Le bevande con elettroliti destinate agli sportivi sono il segmento più studiato e meglio inquadrato, sul piano giuridico, di tutta la nutrizione specializzata. Le prove disponibili sostengono un beneficio concreto — reintegro di perdite reali, mantenimento della prestazione di resistenza, ritenzione idrica superiore all’acqua — e il diritto alimentare europeo ne ha riconosciuto una parte, autorizzando indicazioni sulla salute con condizioni d’uso precise e verificabili.
L’estate 2026 aggiunge un secondo piano di lettura. Le ondate di calore che stanno interessando l’Italia hanno spostato il tema dell’idratazione con elettroliti dal terreno della prestazione sportiva a quello della salute pubblica e della sicurezza sul lavoro. Questo articolo ricostruisce i numeri del mercato, le origini della categoria, le prove disponibili sugli sportivi e sulle situazioni di stress termico, e il perimetro esatto degli health claim autorizzati in Unione europea.
Evoluzione dei consumi e dei canali di vendita
Fortune Business Insights valuta il mercato globale delle bevande elettrolitiche 39,93 miliardi di dollari nel 2025, con proiezione a 43,05 miliardi nel 2026 e 82,12 miliardi nel 2034 (CAGR 8,41%), attribuendo al Nord America il 41,34% e all’Europa 7,47 miliardi nel 2025. Grand View Research stima invece il mercato degli sport drink, riportando 38,42 miliardi di dollari nel 2023 con una proiezione di 69,23 miliardi al 2030 (CAGR 8,9%).
In Italia, secondo le rilevazioni Circana per ASSOBIBE, nel 2025 il comparto delle bevande analcoliche ha perso l’1,5% a volume — circa 41 milioni di litri — con una crescita dell’1% a valore, sostanzialmente allineata all’inflazione. All’interno di questo aggregato le vendite di bevande isotoniche hanno segnato -7,5% su tutti i canali, quelle di energy drink una crescita dell’11,3%.
Le proiezioni globali a doppia cifra e il dato italiano a segno negativo fotografano due mercati diversi. La crescita si concentra nelle polveri e nelle formulazioni ‘hydration’ vendute online e in farmacia, mentre l’isotonico classico da scaffale — quello censito da Circana — perde terreno. Il valore si sta spostando fuori dal canale tradizionale, verso prodotti che hanno uno spazio di comunicazione diverso da quello dello sport drink storico.
Origine degli sport drink e convergenza con la clinica
La categoria nasce nel 1965 all’Università della Florida, ove il nefrologo James Robert Cade e il suo gruppo — sollecitati, secondo la ricostruzione del museo a lui intitolato, da una domanda di un ex campione di football americano sul perché i giocatori non urinassero durante le partite — misurarono i fluidi persi dagli atleti e misero a punto una soluzione di sali e zuccheri. Il prodotto venne impiegato per la prima volta in una partita dei Gators nell’ottobre del 1965 (Cade Museum for Creativity and Invention, s.d.; University of Florida, s.d.).
Vale la pena ricordare che nello stesso decennio, e su un binario parallelo, maturava la vicenda clinica del cotrasporto sodio-glucosio. Nel 1968 David Nalin, Richard Cash e colleghi pubblicano su The Lancet i risultati di una sperimentazione clinica condotta a Dacca su pazienti adulti affetti da colera: una soluzione orale di glucosio e sali era in grado di mantenere il bilancio idroelettrolitico, riducendo drasticamente il ricorso alla terapia endovenosa (Nalin et al., 1968). A cinquant’anni di distanza gli stessi autori hanno ricostruito la vicenda e il suo impatto sulla mortalità infantile (Nalin & Cash, 2018). L’OMS adotta negli anni Settanta una formulazione unica e nel 2004, con UNICEF, raccomanda la soluzione reidratante orale a osmolarità ridotta: 245 mOsm/l, sodio 75 mmol/l, glucosio 75 mmol/l, potassio 20 mmol/l, citrato trisodico 10 mmol/l (World Health Organization & UNICEF, 2004).
Le due filiazioni condividono lo stesso meccanismo fisiologico ma non lo stesso destino giuridico: la soluzione reidratante orale resta un presidio a composizione vincolata, lo sport drink un alimento a composizione libera, il cui spazio di comunicazione dipende interamente dal rispetto delle condizioni d’uso degli health claim.
Ipotonico, isotonico, ipertonico: il ruolo dei carboidrati
La classificazione per tonicità confronta l’osmolalità della bevanda — cioè la quantità di particelle osmoticamente attive presenti in una soluzione, espressa in osmoli per chilogrammo di solvente (Osm/kg) — con quella del plasma sanguigno, pari a circa 290 mOsm/kg di acqua:
- le bevande ipotoniche stanno sotto tale valore e contengono meno del 4% di carboidrati. Privilegiano quindi la velocità di svuotamento gastrico e l’assorbimento di acqua;
- le isotoniche si collocano attorno al valore plasmatico, con carboidrati tra il 4 e l’8%, e rappresentano il compromesso classico tra reidratazione e apporto energetico;
- quelle ipertoniche superano il valore plasmatico, con oltre l’8-10% di carboidrati. Esse perciò rallentano lo svuotamento gastrico e richiamano transitoriamente acqua nel lume intestinale, ragione per cui non sono indicate durante lo sforzo, mentre trovano impiego nel recupero, quando l’obiettivo è ricostituire il glicogeno muscolare.
Il dato tecnico che orienta la formulazione è che l’osmolalità dipende dal numero di particelle disciolte, non dalla loro massa. Sessanta grammi per litro di glucosio, di peso molecolare 180, valgono circa 333 mOsm/kg; la stessa quantità di saccarosio, di peso molecolare 342, ne vale circa 175; la stessa quantità di maltodestrine appena qualche decina, perché ogni molecola di polimero conta come una singola particella pur trasportando numerosi residui di glucosio. Il sodio incide molto meno: 20-50 mmol/l di cloruro di sodio, che si dissocia in due ioni, aggiungono tra 40 e 100 mOsm/kg.
Ne discende che i polimeri del glucosio sono la leva che consente di rispettare simultaneamente le due condizioni cumulative del claim autorizzato in UE — da 80 a 350 kcal/l da carboidrati e osmolalità tra 200 e 330 mOsm/kg — che una soluzione di solo glucosio alla medesima concentrazione energetica non riuscirebbe a soddisfare. Il regolamento 432/2012 li menziona infatti espressamente, accanto al glucosio e al saccarosio, tra i carboidrati ad alta risposta glicemica ammessi.
Due precisazioni valgono in sede di verifica dell’etichetta. Osmolalità e osmolarità non sono sinonimi: la prima si esprime per chilogrammo di acqua ed è il parametro adottato dal claim europeo, la seconda per litro di soluzione ed è quella cui rinvia la circolare ministeriale del 2009.
Evidenze scientifiche su prestazione e ritenzione idrica
Il meccanismo fisiologico di base è consolidato: gli enterociti assorbono sodio e glucosio in modo accoppiato attraverso il cotrasportatore SGLT1, generando un gradiente osmotico che favorisce il riassorbimento di acqua attraverso l’epitelio intestinale.
Sul piano della prestazione sportiva, la sintesi più aggiornata è la revisione sistematica con meta-analisi di Bravo-Sánchez e colleghi, pubblicata nel marzo 2026 su ventisei studi. Gli autori documentano, per le soluzioni di carboidrati ed elettroliti rispetto al placebo, un aumento significativo di:
- tempo di esaurimento (differenza media standardizzata 0,60; IC 95% 0,17-1,02; p = 0,006);
- glicemia durante l’esercizio (SMD 0,82; p < 0,001);
- sodiemia (concentrazione di sodio nel sangue. IC 95% 0,07-0,36; p = 0,004).
Emerge inoltre un dato di lettura pratica: gli atleti che assumevano la soluzione mantenevano frequenze cardiache più elevate senza riferire una maggiore percezione di sforzo, il che suggerisce la capacità di sostenere un’intensità assoluta superiore a parità di fatica percepita. La certezza delle prove secondo il sistema GRADE è risultata elevata proprio per le concentrazioni ematiche dei minerali (Bravo-Sánchez et al., 2026).
Gli stessi autori sono onesti sui limiti: l’effetto complessivo su tutte le misure di prestazione non raggiunge la significatività, e il tempo di completamento di una prova a cronometro non migliora. La spiegazione più plausibile è di dosaggio: gli studi inclusi somministravano quantità di carboidrati (circa 20-30 g/ora) molto inferiori alle raccomandazioni correnti per l’endurance, che indicano 60-90 g/ora e, in discipline come il ciclismo su strada, fino a 120 g/ora previo adattamento. La meta-analisi con meta-regressione di Ramos-Campo e colleghi conferma d’altra parte l’effetto ergogenico (prestazione fisica) dell’assunzione acuta di carboidrati sulla prestazione di resistenza (Ramos-Campo et al., 2024).
Sul versante della ritenzione idrica il quadro appare a sua volta chiara. Lo studio randomizzato che ha introdotto l’indice di idratazione delle bevande (BHI), misurando la diuresi nelle due ore successive all’ingestione di tredici bevande in soggetti euidratati (cioè in condizioni normali di idratazione) e usando l’acqua come riferimento, aveva mostrato una ritenzione superiore per la soluzione reidratante orale e per il latte, mentre lo sport drink commerciale non se ne discostava in modo significativo (Maughan et al., 2016). Millard-Stafford e colleghi hanno poi scomposto il contributo dei singoli componenti su diciannove adulti sani: la formulazione con carboidrati ed elettroliti ha registrato un BHI superiore all’acqua a 120 minuti (1,15 ± 0,17; p = 0,007), e — dato più interessante — gli elettroliti da soli spiegano la quota maggiore dell’effetto, con oltre il 12% di differenza netta rispetto all’acqua (Millard-Stafford et al., 2021). In altri termini: non è lo zucchero a fare la differenza sulla ritenzione, ma il sodio.
Coerente il risultato di Choi e colleghi, che su dieci giovani adulti hanno confrontato acqua e bevanda elettrolitica prima e dopo un esercizio fino all’esaurimento, rilevando maggiore capacità di trattenere acqua corporea, migliore capacità di esercizio e minore affaticamento post-esercizio, quest’ultimo valutato sulla lattacidemia (Choi et al., 2021). La numerosità ridotta impone prudenza, ma la direzione converge con la letteratura.
Sui crampi le prove sono altresì interessanti. Due studi crossover dello stesso gruppo hanno misurato la suscettibilità al crampo tramite la frequenza soglia di stimolazione elettrica del polpaccio, dopo corsa in discesa a 35-36 °C con perdita dell’1,5-2% del peso corporeo. L’assunzione di sola acqua di sorgente ha abbassato la soglia — rendendo il muscolo più suscettibile — mentre la soluzione reidratante orale l’ha innalzata (Lau et al., 2019; Lau et al., 2021). Gli autori stessi osservano che l’effetto potrebbe dipendere dal glucosio più che dagli elettroliti, e dichiarano il finanziamento da parte del produttore della soluzione impiegata. La revisione di riferimento resta prudente: l’eziologia del crampo associato all’esercizio è verosimilmente multifattoriale, con una componente neuromuscolare indipendente dallo stato idroelettrolitico (Maughan & Shirreffs, 2019).
Integrazione salina in condizioni di stress termico
In condizioni di stress termico il beneficio degli elettroliti appare più netto. La revisione di Périard, Eijsvogels e Daanen sulla fisiologia dell’esercizio sotto stress termico documenta come una disidratazione superiore al 2% della massa corporea si associ a riduzione della gittata cardiaca, compromissione della capacità termoregolatoria e aumento della fatica percepita (Périard et al., 2021).
Il contributo più recente è quello di Convit e colleghi (2025) su dodici cicliste allenate, con disegno crossover in doppio cieco. È il primo studio a misurare la prestazione autoregolata femminile sotto stress termico:
- le partecipanti hanno assunto, due ore prima dell’esercizio, 30 ml per kg di massa magra di liquido con 7,5 g/l di cloruro di sodio oppure placebo, prima di 75 minuti di ciclismo a intensità costante e di una prova a cronometro da 200 kJ a 34 °C e 60% di umidità relativa;
- con il sodio, la quota di liquido ingerito effettivamente trattenuto è salita al 44,4% contro il 7,6% del placebo, la velocità di sudorazione è risultata inferiore e il tempo di completamento della prova si è ridotto di 1,55 minuti, circa il 5%, con una potenza media superiore di 10 W e senza incremento dello stress termico o cardiovascolare né dei sintomi gastrointestinali durante l’esercizio (Convit et al., 2025).
Un’osservazione di rilievo per chi formula. La revisione narrativa di Pérez-Castillo e colleghi — autori in larga parte afferenti a un’impresa del settore, circostanza che gli autori dichiarano — sostiene che proprio nelle condizioni in cui l’equilibrio idroelettrolitico è più compromesso, come l’esercizio nel caldo, lo sport drink isotonico classico potrebbe non essere la formulazione ottimale: composizioni ipotoniche con elettroliti da moderati ad alti (≥45 mmol/l, prevalentemente sodio) e carboidrati sotto il 6% accelererebbero l’assorbimento intestinale di acqua e migliorerebbero la ritenzione nel recupero (Pérez-Castillo et al., 2024). È esattamente il profilo di molte polveri ‘hydration’ oggi in crescita — che, come si vedrà, si collocano fuori dal perimetro degli health claim autorizzati per le soluzioni di carboidrati ed elettroliti.
Tutela dei lavoratori all’aperto e indicazioni di salute pubblica
L’attenzione verso lo stress termico e l’idratazione si è estesa, negli ultimi anni, dall’ambito sportivo a quello della sicurezza sul lavoro. Negli Stati Uniti lo standard ANSI/ASSP A10.50-2024 sulla gestione dello stress termico nei cantieri prevede che ai lavoratori impegnati in attività gravose oltre le due ore in ambienti a 80 °F (circa 27 °C) o più vengano messe a disposizione gratuita bevande per il reintegro degli elettroliti, sconsigliando quelle contenenti caffeina e/o ad alto tenore di zuccheri. Va segnalato, per correttezza, che tra i partecipanti al gruppo di redazione figurava un dirigente di un’impresa produttrice di bevande per l’idratazione.
In Italia il quadro è diverso e si muove su un altro asse:
- il Ministero del lavoro ha recepito con decreto del 9 luglio 2025 il Protocollo quadro sui rischi lavorativi legati alle emergenze climatiche;
- la piattaforma Worklimate, sviluppata da INAIL e CNR, fornisce le previsioni di rischio da calore per zona e mansione su cui si innestano le ordinanze regionali di sospensione delle attività all’aperto nelle ore centrali;
- il Ministero della salute diffonde i bollettini giornalieri su quattro livelli di rischio (circolare 21 maggio 2026, n. 3873) e ha pubblicato, a luglio 2026, le nuove Linee di indirizzo su ondate di calore e inquinamento atmosferico, che aggiornano le edizioni 2013 e 2019 recependo le raccomandazioni di WHO Europe ed estendono la nozione di vulnerabilità ai lavoratori all’aperto e alle fasce socialmente svantaggiate (Ministero della Salute, 2026).
Da queste fonti istituzionali discende una raccomandazione sobria: per la popolazione generale l’indicazione resta bere acqua regolarmente e privilegiare frutta e verdura. Il reintegro salino può risultare utile quando esiste una perdita da compensare legata a sudorazione profusa, esposizione prolungata, attività fisica gravosa. Chi assume diuretici o segue una dieta iposodica per ipertensione dovrebbe in ogni caso consultare il medico prima di introdurre bevande a elevato tenore di sodio.
Quadro normativo europeo per le indicazioni sulla salute
Soluzioni di carboidrati ed elettroliti
Il regolamento (UE) 432/2012 — recante elenco aggiornato degli health claim autorizzati in Unione Europea — indica due indicazioni ammesse per le soluzioni di carboidrati ed elettroliti, sulla base di apposito parere EFSA (EFSA NDA Panel, 2011a). È infatti possibile riferire che esse:
- ‘contribuiscono al mantenimento della prestazione di resistenza durante un esercizio fisico prolungato‘;
- ‘favoriscono l’assorbimento di acqua durante l’esercizio fisico‘.
Le condizioni d’uso di questi health claim sono cumulative. La bevanda deve:
- apportare 80-350 kcal/l da carboidrati, con almeno il 75% dell’energia derivante da carboidrati ad alta risposta glicemica (glucosio, polimeri del glucosio, saccarosio);
- contenere tra 20 mmol/l (460 mg/l) e 50 mmol/l (1.150 mg/l) di sodio;
- presentare osmolalità compresa tra 200 e 330 mOsm/kg di acqua.
Carboidrati e recupero post-esercizio
Il regolamento (UE) 2015/7 ha poi aggiunto un’indicazione dedicata al recupero:
- i carboidrati ‘contribuiscono al ripristino della normale funzione muscolare (contrazione) dopo un esercizio fisico molto intenso e/o di lunga durata che porta ad affaticamento muscolare e all’esaurimento delle riserve di glicogeno nel muscolo scheletrico‘;
- tale effetto va riferito a un’assunzione totale di 4 g per kg di peso corporeo entro le prime quattro ore e comunque non oltre le sei; l’indicazione è utilizzabile solo su alimenti destinati ad adulti che abbiano svolto quel tipo di esercizio.
Micronutrienti
Sono inoltre disponibili, al ricorrere dei requisiti compositivi di seguito indicati, alcuni health claim dedicati ai minerali e sulle vitamine:
- il potassio contribuisce alla normale funzione muscolare e al normale funzionamento del sistema nervoso;
- il magnesio contribuisce all’equilibrio elettrolitico, alla normale funzione muscolare, al normale metabolismo energetico, al normale funzionamento del sistema nervoso e alla riduzione della stanchezza e dell’affaticamento;
- il calcio contribuisce alla normale funzione muscolare e alla normale neurotrasmissione. La vitamina C contribuisce al normale metabolismo energetico e alla riduzione della stanchezza e dell’affaticamento.
Questi health claim possono venire utilizzati nell’informazione commerciale relativa agli alimenti che forniscano una quantità significativa dei singoli micronutrienti (‘fonte di…), pari ad almeno il 7,5% del valore nutritivo di riferimento (VNR) per 100 ml (ovvero il 15% del VNR, per gli alimenti solidi). Per le polveri da ricostituire la condizione va verificata sul prodotto pronto al consumo secondo le istruzioni del fabbricante (reg. UE 1924/2006, articolo 5, paragrafo 3).
Le indicazioni non ammesse
Sodio e funzione muscolare. Il panel NDA di EFSA aveva confermato l’esistenza di un nesso di causa-effetto tra l’apporto di sodio e il mantenimento della normale funzione muscolare (ID 359; EFSA NDA Panel, 2011b). La Commissione ha però negato l’autorizzazione del relativo health claim, motivando nei considerando del regolamento (UE) 432/2012 che l’impiego di quel claim veicolerebbe un messaggio contraddittorio, incoraggiando il consumo di una sostanza di cui le autorità europee, nazionali e internazionali raccomandano la riduzione (in violazione dell’articolo 3, secondo comma, lettera ‘a’ del reg. UE 1924/2006).
Indicazioni sull’acqua, non trasferibili alle bevande. Il regolamento (UE) 432/2012 autorizza i claim secondo cui l’acqua ‘contribuisce al mantenimento di funzioni fisiche e cognitive normali‘ e ‘al mantenimento della normale regolazione della temperatura corporea‘, a condizione di informare il consumatore che l’effetto si ottiene con l’assunzione di almeno 2 litri di acqua al giorno da tutte le fonti. Sono indicazioni particolarmente utili nel contesto delle ondate di calore, ma la restrizione d’uso le riserva alle acque conformi alle direttive 2009/54/CE sulle acque minerali naturali e 98/83/CE sulle acque destinate al consumo umano. Una bevanda aromatizzata con elettroliti non può recarle.
Conclusioni
Le evidenze scientifiche raccolte sui benefici delle bevande per sportivi con elettroliti sono convergenti. La meta-analisi del 2026 documenta un allungamento significativo del tempo di esaurimento e il mantenimento di glicemia e sodiemia; la ricerca sul BHI attribuisce agli elettroliti la quota maggiore del vantaggio di ritenzione idrica rispetto all’acqua; lo studio del 2025 su cicliste in ambiente caldo-umido registra un miglioramento della prestazione di circa il 5% con il solo precarico di sodio. I benefici sono circoscritti a chi ha perdite reali da reintegrare, ma effettivi e misurati.
Il diritto europeo ne riconosce una parte con precisione: due indicazioni per le soluzioni di carboidrati ed elettroliti, una per il recupero post-esercizio, e l’intero corredo di claim su potassio, magnesio, calcio e vitamine presenti in quantità significative. La nostra squadra di FARE (Food and Agriculture Requirements) è a disposizione degli operatori e delle loro associazioni, oltreché dei consorzi di ricerca che intendano predisporre nuove richieste di autorizzazione all’impiego di appositi health claim su questo tipo di prodotti, per promuovere l’informazione dei consumatori sui rispettivi benefici.
Dario Dongo
Credit cover Massimo Sartirana su Unsplash
Riferimenti
Studi scientifici
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Letteratura grigia
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Dario Dongo, avvocato e giornalista, PhD in diritto alimentare internazionale, fondatore di WIISE (FARE - GIFT – Food Times) ed Égalité.


