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Fagiolini, il prodigio dei folati

Diciassettemila ettari coltivati, 152.000 tonnellate raccolte e quotazioni che il calibro finissimo con selezione manuale superano i 6 euro al chilo. Il fagiolino italiano rappresenta un comparto agricolo rilevante, sostenuto da un consumo di massa che trova nel surgelato la prima voce di mercato. Dal punto di vista nutrizionale, l’ortaggio esprime un primato netto: 100 grammi di prodotto crudo apportano il 43,5% del Valore Nutritivo di Riferimento di folati. Un’analisi dettagliata tra botanica, storia agronomica, dinamiche di filiera e stabilità dei bioattivi alla cottura ne evidenzia il valore reale per consumatori e operatori. 

Inquadramento botanico e selezione del baccello

Il fagiolino è il baccello immaturo di Phaseolus vulgaris L., raccolto prima che i semi si ingrossino e che le pareti del pericarpo lignifichino. La distinzione non è accademica: nelle statistiche agricole e nelle tabelle nutrizionali il fagiolino viene classificato fra le coltivazioni orticole, non tra le leguminose da granella, perché il suo profilo è quello di un ortaggio – oltre il 90% di acqua, 24 kcal per 100 grammi – e non quello di un legume secco.

Sul piano orticolo le cultivar si distinguono per utilizzazione – ‘mangiatutto’ o da sgranare fresco – e per portamento: nane, a ciclo breve e adatte alla raccolta meccanica, e rampicanti, che richiedono sostegni, allungano il ciclo e offrono baccelli più lunghi. Il carattere che ha reso possibile il consumo di massa è l’assenza del filo, cioè dei tessuti fibrosi sulle suture del baccello: è quella mutazione, unita al basso contenuto di fibra nelle pareti, a definire oggi la categoria commerciale.

Dai semi di Clemente VII al baccello senza filo

Prima di Cristoforo Colombo, in Europa e nel Mediterraneo si coltivava un altro legume: il fagiolo dall’occhio (Vigna unguiculata), il pháselos dei Greci, il phaseolus dei Latini. Il Phaseolus vulgaris americano arriva dopo, e in Italia le prime notizie di coltivazione sperimentale risalgono al 1528-29. La diffusione è patrocinata da papa Clemente VII, Giulio de’ Medici, che ne promuove la coltura prima negli orti vaticani e poi nello Stato pontificio.

Il nodo italiano della vicenda ha un nome preciso: Pierio Valeriano (Giovan Pietro Dalle Fosse, Belluno 1477 – 1558), umanista alla corte papale, che riceve in dono una parte di quei semi e ne avvia una coltivazione sperimentale personale. Dal 1532 li distribuisce alla propria rete di corrispondenti sparsa fra Italia meridionale, Alpi, Francia e Germania: è il primo esperimento documentato di diffusione agronomica di una specie americana in Europa, e spiega perché il Bellunese resti ancora oggi una delle aree storiche del fagiolo in Italia.

Il salto verso il fagiolino moderno arriva molto dopo, con la selezione delle linee senza filo e con l’industrializzazione del baccello: prima la conserva, poi – dagli anni Sessanta – il surgelato, che ha reso il prodotto disponibile dodici mesi l’anno e ha spostato il baricentro della domanda.

Volume delle superfici e geografia produttiva del fresco in Italia

L’Istat non pubblica una voce autonoma per il solo fagiolino: la rilevazione sulle superfici e produzioni aggrega ‘fagiuolo e fagiolino fresco’ all’interno delle coltivazioni orticole. Il dato disaggregato più recente disponibile a livello di serie storica è quello dell’Annuario statistico italiano 2024 (tavola 13.2), che registra per il 2023 17 mila ettari in produzione e 152.400 tonnellate raccolte, contro 15 mila ettari e 131.600 t del 2022 (Istat, 2024).

La lettura della serie 2019-2023 è istruttiva: la superficie oscilla fra 15 e 18 mila ettari, la produzione fra 131.600 e 169.900 tonnellate. È un comparto strutturalmente stabile, con annate condizionate dal clima più che dal mercato. L’Istat aveva del resto segnalato per il 2023 un incremento produttivo del 15,8% per il fagiolino, fra le variazioni più significative dell’intero comparto orticolo (Istat, 2024). Per il 2024 l’Annuario 2025 registra invece una flessione complessiva delle orticole (-2,0% in produzione, -9,4% in superficie), senza dettaglio per il fagiolino (Istat, 2025).

A livello europeo l’Italia è, per volume, il secondo produttore dopo la Francia. Il baricentro nazionale è duplice: Campania per la produzione di pieno campo e in serra – dove ‘fagiolo e fagiolino’ occupano circa 3.839 ettari, il 12,8% della superficie orticola regionale –, Veneto e Emilia-Romagna per la coltura protetta e per la filiera industriale.

Dinamiche dei listini all’ingrosso e differenziali di calibro

Sui mercati all’ingrosso la campagna 2026 ha seguito una curva netta, leggibile nelle rilevazioni BMTI-Italmercati sulle piazze di Milano, Bologna, Padova e Roma:

  • a maggio l’ingresso del prodotto italiano raccolto a mano spinge le quotazioni al ribasso e provoca l’uscita progressiva del fagiolino marocchino dalle vendite; la forbice resta però amplissima e il finissimo supera senza difficoltà i 6,00 euro/kg;
  • a giugno la produzione entra nel vivo e i prezzi scendono, con la varietà ‘Piatto Verde’ su quotazioni più regolari;
  • a luglio l’ondata di calore al Centro-Sud rallenta le rese e inverte la tendenza: il 20 luglio il fagiolino è l’unico ortaggio in deciso rialzo, con il raccolto a mano di nuovo sopra i 6 euro e disponibilità residuali di prodotto raccolto a macchina. A fine mese l’arrivo di volumi campani riporta i listini in lieve calo.

Due indicazioni per chi acquista: 

  • nel fagiolino il differenziale di prezzo non dipende dall’origine ma dal calibro e dalla modalità di raccolta, e la forbice fra il raccolto a macchina e il finissimo a mano può superare il rapporto 2:1;
  • la finestra di sostituzione fra prodotto nordafricano e prodotto italiano si apre a maggio e si chiude in autunno, ed è l’unico intervallo in cui il fresco di origine italiana è realmente disponibile su volumi da grande distribuzione.

Il motivato successo del fagiolino surgelato

Secondo i dati NielsenIQ elaborati per l’Istituto Italiano Alimenti Surgelati (IIAS), nel 2025 i consumi domestici di alimenti surgelati in Italia hanno superato le 642 mila tonnellate (+1,1% sul 2024); i vegetali restano di gran lunga la prima categoria, con quasi 207 mila tonnellate (-0,1%), davanti a ittico (104 mila) e patate (oltre 92 mila) (IIAS, 2026).

Il quadro è coerente con quello Ismea sugli acquisti domestici: nel primo semestre 2025 gli ortaggi freschi crescono del 4,9% in volume e la IV gamma recupera (+2,3%), mentre gli ortaggi surgelati rimangono stabili (Ismea, 2025). Il surgelato è dunque una base di consumo consolidata.

Sul piano nutrizionale il confronto fresco/surgelato va osservato con attenzione:

  • la scottatura che precede la surgelazione, se pure ottimizzata a livello industriale, comporta perdite di vitamine idrosolubili; il termine di paragone corretto non è tuttavia il baccello appena raccolto, bensì quello che il consumatore trova nel frigorifero dopo alcuni giorni dalla raccolta;
  • un’analisi comparativa su otto specie ortofrutticole – fagiolini inclusi – ha messo a confronto il prodotto fresco appena raccolto, il fresco conservato cinque giorni in frigorifero e il surgelato, misurando acido ascorbico, folati totali e trans-β-carotene. Il surgelato è risultato eguagliare o superare il fresco conservato più spesso di quanto non accada il contrario (Li et al., 2017). 

Meraviglia di Venezia e il germoplasma che l’Europa sta censendo

Fra le varietà locali italiane il caso meglio documentato è il fagiolino Meraviglia di Venezia, mangiatutto a baccello piatto e giallo chiaro, senza filo, coltivato a Cavallino-Treporti e nelle isole della laguna nord – Sant’Erasmo, Le Vignole. È iscritto fra i prodotti agroalimentari tradizionali del Veneto e nell’Arca del Gusto di Slow Food. 

La documentazione risale al catasto austriaco del 1826 conservato all’Archivio di Stato di Venezia, e la varietà compare già descritta nel manuale ‘Orticoltura pratica’ di Antonio Turchi (1959) fra i rampicanti mangiatutto a baccello giallo. Il baccello misura 16-18 cm nella tipologia rampicante e 10-12 nella nana; i semi sono neri o marroni a maturazione completa. La produzione è di nicchia, reperibile da maggio a ottobre presso i pochi produttori della gronda lagunare.

Nell’ambito del progetto europeo BRESOV (Horizon 2020) è stato costituito uno Snap Bean Panel di 311 linee raccolte in Europa fra popolazioni locali e cultivar di élite, dal quale è stata estratta una core collection che massimizza la diversità fenotipica del baccello (García-Fernández et al., 2022). È da quel materiale che arrivano oggi i dati più solidi sulla qualità nutrizionale del fagiolino.

Tecniche agronomiche e tempestività della raccolta

Il fagiolino ha ciclo breve e assorbimenti rapidi, il che lo rende esigente in fertilità pronta anche su terreni poveri. La simbiosi con i batteri del genere Rhizobium riduce il fabbisogno di concimazione azotata, mentre la concimazione va impostata su fosforo e, dove scarseggia, potassio. La fertirrigazione a goccia è oggi lo standard nelle aree specializzate, perché la coltura è sensibile sia allo stress idrico in fioritura sia agli eccessi, che favoriscono le patologie fungine.

La finestra di raccolta è il vero fattore critico. Il baccello va colto quando le pareti sono ancora tenere e i semi appena accennati: qualche giorno di ritardo trasforma un prodotto di prima categoria in materia prima da industria. Dopo la raccolta il tasso di respirazione resta elevato anche a bassa temperatura, e nel baccello tagliato è più alto che in quello intero: da qui l’appassimento, l’imbrunimento enzimatico e l’aumento della fibra che riducono valore commerciale e nutrizionale nel giro di pochi giorni.

La stagionalità naturale in Italia copre il periodo maggio-ottobre, con il picco fra luglio e settembre. Fuori stagione il mercato del fresco si rifornisce dal Nord Africa – soprattutto dal Marocco, primo esportatore in UE – e dalla Spagna, mentre i Paesi Bassi operano quale hub di riesportazione.

Composizione dell’alimento ed elevata qualità proteica 

I valori che seguono sono quelli delle Tabelle di composizione degli alimenti del CREA per i ‘Fagiolini freschi, crudi (codice alimento 004310, parte edibile 95%, porzione di riferimento 200 g).

Nutriente Per 100 g di parte edibile
Energia 24 kcal (101 kJ)
Acqua 90,5 g
Proteine 2,1 g
Lipidi 0,1 g
Carboidrati 2,4 g
di cui zuccheri 2,4 g
Fibre alimentari 2,9 g (0,71 solubile; 2,14 insolubile)

Un dato spesso trascurato: secondo i calcoli eseguiti dal CREA, l’indice chimico della frazione proteica dei fagiolini è 98 (un valore molto elevato, con metionina e cisteina come amminoacidi limitanti). Il profilo amminoacidico è dunque favorevole, sebbene il tenore di proteine sia molto inferiore a quello dei legumi secchi, poiché il fagiolino è ricco d’acqua. L’abbinamento con i cereali può favorire la complementarità dei profili amminoacidici, migliorando l’apporto complessivo di amminoacidi essenziali.

Vitamine e minerali sopra il 15% del VNR: il primato dei folati

Applicando ai valori CREA i valori nutritivi di riferimento dell’allegato XIII al regolamento (UE) n. 1169/2011, un solo micronutriente supera per 100 grammi la soglia del 15% che il regolamento (CE) n. 1924/2006 fissa come ‘quantità significativa’:

– alto contenuto di folati (vitamina B9), 87 µg per 100 g, pari al 43,5% del VNR (VNR: 200 µg).

Nessun altro micronutriente raggiunge il 15% per 100 grammi; il potassio si ferma appena sotto, al 14,0%. Ragionando invece sulla porzione di 200 grammi indicata dallo stesso CREA, i micronutrienti che superano il 15% del VNR salgono a quattro, in ordine decrescente: 

  • folati, 174 µg pari all’87,0% del VNR; 
  • potassio, 560 mg pari al 28,0%;
  • riboflavina, 0,30 mg pari al 21,4%;
  • vitamina C, 12 mg pari al 15,0%.

Un’avvertenza metodologica: i valori sono riferiti al prodotto crudo. Poiché folati e vitamina C sono termolabili e idrosolubili, la cottura in acqua ne dilava una quota rilevante. Il metodo di cottura, nel fagiolino, incide quindi sul profilo nutrizionale più della varietà.

Profilo fenolico ed estraibilità dei flavonoli nei processi termici

Il lavoro più completo sul fagiolino europeo è stato condotto dal CREA di Foggia con l’Università Politecnica delle Marche e il SERIDA spagnolo su 54 linee di fagiolino coltivate in regime biologico, con approfondimento fenolico su 14 linee a durezza contrastante (Menga et al., 2023). I risultati utili a chi produce e a chi acquista sono tre:

  • il profilo fenolico del baccello è dominato dai flavonoidi, che rappresentano circa il 90% dei fenoli totali nel crudo e il 99% nel cotto. Il composto prevalente è la quercetina-3-O-rutinoside (rutina), seguita da kaempferolo-3-O-rutinoside e quercetina-3-O-glucoside;
  • la cottura in acqua bollente per dieci minuti produce effetti opposti su metaboliti diversi. Calano acido vanillico (-85%), quercetina (-42%) e apigenina-8-C-glucoside (-71%), per dilavamento; aumentano invece cinque composti, da 1,31 a 3,92 volte, con la rutina in testa. Su singole linee l’incremento della rutina va da 1,8 a 28 volte. La spiegazione proposta è la maggiore estraibilità dopo la disgregazione delle pareti cellulari;
  • nonostante l’aumento di alcuni flavonoli glicosilati, la capacità antiossidante complessiva (TEAC) cala mediamente del 39% con la bollitura, da 18,43 a 11,24 µmol di Trolox equivalenti per grammo. La perdita non è uniforme: la linea a baccello viola SBP053 mostra un calo non significativo (-3,1%), mentre una linea gialla arriva a -73,9%. Il colore del baccello, insomma, è un predittore di stabilità termica.

Per quanto attiene ai metodi di produzione, uno studio dedicato ha rilevato che il fagiolino biologico crudo presenta contenuto di flavonoidi e attività antiossidante superiori al convenzionale, mentre quest’ultimo mostra valori più alti di clorofilla e fenoli totali (Lima et al., 2017). È una differenza reale ma sfumata, che si somma alla ragione principale per preferire il biologico: la salvaguardia massima dell’ecosistema e della biodiversità. 

Cottura al vapore vs bollitura

Il confronto diretto tra bollitura e cottura al vapore è stato condotto dal Laboratorio di Scienze merceologiche della Sapienza di Roma su tre varietà di fagiolino – verde, gialla e viola – e il verdetto è netto su due fronti convergenti (Preti et al., 2017):

  • antiossidanti: la bollitura riduce la capacità antiossidante di partenza fino al 30% nella varietà gialla e i polifenoli totali fino al 43% nella varietà verde, mentre il vapore conserva molto meglio il contenuto iniziale;
  • ammine biogene, molecole azotate che si accumulano con il degrado degli alimenti e che, come istamina e tiramina, possono dare reazioni avverse nei soggetti sensibili. La bollitura ne determina un aumento significativo nelle varietà verde e gialla, mentre il vapore non produce incrementi. La varietà viola, la più ricca in composti salutistici, si conferma anche la più stabile alla cottura su entrambi i parametri.

La cottura ideale del fagiolino è dunque al vapore, 6-8 minuti per un baccello di calibro medio. A seguire raffreddamento rapido in acqua e ghiaccio, per bloccare la degradazione della clorofilla, e condimento a crudo con olio extravergine d’oliva. Se si sceglie comunque di bollire, servono poca acqua e tempi brevi; e l’acqua di cottura, che porta con sé folati, vitamina C e fenoli liberi, va recuperata in una minestra anziché buttata.

Il fagiolino nella cucina italiana

La cucina italiana celebrata da UNESCO contempla l’uso del fagiolino in diversi contesti, nazionali e regionali:

  • l’insalata di fagiolini — lessati o al vapore, raffreddati e conditi a crudo, da soli o con patate, uova, tonno, cipolla rossa — ne rappresenta l’impiego più diffuso;
  • in Liguria, trofie o trenette con patate e fagiolini e pesto alla genovese. Il baccello viene inserito in pentola negli ultimi minuti di cottura, assieme alla pasta;
  • al Centro-Sud, il fagiolino viene spesso preparato in umido. Fagiolini ‘all’uccelletto’, in Toscana, stufati con pomodoro, aglio, basilico o salvia. Assieme a patate e pomodorini invece in Campania;
  • nella tradizione del Piemonte e nazionale il fagiolino è uno dei quattro o cinque ortaggi canonici dell’insalata russa. 

Indici sensoriali di freschezza e parametri di acquisto professionale

Per il consumatore finale, i marcatori di freschezza e qualità del fagiolino fresco sono tre:

  • consistenza. Il baccello deve spezzarsi di netto con un suono secco: se si piega senza rompersi è disidratato o troppo maturo;
  • il colore deve essere uniforme e brillante, senza aree opache o macchie brune, segnale di imbrunimento enzimatico;
  • aspetto. I semi non devono essere visibili in rilievo attraverso la parete, poiché la loro sagoma indica che la raccolta è avvenuta tardi e che la fibra è già in formazione.

Per l’acquirente professionale valgono in più tre criteri. La catena del freddo, perché il fagiolino ha respirazione post-raccolta elevata e il tempo fra campo e cella è il primo determinante della shelf life. La calibratura, che sui mercati all’ingrosso vale più dell’origine in termini di prezzo. Per il surgelato, l’origine, l’assenza di sale e condimenti aggiunti e la certificazione di sistema.

In entrambi i casi, il biologico resta la scelta favorita: esclude i residui di fitosanitari di sintesi, tutela la biodiversità dei suoli e – come mostrano i dati sopra – si accompagna a un profilo di flavonoidi spesso superiore a quello del convenzionale.

Prospettive di valorizzazione per la filiera del fagiolino

La filiera italiana del fagiolino esprime volumi produttivi solidi e una presenza strutturata nella trasformazione industriale. La valorizzazione del comparto richiede tuttavia un adeguamento informativo: la comunicazione dei primati nutrizionali, quali l’apporto significativo di vitamina B9, dovrebbe affiancarsi alle indicazioni sulle tecniche di preparazione ottimali. La scelta del vapore rispetto alla bollitura e il sostegno alle coltivazioni biologiche costituiscono le leve operative per preservare la frazione polifenolica e garantire la qualità complessiva del prodotto lungo tutta la catena di distribuzione.

Dario Dongo

Riferimenti

Letteratura scientifica

García-Fernández, C., Jurado, M., Campa, A., Brezeanu, C., Geffroy, V., Bitocchi, E., Papa, R., & Ferreira, J. J. (2022). A Core Set of Snap Bean Genotypes Established by Phenotyping a Large Panel Collected in Europe. Plants (Basel, Switzerland), 11(5), 577. https://doi.org/10.3390/plants11050577 

Li, L., Pegg, R. B., Eitenmiller, R. R., Chun, J.-Y., & Kerrihard, A. L. (2017). Selected nutrient analyses of fresh, fresh-stored, and frozen fruits and vegetables. Journal of Food Composition and Analysis, 59, 8–17. https://doi.org/10.1016/j.jfca.2017.02.002 

Lima, G. P. P., Costa, S. M., Monaco, K. A., Uliana, M. R., Fernandez, R. M., Correa, C. R., Vianello, F., Cisneros-Zevallos, L., & Minatel, I. O. (2017). Cooking processes increase bioactive compounds in organic and conventional green beans. International journal of food sciences and nutrition, 68(8), 919–930. https://doi.org/10.1080/09637486.2017.1324563

Menga, V., Fares, C., Campa, A., Ferreira, J. J., Bitocchi, E., Papa, R., & Beleggia, R. (2023). Variability of nutritional, antioxidant, and textural traits of a collection of snap beans of different colors. Horticulturae, 9(3), 311. https://doi.org/10.3390/horticulturae9030311

Preti, R., Rapa, M., & Vinci, G. (2017). Effect of steaming and boiling on the antioxidant properties and biogenic amines content in green bean (Phaseolus vulgaris) varieties of different colours. Journal of Food Quality, 2017, 5329070. https://doi.org/10.1155/2017/5329070 

Fonti istituzionali e banche dati

CREA – Centro di ricerca Alimenti e Nutrizione. (2019). Fagiolini, freschi (codice alimento 004310). Tabelle di composizione degli alimenti. https://www.alimentinutrizione.it/tabelle-nutrizionali/004310 

Istat. (2024). Annuario statistico italiano 2024, capitolo 13 – Agricoltura, tavola 13.2. https://www.istat.it/storage/ASI/2024/capitoli/C13.pdf 

Istat. (2025). Annuario statistico italiano 2025, capitolo 13 – Agricoltura. https://www.istat.it/storage/ASI/2025/capitoli/C13.pdf 

Ismea. (2025, 14 novembre). Consumi alimentari delle famiglie. Le dinamiche nel primo semestre 2025, n. 2/2025. https://www.ismeamercati.it/flex/cm/pages/ServeBLOB.php/L/IT/IDPagina/13672 

Ismea. (2026, 22 gennaio). AgriMercati, III trimestre 2025. https://www.ismea.it/flex/cm/pages/ServeBLOB.php/L/IT/IDPagina/13544 

Istituto Italiano Alimenti Surgelati. (2026, 25 febbraio). Surgelati: nel 2025 continua la crescita dei consumi nelle case degli italiani. https://www.istitutosurgelati.it/surgelati-nel-2025-continua-la-crescita-dei-consumi-nelle-case-degli-italiani-11-rispetto-al-2024-per-un-totale-di-oltre-642-mila-tonnellate-consumate/ 

Fonti di mercato e settoriali

Bmti – Italmercati. (2026). Rilevazione dei prezzi dell’ortofrutta presso i mercati all’ingrosso, sintesi settimanali dell’11 e 25 maggio, 22 e 29 giugno, 6, 20 e 27 luglio 2026, pubblicate da Fresh Point Magazine. https://www.freshpointmagazine.it/retail-marketing/gdo/andamento-prezzi-ortofrutta-in-italia-al-20-luglio-2026/ 

CBI – Centre for the Promotion of Imports from developing countries. (2025). The European market potential for green beans. https://www.cbi.eu/market-information/fresh-fruit-vegetables/green-beans/market-potential 

Fondazione Slow Food per la Biodiversità. (s.d.). Fagiolino meraviglia di Venezia. Arca del Gusto. https://www.fondazioneslowfood.com/it/arca-del-gusto-slow-food/fagiolino-meraviglia-di-venezia/ 

Regione Veneto, Biodiversità agraria. (s.d.). Phaseolus. Presentazione. https://biodiversita.provincia.vicenza.it/present/pr_phaseolus.htm 

Regolamenti europei

Regulation (EU) No 1169/2011 of the European Parliament and of the Council of 25 October 2011 on the provision of food information to consumers. Consolidated text: 01/04/2025. http://data.europa.eu/eli/reg/2011/1169/2025-04-01 

Regulation (EC) No 1924/2006 of the European Parliament and of the Council of 20 December 2006 on nutrition and health claims made on foods. Consolidated text: 13/12/2014. http://data.europa.eu/eli/reg/2006/1924/2014-12-13 

DARIO DONGO
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Dario Dongo, avvocato e giornalista, PhD in diritto alimentare internazionale, fondatore di WIISE (FARE - GIFT – Food Times) ed Égalité.

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