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Grillo DOC Sicilia: storia, DNA e mercato

Il Grillo è un vitigno a bacca bianca siciliano nato a Marsala nell’Ottocento dall’incrocio spontaneo fra Catarratto bianco comune e Zibibbo, documentato dal 1873. Copre 8.579 ettari, l’8,84% del vigneto regionale, e dal 2020 può essere indicato in etichetta solo sui vini DOC Sicilia: resa massima 14 tonnellate per ettaro, titolo alcolometrico minimo 11,50% vol.

Nato al servizio del Marsala e diventato bianco secco solo dagli anni Settanta, è oggi il fulcro commerciale della denominazione. I marcatori molecolari ne definiscono gli avi, il disciplinare consolidato nel 2025 e i dati di mercato più recenti misurano il riposizionamento della filiera siciliana, che primeggia in Italia e in Europa per la produzione biologica.

Superfici vitate e volumi della denominazione DOC Sicilia

Superficie vitata regionale e superficie rivendicata a DOC Sicilia sono grandezze distinte, in rapporto di circa cinque a uno. La Sicilia conta 96.903 ettari vitati (2024), il 14,2% del totale nazionale, seconda dopo il Veneto (103.504 ettari) che ne ha assunto il primato nel 2020. La DOC Sicilia ha visto rivendicare 20.595 ettari nel 2024.

Tabella 1 — Il vigneto Sicilia e la DOC Sicilia in cifre

Indicatore Valore Anno Fonte
Superficie vitata regionale 96.903 ha (2ª in Italia, 14,2%) 2024 IRVO su AGEA
Superficie a Grillo 8.579 ha (8,84% del vigneto Sicilia) 2021 Inventario Viticolo Regionale
Ettari rivendicati a DOC Sicilia 20.595 2024 Consorzio DOC Sicilia
Viticoltori DOC Sicilia 7.264 2024 Consorzio DOC Sicilia
Imbottigliatori DOC Sicilia 500 2024 Consorzio DOC Sicilia
Ettolitri imbottigliati DOC Sicilia 614.825 2024 Consorzio DOC Sicilia
Bottiglie prodotte DOC Sicilia 75.411.197 2025 Consorzio DOC Sicilia
Ettolitri certificati DOC Sicilia 701.094 (84,2% del certificato DOP siciliano) 2024 IRVO, OdCC Vini
Produzione regionale di vino e mosto 2.774.000 hl (4ª in Italia, 6%) 2024 IRVO su AGEA

 

Il Grillo occupa 8.579 ettari, l’8,84% del vigneto regionale: quarto vitigno dell’isola dopo Catarratto bianco lucido (15.661 ha), Nero d’Avola (15.387 ha) e Catarratto bianco comune (13.190 ha).

La produzione è concentrata a occidente, nell’areale storico del vitigno: nella media 2020-2023 Trapani incide per il 42,2% sulla produzione vinicola regionale, Agrigento per il 31,8% e Palermo per l’11,6%, per un totale dell’86% circa (IRVO, 2025).

La dimensione del biologico nella viticoltura regionale

La Sicilia conta 32.787 ettari di superficie vitata biologica, quasi il 25% del totale italiano, davanti a Toscana (23.534 ha) e Puglia (20.515 ha). Rispetto al proprio vigneto l’incidenza è del 34,2%, terza dopo Marche (40,1%) e Toscana (38,6%) (Osservatorio IRVO su dati SINAB).

Sul vino biologico certificato ai sensi del regolamento (UE) 2018/848 il primato è netto anche in volume: 426.522 ettolitri nel 2023, il 21,6% del totale italiano, davanti a Veneto (402.399 hl) e Toscana (328.615 hl). 

A livello nazionale il rapporto ISMEA-SINAB ‘Bio in cifre 2025‘ registra 132.441 ettari vitati biologici (−0,4% sul 2023), di cui 128.929 a uva da vino, con un’incidenza del 21% sul totale della vite.

Tabella 2 — Il biologico siciliano nel contesto nazionale

Indicatore Sicilia Italia Anno
Superficie vitata biologica 32.787 ha (1ª, ~25%) 132.441 ha 2023 / 2024
Incidenza bio sul vigneto regionale 34,2% (3ª) 19,7% 2023
Produzione di vino biologico 426.522 hl (1ª, 21,6%) 1.972.796 hl 2023
Cantine biologiche 157 (4ª per numero) — 2020/21

 

Prima per volumi, la Sicilia è quarta per numero di cantine biologiche — 157, dopo Toscana (592), Veneto (236) e Piemonte (196): il bio regionale passa quindi per strutture di grande capacità, comprese cooperative con molti soci conferenti.

Le dinamiche dell’export nei principali mercati esteri

L’export vinicolo nazionale chiude il 2025 a 7,78 miliardi di euro, −3,7% sul 2024, con 21 milioni di ettolitri (−1,9%). Il calo è quasi interamente statunitense: −9,2% a 1,76 miliardi, cioè 178 milioni in meno, quasi il 60% del deficit complessivo, per effetto dei dazi e della svalutazione del dollaro nel secondo semestre. I mercati UE tengono (+0,5%, quasi 3,2 miliardi), l’extra-UE cede il 6,4%.

I bianchi fermi DOP siciliani sono fra le poche denominazioni regionali in crescita: +2,4% in valore nel 2025 e +8,4% negli Stati Uniti, a fronte di un calo del 13% circa delle importazioni statunitensi di vino italiano. I rossi DOP dell’isola perdono nello stesso periodo l’11%, trascinati dal mercato americano (Nomisma Wine Monitor, 2026).

La divaricazione prosegue nel primo quadrimestre 2026: l’export italiano dei vini a denominazione arretra del 6,2% in valore — Francia −3,4%, Germania −5,5%, Spagna −8,5% — mentre i bianchi siciliani crescono del 2,8% e i toscani del 3,3%; cedono i bianchi veneti (−4% circa) e i Riesling della Mosella (−11%).

Nel 2024 la Sicilia era decima regione italiana per valore dell’export vinicolo, con 154,9 milioni di euro e una quota inferiore al 2%. Il dato sottostima la realtà: l’ISTAT registra il luogo di spedizione, e parte del vino siciliano lascia il Paese da porti di altre regioni.

Tabella 3 — Export dei vini DOP bianchi fermi siciliani, principali mercati (2024)

Paese Valore (mln €) Var. su 2023 Volume (.000 hl) Var. su 2023
Germania 19,0 +12,2% 57,2 +21,0%
Stati Uniti 6,5 +10,7% 9,4 +21,3%
Regno Unito 3,0 +37,1% 9,6 +47,2%
Giappone 2,1 +9,5% 4,4 +8,1%
Paesi Bassi 1,9 +3,3% 6,1 +2,3%

La tabella riguarda i soli DOP bianchi fermi, dove la Germania è largamente prima. Nomisma indica invece gli Stati Uniti come primo mercato dei vini bianchi siciliani nel complesso — seguiti da Germania, Regno Unito, Paesi Bassi e Canada — aggregato che include l’IGT Terre Siciliane, quasi metà del confezionato regionale. Per il Grillo, che dal 2020 esiste solo come DOC, il riferimento pertinente è la tabella.

Non esistono dati di export disaggregati per vitigno: il Grillo non compare come voce doganale né nelle serie ISTAT né in quelle Nomisma. I valori sopra riguardano la categoria che lo contiene.

Nell’ultimo decennio l’export di spumanti siciliani è cresciuto del 227%, la progressione più marcata insieme a quella pugliese, partendo però da volumi minimi — e in un comparto dove il Grillo è escluso per disciplinare dal metodo classico.

Le due vite del Grillo

Un incrocio nato per caso

Il Grillo non è un vitigno antico e non è il frutto di una selezione. Nasce nelle contrade di Marsala nell’Ottocento, in un momento in cui la domanda inglese di mosti aveva fatto esplodere la superficie vitata della Sicilia occidentale, e i vigneti erano promiscui: varietà diverse coltivate mescolate, condizione ideale perché un’impollinazione casuale generi qualcosa di nuovo.

I marcatori molecolari hanno stabilito la parentela con precisione. Il genitore femmina è il Catarratto bianco comune, il maschio lo Zibibbo — la direzione è nota perché Catarratto e Grillo condividono lo stesso clorotipo, e nella vite i plastidi si trasmettono per via materna (Sparacio et al., 2021). 

La prima attestazione documentale risale al 1873, quando Antonino Alagna Spanò lo elenca fra le uve bianche coltivate nel Marsalese; l’attribuzione al barone Antonio Mendola, che circola da oltre un secolo, non trova riscontro né nelle carte né nel DNA.

Un secolo dentro la botte

Per cento anni il Grillo ha avuto un unico impiego: fornire zucchero e struttura al Marsala. È una destinazione che spiega la varietà meglio di qualsiasi descrizione organolettica — nella caratterizzazione comparativa condotta a Marsala il Grillo registra il più alto accumulo zuccherino fra le quattro cultivar esaminate, 25,8 gradi Brix. Serviva quello, e quello dava.

Nella seconda metà del Novecento era il terzo bianco siciliano dopo Catarratto e Inzolia, con il 5,2% della superficie regionale: diffuso, ma invisibile. Nessuna bottiglia ne portava il nome.

1990: il nome sull’etichetta

La svolta arriva dal Marsalese stesso. Nel 1978 Marco De Bartoli fonda la cantina in contrada Samperi e avvia il recupero del Marsala non fortificato; nel 1990 imbottiglia il primo Grillo secco da tavola. È l’atto di nascita commerciale del bianco fermo: da uva da conferimento, il Grillo diventa un vino con un’identità dichiarata. La crescita che segue è però guidata da una decisione normativa più che da una moda. 

Dal 2020 il nome ‘Grillo’ può comparire soltanto sulle etichette DOC Sicilia, con rese inferiori del 22% rispetto a quelle che l’IGT consentiva. Il vitigno esce così dal segmento a volume e vi trascina la denominazione: oggi la campagna 2026 si è aperta in Sicilia occidentale a fine luglio, con il Consorzio che ha scelto — in linea con altre denominazioni italiane — di non diffondere stime quantitative preventive. Il Grillo, varietà medio-tardiva, matura nelle settimane successive.

I parametri aromatici e la concentrazione zuccherina

Un dettaglio che raramente arriva nelle schede tecniche. Nella caratterizzazione comparativa condotta su un vigneto sperimentale di Marsala, il Grillo risulta varietà non aromatica nonostante la paternità dello Zibibbo: i monoterpeni glicosilati totali si fermano a 123,8 microgrammi per chilo di uva, contro i 7.033 dello Zibibbo e i 4.371 del Moscato Cerletti (Sparacio et al., 2021).

Il Grillo mostra il valore più alto dei quattro campioni per il 3-idrossi-β-damascone, precursore norisoprenoide legato a note floreali e di frutta matura, ed è la varietà con il maggior accumulo zuccherino, 25,8 gradi Brix. Ecco perché per un secolo è stato l’uva del Marsala: non per il profumo, ma per la potenza. La stessa potenza che oggi, vendemmiata prima, si traduce in struttura e sapidità in un bianco secco.

Le regole di produzione del disciplinare di tutela

La versione vigente del disciplinare DOC Sicilia è quella consolidata con il decreto MASAF 24 luglio 2025, che ha approvato la modifica ordinaria proposta in GU n. 111 del 15 maggio 2025 e recepito il quadro del regolamento (UE) 2024/1143. La modifica si applica dalla campagna vendemmiale 2025/2026.

Composizione ampelografica e quote d’assemblaggio

Per usare la specificazione di vitigno in etichetta il vino deve derivare da vigneti composti per almeno l’85% dal corrispondente vitigno; il restante 15% può provenire da altre varietà a bacca di colore analogo idonee in Sicilia. Il disciplinare consente inoltre, nelle tipologie monovarietali, l’assemblaggio con mosti o vini di uve a bacca analoga in quantità non superiore al 15% (art. 5, comma 5). Il ‘Grillo in purezza’ non è dunque oggetto di una prescrizione del disciplinare bensì una scelta del produttore.

Rese per ettaro e gradazioni alcoliche minime

Tabella 4 — Grillo DOC Sicilia: limiti produttivi per tipologia (artt. 4 e 5)

Tipologia Uva max (t/ha) Titolo alc. naturale min. (% vol) Resa uva/vino Vino max (hl/ha)
Grillo, anche riserva 14 11,50 70% 98
Grillo spumante 14 10,50 70% 98
Grillo superiore 10 12,00 70% 70
Grillo vendemmia tardiva 8 13,00 60% 48
Grillo passito 8 14,00 50% 40

Nelle annate favorevoli la produzione può superare i limiti fino al 20%, fermi restando i vincoli di resa uva/vino; oltre, decade il diritto alla denominazione per l’intero prodotto. La Regione Siciliana, su richiesta del Consorzio, può ridurre le rese o destinare l’esubero a riserva vendemmiale, sbloccabile negli anni successivi. È il meccanismo che ha permesso di governare, negli ultimi anni, annate molto irregolari.

L’estratto secco e i requisiti analitici al consumo

Tabella 5 — Parametri minimi all’immissione al consumo (art. 6)

Tipologia Titolo alc. totale min. Acidità totale min. Estratto non riduttore min.
Grillo 11,50% vol 4,5 g/l 19,0 g/l
Grillo superiore 12,00% vol 4,5 g/l 19,0 g/l
Grillo riserva 12,50% vol 4,5 g/l 19,0 g/l
Grillo vendemmia tardiva 13,00% vol (di cui 11,00 svolto) 4,0 g/l 22,0 g/l
Grillo passito 14,00% vol (di cui 11,00 svolto) 4,0 g/l 28,0 g/l
Grillo spumante 11,50% vol 5,0 g/l 15,0 g/l

Il profilo descritto per il Grillo base è essenziale e preciso: colore giallo paglierino più o meno intenso, odore elegante e fine, sapore dal secco all’abboccato, armonico, pieno, sapido. 

Da notare che l’estratto non riduttore minimo di 19 g/l è più alto di quello richiesto al Catarratto e all’Inzolia (18 g/l) e alla tipologia ‘bianco’ generica (17 g/l): il disciplinare riconosce al Grillo, sul piano analitico, una struttura superiore.

Vigneto, cantina, confezionamento

  • Forme di allevamento ammesse per nuovi impianti e reimpianti: controspalliera o alberello, densità non inferiore a 3.200 ceppi per ettaro. Il tendone resta ammesso solo nelle province di Agrigento e Caltanissetta e solo per il Nero d’Avola.
  • È vietata ogni pratica di forzatura; ammessa la sola irrigazione di soccorso.
  • I vigneti possono essere destinati alla DOC solo dal terzo anno dall’impianto.
  • Vinificazione, invecchiamento obbligatorio e imbottigliamento devono avvenire in Sicilia, salvo autorizzazioni individuali per diritti pregressi.
  • Per la menzione riserva l’invecchiamento decorre dal 1° novembre dell’anno di produzione delle uve; colmatura ammessa entro il 5%.
  • Lo spumante si ottiene per fermentazione naturale con metodo charmat o classico; il metodo classico è però riservato alle tipologie Bianco e Rosato, non alla specificazione varietale.
  • Recipienti in vetro fino a 3 litri (fino a 18 per bordolese, borgognotta e renana); contenitori alternativi da 2 a 6 litri ammessi per il Grillo base ma esclusi per riserva, superiore, vendemmia tardiva, passito, vigna e spumante. Vietato il tappo a corona.
  • Vietate in etichetta le qualificazioni ‘fine’, ‘scelto’, ‘selezionato’ e simili; obbligatoria l’annata, salvo per gli spumanti.

La novità 2026: Salemi, prima unità geografica aggiuntiva

La modifica del 2025 introduce all’articolo 7 la possibilità di indicare in etichetta unità geografiche aggiuntive, comunali o sovracomunali, elencate in un allegato positivo. Il primo e per ora unico nome è Salemi, in provincia di Trapani, la cui iscrizione è arrivata insieme alla richiesta di cancellazione della IGT Salemi. Su richiesta del Consorzio, l’entrata in vigore è stata differita alla campagna 2026/2027.

Il passaggio è meno tecnico di quanto sembri. 

La DOC Sicilia nasce come denominazione regionale, con una zona di produzione che coincide con l’intero territorio amministrativo dell’isola: un areale vastissimo, efficace come marchio ombrello e per definizione muto sul terroir. Le UGA sono lo strumento con cui la denominazione comincia a differenziarsi al proprio interno. Per un vitigno come il Grillo, che cambia radicalmente fra la costa sabbiosa marsalese e le colline interne, è la premessa di una zonazione futura.

La riserva di utilizzo della menzione varietale nella DOC

Fra il 2016 e il 2020 si è consumata una delle vertenze più significative del diritto vitivinicolo italiano. Il Consorzio ottenne la modifica parallela dei due disciplinari: Grillo e Nero d’Avola riservati alla DOC Sicilia, esclusi dalla IGT Terre Siciliane. Alcuni produttori impugnarono i decreti; il Ministero li ripristinò con i decreti n. 18388 e n. 18390 del 27 marzo 2020, in esecuzione dell’ordinanza del Consiglio di Stato n. 996/2020 pubblicata il 28 febbraio 2020, applicabile già dalla vendemmia 2020.

Il fondamento della decisione è quantitativo prima che identitario. Per i bianchi la IGT Terre Siciliane ammetteva fino a 18 tonnellate di uva per ettaro; la DOC Sicilia ne consente 14, con resa uva/vino al 70%. Trasferire il Grillo dalla IGT alla DOC ha significato tagliare in modo strutturale il potenziale produttivo per ettaro.

L’effetto sui volumi è documentato. Nel 2017 la DOC Sicilia certificava 337.722 ettolitri; nel 2018, 790.945. La produzione siciliana a DOP è passata dal 16% circa del totale regionale nel 2015 al 41% circa nel 2023, mentre la IGT, dopo la flessione del 2017, si è stabilizzata intorno al 35-36% (IRVO, 2025). Il confezionato 2024 fotografa l’equilibrio attuale: IGT Terre Siciliane 836.607 ettolitri, DOC Sicilia 612.805, su un totale DOP/IGP siciliano di 1.568.413 ettolitri.

I profili di abbinamento e la risposta sensoriale

La grammatica dell’abbinamento discende dai parametri analitici: acidità minima 4,5 g/l, estratto 19 g/l, alcol contenuto. Un bianco con una struttura che non dipende dalla gradazione alcolica e che lavora per contrasto salino più che per aromaticità. Gli abbinamenti più frequenti:

  • cucina di mare siciliana. Pesce spada con pomodori di Pachino IGP, capperi e olive, pasta con le sarde e finocchietto, cous cous alla trapanese: preparazioni ove il sale e l’acido sono già in tavola. Il Grillo li accompagna invece di combatterli;
  • crudi e crostacei. Sul gambero rosso di Mazara del Vallo e sulle tartare di pesce il Grillo gioca in sottrazione: non essendo aromatico non sovrascrive la dolcezza iodata del crudo, e l’estratto — la materia non volatile che si percepisce come peso in bocca — gli dà la densità per stare alla pari con la polpa del crostaceo;
  • formaggi freschi e verdure. Ricotta (preferibilmente siciliana), primosale, caponata, parmigiana bianca: l’acidità del Grillo ripulisce la patina grassa e prepara il boccone successivo, mentre la sapidità dialoga con la nota lattica invece di sovrastarla;
  • superiore e riserva. Un grado in più e rese inferiori di un terzo danno vini con maggior densità: tonno o ricciola al forno, maccu di fave, caciocavallo ragusano giovane o provola dei Nebrodi DOP;
  • vendemmia tardiva e passito. Con 22 e 28 g/l di estratto, escono dal registro del pesce ed entrano in quello dei formaggi erborinati e della pasticceria secca siciliana.

Criteri di selezione per consumatori e operatori di settore

Per gli appassionati

La menzione ‘Grillo’ in etichetta è oggi, di per sé, una garanzia di origine: dal 2020 può comparire solo su vini DOC Sicilia, dunque su prodotti soggetti alle rese e ai parametri della tabella 4. Non esiste un Grillo IGT.

Va invece letta con attenzione la tipologia. ‘Superiore’ non è un aggettivo commerciale ma una menzione con rese ridotte del 29% (10 t/ha contro 14) e un grado minimo più alto. ‘Riserva’ comporta invecchiamento decorrente dal 1° novembre. L’annata è obbligatoria e, per il Grillo base, conviene restare entro due o tre vendemmie. Attenzione infine al formato: se un Grillo è in bag-in-box da 3 o 5 litri, è per definizione la tipologia base, perché il disciplinare esclude i contenitori alternativi per superiore, riserva, vendemmia tardiva, passito e spumante.

Per ristoratori, sommelier e buyer

Il posizionamento del Grillo sconta un problema strutturale che è anche un’opportunità. Secondo le stime ISMEA (media delle ultime cinque campagne, scheda di settore aprile 2023) la Sicilia è penultima fra le regioni italiane per ricavo medio per ettaro dell’uva da vino, con 3.826 euro complessivi e 4.397 euro per l’uva DOP, contro una media nazionale molto superiore. Il differenziale rispetto all’uva comune (2.893 euro per ettaro) è modesto, laddove in altre aree il salto verso la denominazione vale molto di più, fino ai 21.463 euro per ettaro di Bolzano. Il rapporto qualità-prezzo è dunque ottimo per chi acquista e insufficiente per chi produce.

Per la carta dei vini ciò significa margini competitivi su un bianco autoctono con narrazione forte e bassa concorrenza interna. Sul piano dell’assortimento, la scelta discriminante è fra il Grillo base della grande distribuzione e le versioni di areale — preferibilmente bio — con Salemi che diventa, dalla campagna 2026/2027, il primo riferimento geografico rivendicabile.

I vantaggi della produzione da agricoltura biologica

In coerenza con la linea editoriale di GIFT, la raccomandazione è di privilegiare le produzioni certificate biologiche ai sensi del regolamento (UE) 2018/848. In Sicilia la disponibilità non è un ostacolo: con 32.787 ettari la regione è la prima area vitivinicola biologica d’Italia e la prima per volumi di vino bio prodotto.

Il divieto di erbicidi e fitofarmaci di sintesi favorisce le coperture vegetali spontanee fra i filari, la biodiversità microbica del suolo e la sopravvivenza degli insetti impollinatori e degli antagonisti naturali dei parassiti. In un contesto mediterraneo caldo e ventilato, con bassa pressione fungina — come segnalato anche per la campagna 2026 — il costo agronomico della conversione è inferiore rispetto ad altre aree italiane.

Il Grillo, oltretutto, è varietà nota per tolleranza alle malattie fungine e vigore vegetativo: caratteristiche che lo rendono tecnicamente adatto alla gestione biologica più di altri vitigni internazionali coltivati sull’isola.

Sintesi sull’identità e sul valore economico del Grillo

L’evoluzione del Grillo mostra come la valorizzazione di un vitigno autoctono passi dalla tutela della denominazione. Le rese ridotte, l’esclusiva rispetto alla IGT e l’arrivo delle unità geografiche aggiuntive sono tappe di uno stesso percorso; il ricavo medio per ettaro, tra i più bassi d’Italia, indica che non è concluso.

Se la zonazione e la conversione al biologico si tradurranno in maggior valore riconosciuto ai viticoltori è questione aperta, che si misurerà sulle prossime campagne. Per il consumatore e per il settore Ho.Re.Ca. resta intanto un dato verificabile: il Grillo DOC Sicilia certificato biologico offre garanzie documentate di origine, di resa e di metodo di produzione.

Dario Dongo

Credit cover Michele Frasca, Modica (Ragusa)

Riferimenti

Fonti normative

Decreto del Ministero dell’agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste 24 luglio 2025. Approvazione di una modifica ordinaria al disciplinare di produzione della denominazione di origine controllata dei vini «Sicilia» (25A04301). Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana, Serie generale, n. 181 del 6 agosto 2025. https://www.masaf.gov.it/flex/cm/pages/ServeAttachment.php/L/IT/D/1%252F3%252F6%252FD.8cc610ca3ea76f07a94c/P/BLOB%3AID%3D22762/E/pdf?mode=download

Decreti del Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali n. 18388 e n. 18390 del 27 marzo 2020, in esecuzione dell’ordinanza cautelare del Consiglio di Stato, Sez. III, n. 996/2020 del 28 febbraio 2020. In Federvini, Cambia il disciplinare di produzione dei vini Doc Sicilia e quella dei vini Igt Terre siciliane. https://www.federvini.it/normative/cambia-il-disciplinare-di-produzione-dei-vini-doc-sicilia-e-quella-dei-vini-igt-terre-siciliane

Regulation (EU) 2018/848 of the European Parliament and of the Council of 30 May 2018 on organic production and labelling of organic products and repealing Council Regulation (EC) No 834/2007. Consolidated text: 25/03/2025 http://data.europa.eu/eli/reg/2018/848/2025-03-25

Regulation (EU) 2024/1143 of the European Parliament and of the Council of 11 April 2024 on geographical indications for wine, spirit drinks and agricultural products, as well as traditional specialities guaranteed and optional quality terms for agricultural products. Consolidated text: 18/03/2026 http://data.europa.eu/eli/reg/2024/1143/2026-03-18

Dati e statistiche ufficiali

Consorzio di Tutela Vini DOC Sicilia. (2026). La forza della DOC Sicilia — dati statistici 2024/2025. https://siciliadoc.wine/

Consorzio di Tutela Vini DOC Sicilia. (2021). Disciplinare di produzione consolidato della DOP dei vini «Sicilia». https://siciliadoc.wine/wp-content/uploads/2021/12/Sicilia_DOC___disciplinare_di_produzione_consolidato.pdf

ISMEA. (2023). L’Italia del vino. Scheda di settore [dati sul ricavo medio per ettaro dell’uva da vino, media delle ultime cinque campagne].

ISMEA. (2025). Bio in cifre 2025. SINAB — Sistema d’Informazione Nazionale sull’Agricoltura Biologica. https://sinab.it/bionovita/bio-in-cifre-2025-il-rapporto-completo/

Istituto Regionale del Vino e dell’Olio, Osservatorio Vitivinicolo ed Olivicolo-oleario Regionale. (2025). Vitivinicoltura siciliana. Regione Siciliana. https://www.irvos.it/wp-content/uploads/2021/02/Vitivinicoltura-regionale-APRILE-2025.pdf

Unione Italiana Vini, Osservatorio. (2026). Export vino italiano in calo nel 2025. https://www.unioneitalianavini.it/approfondimenti-tematici/news/export-vino-italiano-in-calo-nel-2025-pesa-il-rallentamento-delleconomia-globale

Letteratura scientifica

Alfonzo, A., Francesca, N., Prestianni, R., Settanni, L., & Moschetti, G. (2020). Use of grape racemes from Grillo cultivar to increase the acidity level of sparkling base wines produced with different Saccharomyces cerevisiae strains. Yeast, 37(9-10), 475-486. https://doi.org/10.1002/yea.3505

De Lorenzis, G., Mercati, F., Bergamini, C., Cardone, M. F., Lupini, A., Mauceri, A., Caputo, A. R., Abbate, L., Barbagallo, M. G., Antonacci, D., Sunseri, F., & Brancadoro, L. (2019). SNP genotyping elucidates the genetic diversity of Magna Graecia grapevine germplasm and its historical origin and dissemination. BMC Plant Biology, 19, 7. https://doi.org/10.1186/s12870-018-1576-y

D’Onofrio, C., Tumino, G., Gardiman, M., Crespan, M., Bignami, C., de Palma, L., Barbagallo, M. G., Muganu, M., Morcia, C., Novello, V., Schneider, A., & Terzi, V. (2021). Parentage atlas of Italian grapevine varieties as inferred from SNP genotyping. Frontiers in Plant Science, 11, 605934. https://doi.org/10.3389/fpls.2020.605934

Mercati, F., De Lorenzis, G., Mauceri, A., Zerbo, M., Brancadoro, L., D’Onofrio, C., Morcia, C., Barbagallo, M. G., Bignami, C., Gardiman, M., De Palma, L., Ruffa, P., Novello, V., Crespan, M., & Sunseri, F. (2021). Dissemination routes and new genetic insights into the Eurasian grapevine germplasm through integrated Bayesian approaches. Frontiers in Plant Science. https://doi.org/10.3389/fpls.2021.692661

Sparacio, A., Mercati, F., Sciara, F., Pisciotta, A., Capraro, F., Sparla, S., Abbate, L., Mauceri, A., Planeta, D., Corona, O., Crespan, M., Sunseri, F., & Barbagallo, M. G. (2021). Moscato Cerletti, a rediscovered aromatic cultivar with oenological potential in warm and dry areas. OENO One. https://oeno-one.eu/article/view/4605

Fonti storiche e ampelografiche

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Cipriani, G., Spadotto, A., Jurman, I., Di Gaspero, G., Crespan, M., Meneghetti, S., Frare, E., Vignani, R., Cresti, M., Morgante, M., Pezzotti, M., Pè, E., Policriti, A., & Testolin, R. (2010). The SSR-based molecular profile of 1005 grapevine (Vitis vinifera L.) accessions uncovers new synonymy and parentages. Theoretical and Applied Genetics, 121(8), 1569-1585. https://doi.org/10.1007/s00122-010-1411-9

Di Vecchi Staraz, M., Bandinelli, R., Boselli, M., This, P., Boursiquot, J. M., Laucou, V., Lacombe, T., & Vares, D. (2007). Genetic structuring and parentage analysis for evolutionary studies in grapevine. Journal of the American Society for Horticultural Science, 132(4), 514-524. https://doi.org/10.21273/JASHS.132.4.514

Lacombe, T., Boursiquot, J. M., Laucou, V., Di Vecchi-Staraz, M., Peros, J. P., & This, P. (2013). Large-scale parentage analysis in an extended set of grapevine cultivars (Vitis vinifera L.). Theoretical and Applied Genetics, 126, 401-414. https://doi.org/10.1007/s00122-012-1988-2

Fonti di settore

Assovini Sicilia. (2026, 29 luglio). Inizia la vendemmia 2026 in Sicilia: un viaggio lungo circa cento giorni. https://www.assovinisicilia.it/inizia-la-vendemmia-2026-in-sicilia-un-viaggio-lungo-circa-cento-giorni/

Nomisma. (2026, 22 aprile). Wine Monitor: quali scenari evolutivi per il vino siciliano? https://www.nomisma.it/news/wine-monitor-scenari-evolutivi-per-il-vino-siciliano-unicredit/

Nomisma Wine Monitor & UniCredit. (2026). IV Rapporto sulla competitività delle Regioni del vino [presentato al Vinitaly, Verona, 14 aprile 2026].

UniCredit. (2026, 14 aprile). UniCredit-Nomisma Wine Monitor: enoturismo leva strategica per la resilienza e lo sviluppo del settore vinicolo nazionale [Comunicato stampa]. https://www.unicreditgroup.eu/it/press-media/press-releases/2026/april/unicredit-nomisma-wine-monitor–enoturismo-leva-strategica-per-l.html

Vigne, Vini & Qualità. (2026, 29 luglio). Cala export vini Dop europei nel I quadrimestre, Italia −6,2%. https://vigneviniequalita.edagricole.it/mercato/cala-export-vini-dop-europei-nel-i-quadrimestre-italia-62/

DARIO DONGO
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Dario Dongo, avvocato e giornalista, PhD in diritto alimentare internazionale, fondatore di WIISE (FARE - GIFT – Food Times) ed Égalité.

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