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Montepulciano d’Abruzzo: le denominazioni DOP a confronto

Il Montepulciano d’Abruzzo rappresenta il baricentro dell’enologia regionale, con oltre la metà della superficie vitata totale. L’evoluzione normativa culminata nel 2025 ha delineato una piramide qualitativa rigorosa, che muove dalla DOC regionale verso unità geografiche sempre più identitarie. Questo sistema, fondato su nove sottozone e due DOCG, offre a operatori e consumatori una bussola precisa per distinguere le diverse espressioni di un vitigno che coniuga volumi critici e vette d’eccellenza territoriale.

Il comparto vitivinicolo abruzzese conferma nel 2024 una crescita strutturale e consolidata. Secondo il XXIII Rapporto ISMEA-Qualivita (2025), la DOP economy dell’Abruzzo ha registrato una variazione positiva del +4,1% su base annua, in un contesto nazionale ove l’export di vino italiano a Indicazione Geografica ha superato per la prima volta la soglia dei 7 miliardi di euro, raggiungendo 7,19 miliardi e rappresentando l’88% delle esportazioni vinicole complessivo. Gli Stati Uniti si confermano primo mercato con 2,76 miliardi di euro (+12,3%), seguiti da Germania (1,81 mld, +10,9%), Regno Unito e Canada.

Per il distretto del Montepulciano d’Abruzzo il segnale più eclatante viene dai dati di Intesa Sanpaolo: nel solo terzo trimestre 2024, le esportazioni hanno superato i 27 milioni di euro pari a un +56% tendenziale rispetto allo stesso periodo del 2023. I vini DOC abruzzesi certificati da ISMEA nel 2023 si sono attestati complessivamente intorno a 1 milione di ettolitri. La crescente domanda di vini biologici e sostenibili costituisce un asse aggiuntivo di sviluppo: lo studio ‘ADO Abruzzo’, condotto dal Consorzio Tutela Vini d’Abruzzo con AGER nell’ambito del PSR 2014–2024 e presentato nel 2025, ha mappato per la prima volta in modo sistematico i vigneti regionali secondo parametri pedoclimatici e varietali, rilevando la progressiva concentrazione della viticoltura di qualità nelle aree collinari interne.

Radici storiche e distinzione ampelografica

La presenza della vite in Abruzzo è documentata dall’antichità. Lo storico greco Polibio (205–123 a.C.) narrando le gesta di Annibale dopo la vittoria di Canne (216 a.C.), riferisce che i vini della provincia di Teramo avevano ‘guarito i feriti e rimesso in forze gli uomini‘. La prima testimonianza scritta sul vitigno Montepulciano in quanto tale si trova nell’opera di Michele Torcia, Saggio Itinerario Nazionale pel Paese dei Peligni (Napoli, 1793), che ne descrive la coltivazione nell’agro sulmonese. Nel XIX secolo furono le famiglie nobiliari Mezzana e Tabassi di Sulmona ad ampliare l’areale verso le valli della Pescara e le colline teramane.

Recenti studi ampelografici e genetici hanno confermato l’origine autoctona del vitigno Montepulciano, evidenziandone in modo inequivocabile la sua distinzione dal Prugnolo Gentile (Sangiovese), utilizzato nel Vino Nobile di Montepulciano (Zombardo et al., 2022).

Il riconoscimento normativo si è sviluppato per tappe successive: DOC nel 1968; sottozona Colline Teramane nel 1995; DOCG Colline Teramane nel 2003; variazione del nome in ‘Colline Teramane Montepulciano d’Abruzzo’ con Reg. UE 2023/2171; aggiornamento del disciplinare DOC con 9 sottozone complessive (comunicazione UE del 22.6.23); riconoscimento della nuova DOCG Casauria con reg. di esecuzione (UE) 2025/2261 del 4 novembre 2025 e decreto attuativo nazionale dell’11 novembre 2025.

La piramide della qualità: i tre livelli del sistema

La piramide qualitativa del Montepulciano d’Abruzzo si articola oggi su tre livelli:

  • alla base la DOC Montepulciano d’Abruzzo, che copre l’intera fascia collinare abruzzese su tutte e quattro le province (Teramo, Pescara, Chieti, L’Aquila), con una produzione annua di circa 1 milione di ettolitri;
  • nell’ambito della DOC il disciplinare aggiornato (D.M. 19.01.2023) prevede nove sottozone, ciascuna con norme più restrittive in termini di resa, ampelografia e invecchiamento: cinque storiche (Casauria o Terre di Casauria, Terre dei Vestini, Alto Tirino, Terre dei Peligni, Teate) e quattro di nuova istituzione (Terre di Chieti, Terre Aquilane, Colline Pescaresi, San Martino sulla Marruccina);
  • al vertice si collocano le due DOCG: la Colline Teramane (2003, prov. Teramo) e la Casauria (2025, prov. Pescara), quest’ultima nata dalla promozione dell’omonima sottozona DOC.

Requisiti produttivi: i disciplinari a confronto

Le denominazioni si articolano secondo requisiti produttivi progressivamente più stringenti, in linea con la gerarchia della piramide qualitativa. La tabella a seguire — redatta sulla base dei disciplinari consolidati vigenti, pubblicati dal MASAF e dalla Commissione europea — consente il confronto diretto tra le tipologie principali.

Montepulciano d’Abruzzo DOC base 

Parametro DOC Montepulciano d’Abruzzo (base)
Denominazione Montepulciano d’Abruzzo DOC
Zona di produzione Tutta la fascia collinare abruzzese: TE, PE, CH, AQ; fino a 600 m s.l.m. (700 m i vigneti esposti a Sud)
Base ampelografica Montepulciano min. 85%; altri vitigni a bacca nera non aromatici idonei regione Abruzzo max 15%
Resa uve/ha 15 t/ha (14 t/ha nelle 4 nuove sottozone provinciali con menzione Superiore/Riserva)
Resa uva/vino max 70%
Titolo alcolometrico naturale minimo delle uve 11,5% vol
Titolo alcolometrico minimo del vino 12% vol
Invecchiamento Il vino non può venire commercializzato prima dell’1 febbraio successivo all’anno di raccolta delle uve. È ammesso l’invecchiamento in legno
Caratteristiche sensoriali Colore: rosso rubino intenso, sfumature violacee, granato con l’età; odore di frutti rossi, spezie, intenso, etereo; sapore pieno, armonico, leggermente tannico

 

Montepulciano d’Abruzzo DOC sottozone

Parametro DOC – sottozona Terre dei Vestini DOC – sottozona Casauria / Terre di Casauria DOC – sottozona Alto Tirino DOC – sottozona Teate
Denominazione DOC Montepulciano d’Abruzzo — sottozona Terre dei Vestini DOC Montepulciano d’Abruzzo — sottozona Casauria o Terre di Casauria DOC Montepulciano d’Abruzzo — sottozona Alto Tirino DOC Montepulciano d’Abruzzo — sottozona Teate
Zona di produzione Colline litoranee e interne — prov. Pescara; fino a 600 m s.l.m. (700 m i vigneti esposti a Sud) Colline pedemontane Val Pescara — prov. Pescara; fino a 600 m s.l.m. (700 m i vigneti esposti a Sud) Altopiano e conca intermontana Alto Tirino — prov. L’Aquila Colline teatine — prov. Chieti
Base ampelografica Montepulciano min. 90%; altri a bacca nera non aromatici idonei regione Abruzzo max 10% Montepulciano 100% Montepulciano min. 95%; altri a bacca nera non aromatici idonei regione Abruzzo max 5% Montepulciano min. 90%; altri a bacca nera non aromatici idonei regione Abruzzo max 10%
Resa uve/ha 10 t/ha 9,5 t/ha 9 t/ha 12,5t/ha (con obbligo di appassimento parziale consentito)
Resa uva/vino max 70% max 70% max 70% max 70%
Titolo alcolometrico naturale minimo delle uve 12% vol 12,5% vol 12% vol (riserva: 12,50% vol) 12% vol (riserva: 12,50% vol)
Titolo alcolometrico minimo del vino 13% vol 13% vol (riserva: 13,5% vol) 12,5% vol (riserva: 13% vol) 12,5% vol (riserva: 13% vol)
Invecchiamento Min. 18 mesi, di cui min. 9 in legno (dall’1 novembre); riserva: min. 24 mesi, di cui min. 9 in legno; affinamento in bottiglia: min. 3 mesi (riserva: min. 6 mesi) Min. 18 mesi, di cui min. 9 in legno (dal 1° nov.); riserva: min. 24 mesi, di cui min. 9 in legno; affinamento in bottiglia: min. 6 mesi per entrambe le tipologie Min. 12 mesi (dall’1 novembre); riserva: min. 30 mesi. Il disciplinare non impone obbligo di legno né affinamento minimo in bottiglia Minimo 21 mesi, di cui almeno 9 mesi in legno (dall’1 novembre); riserva: minimo 30 mesi, di cui almeno 9 mesi in legno
Caratteristiche sensoriali Colore rosso rubino con sfumature violacee; odore frutti rossi maturi, vegetale secco, spezie, intenso ed etereo; sapore secco, pieno, armonico e vellutato Colore rosso rubino intenso con sfumature violacee, tendente al granato con linvecchiamento; odore di frutti rossi maturi, spezie, intenso, etereo; sapore pieno, robusto, armonico, leggermente tannico Colore rosso rubino intenso con sfumature violacee, tendenti al granato con linvecchiamento; odore di frutti rossi maturi, spezie, intenso, etereo; sapore sapido, pieno, robusto, armonico, leggermente tannico, persistente Colore rosso rubino con sfumature violacee, tendente al granato con linvecchiamento; odore di frutti rossi maturi, spezie, intenso ed etereo, con sentori di confettura se sottoposto a parziale appassimento; sapore pieno, robusto, armonico, leggermente tannico

Montepulciano d’Abruzzo DOCG

Parametro DOCG Colline Teramane Montepulciano d’Abruzzo DOCG Casauria
Denominazione Colline Teramane Montepulciano d’Abruzzo DOCG Casauria DOCG
Zona di produzione 31 comuni — prov. Teramo; fino a 550 m s.l.m. 18 comuni e porzioni — prov. Pescara (Val Pescara, pedemontano Gran Sasso/Maiella)
Base ampelografica Montepulciano min. 90%; Sangiovese max 10% Montepulciano min. 90%; altri a bacca nera non aromatici idonei reg. Abruzzo max 10%
Resa uve/ha 9,5 t/ha 9 t/ha
Resa uva/vino max 70% max 70%
Titolo alcolometrico naturale minimo delle uve 12% vol 13% vol
Titolo alcolometrico minimo del vino 12,5% vol 13% vol (riserva: 13,5% vol)
Invecchiamento Base: min. 1 anno, di cui minimo 2 mesi in bottiglia; riserva: min. 3 anni, di cui min. 1 anno in botti di legno e min. 2 mesi in bottiglia. Dall’1 novembre dell’annata di raccolta Base: min. 18 mesi; riserva: min. 24 mesi, dall’1 novembre dell’anno di raccolta delle uve
Caratteristiche sensoriali Colore rosso rubino intenso, sfumature violacee, granato con l’età; odore frutti rossi maturi, spezie, intenso; sapore secco, armonico, giustamente tannico. Corposo e vellutato la versione riserva Colore rosso rubino intenso tendente al granato con l’invecchiamento; odore frutti rossi maturi, spezie, intenso, etereo; sapore pieno, robusto, armonico, giustamente tannico

Focus DOCG Casauria: il vertice della Val Pescara

La DOCG Casauria — riconosciuta con Reg. di esecuzione (UE) 2025/2261 del 4 novembre 2025 e con decreto attuativo nazionale dell’11 novembre 2025 — rappresenta la terza DOCG abruzzese, dopo Colline Teramane (2003) e Tullum (2019). La denominazione nasce dalla promozione dell’omonima sottozona DOC istituita nel 2006, e comprende 18 comuni della provincia di Pescara (cuore: Torre dei Passeri, Tocco da Casauria, Castiglione a Casauria). Il disciplinare si distingue per:

  • obbligo d’impiego di uve Montepulciano per almeno il 90%;
  • utilizzo di un clone selezionato da piante storiche del territorio, il VCR 456 biotipo Casauria (omologato nel 2007), che esprime elevata dotazione di polifenoli e profumi intensi;
  • titolo alcolometrico naturale delle uve non inferiore a 13% vol, il più elevato del sistema;
  • invecchiamento minimo: 18 mesi (di cui 9 in legno), 24 mesi (con 9 mesi in bottiglia) per la riserva;
  • titolo alcolometrico minimo del vino 13% vol, 13,5% vol per la riserva;
  • vinificazione, invecchiamento e imbottigliamento nella zona di produzione.

Criteri di scelta e abbinamenti territoriali

L’articolazione della piramide delle denominazioni si riflette anche nelle scelte di abbinamento:

  • la DOC base esprime versatilità: accompagna arrosticini, pasta alla chitarra con ragù, carni bianche speziate;
  • le sottozone e la riserva DOC trovano la loro dimensione con carni rosse alla griglia, selvaggina (cinghiale, lepre), formaggi pecorino stagionati;
  • le due DOCG — Colline Teramane e Casauria — esprimono il massimo con brasati di lunga cottura, arrosti di manzo, cacciagione in umido e formaggi a pasta dura di grande stagionatura;
  • le riserve DOCG, con potenziale evolutivo di 8–15 anni, si abbinano a preparazioni complesse e a servizi da meditazione.

Guida per gli acquirenti

Per gli appassionati: privilegiare vini certificati biologici o biodinamici, in costante crescita nella regione. Valutare l’annata e il territorio di provenienza: le escursioni termiche tra i massicci del Gran Sasso e la costa adriatica incidono sensibilmente sul profilo tannico e aromatico. Considerare il potenziale di invecchiamento, specie per le DOCG: le riserve esprimono la migliore complessità tra i 5 e i 15 anni dalla vendemmia.

Per gli acquirenti professionali: puntare su fornitori certificati e tracciabili, con attenzione alla conformità al reg. (UE) 2018/848 in materia di produzione biologica. Distinguere chiaramente il posizionamento nella catena del valore: la DOC base per canali GDO e Ho.Re.Ca. entry-level, le sottozone per la fascia media, le DOCG per il retail specializzato e l’export premium. La nuova DOCG Casauria offre interessanti opportunità di first mover. La squadra di GIFT (Great Italian Food Trade) offre supporto ai buyer internazionali per la selezione di produttori affidabili.

Il vitigno tra identità abruzzese e denominazioni adriatiche

La storia commerciale del vitigno Montepulciano presenta due dimensioni distinte, spesso confuse nel dibattito enologico, che meritano di essere trattate con precisione.

La prima è quella della pratica storica del taglio. Per gran parte del Novecento, l’Abruzzo è stato uno dei principali bacini italiani di produzione di vino rosso sfuso destinato al commercio interregionale. La struttura, il colore intenso e la naturale ricchezza alcolica del Montepulciano lo rendevano particolarmente adatto a correggere e rinforzare vini più esili di altre regioni — in particolare di alcune aree del Nord Italia, tra cui Piemonte e Veneto — che in annate difficili faticavano a raggiungere i parametri minimi di colore, corpo e alcol. Questa pratica avveniva su vini classificati come comuni o IGT, al di fuori del sistema delle denominazioni protette. Era una realtà economica diffusa — non esclusiva dell’Abruzzo, né illecita nei limiti della normativa vigente — che ha contribuito a costruire la fama del Montepulciano come vitigno ‘strutturale’, ma che ha anche a lungo frenato la valorizzazione della denominazione d’origine, poiché gran parte della produzione finiva nel circuito del vino comune piuttosto che in quello delle DOP.

I vini abruzzesi, ottenuti da uve locali come il Montepulciano, sono robusti, colorati e adatti al commercio, ma necessitano di migliori pratiche e organizzazione per esprimere pienamente il loro valore’ (Ottavi & Marescalchi, 1897).

La seconda dimensione è quella del vitigno come protagonista in denominazioni di altre regioni. Il Montepulciano, in quanto nome varietale e non denominazione geografica protetta, può essere legittimamente coltivato e utilizzato al di fuori dell’Abruzzo. Le Marche ne rappresentano il caso più rilevante: il vitigno Montepulciano — coltivato nell’area adriatica marchigiana da generazioni — è vitigno base o co-protagonista in diverse denominazioni di rilievo:

  • nel Conero DOCG il disciplinare prevede Montepulciano al 100%;
  • nel Rosso Conero DOC il minimo è fissato all’85%;
  • nel Rosso Piceno DOC il Montepulciano concorre in quota rilevante insieme al Sangiovese;
  • nell’Offida DOCG rosso il disciplinare (D.M. 14.06.2011) fissa la base ampelografica a Montepulciano min. 85%, con possibilità di integrare altri vitigni a bacca nera non aromatici autorizzati nella regione Marche fino al 15%: si tratta quindi, a tutti gli effetti, di un vino da Montepulciano in purezza o quasi-purezza, non di un blend in cui il vitigno entra come correttore. In misura minore, il Montepulciano è presente anche in denominazioni di Molise e Umbria.

È importante precisare che le uve utilizzate in queste denominazioni marchigiane sono coltivate nella regione Marche, non importate dall’Abruzzo: non vi è dunque alcuna sovrapposizione con la DOP Montepulciano d’Abruzzo, né sotto il profilo normativo né sotto quello della tracciabilità.

Conclusioni

Il consolidamento della piramide qualitativa del Montepulciano d’Abruzzo segna il passaggio da una viticoltura di massa a una strategia di valore fondata sulla zonazione. Il riconoscimento della DOCG Casauria e la ridefinizione delle sottozone provinciali rappresentano strumenti di tutela e promozione. In un mercato globale che premia la tracciabilità e il legame indissolubile con l’origine, l’Abruzzo si presenta con un’architettura normativa solida, capace di garantire autenticità al consumatore e competitività alle imprese.

Dario Dongo

Riferimenti

  • Cercone, F. (2003). La meravigliosa storia del Montepulciano d’Abruzzo. Chieti: Ianieri Edizioni. ISBN 978-8888888000
  • Commission Implementing Regulation (EU) 2023/2171 of 10 October 2023 approving amendments to the specification for a Protected Designation of Origin or a Protected Geographical Indication (Montepulciano d’Abruzzo Colline Teramane PDO). http://data.europa.eu/eli/reg_impl/2023/2171/oj
  • Commission Implementing Regulation (EU) 2025/2261 of 4 November 2025 on the registration of the geographical indication Casauria (PDO) in the Union register of geographical indications pursuant to Regulation (EU) 2024/1143 of the European Parliament and of the Council. http://data.europa.eu/eli/reg_impl/2025/2261/oj
  • ISMEA & Fondazione Qualivita. (2025). XXIII Rapporto ISMEA-Qualivita sulle produzioni agroalimentari e vitivinicole italiane DOP, IGP e STG (23a ed.). Edizioni Qualivita. https://www.qualivita.it/rapporto-ismea-qualivita/
  • Ottavi, E., & Marescalchi, A. (1897). Vade-Mecum del commerciante di uve e di vini in Italia (1a ed.). Casale Monferrato: Tipografia Cooperativa.
  • Regulation (EU) 2024/1143 of the European Parliament and of the Council of 11 April 2024 on geographical indications for wine, spirit drinks and agricultural products, as well as traditional specialities guaranteed and optional quality terms for agricultural products. http://data.europa.eu/eli/reg/2024/1143/oj
  • Regulation (EU) 2018/848 of the European Parliament and of the Council of 30 May 2018 on organic production and labelling of organic products and repealing Council Regulation (EC) No 834/2007. Consolidated text: 25/03/2025 http://data.europa.eu/eli/reg/2018/848/2025-03-25
  • Torcia, M. (1793). Saggio itinerario nazionale pel paese dei Peligni fatto nel 1792. Napoli: s.n.
  • Zombardo, A., Meneghetti, S., Morreale, G., Calò, A., Costacurta, A., & Storchi, P. (2022). Study of inter- and intra-varietal genetic variability in grapevine cultivars. Plants, 11(3), 397. https://doi.org/10.3390/plants11030397

DARIO DONGO
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Dario Dongo, avvocato e giornalista, PhD in diritto alimentare internazionale, fondatore di WIISE (FARE - GIFT – Food Times) ed Égalité.

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