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Castagne italiane, tra tradizione e innovazione

Le castagne italiane rappresentano da secoli una risorsa multifunzionale di inestimabile valore per le aree collinari e montane del Bel Paese. I frutti del castagno europeo hanno garantito il sostentamento di intere popolazioni rurali in Italia, fornendo un cibo che oggi si trova al crocevia tra la tradizione del ‘Made in Italy’ e l’innovazione di prodotto, per rispondere alle esigenze di consumatori globali sempre più attenti ad alimenti ‘plant-based’ e senza glutine.

Questo articolo esplora la botanica del castagno, le principali varietà di castagne e marroni, le loro proprietà nutrizionali e le opportunità di valorizzazione che collegano il sapere antico alle tecnologie moderne. Per comprendere appieno il valore del castagno, è fondamentale partire dalle sue caratteristiche biologiche e dalla sua storia millenaria, che lo lega indissolubilmente al paesaggio e alla cultura italiana.

Botanica, origini e diffusione

Il castagno europeo, Castanea sativa Mill., è una pianta legnosa dal portamento arboreo appartenente alla famiglia delle Fagaceae (Scheda IPFI, Acta Plantarum, n.d.), così come querce e faggi.

L’albero ha grandi dimensioni che possono raggiungere i 35m di altezza e diametri considerevoli (Propetto, 2007). Il celebre ‘castagno dei 100 cavalli’ – situato in Sicilia, nel Parco dell’Etna (Sito Unesco Monte Etna, n.d.) – ha un tronco di 22 metri di diametro e una chioma larga 100 metri. In condizioni di crescita normali, l’albero sviluppa un fusto imponente e diritto, caratterizzato da una corteccia liscia e brillante, di colore grigio-brunastro (Musei Italiani, 2022).

Le foglie sono grandi e presentano una consistenza coriacea. La loro forma è caratterizzata da una base arrotondato-cordata e da una marcata dentellatura grossolana. Sebbene le giovani foglie siano inizialmente pubescenti, esse tendono a diventare glabre e lucide con la maturazione (Propetto, 2007).

La fioritura

Il castagno è una specie monoica, ovvero sulla stessa pianta sono presenti fiori sia maschili che femminili, sebbene distinti. Le infiorescenze maschili, chiamate amenti, sono lunghe e giallastre, mentre quelle femminili sono raccolte alla base degli amenti maschili, all’interno di una cupola che evolverà nel riccio.

L’impollinazione è prevalentemente anemofila, cioè affidata al vento. La produzione di polline è cruciale per la fruttificazione e dipende dalla tipologia di fiore maschile: i genotipi longistaminei producono polline abbondante, mentre altri, come molti marroni italiani, sono astaminei e quindi maschio-sterili, richiedendo la presenza di impollinatori adeguati nel castagneto.

Il frutto

Quello del castagno europeo (Canstanea sativa Mill.) è un frutto composto detto trimoso, composto da più frutti secchi indeiscenti, gli acheni (ovvero le castagne) racchiusi in un involucro spinoso (pericarpo) detto riccio. Il riccio, di forma globosa e con un diametro variabile tra 5 e 10 cm, si apre a maturità lungo quattro linee di deiscenza, liberando solitamente due o tre acheni di colore bruno lucente. Ciascun frutto è rivestito da un pericarpo sottile e coriaceo che ne protegge la polpa, destinata all’alimentazione umana e animale. globoso del diametro di circa 10 cm, che a maturità si apre e disperde 2-3 acheni indeiscenti, marroni, lucidi di 2-3 cm (Propetto, 2007)

Castagne e marroni, quali differenze?

Dal punto di vista botanico castagne e marroni sono frutti della stessa specie (Castanea sativa Mill.). Sebbene i termini ‘castagna’ e ‘marrone’ nel linguaggio comune vengano spesso considerati sinonimi, i due prodotti sono ben distinti dal punto di vista agronomico (Neri et al., 2010). I marroni vengono spesso prodotti da specifiche cultivar in castagneti specializzati, mentre le castagne vengono raccolte anche da boschi spontanei (Alessandri et al., 2020). La differenza fondamentale risiede nel numero di semi per frutto:

  • castagne. Il frutto, contenuto nel riccio, è generalmente composto da più semi (acheni), separati da una pellicola interna (episperma);
  • marroni. Il frutto è costituito da un unico seme di dimensioni maggiori, particolarmente pregiato per la trasformazione artigianale e industriale, oltre che per il consumo fresco (Massantini et al., 2021).

Origini e Storia

Il castagno europeo (C. sativa) vanta una storia antica. Studi paleobotanici hanno dimostrato la sua presenza nella penisola italiana e iberica già durante l’ultimo massimo glaciale (circa 20.000 anni fa) (Massantini et al., 2021). La sua coltivazione si diffuse in Europa occidentale grazie alle antiche civiltà greca e romana. I greci iniziarono a coltivarlo sia per il legno che per i frutti. I romani, pur apprezzando i frutti, ne estesero la coltivazione principalmente per il pregiato legname, utilizzato in edilizia e per la costruzione di botti.

Durante il Medioevo, il castagno divenne una fonte alimentare primaria, un vero ’albero del pane’ per le popolazioni montane (Alessandri et al., 2020). Lo stesso termine ‘marrone’ ha radici storiche profonde, derivando probabilmente dal greco ‘maraon’ e risultando in uso in Italia già in epoca medievale (Massantini et al., 2021).

Principali varietà italiane e loro caratteristiche

L’Italia vanta un ricco patrimonio di varietà e ecotipi di castagno, frutto di secoli di selezione e adattamento ai diversi territori. Di seguito sono descritte le principali tipologie coltivate.

Varietà di marroni

Estremamente apprezzati per le loro qualità superiori, sono la scelta ideale per la canditura e la produzione dei celebri marrons glacés, grazie alla polpa saporita, alla facilità di rimozione dell’episperma (la pellicola interna) e alla caratteristica monoembrionia (un solo seme per frutto). Esempi di cultivar fondamentali sono:

  • marrone di Castel del Rio (Emilia Romagna). Varietà registrata come IGP (Indicazione Geografica Protetta) (Alessandri et al., 2020). È considerata tra le cultivar di castagno più preziose e conosciute in Italia. Questo ecotipo, cresce su suolo scistoso e ha mostrato un elevato contenuto proteico (Neri et al., 2010);
  • marrone del Mugello (Toscana) IGP. È considerato il frutto ideale per ottenere marron glacé di altissima qualità. Il marrone di Marradi è un ecotipo commercializzato sotto questa denominazione (Neri et al., 2010);
  • marrone di Valle Castellana (Abruzzo). Ecotipo della varietà ‘marrone della Laga’. Tra gli ecotipi analizzati, ha mostrato il più alto contenuto di saccarosio e fibra (Neri et al., 2010);
  • garrone rosso. Cultivar vigorosa e adatta a quote più elevate. I frutti sono di pezzatura medio-grande. Viene commercializzata con l’etichetta “castagna Cuneo” IGP e si presta sia al consumo fresco che alla canditura (Pavese et al., 2022);
  • garrone nero e gentile. Sono cultivar pregiate e ampiamente diffuse, note per la qualità dei loro frutti. Il loro mercato di riferimento è principalmente quello del fresco (Torello Marinoni et al., 2013).

Cultivar di castagne

Nel repertorio delle varietà tosco-emiliane, tra le castagne italiane, le cultivar destinate principalmente alla produzione di farina sono:

  • Carpinese (Garfagnana). Insieme a ‘Pontecosi’, ‘Capannaccia’ e ‘Morona’, è usata per la “Farina di Neccio della Garfagnana” DOP. Nonostante la pezzatura piccola (sotto i 10 g), ha mostrato il miglior compromesso nutrizionale tra le varietà locali, con un alto contenuto di minerali (P, K, Mg) e un alto contenuto di fenoli totali (TP) e attività antiossidante.
  • Morona (Garfagnana). Anch’essa utilizzata per la farina DOP. Ha un contenuto di saccarosio inferiore a ‘Carpinese’. Il suo contenuto di fenoli totali non è diminuito dopo l’essiccazione tradizionale a differenza di altre cultivar (Lo Piccolo et al., 2020).

Le cultivar diffuse in Campania sono invece l’ecotipo Rosso Salernitano (RSE), che produce frutti di buona qualità con polpa croccante e sapore dolce. La sua caratteristica di maturazione tardiva (dopo la terza settimana di ottobre) la rende vantaggiosa in quanto permette di evitare le frequenti gelate primaverili. Altre cultivar campane sono Mercogliana, Rossa di San Mango, Verdola, Palummina (area di Roccarainola) e Montemarano.

Nel Nord Italia, le varietà con frutti di piccola pezzatura sono tradizionalmente destinate alla produzione di farina e castagne secche. Questa trasformazione permetteva di conservare il prodotto per tutto l’anno. Tra le più note si annoverano ‘Borgna‘, ‘Ciapastra‘ e ‘Pelosa‘. Una importante cultivar del Piemonte è la Pugnenga, insieme alla francese ‘Savoye’, è una delle poche cultivar di C. sativa note per la sua resistenza al cinipide galligeno (Dryocosmus kuriphilus) (Nugnes et al., 2018; Aglietti et al., 2022).

Aspetti nutrizionali

La castagna (Castanea sativa Mill.) è un alimento unico nel suo genere, il cui profilo nutrizionale si discosta nettamente da quello della frutta secca oleosa, risultando piuttosto simile a quello di un cereale (Lo Piccolo et al., 2020; Guiné et al., 2023). Questa peculiarità deriva dalla sua composizione, dominata dai carboidrati complessi (amido) e generalmente povera di grassi, in netto contrasto con noci, mandorle o nocciole, che sono invece ricche di lipidi e proteine (Massantini et al.; Guiné et al., 2023). Le proprietà nutrizionali delle castagne si riassumono come segue:

  • il contenuto di amido può variare dal 38% fino all’80% (Aglietti et al., 2022), ovvero raggiungere circa 50 g per 100 g di peso secco nel frutto crudo (Lo Piccolo et al., 2020);
  • il valore energetico contenuto calorico è relativamente basso e i pochi grassi presenti (circa l’1%) sono in prevalenza polinsaturi (MUFA e PUFA), benefici per la salute (Aglietti et al., 2022);
  • il contenuto proteico è moderato o relativamente basso (sotto il 5%), bensì considerato di alta qualità biologica (Aglietti et al., 2022) per la varietà di aminoacidi (Massantini et al., 2021);
  • la castagna è inoltre una buona fonte di fibre alimentari (Lo Piccolo et al., 2020). Queste fibre, in quanto sostanze indigeribili, stimolano la presenza di batteri probiotici benefici e sono utili per la regolarità intestinale (Guiné et al., 2023).

Le castagne, pur avendo caratteristiche nutrizionali simili a quelle dei cereali, sono naturalmente senza glutine (Bounous, 2005). La farina di castagne rappresenta perciò un valido ingrediente per la preparazione di zuppe, torte e altri alimenti destinati all’alimentazione delle persone con celiachia e altre intolleranze al glutine.

Le castagne sono inoltre fonti di vitamine – in particolare Vitamina C, folati e piridossina (Vitamina B6) (Aglietti et al., 2022) – e di minerali essenziali come potassio (K), fosforo (P) e magnesio (Mg), oltre a rame (Cu), ferro, zinco e manganese (Massantini et al., 2021; Aglietti et al., 2022). Il potassio, il fosforo e il magnesio sono considerati macroelementi abbondanti nelle castagne italiane analizzate da Lo Piccolo e colleghi (2020).

I potenziali effetti benefici per la salute

Le castagne italiane (Castanea spp.), oltre al valore nutrizionale, contengono numerosi composti bioattivi che suggeriscono alcune proprietà salutistiche (Pavese et al., 2022). Questi frutti sono ricchi di polifenoli, la cui presenza contribuisce alla loro attività antiossidante. In particolare:

  • catechine e tannini costituiscono le molecole principali nel fitocomplesso fenolico della castagna, raggiungendo spesso il 30–40% del totale dei fenoli. Possiedono importanti capacità antimicrobiche, cardioprotettive e chemopreventive (Donno et al., 2023);
  • gli acidi fenolici rappresentano tipicamente il 5–20% del fitocomplesso fenolico totale. L’acido clorogenico e l’acido ferulico, in particolare, sono citati come variabili che spiegano la varianza nella composizione fenolica. Sono caratterizzati da effetti anti-mutagenici, probiotici, cardioprotettivi e chemopreventivi (Donno et al., 2023);
  • acido gallico e acido ellagico sono gli acidi fenolici più importanti presenti nelle castagne, sia crude che lavorate. L’acido gallico si trova in quantità approssimative di 20–70 mg·100 g⁻¹ di peso secco (DW), mentre l’acido ellagico si attesta tra i 10–50 mg·100 g⁻¹ DW. Sono considerati agenti importanti anticarcinogenici, antimutagenici e antiossidanti, particolarmente utili nella prevenzione dei problemi cardiovascolari (Donno et al., 2023).

Effetti favorevoli della cottura

I processi di cottura tradizionali possono influenzare positivamente il profilo fitochimico. In particolare, bollitura e tostatura (arrostitura) tendono ad aumentare i livelli di acido gallico ed ellagico (Donno et al., 2023).

Dal punto di vista biochimico, l’incremento dell’acido ellagico è attribuibile all’idrolisi termica di composti endogeni come gli ellagitannini, mentre l’aumento dell’acido gallico deriva dalla decomposizione dei tannini (galloilesteri).

La tostatura, in particolare, si è dimostrata il metodo migliore per preservare il contenuto polifenolico totale nelle varietà di Castanea sativa (Donno et al., 2023).

La coltivazione in Italia

La coltivazione del castagno in Italia si concentra nelle aree collinari e montane, a un’altitudine tipicamente compresa tra i 300 e i 900 metri sul livello del mare. La pianta, eliofila, predilige suoli ben drenati e sub-acidi poiché particolarmente sensibile ai ristagni idrici che possono favorire lo sviluppo di patologie radicali (Valli & Corradi, 2005).

La produzione di castagne italiane biologiche ha luogo in diverse regioni italiane.

Le tecniche agronomiche bio si basano sulla gestione sostenibile del suolo, sulla conservazione della biodiversità e sull’uso di prodotti naturali per la difesa fitosanitaria. Prediligendo approcci a basso impatto e soluzioni genetiche quali la resistenza varietale ovvero l’impiego di cultivar resistenti o ibridi, come l’ecotipo locale italiano ‘Rosso Salernitano’ (RSE).

Tradizione Italiana: eccellenze regionali e mercati

Le castagne italiane sono profondamente radicate nella cultura gastronomica del Bel Paese, con un’ampia gamma di prodotti che spaziano dalla tradizione all’innovazione.

Prodotti tradizionali

I metodi di consumo più classici includono le castagne arrosto (caldarroste), lesse e secche (‘pilate’), cioè private dell’episperma dopo l’essiccazione. Alcuni esempi di conservazione e lavorazione tradizionale sono:

  • marron glacé (castagne candite). Questo prodotto dolciario è riconosciuto a livello internazionale come un dolce raffinato di segmento premium. Le cultivar della varietà ‘marrone’ sono le più adatte alla canditura (o marrons glacés) e per la produzione di altissima qualità, grazie alle loro eccellenti caratteristiche, come la facilità con cui si rimuove l’episperma (la pellicina interna) e la polpa saporita. La sua origine è dibattuta tra la corte di Re Luigi XIV, Lione o Cuneo, risalente al XVI secolo (Guiné et al., 2023);
  • creme e confetture (passate di marroni). Le castagne (o marroni) vengono tradizionalmente trasformate in confetture o passate. Ad esempio, in Portogallo, le confetture di castagne fanno parte della cultura culinaria da secoli. Questi prodotti appartengono alla categoria della ‘seconda trasformazione’, che aggiunge valore al prodotto semi-lavorato (Bounous, 2005; Guiné et al., 2023);
  • farina di castagne. Storicamente considerata una risorsa essenziale della ‘cucina povera’, la farina è ottenuta essiccando i frutti, spesso in maniera tradizionale nel ‘metato’ (per circa 30 giorni a 35–40 °C). Essendo naturalmente priva di glutine, è un ingrediente importante per celiaci. Alcune farine, come la Farina di Neccio della Garfagnana, godono di Denominazione di Origine Protetta (DOP);
  • prodotti da forno e pasta. La farina di castagne italiane viene tradizionalmente impiegata anche per realizzare prodotti da forno come pane, torte e biscotti, oltre a pasta e polenta. Nelle cucine regionali, si trovano i necci (crêpes semplici di farina di castagne cotte su piastre di ghisa) e in Lunigiana, le lasagne bastarde (un tipo di pasta fresca. Dievole, n.d.).

Alimenti innovativi a base di castagne

La riscoperta della farina di castagne, essendo naturalmente priva di glutine, ha aperto nuove opportunità di mercato per la produzione di alimenti destinati a celiaci, come pane speciale, pasta, biscotti e persino birra.

Tra i prodotti innovativi, si osserva l’impiego della farina di castagne quale ingrediente funzionale di latte fermentato probiotico, ove essa migliora la vitalità dei ceppi batterici e le capacità antiossidanti del prodotto (Aglietti et al., 2022), nonché di pasta fresca (Guiné et al., 2023). Essa viene altresì impiegata negli insaccati secchi di carne (dry-cured meat sausages), ove agisce come prebiotico, aumentando la fibra alimentare e i polifenoli (Aglietti et al., 2022).

Un altro settore di grande interesse per la sostenibilità è la valorizzazione dei sottoprodotti della castagna (come i gusci), dai quali è possibile recuperare componenti nutraceutici di alto valore, come l’acido ellagico, attraverso processi innovativi come la fermentazione fungina (Guiné et al., 2023).

Mercato italiano

La castanicoltura italiana è caratterizzata da una forte frammentazione, con aziende di piccole e medie dimensioni. Per competere efficacemente sul mercato, è fondamentale ‘fare rete’. L’esempio del consorzio ‘Marrone del Mugello IGP’ non è solo un caso di successo, ma rappresenta un modello strategico che potrebbe venire seguito in altri contesti territoriali. Questo approccio permette infatti di:

  • valorizzare le specificità del prodotto legate al territorio;
  • accedere a mercati premium, che riconoscono un prezzo più elevato alla qualità certificata;
  • diversificare i canali di vendita e affrontare il mercato con una strategia strutturata e comune.

Guida all’acquisto e alla conservazione

Per un acquisto di qualità, è utile seguire alcuni criteri:

  • pezzatura. Frutti grandi sono ideali per il consumo fresco (es. caldarroste), mentre quelli più piccoli sono tradizionalmente destinati alla trasformazione in farina;
  • aspetto. Il pericarpo (la buccia esterna) deve essere lucido, integro e senza fori, che potrebbero indicare la presenza di parassiti.
  • monoembrionia. I marroni devono presentare un solo seme per frutto e una pellicola interna che non penetra in profondità nella polpa, facilitandone la pelatura;
  • certificazioni. I marchi DOP (Denominazione di Origine Protetta) e IGP (Indicazione Geografica Protetta) sono una garanzia di origine, qualità e rispetto di un disciplinare di produzione.

Massantini et al. (2021) propone l’utilizzo di analisi non distruttive, in particolare la spettroscopia nel vicino infrarosso (NIR), per autenticare l’origine e valutare rapidamente la qualità delle castagne.

Conservarzione

La castagna fresca è un prodotto molto deperibile a causa del suo elevato contenuto di acqua (circa il 50%). Per prolungarne la conservabilità si adottano diverse tecniche:

  • ‘Curatura” (o Idroterapia). È un trattamento post-raccolta che consiste nell’immergere i frutti in acqua, fredda o calda (ad esempio, a 50°C per 45 minuti). Questo processo ha lo scopo di eliminare le larve dei principali parassiti del frutto, come il balanino (Curculio elephas), che possono trovarsi già all’interno delle castagne al momento della raccolta, e di prolungare la durata del prodotto.
  • Essiccazione. Permette di conservare il prodotto a lungo termine sotto forma di castagne secche o farina.
  • Congelamento. Un metodo moderno che consente di avere a disposizione il prodotto fresco durante tutto l’anno, una volta sbucciato.

Per una conservazione a breve termine, è consigliabile riporre le castagne fresche nel frigorifero. Dopo aver eliminato gli esemplari danneggiati o con segni di parassiti, collocare i frutti in un sacchetto di carta o in una retina traspirante, evitando materiali plastici che favoriscono la condensa. Possono essere poi conservate nel cassetto della verdura. In questa maniera le castagne mantengono buone caratteristiche di freschezza per circa due o tre settimane. Prima della cottura lasciar riposare a temperatura ambiente per evitare che si spacchino in cottura.

Mercati esteri

Per comprendere il posizionamento dell’Italia, è utile osservare il quadro produttivo globale. Secondo i dati FAO del 2020, i principali paesi produttori di castagne nel mondo sono: Cina, Spagna e Bolivia, a cui seguono Turchia, Corea e Italia (Massantini et al., 2021). Questo scenario evidenzia una forte competizione a livello internazionale, sottolineando l’importanza di puntare sulla qualità, la tracciabilità e la valorizzazione delle eccellenze varietali per distinguere la produzione italiana.

I buyer internazionali alla ricerca dell’eccellenza biologica italiana di alta gamma per l’acquisto di un prodotto di qualità possono affidarsi alla guida esperta di GIFT (Great Italian Food Trade).

Desirée Muscas

Cover credit: Chris Hoefliger (chrishoefliger) from Pixabay.com

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DESIREE MUSCAS
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Esperta LCA, laureata in Sviluppo Rurale Sostenibile, PhD in Ingegneria Civile e Ambientale.

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