Il settore degli integratori alimentari si è evoluto in un comparto strategico della salute pubblica, trasformandosi da rimedio specifico a pilastro del benessere psicofisico quotidiano. In questo panorama, l’Italia si distingue come leader indiscusso in Europa, avendo saputo intercettare la nuova domanda dei consumatori: un approccio olistico che unisce il supporto alle funzioni fisiologiche alla gestione dello stress, del riposo e dell’equilibrio mentale.
Il ‘Modello Italia’ non si limita ai grandi volumi di vendita (4,5 miliardi di euro), ma eccelle per il suo approccio scientifico-professionale. A differenza dei mercati esteri dominati dal fai-da-te, il sistema nazionale si fonda sul consiglio di medici e farmacisti, garantendo un uso mirato e sicuro di nutrienti e micronutrienti, probiotici, botanicals e altre sostanze benefiche.
Questa sinergia tra industria all’avanguardia e rigore clinico non solo ottimizza lo stato nutrizionale della popolazione, ma promuove l’integrazione come strumento di prevenzione primaria essenziale per la sostenibilità dei sistemi sanitari e il miglioramento della qualità della vita.
Quadro normativo europeo
La definizione giuridica e il quadro regolatorio degli integratori alimentari nell’Unione Europea trovano il loro fondamento nella direttiva 2002/46/CE, adottata il 10 giugno 2002 con l’obiettivo di armonizzare le legislazioni nazionali degli Stati membri e garantire al contempo un elevato livello di tutela della salute pubblica e la libera circolazione dei prodotti all’interno del mercato unico europeo.
Gli integratori alimentari sono definiti come ‘prodotti alimentari destinati ad integrare la comune dieta e che costituiscono una fonte concentrata di sostanze nutritive, quali le vitamine e i minerali, o di altre sostanze aventi un effetto nutritivo o fisiologico, in particolare ma non in via esclusiva aminoacidi, acidi grassi essenziali, fibre ed estratti di origine vegetale, sia monocomposti che pluricomposti, in forme predosate‘ (direttiva 2002/46/CE, art. 2).
La normativa europea stabilisce che questi prodotti debbano venire commercializzati esclusivamente in forma preconfezionata e presentati in forme specifiche quali capsule, pastiglie, compresse, pillole, bustine di polvere, fiale di liquido, flaconi dotati di contagocce e altre forme simili di liquidi e polveri destinate a venire assunte in piccole quantità unitarie predosate (Ministero della Salute, 2024). Tale precisazione è fondamentale per distinguere gli integratori alimentari dai medicinali, rispetto ai quali si differenziano per finalità, composizione e regime autorizzativo. L’Agenzia Europea per la Sicurezza Alimentare (EFSA) ha ulteriormente chiarito che gli integratori possono contenere un’ampia varietà di sostanze nutritive e altri ingredienti, includendo non solo vitamine e minerali ma anche aminoacidi, acidi grassi essenziali, fibre e varie piante ed estratti erboristici (EFSA, 2024).
Funzioni e ruolo degli integratori alimentari
Le funzioni degli integratori alimentari si collocano nell’ambito del supporto al benessere e dell’ottimizzazione delle funzioni fisiologiche dell’organismo, senza mai sovrapporsi alle finalità terapeutiche proprie dei medicinali. La direttiva 2002/46/CE stabilisce esplicitamente che gli integratori non possono venire etichettati, presentati o pubblicizzati come prodotti capaci di prevenire, curare o guarire una malattia umana, né possono fare riferimento a tali proprietà. Il loro ruolo è invece quello di integrare la dieta normale fornendo nutrienti o altre sostanze ad effetto nutritivo o fisiologico che possono mancare o essere presenti in quantità insufficiente nell’alimentazione quotidiana delle persone (Ministero della Salute, 2024).
Gli integratori alimentari possono contribuire al benessere ottimizzando lo stato nutrizionale e favorendo la normalità delle funzioni dell’organismo attraverso l’apporto mirato di specifici nutrienti o sostanze bioattive. Le principali aree di applicazione comprendono il supporto alle difese immunitarie, che rappresenta la motivazione principale di consumo per il 30% degli utilizzatori italiani, seguito dall’aumento dell’apporto energetico per il 26% dei consumatori (Future Concept Lab, 2024). Altre funzioni significative riguardano il benessere gastrointestinale, con i probiotici che costituiscono il segmento più redditizio del mercato italiano con vendite superiori a 537 milioni di euro, il supporto alla salute cardiovascolare, il benessere osteoarticolare attraverso l’apporto di minerali come il calcio, e il mantenimento delle funzioni cognitive e del tono dell’umore (Integratori & Salute, 2024).
Sistema di notifica e controllo
L’immissione in commercio degli integratori alimentari nell’Unione Europea è subordinata ad apposite procedure di notifica e controllo che variano parzialmente tra i diversi Stati membri, pur mantenendo un quadro comune definito dalla normativa europea. In Italia, il sistema è regolato dal decreto legislativo 21 maggio 2004, n. 169, che recepisce la direttiva europea e stabilisce che il fabbricante o il responsabile dell’immissione sul mercato debba procedere alla notifica al Ministero della Salute dell’etichetta del prodotto mediante il portale del Nuovo Sistema Informativo Sanitario (NSIS) prima della commercializzazione (Ministero della Salute, 2024). Tale procedura non costituisce un’autorizzazione preventiva ma rappresenta un sistema di controllo che consente alle autorità competenti di verificare la conformità del prodotto alla normativa vigente, valutando la razionalità della composizione, l’adeguatezza delle quantità degli ingredienti e la correttezza delle indicazioni riportate in etichetta.
Una volta superata positivamente la procedura di notifica, gli integratori alimentari vengono inclusi in un registro pubblico gestito dal Ministero della Salute, con assegnazione di uno specifico codice identificativo che il fabbricante può facoltativamente riportare in etichetta (decreto legislativo 169/2004). Il sistema di controllo si estende anche alla fase post-commercializzazione, laddove le autorità nazionali mantengono il potere di sospendere o limitare la vendita di un integratore qualora ritengano che esso possa nuocere alla salute umana, attivando le procedure di salvaguardia previste dalla normativa europea (direttiva 2002/46/CE). È importante sottolineare che una sostanza, per poter venire utilizzata in un integratore alimentare, deve aver fatto registrare un consumo significativo e sicuro in UE in periodo anteriore al maggio 1997, altrimenti si configura come novel food ed è soggetta ad autorizzazione preventiva a livello europeo ai sensi del regolamento (UE) 2015/2283.
La nostra squadra di FARE fornisce appositi servizi di consulenza alle aziende di settore interessate, per la revisione della composizione e delle etichette nonché la notifica di queste ultime al Ministero della Salute, oltreché per l’assistenza nella redazione dei piani GMP e HACCP e nelle procedure di autorizzazione degli stabilimenti.
La leadership dell’Italia in UE per storia, produzione e consumi
Evoluzione storica e radici del primato italiano
La posizione di leadership dell’Italia nel settore degli integratori alimentari affonda le sue radici in un percorso storico caratterizzato dalla convergenza di tradizione erboristica, cultura della prevenzione, ricerca e innovazione che hanno plasmato nel tempo un’industria distintiva. Il settore si è sviluppato inizialmente nell’ambito dei prodotti dietetici e degli alimenti destinati a un’alimentazione particolare, seguendo le direttive europee 77/394/CEE e 89/398/CEE, per poi acquisire una propria identità specifica con l’adozione della direttiva 2002/46/CE.
Il consolidamento della leadership italiana nel settore degli integratori alimentari si è realizzato soprattutto a partire dagli anni Novanta e nei primi due decenni del XXI secolo, periodo in cui l’Italia ha anticipato e guidato le tendenze europee in materia di regolamentazione, qualità produttiva e cultura del consumo consapevole. Già prima dell’adozione della direttiva europea il Ministero della Salute italiano aveva implementato un sistema di controllo tecnico-normativo e sanitario, attraverso la procedura di notifica, che ha rappresentato da sempre un valido sistema per accertare l’idoneità della composizione e delle indicazioni degli integratori.
Questa avanguardia normativa ha permesso alle imprese italiane di sviluppare standard qualitativi elevati e una cultura della ricerca avanzata e continua che le distingue nel panorama europeo e globale.
Dimensioni produttive e caratteristiche del sistema industriale
Il sistema produttivo italiano degli integratori alimentari si caratterizza per una struttura articolata che combina eccellenze multinazionali e una fitta rete di piccole e medie imprese altamente specializzate, per un totale di circa 550 aziende che operano sul territorio nazionale e che costituiscono il tessuto associativo di Integratori & Salute, la realtà più rappresentativa del settore aderente a Unione Italiana Food e al sistema Confindustria (Integratori & Salute, 2025). Nel 2024, il settore ha generato un fatturato compreso tra 4,5 e 5,2 miliardi di euro, con vendite che hanno superato le 299.000 tonnellate in quantità e oltre 200 milioni di confezioni vendute, confermando l’Italia come primo mercato europeo con una quota del 26% del fatturato totale, nettamente superiore a Germania (19%) e Francia (15%) (MakingPharmaIndustry, 2025).
La capacità produttiva italiana si distingue per un’impronta fortemente innovativa che costituisce un elemento strategico di competitività: nel solo 2024 sono state lanciate sul mercato oltre 4.000 nuove referenze, spaziando dalle vitamine tradizionali ai probiotici avanzati, dagli integratori funzionali legati al microbioma alle formulazioni specializzate per specifici target come sportivi, anziani o donne in menopausa (MakingPharmaIndustry, 2025).
L’industria italiana degli integratori si caratterizza inoltre per una forte vocazione all’internazionalizzazione: nel 2023 le esportazioni italiane hanno raggiunto 1,9 miliardi di euro con una crescita dell’11% rispetto all’anno precedente, generando un saldo commerciale positivo di 894 milioni di euro che consolida la posizione dell’Italia come quarto esportatore a livello europeo (Intesa Sanpaolo, 2024). Nei primi sei mesi del 2024, nonostante il rallentamento generalizzato del commercio mondiale, l’export italiano di integratori ha mostrato un’ulteriore crescita a doppia cifra, superiore a quella dei principali competitor europei, testimoniando la competitività e l’apprezzamento internazionale dei prodotti italiani (Intesa Sanpaolo, 2024). L’acquisizione nel tempo di una crescente specializzazione nel settore è evidente anche considerando che gli scambi internazionali di integratori alimentari a livello mondiale sono quasi triplicati negli ultimi quindici anni, e l’Italia ha saputo conquistare quote di mercato significative in questo contesto di espansione globale (Intesa Sanpaolo, 2024).
Profilo dei consumi e cultura della prevenzione
Il primato italiano nel mercato europeo degli integratori alimentari trova una delle sue più significative espressioni nei livelli e nelle modalità di consumo della popolazione, che riflettono una cultura della prevenzione e del benessere particolarmente radicata nel tessuto sociale. Secondo l’indagine realizzata dal Future Concept Lab nel 2024, sono quasi 30 milioni gli italiani adulti, pari al 73% della popolazione, che hanno utilizzato integratori alimentari almeno una volta nell’ultimo anno, mentre più di otto su dieci, corrispondenti all’83% del totale, ne hanno fatto uso nel corso della propria vita (Future Concept Lab, 2024). La spesa media pro-capite degli italiani per integratori alimentari si attesta a 64 euro annui, posizionandosi ai vertici europei, con il 54% della popolazione che utilizza regolarmente questi prodotti (Giuriati, 2024).
Un elemento distintivo del modello italiano è rappresentato dal consumo consapevole di integratori, spesso orientato dalla classe medica. Il 48,4% dei consumatori italiani si affida al consiglio del medico prima di acquistare un integratore alimentare, mentre il 36,3% si rivolge al farmacista, dimostrando un approccio prudente e informato che distingue il mercato italiano da altri contesti europei (Integratori & Salute, 2024). L’80% dei consumatori italiani possiede una percezione corretta del ruolo dell’integratore, riconoscendolo come complemento alla dieta e allo stile di vita piuttosto che come sostituto, consapevolezza che non risulta uniforme in altri paesi europei come Germania e Francia dove l’acquisto è spesso legato a specifiche necessità cliniche con minore valenza preventiva (MakingPharmaIndustry, 2025). Il 75% dei Millennials italiani riconosce esplicitamente che gli integratori ‘supportano il benessere ma non sostituiscono le medicine‘, mentre l’82,4% della popolazione segue raccomandazioni professionali e solo il 17,6% adotta un consumo autonomo senza consulto medico o farmaceutico (Nutrizione Medicina Integrata, 2025).
Distribuzione e ruolo delle farmacie
Una caratteristica peculiare e distintiva del mercato italiano degli integratori alimentari è rappresentata dal dominio assoluto del canale farmacia nella distribuzione di questi prodotti, configurando un modello che differenzia significativamente l’Italia dal resto dell’Europa e che contribuisce a spiegare i livelli qualitativi e la fiducia dei consumatori. Nel 2024, il canale farmacia ha generato un fatturato di 3,538 miliardi di euro, pari al 77,9% del mercato totale degli integratori, attestandosi come canale di vendita prevalente con un distacco marcato rispetto alla grande distribuzione organizzata che incide per il 7,7%, alle parafarmacie con il 7,6% e al canale online con il 6,9% (Unione Italiana Food, 2024). In altre parole, più di tre quarti delle vendite di integratori in Italia transitano attraverso le farmacie, configurando un modello di distribuzione medicalizzata che non trova equivalenti negli altri grandi mercati europei (MakingPharmaIndustry, 2025).
Il ruolo centrale della farmacia nel mercato italiano degli integratori non è una semplice questione logistica o distributiva, ma riflette una dimensione culturale e professionale profonda che conferisce al settore caratteristiche distintive di sicurezza, appropriatezza e personalizzazione. Oltre il 70% degli italiani dichiara di seguire i consigli di farmacisti e medici nella scelta dell’integratore, attribuendo al professionista della salute un ruolo di consigliere scientifico e fiduciario che media tra le esigenze del consumatore e l’offerta disponibile (MakingPharmaIndustry, 2025).
All’interno del canale farmacia, l’analisi per categorie merceologiche rivela ulteriori specificità del mercato italiano. I probiotici rappresentano il segmento più redditizio con vendite che nel 2024 hanno superato i 537 milioni di euro, consolidando una leadership che si è rafforzata del 40% rispetto al 2013 (Farmaimpresa, 2024). I minerali occupano la seconda posizione generando 335,2 milioni di euro con una crescita del 2,7% rispetto al 2022, seguiti dalle vitamine e dai tonici che mantengono quote di mercato superiori al 6% (Farmaimpresa, 2024). Altre categorie in forte espansione comprendono gli antiacidi e antireflusso con una crescita del 205% rispetto al 2013, gli integratori per il sonno e il benessere mentale con un incremento del 155%, e gli integratori per la salute osteoarticolare e cardiovascolare (Nutrizione Medicina Integrata, 2025).
Mercati e tendenze
Dimensioni e dinamiche del mercato globale
Il mercato globale degli integratori alimentari sta attraversando una fase di espansione straordinaria che lo colloca tra i settori più dinamici dell’industria alimentare e della salute a livello mondiale. Secondo le analisi di Grand View Research, il mercato ha registrato nel 2024 vendite per 192,65 miliardi di dollari e si prevede che raggiungerà i 414,62 miliardi di dollari entro il 2033, segnando un incremento dell’84% in sette anni con un tasso di crescita annuale composto (CAGR) del 8,9% (Grand View Research, 2025). Questa traiettoria espansiva è trainata da molteplici fattori convergenti: la crescente attenzione dei consumatori verso la prevenzione sanitaria, l’invecchiamento demografico delle popolazioni nei paesi sviluppati, l’aumento del reddito disponibile nelle economie emergenti e la diffusione di stili di vita orientati al benessere e alla performance fisica e cognitiva (Notiziario Chimico Farmaceutico, 2024).
La distribuzione geografica del mercato globale evidenzia la concentrazione della domanda nei Paesi ad alto reddito e nei mercati emergenti asiatici. Gli Stati Uniti rappresentano il primo mercato mondiale per dimensioni assolute, seguiti da Cina e Giappone, configurando un’area di consumo che da sola assorbe una quota rilevante della produzione globale. L’Europa costituisce il secondo grande polo di consumo mondiale, con un mercato che nel 2024 ha raggiunto i 21,60 miliardi di dollari e che secondo le previsioni di Mordor Intelligence crescerà a un CAGR del 9,10% fino a raggiungere i 33,40 miliardi di dollari entro il 2029 (Mordor Intelligence, 2025). All’interno del panorama europeo, l’Italia mantiene la leadership con il 26% del mercato continentale, seguita da Germania con il 19%, Francia con il 15%, Regno Unito e Spagna che completano il gruppo dei principali paesi consumatori (Unione Italiana Food, 2024).
Mercato europeo: caratteristiche e frammentazione normativa
Il mercato europeo degli integratori alimentari presenta caratteristiche distintive che lo differenziano da altre aree geografiche, caratterizzate da una maggiore attenzione alla qualità degli ingredienti, alla trasparenza dell’etichettatura e alla sostenibilità della filiera produttiva. Si prevede che il mercato europeo raggiungerà i 22,40 miliardi di dollari nel 2025, crescendo a un CAGR del 3,34% fino a raggiungere i 26,40 miliardi di dollari entro il 2030, con dinamiche di crescita più contenute rispetto ad altre aree geografiche ma caratterizzate da una maggiore stabilità e maturità del consumo (Mordor Intelligence, 2025). Le principali multinazionali operanti nel mercato europeo includono Bayer AG, Haleon PLC, Procter & Gamble Co, Sanofi SA, Vitabiotics Ltd e Perrigo Co Plc, che competono con una rete diffusa di aziende medie e piccole fortemente specializzate e territorializzate (Mordor Intelligence, 2024).
Una criticità significativa del mercato europeo è rappresentata dalla frammentazione normativa che, nonostante gli sforzi di armonizzazione promossi dalla Direttiva 2002/46/CE, permane per numerosi aspetti legati agli ingredienti ammessi, ai dosaggi massimi di vitamine e minerali, e all’utilizzo di estratti vegetali (botanicals) e di altre sostanze ad effetto fisiologico (Dongo, 2025a). Come sottolineato da Germano Scarpa, presidente di Integratori & Salute, ‘oggi ci troviamo di fronte a una regolamentazione frammentata che penalizza l’innovazione nel nostro Paese‘, riferendosi alle differenze interpretative e applicative che caratterizzano i diversi Stati membri (Scarpa, 2024). Questa disomogeneità normativa crea barriere al commercio intraeuropeo e limita la capacità delle imprese di sviluppare strategie di mercato continentali, nonostante il principio del mutuo riconoscimento sancito dalla normativa europea.
Particolarmente problematica risulta la gestione dei novel foods, vale a dire di quegli ingredienti che non hanno un significativo pregresso consumo nell’UE prima del maggio 1997 e che richiedono quindi una preventiva autorizzazione a livello europeo ai sensi del regolamento (UE) 2015/2283. I processi di registrazione di nuovi nutrienti sono particolarmente onerosi e determinano ritardi nella commercializzazione di ingredienti innovativi e penalizzano la competitività dell’industria europea rispetto ai competitor extraeuropei, in particolare quelli statunitensi che beneficiano di un quadro regolatorio più flessibile (Scarpa, 2024). L’auspicata armonizzazione delle regole sugli integratori a livello europeo rappresenta quindi una priorità per il settore, con particolare riferimento ai dosaggi massimi di vitamine e minerali e all’utilizzo dei botanicals, laddove attualmente ogni Stato membro mantiene disposizioni nazionali specifiche come nel caso del progetto BELFRIT che coordina le liste positive di Belgio, Francia e Italia (Dongo, 2025a).
Canali distributivi e trasformazione digitale
La struttura distributiva del mercato europeo degli integratori alimentari sta attraversando una fase di trasformazione significativa, caratterizzata dalla crescita rapida del canale online che modifica gli equilibri consolidati tra i canali tradizionali. Nel 2024, i negozi specializzati, categoria che include principalmente le farmacie e le parafarmacie, detengono ancora il 46,15% della quota di mercato europeo, ma si prevede che la vendita al dettaglio online crescerà a un CAGR del 13% fino al 2030, trainata dall’accessibilità digitale, dal marketing mirato e dalla possibilità di personalizzazione dell’offerta (Mordor Intelligence, 2025). L’e-commerce di integratori alimentari ha registrato nel 2024 una crescita dell’11,95% in Italia, manifestando un dinamismo superiore a quello dei canali tradizionali e configurandosi come l’area di maggiore espansione per i prossimi anni (Giuriati, 2024).
La trasformazione digitale del mercato degli integratori non si limita ai canali distributivi ma investe l’intera catena del valore, dalla personalizzazione dell’offerta alla gestione della relazione con il cliente. Le applicazioni di telemedicina, le app di monitoraggio dello stato di salute e i sistemi di personalizzazione della nutrizione aprono nuovi canali di relazione con i consumatori-pazienti, permettendo di costruire esperienze d’acquisto guidate da dati biometrici, preferenze alimentari e obiettivi di benessere individuali (MakingPharmaIndustry, 2025).
L’intelligenza artificiale sta inoltre entrando nel settore attraverso l’analisi degli ingredienti, il supporto ai clienti tramite chatbot specializzati e lo sviluppo di formulazioni ottimizzate basate su big data relativi all’efficacia percepita e agli outcome clinici (Notiziario Chimico Farmaceutico, 2024). La valorizzazione dei dati real world, ossia il tracciamento sistematico di consumo, aderenza e risultati clinici degli integratori, potrebbe diventare un asset strategico replicando dinamiche già consolidate nell’industria farmaceutica e permettendo di costruire evidenze di efficacia più robuste (MakingPharmaIndustry, 2025).
Tendenze emergenti e driver di crescita
L’analisi delle tendenze emergenti nel mercato degli integratori alimentari a livello globale ed europeo permette di identificare i principali driver che guideranno l’evoluzione del settore nei prossimi anni. Una prima tendenza significativa riguarda la segmentazione dell’offerta per specifici target demografici e bisogni di salute:
- la popolazione over 65, che già contribuisce per il 30% alle vendite globali di integratori, è destinata a raddoppiare nei prossimi venti anni, determinando una crescita sostenuta della domanda di prodotti dedicati al benessere della popolazione anziana, con particolare riferimento alla salute cardiovascolare, al supporto cognitivo, alla salute osteoarticolare e alla gestione delle patologie croniche age-related (Informatori Scientifici, 2024); in parallelo,
- la fascia d’età 25-65 anni, che rappresenta il segmento più ampio di consumatori attuali, manifesta crescente interesse per integratori legati alla performance fisica e cognitiva, alla gestione dello stress e al mantenimento dell’energia vitale (Grand View Research, 2025);
- la nutrizione sportiva costituisce un altro asse portante dell’evoluzione del mercato, con la crescente importanza dell’attività fisica nella popolazione generale che spinge verso integratori che supportano l’equilibrio elettrolitico, il recupero muscolare, l’idratazione e le performance atletiche non solo negli sportivi professionisti ma anche nei praticanti amatoriali (Notiziario Chimico Farmaceutico, 2024);
- gli integratori formulati specificamente per le esigenze femminili rappresentano un ulteriore segmento in espansione, con prodotti dedicati al benessere gastrointestinale, alla salute della pelle e dei capelli, al supporto ormonale in menopausa e alla salute riproduttiva (Mordor Intelligence, 2025).
La sostenibilità ambientale e la ricerca di ingredienti naturali e tracciabili costituiscono una terza grande tendenza trasversale che sta ridisegnando le filiere di approvvigionamento del settore. La crescente domanda di prodotti a ‘etichetta pulita’ (clean label) sta trasformando le strategie di sourcing degli ingredienti, con i produttori che ricercano eccipienti di origine vegetale, coloranti alimentari naturali e formulazioni prive di additivi sintetici (Mordor Intelligence, 2025). Questa tendenza ha incrementato le partnership tra produttori di integratori e agricoltori europei che coltivano specialità botaniche nell’ambito di programmi di agricoltura sostenibile e biologica certificata (Mordor Intelligence, 2025).
La personalizzazione dell’integrazione alimentare rappresenta una quarta frontiera destinata a caratterizzare il futuro del settore (Dongo, 2025b; Di Martino, FAO, 2025). Oriflame Spagna ha introdotto nell’ottobre 2024 una soluzione di integratori alimentari personalizzati con il marchio Wellosophy, basata sul successo del Wellness Pack e offrendo soluzioni personalizzate in base alle esigenze individuali dei clienti derivate da questionari, test genetici o analisi del microbioma (Mordor Intelligence, 2025). Questo approccio riflette una più ampia tendenza verso la medicina di precisione e la nutrizione personalizzata, dove l’integrazione alimentare non segue più schemi standardizzati ma viene calibrata sulle caratteristiche genetiche, metaboliche e sullo stile di vita del singolo individuo (Registroaziende.it, 2024).
Prospettive del mercato italiano
Il mercato italiano degli integratori alimentari si prepara ad affrontare i prossimi anni mantenendo la propria posizione di leadership europea e consolidando le proprie caratteristiche distintive di qualità, innovazione e consumo consapevole. Le proiezioni indicano che il valore del mercato nazionale crescerà dai 4,5 miliardi di euro nel 2024 a 7,55 miliardi di euro nel 2030, con un CAGR del 9% che supera la media europea e testimonia il dinamismo del sistema Italia (Registroaziende.it, 2024). Il canale farmacia continuerà a mantenere un ruolo centrale, sebbene la sua quota sia destinata a ridimensionarsi progressivamente a favore del canale digitale, che potrebbe raggiungere il 12-15% del mercato totale entro il 2030, configurando un modello omnichannel dove il farmacista mantiene il proprio ruolo di consulente scientifico anche nelle vendite online (MakingPharmaIndustry, 2025).
Le aziende italiane del settore dimostrano forte attenzione ai principali driver strategici per mantenere la competitività: il 58% ha aumentato l’export negli ultimi anni, il 71% ha investito in digitalizzazione e innovazione tecnologica, mentre la sostenibilità ambientale rappresenta una priorità crescente nelle scelte di investimento (Integratori & Salute, 2024). La ricerca e sviluppo costituisce il pilastro su cui si fonda l’eccellenza italiana nel settore: come affermato da Germano Scarpa, ‘oggi l’Italia è uno dei Paesi al mondo più all’avanguardia nella ricerca sugli integratori alimentari, con una leadership riconosciuta a livello internazionale in termini di innovazione di prodotto e know-how‘ (Scarpa, 2024). Questa capacità innovativa si traduce nel lancio continuo di nuove formulazioni, nell’utilizzo di ingredienti botanici della tradizione mediterranea valorizzati dalla ricerca scientifica contemporanea, e nello sviluppo di sistemi di delivery innovativi che migliorano la biodisponibilità dei principi attivi.
Un aspetto rilevante delle prospettive future riguarda il potenziale contributo degli integratori alimentari alla sostenibilità dei sistemi sanitari nazionali attraverso la prevenzione primaria e la riduzione dei costi assistenziali. Una precedente ricerca realizzata da Frost & Sullivan su dati Food Supplements Europe ha dimostrato che l’adozione su larga scala di Omega-3 potrebbe far risparmiare all’Europa circa 12,9 miliardi di euro di spesa sanitaria, considerando un solo nutriente (Frost & Sullivan, 2016). Come sottolineato da Germano Scarpa, ‘se estendessimo il discorso anche ad altri nutrienti, il risparmio derivante dall’uso di integratori per la sanità pubblica sarebbe enorme‘, configurando gli integratori come strumento potenziale di politica sanitaria pubblica orientato alla prevenzione e all’allungamento del tempo di salute delle persone (Scarpa, 2024).
Conclusioni
Il settore degli integratori alimentari ha smesso di essere un comparto di nicchia per trasformarsi in un pilastro della salute moderna, capace di rispondere alla complessità del benessere psicofisico contemporaneo. In questo scenario, l’Italia non ha solo consolidato il primato economico con il 26% del mercato europeo, ma ha saputo dare una risposta autorevole alla crescente necessità di equilibrio mentale, gestione dello stress e prevenzione attiva.
L’originalità della ‘via italiana’ risiede proprio nella capacità di governare questa evoluzione attraverso un modello protetto:
- innovazione orientata al risultato. Una filiera produttiva d’eccellenza che, tra probiotici di nuova generazione e ricerca sui botanicals, è oggi in grado di offrire soluzioni personalizzate per le sfide della longevità e della performance cognitiva;
- professionalità e fiducia. Il ruolo centrale di medici e farmacisti eleva l’integratore da prodotto commerciale a presidio per la qualità della vita, garantendo un approccio consapevole alla salute mentale e fisica;
- sostenibilità sociale. La consapevolezza che una popolazione più sana e psicologicamente equilibrata rappresenti il più grande risparmio per il sistema sanitario nazionale.
In conclusione, l’Italia si conferma il laboratorio d’avanguardia dell’Unione Europea. La sfida futura sarà quella di guidare la transizione verso una nutrizione di precisione sempre più integrata nel quotidiano, dove la tecnologia digitale e la scienza della prevenzione convergano per garantire non solo più anni alla vita, ma più vita e benessere agli anni.
Dario Dongo
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Riferimenti
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Dario Dongo, avvocato e giornalista, PhD in diritto alimentare internazionale, fondatore di WIISE (FARE - GIFT – Food Times) ed Égalité.


