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	<title>inflazione Archivi - Gift</title>
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	<description>GIFT – Prodotti alimentari italiani: origine, regole, fornitori</description>
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	<title>inflazione Archivi - Gift</title>
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		<title>Rapporto Coop 2025, il buon cibo resta il passe-partout</title>
		<link>https://www.greatitalianfoodtrade.it/notizie/rapporto-coop-2025-il-buon-cibo-resta-il-passe-partout/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Marta Strinati]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 17 Sep 2025 06:04:28 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[NOTIZIE]]></category>
		<category><![CDATA[consumi]]></category>
		<category><![CDATA[inflazione]]></category>
		<category><![CDATA[Rapporto Coop]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>In uno scenario di perma-crisi i consumi degli italiani riprendono lievemente a crescere sui soli beni di prima necessità tra i quali il cibo rimane al centro, grazie a una cultura alimentare radicata. Il Rapporto Coop 2025 su consumi e stili di vita degli italiani ne mostra l’evoluzione. Lo scenario Dai tempi della pandemia Covid-19 [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>In uno scenario di perma-crisi i consumi degli italiani riprendono lievemente a crescere sui soli beni di prima necessità tra i quali il cibo rimane al centro, grazie a una cultura alimentare radicata. Il <strong>Rapporto Coop 2025</strong> su consumi e stili di vita degli italiani ne mostra l’evoluzione.</p>
<h2>Lo scenario</h2>
<p>Dai tempi della pandemia Covid-19 la popolazione italiana (e quella europea) intera rimbalza di crisi in crisi, senza alcun orizzonte sereno. A dominare oggi sono i venti di guerra, l’ideologia bellicista che devia sull’economia del riarmo le risorse destinate alla società del welfare, nonché le tensioni commerciali innescate dalla politica dei dazi,.</p>
<p>L’indagine ‘The New World Outlook’, svolta ad agosto dall’Ufficio Studi Coop in collaborazione con Nomisma, ha raccolto le opinioni di leader e cittadini.</p>
<p>‘<i>Per gli opinion leader poche sono le certezze e non tutte positive. Diffusione dell’intelligenza artificiale ma anche riarmo e crescita del debito pubblico globale. Tensioni percepite anche dai cittadini che temono guerre a carattere mondiale e climate change. Il tutto in un contesto in cui un’ombra cala sul futuro rendendolo più cupo, incerto, a tratti catastrofico</i>’, riferisce il Rapporto Coop 2025.</p>
<h3>La globalizzazione cede il passo e la Cina avanza</h3>
<p>Il commercio mondiale è perfettamente allineato a questo contesto catastrofico. La politica dei <strong>dazi</strong> annunciata dagli USA il 2 aprile 2025 segna un passaggio epocale. Autonomia, resilienza e alleanze strategiche saranno le vere monete di scambio per le imprese italiane, che temono un drastico ridimensionamento dell’export.</p>
<p>La leadership degli Stati Uniti è minata dai <strong>progressi di Cina e India</strong>. Oggi il 70% delle economie mondiali commercia principalmente con la Cina. Il dollaro perde valore (-9,5% nel primo semestre 2025), mentre l’ultimo vertice dei BRICS propone un sistema di pagamenti alternativo al dollaro e gli opinion leader intervistati teorizzano un avanzamento dell’euro (51% dei pareri) o dello yuan cinese (43%).</p>
<p>Molto lontano dalla vita quotidiana della popolazione, si svolge la competizione globale a livello di intelligenza artificiale, robot umanoidi e corsa allo spazio (satelliti in primis). L’Europa si dedica alla regolamentazione, Cina, Stati Uniti e Giappone all’innovazione. Nel mezzo di questi grandi interessi, gli <strong>obiettivi ambientali </strong>vengono pressati e <strong>ridotti</strong>, in funzione della loro ‘sostenibilità economica’.</p>
<p>La <strong>demografia</strong>, com’è noto, segna una popolazione in drastica riduzione e in invecchiamento in tutto l’Occidente, a fronte di un incremento che vedrà raddoppiare la popolazione in Africa nei prossimi decenni. Mitigare il crollo demografico in Europa dovrebbe essere un imperativo categorico che tuttavia pare ignorato, aggiungiamo noi, come dimostra la sostanziale carenza alle <strong>politiche di sostegno </strong>delle<strong> madri lavoratrici</strong>.</p>
<h3>Un’economia in chiaroscuro</h3>
<p>L&#8217;economia italiana rimane stagnante, con una previsione di variazione del PIL stimata in +0,8% per il 2025, a fronte di una media UE pari a +1,3%. Emerge il quadro di un’economia in chiaroscuro: più investimenti e mercato del lavoro in lievissimo miglioramento, ma al contempo consumi deboli e produttività in calo.</p>
<p>Secondo gli opinion leader italiani interpellati per il Rapporto Coop 2025, la prossima <strong>legge di bilancio</strong> dovrebbe venire concentrata su pochi <strong>urgenti obiettivi</strong>: migliorare la sanità pubblica, ridurre il cuneo fiscale, potenziare istruzione e formazione continua, investire in infrastrutture strategiche, contrastare povertà ed esclusione sociale e sostenere la natalità.</p>
<h2>La ricerca del benessere quotidiano passa per la tavola</h2>
<p>Il consumismo cede il passo alla ricerca di un benessere psicofisico sobrio ove l’alimentazione mantiene un ruolo centrale. <strong>6 italiani su 10</strong> indicano una <strong>dieta sana e bilanciata</strong> come uno dei principali accorgimenti per la cura di sé. E oltre il 90% degli intervistati dichiara di voler aumentare l’abitudine di cucinare in casa.</p>
<p>La ripresa dei <strong>consumi</strong> è lenta e concentrata sui <strong>beni di prima necessità</strong>. Nel 2024 la spesa media delle famiglie si è attestata a 2.128 euro (+3,9% in confronto al 2023), ma oltre la metà del bilancio è assorbita da abitazione e utenze domestiche (291 miliardi di euro), alimentari e bevande non alcoliche (185 miliardi), trasporti (168 miliardi). Crescono lievemente le spese dedicate alla cura della persona, alla cultura e intrattenimento.</p>
<p>Un elemento interessante è la <strong>riduzione delle disuguaglianze</strong>. A determinarla però non è un aumento del potere d’acquisto delle fasce più deboli bensì una riduzione dei consumi da parte di quelle un tempo più abbienti, nella continua erosione del ceto medio.</p>
<h3>L’evoluzione della cultura alimentare</h3>
<p>Il <strong>cibo</strong> diventa anche linguaggio sociale, <strong>dichiarazione identitaria</strong>, persino scelta politica. In funzione di età e classe sociale, gli italiani si distinguono tra custodi della tradizione (dieta mediterranea) e innovatori (diete chetogeniche, iperproteiche, etc.).</p>
<p>Nel mezzo si colloca la grande maggioranza degli italiani, che alterna piatti tradizionali con alimenti innovativi, quali ad esempio il ‘burger’ vegetale iperproteico. Addirittura, 9 milioni di italiani paiono avere eliminato o comunque ridotto il consumo di carne.</p>
<p>Tra gli under 35 cresce il veganesimo, tra i più abbienti l’alimentazione bio, gourmet, zero waste.</p>
<h3>Cresce la spesa alimentare</h3>
<p>Nel primo semestre 2025 la spesa alimentare cresce quasi del 4% a valore e del 2% in volume. L’inflazione &#8211; negli ultimi anni particolarmente marcata, come mostravano gli andamenti opposti di valori e volumi dei consumi, <a href="https://www.greatitalianfoodtrade.it/notizie/prezzi-alti-consumi-alimentari-ridotti-la-14a-edizione-di-osservatorio-immagino/">evidenziati dall’Osservatorio Immagino</a> &#8211; rimane comunque effettiva. Ad agosto 2025, Istat ha rilevato un <strong>rincaro del ‘carrello della spesa’</strong> da +3,2% a +3,4%. I maggiori rincari, rileva il Rapporto Coop 2025, riguardano il canale discount e i settori carni, ittico e drogheria alimentare.</p>
<p>Ortofrutta, bevande e freddo trainano i volumi, con un +2,7% sul 2024 e un balzo di quasi 7 punti rispetto al 2019. Ma la <strong>frutta fresca di stagione</strong> &#8211; centrale nella dieta mediterranea &#8211; rallenta a causa della ridotta produzione causata dalle avversità climatiche e vari altri fattori (Dongo, 2024).</p>
<p>La composizione del carrello rivela nell’insieme un <strong>consumatore più attento e selettivo</strong>. Crescono i prodotti salutari e funzionali, capaci di unire gusto, salute e praticità. In calo, invece, gli sfizi come snack dolci, cioccolato, merendine. A pesare è il caro materie prime – il cacao su tutti – ma anche una rinnovata attenzione alla forma fisica e alla prevenzione.</p>
<h3>Caccia ai menù a prezzo fisso</h3>
<p>Fuori casa la tendenza è diversa. Le presenze nei locali restano stabili rispetto al 2024 ma la spesa reale, al netto dell’inflazione, diminuisce. Si esce meno per mangiare e si cerca il risparmio.</p>
<p>Il <strong>food delivery</strong>, cresciuto moltissimo durante la pandemia, rallenta. Sei milioni di italiani dichiarano di volerlo ridurre poiché la cucina domestica risulta più conveniente, più salutare, persino più gratificante.</p>
<p>Per ripartire bene, la ristorazione dovrà diventare laboratorio di innovazione, capace di tenere insieme gusto, sostenibilità e prezzo giusto, conclude il Rapporto Coop 2025.</p>
<h2>Salute e longevità con la dieta alimentare</h2>
<p>Nel 2025 si conferma la scelta di <strong>alimenti </strong>considerati<strong> benefici</strong>. Emerge maggiore consapevolezza della correlazione tra cibo e salute: 7 italiani su 10 leggono l’etichetta nutrizionale e uno su tre dichiara di seguire una routine alimentare più regolare, composta di snack e spuntini funzionali.</p>
<p>‘Salutare’ oggi significa soprattutto ‘fresco’. Nei primi 6 mesi del 2025 crescono le vendite di yogurt proteici, kefir, bevande fermentate, mango (+116% vs primo semestre 2024) e avocado (+45%). I sostituti delle proteine animali e i ‘free from’ da alimenti di nicchia sono diventati driver strutturali dei consumi. La direzione futura è chiara: riduzione di zuccheri e grassi, consolidamento dei trend sugar free e low fat.</p>
<h3>La frenata degli ultra-processati</h3>
<p>Due italiani su tre dichiarano di evitare il consumo di cibi che contengano additivi, conservanti e aromi artificiali, in una parola ultra-processati. La vendita di questo genere alimentare è infatti diminuita del 3,3% a volume nel 2024, con contrazioni inversamente proporzionali al numero di additivi. Solo alcune nicchie, dalle specialità etniche agli spalmabili dolci, resistono o addirittura crescono. E tra i cibi a scaffale della GDO, <b>uno su quattro</b> contiene <b>almeno un additivo </b>alimentare tra i 20 più diffusi.</p>
<p>Il Rapporto Coop 2025 evidenzia un <strong>paradosso</strong>: quasi la metà dei prodotti che si presentano come ‘benefici’ contiene almeno un additivo, e percentuali significative emergono persino tra ‘free from’ e vegani. Una discrepanza che alimenta diffidenza e rafforza la richiesta di trasparenza.</p>
<p>Gli italiani intervistati ad agosto 2025 hanno espresso chiaramente la <strong>direzione</strong> dei loro <strong>consumi</strong>. Nei prossimi 12-18 mesi ampie fasce di consumatori aumenteranno così la propria spesa:</p>
<p>&#8211; prodotti salutari, che fanno bene alla salute (30% degli intervistati);</p>
<p>&#8211; alimenti senza o con poco zucchero (24%);</p>
<p>&#8211; cibi senza o con pochi grassi (23%):</p>
<p>&#8211; alto contenuto di proteine (13%);</p>
<p>&#8211; senza lattosio e/o senza glutine (9%).</p>
<h3>L’impennata del biologico</h3>
<p>Dopo un triennio faticoso, il <strong>biologico riparte</strong> con forza. Nel primo semestre 2025 le vendite di alimenti bio in iper e supermercati hanno registrato un tasso di crescita del +4,8%, superiore a quello del totale alimentare.</p>
<p>Gli italiani che scelgono regolarmente questi alimenti sono ormai 4,9 milioni. 8,4 milioni dichiarano di volerne acquistare nei prossimi 12-18 mesi. Nel Mezzogiorno (Sud e Sicilia) si registra la tendenza più dinamica, con una crescita a valore delle vendite (+13,8%) quasi tripla rispetto alla media nazionale.</p>
<p><strong>Fresco e ortofrutta</strong> guidano l’avanzata di un mercato da 2,2 miliardi di euro, con un aumento delle vendite del confezionato in GDO pari a +11% e +6%, rispettivamente. Restano invece più deboli carni, bevande e freddo. Sul fronte distributivo, i supermercati confermano il loro ruolo centrale, seguiti da iper e discount.</p>
<h3>No e low-alcol</h3>
<p>Il consumo di bevande alcoliche si riduce e si consolidano <strong>nuove abitudini</strong>, guidate dai più giovani. Vino, birra e spirits tradizionali rallentano, mentre il segmento no/low-alcohol avanza deciso. Il comparto è ancora di nicchia, ma le previsioni indicano per il periodo 2024- 2029 crescite a doppia cifra in quasi tutti i principali mercati europei.</p>
<p>Negli ultimi tre anni le vendite di bevande senza o con poco alcol sono aumentate del 96,1% nel Regno Unito; seguito da Italia (+14,8), Germania (+10,9) e Francia (+4,9).</p>
<p>Le vendite di <strong>birre e aperitivi analcolici</strong> corrono a volume e a valore nella GDO come nel fuori casa. Secondo un’indagine condotta da Circana, quasi un italiano su due si aspetta che bar e ristoranti offrano sempre birra analcolica, e uno su tre pretende la presenza fissa di vino o spumante senza alcol.</p>
<h2>Dal discount si torna al supermercato</h2>
<p>Dopo che prezzi bassi e promozioni aggressive avevano reso il canale discount la scelta privilegiata di un’Italia colpita duramente dall’inflazione e dall’incertezza economica, nei primi sei mesi del 2025 i valori si ribaltano. I <strong>supermercati crescono più dei discount</strong>: +4,2% a valore e +1,5% a volume contro un +3,3% a valore e +1,3% a volume.</p>
<p>Sia chiaro, il caro-prezzi permane sullo sfondo e gli italiani &#8211; meno fedeli di un tempo &#8211; cercano sempre il risparmio: il 24,5% delle vendite totali nel grocery è oggi realizzato in promozione. Tuttavia, la sola leva del prezzo non basta più.</p>
<p>Nei supermercati si va anche per la maggiore possibilità di scelta tra industria di marca e marca del distributore (in crescita nei prossimi 12 mesi, secondo i Manager food &amp; beverage interpellati), fresco premium e biologico, oltreché per le promozioni.</p>
<h2>Consumatori oltreoceano a dieta di Made in Italy?</h2>
<p>L’introduzione di <strong>dazi al 15%</strong> per l’export dell’agroalimentare italiano negli Stati Uniti potrebbe tradursi in un duro colpo per i produttori italiani, oltreché per i consumatori d’oltreoceano sui quali si riverseranno inevitabilmente i rincari, mettendo a dura prova la dichiarazione di intenti della metà degli interpellati di volere continuare ad acquistarli.</p>
<p>Una quota importante delle esportazioni dell’agroalimentare italiano è tuttora diretta negli Stati Uniti. Ecco alcuni esempi della <strong>quota di export in USA</strong> del Made in Italy alimentare, rispetto al totale export:</p>
<p>&#8211; acque minerali, 41%</p>
<p>&#8211; olio di oliva, 32%</p>
<p>&#8211; vini fermi e frizzanti, liquori e vini spumanti, 25%</p>
<p>&#8211; formaggi, 19%</p>
<p>&#8211; pasta, 16%.</p>
<p>Paradossalmente, conclude il Rapporto Coop 2025, proprio mentre la <strong>dieta mediterranea</strong> viene celebrata negli Stati Uniti come modello salutare, le decisioni politiche potrebbero renderla meno accessibile a chi la desidera.</p>
<p><i>Marta Strinati</i></p>
<h3>Riferimenti</h3>
<p>&#8211; Dario Dongo. <a href="https://www.foodtimes.eu/it/pianeta/addio-frutta-italiana-la-crisi-e-la-soluzione/">Addio frutta italiana. La crisi, e la soluzione</a>. Food Times. 17.4.24</p>
<p>&#8211; Istat. Prezzi al consumo 2025 <a href="https://www.istat.it/comunicato-stampa/prezzi-al-consumo-agosto-2025/">https://www.istat.it/comunicato-stampa/prezzi-al-consumo-agosto-2025/</a></p>
<p>&#8211; Rapporto Coop 2025. Anteprima digitale <a href="https://italiani.coop/wp-content/uploads/2025/09/rapporto-coop-2025_AntDig.pdf">https://italiani.coop/wp-content/uploads/2025/09/rapporto-coop-2025_AntDig.pdf</a></p>
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		<item>
		<title>L’Italia s’è mesta. Consumi e mood degli italiani nel Rapporto Coop 2023</title>
		<link>https://www.greatitalianfoodtrade.it/notizie/litalia-se-mesta-consumi-e-mood-degli-italiani-nel-rapporto-coop-2023/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Marta Strinati]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 07 Sep 2023 05:44:38 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[NOTIZIE]]></category>
		<category><![CDATA[Coop Italia]]></category>
		<category><![CDATA[inflazione]]></category>
		<category><![CDATA[Rapporto Coop]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Lo stato d’animo degli italiani e i loro consumi alimentari vengono analizzati, come di consueto, dal ‘Rapporto Coop 2023 &#8211; Consumi e stili di vita degli italiani di oggi e di domani’. (1) La ricerca rileva l’impatto della permacrisi sulla popolazione, minacciata da più parti. E derubata del potere d’acquisto da inflazione e speculazione. Vittime [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.greatitalianfoodtrade.it/notizie/litalia-se-mesta-consumi-e-mood-degli-italiani-nel-rapporto-coop-2023/">L’Italia s’è mesta. Consumi e mood degli italiani nel Rapporto Coop 2023</a> proviene da <a href="https://www.greatitalianfoodtrade.it">Gift</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Lo stato d’animo degli italiani e i loro consumi alimentari vengono analizzati, come di consueto, dal ‘<em>Rapporto Coop 2023 &#8211; Consumi e stili di vita degli italiani di oggi e di domani</em>’. (1) La ricerca rileva l’impatto della permacrisi sulla popolazione, minacciata da più parti. E derubata del potere d’acquisto da inflazione e speculazione.</p>
<h2>Vittime della permacrisi</h2>
<p><strong>Guerra e cambiamenti geopolitici</strong>, <em>climate change</em> e migrazioni. E ancora, intelligenza artificiale e mercato del lavoro, naturalmente inflazione e possibile crisi economica. Sono questi gli ingredienti dell’inquietudine degli italiani, ancora storditi dalla pandemia e già vessati da timori per il presente e il futuro prossimo.</p>
<p><strong>L’umore è mesto</strong> e rassegnato. Tra gli intervistati non emerge un sentimento di rabbia, non ancora, almeno.  Ma se ne colgono gli effetti, molto concreti, sulle ristrettezze che molti stanno subendo. Anche chi lavora fatica a fronteggiare le spese ordinarie: il 35% delle persone a basso reddito si dichiara incapace di affrontare nei prossimi 12-18 mesi una spesa imprevista di 800 euro.</p>
<h2>L’impatto sui consumi alimentari</h2>
<p><strong>La rinuncia</strong> costringe a tagliare innanzitutto le spese più cospicue o voluttuarie. Si rinvia il cambio di automobile, casa, elettrodomestici. Si taglia su viaggi e cultura, spettacoli e concerti <em>in primis</em>, su scarpe e vestiti. Ma si riduce anche la spesa per i consumi alimentari.</p>
<p><strong>L’aspetto più preoccupante</strong> è l’impatto del risparmio sulla qualità della dieta. I consumi di frutta e verdura, alimenti basilari della tradizione alimentare italiana, sono diminuiti del -15,2% negli ultimi due anni e per il 16% degli italiani si ridurranno ancora.</p>
<h2>Il prezzo dell’inflazione</h2>
<p><strong>Oramai 1 italiano su 5</strong>, soprattutto <em>baby boomers</em> e appartenenti alla <em>lower class</em>, dichiara di aver perso ogni riferimento identitario abbandonando anche i dettami della cultura tradizionale, delle tipicità e del territorio.</p>
<p><strong>Con un’inflazione </strong>che ha rincarato di oltre il 21% il costo dei beni alimentari e che non promette di arrestarsi prima dei prossimi due anni (il 72% dei manager del settore ritiene che l’inflazione alimentare non tornerà sotto il 2% prima del 2025), gli italiani comprano meno cibo: -3% la variazione delle vendite a prezzi costanti nei primi 7 mesi dell’anno e in previsione 2024 su 2023 il 60% dei manager intervistati si aspetta un risultato in ulteriore seppur modesto calo (-0,5%).</p>
<h2>Le nuove tendenze a tavola</h2>
<p><strong>Parallelamente</strong>, in fasce minoritarie della popolazione, avanzano stili di consumo ‘innovativi’ o comunque meno basilari, come già evidenziato dal rapporto Immagino: (2)</p>
<p>&#8211;  il <em>plant-based food</em>, le cui vendite fanno registrare un +9% anno su anno,</p>
<p>&#8211; i prodotti <em>sugar free</em> (che battono tutti i <em>free from</em>). In prospettiva il 15% degli intervistati nei prossimi 12/18 mesi farà uso di prodotti senza o con poco zucchero.</p>
<p>&#8211; le proteine e l’<em>healthy food</em> (alimentazione sportiva, frutta secca, bevande salutistiche),</p>
<p>&#8211; gli alimenti definiti ‘sostenibili’. Già oggi, 5,1 milioni di italiani dichiarano di alimentarsi a spreco zero, 2,8 si definiscono reducetariani e 1,4 sono i cosiddetti climatariani (ovvero coloro che usano prodotti a basso impatto C02).</p>
<p><strong>A farne le spese</strong> è soprattutto la carne, secondo il campione intervistato:</p>
<p>&#8211; il 39% dichiara di essere disposto a ridurne il consumo,</p>
<p>&#8211; nei prossimi 10 anni, nella top 5 dei nuovi cibi, figurano i prodotti a base vegetale con il sapore di carne (31%) e la carne sintetica prodotta in laboratorio (28%).</p>
<h2><em>Discount</em> e <em>private labels</em> come ancora di salvezza</h2>
<p><strong>Gli italiani</strong> &#8211; pur attratti dagli alimenti innovativi &#8211; sono disposti a rinunciare ai  prodotti non strettamente necessari e anche a quelli a maggiore contenuto di servizio. Impegnati nel ridurre gli sprechi e nella ricerca di prezzi più abbordabili.</p>
<p><strong>La spesa</strong> diventa più frequente e si sposta sul canale e le scelte d’acquisto più convenienti. I <em>discount</em> e i prodotti a<em> private label</em> vengono scelti da 8 italiani su 10 come riparo dall’inflazione, che si avverte soprattutto sui <em>brand</em> industriali.</p>
<h2>Squilibrio di filiera</h2>
<p><strong>L’eccezionale crescita dei prezzi</strong> degli ultimi due anni ha cambiato in profondità anche gli assetti della filiera alimentare.</p>
<p><strong>Nel 2022</strong> l’incremento dei prezzi delle materie prime e l’impennata dei costi energetici hanno fatto esplodere i prezzi alla produzione, mentre le difficoltà della domanda finale hanno obbligato i <em>retailer</em> a contenere l’impatto finale sui prezzi al consumo. Con ricadute pesanti sui bilanci di entrambi gli operatori della filiera.</p>
<p><strong>L’analisi annuale</strong> di Mediobanca evidenzia come nel 2022, per entrambi gli attori della filiera, si sia verificata una significativa diminuzione del valore aggiunto e, a cascata, della marginalità operativa.</p>
<p><strong>Un impatto negativo</strong> che non cambia però il differenziale positivo delle performance a favore degli operatori industriali. In sostanza, <strong>le imprese dell’industria alimentare – e segnatamente quelle di maggiori dimensioni – evidenziano una redditività strutturalmente superiore a quella della grande distribuzione alimentare</strong>. E anche nel difficile frangente del 2022 la redditività dei mezzi propri dell’industria fa segnare una diminuzione meno pronunciata di quella della distribuzione.</p>
<h2>Speculazione dell’industria alimentare</h2>
<p><strong>Nel 2023</strong> invece, pur a fronte di un rapido rientro sui valori storici dei costi delle <em>commodities</em> alimentari e di un altrettanto noto rientro dei costi energetici, <strong>non si è manifestata alcuna significativa riduzione dei listini dell’industria alimentare</strong>. Anzi, si è assistito ad ulteriori aumenti dei listini, addirittura superiori a quelli del 2022 e nello stesso periodo l’ulteriore logoramento del potere d’acquisto delle famiglie ha nuovamente impedito invece agli operatori della distribuzione di poter riversare al consumo l’intero incremento.</p>
<p><strong>In questo modo</strong>, la comparazione tra l’andamento dei prezzi industriali e quelli al consumo continua ad evidenziare un differenziale negativo che non ha eguali negli ultimi decenni.</p>
<p>In sostanza, <strong>per la distribuzione i prezzi all’acquisto restano strutturalmente superiori a quelli praticati alla vendita</strong>. Anche nei prossimi anni divergeranno le strategie di industria e distribuzione. I <em>retailer</em> si concentreranno sulla marca privata per avere un governo delle filiere produttive e dei prezzi alla vendita, mentre la grande industria al momento sembra più orientata a difendere i margini concentrandosi sull’innovazione di prodotto e la difesa dell’<em>equity</em> del proprio marchio.</p>
<h2>Maura Latini: noi tuteliamo il potere d’acquisto delle famiglie</h2>
<p><strong>‘</strong><em><strong>Il primo giro di vite</strong> sui consumi già partito prima dell’estate sembra ulteriormente inasprirsi e si ripercuote sui volumi delle vendite. Fare il mestiere che è proprio di un insieme di cooperative di consumatori ovvero <strong>tutelare il potere d’acquisto delle famiglie</strong>, coniugare prezzi e qualità dell’offerta è sempre più difficile, ma è per noi la sfida da vincere</em>’, dice Maura Latini, Presidente Coop Italia.</p>
<p><strong>La virata sulla valorizzazione della MDD</strong>, annunciata due anni fa, (3) porta buoni frutti.</p>
<p><strong>‘</strong><em><strong>Con 74 categorie revisionate su 114</strong> (quasi il 70% dell’obiettivo dato) possiamo iniziare a tirare le fila e a enunciare i primi dati positivi. Questa strategia infatti aveva già iniziato a dare buoni risultati nel 2022 e in questa prima parte del 2023 con un aumento complessivo della quota MDD all’interno di Coop facendo diventare in tanti casi <strong>il nostro prodotto a marchio leader di categoria</strong>. </em></p>
<p><em><strong>Il forte aumento della quota a valore e a quantità</strong> del prodotto Coop (nei primi 8 mesi del 2023 30% a valore (+5% agosto 2023 su agosto 2021) e 34% a volume (+4,0), ha generato così il contenimento del costo del carrello della spesa</em>’.</p>
<h2>Parafulmini dell’industria di marca?</h2>
<p><strong>In questo contesto</strong>, sottolinea Maura Latini, ‘<em>non si è ancora avviato il tavolo negoziale con l’industria di marca per l’anno 2024, del quale al momento non abbiamo ricevuto segnali. Approfitto di questa occasione per invitare tutti a assumersi le proprie responsabilità e avere un atteggiamento propositivo e improntato alla moderazione nelle richieste. </em></p>
<p><em>I dati presenti nel Rapporto confermano <strong>i rischi che anche l’industria di marca sta correndo</strong> con un segno costantemente negativo sulle vendite oramai da tempo. Per come la vedo io, c’è la necessità di un confronto serio e costruttivo proprio per dare una risposta a larga parte della popolazione italiana in difficoltà. Ritengo possa essere un solido obiettivo comune lavorare per <strong>recuperare volumi di vendita che al momento i clienti stanno dirottando sui discount</strong>. </em></p>
<p><em>Come Coop negli ultimi 18 mesi abbiamo trattenuto una parte importante dell’aumento dei listini industriali senza riversarli sui consumatori, ma <strong>i bilanci delle nostre cooperative ormai limitano la possibilità di impegni ulteriori</strong> se non nell’ambito di una fattiva collaborazione fra le parti, che peraltro anche le istituzioni stanno chiedendo&#8217;</em>.</p>
<h2>Marco Pedroni, servono più soldi in busta paga</h2>
<p><em><strong>‘Il quadro è davvero poco ottimistico’</strong></em>, dice Marco Pedroni, Presidente Ancc-Coop (Associazione Nazionale Cooperative di Consumatori-Coop).</p>
<p>‘<em>Al governo chiediamo azioni molto concrete, non per noi ma per gli italiani: in primis di <strong>mettere più soldi nelle tasche dei lavoratori</strong> attraverso il <strong>taglio del cuneo fiscale</strong> e con la <strong>detassazione degli aumenti salariali</strong>,  poi di aiutare la parte più debole del Paese non solo attraverso la <strong>social card</strong> per gli indigenti ma anche attraverso il sostegno all’introduzione del <strong>salario minimo</strong>. </em></p>
<p><em><strong>Con un’inflazione</strong> che erode più del 15% del potere di acquisto la metà delle famiglie è in difficoltà, la domanda interna è destinata a ridursi ed i risparmi non potranno a lungo sostenere un livello significativo dei consumi’</em>.</p>
<h3>Note</h3>
<p>(1) Rapporto Coop 2023 &#8211; Consumi e stili di vita degli italiani di oggi e di domani <a href="https://italiani.coop/rapporto-coop-2023-anteprima-digitale-2/">https://italiani.coop/rapporto-coop-2023-anteprima-digitale-2/</a></p>
<p>(2) Marta Strinati. <a href="https://www.greatitalianfoodtrade.it/mercati/consumi-stressati-dal-caro-prezzi-xiii-rapporto-immagino/">Consumi stressati dal caro-prezzi. XIII Rapporto Immagino</a>. GIFT (<em>Great Italian Food Trade</em>). 17.7.22</p>
<p>(3) Marta Strinati. <a href="https://www.greatitalianfoodtrade.it/mercati/via-alla-rivoluzione-dei-prodotti-a-marchio-coop/">Via alla rivoluzione dei prodotti a marchio Coop</a>. GIFT (<em>Great Italian Food Trade</em>). 15.5.22</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.greatitalianfoodtrade.it/notizie/litalia-se-mesta-consumi-e-mood-degli-italiani-nel-rapporto-coop-2023/">L’Italia s’è mesta. Consumi e mood degli italiani nel Rapporto Coop 2023</a> proviene da <a href="https://www.greatitalianfoodtrade.it">Gift</a>.</p>
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		<title>Tendenze dei consumi in Italia nel 2022, rapporto GS1-Italy</title>
		<link>https://www.greatitalianfoodtrade.it/notizie/tendenze-dei-consumi-in-italia-nel-2022-rapporto-gs1-italy/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Sabrina Bergamini]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 19 Mar 2023 14:18:02 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[NOTIZIE]]></category>
		<category><![CDATA[consumi]]></category>
		<category><![CDATA[ecommerce]]></category>
		<category><![CDATA[GS1 Italy]]></category>
		<category><![CDATA[inflazione]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Dopo la pandemia e nel bel mezzo di molteplici crisi, le tendenze dei consumi in Italia mutano sotto il segno del risparmio ma anche della ricerca di nuove esperienze e preferenze. Il quadro viene dal report 2023 ‘Un anno di tendenze’, realizzato da GS1 Italy, che raccoglie una sintesi ragionata dei contenuti apparsi in dodici [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.greatitalianfoodtrade.it/notizie/tendenze-dei-consumi-in-italia-nel-2022-rapporto-gs1-italy/">Tendenze dei consumi in Italia nel 2022, rapporto GS1-Italy</a> proviene da <a href="https://www.greatitalianfoodtrade.it">Gift</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Dopo la pandemia e nel bel mezzo di molteplici crisi, le tendenze dei consumi in Italia mutano sotto il segno del risparmio ma anche della ricerca di nuove esperienze e preferenze. Il quadro viene dal <em>report</em> 2023 <em>‘Un anno di tendenze’</em>, realizzato da GS1 <em>Italy</em>, che raccoglie una sintesi ragionata dei contenuti apparsi in dodici mesi sul suo <em>web</em> <em>magazine</em> Tendenze <em>online</em>.</p>
<h2>Il peso della lunga crisi</h2>
<p><strong>Fra i temi chiave</strong> del 2022, diversi intercettano i comportamenti dei consumatori, che vengono da ‘tempi straordinari’. Dopo la pandemia, sull’economia si sono infatti abbattute le conseguenze della guerra in Ucraina, la tempesta dei prezzi energetici, il rincaro dei prezzi.</p>
<p><strong>La corsa dell’inflazione</strong> &#8211; a ottobre 2022 l’inflazione generale acquisita è del +8%, ma l’indice dei prezzi al consumo sfiora il 12% &#8211; fa tornare indietro l’Italia di 40 anni e la perdita media del potere d’acquisto delle famiglie è stimata in 2.300 euro.</p>
<p><strong>L’Italia </strong>del 2022 si scopre un paese sempre più vulnerabile, con la classe media in difficoltà e un netto aumento della povertà vera e propria. Sull’altro versante del post pandemia c’è la crescita del mercato del lusso (aumenta del 36% la ricchezza posseduta dai pochi ma rappresentativi Paperoni d’Italia). In Italia la ricchezza si polarizza per la rigidità dei salari e la crescita della povertà assoluta.</p>
<h2>Il consumatore rinuncia, riduce e rinvia</h2>
<p><strong>Una prima</strong> grande tendenza è la triplice erre di<em> ‘rinuncia, riduci, rinvia’</em>.</p>
<p><em>‘<strong>Di fronte all’incalzare dell’inflazione</strong>, le strategie messe in atto dal consumatore prevedono una spending review dei beni non essenziali, che diventa però anche un nuovo modo di intendere il consumo, più flessibile, più variabile, più distintivo, più frammentato e contraddittorio. Con alcuni punti di riferimento non negoziabili &#8211; la ricerca della convenienza, l’intercambiabilità dei canali di acquisto, la condivisione dei valori &#8211; tanto da rendere necessari nuovi strumenti di analisi qualitativa e quantitativa’</em>.</p>
<p><em>‘<strong>Uscito dalla pandemia</strong> e catapultato in un contesto di guerra, il consumatore affronta la nuova crisi ricercando sicurezza, rassicurazione e aiuto nel comprendere quanto accade, ma pronto a reagire rapidamente rivedendo i propri comportamenti d’acquisto e le priorità di spesa’</em>.</p>
<p><strong>Dalla tempesta</strong> di questi anni deriva allora un consumatore più riflessivo, più pianificatore e meno impulsivo, tanto è vero che sono diminuiti di 3 milioni in 6 mesi gli italiani che acquistano di getto. Preoccupato del costo della vita, decide di sprecare di meno, è attento all’efficienza energetica di ciò che acquista (nel <em>tech</em> in particolare) e ama le promozioni.</p>
<p><em><strong>New basic</strong></em> del consumo, afferma il <em>report</em>, sono il prezzo, la sicurezza e la semplicità.</p>
<h2>Crescono le dipendenze</h2>
<p><strong>Le difficoltà</strong> accrescono le dipendenze. <em>‘Le scommesse, i consumi di alcolici, psicofarmaci e droghe sono in aumento. C’è una escalation di eccessi nella quale si espande anche l’area delle possibili patologie come </em></p>
<ul>
<li><em>il consumo di alcolici, 11% dal 3% del 2019, </em></li>
<li><em>le scommesse e i giochi, dal 4% all’11%), </em></li>
<li><em>l’uso di psicofarmaci, che quasi quintuplica (dal 2% al 9%),</em></li>
<li><em>l’uso di droghe (dal 2% all’8%)’.</em></li>
</ul>
<p><strong>Le disfunzioni alimentari</strong> aumentano, specialmente nelle persone più fragili.</p>
<h2>Tendenze dei consumi in Italia, molte rinunce</h2>
<p><strong>Non sarà più lo stesso</strong> il modo di consumare, afferma il 57% degli italiani (con un aumento del 7% in un anno). Gli italiani si sentono più poveri e rinunciano di più, soprattutto all’energia e negli alimentari, e cercano di più i prodotti in promozione.</p>
<p><strong>Con una personale <em>‘spending review’</em></strong>, rimandano non solo le grandi spese, come l’acquisto di una casa, ma anche il superfluo di tutti i giorni (bar e ristoranti, abbigliamento e intrattenimento). Rinviano viaggi e vacanze e posticipano l’acquisto di tecnologia.</p>
<p><strong>Per la prima volta</strong>, però, rispetto ad altre crisi economiche, il cibo non viene toccato da una revisione di spesa. 24 milioni e mezzo di italiani, nonostante l’aumento dei prezzi, <em>‘non sono disposti a scendere a compromessi nelle loro scelte alimentari e nei mesi successivi prevedono di diminuire la quantità ma non la qualità del loro cibo’</em>. Si tratta soprattutto del cibo più di base, mentre la MDD (Marca del distributore) continua la sua avanzata, con una quota di mercato che nel 2022 sfiora il 30% (e le marche sono sacrificabili).</p>
<h2>Il risparmio e i nuovi stili di consumo</h2>
<p><strong>L’uscita d’emergenza</strong> degli italiani è il risparmio. Il 68% sta già adottando strategie di risparmio, l’85% delle famiglie sta risparmiando o dichiara che lo farà a breve.</p>
<p><strong>Per far fronte</strong> <strong>all’aumento</strong> dei prezzi, si attuano diverse strategie:</p>
<ul>
<li>riduzione degli sprechi (57% degli intervistati),</li>
<li>eliminazione di alcune categorie di prodotti/servizi nelle scelte di acquisto (52%),</li>
<li>rinuncia all’acquisto di prodotti e servizi superflui (52%),</li>
<li>contrae la quantità dei prodotti solitamente acquistati (21%),</li>
<li>rinvio di spese programmate (26%).</li>
</ul>
<h2>Nuova ricerca sulle tendenze dei consumi in Italia</h2>
<p><strong>I comportamenti</strong> dei consumatori cambiano in modo veloce. Per comprenderli parte la ricerca fondativa ‘Nuovo Codice Consumi’, realizzata da GS1 <em>Italy</em> in collaborazione con Ipsos e McKinsey &amp; Company, con l’obiettivo di comprendere a fondo i comportamenti d’acquisto degli italiani di oggi e di immaginare le possibili direttrici di evoluzione al 2030.</p>
<p><strong>Vengono identificate</strong> sei aree tematiche chiave che spiegano il rapporto fra italiani e consumi:</p>
<ul>
<li>Emozionalità di prodotti e marchi,</li>
<li>Innovazione dell&#8217;esperienza di consumo,</li>
<li>Omnicanalità ed esperienza d’acquisto,</li>
<li>Cura per l&#8217;ambiente e la persona,</li>
<li>Territorialità,</li>
<li>Convenienza e parsimonia.</li>
</ul>
<p><strong>Si delineano</strong> nuovi paradigmi nei comportamenti dei consumatori, caratterizzati da diversi elementi:</p>
<ul>
<li>l’orientamento alla parsimonia, che è risparmio e obiettivo in sé e modo di stare nei consumi,</li>
<li>bisogno di esperienze nel processo di acquisto e disponibilità del negozio 24 ore su 24 grazie alla multicanalità,</li>
<li>spinta alla sostenibilità,</li>
<li>stili metropolitani che si allargano alla provincia.</li>
</ul>
<p><strong>Sono dinamiche</strong> accelerate da pandemia, inflazione e paura per le conseguenze della guerra in Ucraina.</p>
<h2>Il ruolo della Marca del distributore</h2>
<p><strong>In questo contesto</strong> si inserisce anche il ruolo della Marca del distributore, che ha costruito un rapporto di vicinanza con i consumatori.</p>
<p><strong>Nell’incertezza generale</strong>, <em>‘la Marca del distributore costituisce per molte famiglie italiane un’ancora di salvataggio per far tornare i conti della spesa’.</em></p>
<p><strong>La scelta</strong> della MDD non è motivata solo dal risparmio. Viene associata a ulteriori valori: valorizzazione della territorialità e dei prodotti locali; attenzione alla richiesta di salubrità e sostenibilità, promozione di comportamenti etici lungo la filiera.</p>
<p><strong>I <em>driver</em></strong> più rilevanti per l’acquisto di un prodotto MDD sono</p>
<ul>
<li>la maggiore accessibilità rispetto alle grandi marche (42%),</li>
<li>offerte e promozioni (33%),</li>
<li>prodotti buoni da mangiare (29%),</li>
<li>buon assortimento di prodotti( 28%),</li>
<li>voci che fanno riferimento alla qualità dei prodotti.</li>
</ul>
<h2><em>Non food</em>, caccia alla convenienza</h2>
<p><strong>Nel comparto del<em> non food</em></strong>, <em>‘si consolidano alcune tendenze già emerse, come la costante dialettica tra negozio digitale e fisico (con quest’ultimo in ripresa) nella variabilità dei comportamenti d’acquisto e l’attenzione alla ricerca della convenienza da parte del consumatore sempre più attento a non soccombere alla morsa dell’inflazione’.</em></p>
<p><strong>Abbigliamento e calzature</strong>, elettronica di consumo, mobili, ottica, profumeria e articoli per lo sport risentono del post pandemia non solo per la ripresa dei consumi ma anche per i canali di acquisto.</p>
<h2>Il ruolo del canale digitale</h2>
<p><em>‘<strong>Durante la pandemia</strong> gli italiani hanno imparato a utilizzare sempre più le nuove tecnologie digitali anche per fare shopping, tendenza che si è confermata ed evoluta nel 2021. </em></p>
<p><em><strong>Rispetto al preCovid-19</strong>, il 30% dei consumatori dichiara di aver adottato nuovi comportamenti d’acquisto, in particolare ricorrendo agli acquisti via web’.</em></p>
<p><strong>Circa un terzo</strong> dei consumatori ha sfruttato modalità di acquisto e di <em>delivery</em> più flessibili, come ordini in remoto (pc o telefono) con ritiro in punto vendita oppure ordini in <em>store</em> con consegna a domicilio. I canali digitali sono presenti in tutto il percorso di acquisto dei consumatori, fanno scoprire i <em>brand</em>, sono importanti anche come canali di <em>marketing</em>.</p>
<h2>La gimcana del risparmio</h2>
<p><strong>Nel <em>non food</em></strong>, preoccupati per l’incertezza e i rincari, i consumatori giocano in difesa: riducono gli acquisti o li rinviano, come dichiara di fare il 50-70% degli intervistati.</p>
<p><strong>La ricerca di risparmio</strong> induce a confrontare i prezzi in negozio, nei canali <em>online</em>, nei siti di <em>e-commerce</em>, sulla base di offerte e promozioni.</p>
<p><strong>Cambiano anche le modalità</strong> dello <em>shopping</em>. ‘Tra chi ha cambiato abitudini, il 65% si reca meno spesso nei negozi, il 31,2% si organizza per passarci meno tempo (anche sfruttando i servizi di spesa <em>drive</em> o <em>pick-up</em>) e il 26,4% sceglie giornate meno affollate’<em>.</em></p>
<h2>L’<em>e-commerce</em> in Italia</h2>
<p><strong>In Italia </strong>l’<em>e-commerce</em> diventa adulto. Nel 2022 si stima che il valore degli acquisti <em>online</em> (prodotti più servizi) nel mondo continui a crescere e raggiunga circa 4.500 miliardi di euro (+15% rispetto al 2021). In Italia nel 2022  la previsione è che gli acquisti <em>online</em> valgano 48,1 miliardi di euro (+20% rispetto al 2021) con un rallentamento nella crescita dell’acquisto dei prodotti.</p>
<p><strong>I numeri </strong>dell’<em>e-commerce</em> in Italia ben descrivono le tendenze dei consumi ‘digitali’:</p>
<ul>
<li>la platea degli<em> e-shopper</em> ha raggiunto i 33,3 milioni di persone, dieci milioni in più rispetto al pre-Covid,</li>
<li>si stimano in 31,5 milioni le consegne medie mensili di prodotti comprati <em>online</em>,</li>
<li>sono il 57,2% la quota di acquirenti <em>online</em> che negli ultimi sei mesi ha fatto acquisti via <em>app</em> su dispositivo mobile,</li>
<li>ogni 100 acquisti <em>online</em>, la metà (50,1) proviene da <em>smartphone</em>;</li>
<li>il valore medio degli acquisti <em>online</em> degli italiani nel 2022 è stimato in 4.700 milioni di euro.</li>
</ul>
<h2><strong>Lo <em>shopping</em> multicanale</strong></h2>
<p><strong>I consumatori</strong> seguono una modalità di acquisto multicanale: da questo cambiamento non torneranno indietro. Un terzo di chi compra in negozio fa acquisti anche sui siti <em>online</em> delle stesse insegne.</p>
<p><strong>È invece</strong> ancora in fase iniziale il <em>live streaming commerce</em>, <em>‘una nuova modalità di proporre i prodotti esplosa in Oriente, in particolare in Cina, e arrivata in Italia durante la pandemia, che permette a un negozio, a un produttore o a un privato di mostrare in streaming un prodotto e di venderlo come avviene su alcuni canali televisivi specializzati, con un rapporto diretto con l’acquirente che può fare domande durante la presentazione live’</em>.</p>
<p><strong>Il 51,8%</strong> degli italiani <em>online</em> conosce il fenomeno, l’11% ha partecipato a un evento e ha comprato, il 6,9% ha partecipato a un evento senza fare acquisti.</p>
<p><strong>Si va</strong> anche verso nuove modalità di interazione. Il 72% dei consumatori è intenzionato a comprare un <em>brand</em> che rispecchi i propri valori (i consumatori si aspettano dunque aziende che siano guida del cambiamento). Con un qualche paradosso anche nella ricerca della sostenibilità. Il 65% dei consumatori vuole infatti comprare prodotti sostenibili ma solo il 26% lo fa davvero.</p>
<p><em>Sabrina Bergamini</em></p>
<h3>Note</h3>
<p>Un anno di tendenze 2023. <em>GS1 Italy</em>.<a href="https://gs1it.org/content/public/6d/d9/6dd965dc-b889-4a5b-9885-8171be2787cc/un_anno_di_tendenze_2023.pdf"> https://gs1it.org/content/public/6d/d9/6dd965dc-b889-4a5b-9885-8171be2787cc/un_anno_di_tendenze_2023.pdf</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.greatitalianfoodtrade.it/notizie/tendenze-dei-consumi-in-italia-nel-2022-rapporto-gs1-italy/">Tendenze dei consumi in Italia nel 2022, rapporto GS1-Italy</a> proviene da <a href="https://www.greatitalianfoodtrade.it">Gift</a>.</p>
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		<title>La sobrietà guida i consumi 2023. Rapporto di Coop Italia</title>
		<link>https://www.greatitalianfoodtrade.it/notizie/la-sobrieta-guida-i-consumi-2023-rapporto-di-coop-italia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Marta Strinati]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 08 Jan 2023 19:15:11 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[NOTIZIE]]></category>
		<category><![CDATA[consumi]]></category>
		<category><![CDATA[Coop Italia]]></category>
		<category><![CDATA[inflazione]]></category>
		<category><![CDATA[Rapporto Coop]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La sobrietà guida i consumi nel 2023, secondo il rapporto elaborato dall’Ufficio Studi di Coop Italia sulla base di due sondaggi eseguiti a dicembre 2022. La prima survey è stata realizzata su un campione rappresentativo dei consumatori italiani, la seconda sulla community di esperti del portale italiani.coop. Torna la fiducia I consumatori italiani &#8211; ancora segnati [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.greatitalianfoodtrade.it/notizie/la-sobrieta-guida-i-consumi-2023-rapporto-di-coop-italia/">La sobrietà guida i consumi 2023. Rapporto di Coop Italia</a> proviene da <a href="https://www.greatitalianfoodtrade.it">Gift</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>La sobrietà guida i consumi nel 2023, secondo il rapporto elaborato dall’Ufficio Studi di Coop Italia sulla base di due sondaggi eseguiti a dicembre 2022.</p>
<p>La prima <em>survey</em> è stata realizzata su un campione rappresentativo dei consumatori italiani, la seconda sulla <em>community</em> di esperti del portale italiani.coop.</p>
<h2>Torna la fiducia</h2>
<p><strong>I consumatori italiani</strong> &#8211; ancora segnati dagli effetti della pandemia, oltreché dai bollettini di guerra e alle prese con il carovita quotidiano &#8211; si affacciano al nuovo anno con uno stato d’animo fatto di timore (33%) e inquietudine (22%), ma soprattutto di fiducia (39%) e aspettativa (38%).</p>
<p><strong>La fiducia</strong> cresce di 12 punti percentuali rispetto a quattro mesi fa (la precedente <em>survey</em> di Coop è di agosto 2022), mentre diminuiscono i sentimenti più cupi, come irritazione (-12%) e rabbia (-6%).</p>
<h2>Paura della povertà estrema</h2>
<p><strong>Gli italiani rallentano</strong>. La maggior parte dichiara di voler trascorrere più tempo in famiglia (56%). Ma la sofferenza è diffusa:</p>
<ul>
<li>il 18%, durante il 2022, ha affrontato un permanente disagio alimentare (circa 9 milioni),</li>
<li>il 25% teme, per il 2023, la vera povertà (non avere soldi per cibo, trasporto, abiti, scuola),</li>
<li>il 66% del campione non saprebbe come fare fronte a una spesa improvvisa e non rimandabile di 850 euro.</li>
</ul>
<h2>Consumi 2023, ritorno all’essenziale</h2>
<p><strong>Un italiano su due</strong> spera di mantenere stabili le proprie spese familiari nel 2023, il 45% conta di spendere di più per le bollette, il 32% su cibo e bevande.</p>
<p><strong>I consumi per il 2023</strong> vengono immaginati ridotti all’osso, per necessità, su cibo e salute. Tra le spese extra figura la casa, che il 67% degli intervistati dichiara di voler ristrutturare.</p>
<h2><em>Zero waste</em> a tavola</h2>
<p><strong>L’80% degli italiani</strong> intervistati afferma di voler fronteggiare l’aumento dei prezzi anche attraverso un cambio delle proprie abitudini alimentari. Diete più salutari, meno carni (<em>meatless</em>), ma anche più sobrietà. Senza sprechi né fronzoli (<em>zero waste, no frills</em>).</p>
<p><strong>Il 40% dei <em>manager</em> </strong>di settore<em> Food &amp; Beverage</em> intervistati a sua volta prevede un 2023 all’insegna della sobrietà ed essenzialità alimentare. Le novità a scaffale saranno pasta e farine prodotte con <a href="https://www.greatitalianfoodtrade.it/salute/grani-antichi-vs-grani-moderni-e-salute-rassegna-scientifica/">grani antichi</a>, prodotti <a href="https://www.greatitalianfoodtrade.it/nutrizione-specializzata/dieta-chetogenica-come-funziona-evidenze-scientifiche"><em>low carb</em></a> e maggiore <a href="https://www.foodagriculturerequirements.com/notizie/domande-e-risposte/contenuto-proteine-sul-fronte-etichetta-risponde-lavvocato-dario-dongo/">contenuto di proteine</a>.</p>
<p>La carne coltivata <em>in vitro</em> (<em>lab meat</em>) &#8211; a dispetto degli anatemi di Coldiretti &#8211; verrebbe favorita alle sue alternative di origine vegetale (<em>plant-based</em>) da un italiano su cinque, in caso si dovesse rinunciare a quella vera.</p>
<h2>Un anno di stagnazione</h2>
<p><strong>A livello macroeconomico</strong>, i manager italiani prevedono un anno di stagnazione ma non di decrescita (PIL 2023 +0,2%, si spera), grazie alla parziale riduzione dei prezzi del gas. Con un’<a href="https://www.greatitalianfoodtrade.it/mercati/come-linflazione-cambia-la-spesa-alimentare-indagine-ismea/">inflazione ancora sostenuta</a> ma inferiore a quella del 2022 (+6,1%, secondo i <em>manager</em> italiani).</p>
<p><strong>Le tendenze più recenti</strong> motivano anche un barlume di ottimismo sulla possibile ripresa, sia pure contenuta, dei consumi. Con una previsione di crescita stimata nel +1,4%, 2023 su 2022, al netto dell’inflazione.</p>
<h2>Caro prezzi alimentare fino all&#8217;estate</h2>
<p><strong>A preoccupare</strong> maggiormente sono invece soprattutto i consumi e i risultati economici della filiera alimentare. I <em>manager</em> di settore alimenti e bevande stimano:</p>
<ul>
<li>un primo rallentamento dei prezzi entro l’estate 2023,</li>
<li>un’inflazione sui prodotti alimentari trasformati comunque elevata (+ 6,7% medio nel 2023),</li>
<li>la contrazione delle vendite in GDO (-0,9% in volume),</li>
<li>il peggioramento della redditività di industria e distribuzione (timore condiviso dal 66% dei <em>manager</em> intervistati). Con conseguente calo degli investimenti (37%) e ricadute sul fronte occupazionale (27%).</li>
</ul>
<h2>Prospettive</h2>
<p><strong>Per uscire da questa crisi</strong>, i <em>manager</em> indicano il ricorso a innovazione e ristrutturazione a ogni livello. Nell’organizzazione dei processi aziendali, nel prodotto e nel servizio fino ai canali e alla rete di vendita. E la Marca del Distributore viene indicata come la chiave di volta.</p>
<p><strong>La versione integrale</strong> del Rapporto Coop 2022 è disponibile dal 20 gennaio 2023 su <a href="http://www.italiani.coop">www.italiani.coop</a>.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.greatitalianfoodtrade.it/notizie/la-sobrieta-guida-i-consumi-2023-rapporto-di-coop-italia/">La sobrietà guida i consumi 2023. Rapporto di Coop Italia</a> proviene da <a href="https://www.greatitalianfoodtrade.it">Gift</a>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Rapporto Coop 2022, colpo d’occhio sull’Italia nella crisi</title>
		<link>https://www.greatitalianfoodtrade.it/notizie/rapporto-coop-2022-colpo-docchio-sullitalia-nella-crisi/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Marta Strinati]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 09 Sep 2022 12:04:07 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[NOTIZIE]]></category>
		<category><![CDATA[Coop Italia]]></category>
		<category><![CDATA[inflazione]]></category>
		<category><![CDATA[Rapporto Coop]]></category>
		<category><![CDATA[war economy]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.greatitalianfoodtrade.it/?p=69778</guid>

					<description><![CDATA[<p>Il Rapporto Coop 2022, presentato l’8.9.22 in anteprima digitale, offre un’analisi degli effetti della crisi sistemica &#8211; guerra, inflazione e recessione, crisi climatica &#8211; sulla vita quotidiana dei residenti in Italia. In attesa del generale inverno, l’unica buona notizia è la resilienza degli italiani. I quali sono riusciti finora a non rinunciare ai consumi alimentari, [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.greatitalianfoodtrade.it/notizie/rapporto-coop-2022-colpo-docchio-sullitalia-nella-crisi/">Rapporto Coop 2022, colpo d’occhio sull’Italia nella crisi</a> proviene da <a href="https://www.greatitalianfoodtrade.it">Gift</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Il Rapporto Coop 2022, presentato l’8.9.22 in anteprima digitale, offre un’analisi degli effetti della crisi sistemica &#8211; guerra, inflazione e recessione, crisi climatica &#8211; sulla vita quotidiana dei residenti in Italia.</p>
<p>In attesa del generale inverno, l’unica buona notizia è la resilienza degli italiani. I quali sono riusciti finora a non rinunciare ai consumi alimentari, nonostante le difficoltà economiche e sociali.</p>
<h2>Rapporto Coop 2022, lo scenario buio</h2>
<p><strong>Lo scenario</strong> che consegue all’ingaggio dell’Unione europea nel conflitto fratricida in Ucraina è sempre più buio. Il Rapporto Coop ne riassume alcuni aspetti:</p>
<ul>
<li>la povertà alimentare è in rapida crescita (anche a causa delle speculazioni sulle <em>commodities</em>),</li>
<li>la bilancia commerciale europea si va inabissando come non mai,</li>
<li>l’emergenza climatica ha impatto micidiale sulla quotidianità di tutti</li>
</ul>
<p><strong>Il conflitto russo-ucraino </strong>ha soffiato sul fuoco, generando un effetto recessivo immediato sull’economia mondiale:</p>
<ul>
<li>il Pil globale sconta un ribasso dal +5,7% del 2021 al +2,9% previsionale del 2022.</li>
<li>per l’Italia, le previsioni di crescita del Pil si attestano al +3,2% per il 2022 e al +1,3% per il 2023. Ma Banca d’Italia non esclude il ritorno a un Pil in negativo nel 2023 (-2%).</li>
</ul>
<h2>L’impatto della crisi sui consumi alimentari</h2>
<p><strong>La filiera del cibo </strong>è stressata dalla crisi in corso, visto il coinvolgimento delle catene di approvvigionamento globali.</p>
<p><strong>L’inflazione</strong> in Italia sui prodotti alimentari trasformati ha raggiunto il +10%. Poco meno peggio, finora, di Germania (+13,7%) e Spagna (+13,5%).</p>
<p><strong>I consumi alimentari</strong> degli italiani, peraltro, ancora resistono al caro-prezzi:</p>
<ul>
<li>i volumi di vendita segnano +7,8% (primo semestre 2022 vs 2019), con un</li>
<li><em>trend</em> ancora positivo. + 0,5% in Italia, a fronte di -5,4% in Regno Unito, -3,7% in Germania, -2,3% in Francia e -1,3% in Spagna.</li>
</ul>
<h2>L’inverno alle porte salva il cibo</h2>
<p><strong>Il generale inverno </strong>porterà con sé un ulteriore aumento dei prezzi alimentari, oltreché delle bollette di luce e gas. Ma gli italiani paiono ancora non preoccuparsi del guaio (né delle sue cause).</p>
<p><strong>Quasi la metà dei cittadini</strong>, secondo le proiezioni di Nomisma sui sondaggi a campione, si dichiara essere disposta a ridurre la quantità ma non la qualità del cibo. Cucinando di più, come nel <em>lockdown</em>.</p>
<h2>Meno cibo, ma italiano e sostenibile</h2>
<p><strong>L’italianità e la sostenibilità</strong> sono gli attributi dei cibi che il campione degli intervistati dichiara irrinunciabili. A discapito di cibi etnici, <em>free from</em>, piatti pronti. Anche il bio potrebbe perdere terreno (-38%), purtroppo. Segno che i consumatori italiani ancora non comprendono il suo valore essenziale e senza pari per la salute LINK BIO E SISTEMA IMMUNITARIO e il contrasto all’emergenza climatica.</p>
<p><strong>Le <em>private label </em></strong>(marca del distributore, MDD) continuano a svilupparsi, con una quota di mercato che nel 2022 sfiora il 30% (+2,0 rispetto al 2019). E l’industria di marca (IDM), di conseguenza, perde terreno. Con ulteriore decrescita, -1,8%, rispetto al 2019 (con un <em>market share</em> dal 14,9% al 13,1%).</p>
<h2>La GDO nella morsa</h2>
<p><strong>Per la GDO</strong> la crisi in corso pone forti criticità. I distributori sono infatti stretti tra i rincari dei listini industriali e del caro-energia e la ridotta capacità d’acquisto dei consumatori.</p>
<p><strong>Alcune voci</strong> di sbilancio sono insostenibili:</p>
<ul>
<li>a fronte di un aumento annuale dei prezzi dei beni alimentari venduti dall’industria alle catene della Gdo del 15%, l’inflazione alla vendita supera di poco il +9% (il differenziale fra il prezzo all’acquisto e quello alla vendita segna un -5,7% a tutto svantaggio della grande distribuzione). I maggiori rincari colpiscono peraltro prodotti basici. L’olio di semi segna un +40,9%, quello di oliva un +33,1%, la pasta +30,9%, la farina +25,4%,</li>
<li>i costi energetici della GDO che nel 2019 valevano l’1,7% del fatturato sulla base dei <em>futures</em> sull’energia triplicheranno, raggiungendo nel 2022 una incidenza del 4,7% e del 5,2% nel 2023,</li>
<li>il <em>retail</em> alimentare è un settore strutturalmente a bassa redditività, dove piccole variazioni dei margini possono seriamente compromettere la tenuta dei conti economici. Ogni 100 euro spesi dal consumatore generano per il <em>retailer</em> un utile netto di poco più di 1,5 euro.</li>
</ul>
<h2><em>Discount</em> ed <em>ecommerce</em></h2>
<p><strong>Nel 2022</strong>, dopo la frenata imposta dalla prima fase della pandemia, la Gdo segna un lieve ritorno alle espansioni delle superfici, per lo più a discapito dei punti vendita di prossimità. Cresce ancora invece il <em>discount</em>, mentre prosegue il declino dell’ipermercato.</p>
<p><strong>L’<em>ecommerce</em></strong> (<em>e-grocery</em>) ha perso la spinta dettata dai <em>lockdown</em> e si mantiene su quote molto basse soprattutto se paragonate al resto d’Europa. Nel 2021 si attesta su un 2,9% con previsioni 2030 che non superano il 6% a fronte di ben altro dinamismo in casa degli inglesi (dal 12% al 19%) o dei francesi (dall’8,6% al 16%).</p>
<h2>Il faro del prodotto a marchio Coop</h2>
<p><strong>Lo scenario</strong> rilevato nel Rapporto Coop 2022 sembra premiare <a href="https://www.greatitalianfoodtrade.it/mercati/via-alla-rivoluzione-dei-prodotti-a-marchio-coop/">la scelta</a> di Coop, annunciata a maggio 2022, di investire maggiormente sui prodotti a marchio.</p>
<p><strong>‘</strong><em><strong>Sarà stata anche una scelta temeraria</strong> secondo alcuni, ma nata da dati oggettivi che il Rapporto Coop 2022 conferma’</em>, commenta Maura Latini, amministratrice delegata di Coop Italia.</p>
<p><strong>La scelta </strong>sembra ben assestata. ‘<em>Nel segmento della colazione, il primo ad essere stato rinnovato, registriamo nei primi due mesi di lancio (giugno/luglio) un incremento della quota di mercato del prodotto a marchio a quantità dell’8,3% passando quindi dal 23.6% al 31,9%. Il potenziale di risparmio per le famiglie è considerevole. Primi risultati in una congiuntura non facile che rivendichiamo con una giusta dose di orgoglio</em>’.</p>
<h2>Difendere il potere d’acquisto</h2>
<p><strong>‘<em>Dopo trent’anni è tornato il carovita</em></strong><em> con un’inflazione alta che non si vedeva dagli anni Ottanta; per molti consumatori e molte imprese è una situazione del tutto sconosciuta. Parimenti i salari rimangono congelati e colpisce nel Rapporto la divaricazione che si accentua fra una parte crescente del Paese che rimane fragile e le classi più agiate</em>’, ricorda Marco Pedroni Presidente di Coop Italia e di Ancc-Coop (Associazione Nazionale Cooperative di Consumatori). ‘</p>
<p><strong>In vista dell’appuntamento elettorale</strong> viene ribadita una richiesta già avanzata. ‘<em>C’è bisogno (…) di dirottare risorse incisive a favore dei consumi agendo per esempio sulla defiscalizzazione dei prodotti di base e con una rinnovata politica ambientale in linea con l’emergenza del momento</em>’.</p>
<h2>Tutti numeri del Rapporto Coop 2022</h2>
<p><strong>Il Rapporto Coop 2022</strong> – &#8216;Consumi e stili di vita degli italiani di oggi e di domani&#8217; &#8211; è redatto dall’Ufficio Studi di Ancc-Coop (Associazione Nazionale Cooperative di Consumatori) con la collaborazione scientifica di Nomisma, il supporto di analisi di Nielsen e i contributi originali di Gs1-Osservatorio Immagino, Iri Information Resources, Mediobanca Ufficio Studi, Nomisma Energia, Npd.</p>
<p><strong>Tutte le infografiche </strong>del Rapporto sono disponibili a <a href="https://italiani.coop/rapporto-coop-2022-anteprima-digitale/">questo link</a>.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.greatitalianfoodtrade.it/notizie/rapporto-coop-2022-colpo-docchio-sullitalia-nella-crisi/">Rapporto Coop 2022, colpo d’occhio sull’Italia nella crisi</a> proviene da <a href="https://www.greatitalianfoodtrade.it">Gift</a>.</p>
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