiuti umanitari, pace e sviluppo. Ma gli aiuti dell’UE e dei suoi Stati membri sono del tutto insufficienti rispetto alla crisi alimentare in atto. Proprio in Africa sub-sahariana ogni mese muoiono oltre 5 mila bambini in più del passato, per la sola crisi economica causata da Covid-19.

L’impatto degli aiuti europei sulle condizioni di vita di milioni di persone che si trovano anche a poche decine di miglia dalle coste italiane è inferiore al nulla. Ed è ridicolo etichettare i disperati e gli affamati come ‘migranti economici’. Attraversare il deserto e il Mediterraneo è un rischio accettabile, uno stato di necessità. Rispondere alla necessità con aiuti sostanziosi ed efficaci è l’unica soluzione logica da adottare, che tuttavia sfugge alla relazione di Bruxelles.

#Égalité!

Dario Dongo e Sabrina Bergamini

Note

(1) Relazione della Commissione al Parlamento europeo e al Consiglio. Onorare gli impegni della politica dell’UE in materia di sicurezza alimentare e nutrizionale: quarta relazione biennale. COM(2020) 285 final https://eur-lex.europa.eu/legal-content/IT/TXT/HTML/?uri=CELEX:52020DC0285&from=IT#footnote7

(2) FAO. (2019). Global Report on Food Crisis. Si veda https://www.greatitalianfoodtrade.it/idee/buona-pasqua-per-pochi-rapporti-fao-wfp-oms

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