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Fichi italiani: 240 cultivar e due DOP

Il fico comune (Ficus carica L.) è tra le specie frutticole più antiche del bacino mediterraneo e accompagna l’Italia da millenni, con radicamento particolare nel Mezzogiorno (Mazzeo et al., 2024; Petruccelli et al., 2025; Rodolfi et al., 2018). 

Il suo valore è duplice: economico in alcune aree vocate e, soprattutto, culturale, varietale e paesaggistico, grazie a un patrimonio genetico che comprende circa 240–300 cultivar o accessioni censite e non ancora del tutto definite (Giordano et al., 2025; Rodolfi et al., 2018).

La filiera nazionale unisce consumo fresco, trasformazione e produzione di fichi secchi di qualità, soprattutto in Campania, Calabria e Puglia (Giordano et al., 2025; Monaco et al., 2024; Ciarmiello et al., 2015).

Un frutto antico in 240 forme

Il fico appartiene alla famiglia delle Moraceae ed è una specie sia coltivata sia spontanea, diffusa in tutto il Mediterraneo (Nuzzo et al., 2022; Russo et al., 2017). Il patrimonio italiano è tra i più eterogenei d’Europa sul piano morfologico e genetico: foglie, frutti, portamento e calendari di maturazione variano enormemente da cultivar a cultivar (Rodolfi et al., 2018; Giordano et al., 2025; Nuzzo et al., 2022). Proprio questa biodiversità rappresenta oggi la risorsa strategica del comparto, più della scala produttiva.

Storia: dai Fenici alla Pomona medicea

Il fico è legato alle origini stesse dell’orticoltura nel Vicino Oriente e nel Mediterraneo ed è considerato tra le prime specie frutticole domesticate dall’uomo (Mazzeo et al., 2024; Giordano et al., 2025; Salehi et al., 2020). La sua diffusione nell’Italia meridionale fu verosimilmente favorita prima dai Fenici e poi dai Greci; in età romana aveva già un ruolo di rilievo nell’alimentazione e nella vita sociale (Mazzeo et al., 2024).

La sedimentazione culturale emerge anche dalle fonti agrarie regionali. In Toscana la letteratura scientifica documenta cultivar come Verdino e Brogiotto già nel Quattrocento; fra Sette e Ottocento la passione collezionistica dei Medici arricchì ulteriormente il patrimonio varietale (Giordano et al., 2025). Nelle province di Salerno e Cosenza, i fichi secchi diventarono nei secoli una risorsa economica documentata da relazioni agronomiche e statistiche ufficiali fin dall’età moderna.

Botanica e stagionalità: fioroni, forniti e cultivar bifere

Molte cultivar italiane sono bifere: producono cioè due raccolti all’anno, i fioroni, che si sviluppano sul legno dell’anno precedente, e il raccolto principale, costituito dai forniti, che maturano sui germogli dell’anno. Altre concentrano invece la produzione esclusivamente sul raccolto estivo (Mazzeo et al., 2024; Mafrica et al., 2025). 

Nel gruppo Dottato, il raccolto principale in Puglia matura da fine luglio a settembre, mentre il calendario regionale può aprirsi con i fioroni tra fine maggio e giugno e chiudersi a settembre–ottobre con le varietà tardive (Mazzeo et al., 2024). La stagionalità breve e la delicatezza del frutto restano il principale vincolo commerciale del prodotto fresco.

Il fico in Italia e nel mondo: numeri e mercati

L’Italia è al secondo posto in Unione Europea per la produzione di fichi (circa 11.000 di tonnellate nel 2024), a larga distanza dalla Spagna (42.000 t), secondo gli ultimi dati Eurostat (2025). Valori irrisori rispetto alla produzione globale di 1,3 milioni di tonnellate annue. La Turchia è il primo produttore ed esportatore mondiale e copre da sola fino al 60% del mercato globale dei fichi secchi  (CBI, 2026). Seguono Egitto, Marocco, Algeria e Iran (FAO, 2025).

Sul fronte del secco, Spagna, Italia e Grecia hanno prodotto insieme circa 17.100 tonnellate nella campagna 2024/2025 (CBI, 2026). L’Europa resta strutturalmente importatrice: Francia (8.268 t) e Germania (7.239 t) sono stati i primi acquirenti UE nel 2024, con prezzi medi all’import intorno a 4.339 $/t e all’export a 4.695 $/t, in un contesto di offerta calante e domanda sostenuta dalla crescente attenzione alla dieta mediterranea (CBI, 2026). 

Per il comparto italiano di qualità, in particolare quello a marchio DOP, questa combinazione di domanda in crescita e offerta contenuta rappresenta lo spazio di valorizzazione più concreto (Monaco et al., 2024).

Cilento e Cosenza: le due DOP del Dottato

L’Italia vanta il riconoscimento di due denominazioni di origine protetta (DOP), del fico, entrambe fondate sulla cultivar Dottato (o Ottato) e sul prodotto essiccato: 

  • Il Fico Bianco del Cilento DOP, registrato nel 2006, valorizza un ecotipo selezionato nel Cilento salernitano. Le peculiarità pedo-climatiche e il biotipo genetico sono indicati tra i fattori della variabilità dei composti volatili, mentre l’essiccazione al sole — eventualmente seguita da trattamento in forno, secondo disciplinare — modifica in modo significativo il profilo aromatico (Russo et al., 2017; Russo et al., 2014);
  • i Fichi di Cosenza DOP, riconosciuti nel 2011, designano esclusivamente i frutti essiccati del ‘Dottato Bianco di Cosenza’ coltivati tra 0 e 800 metri di quota nella Valle del Crati e aree contigue (Mazzeo et al., 2024; Mafrica et al., 2025; Monaco et al., 2024). La raccolta, manuale, si concentra tra agosto e ottobre; il disciplinare fissa un’umidità massima del 24% (28% se condizionati) e un tenore di zuccheri sul secco compreso tra 48–57% (essiccazione al sole) e 50–75% (in serra).

Agroecosistemi tradizionali e resilienza allo stress termico

L’80% della produzione di fichi in Italia si concentra nel Meridione (Campania, Puglia, Calabria e Sicilia). In Puglia circa il 90% del prodotto è commercializzato fresco, mentre Calabria e Campania sono orientate al secco. In Toscana e Liguria emergono produzioni di nicchia ad alto valore (Giordano et al., 2025; Mazzeo et al., 2024; Monaco et al., 2024).

Nel Sud Italia il fico viene spesso coltivato in orti, giardini e frutteti promiscui, insieme a olivo, mandorlo, pero, melograno e vite (Nuzzo et al., 2022; Giordano et al., 2025). È un modello rilevante per la conservazione della biodiversità e per la resilienza degli agroecosistemi (Nuzzo et al., 2022; Petruccelli et al., 2025).

Sul piano agronomico il fico è apprezzato per l’adattabilità a climi torridi e a bassa disponibilità idrica (Petruccelli et al., 2025; Giordano et al., 2025), tratto sempre più prezioso nello scenario di stress termico che sta riducendo le rese storiche. La propagazione più diffusa e sostenibile su larga scala resta la moltiplicazione per talea (Mafrica et al., 2025).

Valori nutrizionali del fico fresco

Il fico fresco è un frutto a moderata densità energetica, ricco d’acqua, con zuccheri interamente solubili. I valori di riferimento sono quelli delle Tabelle di composizione degli alimenti del CREA, qui riportati per 100 g di parte edibile e per porzione da 150 g.

Parametro Per 100 g Per porzione (150 g)

 

Energia 63 kcal / 262 kJ 94 kcal / 394 kJ
Acqua 81,9 g 122,9 g
Proteine 0,9 g 1,4 g
Lipidi 0,2 g 0,3 g
Carboidrati 14,2 g 21,3 g
di cui zuccheri 14,2 g 21,3 g
Fibre alimentari 2 g 3,0 g

Tabella 2. Energia e macronutrienti del fico fresco. Fonte: CREA (2019), codice 007050.

I contenuti di micronutrienti indicati dal CREA per 100 g di fichi freschi non consentono di utilizzare nutrition claim nell’informazione commerciale, poiché inferiori ai livelli minimi a tal fine previsti dal regolamento (CE) n. 1924/06, pari al 15% dei Valori Nutritivi di Riferimento (VNR) di cui in Allegato XIII al regolamento (UE) n. 1169/2011. Il fico fresco apporta infatti per 100 g le seguenti quote di vitamine e minerali:

  • potassio: 270 mg, pari al 13,5% del VNR (2.000 mg);
  • vitamina C: 7 mg, pari all’8,8% del VNR (80 mg);
  • calcio: 43 mg, pari al 5,4% del VNR (800 mg);
  • fosforo: 25 mg, pari al 3,6% del VNR (700 mg);
  • ferro: 0,5 mg, pari al 3,6% del VNR (14 mg).

Il profilo nutrizionale cambia con l’essiccazione, che concentra zuccheri, minerali e fibra. Nei campioni studiati, molti composti fenolici risultano più concentrati nella buccia che nella polpa, e i fioroni si sono rivelati più ricchi in fenoli del raccolto principale nel Dottato del Cilento (Russo et al., 2014).

I composti bioattivi nelle evidenze della letteratura

Le evidenze disponibili indicano con apprezzabile coerenza che il fico contiene fenoli, flavonoidi, antociani, triterpeni e fitosteroli associati ad attività antiossidanti e antinfiammatorie; gran parte della letteratura resta però preclinica o di revisione (Alzahrani et al., 2024; Hajam & Saleem, 2022; Fazel et al., 2024). 

Le rassegne segnalano potenziali attività antidiabetiche, ipolipemizzanti, antimicrobiche e neuroprotettive, insistendo sulla necessità di ulteriori conferme cliniche e di sicurezza (Petruccelli et al., 2025; Fazel et al., 2024; Salehi et al., 2020).

Sul piano sperimentale, composti prenilati isolati dai frutti hanno mostrato in vitro una marcata inibizione della produzione di ossido nitrico e attività antiproliferativa su diverse linee cellulari tumorali (Liu et al., 2019). 

Applicazioni alimentari e potenziali industriali

In Italia il fico ha diversi impieghi: consumo fresco, essiccazione, confetture e gelati (Mazzeo et al., 2024; Mafrica et al., 2025; Monaco et al., 2024). 

La letteratura ricorda anche impieghi funzionali più ampi: parti del frutto possono contribuire a coloranti o conservanti naturali, oltre a interessare cosmetica e farmaceutica (Alzahrani et al., 2024).

Criteri di scelta per consumatori e acquirenti professionali

Per il consumatore i criteri più utili sono origine, cultivar, grado di maturazione, metodo di essiccazione e integrità del frutto. Nei fichi secchi DOP, il legame fra territorio, cultivar Dottato e processo definisce gran parte del profilo qualitativo e aromatico (Russo et al., 2017; Russo et al., 2014). 

Per l’acquirente professionale contano standardizzazione, tracciabilità e canali di approvvigionamento, in un mercato ove il prodotto italiano certificato può proporsi come alternativa qualitativa nel contesto UE (Monaco et al., 2024). 

I prodotti realizzati con agricoltura biologica esprimono il valore del rispetto dei più elevati standard — codificati nel regolamento (UE) 848/2018, nonché sottoposti ad appositi controlli supplementari — a garanzia della sostenibilità ambientale e della biodiversità.

In sintesi

La filiera del fico in Italia esprime un modello di biodiversità territoriale che trova nelle DOP di Cosenza e del Cilento — là dove Ancel Keys studiò la dieta mediterranea (Strinati, 2019) — la massima valorizzazione commerciale. Le evidenze scientifiche confermano l’interesse per i composti bioattivi del frutto, mentre il quadro normativo europeo delimita con chiarezza il perimetro dell’informazione al consumatore. Per consolidare il posizionamento economico del comparto, rimangono centrali la tutela dei sistemi colturali resilienti e la conversione al sistema biologico quale valore aggiunto e distintivo dei fichi italiani.

Dario Dongo

Credit cover Dario Dongo

Riferimenti

Letteratura scientifica

Alzahrani, M. Y., Alshaikhi, A. I., Hazzazi, J. S., Kurdi, J. R., & Ramadan, M. F. (2024). Recent insight on nutritional value, active phytochemicals, and health-enhancing characteristics of fig (Ficus carica). Food Safety and Health. https://doi.org/10.1002/fsh3.12034 

Ciarmiello, L., Piccirillo, P., Carillo, P., Luca, A., & Woodrow, P. (2015). Determination of the genetic relatedness of fig (Ficus carica L.) accessions using RAPD fingerprint and their agro-morphological characterization. South African Journal of Botany, 97, 40–47. https://doi.org/10.1016/j.sajb.2014.11.012 

Fazel, M. F., Abu, I. F., Mohamad, M. H. N., Daud, N. A. M., Hasan, A., Bakkar, Z. A., Khir, M. A. N. M., Juliana, N., Das, S., Razali, M. R. M., Baharin, N. H. Z., & Ismail, A. (2024). Physicochemistry, nutritional, and therapeutic potential of Ficus carica – A promising nutraceutical. Drug Design, Development and Therapy, 18, 1947–1968. https://doi.org/10.2147/dddt.s436446 

Giordano, C., Arcidiaco, L., Rodolfi, M., Ganino, T., Beghè, D., & Petruccelli, R. (2025). Description of Ficus carica L. Italian cultivars—I: Machine learning based analysis of leaf morphological traits. Plants, 14(3), 333. https://doi.org/10.3390/plants14030333 

Hajam, T. A., & Saleem, H. (2022). Phytochemistry, biological activities, industrial and traditional uses of fig (Ficus carica): A review. Chemico-Biological Interactions, 368, 110237. https://doi.org/10.1016/j.cbi.2022.110237 

Liu, Y.-P., Guo, J.-M., Yan, G., Zhang, M.-M., Zhang, W.-H., Qiang, L., & Fu, Y.-H. (2019). Anti-inflammatory and antiproliferative prenylated isoflavone derivatives from the fruits of Ficus carica. Journal of Agricultural and Food Chemistry, 67(17), 4817–4823. https://doi.org/10.1021/acs.jafc.9b00865 

Mafrica, R., Bruno, M., Fiozzo, V., Caridi, R., & Sorgonà, A. (2025). Rooting, growth, and root morphology of the cuttings of Ficus carica L. (cv. ‘Dottato’): Cutting types and length and growth medium effects. Plants, 14(2), 160. https://doi.org/10.3390/plants14020160

Mazzeo, A., Magarelli, A., & Ferrara, G. (2024). The fig (Ficus carica L.): Varietal evolution from Asia to Puglia region, southeastern Italy. CABI Agriculture and Bioscience, 5. https://doi.org/10.1186/s43170-024-00262-x 

Monaco, F., De Marinis, P., & Sali, G. (2024). Consumers’ attitudes towards whole dried figs attributes: A preliminary study in Italy. Agriculture, 14(12), 2163. https://doi.org/10.3390/agriculture14122163 

Nuzzo, V., Gatto, A., & Montanaro, G. (2022). Morphological characterization of some local varieties of fig (Ficus carica L.) cultivated in southern Italy. Sustainability, 14(23), 15970. https://doi.org/10.3390/su142315970 

Petruccelli, R., Giordano, C., Beghè, D., Arcidiaco, L., Bonetti, A., Ieri, F., Rodolfi, M., & Ganino, T. (2025). Description of Ficus carica L. Italian cultivars II: Genetic and chemical analysis. Plants, 14(8), 1238. https://doi.org/10.3390/plants14081238 

Rodolfi, M., Ganino, T., Chiancone, B., & Petruccelli, R. (2018). Identification and characterization of Italian common figs (Ficus carica) using nuclear microsatellite markers. Genetic Resources and Crop Evolution, 65, 1337–1348. https://doi.org/10.1007/s10722-018-0617-6 

Russo, F., Caporaso, N., Paduano, A., & Sacchi, R. (2014). Phenolic compounds in fresh and dried figs from Cilento (Italy), by considering breba crop and full crop, in comparison to Turkish and Greek dried figs. Journal of Food Science, 79(7), C1278–C1284. https://doi.org/10.1111/1750-3841.12505 

Russo, F., Caporaso, N., Paduano, A., & Sacchi, R. (2017). Characterisation of volatile compounds in Cilento (Italy) figs (Ficus carica L.) cv. Dottato as affected by the drying process. International Journal of Food Properties, 20, 1366–1376. https://doi.org/10.1080/10942912.2017.1344991 

Salehi, B., Mishra, A. P., Nigam, M., Karazhan, N., Shukla, I., Kiełtyka-Dadasiewicz, A., Sawicka, B., Głowacka, A., Abu-Darwish, M. S., Tarawneh, A. H., Gadetskaya, A. V., Cabral, C., Salgueiro, L., Victoriano, M., Martorell, M., Docea, A. O., Abdolshahi, A., Calina, D., & Sharifi-Rad, J. (2020). Ficus plants: State of the art from a phytochemical, pharmacological, and toxicological perspective. Phytotherapy Research, 35, 1187–1217. https://doi.org/10.1002/ptr.6884

Fonti istituzionali, statistiche, banche dati e letteratura grigia

CBI – Centre for the Promotion of Imports from developing countries (Ministero degli Affari Esteri dei Paesi Bassi). (2026). The European market potential for dried figs (dati International Nut and Dried Fruit Council, Eurostat, ITC). https://www.cbi.eu/market-information/processed-fruit-vegetables-edible-nuts/dried-figs/market-potential 

CREA – Centro di ricerca Alimenti e Nutrizione. (2019). Tabelle di composizione degli alimenti: Fichi, freschi (codice 007050). https://www.alimentinutrizione.it/tabelle-nutrizionali/007050

Eurostat. (2025). Agricultural production – crops (banca dati apro_cpsh1). Ufficio statistico dell’Unione europea. https://ec.europa.eu/eurostat/statistics-explained/index.php?title=Agricultural_production_-_crops 

FAO – Food and Agriculture Organization of the United Nations. (2025). FAOSTAT: Crops and livestock products. https://www.fao.org/faostat/ 

Strinati, M. (2019, 19 novembre). Dieta mediterranea, è online il museo digitale. FT (Food Times). https://www.foodtimes.eu/it/pianeta/dieta-mediterranea-e-online-il-museo-digitale/ 

Fonti normative

Commission Regulation (EC) No 417/2006 of 10 March 2006 supplementing the Annex to Regulation (EC) No 2400/96 as regards the entry of certain names in the Register of protected designations of origin and protected geographical indications (Pimiento Asado del Bierzo — (PGI), Fico bianco del Cilento — (PDO), Melannurca Campana — (PGI), Montes de Granada — (PDO), Huile d’olive de Nice — (PDO), Aceite de la Rioja — (PDO), Antequera — (PDO)). http://data.europa.eu/eli/reg/2006/417/oj 

Commission Implementing Regulation (EU) No 596/2011 of 7 June 2011 entering a name in the register of protected designations of origin and protected geographical indications [Fichi di Cosenza (PDO)]. http://data.europa.eu/eli/reg_impl/2011/596/oj 

Regulation (EU) No 1169/2011 of the European Parliament and of the Council of 25 October 2011 on the provision of food information to consumers. Consolidated text: 01/04/2025. http://data.europa.eu/eli/reg/2011/1169/2025-04-01 

Regulation (EU) 2018/848 of the European Parliament and of the Council of 30 May 2018 on organic production and labelling of organic products and repealing Council Regulation (EC) No 834/2007. Consolidated text: 25/03/2025. http://data.europa.eu/eli/reg/2018/848/2025-03-25 

DARIO DONGO
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Dario Dongo, avvocato e giornalista, PhD in diritto alimentare internazionale, fondatore di WIISE (FARE - GIFT – Food Times) ed Égalité.

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