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	<title>Ismea Archivi - Gift</title>
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	<description>GIFT – Prodotti alimentari italiani: origine, regole, fornitori</description>
	<lastBuildDate>Mon, 12 Oct 2026 17:50:37 +0000</lastBuildDate>
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	<title>Ismea Archivi - Gift</title>
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	<item>
		<title>ISMEA, III trimestre 2025: l’export agroalimentare italiano verso i 73 miliardi</title>
		<link>https://www.greatitalianfoodtrade.it/notizie/ismea-export-agroalimentare-italiano-73-miliardi-2025/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Marta Strinati]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 29 Jan 2026 18:35:16 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[NOTIZIE]]></category>
		<category><![CDATA[export]]></category>
		<category><![CDATA[Ismea]]></category>
		<category><![CDATA[Made in Italy]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L&#8217;agroalimentare italiano si conferma uno dei pilastri dell&#8217;economia nazionale, registrando performance molto positive nei primi undici mesi del 2025. Le esportazioni agroalimentari sfiorano i 67 miliardi di euro, segnando un incremento del 5% rispetto allo stesso periodo dell&#8217;anno precedente, mentre l&#8217;export nazionale complessivo cresce del 3,1%. I dati ISMEA evidenziano segnali positivi anche sul fronte [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.greatitalianfoodtrade.it/notizie/ismea-export-agroalimentare-italiano-73-miliardi-2025/">ISMEA, III trimestre 2025: l’export agroalimentare italiano verso i 73 miliardi</a> proviene da <a href="https://www.greatitalianfoodtrade.it">Gift</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p id="2f68112c-b3ab-807f-83ee-e8f7390003bd" class="">L&#8217;agroalimentare italiano si conferma uno dei pilastri dell&#8217;economia nazionale, registrando performance molto positive nei primi undici mesi del 2025. Le esportazioni agroalimentari sfiorano i <strong>67 miliardi di euro</strong>, segnando un incremento del <strong>5%</strong> rispetto allo stesso periodo dell&#8217;anno precedente, mentre l&#8217;<strong>export</strong> nazionale complessivo cresce del <strong>3,1%</strong>. I dati ISMEA evidenziano segnali positivi anche sul fronte del valore aggiunto agricolo, con un aumento dello 0,6% nel terzo trimestre 2025 rispetto al terzo trimestre 2024, e della produzione dell&#8217;industria alimentare, cresciuta del 4,5% nei primi nove mesi del 2025.</p>
<div dir="auto">
<p id="2f68112c-b3ab-8082-b9d1-cf60753f542a" class="">Nel complesso, l&#8217;andamento dei flussi commerciali lascia prevedere una chiusura d&#8217;anno che possa assestare l’<strong>export</strong> intorno ai <strong>73 miliardi di euro</strong>, segnando un nuovo record storico per il Made in Italy agroalimentare. Questo risultato assume particolare rilevanza in un contesto internazionale ancora caratterizzato da incertezze legate a tensioni geopolitiche e politiche commerciali protezionistiche.</p>
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<h2 id="2f68112c-b3ab-809f-aeea-c69304c1e365" class="">I prodotti trainanti dell&#8217;export italiano</h2>
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<p id="2f68112c-b3ab-80ef-a9aa-f6cb5eb2fde6" class="">Tra i comparti che hanno maggiormente contribuito alla crescita delle esportazioni si confermano prodotti di eccellenza della tradizione italiana. Il <a href="https://www.greatitalianfoodtrade.it/caffe/caffe-italiano-export/"><strong>caffè</strong></a> torrefatto, i prodotti della <strong>panetteria e pasticceria</strong> industriale, i <strong>formaggi DOP e IGP</strong>, i <strong>prosciutti</strong> e gli insaccati, e la <a href="https://www.greatitalianfoodtrade.it/category/frutta/"><strong>frutta fresca</strong></a> rappresentano le categorie più dinamiche sui mercati internazionali. Questi prodotti esprimono il valore distintivo del Made in Italy, fondato sulla qualità delle materie prime, la varietà produttiva e il rispetto delle tradizioni territoriali.</p>
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<div dir="auto">
<p id="2f68112c-b3ab-8019-831a-f6e59255b88f" class="">La <strong>competitività</strong> dell&#8217;agroalimentare italiano si basa sulla capacità delle imprese di innovare preservando l&#8217;autenticità, unita agli interventi pubblici di sostegno al settore. Dall&#8217;inizio del mandato, il Governo, tramite il Ministero dell&#8217;Agricoltura della Sovranità alimentare e delle Foreste guidato da Francesco Lollobrigida, ha reso disponibili oltre 15 miliardi di euro di investimenti per il settore primario, mobilitando risorse nazionali senza precedenti.</p>
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<h2 id="2f68112c-b3ab-8056-9a40-db6e26a8e99a" class="">La crescita del valore aggiunto agricolo e dell&#8217;occupazione</h2>
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<div dir="auto">
<p id="2f68112c-b3ab-8096-871f-ecb932bbcf1c" class="">Nel terzo trimestre 2025, il PIL italiano cresce dello 0,1% sul trimestre precedente e dello 0,6% su base annua, mentre il <strong>valore aggiunto agricolo</strong> registra un incremento dello 0,8% rispetto al secondo trimestre e dello 0,6% rispetto allo stesso periodo del 2024. Particolarmente significativo è il dato occupazionale: gli <strong>occupati agricoli</strong> sono in crescita dell&#8217;1% sul secondo trimestre 2025 e dell&#8217;1,5% sul terzo trimestre 2024, evidenziando un trend positivo per un settore strategico che spesso soffre di difficoltà nel ricambio generazionale.</p>
</div>
<div dir="auto">
<p id="2f68112c-b3ab-8006-86a6-df3f02d9588e" class="">Un contributo determinante a questa dinamica è arrivato dal <strong>comparto vitivinicolo</strong>, la cui produzione nella campagna 2025/2026 è stimata intorno ai 47 milioni di ettolitri, con un incremento dell&#8217;8% che conferisce all&#8217;Italia il primato mondiale in volume. Risultati positivi si registrano anche per il raccolto del <strong>pomodoro da industria</strong>, aumentato dell&#8217;11% rispetto al 2024, e per la <strong>frutta estiva</strong>, con la produzione di pesche e nettarine cresciuta dello 0,5% rispetto all&#8217;anno precedente.</p>
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<h2 id="2f68112c-b3ab-8058-92ab-e1750362cbed" class="">L&#8217;industria alimentare accelera la produzione</h2>
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<p id="2f68112c-b3ab-80f2-b71e-e8870eecd047" class="">A traino della fase primaria, aumentano anche i ritmi produttivi dell&#8217;<strong>industria alimentare</strong>. L&#8217;indice della produzione industriale del settore ha guadagnato il 3% rispetto al secondo trimestre 2025 e il <strong>4,5%</strong> rispetto allo stesso trimestre del 2024. Nei primi nove mesi del 2025, i <strong>consumi alimentari domestici</strong> accelerano del <strong>4%</strong>, confermando il recupero dei volumi per molti prodotti del carrello della spesa.</p>
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<div dir="auto">
<p id="2f68112c-b3ab-80b8-a2d0-f2c71fa84860" class="">Tra i comparti più dinamici si segnalano le <strong>uova</strong> con un incremento del 6,7%, il <strong>pane</strong> cresciuto del 3,1%, gli <strong>ortaggi freschi</strong> aumentati del 2,9%, le <strong>passate di pomodoro</strong> in crescita del 2%, i <strong>formaggi freschi</strong> con un più 3,9%, lo <strong>yogurt</strong> salito del 4,9%, le <strong>carni avicole</strong> incrementate del 2% e i <strong>vini spumanti</strong> che registrano un brillante +5,8%. Questi dati testimoniano un ritorno alla normalità dei consumi dopo le contrazioni legate agli aumenti inflattivi degli anni precedenti.</p>
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<h2 id="2f68112c-b3ab-80ad-9f8d-ee76efa79177" class="">La cucina italiana e il riconoscimento UNESCO</h2>
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<p id="2f68112c-b3ab-8068-bfd1-cd7dde38f4e4" class="">È proprio la dieta mediterranea, fondata su qualità delle materie prime, stagionalità e varietà delle produzioni, a rafforzare nel tempo la competitività delle filiere italiane e l&#8217;attrattività del Made in Italy sui mercati globali. In questa cornice si inserisce il recente riconoscimento <strong>UNESCO</strong> della ‘<em><strong>cucina italiana</strong></em><em>, tra sostenibilità e diversità bio-culturale</em>’, <a href="https://www.greatitalianfoodtrade.it/notizie/cucina-italiana-unesco/">iscritta</a> nella Lista rappresentativa del Patrimonio culturale immateriale dell&#8217;Umanità.</p>
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<p id="2f68112c-b3ab-808f-93b5-fd2703c9f3e2" class="">Questo traguardo valorizza saperi artigianali, territori vocati e tradizioni culinarie tramandate nei secoli, sostenendo ulteriormente l&#8217;immagine dell&#8217;<strong>agroalimentare italiano</strong> sui mercati internazionali. Il riconoscimento rappresenta un asset strategico per la promozione dei prodotti Made in Italy, rafforzando il legame indissolubile tra qualità alimentare, sostenibilità ambientale e diversità culturale che caratterizza l&#8217;identità gastronomica nazionale.</p>
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<h2 id="2f68112c-b3ab-8001-a4e0-d098ccb25313" class="">I trend per comparto</h2>
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<h3 id="2f68112c-b3ab-803e-8b44-f54d2ab87eb0" class="">Cereali</h3>
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<p id="2f68112c-b3ab-80c6-b157-ccfd23597321" class="">La campagna cerealicola 2025 registra risultati contrastanti per le diverse colture. Il <a href="https://www.greatitalianfoodtrade.it/cereali/farine/semola-grano-duro-italiana-primato-industria-molitoria/"><strong>frumento duro italiano</strong></a> raggiunge circa 3,6 milioni di tonnellate, con un incremento del 3,4% favorito dall&#8217;aumento delle rese e da un andamento climatico più favorevole, con un profilo qualitativo complessivamente buono. I prezzi del grano duro hanno mostrato una certa volatilità, passando da 290,92 euro per tonnellata a luglio 2025 a 271,50 euro a settembre, per poi risalire a 274,90 euro a dicembre.</p>
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<div dir="auto">
<p id="2f68112c-b3ab-803e-b578-e554896c5042" class="">Il <a href="https://www.greatitalianfoodtrade.it/cereali/farine/farina-di-grano-tenero/"><strong>frumento tenero</strong> <strong>italiano</strong></a> si attesta a circa 2,5 milioni di tonnellate, registrando un lieve calo rispetto al 2024. Le quotazioni si sono mantenute relativamente stabili, oscillando da 247,61 euro per tonnellata a luglio a 245,42 euro a ottobre, fino a 246,79 euro a dicembre 2025.</p>
</div>
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<p id="2f68112c-b3ab-802a-9fd7-d0dbb4b6d0d7" class="">Il <strong>mais italiano</strong> evidenzia invece una decisa crescita, con la superficie coltivata aumentata a circa 541 mila ettari, segnando un incremento del 9,2%. Le rese hanno raggiunto 10,2 tonnellate per ettaro con un aumento del 2,5%, portando la produzione complessiva a 5,5 milioni di tonnellate, pari a un incremento dell&#8217;11,9%. Una una notizia di grande valore strategico per le filiere zootecniche (latte e suini). Il prezzo a settembre 2025 si è attestato a 238,56 euro per tonnellata, registrando un aumento del 6,1% rispetto a settembre 2024, quando quotava 224,88 euro per tonnellata.</p>
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<h3 id="2f68112c-b3ab-8028-a295-c783dbfdd882" class="">Vino</h3>
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<p id="2f68112c-b3ab-8062-92dd-f207980f3979" class="">La campagna vitivinicola mondiale 2025/2026 è stimata a 232 milioni di ettolitri, in crescita del 3% rispetto alla stagione precedente. L&#8217;<strong>Italia</strong> si conferma <strong>leader mondiale</strong> con una produzione di <strong>47 milioni di ettolitri</strong>, segnando un significativo incremento dell&#8217;<strong>8%</strong>. Le giacenze al luglio 2025 ammontano a 40,6 milioni di ettolitri, di cui 38,2 milioni di vino, sostanzialmente stabili rispetto al livello di luglio 2024.</p>
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<p id="2f68112c-b3ab-80b3-963e-f99f94753d39" class="">Particolarmente dinamico risulta il segmento degli <strong>spumanti</strong>, con i consumi interni di bollicine cresciuti del 5,8% in volume e del 5% in valore nei primi nove mesi del 2025. Questo trend conferma l&#8217;apprezzamento crescente dei consumatori italiani per i vini spumanti di qualità, trainati dalle denominazioni <a href="https://www.greatitalianfoodtrade.it/vino-italiano/prosecco-storia-e-numeri-di-un-leader-globale-dellenologia/">Prosecco</a>, Franciacorta e Trento DOC.</p>
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<h3 id="2f68112c-b3ab-80b0-aaa2-d4eddf0fa485" class="">Olio extravergine di oliva</h3>
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<p id="2f68112c-b3ab-8069-b272-f127295e6451" class="">L&#8217;annata olearia 2025/26 si caratterizza per una media carica delle piante, con una <strong>produzione in crescita</strong> rispetto alla campagna precedente grazie soprattutto al contributo delle regioni meridionali. Di conseguenza, i listini medi dell&#8217;<strong>olio extravergine di oliva italiano</strong> sono scesi mediamente poco al di sotto di <strong>8 euro</strong> al chilogrammo, attestandosi su livelli ancora elevati ma più accessibili rispetto ai picchi delle stagioni precedenti.</p>
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<p id="2f68112c-b3ab-8021-95c8-c1435577899b" class="">Sul fronte dell&#8217;<strong>export</strong>, nei primi nove mesi del 2025 le esportazioni di olio extravergine d’oliva italiano hanno raggiunto 303 mila tonnellate, registrando un notevole <strong>incremento del</strong> <strong>17%</strong>. Questo risultato conferma l&#8217;apprezzamento internazionale per la qualità superiore dell&#8217;olio EVOO italiano, particolarmente richiesto nei mercati nordamericani e asiatici.</p>
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<div dir="auto">
<h3 id="2f68112c-b3ab-807b-a470-dd4c338f6b42" class="">Ortofrutta</h3>
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<p id="2f68112c-b3ab-80df-9dce-cf48368e5fa4" class="">Il comparto dell<strong>’ortofrutta</strong> conferma la sua vocazione all&#8217;<strong>export</strong>. Nei primi otto mesi del 2025, le esportazioni aumentano del 3,9% in quantità e del <strong>6,3% in valore</strong>, con un saldo commerciale positivo di 1.739 milioni di euro. Questo risultato è generato soprattutto dalla componente dei prodotti <strong>trasformati</strong>, che contribuisce con 1.680 milioni di euro, mentre i prodotti freschi hanno contribuito con 59 milioni di euro.</p>
</div>
<div dir="auto">
<p id="2f68112c-b3ab-8050-a3bf-e42e066e378a" class="">La trasformazione industriale rappresenta dunque il segmento a maggior valore aggiunto della filiera ortofrutticola italiana, con le <a href="https://www.greatitalianfoodtrade.it/salse/conserve-italiane-di-pomodoro/"><strong>conserve di pomodoro</strong></a>, i <a href="https://www.greatitalianfoodtrade.it/category/succhi-di-frutta/"><strong>succhi di frutta</strong></a> e le <strong>preparazioni vegetali</strong> che conquistano i mercati internazionali.</p>
</div>
<div dir="auto">
<h3 id="2f68112c-b3ab-80aa-8a68-c223a7b129e7" class="">Carni bovine</h3>
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<div dir="auto">
<p id="2f68112c-b3ab-809d-9472-ddc89005129d" class="">Il comparto delle <strong>carni bovine italiane</strong> evidenzia una dinamica in controtendenza rispetto al contesto europeo. In Italia, nei primi nove mesi del 2025, la <strong>produzione aumenta dell&#8217;1,2%</strong>, mentre nell&#8217;Unione Europea si registra un calo del 4% nei primi otto mesi dell&#8217;anno. I <strong>prezzi</strong> hanno registrato <strong>incrementi</strong> significativi su tutti i segmenti di mercato.</p>
</div>
<div dir="auto">
<p id="2f68112c-b3ab-80a3-8883-f58df815f375" class="">I ristalli hanno visto aumenti fino al 45% su base annua, i vitelloni sono cresciuti del 25% rispetto al terzo trimestre 2024, i vitelli del 15% e le vacche del 43%. Questi rialzi riflettono la scarsità dell&#8217;offerta europea e la forte domanda interna ed estera per le carni bovine italiane di qualità.</p>
</div>
<div dir="auto">
<h3 id="2f68112c-b3ab-8039-bca2-e40de5b1e999" class="">Carni avicole</h3>
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<div dir="auto">
<p id="2f68112c-b3ab-806b-9b1c-c0fb6f4bb0c5" class="">Il <strong>comparto avicolo</strong> conferma il suo ruolo di <strong>leader nel mercato delle carni</strong> in Italia. Nei primi nove mesi del 2025, la <strong>produzione</strong> cresce del 4,3%, mentre l&#8217;<strong>export</strong> aumenta del 2,3% con un saldo commerciale positivo per oltre 70 mila tonnellate. I prezzi del pollo vivo hanno registrato un&#8217;evoluzione favorevole per i produttori, passando da 1,58 euro al chilogrammo a fine settembre, con un incremento del 17% rispetto a settembre 2024, a 1,60 euro al chilogrammo a novembre, segnando un aumento del 7%.</p>
</div>
<div dir="auto">
<p id="2f68112c-b3ab-8033-b4b4-f58f57207235" class="">Nei primi nove mesi del 2025, le carni avicole rappresentano il 44% degli acquisti complessivi di carne da parte delle famiglie italiane, con volumi in crescita del 3% e valore aumentato del 9,7%. Questo dato conferma la preferenza crescente dei consumatori per proteine animali più accessibili e versatili in cucina.</p>
</div>
<div dir="auto">
<h3 id="2f68112c-b3ab-8078-a14c-e4302e36bf4e" class="">Carni suine e salumi</h3>
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<div dir="auto">
<p id="2f68112c-b3ab-801c-bf71-f51cb35a99e3" class="">La <strong>salumeria italiana</strong> continua a conquistare i mercati esteri. Nel periodo gennaio-agosto 2025, l&#8217;export di salumi aumenta del 5,7% sia in volume che in valore, confermando l&#8217;appeal internazionale per i prodotti della tradizione italiana. Crescono le <strong>esportazioni</strong> di <strong>prosciutti</strong> disossati, incrementate dell&#8217;1,8% in volume e del 3,7% in valore, di <strong>insaccati</strong>, saliti del 5,3% in volume e del 6,9% in valore, e di <strong>prosciutti cotti</strong>, aumentati dell&#8217;8,7% in volume e del 5,2% in valore.</p>
</div>
<div dir="auto">
<p id="2f68112c-b3ab-80f0-acd0-c51a868ee9ad" class="">Sul mercato interno si registra un lieve recupero dei consumi domestici di salumi, cresciuti dello 0,7% in volume nei primi nove mesi del 2025, segnalando una ripresa della domanda dopo la contrazione degli anni precedenti.</p>
</div>
<div dir="auto">
<h3 id="2f68112c-b3ab-80b7-a430-f2b08f8d82f3" class="">Lattiero-caseari</h3>
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<div dir="auto">
<p id="2f68112c-b3ab-800d-b5bc-da55d50e40a9" class="">Il comparto lattiero-caseario europeo registra una produzione di <strong>latte vaccino in lieve aumento</strong> nei primi nove mesi del 2025, pari a +0,5%. A settembre, il prezzo medio europeo si attesta a 53,4 euro per 100 chilogrammi. In Italia, la produzione di latte vaccino cresce dello 0,3% nei primi nove mesi del 2025, mentre a ottobre 2025 il prezzo alla stalla raggiunge 57,3 euro per 100 litri, confermando il ‘premium price’ del latte italiano destinato alle produzioni DOP.</p>
</div>
<div dir="auto">
<p id="2f68112c-b3ab-80ac-934c-c35b17b8378d" class="">Tra gennaio e agosto 2025, l&#8217;<strong>export di formaggi italiani</strong> registra un&#8217;<strong>impennata</strong> del <strong>14,9%</strong> in valore e del 5,6% in volume. Particolarmente brillante la performance di <a href="https://www.greatitalianfoodtrade.it/formaggi/grana-padano-dop-export-2025-nutrizione/"><strong>Grana Padano</strong></a> e <a href="https://www.greatitalianfoodtrade.it/formaggi/parmigiano-reggiano-dop-1159/"><strong>Parmigiano Reggiano</strong></a>, con un incremento del 2,2% in volume e del 20,4% in valore. Il Parmigiano Reggiano conferma una dinamica molto positiva, con prezzi che continuano a salire e variazioni a doppia cifra, sostenuti dalla forte domanda internazionale e dalle strategie di valorizzazione del Consorzio di tutela.</p>
</div>
<div dir="auto">
<h3 id="2f68112c-b3ab-8012-a461-fa013f6cc14a" class="">Ovicaprino</h3>
</div>
<div dir="auto">
<p id="2f68112c-b3ab-80ab-a6a9-c9925944b0c6" class="">Il comparto ovicaprino mostra segnali di stabilità e crescita. Il <a href="https://www.greatitalianfoodtrade.it/formaggi/pecorino-romano-dop-storia/"><strong>Pecorino Romano</strong> <strong>DOP </strong></a>mantiene prezzi assestati a 12,5 euro al chilogrammo nel periodo gennaio-settembre 2025, mentre l&#8217;export di pecorino registra un incremento dell&#8217;1,7% in volume nei primi otto mesi del 2025. Il latte ovino nell&#8217;areale sardo si attesta a circa 160 euro per 100 litri, IVA inclusa, nel terzo trimestre 2025.</p>
</div>
<div dir="auto">
<p id="2f68112c-b3ab-8042-8ab2-f08218ff2ef5" class="">Sul fronte delle <strong>carni ovine</strong>, a settembre i listini raggiungono 5,04 euro al chilogrammo per agnelli leggeri da 8-12 chilogrammi e 4,81 euro al chilogrammo per capi pesanti da 12-20 chilogrammi, rispettivamente in crescita del 14% e del 19%. Le macellazioni aumentano del 4%, evidenziando una domanda sostenuta per le carni ovine italiane, particolarmente apprezzate nei periodi festivi.</p>
</div>
<div dir="auto">
<h2 id="2f68112c-b3ab-80b1-82d0-c55cca52f4a4" class="">Conclusioni</h2>
</div>
<div dir="auto">
<p id="2f68112c-b3ab-8086-9828-d2961ef58118" class="">I dati ISMEA del terzo trimestre 2025 confermano la solidità e la competitività dell&#8217;agroalimentare italiano sui mercati globali. La <strong>proiezione verso i 73 miliardi di euro di export</strong> a fine anno rappresenta un traguardo storico, frutto della qualità dei prodotti, della capacità imprenditoriale e degli investimenti pubblici nel settore. Il riconoscimento UNESCO della cucina italiana come patrimonio immateriale dell&#8217;umanità rafforza ulteriormente il posizionamento strategico del Made in Italy alimentare, valorizzando l&#8217;inscindibile legame tra tradizione, territorio e sostenibilità che caratterizza l&#8217;identità gastronomica nazionale.</p>
</div>
<div dir="auto">
<p id="2f68112c-b3ab-8096-be6b-fc900031986f" class=""><em>Marta Strinati</em></p>
<p><em>Image by <a href="https://pixabay.com/users/kasabubu-1559919/?utm_source=link-attribution&amp;utm_medium=referral&amp;utm_campaign=image&amp;utm_content=1707192">Klaus Stebani</a> from <a href="https://pixabay.com//?utm_source=link-attribution&amp;utm_medium=referral&amp;utm_campaign=image&amp;utm_content=1707192">Pixabay</a> </em></p>
</div>
<div dir="auto">
<h3 id="2f68112c-b3ab-8065-aa30-daed381a5a35" class="">Riferimenti</h3>
</div>
<div dir="auto">
<ul id="2f68112c-b3ab-800b-8090-fc67afcf3446" class="bulleted-list">
<li>ISMEA. Report &#8211; AgriMercati. III trimestre 2025. <a href="https://www.ismeamercati.it/flex/cm/pages/ServeAttachment.php/L/IT/D/1%252F4%252Fb%252FD.8bca0e598a8ac204cdf1/P/BLOB%3AID%3D13754/E/pdf?mode=download">https://www.ismeamercati.it/flex/cm/pages/ServeAttachment.php/L/IT/D/1%252F4%252Fb%252FD.8bca0e598a8ac204cdf1/P/BLOB%3AID%3D13754/E/pdf?mode=download</a></li>
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<p>L'articolo <a href="https://www.greatitalianfoodtrade.it/notizie/ismea-export-agroalimentare-italiano-73-miliardi-2025/">ISMEA, III trimestre 2025: l’export agroalimentare italiano verso i 73 miliardi</a> proviene da <a href="https://www.greatitalianfoodtrade.it">Gift</a>.</p>
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		<title>Frutta a guscio italiana: l&#8217;eccellenza traina il mercato. Report ISMEA 2026</title>
		<link>https://www.greatitalianfoodtrade.it/notizie/frutta-guscio-report-ismea-2026/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Marta Strinati]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 18 Jan 2026 16:31:07 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[NOTIZIE]]></category>
		<category><![CDATA[biologico]]></category>
		<category><![CDATA[export]]></category>
		<category><![CDATA[frutta a guscio]]></category>
		<category><![CDATA[Ismea]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L&#8217;Italia si conferma hub strategico della frutta a guscio, con una produzione nazionale che nel 2024 ha superato le 284.000 tonnellate e un consumo complessivo di 675.000 tonnellate, trainato dalla domanda dell’industria dolciaria italiana. Il rapporto ISMEA presentato al SIGEP 2026 delinea una filiera in salute, dove la maestria nella trasformazione e il legame indissolubile [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p id="2f68112c-b3ab-8096-bdcc-f1da0d2a6778" class="">L&#8217;<strong>Italia</strong> si conferma <strong>hub strategico</strong> della <strong>frutta a guscio</strong>, con una produzione nazionale che nel 2024 ha superato le 284.000 tonnellate e un consumo complessivo di 675.000 tonnellate, trainato dalla domanda dell’industria dolciaria italiana. Il <strong>rapporto ISMEA</strong> presentato al <strong>SIGEP 2026</strong> delinea una filiera in salute, dove la maestria nella trasformazione e il legame indissolubile con il territorio creano un valore aggiunto unico. Con una crescita costante delle superfici e un comparto <strong>biologico da record</strong>, la frutta a guscio italiana si impone come ingrediente d&#8217;elezione per l&#8217;industria del gusto e come pilastro della dieta mediterranea moderna.</p>
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<h3 id="2f68112c-b3ab-802e-acb1-df5d1cd81722" class="">Leadership globale: l&#8217;Italia hub della trasformazione</h3>
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<p id="2f68112c-b3ab-80a6-8b7a-f30d8db34f43" class="">Con una <strong>produzione</strong> di <strong>284.310 tonnellate</strong> nel 2024, l&#8217;Italia si colloca nella Top-10 dei produttori mondiali di frutta in guscio, occupando il sesto posto tra i Paesi importatori e l&#8217;undicesima posizione tra gli esportatori globali. Questa posizione riflette non solo la capacità produttiva nazionale, ma soprattutto un&#8217;<strong>attività di lavorazione, trasformazione e valorizzazione gastronomica </strong>profondamente radicata nei territori dove queste produzioni vengono realizzate.</p>
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<div dir="auto">
<p id="2f68112c-b3ab-809f-acb5-ffb6ab1a3140" class="">La <strong>superficie coltivata</strong> ha registrato una crescita del 6% negli ultimi cinque anni, raggiungendo i <strong>200.935 ettari</strong> nel 2024. Tuttavia, problemi climatici e fitosanitari hanno ridimensionato l&#8217;offerta e incrementato la quota di prodotto importato, evidenziando la vulnerabilità del settore di fronte ai cambiamenti ambientali.</p>
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<div dir="auto">
<h3 id="2f68112c-b3ab-8058-9f25-eca8108fdc35" class="">Un mosaico di eccellenze: la forza della produzione nazionale</h3>
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<p id="2f68112c-b3ab-808b-a68f-d7b3071f5e27" class="">La distribuzione della produzione italiana per il 2024 evidenzia la <strong>predominanza delle <a href="https://www.greatitalianfoodtrade.it/frutta-secca/nocciole-italiane-qualita-salute/">nocciole</a></strong>, che rappresentano il 42% della produzione totale (121.000 tonnellate) e il 48% della superficie coltivata. Seguono le <a href="https://www.greatitalianfoodtrade.it/frutta-secca/mandorle-siciliane-vs-mandorle-californiane-un-oceano-di-differenze/"><strong>mandorle</strong></a> con il 28% della produzione (79.000 tonnellate) e il 27% della superficie, le <a href="https://www.greatitalianfoodtrade.it/frutta-secca/castagne-italiane-tra-tradizione-e-innovazione/"><strong>castagne e marroni</strong></a> con il 23% della produzione (64.000 tonnellate) e il 20% della superficie.</p>
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<p id="2f68112c-b3ab-80fc-b18f-cfba5e3b1871" class="">Le <a href="https://www.greatitalianfoodtrade.it/frutta-secca/noci-italiane-eccellenza-salute/"><strong>noci</strong></a> costituiscono il 6% della produzione italiana (16.000 tonnellate) ma solo il 3% della superficie coltivata, mentre i <strong>pistacchi</strong> rappresentano l&#8217;1% della produzione (4.000 tonnellate) e il 2% della superficie. Questa distribuzione riflette non solo le tradizioni colturali regionali, ma anche le diverse rese produttive per ettaro delle varie specie.</p>
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<div dir="auto">
<h3 id="2f68112c-b3ab-8062-9868-cfcf9c311546" class="">Investire nel futuro: crescono le superfici coltivate</h3>
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<p id="2f68112c-b3ab-806f-8288-e8ed376c2234" class="">L&#8217;analisi quinquennale rivela un <strong>aumento della superficie coltivata dell&#8217;1,4% annuo</strong>, passata da 190.005 ettari nel 2020 ai 200.935 ettari del 2024. Tuttavia, la produzione raccolta è cresciuta solo dello 0,8% annuo, evidenziando un ritmo inferiore rispetto all&#8217;incremento delle superfici. Questo divario è spiegato dalla <strong>riduzione della resa media per ettaro </strong>(-1,3% annuo), che è passata da 16,3 quintali per ettaro nel 2020 a 14,7 quintali nel 2024.</p>
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<p id="2f68112c-b3ab-806a-a469-eb6b41732525" class="">Le cause di questa flessione produttiva sono molteplici: la <strong>crisi climatica</strong>, con eventi meteorologici estremi sempre più frequenti, e la diffusione di <strong>insetti e patogeni</strong> provenienti da altri continenti stanno mettendo sotto pressione gli impianti produttivi. Nel 2021, in particolare, la produzione aveva toccato il minimo quinquennale con 218.039 tonnellate, con una flessione del 25% rispetto all&#8217;anno precedente.</p>
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<h3 id="2f68112c-b3ab-8052-bedd-e936a9bace9c" class="">Il primato del biologico: una scelta di valore</h3>
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<p id="2f68112c-b3ab-80ad-b10c-f4daf98464d1" class="">Il <strong>potenziale produttivo biologico</strong> rappresenta uno dei segmenti più dinamici del settore. La superficie biologica dedicata alla frutta a guscio è cresciuta del 5,9% annuo tra il 2020 e il 2024, raggiungendo i <strong>66.787 ettari</strong>. Le <strong>nocciole biologiche</strong> hanno registrato la crescita più sostenuta con +8,6% annuo (21.473 ettari nel 2024), seguite dalle <strong>mandorle </strong>(+5,3% annuo, 22.343 ettari) e dalle <strong>noci</strong> (+4,9% annuo, 2.136 ettari).</p>
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<div dir="auto">
<p id="2f68112c-b3ab-8077-8e37-e67a21f998e6" class="">Particolarmente rilevante è l&#8217;espansione dei <strong>pistacchi e altra frutta a guscio biologica</strong>, con un tasso di crescita annuo del 31,2%, segnale della crescente domanda di prodotti certificati e del potenziale di sviluppo di nicchie produttive di alta qualità.</p>
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<div dir="auto">
<h3 id="2f68112c-b3ab-8011-b9b7-dac15d69799e" class="">DOP e IGP: l&#8217;identità che crea economia sul territorio</h3>
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<p id="2f68112c-b3ab-8070-9e9c-c50e93f1fca1" class="">Al 2024 sono <strong>21 le Indicazioni Geografiche riconosciute</strong> per la frutta a guscio italiana, cui si aggiunge la DOP del Miele di Castagna della Lunigiana. Il paniere comprende 2 IGP e 1 DOP per le nocciole, 11 IGP e 3 DOP per castagne e marroni, 2 farine di castagna DOP e 2 DOP per i pistacchi.</p>
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<p id="2f68112c-b3ab-80ee-b07c-c6afdf497e0a" class="">La <strong>Nocciola del Piemonte IGP</strong> domina con 1.543 tonnellate nel 2024 (58% del totale certificato) e un fatturato all&#8217;origine di 6,4 milioni di euro (45% del totale). Segue <a href="https://www.greatitalianfoodtrade.it/frutta-secca/pistacchio-verde-di-bronte-dop-un-tesoro-del-mediterraneo/"><strong>Pistacchio Verde di Bronte DOP</strong></a> con 341 tonnellate (13% del totale) ma un valore commerciale di 5,8 milioni di euro (40% del fatturato totale), confermando il posizionamento premium di questo prodotto iconico.</p>
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<p id="2f68112c-b3ab-80ff-b220-e6f0f9fdb8cf" class="">Tra le castagne certificate, spiccano il <strong>Marrone di Serino IGP</strong> (211 tonnellate, +138% rispetto al 2023) e il <strong>Marrone di Roccadaspide IGP</strong> (112 tonnellate, +675% rispetto al 2023), evidenziando la forte variabilità produttiva legata alle condizioni climatiche annuali.</p>
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<h3 id="2f68112c-b3ab-80dd-8a7d-fa11fe15d715" class="">Il bilancio della filiera: produzione, importazioni e consumi</h3>
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<p id="2f68112c-b3ab-8019-9c86-cdc1a51b7172" class="">Nel 2024, <strong>l&#8217;Italia ha importato 476.000 tonnellate </strong>di frutta a guscio (in guscio equivalente), rappresentando il 63% della disponibilità totale di 760 milioni di kg. La <strong>produzione nazionale</strong> di <strong>284.000 tonnellate</strong> copre il <strong>37% della disponibilità</strong>, mentre le <strong>esportazioni</strong> ammontano a 85.000 tonnellate (<strong>11%</strong> della disponibilità).</p>
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<p id="2f68112c-b3ab-808a-baa4-fa186f1f0ccb" class="">Il <strong>consumo complessivo </strong>ha raggiunto <strong>675.000 tonnellate</strong> nel 2024, con una crescita del 7,5% rispetto al 2020. Questo aumento è determinato soprattutto dai fabbisogni dell&#8217;<strong>industria italiana di trasformazione</strong>, che assorbe il <strong>55% del consumo totale</strong> (421.000 t), mentre il <strong>retail</strong> rappresenta il 73% del consumo diretto (254.000 t) e l&#8217;<strong>Ho.Re.Ca.</strong> il restante 27% (69.000 t).</p>
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<h3 id="2f68112c-b3ab-805d-b74c-dd4108c313df" class="">Livelli di autoapprovvigionamento</h3>
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<p id="2f68112c-b3ab-80e6-9275-dce79ee81e02" class="">L&#8217;analisi per singola specie rivela dinamiche molto diverse. Le <strong>castagne e marroni</strong> presentano un grado di autoapprovvigionamento del <strong>104%</strong>, rendendo l&#8217;Italia un esportatore netto. Le <strong>nocciole</strong> raggiungono il <strong>55%</strong> di autosufficienza, mentre le <strong>mandorle</strong> si fermano al <strong>41%</strong>. Particolarmente critica è la situazione di <strong>noci</strong> (20% di autosufficienza) e <strong>pistacchi</strong> (12%), che dipendono fortemente dalle importazioni.</p>
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<div dir="auto">
<p id="2f68112c-b3ab-80f8-9bab-edb144f525dd" class="">Questa dipendenza dall&#8217;estero si spiega con la domanda significativa dell&#8217;<strong>industria dolciaria e alimentare italiana</strong>, che utilizza frutta a guscio come ingrediente fondamentale per prodotti esportati in tutto il mondo: torroni, praline, gelati, panettoni, colombe pasquali e snack salati.</p>
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<h3 id="2f68112c-b3ab-8018-8777-ed1e259a123d" class="">La mappa dei consumi: industria vs retail</h3>
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<p id="2f68112c-b3ab-80f3-bb78-cc5964a85f42" class="">L&#8217;analisi della destinazione d&#8217;uso evidenzia come <strong>nocciole</strong> (95% quota industria) e <strong>mandorle</strong> (85% quota industria) siano quasi esclusivamente destinate alla trasformazione industriale, confermando il loro ruolo strategico nella pasticceria e nella confetteria italiana. Le <strong>castagne</strong> presentano una distribuzione più equilibrata (40% industria, 60% retail), mentre <strong>pistacchi</strong> (30% industria) e <strong>noci</strong> (10% industria) sono prevalentemente acquistati per il consumo diretto.</p>
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<div dir="auto">
<p id="2f68112c-b3ab-8036-9ff8-f9a6a3e8c05e" class="">Questo posizionamento riflette le diverse tradizioni d&#8217;uso: nocciole e mandorle rappresentano la base della grande pasticceria industriale italiana, mentre pistacchi e noci mantengono un forte legame con il consumo &#8220;tal quale&#8221; e con l&#8217;utilizzo in piccole produzioni artigianali.</p>
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<div dir="auto">
<h3 id="2f68112c-b3ab-80f3-8b7a-c299992605ef" class="">Nuovi trend: la frutta a guscio protagonista della dieta quotidiana</h3>
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<div dir="auto">
<p id="2f68112c-b3ab-80ac-93e1-c7668ec29542" class="">Nel 2025, <strong>gli acquisti di frutta in guscio confezionata</strong> hanno superato <strong>1,1 miliardi di euro</strong> (+13% rispetto al 2024) per un totale di oltre 89.000 tonnellate (+6% rispetto al 2024). La frutta a guscio costituisce il <strong>6% della spesa degli italiani per prodotti ortofrutticoli</strong>, confermando il suo ruolo significativo nella dieta nazionale.</p>
</div>
<div dir="auto">
<p id="2f68112c-b3ab-8012-a760-d9065b91190a" class="">Le <strong>mandorle sgusciate</strong> dominano con il 22% della spesa e il 19% dei volumi acquistati, seguite dal <strong>mix sgusciato</strong> (15% della spesa, 12% dei volumi) e dalle <strong>noci sgusciate</strong> (13% della spesa, 10% dei volumi). I <strong>pistacchi con guscio </strong>rappresentano il 10% della spesa ma solo il 7% dei volumi, evidenziando un posizionamento premium.</p>
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<h3 id="2f68112c-b3ab-809b-a1d1-fc82369cbb44" class="">La destagionalizzazione dei consumi</h3>
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<div dir="auto">
<p id="2f68112c-b3ab-807d-a3cc-c1aecfc6ca96" class="">Grazie alla crescente consapevolezza delle<strong> virtù nutrizionali della frutta secca con guscio</strong>, il consumo di mandorle, noci, nocciole, pistacchi e castagne &#8211; che in passato era relegato quasi esclusivamente alle festività e alle ricorrenze &#8211; si è <strong>destagionalizzato</strong>. Le tendenze degli acquisti nel 2025 evidenziano una netta preferenza per le <strong>referenze sgusciate</strong> rispetto a quelle in guscio, con il mix sgusciato che cresce del 13% in quantità e le mandorle sgusciate del 7%, con profili di acquisto ben distribuiti nell&#8217;anno.</p>
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<div dir="auto">
<p id="2f68112c-b3ab-809a-92b3-ef346b1e59eb" class="">Boom di vendite anche per le <strong>castagne sgusciate e cotte a vapore</strong> (+25% in quantità), che stanno conquistando nuovi spazi di mercato grazie alla praticità d&#8217;uso. I consumi di referenze stagionali come castagne fresche (-4% in quantità) e arachidi con guscio (-2% in quantità) mostrano invece una lieve contrazione, pur mantenendo picchi di consumo concentrati nel periodo ottobre-dicembre.</p>
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<h3 id="2f68112c-b3ab-8055-a8ce-dafe05dfe612" class="">Le prospettive future</h3>
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<div dir="auto">
<p id="2f68112c-b3ab-809e-bf20-fea16ab9fc64" class="">Il futuro della frutta a guscio italiana appare solido, spinto da un consumatore sempre più consapevole che sceglie la qualità certificata DOP e IGP e l’origine nazionale. La capacità del settore di evolversi verso <strong>referenze ad alto contenuto di servizio</strong> e la spinta verso la <strong>sostenibilità biologica</strong> sono i motori di una crescita che non conosce soste. Investire nella <strong>tracciabilità</strong> e nella valorizzazione della <strong>biodiversità</strong> nostrana rimane la chiave per consolidare la leadership italiana nell&#8217;alta gastronomia e nel benessere quotidiano.</p>
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<div dir="auto"></div>
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<p id="2f68112c-b3ab-8063-83d9-fd6a9bd2488f" class=""><em>Marta Strinati </em></p>
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<div dir="auto">
<h3 id="2f68112c-b3ab-800c-ad8d-f56723588cad" class="">Riferimenti</h3>
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<div dir="auto">
<ul id="2f68112c-b3ab-8062-9ce8-fa27cf4dc718" class="bulleted-list">
<li>ISMEA (Istituto di Servizi per il Mercato Agricolo Alimentare). Presentazione SIGEP 2026, 16 gennaio 2026. Elaborazioni su dati Istat, Nielsen IQ, Sinab. <a href="https://www.ismea.it/flex/cm/pages/ServeBLOB.php/L/IT/IDPagina/13543">https://www.ismea.it/flex/cm/pages/ServeBLOB.php/L/IT/IDPagina/13543</a></li>
</ul>
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<p>L'articolo <a href="https://www.greatitalianfoodtrade.it/notizie/frutta-guscio-report-ismea-2026/">Frutta a guscio italiana: l&#8217;eccellenza traina il mercato. Report ISMEA 2026</a> proviene da <a href="https://www.greatitalianfoodtrade.it">Gift</a>.</p>
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		<title>Il ministro dell’Agricoltura a favore degli OGM e contro i grani antichi</title>
		<link>https://www.greatitalianfoodtrade.it/notizie/il-ministro-dellagricoltura-a-favore-degli-ogm-e-contro-i-grani-antichi/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Dario Dongo&nbsp;--&nbsp;Paolo Caruso]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 30 Jul 2023 15:03:41 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[NOTIZIE]]></category>
		<category><![CDATA[Crea]]></category>
		<category><![CDATA[Francesco Lollobrigida]]></category>
		<category><![CDATA[grani antichi]]></category>
		<category><![CDATA[Ismea]]></category>
		<category><![CDATA[nuovi OGM]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.greatitalianfoodtrade.it/?p=72298</guid>

					<description><![CDATA[<p>Il ministro italiano dell’agricoltura Francesco Lollobrigida commissaria due enti pubblici strategici per il settore agroalimentare (CREA e ISMEA), conferma il sostegno ai nuovi OGM (o NGTs, New Genomic Techniques) e addirittura prende le distanze dai grani antichi. Quale ‘sovranità alimentare’? CREA e ISMEA, i nuovi commissari Il decreto legge 22 aprile 2023 n. 44, ‘Disposizioni urgenti per il rafforzamento della capacità amministrativa delle amministrazioni [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.greatitalianfoodtrade.it/notizie/il-ministro-dellagricoltura-a-favore-degli-ogm-e-contro-i-grani-antichi/">Il ministro dell’Agricoltura a favore degli OGM e contro i grani antichi</a> proviene da <a href="https://www.greatitalianfoodtrade.it">Gift</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Il ministro italiano dell’agricoltura Francesco Lollobrigida commissaria due enti pubblici strategici per il settore agroalimentare (CREA e ISMEA), conferma il sostegno ai nuovi OGM (o NGTs, <em>New Genomic Techniques</em>) e addirittura prende le distanze dai grani antichi. Quale ‘sovranità alimentare’?</p>
<h2>CREA e ISMEA, i nuovi commissari</h2>
<p><strong>Il decreto legge 22 aprile 2023 n. 44</strong>, ‘<em>Disposizioni urgenti per il rafforzamento della capacità amministrativa delle amministrazioni pubbliche</em>’, <a href="https://www.gazzettaufficiale.it/eli/id/2023/06/21/23A03641/sg">ha introdotto drastiche riforme</a> di due enti pubblici a servizio del ministero dell’agricoltura, ISMEA (Istituto di Servizi per il Mercato Agricolo Alimentare) e CREA (Consiglio per la ricerca in agricoltura e l’analisi dell’economia agraria). Commissariamento, nomina diretta da parte del ministro dell’agricoltura dei tre membri del CdA, riforma statutaria. Il ministro dell’agricoltura Francesco Lollobrigida ha così nominato due commissari straordinari:</p>
<p><strong>&#8211; per ISMEA</strong> l&#8217;avvocato Livio Proietti, ex coordinatore di Movimento Sociale Italiano e Alleanza Nazionale nella provincia di Roma, ex deputato, già consigliere di amministrazione di Sviluppo Italia e del disastroso ISA (Istituto per lo Sviluppo dell&#8217;Agroalimentare),</p>
<p><strong>&#8211; al CREA</strong> il professor Mario Pezzotti, docente di Genetica Agraria all&#8217;Università di Verona e dirigente del Centro Ricerca e Innovazione della Fondazione Edmund Mach. Un grande esperto di NGTs (<em>New Genomic Techniques</em>), o nuovi OGM.</p>
<h2>Grani antichi, opinioni discordi</h2>
<p><strong>I grani antichi e il <a href="https://www.greatitalianfoodtrade.it/progresso/farro-il-re-dei-grani-antichi-agroecologia-resilienza-e-salute/">farro</a></strong> che ne è parte hanno consentito di valorizzare l’agroecologia, anche in aree rurali svantaggiate, e la tradizione gastronomica italiana. I consumatori internazionali dimostrano di apprezzare queste produzioni 100% <em>Made in Italy</em>, le quali infatti esprimono interessanti potenziali di crescita.</p>
<p><strong>Il libro</strong> ‘<em>Pane nostro. Grani antichi, farine e altre bugie</em>’ di Luigi Cattivelli, direttore del Centro di ricerca per la genomica e la bioinformatica del CREA, si scaglia però contro ogni prospettiva di sviluppo sostenibile basata su agroecologia e grani antichi. Adducendo ipotesi ampiamente discutibili dal punto di vista scientifico.</p>
<p><strong>La dialettica </strong>tra i custodi della biodiversità e chi crede che l’ingegneria genetica possa salvare il mondo non è una novità ed è anzi bene prosegua, affinché ogni cittadino possa farsi un’idea sui possibili effetti di due sistemi agroalimentari antitetici. Anche alla luce delle esperienze maturate, tra pesticidi e OGM progettati per resistervi.</p>
<h2>Grani antichi, l’attacco istituzionale</h2>
<p><strong>Il neo commissario </strong>straordinario del CREA ha organizzato la presentazione del libro ‘<em>Pane nostro. Grani antichi, farine e altre bugie</em>’, il 13 luglio 2023, presso la sede dell’ente pubblico. L’attacco frontale nei confronti dei grani antichi è trasceso dal livello di opinione personale dell’autore di un libro a quello di posizione del vertice del Consiglio per la ricerca in agricoltura e l’analisi dell’economia agraria:</p>
<p>&#8211; il neo commissario Mario Pezzotti si è congratulato con se stesso per avere dedicato il suo primo impegno pubblico nel CREA con la presentazione di ‘<em>un’opera che riesce ad unire in modo accattivante storia, genetica, evoluzione e informazioni scientifiche corrette sul frumento</em>’,</p>
<p>&#8211; il comunicato stampa del CREA segue le sue parole ‘<em>partendo dal presupposto che le varietà [di frumento] moderne sono migliori di quelle antiche</em>’ e ‘<em>nel prodotto trasformato (pane, pasta, etc) sapore e odore dipendono dal processo di trasformazione e non dalla materia prima utilizzata</em>’.</p>
<h2>Il ministro dell’agricoltura pro-OGM e contro i grani antichi</h2>
<p><strong>Francesco Lollobrigida</strong>, ministro dell’Agricoltura della Repubblica italiana, è intervenuto al primo evento pubblico del neo-commissario straordinario del CREA da lui nominato per celebrare il libro, dichiarando quanto segue.</p>
<p>‘<em>Un libro utilissimo</em><em> per chi fa politica come me, per poter correggere gli errori in cui vengono indotti i cittadini che consumano, ma anche un&#8217;occasione per conoscere la storia di un prodotto eccezionale, che si è evoluto grazie alla tecnologia</em>’.</p>
<p><strong>Gli ‘<em>errori </em></strong><em>in cui vengono indotti i cittadini</em>’ a cui il ministro riferisce &#8211; ammesso che egli abbia avuto modo di leggere il libro e consultare la letteratura, oltre ai dati di mercato &#8211; riguarderebbero la valorizzazione dei grani antichi.</p>
<p><strong>La politica </strong>agroindustriale del ministro Lollobrigida è dunque ispirata alla ricerca, con la fiducia di trovare ‘<em>quelle soluzioni per attuare una strategia che aumenti le produzioni e che possa essere messa a servizio anche dei paesi in via di sviluppo</em>’, con la ‘<em>tecnologia applicata alla nostra agricoltura</em>’. I nuovi OGM, appunto.</p>
<h2>L’eco pro-OGM del Parlamento italiano</h2>
<p><strong>Luca De Carlo</strong> di Fratelli d’Italia è a sua volta un tenace sostenitore dei nuovi OGM. La IX Commissione del Senato &#8211; Agricoltura e produzione agroalimentare &#8211; da lui presieduta ha infatti acclamato la sperimentazione in campo aperto di NGTs (o NBTs, o TEA che dir si voglia). Il senatore è a sua volta intervenuto all’evento del CREA, affermando che ‘<em>questo libro apre un mondo sulla verità e contro le fake news: un grande Paese come il nostro non ha bisogno di raccontare bugie sui suoi prodotti’</em>. Quali verità, quali ‘<em>fake news</em>’?</p>
<p><strong>La retorica </strong>del ‘miglioramento genetico’ è stata ripresa anche, negli ultimi anni, in Argentina e Brasile. Dove ancora una volta &#8211; con la falsa narrativa della resistenza alla siccità e maggior produzione &#8211; è stata introdotta una varietà di frumento OGM resistente al glufosinate ammonio, un erbicida tossico per la riproduzione. Ma i consumatori europei non sembrano propensi ad acquistare pasta da frumento OGM, ed è perciò che le <em>lobby</em> di <em>Big Ag</em> mirano a nascondere la presenza dei nuovi OGM sulle etichette alimentari. E il <em>Made in Italy</em> cosa c’entra?</p>
<h2>Conclusioni provvisorie</h2>
<p><strong>L’indifferenza</strong> verso la sostenibilità ambientale, spesso anche economica, delle pratiche agronomiche richieste per coltivare varietà di grano che esigono sempre più fertilizzanti e antiparassitari ha già provocato un disastro nella cerealicoltura nostrana. L’insostenibilità dei costi ha causato la perdita di 400.000 ettari delle superfici coltivate a grano duro, in Italia, negli ultimi 20 anni.</p>
<p><strong>L’Italia</strong> non potrà mai competere su volumi e prezzi del grano duro con Canada, USA e Australia. La nostra unica salvezza risiede nell’identità distintiva e qualità, tanto meglio se associata alle produzioni bio e alla coltivazione di grani autoctoni. I grani antichi si sono adattati nei secoli ai territori di appartenenza e conservano tratti di sostenibilità ambientale e caratteristiche qualitative sotto vari aspetti migliori delle nuove varietà.</p>
<p><strong>Si cominci</strong> allora a prendere in considerazione la possibilità di attingere al patrimonio genetico dei grani autoctoni per realizzare varietà di frumento rispettose dell’ambiente e della nostra salute. Perseverare nella ricerca del solo aumento delle rese, trascurando la mole di <em>input</em> chimici in agricoltura che vi si associa, è un suicidio istituzionalizzato.</p>
<p><em>Dario Dongo e Paolo Caruso</em></p>
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		<title>Il biologico in Italia, anteprima di Bio in cifre 2022</title>
		<link>https://www.greatitalianfoodtrade.it/notizie/il-biologico-in-italia-anteprima-di-bio-in-cifre-2022/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Marta Strinati]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 06 Jul 2022 15:59:26 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[NOTIZIE]]></category>
		<category><![CDATA[bio]]></category>
		<category><![CDATA[biologico]]></category>
		<category><![CDATA[Ismea]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Un’anteprima del rapporto ‘Bio in cifre 2022’ fornisce dati aggiornati e riflessioni sull’andamento del biologico in Italia. I numeri del SINAB (Sistema di Informazione Nazionale sull’Agricoltura Biologica) sono stati divulgati al convegno organizzato da ISMEA, ‘Appuntamento con il bio:l’agricoltura biologica del futuro’, il 6.7.22 a Roma. Biologico in Italia, aumentano i suoli La superficie biologica italiana è aumentata [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Un’anteprima del rapporto ‘Bio in cifre 2022’ fornisce dati aggiornati e riflessioni sull’andamento del biologico in Italia. I numeri del SINAB (Sistema di Informazione Nazionale sull’Agricoltura Biologica) sono stati divulgati al convegno organizzato da ISMEA, ‘Appuntamento con il bio:l’agricoltura biologica del futuro’, il 6.7.22 a Roma.</p>
<h2>Biologico in Italia, aumentano i suoli</h2>
<p><strong>La superficie biologica</strong> italiana è aumentata del 4,4%, arrivando a sfiorare i 2,2 milioni di ettari a fine 2021. L’incidenza delle superfici bio sulla SAU nazionale ha raggiunto il 17,4%, confermandosi la più alta in Ue.</p>
<p><strong>Con questo ritmo</strong> di crescita si potrebbero raggiungere i 2,7 mln di ettari al 2027, ultimo anno della Pac 2023-2027, e toccare i 3 mln al 2030, valore prossimo al <em>target Farm to Fork</em> del 25% di superficie bio.</p>
<h2>Gli stimoli delle Regioni</h2>
<p><strong>L’espansione delle coltivazioni</strong> bio è fortemente influenzata dalle politiche delle Regioni, nell’ambito delle misure agroambientali previste dal PSR 2014-2020. Con particolare riguardo ai nuovi bandi della Misura 11 (di sostegno alla conversione).</p>
<p><strong>Campania</strong> (+55%), Toscana (+25%) e Friuli-Venezia Giulia (+23%) sono le aree ove la SAU (superficie agricola utilizzata) destinata a biologico cresce a ritmi mai visti finora. La Sicilia invece, pur mantenendo il primato, in un anno ha perso più superficie a bio di quanta ne conti l&#8217;Abruzzo.</p>
<h2>Le coltivazioni in crescita</h2>
<p><strong>Tra le diverse colture</strong> bio crescono soprattutto quelle permanenti (+3,5% nel complesso), con andamenti diversificati tra le varietà. Aumentano noccioleti (+12,5%) e vigneti (+9,2%), restano stabili meleti bio (-0,4%) e oliveti (+0,5%), calano invece gli agrumeti (arance -17,2%, limoni -0,8%).</p>
<p><strong>Crescono finalmente</strong> le superfici dedicate ai cereali bio (+2,8%), grazie soprattutto al traino di maggiori investimenti a grano duro e tenero, oo le colture foraggere (-0,7%) e i prati e pascoli (-0,8%).</p>
<h2>Zootecnia, vola l’avicolo</h2>
<p><strong>La zootecnia biologica</strong> mostra alcune rilevanti criticità per lo sviluppo del settore, con un’incidenza sul numero di capi allevati che nel complesso rimane inferiore al 10%. Le consistenze di bovini, suini, ovini e caprini mostrano livelli pressoché stabili nel triennio, mentre il comparto avicolo &#8211; soprattutto i <em>broiler</em> (polli da carne) e le galline ovaiole &#8211; registra una marcata dinamica positiva, con crescita annua di circa mezzo milione di capi.</p>
<p><strong>A rallentare</strong> la conversione degli allevamenti sono le difficoltà tecniche richieste per la gestione del bio. Vi è ancora scarsa cognizione del valore di alghe, microalghe e tannini (es. Algatan) per rinforzare il microbiota degli animali senza bisogno di antibiotici. La riconversione delle strutture di allevamento a modelli più estensivi ha del resto oneri che non sembrano facili da ammortizzare a fronte di una domanda ancora bassa.</p>
<h2>Più operatori certificati</h2>
<p><strong>Gli operatori certificati</strong> a bio crescono di oltre il 5% rispetto al 2020, grazie ai 4.413 nuovi ingressi nel sistema di certificazione che hanno portato a 86.144 il numero complessivo di produttori, preparatori e importatori biologici. Un aumento del 78,5 % negli ultimi 10 anni.</p>
<p><strong>L&#8217;acquacoltura </strong>biologica continua la sua evoluzione anche nel 2021, sebbene i valori assoluti rimangano ancora modesti: sono infatti 69 le aziende certificate (+12,8% rispetto al 2020), concentrate soprattutto in Veneto ed Emilia-Romagna.</p>
<h2>Il consumo di biologico in Italia</h2>
<p><strong>L’inflazione</strong> pesa sui consumi di biologico. In Italia la perdita di potere d’acquisto inibisce le preferenze dei consumatori e il ritorno in ufficio, dopo i <em>lockdown</em>, li costringe a mangiare fuori casa, dove il biologico è una perla rara.</p>
<p><strong>Dopo la crescita</strong> dei consumi del +9,5% nel 2020, il 2021 cede del -4,6%. I dati dei primi 5 mesi del 2022 riferiscono una riduzione del -1,9%.</p>
<p><strong>L’affidabilità</strong> dei dati tuttavia è minata dalla rilevazione dei soli acquisti presso la GDO, considerato che il biologico viaggia spesso e bene su filiere corte o cortissime.</p>
<h2>Il primato dell’ortofrutta bio</h2>
<p><strong>L’ortofrutta bio</strong>, fresca e trasformata, subisce una flessione delle vendite stimata nel 8,7% per la frutta e nel 7% per gli ortaggi.</p>
<p><strong>Il comparto </strong>vale il 46,1% del mercato bio totale, mentre quello non bio è appena del 19,2%. I consumatori di alimenti biologici, coltivati senza pesticidi, del resto, sono concettualmente più attenti alla qualità della dieta. Consumano più frutta e verdura ed evitano gli alimenti ultraprocessati (che invece rappresentano un’ampia fetta dell’alimentare ‘non bio’).</p>
<h2>Latte e formaggi</h2>
<p><strong>Il gruppo di alimenti</strong> latte e formaggi ha un’incidenza importante sul totale del mercato bio: 20,4%, contro il 13,2 degli alimenti non bio.</p>
<p><strong>Nel 2021</strong> le vendite calano del -2,2% (in confronto al -4,1% del non bio).</p>
<h2>Carne e vino</h2>
<p><strong>Crescono bene</strong> i vini (+5,7%) e le carni biologiche (+13%). In particolare, nella carne rossa la quota bio ferma allo 0,4%, conseguenza di un’insufficiente offerta di prodotto certificato. Mentre nei vini (1,6%) si sconta la destinazione prioritaria del prodotto biologico, a più alto valore aggiunto, verso il mondo della ristorazione e i mercati esteri.</p>
<h2>Avanti tutta!</h2>
<p><strong>‘</strong><em><strong>I dati Ismea</strong> confermano l’Italia come un Paese fortemente vocato al biologico. In questa fase di transizione agroecologica, dove il bio ha un ruolo fondamentale, è necessario compiere ulteriori passi avanti per affermare il metodo biologico come opportunità strategica per contrastare la crisi climatica e la perdita di biodiversità, oltre che per accrescere la resilienza dei sistemi produttivi rispetto alle crisi geopolitiche.</em></p>
<p><em><strong>Siamo in un momento decisivo</strong>. Finalmente è stata approvata la legge sul biologico, che prevede iniziative fondamentali per lo sviluppo del settore come l’istituzione dei distretti biologici, delle filiere Made in Italy bio al giusto prezzo per i cittadini e agricoltori, del marchio biologico italiano oltre a investimenti in ricerca, formazione e innovazione. Finalmente abbiamo stanziamenti importanti per sostenere il biologico, oltre 3 miliardi di euro, è fondamentale però che questi fondi vengano spesi al meglio, per favorire la transizione agroecologia e rilanciare l’intero comparto a partire dai consumi interni. Dobbiamo tenere alta l’asticella e rimboccarci le maniche per usare questa fase per far crescere tutta l’agricoltura italiana</em>’, commenta Maria Grazia Mammuccini, Presidente FederBio.</p>
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		<title>Come l’inflazione cambia la spesa alimentare. Indagine ISMEA</title>
		<link>https://www.greatitalianfoodtrade.it/notizie/come-linflazione-cambia-la-spesa-alimentare-indagine-ismea/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Marta Strinati]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 22 May 2022 07:37:35 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[NOTIZIE]]></category>
		<category><![CDATA[Ismea]]></category>
		<category><![CDATA[prezzi]]></category>
		<category><![CDATA[spesa alimentare]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La spesa alimentare è oggetto di continui rincari, con l’inflazione che ad aprile ha toccato il +6,2% su base annua. Per fronteggiare l’ennesima crisi, gli italiani cambiano canale di vendita e strategia di acquisto. Inflazione sulla spesa alimentare L’indagine ‘Impatto dell’inflazione sui consumi degli italiani’ di ISMEA ha coinvolto 3mila famiglie (rappresentative del campione Italia). [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.greatitalianfoodtrade.it/notizie/come-linflazione-cambia-la-spesa-alimentare-indagine-ismea/">Come l’inflazione cambia la spesa alimentare. Indagine ISMEA</a> proviene da <a href="https://www.greatitalianfoodtrade.it">Gift</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>La spesa alimentare è oggetto di continui rincari, con l’inflazione che ad aprile ha toccato il +6,2% su base annua. Per fronteggiare l’ennesima crisi, gli italiani cambiano canale di vendita e strategia di acquisto.</p>
<h2>Inflazione sulla spesa alimentare</h2>
<p><strong>L’indagine</strong> ‘<em>Impatto dell’inflazione sui consumi degli italiani</em>’ di ISMEA ha coinvolto 3mila famiglie (rappresentative del campione Italia). (1)</p>
<p><strong>Oltre il 60%</strong> degli intervistati ha una cognizione realistica della situazione e ritiene che nei prossimi tre mesi, l’inflazione crescerà molto, fino al 10%.</p>
<p><strong>Il restante 40%</strong> del campione è diviso a metà, tra i pessimisti (soprattutto giovanissimi a basso reddito residenti al meridione), che ritengono che entro l’estate l’aumento dei prezzi supererà il 10%, e gli ottimisti che si attendono un rientro dell’inflazione entro il 3%.</p>
<h2>Timori per gli alimenti di prima necessità</h2>
<p><strong>Tra le rinunce</strong> degli italiani primeggiano viaggi (23%), intrattenimento e pasti al ristorante (21%) e abbigliamento (15%). Solo l’1% del campione teme di essere costretto a tagliare anche il <em>budget</em> per la spesa alimentare.</p>
<p><strong>Il timore</strong> più diffuso è l’aumento di prezzo degli alimenti di prima necessità (94% degli intervistati). Ma oltre la metà (52%) esprime persino la preoccupazione di non trovare più i prodotti negli scaffali.</p>
<h2>Alla ricerca della convenienza</h2>
<p><strong>La ricerca</strong> di prezzi convenienti rilancia il canale ipermercato, fortemente penalizzato nel 2020, con i <em>lockdown</em> che costringevano ad acquisti sotto casa. Il 70% degli intervistati lo considera il punto vendita ideale in cui trovare la migliore combinazione di assortimento/offerte.</p>
<p><strong>Il 58%</strong> del campione prevede poi di cambiare punto vendita o insegna alla ricerca di maggiori sconti, il 57% di indirizzarsi verso i <em>discount</em> e il 35% verso i mercati rionali.</p>
<p><strong>Il 13% delle famiglie</strong> dichiara di volersi affidare anche all’<em>ecommerce</em> nella ricerca della convenienza. Tuttavia, raramente questa comoda opzione è fonte di risparmio nella spesa alimentare, <a href="https://www.greatitalianfoodtrade.it/consum-attori/spesa-online-prezzi-a-confronto-su-6-piattaforme-ecommerce">come abbiamo visto</a>.</p>
<h2>Meno sprechi, più pianificazione</h2>
<p><strong>Per fronteggiare</strong> l’impatto dell’inflazione sulla spesa alimentare, gli italiani puntano su una strategia di risparmio forzato che ha anche risvolti positivi.</p>
<p><strong>Il 68% delle famiglie</strong> intervistate prevede di ridurre gli sprechi di cibo, oggi eccessivi, e quasi la metà (48%) di ridurre gli acquisti superflui e prestare maggiore attenzione al rapporto qualità prezzo e al rapporto prezzo/peso negli acquisti. Imparare a controllare il prezzo per kg invece che per confezione è un’attitudine ricca di sorprese.</p>
<p><strong>La buona abitudine</strong> di programmare gli acquisti con una lista è il proposito del 38% degli intervistati.</p>
<h2>Tempi duri per i marchi blasonati?</h2>
<p><strong>Per i marchi</strong> che dominano il mercato, talvolta più per il <em>battage</em> pubblicitario che per qualità reale del prodotto, l’equilibrio potrebbe cambiare. Una prospettiva, del resto, anticipata dalla svolta di Coop, che <a href="https://www.greatitalianfoodtrade.it/mercati/via-alla-rivoluzione-dei-prodotti-a-marchio-coop">ha rilanciato</a> fortemente i suoi prodotti a marchio, in chiave miglior rapporto qualità/prezzo.</p>
<p><strong>Gli intervistati</strong> dichiarano infatti l’intenzione di rinunciare ai prodotti <em>premium</em> (27%), alle marche, salvo quando in promozione (22%), di rivolgersi ai marchi dei distributori (14%) e a ridurre le quantità a favore della qualità (9%).</p>
<p><strong>La qualità</strong>, secondo il 70% degli intervistati, è del prodotto 100% italiano. Irrinunciabili per quasi uno su due sono inoltre i prodotti Dop /Igp, da agricoltura sostenibile o bio.</p>
<h2>I <em>driver</em> di scelta</h2>
<p><strong>I <em>driver</em> </strong>di scelta cambiano in funzione del prodotto:</p>
<p><strong>&#8211; marca nota</strong> (<em>brand</em>). È considerata importante nella scelta di pasta (29%), surgelati (27%), passate (24%) e latte (20%),</p>
<p><strong>&#8211; origine delle materie prime</strong>. È il primo <em>driver</em> di scelta per carne, frutta, verdura, uova, olio extra vergine di oliva, per una percentuale di consumatori compresa tra il 66% e il 58%,</p>
<p><strong>&#8211; garanzia di sostenibilità</strong>. Incide suprattutto sull’acquisto di uova (14%), pane fresco (10%), carne bianca e carne rossa (entrambi al 9%),</p>
<p><strong>&#8211; qualità organolettiche</strong>. Primeggia il pane con il 44%, seguito da vino e formaggi (37%), frutta di stagione (31%).</p>
<h2>Inflazione e porzioni della spesa alimentare</h2>
<p><strong>L’<a href="https://www.ismea.it/flex/cm/pages/ServeBLOB.php/L/IT/IDPagina/11786?utm_source=sendinblue&amp;utm_campaign=CS%20survey%20inflazione&amp;utm_medium=email">indagine ISMEA</a></strong> ha anche interrogato le famiglie sulla elasticità della domanda di fronte all’aumento dei prezzi.</p>
<p><strong>Il risultato </strong>riflette la capacità di spesa. In misura diversa, gli italiani prevedono di acquistare le stesse quantità dei seguenti gruppi di alimenti:</p>
<p>&#8211; pane, latte e olio extra vergine di oliva, alimenti basilari nella dieta italiana, per il 35% degli intervistati,</p>
<p>&#8211; uova e frutta fresca, altri alimenti-base, il 33% del campione,</p>
<p>&#8211; pesce (22%),</p>
<p>&#8211; formaggi (20%),</p>
<p>&#8211; vino (19%),</p>
<p>&#8211; surgelati (18%).</p>
<p><strong>Gli effetti</strong> dell’inflazione sulla spesa alimentare sono pesanti. Gli intervistati ISMEA, però, dichiarano che se l’aumento del prezzo è contenuto entro il 3% non si cambiano le abitudini nemmeno per il vino (47%), surgelati (45%) e passate (41%).</p>
<p><strong>I gestori del bene pubblico</strong>, raramente alle prese con l’esigenza di sostentamento della popolazione, potranno trarre suggerimenti anche da questa indagine.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.greatitalianfoodtrade.it/notizie/come-linflazione-cambia-la-spesa-alimentare-indagine-ismea/">Come l’inflazione cambia la spesa alimentare. Indagine ISMEA</a> proviene da <a href="https://www.greatitalianfoodtrade.it">Gift</a>.</p>
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		<title>Crescita record dei consumi di alimenti biologici. Il rapporto &#8216;Bio in cifre 2020&#8217;</title>
		<link>https://www.greatitalianfoodtrade.it/notizie/crescita-record-dei-consumi-di-alimenti-biologici-il-rapporto-bio-in-cifre-2020/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Dario Dongo&nbsp;--&nbsp;Marta Strinati]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 01 Oct 2020 04:44:44 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[NOTIZIE]]></category>
		<category><![CDATA[agricoltura biologica]]></category>
		<category><![CDATA[agricoltura contadina]]></category>
		<category><![CDATA[alimenti biologici]]></category>
		<category><![CDATA[Federbio]]></category>
		<category><![CDATA[Ismea]]></category>
		<category><![CDATA[Sinab]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>I consumi domestici di alimenti biologici in Italia registrano un’ulteriore crescita, +11% nel canale GDO (Grande Distribuzione Organizzata), +4,4% il totale delle vendite che hanno raggiunto il record di 3,3 miliardi di euro (giugno 2020). + 180% in dieci anni (!). La relazione di ISMEA &#8216;Bio in cifre 2020&#8217; è stata presentata insieme al rapporto annuale SINAB (Sistema di Informazione Nazionale sull&#8217;agricoltura biologica), all’incontro [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.greatitalianfoodtrade.it/notizie/crescita-record-dei-consumi-di-alimenti-biologici-il-rapporto-bio-in-cifre-2020/">Crescita record dei consumi di alimenti biologici. Il rapporto &#8216;Bio in cifre 2020&#8217;</a> proviene da <a href="https://www.greatitalianfoodtrade.it">Gift</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>I consumi domestici di alimenti biologici in Italia registrano un’ulteriore crescita, +11% nel canale GDO (Grande Distribuzione Organizzata), +4,4% il totale delle vendite che hanno raggiunto il record di 3,3 miliardi di euro (giugno 2020). + 180% in dieci anni (!).</p>
<p>La relazione di ISMEA &#8216;Bio in cifre 2020&#8217; è stata presentata insieme al rapporto annuale SINAB (Sistema di Informazione Nazionale sull&#8217;agricoltura biologica), all’incontro organizzato da Coldiretti l’1.10.20.</p>
<h2>Democratizzazione del bio, il ruolo della GDO</h2>
<p><strong>Durante il <em>lockdown</em></strong> imposto da Covid la vendita di alimenti biologici nei supermercati è cresciuta a due cifre (+11%). Un dato che conferma la crescente consapevolezza del valore dei cibi biologici per la salute e il sistema immunitario, come si è visto.</p>
<p><strong>La GDO</strong> ha finalmente assunto un ruolo da protagonista nella democratizzazione del bio, che da anni invochiamo. La vicinanza continua ai consumAttori ha così consentito alla distribuzione moderna di intercettarne le richieste &#8211; attestate da ultimo nei rapporti <a href="https://www.greatitalianfoodtrade.it/consum-attori/rapporto-coop-2020-gli-italiani-a-tavola-in-era-covid-19">Coop 12.9.20</a> e <a href="https://www.greatitalianfoodtrade.it/mercati/consumi-alimentari-in-italia-il-rapporto-di-immagino-2019">Osservatorio Immagino 2019</a> (GS1-Italy) &#8211; e ampliare l’offerta dei prodotti più <em>green</em>.</p>
<p><strong>Il fresco</strong> è la più grande novità. Con il trionfo delle uova bio, le cui vendite impennano (+9,7%). E gli ortaggi, che a loro volta registrano un balzo nelle vendite (+7,2%). Un successo per tutti gli operatori della filiera, che avvicina il sistema alimentare italiano agli obiettivi previsti dal <a href="https://www.foodtimes.eu/it/pianeta/il-manifesto-del-bio-2030/">Manifesto del Bio 2030</a>, introdotto alla fiera SANA il 6-9.9.19.</p>
<h2>Cresce il bio italiano ma anche di importazione</h2>
<p><strong>L&#8217;Italia</strong> si conferma nel 2019 il primo Paese europeo per numero di aziende agricole certificate bio. Un dato coerente con l’estrema frammentazione della nostra filiera produttiva ma anche, e soprattutto, con la <em>leadership</em> europea del Bel Paese nel valore aggiunto in agricoltura. Gli operatori certificati sono 80.643 (+2%) e le superfici coltivate a biologico sfiorano oggi i 2 milioni di ettari +2% rispetto al 2018, +79% rispetto al 2010.</p>
<p><strong>Aumentano </strong>altresì le importazioni di prodotti bio da paesi extracomunitari, con un incremento complessivo del 13,1%. Il colpo d&#8217;ala è del 35,2% per le colture industriali, destinate all&#8217;industria di trasformazione (piante saccarifere, tessili, oleifere, spezie ed erbe aromatiche). I cereali e la categoria che raggruppa caffè, cacao, zuccheri, tè e spezie crescono rispettivamente del 16,9% e 22,8%.</p>
<h2>Più controlli sulle importazioni</h2>
<p><strong>L&#8217;approvvigionamento </strong>sui mercati extra-UE, secondo Coldiretti, potrebbe essere ridimensionato a vantaggio delle produzioni nazionali stringendo le viti dei controlli pubblici ufficiali. In particolare, subordinando l&#8217;ingresso delle merci non solo alle verifiche documentali ma anche a ispezioni fisiche e controlli analitici.</p>
<p><span style="color: #ff0000;"><em><strong>&#8216;L’Italia </strong>è uno dei maggiori importatori di alimenti biologici da paesi extracomunitari da dove nel 2019 ne sono arrivati ben 210 mila tonnellate di cui quasi 1/3 dall’ Asia. Occorre dare al più presto seguito alla raccomandazione della Corte dei Conti europea che invita a rafforzare i controlli sui prodotti biologici importati che non rispettano gli stessi standard di sicurezza di quelli europei&#8217; </em>(Ettore Prandini, presidente di Coldiretti).</span></p>
<h2><em>Italian Bio Pride</em></h2>
<p><strong>La spiccata tendenza</strong> degli italiani verso le produzioni alimentari <em>Made in Italy </em>dovrebbe quindi fungere da volano alla crescita del biologico nostrano. E la crescente attenzione verso il bio dovrebbe a sua volta consentire una più equa redistribuzione del valore a favore degli agricoltori che ne sappiano cogliere le opportunità.</p>
<p><span style="color: #008000;"><em><strong>&#8216;Promuovere</strong> il ricorso a materia prima italiana certificata riducendo i volumi delle importazioni potrà inoltre fornire un ulteriore stimolo di crescita al comparto e concorrere al raggiungimento del target del 25% di superficie investita a coltivazioni biologiche, indicato nella strategia Farm to Fork, uno dei pilastri del New Green Deal. Un’occasione da non perdere, visto anche il boom di domanda di prodotto 100% italiano a cui abbiamo assistito negli ultimi anni&#8217; </em>(Raffaele Borriello, direttore generale di Ismea).</span></p>
<h2>Testo Unico del biologico, finalmente in arrivo</h2>
<p><strong>Regole stringenti </strong>e controlli accurati sulle importazioni sono essenziali per tutelare il bio italiano. Uno slancio ulteriore può provenire dal Testo Unico per il biologico, che la ministra delle Politiche agricole Teresa Bellanova indica trovarsi ora in fase di approvazione al Senato.</p>
<p><span style="color: #0000ff;"><em><strong>&#8216;Tutto il nostro agroalimentare</strong> si poggia, e si radica, sulla distintività e sulla eccellenza della qualità e il biologico deve essere una delle punte di diamante, in un&#8217;ottica di tutela dell&#8217;ambiente e della biodiversità. Se abbassiamo l&#8217;asticella delle regole, se riduciamo il rigore del controllo sul biologico facciamo un favore ai competitor delle nostre aziende e danneggiamo tutto il sistema agroalimentare italiano (&#8230;) Se qualcuno in Europa pensa di far aumentare le superfici a biologico abbassando il livello delle regole, in modo da fare diventare tutto biologico, noi non ci stiamo&#8217;</em> (Teresa Bellanova, ministra per le Politiche Agricole, Alimentari e Forestali).</span></p>
<h2>Il plauso e le richieste di FederBio</h2>
<p><strong>FederBio</strong> è la federazione nazionale che dal 1992 riunisce e rappresenta la quasi totalità delle organizzazioni operanti nelle filiere dell’agricoltura biologica e biodinamica. <em>From seed to fork </em>e <em>from feed to fork </em>(dai semi e dai mangimi alla forchetta), vi aderiscono le principali realtà nella produzione, distribuzione, certificazione, normazione e tutela degli interessi di operatori e tecnici bio. Con l’obiettivo di tutelarne e favorirne lo sviluppo, anche a livello internazionale. FederBio è infatti associata a <a href="https://www.ifoam.bio/">IFOAM</a>, l’organizzazione che dal 1972 riunisce oltre 100 organizzazioni regionali e piattaforme di settore biologico. Nonché ad ACCREDIA, l’ente italiano per l’accreditamento degli organismi di certificazione.</p>
<p><strong>Maria Grazia Mammuccini</strong>, sua presidente, celebra i risultati e rinnova le richieste per lo sviluppo del sistema biologico in Italia. Con attenzione alle strategie presentate dalla Commissione europea tra dicembre 2019 e maggio 2020. <em>Green New Deal, Farm to Fork</em> (f2f), ma anche <em>Biodiversity</em>. Le quali dovranno ricevere adeguato sostegno nella nuova PAC (Politica Agricola Comune), all’insegna di una transizione ecologica che deve tradursi in aiuti concreti ai suoi protagonisti.</p>
<p><em><span style="color: #008000;"><strong>‘I numeri presentati</strong> evidenziano che la tendenza dei cittadini è sempre più orientata verso un’alimentazione biologica. Dobbiamo dunque supportare con iniziative concrete e un quadro legislativo coerente la conversione al vero biologico. Il rischio è che la forte domanda dei consumatori italiani sia coperta da prodotti biologici di importazione a scapito del bio Made in Italy, mentre abbiamo bisogno di rafforzare i produttori agricoli nel nostro Paese attraverso lo sviluppo di filiere etiche fondate sul principio del “giusto prezzo”.</span></em></p>
<p><em><span style="color: #008000;"><strong>In questo momento</strong> storico in cui l’Europa, con il Green Deal e le strategie Farm to Fork e biodiversità, sta puntando fortemente sul biologico, l’Italia non può permettersi di perdere l’opportunità per accelerare il percorso di transizione verso il modello biologico e perdere il proprio ruolo di leader come numero di operatori.</span></em></p>
<p><em><span style="color: #008000;"><strong>La spinta </strong>per il biologico che viene oggi da Coldiretti rappresenta un punto importante per il settore e l’evento &#8216;Rivoluzione Bio&#8217; che si terrà il 9 ottobre 2020, giorno di apertura di SANA RESTART, sarà un momento fondamentale di dialogo per tutto il sistema del bio. Sarà soprattutto un’occasione di confronto con le istituzioni, tutte le organizzazioni del mondo agricolo alla presenza della ministra Bellanova per mettere in campo le migliori idee e i progetti strategici per diffondere le produzioni biologiche creando opportunità concrete per il territorio rurale e per le nuove generazioni.</span></em></p>
<p><em><span style="color: #008000;"><strong>Siamo molto soddisfatti</strong> che anche la Ministra Bellanova abbia evidenziato il biologico come un driver fondamentale per lo sviluppo agroecologico, auspicando che l’approvazione definitiva della legge sul biologico avvenga già nei prossimi mesi’’</span></em><span style="color: #008000;"> (Maria Grazia Mammuccini, Presidente di FederBio).</span></p>
<h2>Agroecologia contadina, da oltre 10 anni in attesa di una legge</h2>
<p><strong>L’agricoltura contadina</strong>, vale la pena annotare, continua a ricevere scarsa considerazione. Le imprese microscopiche e familiari dedicate all’ecoagricoltura sono state finora escluse, di fatto, dai contributi europei. E da oltre 10 anni attendono una legge-quadro volta a valorizzare il loro ruolo essenziale per la società e l’economia dei territori, oltre alla loro salvaguardia.</p>
<p><a href="http://www.liberiagricoltori.it/index.html"><strong>LiberiAgricoltori</strong></a><strong> e <a href="http://www.assorurale.it/chi_siamo_per_cosa_lottiamo.html">Assorurale</a> </strong>rappresentano diverse decine di migliaia di agricoltori, sull’intero territorio italiano. I quali si battono da un paio di decenni, in raccordo con il coordinamento globale de <a href="https://viacampesina.org/en/">La Via Campesina</a>, per ottenere il riconoscimento dei diritti universali dei contadini e delle comunità rurali. Diritti proclamati dall’Assemblea generale ONU, il 17.11.18, e tuttora privi di attuazione concreta. Per la sovranità alimentare e il rispetto della dignità dei lavoratori, la biodiversità e la protezione degli ecosistemi, la filiera corta e solidale.</p>
<p><strong>È giunta l’ora </strong>che il Parlamento italiano approvi il disegno di legge che ha già raccolto il consenso delle parti politiche, senza tuttavia riscuotere il loro effettivo interesse. La tutela dell’agricoltura contadina ed ecologica non può attendere oltre e deve a sua volta trovare spazio nel regime degli aiuti. Sotto l’egida del recente decalogo FAO per l’agroecologia. Senza dimenticare il principio di eguaglianza, che figura al 10° posto tra i <em>Sustainable Development Goals</em> (SDGs). Oltreché nella Costituzione della Repubblica italiana (articolo 3), a tutt’oggi fondata sul lavoro.</p>
<p><em>Dario Dongo e Marta Strinati</em></p>
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		<title>Pasta 100% italiana, volano i consumi</title>
		<link>https://www.greatitalianfoodtrade.it/notizie/pasta-100-italiana-volano-i-consumi/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Marta Strinati]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 31 Aug 2020 09:47:32 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[NOTIZIE]]></category>
		<category><![CDATA[Ismea]]></category>
		<category><![CDATA[pasta]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La pasta 100% italiana, realizzata solo con semola coltivata in Italia, continua a mietere consensi. L&#8217;impiego del frumento nazionale ha contribuito a rilanciare un alimento emblematico, dopo alcuni anni di progressiva flessione dei consumi. Il rapporto di Ismea &#8216;Tendenze sul frumento duro&#8217;, in sintesi a seguire. (1) Pasta 100% italiana, ritorno alle origini Il richiamo all&#8217;origine nazionale della [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>La pasta 100% italiana, realizzata solo con semola coltivata in Italia, continua a mietere consensi. L&#8217;impiego del frumento nazionale ha contribuito a rilanciare un alimento emblematico, dopo alcuni anni di progressiva flessione dei consumi. Il rapporto di Ismea &#8216;Tendenze sul frumento duro&#8217;, in sintesi a seguire. (1)</p>
<h2>Pasta 100% italiana, ritorno alle origini</h2>
<p><strong>Il richiamo all&#8217;origine</strong> nazionale della semola, la materia prima della pasta, è sempre più un elemento che guida gli acquisti. Nel 2019, le confezioni che esibivano in etichetta la dicitura &#8216;100% italiana&#8217; hanno avuto una crescita a doppia cifra (+13%, in volume e a valore), ancor più marcata nel solo primo semestre (+23% in quantità e + 28,5% a valore).</p>
<p><strong>La quota di mercato</strong> della pasta 100% italiana sui consumi totali di pasta di semola secca continua dunque a crescere. Da una quota del 14% in volume (17% in valore) nel 2018, ha ormai superato il 20% su entrambi i parametri.</p>
<h2>Più pasta<em> Made in Italy</em> durante il <em>lockdown</em></h2>
<p><strong>Durante il <em>lockdown</em></strong>, le vendite di pasta hanno registrato una drastica impennata. Nel primo semestre 2020 la crescita (su base annua) è +8% in volume e +13,5% in valore. Nonostante la chiusura dei pubblici esercizi, il cui canale (HoReCa) esprime il 25% dei consumi di pasta.</p>
<p><strong>Le restrizioni agli scambi</strong> internazionali e più in generale le complicazioni nei processi produttivi generati dalla pandemia, viceversa, &#8216;<em>hanno esposto le industrie della trasformazione molitoria e pastaria italiana a una forte vulnerabilità, data la strutturale dipendenza dalla materia prima estera. Va ricordato infatti che i quantitativi di granella che provengono oltre frontiera oscillano annualmente tra il 30% e 40% del fabbisogno delle imprese di trasformazione</em>&#8216;, spiega il rapporto Ismea. Problematiche superate dopo qualche settimana dall&#8217;emergenza.</p>
<h2>Pasta 100% italiana, chi la produce</h2>
<p><strong>Come moltissimi piccoli operatori</strong> noti soprattutto a livello locale, anche diversi pastifici industriali, sollecitati dalle preferenze dei consumatori, producono oggi pasta con semola coltivata in Italia.</p>
<p><strong>L&#8217;offerta a scaffale</strong> è stata illustrata in un’indagine di mercato a cui abbiamo fatto recente richiamo. Con evidenza, tra l’altro, alla reazione scomposta di un celebre marchio che utilizza grano d’Oltreoceano e minaccia i giornalisti che lo hanno sottolineato.</p>
<p><strong>Note</strong></p>
<p>1) V. <a href="http://www.ismeamercati.it/flex/cm/pages/ServeBLOB.php/L/IT/IDPagina/10717">http://www.ismeamercati.it/flex/cm/pages/ServeBLOB.php/L/IT/IDPagina/10717</a></p>
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		<title>Frutta e verdura, consumi incerti in Italia</title>
		<link>https://www.greatitalianfoodtrade.it/notizie/frutta-e-verdura-consumi-incerti-in-italia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Marta Strinati]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 14 May 2018 21:01:45 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[NOTIZIE]]></category>
		<category><![CDATA[Agroter]]></category>
		<category><![CDATA[Coldiretti]]></category>
		<category><![CDATA[consumi]]></category>
		<category><![CDATA[frutta]]></category>
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		<category><![CDATA[Ismea Agroter]]></category>
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		<category><![CDATA[Osservatorio Ortofrutta]]></category>
		<category><![CDATA[Toluna]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Frutta e verdura, consumi incerti in Italia. Tutto bene secondo Coldiretti, tutto male secondo Ismea-Agroter L&#8217;andamento dei consumi di ortofrutta in Italia oscilla tra due notizie antitetiche. Secondo Coldiretti il settore cresce, gli italiani hanno moltiplicato i consumi di frutta e verdura e sono sempre più consapevoli dei loro benefici per la salute. Secondo Ismea-Agroter, invece, il settore perde quota e [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-size: medium;"><strong><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;">Frutta e verdura, consumi incerti in Italia. Tutto bene secondo Coldiretti, tutto male secondo Ismea-Agroter</span></span></strong></span></p>
<p><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><span style="color: #222222;">L&#8217;andamento dei </span><span style="color: #222222;">consumi</span><span style="color: #222222;"> di </span><span style="color: #222222;">ortofrutta</span><span style="color: #222222;"> </span><span style="color: #222222;">in Italia oscilla tra due notizie antitetiche. Secondo Coldiretti il settore cresce, gli italiani hanno moltiplicato i consumi di </span><span style="color: #222222;">frutta e verdura</span><span style="color: #222222;"> </span><span style="color: #222222;">e sono sempre più consapevoli dei loro benefici per la salute. Secondo Ismea-Agroter, invece, il settore perde quota e serve un cambiamento di rotta nell’intero corso della filiera.</span></span></span></p>
<p><span style="color: #222222;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Due conclusioni apparentemente opposte paiono poggiare, peraltro, su altrettante rilevazioni statistiche. Il mistero dei dati, a seguire.</span></span></span></p>
<p><span style="color: #222222;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><b>Ortofrutta italiana in crescita, la versione di Coldiretti</b></span></span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><span style="color: #222222;"><b>Coldiretti ha presentato a</b></span><span style="color: #222222;"><b> </b></span><span style="color: #222222;"><i><b>Macfrut</b></i></span><span style="color: #222222;"><i><b> 2018</b></i></span><span style="color: #222222;"> </span><span style="color: #222222;">(9-11 maggio 2018 a Rimini) dati che esprimono grande ottimismo. Frutta e verdura italiane risulterebbero molto apprezzate nel Bel Paese e i consumi interni sarebbero aumentati del 2,2% nel 2017, raggiungendo gli 8,52 miliardi di kg. Una tendenza registrata anche nel primo bimestre 2018, con +1%. Mele, arance, patate, pomodori e insalate sono in cima alla lista dell&#8217;ortofrutta più amata. Gli italiani spenderebbero 102,33 euro/mese per l&#8217;ortofrutta, il 23% della spesa alimentare mensile.</span></span></span></p>
<p><span style="color: #222222;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><b>Tutto bene, a quanto pare</b></span></span></span><span style="color: #222222;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">. L&#8217;unico nemico pare localizzarsi</span></span></span><span style="color: #222222;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"> </span></span></span><span style="color: #222222;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">oltre confine, in Nord Africa. Da lì &#8211; grazie agli accordi commerciali stipulati con la UE &#8211; proviene un flusso di ortofrutta ottenuta con manodopera a basso costo e il probabile impiego di pesticidi da noi vietati. Pomodori, arance, clementine, fragole, cetrioli e zucchine dal Marocco. Fragole, uva da tavola, finocchi e carciofi dall&#8217;Egitto. Merci ben più economiche di quelle italiane, come si può constatare nei punti vendita che rispettano i <a href="https://www.foodagriculturerequirements.com/notizie/ortofrutta-origine-e-altre-informazioni-obbligatorie/">doveri d’informazione sull’origine.</a></span></span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><span style="color: #222222;"><b>Ad avviso di Coldiretti</b></span><span style="color: #222222;">, peraltro, la minaccia nordafricana non dovrebbe preoccupare. L&#8217;88% degli italiani, afferma l&#8217;associazione di categoria, compra solo ortofrutta </span><span style="color: #222222;"><i>Made in Italy</i></span><span style="color: #222222;">, la migliore al mondo, con appena lo 0,6% di campioni con residui chimici irregolari. Ammesso che i venditori, <a href="https://www.foodagriculturerequirements.com/notizie/domande-e-risposte/campo-dei-fiori-il-mercato-e-esente-dalle-regole-ue-risponde-lavvocato-dario-dongo" target="_blank" rel="noopener">anche nei mercati rionali</a>, permettano ai consumatori di eseguire scelte informate</span></span></span><u></u><span style="color: #222222;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">.</span></span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><span style="color: #222222;"><b>Ortofrutta italiana in calo, la versione di </b></span><span style="color: #222222;"><b>Ismea-Agroter</b></span></span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><span style="color: #222222;"><b>L&#8217;</b></span><span style="color: #222222;"><b>Osservatorio Ortofrutta</b></span><span style="color: #222222;"><b> di </b></span><span style="color: #222222;"><b>Ismea-Agroter</b><u><b> </b></u></span><span style="color: #222222;">sembra invece descrivere un&#8217;altra Italia, nel rapporto presentato al &#8216;</span><span style="color: #222222;"><i>Think Fresh &#8211; Il valore al centro</i></span><span style="color: #222222;">&#8216;, l&#8217;8 maggio 2018 a Rimini.</span></span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><span style="color: #222222;"><b>Lo scenario, secondo </b></span><span style="color: #222222;"><b>Ismea</b></span><span style="color: #222222;">, non è affatto roseo. I consumi di frutta e verdura italiane &#8211; incluse quarta gamma e frutta a guscio &#8211; resterebbero al palo, aumentano solo nei mesi estivi. E il primo trimestre 2018 non farebbe eccezione, segnando pure un &#8211;</span><span style="color: #222222;">2,5% </span><span style="color: #222222;">in valore.</span></span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><span style="color: #222222;"><b>La qualità percepita</b></span><span style="color: #222222;"> dell’ortofrutta viene poi messa in discussione, in un&#8217;indagine condotta da </span><span style="color: #222222;">Agroter</span><span style="color: #222222;"> e </span><span style="color: #222222;">Toluna</span><span style="color: #222222;"> su 3mila persone incaricate di fare la spesa in famiglia. Un terzo degli italiani intervistati giudica insoddifacente il sapore della frutta e della verdura oggi sul mercato nazionale. &#8216;</span><span style="color: #000000;"><i>Il sapore dei pomodori è peggiorato per il 56% dei consumatori, quello delle fragole per il 54% e poi ancora albicocche (36%), ciliegie (32%) e meloni (29%)</i></span><span style="color: #000000;">&#8216;.</span></span></span></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.greatitalianfoodtrade.it/notizie/frutta-e-verdura-consumi-incerti-in-italia/">Frutta e verdura, consumi incerti in Italia</a> proviene da <a href="https://www.greatitalianfoodtrade.it">Gift</a>.</p>
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