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Peste suina africana, allerta massima anche in Europa. Approfondimento

Peste suina africana, allerta massima anche in Europa. Approfondimento

La peste suina africana (PSA o ASF, African Swine Fever) ha ripreso a dilagare anche in Europa continentale. Si tratta di una malattia innocua per l’uomo ma altamente contagiosa nei suini, ove è causa di elevata mortalità.

Il continente asiatico ha subito enormi perdite, con un impatto terribile sul mercato globale. Le carni suine rappresentano infatti la seconda fonte di proteine animali a livello globale, dopo il pollame e le uova.

I recenti focolai in Germania, primo produttore di carni suine nel vecchio continente, hanno fatto scattare l’allerta massima anche in Europa. A fronte del rischio di crisi dell’intera filiera zootecnica suina, con danni irreparabili anche per l’industria dei salumi. Un approfondimento.

Peste suina africana in Europa, corsi e ricorsi storici

La African Swine Fever (ASF), originaria dell’Africa subequatoriale, venne segnalata per la prima volta in Europa a metà del secolo scorso. Breve cronistoria:

– 1957, ASF registrata a Lisbona. Di lì si a breve si diffonde nella penisola iberica, ove in 5 anni viene eradicata,
– 1978, Sardegna. La peste suina è dichiarata endemica, ancora in attesa di eradicazione (v. ultimo paragrafo),
– 2007. Un focolaio in Georgia dilaga in Armenia, Azerbaigian, Iran, Russia e Bielorussia,
-2012. Un nuovo contagio, dall’Ucraina alle repubbliche baltiche, Romania, Repubblica Ceca e dintorni,
– 2014. La peste suina compare in Polonia, ove riappare nel 2019 e tuttora persiste,
– 2016, Moldavia,
– 2017, Repubblica Ceca e Romania,
– 2018, Ungheria, Bulgaria, Belgio,
– 2019. Slovacchia,
– 2020. Serbia, Grecia e Germania. Dopo il primo caso tra i cinghiali nello stato di Brandeburgo, confermato l’11.9.20, altri 13 suidi selvatici infetti sono identificati a Neuzelle, vicino al confine con la Polonia.

Il disastro asiatico

L’ASF, o PSA, è endemica nell’Africa sub-sahariana. E si è diffusa negli ultimi decenni in Europa, America Latina e Caraibi. Ma è l’Asia il continente ove essa ha registrato una vera ecatombe di suini, stimata da OIE (World Organisation for Animal Health) nell’82% delle perdite totali tra il 2016 e il 2020.

Il 2018 ha segnato il principio del disastro in Cina, ove la malattia è dilagata in tutte le 31 province. A seguire Mongolia, Vietnam, Cambogia, Hong Kong, Repubblica Democratica Popolare di Corea, Laos, Birmania, Filippine, Corea del Sud, Timor-Est e Indonesia, nel 2019. Papua Nuova Guinea e India, nel 2020.

Il contagio

L’infezione da ASF si trasmette per contatto diretto (per via delle feci) e indiretto, attraverso rifiuti di cucina contaminati ovvero per ingestione di carni di animali infetti (più raramente tramite materiali e attrezzature contaminati). La malattia può anche venire trasmessa dalle zecche molli del genere Ornithodoros. Alcuni autori ipotizzano un ruolo secondario nella trasmissione della malattia da parte di vettori meccanici quali le mosche volatrici.

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Maiali bradi e cinghiali hanno avuto e tuttora hanno un ruolo importante nel contagio, in vari territori, quali serbatoi e fonti della peste suina. Il virus dalla popolazione brada si diffonde infatti agli ungulati domestici e ai cinghiali. I quali a loro volta possono reinfettare i bradi, determinando così l’endemicità della malattia. La principale modalità di contagio è orofecale, sebbene il virus possa diffondersi anche per altre vie (respiratorie e cutanee, più raramente genitali).

La malattia

La malattia si può manifestare con quadri clinici iperacuti, acuti, subacuti, cronici e inapparenti. Le forme più tipiche sono quelle iperacute o acute, che provocano la morte degli animali malati entro 3-10 giorni, a volte prima ancora dell’appalesarsi di sintomi clinici evidenti.
Nella forma acuta e subacuta si ammalano inizialmente solo pochi animali dell’allevamento, presentando febbre come sintomo principale. L’infezione poi si estende a tutti i capi, con perdità dell’appetito e difficoltà deambulatorie (sintomi aspecifici). (1)

Nell’ultima fase della malattia l’animale può manifestare sintomi neurologici (atassia e paraparesi), con paralisi degli arti posteriori e crisi convulsive. Oltre a emorragie cutanee, in genere sotto forma di petecchie ovvero di chiazze e soffusioni su orecchie, faccia interna ed estremità degli arti, ventre e coda (sintomi specifici). Nelle scrofe gravide si ha la sindrome SMEDIA. Possono inoltre comparire sintomi di natura digestiva (vomito e diarrea), congiuntiviti e sintomi respiratori.

Forme croniche e inapparenti

Nella forma cronica di malattia i sintomi sono estremamente variabili, gli animali colpiti possono dimagrire senza una causa apparente o avere febbre che può oscillare su valori di 39-40 °C. I capi colpiti possono venire a morte dopo molte settimane di malattia.

Tra le forme cliniche di peste suina africana si segnala anche la forma inapparente, in cui gli animali possono infettarsi e non manifestare nessun sintomo. E tuttavia possono rimanere infetti, asintomatici e portatori sani, costituendo un pericolo di diffusione del virus nell’ambiente.

Lesioni

Le lesioni anatomopatologiche in seguito a forme acute e subacute di peste suina africana sono emorragie diffuse a vari organi quali milza, reni, cuore e gangli linfatici. All’apertura della carcassa si possono evidenziare spandimenti emorragici soprattutto nella cavità toracica e addominale. La milza si presenta aumentata di volume ed emorragica con cambiamenti di colore e di consistenza.

I reni presentano un aspetto caratteristico con emorragie puntiformi diffuse su tutta la superficie e variabili nella forma e nelle dimensioni (a uovo di tacchino). I linfonodi (renali, epigastrici, meseraici e i mediastinici) a loro volta presentano lesioni emorragiche simili a coaguli di sangue. A carico dell’intestino si può riscontrare un’enterite emorragica con petecchie ed emorragie diffuse in tutta la superficie.

Diagnosi ardua, cure e vaccini assenti

La diagnosi di peste suina africana può presentare notevoli difficoltà in quanto gli stessi sintomi si possono riscontrare in altre malattie del suino quali PSC (peste suina classica), intossicazioni alimentari, avvelenamenti da anticoagulanti, sindromi respiratorie, malattia di Aujesky, mal Rosso, salmonellosi.

Le peculiarità immunologiche del virus PSA/ASF sono molto importanti al fine di determinarne il controllo, poiché esso non induce nell’organismo la produzione di anticorpi neutralizzanti. Non è stato finora possibile, di conseguenza, realizzare un vaccino (come invece per la peste suina classica, c.d. hog cholera, e altre virosi). Né altri strumenti di cura. La prevenzione rimane perciò a tutt’oggi l’unico strumento disponibile.

Prevenzione

In assenza di vaccini e/o farmaci veterinari in grado di arrestare la moria epidemica dei suidi, l’attenzione si focalizza sulla prevenzione. Alcuni spunti a seguire.

1) Veterinari. Massima allerta e attenzione a segnalazioni di allevamenti sospetti o di ingressi al macello di animali anche solo minimamente sospetti.

2) Trasportatori. Disinfettare i mezzi di trasporto prima e dopo il carico. Non foraggiare gli animali durante gli spostamenti con avanzi di cibo.

3) Cacciatori. A esito delle battute di caccia le la carcasse catturate devono venire doverosamente sottoposte a visita sanitaria. Informarsi sull’esistenza di zone a rischio e soprattutto adottare le misure igienico-sanitarie per scarpe, vestiti, attrezzature e mezzi di trasporto.

4) Cittadini. In caso di avvistamento di carcasse di suidi, avvisare immediatamente i Servizi Veterinari dell’Azienda Sanitaria Locale. O quantomeno le forze dell’ordine, i carabinieri forestali, i vigili urbani, etc.

5) Turisti e viaggiatori. Evitare sempre di mangiare carni e salumi di ignota provenienza ovvero comunque non certificati. (2) E soprattutto, astenersi nel modo più assoluto dal portare con sé souvenir di origine animale.

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EFSA, campagna di informazione nei Balcani

L’EFSA (European Food Safety Authority) ha avviato ad agosto 2020 una campagna d’informazione sulla peste suina africana, nei Balcani, con il supporto di CLITRAVI (the Liaison Centre for the Meat Processing Industry in the European Union).

La campagna d’informazione è rivolta ai Paesi della penisola balcanica. Albania, Bosnia ed Erzegovina, Croazia, Grecia, Kosovo, Montenegro, Macedonia del Nord, Serbia e Slovenia. I suoi destinatari sono anzitutto allevatori, cacciatori e persone che entrino in contatto con gli ungulati, domestici e non (cinghiali, maiali bradi). Nonché organizzazioni veterinarie, autorità di controllo e polizia di frontiera, governi locali, operatori turistici e viaggiatori.

Le parole-chiave della campagna di EFSA sono Detect, Prevent, Report. Rilevare, prevenire e segnalare possibili focolai sono essenziali a mitigare l’espansione di questa malattia. Schede informative, infografiche, post sui social network e altri materiali sono disponibili sul sito web dedicato da EFSA alla peste suina africana.

Peste suina africana in Sardegna

In Italia la peste suina africana è presente solo nel territorio della regione Sardegna, dal 1978. La regionalizzazione e le misure di contenimento a tal uopo stabilite hanno consentito di attuare Il Piano nazionale di eradicazione della PSA mediante provvedimenti regionali, sotto il controllo del ministero della Salute. In modo da garantire, nei quattro decenni trascorsi, la libera circolazione di animali e carni provenienti dalle altre Regioni e province autonome.

Allo stato attuale la Sardegna è a un passo dal risultato storico dell’eradicazione della PSA, grazie all’istituzione dell’Unità di progetto regionale (UDP) e all’applicazione dell’apposito programma straordinario. (3) L’ultimo focolaio tra gli animali domestici, a Mamoiada (NU), si è spento nel settembre 2018. Mentre a Baunei (NU), a novembre 2019, si è registrata l’ultimo caso di sieropositività. Tra i cinghiali l’ultimo riscontro di positività al virus risale all’aprile 2019, su due cinghiali trovati morti nel comune di Bultei (SS). Carni suine e insaccati rimangono soggetti a divieto di trasporto e vendita fuori dall’isola.

Conclusioni provvisorie

L’OIE – Organizzazione mondiale per la salute animale – ha definito apposite precauzioni e standard da seguire per controllare la peste suina africana. A partire da sorveglianza e segnalazione tempestiva dei nuovi focolai.

Il rigoroso rispetto degli standard OIE è cruciale per mitigare gli impatti della ASF sulla sanità animale e le economie dei Paesi coinvolti. E deve perciò venire considerato una priorità fondamentale nella politica commerciale – oltreché nelle politiche sanitarie e della sanità animale – dell’Unione Europea.

Dario Dongo, Carmela Mele, Alfonso Piscopo

Note

(1) Anche se alcuni soggetti possono superare la malattia, essi tuttavia rimangono portatori del virus e contagiare successivamente suini sani
(2) Si vedano le precauzioni generali indicate nel precedente articolo https://www.greatitalianfoodtrade.it/sicurezza/alimenti-crudi-e-freschi-buone-prassi-anti-covid
(3) L’Unità di progetto regionale (UDP) è stata istituita con delibera della Giunta regionale sarda 25.11.14 n. 47/3. Le sue competenze sono state definite con la legge regionale 34/2014

Bibliografia
Sànchez-Cordòn PJ, Montoya M,Reis AL, Dixon LK. (2018). A re-emerging viral disease threatening the global pig industry. The veterinary journal. https://doi.org/10.1016/j.tvjl.2017.12.025
Dixon LK, Stahl K, Jori F, Vial L, Pfeiffer Du. (2020). African Swine Fever Epidemiology and Control. Annu Rev Anim Biosci. 2020 Feb 15;8:221-246. doi: 10.1146/annurev-animal-021419-083741. Epub 2020 Nov 19. PMID: 31743062.
Gallardo C, Fernández-Pinero J, Arias M. (2019). African swine fever (ASF) diagnosis, an essential tool in the epidemiological investigation. Virus Res. 2019 Oct 2;271:197676. doi: 10.1016/j.virusres.2019.197676. Epub 2019 Jul 27. PMID: 31362027.

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