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Contratto collettivo industria alimentare, Confindustria si spacca sul rinnovo

Contratto collettivo industria alimentare, Confindustria si spacca sul rinnovo

Il contratto collettivo nazionale dell’industria alimentare 2019-2023 è giunto alla firma, all’alba dell’1 agosto 2020. Ma solo 3 delle 14 associazioni di settore che aderiscono a Federalimentare hanno sottoscritto il rinnovo. Confindustria si spacca.

Industria alimentare, il nuovo contratto collettivo

Il nuovo contratto, dopo 9 mesi di trattativa, è stato siglato tra i sindacati di categoria – Flai Cgil, Fai Cisl, Uila Uil – e le associazioni Unionfood (presidente Marco Lavazza, vice Paolo Barilla), Ancit (conservieri ittici) e AssoBirra.

Il rinnovo prevede, per la parte economica, le seguenti variazioni:

-119 euro, a regime, di aumento salariale,

– 5 euro per il welfare,

– 30 euro da erogarsi ai lavoratori esclusi dalla contrattazione di secondo livello (contratto integrativo).

L’accordo, secondo i sindacati, è ‘qualificante e di grande valore’ e rappresenta il CCNL di riferimento. Anche per le 11 associazioni che si sono rifiutate di firmarlo poco prima della conclusione della trattativa. (1)

Chi si oppone

Le associazioni che hanno abbandonato il tavolo della contrattazione sindacale sono Assocarni, UnaItalia, Anicav, Assalzoo, Assica, Assitol, Assobibe, Assolatte, Federvini, Italmopa e Mineracqua.

I motivi dello strappo sono gli appalti, il salario e la rappresentanza sindacale dei lavoratori ‘di serie B’.

Flai Cgil, attraverso il suo segretario Giovanni Mininni, spiega a il Manifesto:

Abbiamo posto la necessità che bisogna intervenire nell’ambito del perimetro aziendale riconoscendo diritti sindacali anche ai lavoratori che sono in appalto e che non applicano direttamente il nostro contratto. (…) Nel nuovo contratto abbiamo inserito una norma stringente su questi appalti.

E poi siamo intervenuti sulla comunità di sito, un altro punto molto contrastato, dove abbiamo previsto la possibilità per i lavoratori di queste aziende di fare assemblea in occasione del rinnovo del contratto. La contrattazione inclusiva è il punto essenziale per recuperare in azienda il fatto che tutti devono avere gli stessi diritti svolgendo lo stesso lavoro. Questo contratto inserisce norme importanti che affrontano vigorosamente questo problema.

Sul salario Federalimentare, e una parte delle associazioni che rappresenta, pensava a cifre molto più basse. Dietro c’era Confindustria che si è scatenata facendo pressioni enormi e indebite e ha cercato di impedire che il settore facesse una contrattazione tenendo conto delle sue specificità. L’alimentare ha sviluppato in questi anni un enorme produttività che non è stata ridistribuita e che ora va recuperata‘. (2)

Un passo avanti

La tutela dei diritti dei lavoratori impiegati tramite appalti – spesso attraverso cooperative multiservizi – è una novità di rilievo. Anche nell’industria alimentare, infatti, dilaga il ricorso a stratagemmi utili a moltiplicare i profitti, sulle spalle dei lavoratori.

Si ricorda il caso Italpizza, con la protesta delle lavoratrici impiegate nella farcitura delle pizze bensì ingaggiate tramite cooperative con il contratto degli addetti alle pulizie. E si segnalano le agitazioni in corso dei lavoratori di Eurospin, prima catena di discount in Italia, per carenza di dialogo tra proprietà e rappresentanze sindacali. (3) Senza dimenticare il ‘caporalato dei colletti bianchi’, nei macelli e gli impianti di trasformazione della carne in Germania, ove le misere condizioni di vita e lavoro hanno fatto scatenare nuovi focolai di Covid-19.

Federalimentare alla frutta

Dieci anni sono bastati a Mario Piccialuti – allora direttore di AIDI (Associazione Industrie Dolciarie Italiane) – a incorporare prima la rappresentanza dell’industria della pasta (UNIPI), poi quella di un’altra quindicina di settori merceologici (AIIPA). Fino a costituire il colosso associativo di primo livello Unionfood, a cui aderiscono 450 imprese con 35 miliardi di euro fatturato (di cui 10 di export) e 65mila addetti, in 20 settori merceologici.

Altre piccole associazioni – come Assobirra e Ancit, le quali hanno firmato il rinnovo del contratto, e varie altre – potrebbero decidere di unirsi al colosso. Le grandi associazioni che rappresentano le industrie dei prodotti di origine animale e i rispettivi mangimi (Assolatte, Assocarni, Assica, UnaItalia, Assalzoo) sono a loro volta destinate ad aggregare i propri interessi in un contesto separato.

In un’Italia con 7.903 Comuni, nella patria del particolarismo e delle cordate di potere si va così consumando il fallimento di Federalimentare. Di cui è segno inequivocabile il mancato raggiungimento di un’intesa sull’unico aspetto che fin da principio aveva legato le associazioni di settore, il contratto collettivo appunto. Ed è l’osservatore di sempre Emanuele Scarci a riferire a una ‘Federazione ombra’. (4) Un dispiacere per chi vi aveva creduto, come i Presidenti emeriti Giorgio Sampietro, Luigi Rossi di Montelera, Giandomenico Auricchio. E chi vi ha lavorato per un decennio con grande passione e spirito di servizio, come chi scrive (Dongo).

Dario Dongo e Marta Strinati

Note

(1) Redazione Ansa. Flai Fai Uila siglano rinnovo Ccnl industria alimentare 31.7.2020 Ansa

(2) Roberto Ciccarelli, Giovanni Mininni (Flai Cgil): ‘Pronti allo sciopero, non accetteremo di parcellizzare il settore’. il Manifesto 1/8/20

(3) I 15mila dipendenti di Eurospin sono in stato di agitazione. Varese News 30/7/20

(4) Emanuele Scarci. Unionfood firma il nuovo contratto di lavoro, ma Federalimentare dice che non vale. Vicina la separazione? Aziende in campo. 31/7/20

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