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Expo 2015, prosegue la disinformazione sul palma allo stand della Malesia

Expo 2015, prosegue la disinformazione sul palma allo stand della Malesia

La settimana scorsa abbiamo scritto una lettera aperta al Commissario di Expo, Giuseppe Sala, chiedendo la rimozione di un cartello esposto al pavillon della Malesia, nel quale si teorizzava l’assurda contrarietà al diritto europeo di legittime indicazioni come ‘senza olio di palma’ sulle etichette degli alimenti. Il Commissario non ha avuto tempo di risponderci, forse a causa di questioni di maggior rilievo frattanto emerse a Milano, e comunque il cartello è stato rimosso. Lo abbiamo verificato oggi, in occasione di una visita che tuttavia ci ha permesso di scoprire altri problemi. 

Il padiglione della Malesia dedica un intero spazio alla promozione dell’olio di palma. Una promozione di per sé comprensibile, visto che buona parte del territorio di quel paese è stato deforestato per produrre palma. Al punto di costringere i produttori locali a cercare nuove foreste da ‘convertire’ in mono-colture intensive di palma da olio, al di fuori dei confini nazionali. È però curioso – e anzi, inaccettabile – che proprio coloro che osavano addurre la contrarietà al diritto europeo di una semplice dicitura in etichetta, del tipo ‘palm oil free’, giungano a vantare le più improbabili virtù per la salute associate al consumo di olio di palma, nella più plateale violazione dei criteri vigenti in UE. 

… Previene gli Infarti’, ‘… Proprietà Anti-Tumorali’, ‘Facile da digerire’, ‘Aiuta ad aumentare il Colesterolo benefico HDL’. Ma stiamo scherzando??? Il regolamento CE 1924/06, sulle indicazioni nutrizionali e relative alla salute che possono venire impiegate nella pubblicità degli alimenti, è tassativo nel divieto di qualsivoglia riferimento alle malattie. Infarti e cancro, non se ne parla. I cosiddetti ‘health claims’ su funzioni digestive, antiossidanti e interazione col colesterolo ematico, a loro volta, possono venire ammessi solo se basati su studi clinici in doppio cieco contro placebo su individui sani, pubblicati su riviste scientifiche internazionali ad alto ‘impact factor’ e sottoposti a ‘peer review’, previa valutazione da parte dell’Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare e autorizzazione della Commissione europea. 

‘Senza Colesterolo’, ‘Senza Acidi Trans-Grassi’. Il citato regolamento europeo reca in allegato un elenco tassativo delle sole indicazioni nutrizionali ammesse in Europa, delle modalità di comunicazione e delle condizioni che un alimento deve soddisfare per potersi fregiare di un cosiddetto ‘nutrition claim’. È vietato riferire al colesterolo nel prodotto, per evitare il fraintendimento dei consumatori con il colesterolo nel sangue. Ed è pure vietato riferire ai cosiddetti ‘Trans-Fatty Acids’ (TFA). Addirittura, il colesterolo e acidi trans-grassi – a differenza degli acidi grassi monoinsaturi (di cui é ricco l’olio d’oliva) e di quelli polinsaturi (tipici degli oli di semi) – sono esclusi dalle informazioni volontarie nell’etichettatura nutrizionale.

‘Equilibrato profilo dei Grassi Saturi’, ‘Benessere Nutrizionale’, ‘Ricco in Carotenoidi, pro-vitamina A’. È ingannevole, oltreché fuori legge, riferire a un ipotetico ‘equilibrio dei grassi saturi’. Cosa significa tale affermazione per il consumatore? Forse che dovrebbe preferire una margarina a base di palma rispetto al burro? E perché mai, su quali basi scientifiche? Quanto al presunto ‘benessere nutrizionale’, come per ogni generica affermazione che in alcun modo sottointenda una relazione favorevole tra il consumo di un alimento e la salute, è necessario che il prodotto possieda le caratteristiche, ed effettivamente riporti in etichetta un ‘claim’ nutrizionale o relativo alla salute conforme al regolamento CE 1924/06. In merito alla presunta ricchezza di carotenoidi, sarebbe interessante apprendere i valori sull’olio raffinato che finisce sulle nostre tavole quale ingrediente alimentare. 

In relazione a tutto quanto sopra, sorge un solo dubbio. A chi scrivere la prossima lettera aperta, al già oberato Commissario di Expo o ad altre autorità deputate alla tutela dei consumatori?

Dario Dongo

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