Salute

Bergamotto e cardo selvatico utili a ridurre la steatosi epatica. Studio clinico

Bergamotto e cardo selvatico utili a ridurre la steatosi epatica. Studio clinico

Bergamotto e cardo selvatico contribuiscono a ridurre la steatosi epatica. È quanto dimostra lo studio clinico randomizzato condotto al dipartimento di Medicina presso l’Università della Magna Grecia di Catanzaro e pubblicato l’11.8.20 su Frontiers in Endocrinology. (1)

Steatosi epatica, epidemia in atto

La steatosi epatica non alcolica – Non Alcoholic Fatty Liver Disease (NAFLD), o ‘sindrome del fegato grasso’ – è una patologia asintomatica che si va diffondendo come un’epidemia, da alcuni anni ormai. Prima in USA e nel continente americano, poi anche in Europa e altrove. Si inquadra tra le malattie non trasmissibili (Non-Communicable Diseases, NCDs) la cui prevalenza è attribuita al consumo abituale di cibo spazzatura e diete squilibrate.

Zucchero e olio di palma sono in cima alla lista delle sostanze il cui apporto nella dieta viene direttamente associato all’insorgenza della steatosi. La quale può degenerare in steatoepatite non alcolica (Non Alcoholic Steatohepatitis, NASH) e fibrosi, con infiammazione e danni alle cellule del fegato. Infine, cirrosi epatica e carcinomi.

Alla ricerca di una cura

L’unica speranza di salvezza dalla steatosi risiede nella drastica correzione della dieta. Eliminazione di cibo spazzatura e bevande alcoliche, riduzione del peso. Attualmente non esistono farmaci per il trattamento di questa malattia, sebbene la ricerca proceda e diverse sperimentazioni cliniche siano tuttora in corso. Né sono stati a tutt’oggi individuati singoli fitocomposti utili allo scopo.

La ricerca in esame ha valutato l’efficacia, nel trattamento della NAFLD, di un prodotto nutraceutico in capsule che contiene una combinazione di una frazione polifenolica di bergamotto ed estratto di carciofo cinarina (Cynara Cardunculus). (2) Attraverso uno studio clinico controllato randomizzato, in doppio cieco contro placebo, che ha coinvolto 102 pazienti non diabetici con steatosi epatica. (3)

Bergamotto e cardo selvatico, un promettente contributo

I ricercatori hanno somministrato una capsula del nutraceutico a base di bergamotto e cardo selvatico (300 mg/giorno) per 12 settimane consecutive. Riscontrando una apprezzabile riduzione del parametro di attenuazione controllata (PAC) – indice di misura utilizzato per valutare, attraverso analisi non invasiva, il grado di elasticità o rigidità del fegato (fibrosi) e la percentuale di grasso nel fegato (la steatosi) – nei partecipanti di età superiore ai 50 anni. (4)

Bergamotto e cardo selvatico possono dunque costituire un promettente complemento alle misure non farmacologiche comunemente utilizzate per contrastare l’insorgenza e la progressione della steatosi epatica. Si suggerisce infine lo sviluppo della ricerca per confermare i risultati e valutare se il trattamento a lungo termine possa effettivamente ridurre la gravità della NAFLD.

Dario Dongo e Serena Lazzaro

Note

(1) Yvelise Ferro, Tiziana Montalcini, Elisa Mazza, Daniela Foti, Elvira Angotti, Micaela Gliozzi, Saverio Nucera, Sara Paone, Ezio Bombardelli, Ilaria Aversa, Vincenzo Musolino, Vincenzo Mollace, Arturo Pujia. (2020). Randomized Clinical Trial: Bergamot Citrus and Wild Cardoon Reduce Liver Steatosis and Body Weight in Non-diabetic Individuals Aged Over 50 Years. Front. Endocrinol. 11.8.20 https://doi.org/10.3389/fendo.2020.00494

(2) Herbal & Antioxidant Derivatives, brevetti RM2008A000615, PCT/IB2009/055061 e 102017000040866. I prodotti utilizzati nello studio sono stati messi a disposizione da Herbal & Antioxidant S.r.l., Bianco (Reggio Calabria)

(3) Gli studi controllati randomizzati assegnano in modo casuale i partecipanti a due gruppi. Il gruppo sperimentale, che riceve l’intervento, e un gruppo di controllo a cui viene somministrato un placebo (o un trattamento convenzionale).
Lo studio in doppio cieco (double-blind controlled) si caratterizza perché anche chi somministra il prodotto ignora la natura del prodotto (test o placebo)

(4) L’età media dei partecipanti allo studio è comunque di 51 anni, + 9 anni

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