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	<title>LCA Archivi - Gift</title>
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	<description>GIFT – Prodotti alimentari italiani: origine, regole, fornitori</description>
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	<title>LCA Archivi - Gift</title>
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		<title>Sostenibilità della pasta, grani antichi e moderni a confronto. Studio scientifico</title>
		<link>https://www.greatitalianfoodtrade.it/pasta/sostenibilita-della-pasta-grani-antichi-e-moderni-a-confronto-studio-scientifico/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Dario Dongo&nbsp;--&nbsp;Paolo Caruso]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 05 Nov 2019 12:31:48 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Pasta]]></category>
		<category><![CDATA[grani antichi]]></category>
		<category><![CDATA[LCA]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La sostenibilità ambientale della pasta è oggetto di un recente studio scientifico, pubblicato su ‘Resources’. I ricercatori delle Università di Firenze e Roma hanno esaminato due filiere produttive, mettendo a confronto grani antichi e moderni. Quali orizzonti? Un mondo di pasta italiana Il consumo di pasta nel mondo è quasi raddoppiato, da 9 ai 15 milioni di tonnellate l’anno, nell’ultimo decennio. E [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.greatitalianfoodtrade.it/pasta/sostenibilita-della-pasta-grani-antichi-e-moderni-a-confronto-studio-scientifico/">Sostenibilità della pasta, grani antichi e moderni a confronto. Studio scientifico</a> proviene da <a href="https://www.greatitalianfoodtrade.it">Gift</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>La sostenibilità ambientale della pasta è oggetto di un recente studio scientifico, pubblicato su ‘<em>Resources</em>’. I ricercatori delle Università di Firenze e Roma hanno esaminato due filiere produttive, mettendo a confronto grani antichi e moderni. Quali orizzonti?</p>
<h2>Un mondo di pasta italiana</h2>
<p><strong>Il consumo di pasta</strong> nel mondo è quasi raddoppiato, da 9 ai 15 milioni di tonnellate l’anno, nell’ultimo decennio. E l’Italia &#8211; ove questo alimento viene consumato regolarmente da 9 persone su 10, ogni giorno da 1 su 3, ne è protagonista a livello globale. Non solo per i consumi pro-capite (23 kg/anno, seguiti dai 16 della Tunisia, i 12 del Venezuela e gli 11,2 della Grecia), ma anche per la manifattura e l’export. Al punto che quasi un quarto della pasta consumata nel pianeta è a tutt’oggi <em>Made in Italy</em>.</p>
<p><strong>La produzione italiana</strong> di pasta ha invero raggiunto i 3,4 milioni di tonnellate, nel 2018. Con una ragguardevole quota di export (58%, quasi 2 milioni di tonnellate). E l’Italia è anche il primo produttore di grano duro in Unione Europea, con 1,28 milioni di ettari coltivati.</p>
<p><strong>La produzione agricola</strong> nazionale, tuttavia, non è ancora in grado di garantire l’autosufficienza della filiera. A fronte di un fabbisogno industriale di 5,6 mln ton/anno di frumento duro e una produzione che negli ultimi 5 anni si è attestata, in media, sui 4 milioni di tonnellate (dati Italmopa, Associazione Industriali Mugnai d’Italia).</p>
<h2>Pasta 100% italiana, un mondo in divenire</h2>
<p><strong>La domanda</strong> di prodotti alimentari da filiere 100% <em>Made in Italy</em> è peraltro in forte crescita, come mostrano l’<a href="https://www.greatitalianfoodtrade.it/?s=Immagino">Osservatorio Immagino 2018</a> (GS1-Italy) e il <a href="https://www.greatitalianfoodtrade.it/mercati/cibo-veloce-proteico-e-sostenibile-i-trend-di-consumo-secondo-il-rapporto-coop">rapporto Coop Italia 2019</a>.</p>
<p><strong>La pasta 100% italiana</strong> è destinata peraltro a raccogliere un crescente interesse anche a livello internazionale. Anzitutto in Europa, grazie al regolamento (UE) 2018/775 che &#8211; a decorrere dall’1.4.20 &#8211; prescrive di indicare in etichetta l’origine o provenienza dell’ingrediente primario, laddove essa sia diversa dal Paese di produzione indicato. (2)</p>
<h2>Produzioni e consumi sostenibili, il caso della pasta</h2>
<p><strong>Il #WorldPastaDay</strong>, alla sua 21a edizione il 25.10.19, è stato dedicato alla cottura #aldente. Un argomento buono per ogni epoca e circostanza, ma al contempo futile e inattuale. Tanto più adesso, in presenza di ‘temi caldi’ come:</p>
<ul>
<li>crescita sensazionale dei consumi globali di pasta,</li>
<li>impennata della domanda di <a href="https://www.foodtimes.eu/it/consumatori-e-salute/filiera-corta-concetti-e-valori/">prodotti a filiera corta</a>,</li>
<li>nuove regole UE sull’etichettatura dell’ingrediente primario,</li>
<li>diffidenza verso il frumento dal Canada<a href="https://www.foodtimes.eu/it/sistemi-alimentari/glifosato-nel-grano-e-i-legumi-canadesi-tutta-colpa-della-neve/"> a causa del glifosato</a> ivi ammesso in fase pre-raccolta,</li>
<li>crescente attenzione verso i <a href="https://www.egalite.org/category/sdgs/" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><em>Sustainable Development Goals</em></a>, SDGs, in Agenda ONU 2030.</li>
</ul>
<p><strong>Come raggiungere</strong> l’Obiettivo di Sviluppo Sostenibile n. 12, Produzioni e Consumi Sostenibili? Come può la filiera della pasta <a href="https://www.foodtimes.eu/it/pianeta/sdgs-le-trasformazioni-doverose-per-la-filiera-alimentare/">contribuire alla realizzazione di altri SDGs</a>? Come si può dunque trasformare tale filiera, affinché divenga ‘parte della soluzione’ anziché rimanere ‘parte del problema’ del cambiamento climatico?</p>
<p><strong>La sostenibilità ambientale</strong> è il vero tema da affrontare, avendo riguardo ai consumi di energia e acqua, la produzione di rifiuti, le emissioni di CO2 generate da produzione e trasporti, il mantenimento di biodiversità e qualità dei suoli. In termini più generali la sostenibilità può venire intesa come la capacità di preservare nel lungo periodo condizioni ambientali, sociali ed economiche favorevoli.</p>
<h2>Impronta ambientale della pasta, grani ‘antichi’ locali vs. grani ‘moderni’ internazionali a confronto. Lo studio scientifico</h2>
<p><strong>Lo studio scientifico</strong> pubblicato su <em>Resources</em>, opera di un gruppo di ricerca delle Università di Roma e Firenze, è dedicato proprio alla ‘<em>Environmental Sustainability of Pasta Production Chains: An Integrated Approach for Comparing Local and Global Chains</em>’. (3) I ricercatori hanno misurato l’impronta ambientale di due filiere produttive. La prima utilizza semola di grani ‘antichi’ (varietà Senatore Cappelli) e tecniche tradizionali, la seconda impiega grani ‘moderni’ nazionali ed esteri, nonché processi industriali.</p>
<p><strong>La ricerca</strong> è stata condotta utilizzando un metodo integrato di analisi, che si basa su EIAN (<em>Environmental Impacts ANalysis</em>) e LCA (<em>Life Cycle Assessment</em>). Per misurare l’impronta ambientale delle filiere &#8211; dalla semina al consumo, senza trascurare le fasi intermedie (stoccaggio e logistica) &#8211; su suolo, acqua, aria, risorse naturali e cambiamento climatico. I grani antichi si confermano essere più ecologici, grazie al minor consumo di fertilizzanti e ai livelli inferiori di meccanizzazione.</p>
<p><strong>Una <a href="https://www.foodtimes.eu/it/pianeta/grani-antichi-e-lotta-al-cambiamento-climatico-studio-scientifico/">precedente ricerca</a></strong> aveva già mostrato come la coltivazione di grani antichi con sistema biologico abbia addirittura una impronta carbonica negativa. Questo lavoro a sua volta mostra come la produzione di 1 kg di pasta secca, a seconda dei casi, richieda:</p>
<p>&#8211; 1,706 kg di CO2e, 13,7 MJ di energia fossile, 0,206 kg di risorse non rinnovabili, per la pasta da grani antichi e tecniche tradizionali,</p>
<p>&#8211; 1,765 kg di CO2eq, 14,3 MJ di energia fossile, 0,152 kg di energia non rinnovabile per la pasta da frumenti moderni di varia origine.</p>
<p><strong>I grani antichi</strong> si distinguono però soprattutto per la riduzione del rischio di degrado del suolo e il mantenimento dell’agrobiodiversità che la loro coltura consente di garantire, confermano i ricercatori. Se pure la loro resa risulti inferiore e ciò comporti l’impiego di maggiori superfici e più acqua &#8211; a raffronto con le cultivar moderne &#8211; per ottenere gli stessi quantitativi di pasta.</p>
<h2>Pasta sostenibile, quali orizzonti?</h2>
<p><strong>15 anni fa</strong> l’industria alimentare italiana &#8211; di fatto guidata dal gruppo Barilla, primo contribuente dell’allora UNIPI (Unione Industriali Pastai Italiani, ora Unione Italiana Food) &#8211; opponeva le richieste di etichettatura d’origine delle materie prime affermando che la produzione agricola italiana era insufficiente per quantità e qualità. Per sopperire a tale dichiarato deficit l’Italia ha sempre importato grano da Canada, Usa, Australia, Francia, Messico ed Est Europa. Nell’arco di un decennio però a questa falsa retorica si è sostituita la valorizzazione della pasta di grano italiano (dallo stesso gruppo Barilla, con il marchio Voiello).</p>
<p><strong>Le importazioni </strong>di frumento duro dal Canada sono crollate. Poiché anche le grandi industrie pastaie, salvo rare eccezioni, hanno finalmente compreso la tendenza che la GDO (Grande Distribuzione Organizzata) aveva intercettato con tempismo. L’interesse cioè dei consumAttori verso una pasta italiana al 100%, rigorosamente <a href="https://www.foodtimes.eu/it/consumatori-e-salute/senza-glifosate-residui-zero-valori-e-regole/">senza glifosate</a>. E senza quelle <a href="https://www.foodtimes.eu/it/sistemi-alimentari/micotossine-il-male-invisibile-labc/">micotossine, mutagene e cancerogene,</a> che trovano ambiente ideale di proliferazione nelle stive delle navi per il trasporto delle granaglie.</p>
<p><strong>Il nuovo orizzonte </strong>della pasta in Italia è un ritorno alle origini, con le garanzie offerte dall’innovazione. <a href="https://www.greatitalianfoodtrade.it/progresso/caratterizzazione-genetica-dei-grani-antichi-siciliani-studio-scientifico">Grani antichi caratterizzati geneticamente</a>, coltivati con metodo biologico &#8211; che <a href="https://www.greatitalianfoodtrade.it/mercati/sana-2019-il-bio-che-cresce-e-apporta-valore">continua a crescere</a> &#8211; e tracciati con un sistema di <em>blockchain</em> pubblica (es. Wiise Chain).</p>
<p><strong>Filiere eque e sostenibili</strong>, biodiversità e rispetto, degli ecosistemi e di chi li abita. A prezzi accessibili, senza rinunciare a riconoscere gli sforzi di chi si impegna in una filiera ‘buona e giusta’. Una questione di buon senso ed efficienza.</p>
<p><em>Dario Dongo e Paolo Caruso</em></p>
<h3>Note</h3>
<p>(1) Lucia Recchia, Alessio Cappelli, Enrico Cini, Francesco Pegna, Paolo Boncinelli. (2019). <em>Environmental Sustainability of Pasta Production Chains: An Integrated Approach for Comparing Local and Global Chains. </em>Resources<em>.</em> 8. 56. 10.3390/resources8010056</p>
<p>(2) Chi scrive <a href="https://www.foodtimes.eu/it/consumatori-e-salute/origine-ingrediente-primario-reg-ue-2018775-call-for-action/">ha rinominato ‘Origine Pianeta Terra’</a> il reg. UE 2018/775, a causa della genericità delle indicazioni ammesse (fino a ‘<em>UE/non-UE</em>’, Origine Pianeta Terra appunto) e delle deroghe ingiustificate. A favore di indicazioni geografiche contenute nei marchi, IGP, prodotti biologici. In ogni caso, la sua applicazione consente di distinguere con facilità la pasta da frumento estero rispetto a quella 1 facilmente distinta</p>
<p>(3) V. nota 1</p>
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		<title>Ferrarelle veste PET riciclato. Autoprodotto, Made in Italy </title>
		<link>https://www.greatitalianfoodtrade.it/notizie/ferrarelle-veste-pet-riciclato-autoprodotto-made-in-italy/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Dario Dongo&nbsp;--&nbsp;Marta Strinati]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 13 Aug 2019 15:21:39 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[NOTIZIE]]></category>
		<category><![CDATA[LCA]]></category>
		<category><![CDATA[Made in Italy]]></category>
		<category><![CDATA[PET]]></category>
		<category><![CDATA[R-PET]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L&#8217;acqua minerale Ferrarelle cambia abito. Dopo l&#8217;estate è previsto l&#8217;avvio dell&#8217;imbottigliamento in PET riciclato (R-PET), con una modalità inedita. Le bottiglie vengono infatti prodotte dallo stesso titolare dei noti marchi Ferrarelle, Lete, Boario, Vitasnella e Natia. Sotto l’egida di economia circolare e creazione di valore sul territorio. PET riciclato e vetro, Life Cycle Assessment (LCA) e gerarchia dei rifiuti [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;acqua minerale Ferrarelle cambia abito. Dopo l&#8217;estate è previsto l&#8217;avvio dell&#8217;imbottigliamento in PET riciclato (R-PET), con una modalità inedita. Le bottiglie vengono infatti prodotte dallo stesso titolare dei noti marchi Ferrarelle, Lete, Boario, Vitasnella e Natia. Sotto l’egida di economia circolare e creazione di valore sul territorio.</p>
<h2>PET riciclato e vetro, <em>Life Cycle Assessment </em>(LCA) e gerarchia dei rifiuti</h2>
<p><strong>&#8216;<em>Il PET</em></strong><em>, polietilene tereftalato, è un materiale monopolimero. L’unico a poter venire utilizzato come materiale a contatto con gli alimenti (MOCA) a seguito del riciclo. Non essendo biodegradabile, come il polietilene ad esempio, rimane integro senza degradare in microplastiche. È teoricamente riciclabile all&#8217;infinito, come il vetro</em>’, spiega a <em>Great Italian Food Trade</em> Giuseppe Dada, direttore della Qualità del gruppo Ferrarelle.</p>
<p><em><strong>Il Life Cycle Assessment (LCA)</strong> del PET rivela inoltre un minore impatto sull’ambiente, a condizione del corretto destino a riciclo dopo l’utilizzo. Basti pensare che la temperatura di fusione del vetro è 1600 °C e per il suo riciclo bisogna raggiungere i 1000. Inoltre, una bottiglia in vetro atta a contenere 1 litro di liquido pesa in media 400 grammi, vale a dire che il costo ambientale dei trasporti aumenta di oltre il 40% (tenuto anche conto degli imballi secondari richiesti per prevenire le rotture). La bottiglia in PET pesa invece solo 20 grammi, in media, cioè il 95% in meno. E il suo materiale viene lavorato a 50-60°C, con dispendio energetico ben inferiore</em>&#8216;, prosegue Dada.</p>
<p><strong>La questione</strong> è indubbiamente complessa, ove si considerino anche altri aspetti:</p>
<p><strong>&#8211; la gerarchia dei rifiuti</strong>, integrata nel ‘Pacchetto Economia Circolare’, indica la prevenzione e il riutilizzo quali prime soluzioni da adottare, il riciclo quale subordinata,</p>
<p><strong>&#8211; il <a href="https://www.greatitalianfoodtrade.it/imballaggi-e-moca/vetro-limballaggio-amico-dellambiente">vetro</a></strong> deriva da risorse naturali tendenzialmente illimitate, quali la sabbia silicea, mentre i polimeri vergini sono derivati dal petrolio,</p>
<p><strong>&#8211; il vetro</strong> non presenta rischi di migrazione di sostanze potenzialmente tossiche negli alimenti custoditi nei contenitori, e preserva meglio le proprietà organolettiche di alcuni prodotti soprattutto (es. <a href="https://www.greatitalianfoodtrade.it/imballaggi/vino-contenitori-di-vetro-meglio-della-plastica">vino</a>).</p>
<p><strong>Non è semplice</strong> perciò identificare una soluzione ecologica onnivalente, sulla base degli attuali modelli di consumo. Si può invece certamente migliorare lo <em>status quo</em>. Eliminare e ridurre, a seconda dei casi, utilizzo e consumo di materiali plastici che possano venire sostituiti con materiali più rispettosi dell’ambiente. (1) Ridurre quanto più possibile l’impiego di imballaggi e in particolare di quelli monouso. (2) Promuovere il riutilizzo, <em>in primis</em>, e il <a href="https://www.greatitalianfoodtrade.it/mercati/plastiche-compostabili-crescita-a-doppia-cifra">riciclo secondariamente</a> di ogni materiale, in aree quanto possibili vicine a quelle di consumo e riutilizzo.</p>
<h2>PET riciclato <em>Made in Italy</em>, l’investimento del gruppo Ferrarelle</h2>
<p><strong>Il gruppo Ferrarelle</strong> ha avviato a Presenzano (Caserta, a 15 km circa dall’area di imbottigliamento), a inizio 2019, un <a href="https://www.ferrarelle.it/rpet/" target="_blank" rel="noopener">impianto di riciclo e lavorazione del PET riciclato</a> (R-PET). Un investimento di circa 27 milioni di euro che si propone come una soluzione <em>green</em> per recuperare le bottiglie consumate sul territorio e trasformarle in nuove bottiglie. Da riempire nuovamente di acqua minerale, nelle vicine sorgenti, senza fare viaggiare i materiali per migliaia di km.</p>
<p><strong>A regime</strong>, l&#8217;impianto R-PET di Ferrarelle sarà in grado di lavorare 23mila ton/anno di Pet riciclato (pari a circa 1,150 miliardi di bottiglie da 1 litro). Soddisfatto il fabbisogno dei 6 marchi di acqua minerale del gruppo, stimato in 15mila tonnellate, la restante quota, pari al 35% della capacità produttiva, verrà venduta ad altri operatori. Per rispondere a una domanda interna ora in buona parte assorbita da impianti localizzati in Austria.</p>
<p><strong>Sotto il segno della sostenibilità</strong> e dell&#8217;economia circolare, alla famiglia Portecorvo &#8211; che ha acquistato il marchio Ferrarelle da Danone, nel 2005 &#8211; va anche il merito di avere creato un’oasi ecologica nei 150 ettari di terreno che circondano le sorgenti. Là dove un tempo i suoli erano incolti o destinati a erba medica è stata avviata un&#8217;azienda agricola biologica, un ecosistema &#8216;incontaminato per legge&#8217;. Miele, olio extravergine d’oliva, nocciole e altri prodotti possono venire acquistati o consumati in loco, nel ristorante aperto presso l’antica masseria.</p>
<h2>R-PET <em>Made in Italy</em>, il consorzio CORIPET</h2>
<p><strong>Protagonista</strong> dell&#8217;operazione R-PET è CORIPET, il consorzio autonomo per la rilavorazione del PET &#8216;bottiglia-bottiglia&#8217;. (2) Sono serviti ben 4 anni a ottenere il riconoscimento dal ministero dell&#8217;Ambiente, con un ritardo che è valso milioni di euro di mancati guadagni, a favore della concorrenza austriaca (!). E non sono mancate le battaglie legali, come quella innescata da COREPLA &#8211; il consorzio di riciclo della plastica &#8211; che pretendeva di mantenere il monopolio, poi negato dall&#8217;Antitrust (Autorità Garante per la Concorrenza e il Mercato, AGCM).</p>
<p><strong>La qualità del PET</strong> da avviare a riciclo per la produzione di nuovi MOCA è una sfida di non poco conto per il successo di questa filiera. L&#8217;Agenzia europea per la sicurezza alimentare (EFSA) ha invero chiarito che la materia prima deve venire costituita per almeno il 95% da polietilene tereftalato per uso alimentare. (3)</p>
<p><strong>La soluzione</strong> risiede dunque nel migliorare la selezione del materiale destinato a riciclo. Nei progetti di CORIPET primeggia la collocazione, presso i negozi della GDO, di ecocompattatori per bottiglie in PET per uso alimentare. Con un meccanismo premiale, volto a ‘ricompensare’ e così incentivare i comportamenti virtuosi dei consumAttori. Un sistema di raccolta mirata, che nel medio termine si auspica potrà prevalere sulla pur differenziata ma non altrettanto selettiva raccolta dei Comuni italiani.</p>
<p><em>Dario Dongo e Marta Strinati</em></p>
<p><strong>Note</strong></p>
<p>(1) Portando avanti senza esitazioni né inaccettabili compromessi (quali l’esclusione dei bicchieri in plastica) il percorso avviato con la direttiva SUPs (<em>Single-Use Plastics Directive</em>) . In merito all’utilizzo di carta e derivati, si veda anche https://www.greatitalianfoodtrade.it/imballaggi/contaminanti-nei-materiali-a-contatto-con-gli-alimenti-carta-cartone-e-inchiostri-rapporto-beuc</p>
<p>(2) I consorziati CORIPET (V. <a href="https://www.coripet.it/about-us" target="_blank" rel="noopener">https://www.coripet.it/about-us</a>) sono:</p>
<p>&#8211; 19 produttori di alimenti (Sanpellegrino SpA del gruppo Nestlè, Ferrarelle SpA, Lete SpA, Acque Minerali d’Italia SpA, Drink Cup Srl, Maniva Srl, Fonte Santafiora SpA, Centrale del Latte di Brescia SpA, Granarolo SpA, Parmalat SpA, Ariete Fattoria Latte Sano SpA, Centrale del Latte di Roma SpA, Sorgenti S. Stefano SpA, Trevilatte, Olitalia Srl, Centrale del Latte Italia SpA, Centrale del Latte Vicenza SpA, SEM SpA),</p>
<p>&#8211; 3 produttrori di preforme, nella categoria <em>converter</em> (Gardaplast SpA, Ifap SpA, Retal Italia Srl),</p>
<p>&#8211; 3 imprese di riciclo di PET nella categoria riciclatori (Dentis Recycling Italy Srl, Aliplast SpA del Gruppo Hera, Valplastic Srl)</p>
<p>(3) V. sito EFSA (<em>European Food Safety Authority</em>), area <em>Plastics and plastic recycling</em>, <a href="https://www.efsa.europa.eu/en/topics/topic/plastics-and-plastic-recycling" target="_blank" rel="noopener">https://www.efsa.europa.eu/en/topics/topic/plastics-and-plastic-recycling</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.greatitalianfoodtrade.it/notizie/ferrarelle-veste-pet-riciclato-autoprodotto-made-in-italy/">Ferrarelle veste PET riciclato. Autoprodotto, Made in Italy </a> proviene da <a href="https://www.greatitalianfoodtrade.it">Gift</a>.</p>
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