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	<title>DOC Archivi - Gift</title>
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	<description>GIFT – Prodotti alimentari italiani: origine, regole, fornitori</description>
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	<title>DOC Archivi - Gift</title>
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	<item>
		<title>Friuli DOC, la visione di sistema tra grandi vini e territori</title>
		<link>https://www.greatitalianfoodtrade.it/vino-italiano/friuli-doc-disciplinare-analisi-mercato/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Dario Dongo]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 07 Aug 2026 17:45:33 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Vino italiano]]></category>
		<category><![CDATA[DOC]]></category>
		<category><![CDATA[DOP]]></category>
		<category><![CDATA[Friuli Venezia Giulia]]></category>
		<category><![CDATA[vino bianco]]></category>
		<category><![CDATA[vino rosso]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La denominazione di origine controllata &#8216;Friuli&#8217; o &#8216;Friuli Venezia Giulia&#8217; protegge ventuno — presto ventitré — tipologie di vino su quattro province, con 3.500 ettari rivendicati e circa 23 milioni di bottiglie. Nata nel 2016, copre l&#8217;intero arco viticolo che va dalle Grave pordenonesi al Carso triestino, passando per l&#8217;Isontino e la pianura udinese.  È [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>La denominazione di origine controllata <b>&#8216;Friuli&#8217;</b> o &#8216;Friuli Venezia Giulia&#8217; protegge ventuno — presto <b>ventitré</b> — <b>tipologie di vino</b> su quattro province, con 3.500 ettari rivendicati e circa 23 milioni di bottiglie<i>. </i>Nata nel 2016, copre l&#8217;intero arco viticolo che va dalle Grave pordenonesi al Carso triestino, passando per l&#8217;Isontino e la pianura udinese.<span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p>È lo strumento con cui il <b>vigneto Friuli</b> ha scelto di presentarsi in modo unitario sui mercati, lasciando alle denominazioni storiche — Collio, Colli Orientali, Carso, Isonzo, Aquileia, Annia, Latisana, Grave — il racconto dei singoli territori.</p>
<p>In questo articolo analizziamo il disciplinare di produzione, i dati di mercato, la vicenda del Tocai e la storia produttiva della regione, con due tabelle di sintesi sulle caratteristiche di tutti i vini bianchi e rossi della denominazione.</p>
<h2>La denominazione in cifre: 3.500 ettari, 173 mila ettolitri, 92 aziende</h2>
<p>I dati più recenti sono stati resi noti dall&#8217;assemblea annuale del Consorzio di tutela, riunita a San Vito al Tagliamento il 29 luglio 2026. Sui <b>3.500 ettari</b> rivendicati alla DOC Friuli nella vendemmia 2025 sono stati raccolti 317.000 quintali di uva, un dato sostanzialmente allineato all&#8217;annata precedente nonostante le difficoltà climatiche. La produzione ha raggiunto <b>173.081 ettolitri</b>, pari a circa 23 milioni di bottiglie: oltre il 40 per cento di tutto il vino imbottigliato in Friuli-Venezia Giulia (De Toma, 2026).</p>
<p>Il dato che merita attenzione è la <b>resa reale</b>. 31.700 tonnellate di uva su 3.500 ettari significano poco più di 90 quintali per ettaro, contro un tetto di disciplinare che per la maggior parte delle tipologie arriva a 140 quintali. La denominazione, in altre parole, lavora stabilmente attorno ai due terzi del potenziale produttivo teorico: un margine di sicurezza che spiega perché il sistema regga anche in annate difficili senza ricorrere a riduzioni straordinarie di resa.</p>
<p>Il <b>Consorzio</b>, operativo dal 2019 — tre anni dopo la nascita della DOC — associa oggi <b>92 aziende</b>, con attesa di nuovi ingressi attesi, e ha trasferito la propria sede all&#8217;interno del Polo vitivinicolo di San Vito al Tagliamento, dove operano anche tre organismi di certificazione (Triveneta Certificazioni, Ceviq e Valoritalia) e i Consorzi di Friuli Grave, delle Venezie e Prosecco.<span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<h2>Il quadro regionale e il nodo dell&#8217;export</h2>
<p>A livello di sistema, la superficie agricola utilizzata a <b>vigneto</b> in <b>Friuli-Venezia Giulia</b> si aggira sui <b>22.000 ettari</b>, quasi interamente ricompresi nelle zone DOC e IGT, distribuiti su circa <b>9.000 aziende</b> con una superficie media di 2,5 ettari. Il comparto pesa per quasi il 15% sulla produzione lorda vendibile agricola regionale (Regione autonoma Friuli Venezia Giulia, 2026a). La regione produce meno del 2,5% del vino italiano in volume, ma si colloca stabilmente ai vertici per quota di produzione a denominazione (MASAF, 2020).</p>
<p>Sul fronte dei <b>mercati</b>, il 2025 è stato un anno di contrazione per il vino italiano: 20,95 milioni di ettolitri esportati (−2,0%) per 7,78 miliardi di euro (−3,7%), a fronte di una produzione nazionale di 44,38 milioni di ettolitri (Ismea, 2026). In controtendenza, le <b>esportazioni</b> del Friuli-Venezia Giulia hanno esportato per <b>238 milioni di euro</b>, <b>+8%</b> (I Numeri del Vino, 2026, su dati Istat).</p>
<p>Il dato va però letto con attenzione, poiché la statistica regionale dell&#8217;export è costruita sull&#8217;<b>origine dell&#8217;impresa esportatrice</b>, non sull&#8217;origine del vino: essa comprende quindi anche il <a href="https://www.greatitalianfoodtrade.it/vino-italiano/prosecco-storia-e-numeri-di-un-leader-globale-dellenologia/">Prosecco DOC</a> e il Pinot grigio delle Venezie imbottigliati da aziende con sede in regione. Non è dunque un indicatore della performance commerciale della DOC Friuli in quanto tale, per la quale non esistono al momento dati di export disaggregati di fonte pubblica.</p>
<p>Più direttamente riferibile alla qualità certificata è il dato della <a href="https://www.greatitalianfoodtrade.it/notizie/dop-economy-italia-2024/"><i>DOP economy</i></a>: nel 2024 il <b>valore alla produzione</b> del comparto vitivinicolo DOP-IGP regionale ha raggiunto <b>862 milioni di euro</b> (+8,0%), quarto posto nazionale, con la sola provincia di Pordenone all&#8217;ottavo posto in Italia con 320 milioni (+9,8%). Sommato ai 402 milioni del comparto alimentare, il sistema delle indicazioni geografiche regionali supera 1,2 miliardi di euro (Ismea &amp; Fondazione Qualivita, 2025).</p>
<h2>Le politiche regionali per la tutela e l&#8217;equilibrio del potenziale viticolo</h2>
<p>La <b>gestione del potenziale produttivo</b> è, negli ultimi anni, il vero terreno di intervento della Regione. Per la DOC Friuli, la deliberazione della Giunta regionale n. 1040 del 24 luglio 2025 ha prorogato fino al 31 luglio 2026 la <b>sospensione temporanea dell&#8217;iscrizione dei vigneti</b> allo schedario viticolo ai fini della rivendicazione a Pinot grigio: misura introdotta nel 2022 per le superfici impiantate o innestate dopo il 31 luglio 2021 e replicata in parallelo per la DOC Friuli Grave (DGR n. 1041/2025).</p>
<p>Al 30 luglio 2026 — data dell&#8217;ultimo aggiornamento della pagina istituzionale — non risulta pubblicata una proroga per la DOC Friuli, mentre la DOC &#8216;delle Venezie&#8217; ha ottenuto un&#8217;estensione fino al 31 luglio 2028 e la DOC Prosecco ha visto sospendere l&#8217;iscrizione dei vigneti di Glera, Pinot nero, Chardonnay, Pinot bianco e Pinot grigio per tre campagne consecutive (Regione autonoma Friuli Venezia Giulia, 2026b).<span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p>Per la vendemmia 2025 la Regione era inoltre intervenuta con tre decreti del 14 agosto 2025: il n. 42291 ha consentito la <b>riduzione del titolo alcolometrico volumico naturale minimo</b> delle uve alla raccolta per le DOC &#8216;delle Venezie&#8217;, &#8216;Friuli&#8217; e &#8216;Friuli Grave&#8217;; i n. 42300 e 42301 hanno autorizzato l&#8217;<b>arricchimento</b> dei prodotti della vendemmia 2025. Sono strumenti di adattamento climatico ormai ricorrenti, che dicono molto sulla pressione a cui è sottoposta la maturazione tecnologica e fenolica delle uve nella pianura friulana.</p>
<h2>Duemila anni di viticoltura, dl Pucino al Friulano</h2>
<p>La parte del disciplinare del Friuli DOC dedicata ai fattori umani (disciplinare, articolo 9) è insolitamente ricca e costituisce essa stessa una fonte storica degna di attenzione.<span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<h3>Dalla colonia di Aquileia al Medio Evo</h3>
<p>La colonia latina di <b>Aquileia</b> è dedotta nel <b>181 a.C.</b>, come racconta Livio nel libro 40 degli <i>Annali</i>; con ogni probabilità è da lì che parte la viticoltura organizzata in Friuli, anche se Strabone accenna a un&#8217;Aquileia preromana che già riforniva di vino e olio i popoli vicini. Il <b>vino</b> <b>Pucino</b>, prodotto presso le fonti del Timavo, era apprezzato alla corte imperiale: l&#8217;imperatrice Livia attribuiva a quel solo vino il merito dei propri ottantasei anni.</p>
<p>Sulla <b>botte</b> il disciplinare riporta una controversia storiografica ancora aperta. Hugh Johnson data al III secolo d.C. la sostituzione dell&#8217;anfora con la botte, invenzione celtica; ma Erodiano testimonia che nel 238 d.C. Massimino il Trace traversò l&#8217;Isonzo in piena su un ponte costruito legando insieme le botti abbandonate nelle campagne, e Strabone ricorda ad Aquileia <b>botti &#8216;grandi come case&#8217;</b>. L&#8217;agronomo settecentesco Antonio Zanon sosteneva che a inventarle fossero stati i friulani; Tito Maniacco lo nega. Il disciplinare, con onestà, si limita a registrare che &#8216;vi sono ragionevoli congetture&#8217;.</p>
<p>Un documento del <b>762 d.C.</b> — l&#8217;elenco dei beni dei fratelli longobardi Erfo, Anto e Marco, fondatori del monastero di Salt di Povoletto — obbliga i coltivatori di Medea e Cisis a consegnare ogni anno cento anfore di vino: quantitativo largamente eccedente il fabbisogno della comunità monastica, a riprova che il <b>commercio del vino</b> non si interruppe nemmeno nell&#8217;Alto Medioevo.</p>
<h3>Il Settecento di Bertoli e il primo vigneto specializzato</h3>
<p>Il capitolo più sorprendente è quello del conte Lodovico Bertoli, che nel <b>1747</b> pubblica a Venezia, a cinquantanove anni, <b><i>Le vigne ed il vino di Borgogna in Friuli</i></b>. Bertoli contesta frontalmente la coltura promiscua e la &#8216;piantata friulana&#8217; — la vite maritata agli alberi — e realizza a Biauzzo, in località Marinutto, un vigneto specializzato a viti basse su tutori secchi, orientato nord-sud. Otto ettari e mezzo di <b>Refosco</b> a una densità di 9.338 ceppi per ettaro: un <b>impianto</b> che il disciplinare stesso definisce <b>avveniristico</b>, e che i contemporanei giudicarono folle.</p>
<p>Anche in cantina Bertoli anticipa: riduce la macerazione sulle bucce a una giornata e mezza per ottenere il rubino delicato dei vini borgognoni, travasa in botti di castagno o ciliegio montano e conduce la fermentazione con un imbuto-colmatore infilato nel foro della botte — una tecnica che assomiglia molto alla <b>fermentazione in barrique</b> dei bianchi contemporanei, qui applicata a un rosso. Alcune sue bottiglie, presentate sul mercato veneziano, furono vendute come francesi.</p>
<p>Sull&#8217;altro versante lavora Giovanni Bottari, a San Michele di Latisana, che non abbandona la piantata ma la corregge: riduce le viti per tutore e i tralci, per aumentare la foglia dei gelsi senza sacrificare l&#8217;uva. E l&#8217;abate Gottardo Canciani, nella <i>Memoria</i> del 1773, raccomanda di raccogliere le uve mature, pigiarle subito, separare le nere dalle bianche e travasare prima della primavera a botti colme: consigli elementari e tuttora validi.</p>
<h3>La tradizione vivaistica e la rinascita del vigneto nel secondo Novecento</h3>
<p>Pietro di Maniago, nel <i>Catalogo delle varietà delle viti del Regno Veneto</i> del <b>1823</b>, censisce <b>127 vitigni</b> coltivati in Friuli; il Bullettino dell&#8217;Associazione Agraria Friulana ne registra <b>357</b> <b>nel 1863</b>. Poi arrivano oidio, fillossera e peronospora. I dati produttivi sono impressionanti: 167.565 ettolitri nel 1841, appena 14.259 nel 1862.</p>
<p>La ricostruzione post-fillosserica trasforma l&#8217;Agro aquileiese nel <b>maggiore polo vivaistico del mondo</b>. Nel 1881 la Società Agraria goriziana chiede al governo austriaco 2.000 fiorini per un vivaio di viti americane; nel 1902 nasce a Monfalcone un vivaio erariale che produce 780.000 talee di <i>Rupestris</i> Monticola.<span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p>Giovanni Battista Toppani, vivaista a Ruda, è il primo a importare in Italia il portinnesto Kober 5BB. Nel 1953 nasce il Consorzio Aquileia vivai, che nel 1965 diventa Consorzio Tullio: esportava in Germania fra 25 e 30 milioni di talee l&#8217;anno, da oltre 250 ettari di piante madri catalogate ceppo per ceppo e protette da reti antigrandine. Oltre il Tagliamento, il 4 settembre 1936 si costituiscono i <b>Vivai Cooperativi Rauscedo</b>.</p>
<p>Il salto strutturale arriva nel <b>dopoguerra</b>: fra il 1950 e il 1979 il <b>vigneto specializzato</b> passa dal 27% al <b>93%</b> della superficie, 22.235 ettari contro 1.550 di vigne promiscue. Nel 1939 Guido Poggi aveva pubblicato l&#8217;<i>Atlante Ampelografico</i>, sessantacinque tavole che salvano le varietà autoctone di maggior pregio; dei <b>vitigni storici</b>, alla fine degli anni Cinquanta, la selezione varietale ne recupera pochi: Ribolla a Gorizia, Refosco sul Carso, Verduzzo e Picolit a Udine.</p>
<h3>L&#8217;identità del Tocai e la contesa legale europea<span class="Apple-converted-space"> </span></h3>
<p>Nessuna vicenda racconta meglio il rapporto fra identità locale e diritto sovranazionale. Il <b>vitigno</b> oggi chiamato <b>Friulano</b> coincide geneticamente con il <i>Sauvignonasse</i> (o <i>Sauvignon vert</i>), un tempo diffuso nel Bordolese e poi abbandonato a favore del <i>Sauvignon blanc</i>; nel Registro nazionale delle varietà di vite è tuttora iscritto come &#8216;<b>Tocai friulano</b> B&#8217;, con i sinonimi ufficiali Friulano, Tai e Tuchì. Fu l&#8217;ampelografo Giovanni Dalmasso, negli anni Trenta, a proporre la denominazione &#8216;Tocai friulano&#8217; proprio per evitare confusione con il Tokaji.</p>
<p>La confusione, tuttavia, non fu accettata dall&#8217;Ungheria. Con la <b>decisione 93/724/CE</b> del 23 novembre 1993 il Consiglio approvò l&#8217;accordo fra Comunità europea e Repubblica di Ungheria sulla tutela e il controllo reciproci delle denominazioni dei vini, che vietava l&#8217;uso del nome &#8216;Tocai&#8217; dopo il 31 marzo 2007. Il regolamento (CE) n. 753/2002, allegato II, come modificato dal regolamento (CE) n. 1512/2005, recepì il periodo transitorio.</p>
<p>Regione Friuli-Venezia Giulia ed ERSA impugnarono la normativa nazionale di attuazione davanti al TAR del Lazio, che sollevò rinvio pregiudiziale.<span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p>Con la <b>sentenza </b>12 maggio <b>2005</b>, causa C-347/03, la <b>Corte di giustizia </b>respinse le censure, riconoscendo nell&#8217;art. 133 del Trattato CE una base giuridica idonea per l&#8217;accordo. Un punto va chiarito, perché spesso riferito al contrario: la Corte stabilì che <b>&#8216;Tocai friulano&#8217; e &#8216;Tocai italico&#8217;</b> <i>non</i> erano indicazioni geografiche, bensì <b>nomi di varietà di vite</b> riconosciuti in Italia, mentre <b>&#8216;Tokaj&#8217;</b> costituiva <b>indicazione geografica ungherese</b>. Non fu quindi un conflitto tra due indicazioni geografiche, ma fra un&#8217;indicazione geografica e un nome di vitigno omonimo.</p>
<p>Dal <b>1° aprile 2007</b> il nome scompare dalle etichette italiane. Le Regioni si mossero in ordine sparso e senza coordinamento: il Ministero autorizzò &#8216;Friulano&#8217; per il Friuli-Venezia Giulia e &#8216;Tai&#8217; per il Veneto, mentre la Lombardia — dove il vitigno era quasi scomparso — ottenne solo in seguito &#8216;Tuchì&#8217; per la DOC San Martino della Battaglia. La Regione tentò poi la via legislativa con una propria legge regionale, e la vicenda approdò alla Corte costituzionale (sentenza n. 368/2008). Fuori dall&#8217;Unione europea, peraltro, l&#8217;uso di &#8216;Tocai Friulano&#8217; in etichetta resta consentito.</p>
<h2>Il disciplinare di produzione<span class="Apple-converted-space"> </span></h2>
<p>Il disciplinare di produzione del Friuli DOP attualmente in vigore, approvato con il <b>regolamento di esecuzione (UE) 2020/1680</b> della Commissione del 6 novembre 2020, si articola in dieci articoli. A seguire una sintesi dei suoi passaggi essenziali.</p>
<h3>Denominazione e tipologie ammesse</h3>
<p>La denominazione Friuli DOP è tuttora riservata a <b>ventuno tipologie</b> di vini:<span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<ul>
<li>quattordici bianchi (Bianco, Spumante, Spumante metodo classico, Ribolla gialla Spumante, Ribolla gialla Spumante metodo classico, Chardonnay, Friulano, Malvasia, Pinot bianco, Pinot grigio, Riesling, Sauvignon, Traminer aromatico, Verduzzo friulano) e<span class="Apple-converted-space"> </span></li>
<li>sette rossi (Rosso, Cabernet, Cabernet Franc, Cabernet Sauvignon, Merlot, Pinot nero, Refosco dal peduncolo rosso).<span class="Apple-converted-space"> </span></li>
</ul>
<p>Per nessuna è prevista la menzione &#8216;riserva&#8217;. Il nome può venire espresso anche in lingua slovena (disciplinare, articolo 1).</p>
<h3>Le basi ampelografiche e le esclusioni</h3>
<p>Il <b>Bianco</b> può essere ottenuto, da soli o congiuntamente, da Chardonnay, Friulano, Malvasia istriana, Pinot bianco, Pinot grigio, Riesling, Sauvignon, Traminer aromatico, Verduzzo friulano e Ribolla gialla; il <b>Rosso</b> da Cabernet franc, Cabernet Sauvignon, Carmenere, Merlot, Pinot nero e Refosco dal peduncolo rosso. Gli <b>spumanti generici</b> ammettono Chardonnay, Pinot bianco, Pinot grigio e Pinot nero vinificato in bianco.</p>
<p>Per le tipologie con <b>indicazione di vitigno</b> vale la soglia dell&#8217;<b>85% monovarietale</b> in ambito aziendale, con un massimo del 15% di uve, mosti e vini di altri vitigni a bacca di colore analogo idonei alle quattro province, con esclusione espressa di Moscati, Müller Thurgau e Traminer.<span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p>Tre precisazioni meritano attenzione operativa: nel Cabernet possono concorrere, disgiuntamente o congiuntamente, Cabernet franc, Cabernet sauvignon e Carmenere; nel Riesling, Riesling italico e Riesling renano; nella Malvasia deve concorrere la Malvasia istriana (disciplinare, articolo 2).</p>
<h3>Una zona che copre quattro province</h3>
<p>La <b>delimitazione comprende</b> l&#8217;intero territorio comunale di un numero molto elevato di comuni: trentanove in provincia di Pordenone, venticinque in quella di Gorizia, sei nel Triestino (Duino-Aurisina, Monrupino, Muggia, San Dorligo della Valle, Sgonico, Trieste) e oltre ottanta in provincia di Udine. È <b>di fatto</b> <b>l&#8217;intero</b> <b>arco viticolo regionale</b>, ed è questa ampiezza a fare della DOC Friuli una <b>denominazione &#8216;ombrello&#8217;</b> più che un&#8217;indicazione territoriale in senso stretto (disciplinare, articolo 3).</p>
<h3>Norme per la viticoltura</h3>
<p>Sono idonei all&#8217;iscrizione nello schedario tutti i vigneti su terreni adatti, con esclusione di quelli ad alta dotazione idrica con risalita della falda e di quelli torbosi. Per nuovi impianti e reimpianti sono ammesse le forme a parete verticale e il GDC, con esclusione di tendone e pergola, e una densità non inferiore a <b>3.500 ceppi per ettaro</b>. È vietata ogni pratica di forzatura; è ammessa l&#8217;irrigazione di soccorso.</p>
<p>La <b>produzione massima</b> varia per tipologia: 14 tonnellate per ettaro per la maggior parte dei vini, 13 per Cabernet, Cabernet franc, Riesling e Traminer aromatico, 12 per la Malvasia. Il <b>titolo alcolometrico volumico naturale minimo</b> è del 10,00% per i vini fermi e del 9,50% per gli spumanti. Nelle annate favorevoli la produzione globale non può eccedere del 20% i limiti.<span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p>La Regione, su proposta del Consorzio e sentite le organizzazioni di categoria, può fissare prima della vendemmia limiti inferiori per l&#8217;equilibrio di mercato o a fronte di calamità, e può consentire ai produttori di ottemperare alla riduzione anche con giacenze aziendali delle tre annate precedenti (disciplinare, articolo 4).</p>
<h3>Vinificazione, rese di trasformazione e spumantizzazione</h3>
<p><b>Vinificazione e affinamento</b> devono avvenire <b>nella zona di produzione</b>, con deroghe tradizionali per sette comuni della provincia di Treviso (Cordignano, Orsago, Gaiarine, Portobuffolè, Mansuè, Meduna di Livenza, Motta di Livenza) e tre della provincia di Venezia (Portogruaro, Pramaggiore, Annone Veneto). Le operazioni di <b>presa di spuma, stabilizzazione e dolcificazione</b> degli spumanti sono consentite anche nelle province di Treviso e Venezia e nel comune sloveno di Dobrovo: una deroga transfrontaliera rara nel panorama italiano.</p>
<p>La <b>resa uva/vino</b> non può superare il 70% per Cabernet, Cabernet franc, Cabernet sauvignon, Merlot, Pinot nero, Refosco dal peduncolo rosso e Rosso, e il 75% per le altre tipologie; oltre l&#8217;80% decade il diritto alla denominazione per l&#8217;intera partita. Per gli spumanti il limite è del 65%, con eccedenza non denominabile fino al 70%.</p>
<p><b>Spumante</b> e Ribolla gialla Spumante si ottengono esclusivamente per fermentazione naturale in autoclave: elaborazione minima di <b>90 giorni</b>, permanenza sulle fecce non inferiore a 90 giorni in recipienti senza agitatori o 30 giorni con dispositivi agitatori. Il millesimo richiede 18 mesi complessivi, con 12 mesi sulle fecce (9 con agitatori) e immissione al consumo dopo 24 mesi dal 1° novembre dell&#8217;anno di raccolta.</p>
<p>Per il <b>metodo classico</b>, tiraggio consentito dal 1° febbraio successivo alla raccolta, elaborazione non inferiore a 9 mesi, affinamento in bottiglia di almeno altri 9 mesi e immissione al consumo non prima di 25 mesi. Il <b>millesimato metodo classico</b> richiede invece trenta mesi di affinamento in bottiglia e immissione al consumo dopo trentasette mesi dal 1° novembre, con almeno l&#8217;85% della cuvée riferita all&#8217;annata.<span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p>Il disciplinare ammette infine la <b>riclassificazione</b> a DOC Friuli di vini di altre denominazioni regionali, purché la zona ricada interamente nella delimitazione e la resa della denominazione di origine sia pari o inferiore (disciplinare, articolo 5).</p>
<h3>Etichetta, chiusure e controlli</h3>
<p>Il nome del vitigno deve figurare in caratteri non superiori a quelli della denominazione; le menzioni possono essere in italiano e/o sloveno. Sono vietate qualificazioni aggiuntive non previste, compresi i termini &#8216;extra&#8217;, &#8216;fine&#8217;, &#8216;scelto&#8217;, &#8216;selezionato&#8217;, &#8216;superiore&#8217;, &#8216;vecchio&#8217; (disciplinare, articolo 7).<span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p>Quanto al confezionamento, sono ammessi tutti i contenitori di legge e tutti i sistemi di chiusura ad<b> esclusione del tappo a corona</b> <b>e</b>, per gli spumanti, del tappo <b>in plastica</b> (disciplinare, articolo 8).<span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p>L&#8217;organismo di controllo autorizzato è CEVIQ S.r.l., con sede a Pradamano (UD), che opera secondo un piano dei controlli approvato dal Ministero (disciplinare, articolo 10).</p>
<h3>I profili analitici e sensoriali dei vini bianchi e rossi<span class="Apple-converted-space"> </span></h3>
<p>Le due tabelle che seguono incrociano i limiti produttivi (disciplinare, articolo 4) con i parametri analitici e sensoriali all&#8217;immissione al consumo (disciplinare, articolo 6). Si noti lo scarto sistematico fra <b>titolo naturale minimo</b> alla raccolta e titolo totale minimo al consumo: mezzo punto per i fermi, un punto e mezzo per gli spumanti. È lo spazio entro il quale il disciplinare ammette l&#8217;arricchimento, e la ragione per cui i decreti regionali sull&#8217;aumento del titolo alcolometrico sono diventati un appuntamento fisso di fine estate.</p>
<h4>Tabella 1 — Vini bianchi e spumanti</h4>
<table cellspacing="0" cellpadding="0">
<tbody>
<tr>
<td valign="top">Tipologia</td>
<td valign="top">Resa max uva (t/ha)</td>
<td valign="top">Titolo alc. naturale min.</td>
<td valign="top">Titolo alc. totale min. al consumo</td>
<td valign="top">Acidità totale min. (g/l)</td>
<td valign="top">Estratto non riduttore min. (g/l)</td>
<td valign="top">Profilo sensoriale (sintesi)</p>
<p><span class="Apple-converted-space"> </span></td>
</tr>
<tr>
<td valign="top">Bianco</td>
<td valign="top">14,0</td>
<td valign="top">10,00%</td>
<td valign="top">10,50%</td>
<td valign="top">4,0</td>
<td valign="top">14,0</td>
<td valign="top">Paglierino, talvolta con riflessi verdognoli; odore gradevole e fine; asciutto, armonico</td>
</tr>
<tr>
<td valign="top">Chardonnay</td>
<td valign="top">14,0</td>
<td valign="top">10,00%</td>
<td valign="top">10,50%</td>
<td valign="top">4,0</td>
<td valign="top">14,0</td>
<td valign="top">Odore delicato, caratteristico, fruttato; asciutto, armonico</td>
</tr>
<tr>
<td valign="top">Friulano</td>
<td valign="top">14,0</td>
<td valign="top">10,00%</td>
<td valign="top">10,50%</td>
<td valign="top">4,0</td>
<td valign="top">14,0</td>
<td valign="top">Dal paglierino al dorato; odore caratteristico; asciutto, armonico</td>
</tr>
<tr>
<td valign="top">Malvasia (istriana)</td>
<td valign="top">12,0</td>
<td valign="top">10,00%</td>
<td valign="top">10,50%</td>
<td valign="top">4,0</td>
<td valign="top">14,0</td>
<td valign="top">Odore fruttato, caratteristico; asciutto, rotondo, armonico</td>
</tr>
<tr>
<td valign="top">Pinot bianco</td>
<td valign="top">14,0</td>
<td valign="top">10,00%</td>
<td valign="top">10,50%</td>
<td valign="top">4,0</td>
<td valign="top">14,0</td>
<td valign="top">Odore caratteristico, fruttato; asciutto, armonioso, delicato e vellutato</td>
</tr>
<tr>
<td valign="top">Pinot grigio</td>
<td valign="top">14,0</td>
<td valign="top">10,00%</td>
<td valign="top">10,50%</td>
<td valign="top">4,0</td>
<td valign="top">14,0</td>
<td valign="top">Paglierino o ramato; fruttato; da secco ad abboccato</td>
</tr>
<tr>
<td valign="top">Riesling (italico e/o renano)</td>
<td valign="top">13,0</td>
<td valign="top">10,00%</td>
<td valign="top">10,50%</td>
<td valign="top">4,0</td>
<td valign="top">14,0</td>
<td valign="top">Odore semiaromatico, caratteristico, fine; dal secco all&#8217;abboccato</td>
</tr>
<tr>
<td valign="top">Sauvignon</td>
<td valign="top">14,0</td>
<td valign="top">10,00%</td>
<td valign="top">10,50%</td>
<td valign="top">4,0</td>
<td valign="top">14,0</td>
<td valign="top">Odore caratteristico, fruttato; asciutto, armonico</td>
</tr>
<tr>
<td valign="top">Traminer aromatico</td>
<td valign="top">13,0</td>
<td valign="top">10,00%</td>
<td valign="top">10,50%</td>
<td valign="top">4,0</td>
<td valign="top">14,0</td>
<td valign="top">Odore aromatico, intenso; intenso e aromatico, dal secco all&#8217;abboccato</td>
</tr>
<tr>
<td valign="top">Verduzzo friulano</td>
<td valign="top">14,0</td>
<td valign="top">10,00%</td>
<td valign="top">10,50%</td>
<td valign="top">4,0</td>
<td valign="top"><b>18,0</b><b></b></td>
<td valign="top">Dal paglierino carico all&#8217;ambrato; odore intenso, armonico; dal secco al dolce</td>
</tr>
<tr>
<td valign="top">Spumante (V.S., autoclave)</td>
<td valign="top">14,0</td>
<td valign="top">9,50%</td>
<td valign="top">11,00%</td>
<td valign="top">5,0</td>
<td valign="top">14,0</td>
<td valign="top">Spuma fine e persistente; sapido, armonico; da extra brut a extra dry</td>
</tr>
<tr>
<td valign="top">Spumante metodo classico</td>
<td valign="top">14,0*</td>
<td valign="top">9,50%*</td>
<td valign="top">11,00%</td>
<td valign="top">5,0</td>
<td valign="top">15,0</td>
<td valign="top">Dal paglierino al dorato, talvolta sentori di lievito; da pas dosé a extra dry</td>
</tr>
<tr>
<td valign="top">Ribolla gialla Spumante (V.S.)</td>
<td valign="top">14,0</td>
<td valign="top">9,50%</td>
<td valign="top">11,00%</td>
<td valign="top">5,0</td>
<td valign="top">14,0</td>
<td valign="top">Spuma fine e persistente; odore fine, caratteristico; vivace, armonico</td>
</tr>
<tr>
<td valign="top">Ribolla gialla Spumante metodo classico</td>
<td valign="top">14,0*</td>
<td valign="top">9,50%*</td>
<td valign="top">11,00%</td>
<td valign="top">5,0</td>
<td valign="top">15,0</td>
<td valign="top">Spuma fine e intensa; odore fine, ampio; sapido, da pas dosé a extra dry</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p><i>* La tabella delle rese (disciplinare, articolo 4) indica espressamente le voci &#8216;Spumante&#8217; e &#8216;Ribolla Gialla spumante&#8217;; le versioni metodo classico non sono elencate separatamente e si intendono riferite alle medesime basi.</i></p>
<h4>Tabella 2 — Vini rossi</h4>
<table cellspacing="0" cellpadding="0">
<tbody>
<tr>
<td valign="top">Tipologia</td>
<td valign="top">Resa max uva (t/ha)</td>
<td valign="top">Resa max uva/vino</td>
<td valign="top">Titolo alc. naturale min.</td>
<td valign="top">Titolo alc. totale min. al consumo</td>
<td valign="top">Acidità totale min. (g/l)</td>
<td valign="top">Estratto non riduttore min. (g/l)</td>
<td valign="top">Profilo sensoriale (sintesi)</p>
<p><span class="Apple-converted-space"> </span></td>
</tr>
<tr>
<td valign="top">Rosso</td>
<td valign="top">14,0</td>
<td valign="top">70%</td>
<td valign="top">10,00%</td>
<td valign="top">10,50%</td>
<td valign="top">4,0</td>
<td valign="top">18,0</td>
<td valign="top">Rubino tendente al granato se invecchiato; odore intenso, fine; asciutto, corposo, armonico</td>
</tr>
<tr>
<td valign="top">Cabernet (franc, sauvignon, Carmenere)</td>
<td valign="top">13,0</td>
<td valign="top">70%</td>
<td valign="top">10,00%</td>
<td valign="top">10,50%</td>
<td valign="top">4,0</td>
<td valign="top">18,0</td>
<td valign="top">Rubino; odore intenso, caratteristico; di corpo, talvolta leggermente erbaceo</td>
</tr>
<tr>
<td valign="top">Cabernet franc</td>
<td valign="top">13,0</td>
<td valign="top">70%</td>
<td valign="top">10,00%</td>
<td valign="top">10,50%</td>
<td valign="top">4,0</td>
<td valign="top">18,0</td>
<td valign="top">Rubino verso il granato; odore erbaceo, intenso; pieno, tannico</td>
</tr>
<tr>
<td valign="top">Cabernet sauvignon</td>
<td valign="top">14,0</td>
<td valign="top">70%</td>
<td valign="top">10,00%</td>
<td valign="top">10,50%</td>
<td valign="top">4,0</td>
<td valign="top">18,0</td>
<td valign="top">Rubino verso il granato; odore caratteristico, gradevole, intenso; asciutto, armonico</td>
</tr>
<tr>
<td valign="top">Merlot</td>
<td valign="top">14,0</td>
<td valign="top">70%</td>
<td valign="top">10,00%</td>
<td valign="top">10,50%</td>
<td valign="top">4,0</td>
<td valign="top">18,0</td>
<td valign="top">Rubino; odore intenso, caratteristico; strutturato, sapido, affina con l&#8217;invecchiamento</td>
</tr>
<tr>
<td valign="top">Pinot nero</td>
<td valign="top">14,0</td>
<td valign="top">70%</td>
<td valign="top">10,00%</td>
<td valign="top">10,50%</td>
<td valign="top">4,0</td>
<td valign="top">18,0</td>
<td valign="top">Rubino verso il granato; odore fine, caratteristico; armonico, asciutto o abboccato</td>
</tr>
<tr>
<td valign="top">Refosco dal peduncolo rosso</td>
<td valign="top">14,0</td>
<td valign="top">70%</td>
<td valign="top">10,00%</td>
<td valign="top">10,50%</td>
<td valign="top">4,0</td>
<td valign="top">18,0</td>
<td valign="top">Rubino violaceo intenso; odore intenso, fruttato; asciutto, talvolta amarognolo</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p>Il disciplinare non fissa valori propri per titolo alcolometrico totale massimo, titolo effettivo minimo, acidità volatile massima e anidride solforosa totale, rinviando implicitamente ai limiti stabiliti a livello UE. Precisa però che l&#8217;<b>acidità totale minima</b>, fissata a 4,0 g/l per tutte le varietà ferme, è superiore al minimo comunitario di 3,5 g/l: una scelta che dice molto sul <b>profilo acido</b> ricercato dalla denominazione. Quando i vini sono vinificati o affinati in legno, possono presentare il caratteristico sentore.</p>
<h3>I tre contesti pedoclimatici tra pianura alluvionale, ferretto e ponca<span class="Apple-converted-space"> </span></h3>
<p>Tre ambienti pedologici governano lo stile dei vini. La <b>pianura occidentale</b>, su depositi alluvionali franco-sabbiosi e franco-sabbioso-limosi con abbondante materiale calcareo-dolomitico, gode del clima più caldo e di buone escursioni prevendemmiali. La <b>pianura orientale</b> è caratterizzata da terreni di tipo <i>ferretto</i>, con prevalenza di ghiaia coperta o mista a uno strato terroso alterato di 30-70 centimetri: sono questi suoli, secondo il disciplinare, i responsabili della non elevata alcolicità dei vini della denominazione e insieme della loro finezza aromatica.</p>
<p>La collina orientale è dominata dalle marne eoceniche miste ad arenaria del <b>Flysch di Cormòns</b>, in friulano &#8216;ponca&#8217;, mentre le colline occidentali e settentrionali presentano <b>terreno morenico</b> con detriti ghiaiosi e matrice argilloso-siltosa. Sulla ponca l&#8217;allevamento prevalente è il doppio capovolto e la viticoltura è impostata a Guyot ad alta densità su terrazzamenti fitti: ne derivano vini di maggiore struttura e corpo.<span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p>Il riparo delle Prealpi Giulie dai venti settentrionali, la <b>breve distanza dal mare Adriatico </b>(una quarantina di chilometri) e l&#8217;azione della <b>bora</b> completano il quadro, con temperature medie estive di 21,5-22,5 °C, invernali attorno ai 4 °C e piovosità da 1.000-1.200 mm sulla costa a 2.500-3.000 mm nella fascia prealpina.</p>
<h3>Le scelte di gestione, di vigna e di cantina</h3>
<p>Il testo del disciplinare elenca <b>cinque strategie consolidate</b> negli ultimi trent&#8217;anni:<span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<ul>
<li>il contenimento delle produzioni anche tramite diradamento, con raccolta al miglior equilibrio aromatico e fenolico;<span class="Apple-converted-space"> </span></li>
<li>il condizionamento termico di locali e vasi vinari;<span class="Apple-converted-space"> </span></li>
<li>la selezione delle forme di allevamento a spalliera verticale;<span class="Apple-converted-space"> </span></li>
<li>la salvaguardia dei biotipi antichi mediante <b>selezione massale</b> anziché clonale;<span class="Apple-converted-space"> </span></li>
<li>il rinnovo dei vasi vinari con largo uso di acciaio inox nelle prime fasi e di botti e barrique per l&#8217;affinamento.<span class="Apple-converted-space"> </span></li>
</ul>
<p>Per i <b>bianchi</b> il disciplinare descrive una<span class="Apple-converted-space"> </span>selezione accurata, <b>pigiatura soffice</b> e fermentazione a temperatura controllata in assenza di bucce, per esaltare i profumi varietali; le partite destinate a lungo affinamento in legno o in bottiglia prevedono invece un contatto più o meno breve con le bucce, con vini più carichi di sostanze coloranti. Per i <b>rossi</b> il contatto con le bucce è essenziale all&#8217;estrazione della frazione polifenolica, mentre il passaggio in legno resta facoltativo e la diversificazione delle partite serve all&#8217;equilibrio finale.</p>
<h2>A tavola: gli abbinamenti che funzionano</h2>
<p>La cucina friulana incrocia matrice mitteleuropea e matrice adriatica, e la denominazione offre uno spettro sufficientemente ampio da coprirle entrambe. Con il <a href="https://www.greatitalianfoodtrade.it/carni-salumi-e-uova/prosciutto-san-daniele-dop-dati-scienza-filiera/"><b>Prosciutto di San Daniele DOP</b></a> e il Prosciutto di Sauris IGP la Ribolla gialla spumante lavora bene: acidità minima di 5 g/l e perlage fine compensano la dolcezza del salume. Sui crostacei e sulla granseola alla triestina si muovono meglio un Friulano di buona struttura o un Pinot bianco.</p>
<p>Tra i primi, la <b>jota</b> triestina — fagioli, patate e crauti — chiede un rosso di trama tannica; i cjarsons carnici, con il loro caratteristico registro agrodolce, trovano interlocutore nel Sauvignon; il risotto allo sclopit (<i>Silene vulgaris</i>) nel Friulano o nel Pinot bianco. Il <a href="https://www.greatitalianfoodtrade.it/formaggi/frico-montasio/"><b>frico</b></a> regge un Verduzzo friulano nella versione secca o un bianco strutturato; il musetto con brovada chiama Merlot o Cabernet; selvaggina e polenta chiedono Refosco dal peduncolo rosso, la cui vena amarognola è codificata dallo stesso disciplinare.</p>
<p>Sui <b>dolci</b> — gubana, presnitz, strucolo — il Verduzzo friulano nella versione dolce resta il riferimento: è l&#8217;unico bianco della denominazione con estratto non riduttore minimo di 18 g/l, allineato ai rossi, e l&#8217;unico il cui sapore è ammesso &#8216;dal secco al dolce&#8217;.</p>
<h2>Consigli per l&#8217;acquisto</h2>
<h3>Per chi compra una bottiglia</h3>
<p>Il <b>Friulano</b> resta la porta d&#8217;ingresso più logica, con l&#8217;avvertenza che la DOC Friuli, per ampiezza della zona, non identifica una sottozona: chi cerca l&#8217;espressione collinare del vitigno deve guardare alle denominazioni Collio, Colli Orientali o Isonzo. Il Pinot grigio della denominazione, spesso liquidato come prodotto di volume, ha in etichetta un dato che vale la pena leggere: il disciplinare ammette il riflesso <b>ramato</b>, cioè la vinificazione con breve contatto sulle bucce, ed è lì che il vitigno mostra il proprio carattere.</p>
<p>Per i rossi, il <b>Refosco dal peduncolo rosso</b> è l&#8217;occasione di scoperta più interessante: rubino violaceo intenso, fruttato, con l&#8217;amarognolo finale come tratto identitario e non come difetto. Sugli spumanti, la <b>Ribolla gialla metodo classico</b> impone almeno diciotto mesi complessivi fra elaborazione e affinamento — trenta se millesimata — e un estratto superiore di un grammo rispetto agli autoclave: sono i parametri su cui costruire il confronto con altre bollicine italiane.</p>
<h3>Per buyer, ristorazione e distribuzione</h3>
<p>Due elementi contano nella pianificazione. Primo: la denominazione è <b>strutturalmente sotto capacità</b>, con rese effettive attorno ai due terzi del massimo, il che riduce il rischio di svalutazione da eccesso di offerta ma limita anche l&#8217;elasticità nel breve periodo. Secondo: il disciplinare è in fase di sostituzione integrale, e l&#8217;ingresso di <b>Rosato e Ribolla gialla ferma</b> cambierà l&#8217;assortimento disponibile.</p>
<p>Per il canale Ho.Re.Ca. i bianchi strutturati — Chardonnay, Sauvignon, Friulano — e gli spumanti metodo classico da Ribolla gialla offrono i margini di differenziazione più solidi. Per la distribuzione moderna, il Pinot grigio DOC Friuli mantiene un rapporto qualità-prezzo competitivo, con l&#8217;avvertenza che si tratta di un segmento in cui la concorrenza interna della DOC &#8216;delle Venezie&#8217; — 27.500 ettari — è di un ordine di grandezza superiore.</p>
<h3>Biologico: il dato reale, non quello desiderato</h3>
<p>Qui va detta una cosa che la narrazione promozionale tende a sorvolare. Il vigneto biologico italiano si attesta attorno al <b>19% della superficie vitata</b> nazionale (Ismea, 2026), ma il Friuli-Venezia Giulia è storicamente fra le regioni con la <i>minore</i> incidenza di viticoltura biologica: nelle rilevazioni SINAB si colloca stabilmente nel gruppo di coda insieme a Sardegna, Valle d&#8217;Aosta e Liguria, con quote attorno al 9% contro il 40-50% di Marche, Calabria, Toscana e Sicilia (Sinab, 2024; I Numeri del Vino, 2024). La crescita relativa è stata significativa negli ultimi anni, ma parte da una base molto bassa e riguarda l&#8217;insieme del vigneto regionale, non la DOC Friuli, per la quale non esistono dati bio disaggregati di fonte pubblica.</p>
<p>È a maggior ragione importante privilegiare il biologico certificato — ai sensi del regolamento (UE) 2018/848, con le regole specifiche di vinificazione che limitano solfiti e pratiche enologiche — per <b>incoraggiare la conversione al bio</b> in una regione ove esso è ancora minoritario, quale occasione per valorizzare i prodotti nella direzione di una qualità integrale.</p>
<h3>L&#8217;ingresso di Rosato e Ribolla gialla ferma</h3>
<p>Il 30 luglio <b>2026</b>, intervenendo al &#8216;Prevendemmiale&#8217; di Assoenologi Friuli Venezia Giulia, l&#8217;assessore regionale alle Risorse agroalimentari Stefano Zannier ha annunciato la <b>conclusione positiva del</b> <b>percorso di revisione</b>. Le audizioni pubbliche si sono chiuse con esito favorevole e sono arrivate le comunicazioni ministeriali che consentono la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale, con l&#8217;apertura dei termini per le osservazioni. Zannier ha sottolineato che non si tratta di un aggiornamento, ma di un <b>disciplinare sostanzialmente nuovo</b> (Il Friuli, 2026).</p>
<p>Il contenuto principale è già noto: l&#8217;ingresso di <b>Rosato</b> e <b>Ribolla gialla ferma</b> porterà le tipologie da ventuno a ventitré. La logica è dichiaratamente duplice:</p>
<ul>
<li>il Rosato intercetta una domanda internazionale in espansione, capace di garantire volumi e presenza nella distribuzione moderna;<span class="Apple-converted-space"> </span></li>
<li>la Ribolla gialla ferma capitalizza un interesse crescente per un vitigno fortemente identitario, finora presente in denominazione solo nelle versioni spumantizzate.<span class="Apple-converted-space"> </span></li>
</ul>
<p>Il testo è all&#8217;esame del Ministero e dovrà ottenere il via libera del Comitato nazionale vini: secondo il presidente del Consorzio Stefano Trinco, difficilmente sarà pubblicato in tempo per la vendemmia 2026, e più realisticamente si parlerà del <b>2027</b> (De Toma, 2026).</p>
<p>Per un settore che nel 2025 ha visto contrarsi l&#8217;export nazionale e crescere la pressione sui consumi, la scommessa della DOC Friuli è chiara: usare l&#8217;ampiezza della zona e la flessibilità del paniere per assorbire volumi che le denominazioni collinari non possono né vogliono assorbire, senza scendere sul terreno del prezzo.</p>
<h2>Conclusioni provvisorie<span class="Apple-converted-space"> </span></h2>
<p>La DOC Friuli dimostra come la vocazione di un territorio straordinario possa tradursi in una moderna strategia di sistema. Dalla celebre eleganza dei bianchi alla singolare schiettezza dei rossi autoctoni, la denominazione consolida una struttura capace di fare massa critica sui mercati esteri, offrendo servizi efficienti e tutela alle aziende consorziate. L&#8217;integrazione di nuove tipologie e il costante monitoraggio delle rese testimoniano la maturità di un modello produttivo pronto ad affrontare le sfide future, guidando il vigneto friulano verso un&#8217;ulteriore qualificazione della propria offerta globale.</p>
<p><i>Dario Dongo</i></p>
<p><em>Credit cover Consorzio DOC Friuli</em></p>
<h3>Riferimenti</h3>
<h4>Normativa e atti dell&#8217;Unione europea</h4>
<p>Commissione europea. (2020). <i>Regolamento di esecuzione (UE) 2020/1680 del 6 novembre 2020, recante approvazione di una modifica non minore del disciplinare di un nome iscritto nel registro delle denominazioni di origine protette e delle indicazioni geografiche protette</i>. GUUE L 379, 13.11.2020.</p>
<p>Commissione europea. (2002). <i>Regolamento (CE) n. 753/2002, allegato II</i>, come modificato dal <i>regolamento (CE) n. 1512/2005</i>.</p>
<p>Consiglio dell&#8217;Unione europea. (1993). <i>Decisione 93/724/CE del 23 novembre 1993, concernente la conclusione di un accordo tra la Comunità europea e la Repubblica d&#8217;Ungheria sulla tutela e il controllo reciproci delle denominazioni dei vini</i>.</p>
<p>Parlamento europeo e Consiglio. (2018). <i>Regolamento (UE) 2018/848 relativo alla produzione biologica e all&#8217;etichettatura dei prodotti biologici</i>.</p>
<p>Parlamento europeo e Consiglio. (2024). <i>Regolamento (UE) 2024/1143 relativo alle indicazioni geografiche di vini, bevande spiritose e prodotti agricoli</i>.</p>
<h4>Giurisprudenza</h4>
<p>Corte costituzionale. (2008). <i>Sentenza n. 368 del 2008</i>. <a href="https://giurcost.org/decisioni/2008/0368s-08.html">https://giurcost.org/decisioni/2008/0368s-08.html</a></p>
<p>Corte di giustizia delle Comunità europee. (2005). <i>Sentenza 12 maggio 2005, causa C-347/03, Regione autonoma Friuli-Venezia Giulia ed ERSA c. Ministero delle Politiche Agricole e Forestali</i>.<span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<h4>Atti e notizie regionali</h4>
<p>De Toma, R. (2026, 29 luglio). <i>Doc Friuli si allarga: in arrivo Ribolla gialla ferma e Rosato</i>. il Nord Est. <a href="https://www.ilnordest.it/economia/imprese/doc-friuli-ribolla-gialla-ferma-rosato-y8ljvsdl">https://www.ilnordest.it/economia/imprese/doc-friuli-ribolla-gialla-ferma-rosato-y8ljvsdl</a><span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p>Il Friuli. (2026, 30 luglio). <i>Vitivinicoltura: Zannier, Doc Friuli pronta al nuovo disciplinare</i>. <a href="https://www.ilfriuli.it/economia/vitivinicoltura-zannier-doc-friuli-pronta-al-nuovo-disciplinare/">https://www.ilfriuli.it/economia/vitivinicoltura-zannier-doc-friuli-pronta-al-nuovo-disciplinare/</a><span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p>Regione autonoma Friuli Venezia Giulia. (2026a). <i>Il punto sul settore vitivinicolo</i>. <a href="https://www.regione.fvg.it/rafvg/cms/RAFVG/economia-imprese/agricoltura-foreste/FOGLIA10/FOGLIA1/">https://www.regione.fvg.it/rafvg/cms/RAFVG/economia-imprese/agricoltura-foreste/FOGLIA10/FOGLIA1/</a></p>
<p>Regione autonoma Friuli Venezia Giulia. (2026b). <i>Vitivinicolo – le misure specifiche per le aziende vitivinicole</i> [aggiornamento 30 luglio 2026; comprende i decreti n. 42291, 42300 e 42301 del 14 agosto 2025 e le deliberazioni giuntali n. 1040 e 1041 del 24 luglio 2025, n. 970-972 del 3 luglio 2026 e n. 1104-1106 del 24 luglio 2026]. <a href="https://www.regione.fvg.it/rafvg/cms/RAFVG/economia-imprese/agricoltura-foreste/FOGLIA10/">https://www.regione.fvg.it/rafvg/cms/RAFVG/economia-imprese/agricoltura-foreste/FOGLIA10/</a><span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<h4>Dati e rapporti di settore</h4>
<p>I Numeri del Vino. (2026). <i>Esportazioni italiane di vino per regione e tipologia – aggiornamento 2025</i> [elaborazioni su dati Istat]. <a href="https://www.inumeridelvino.it/2026/05/esportazioni-italiane-di-vino-per-regione-e-tipologia-aggiornamento-2025.html">https://www.inumeridelvino.it/2026/05/esportazioni-italiane-di-vino-per-regione-e-tipologia-aggiornamento-2025.html</a><span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p>Ismea. (2026). <i>Vino – scheda di settore, aprile 2026</i>. <a href="https://www.ismeamercati.it/vino">https://www.ismeamercati.it/vino</a><span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p>Ismea &amp; Fondazione Qualivita. (2025). <i>XXIII Rapporto Ismea-Qualivita sulle produzioni agroalimentari e vitivinicole italiane DOP, IGP e STG</i>. <a href="https://www.qualivita.it/news/presentato-il-xxiii-rapporto-ismea-qualivita/">https://www.qualivita.it/news/presentato-il-xxiii-rapporto-ismea-qualivita/</a><span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p>Sinab. (2024). <i>Vino biologico – scheda di settore</i> [Sinab, Masaf, Ismea, CIHEAM Bari]. <a href="https://sinab.it/wp-content/uploads/2024/10/Scheda-di-settore-del-vino-biologico_DEF.pdf">https://sinab.it/wp-content/uploads/2024/10/Scheda-di-settore-del-vino-biologico_DEF.pdf</a><span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p>Sinab. (2025). <i>Bio in cifre 2025</i> [Sinab, Masaf, Ismea, CIHEAM Bari]. <a href="https://sinab.it/wp-content/uploads/2025/12/Rapporto-BIC-ISMEA-2025-web_17_12.pdf">https://sinab.it/wp-content/uploads/2025/12/Rapporto-BIC-ISMEA-2025-web_17_12.pdf</a><span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.greatitalianfoodtrade.it/vino-italiano/friuli-doc-disciplinare-analisi-mercato/">Friuli DOC, la visione di sistema tra grandi vini e territori</a> proviene da <a href="https://www.greatitalianfoodtrade.it">Gift</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Grillo DOC Sicilia: storia, DNA e mercato</title>
		<link>https://www.greatitalianfoodtrade.it/vino-italiano/grillo-doc-sicilia-disciplinare-mercato-storia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Dario Dongo]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 04 Aug 2026 16:17:55 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Vino italiano]]></category>
		<category><![CDATA[biologico]]></category>
		<category><![CDATA[DOC]]></category>
		<category><![CDATA[DOP]]></category>
		<category><![CDATA[Sicilia]]></category>
		<category><![CDATA[vino bianco]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il Grillo è un vitigno a bacca bianca siciliano nato a Marsala nell&#8217;Ottocento dall&#8217;incrocio spontaneo fra Catarratto bianco comune e Zibibbo, documentato dal 1873. Copre 8.579 ettari, l&#8217;8,84% del vigneto regionale, e dal 2020 può essere indicato in etichetta solo sui vini DOC Sicilia: resa massima 14 tonnellate per ettaro, titolo alcolometrico minimo 11,50% vol. [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Il <b>Grillo</b> è un vitigno a bacca bianca siciliano nato a Marsala nell&#8217;Ottocento dall&#8217;incrocio spontaneo fra Catarratto bianco comune e Zibibbo, documentato dal 1873. Copre 8.579 ettari, l&#8217;8,84% del vigneto regionale, e dal 2020 può essere indicato in etichetta solo sui vini DOC Sicilia: resa massima 14 tonnellate per ettaro, titolo alcolometrico minimo 11,50% vol.</p>
<p>Nato al servizio del Marsala e diventato bianco secco solo dagli anni Settanta, è oggi il fulcro commerciale della denominazione. I marcatori molecolari ne definiscono gli avi, il disciplinare consolidato nel 2025 e i dati di mercato più recenti misurano il riposizionamento della filiera siciliana, che primeggia in Italia e in Europa per la produzione biologica.</p>
<h2>Superfici vitate e volumi della denominazione DOC Sicilia</h2>
<p>Superficie vitata regionale e superficie rivendicata a DOC Sicilia sono grandezze distinte, in rapporto di circa cinque a uno. La <b>Sicilia</b> conta <b>96.903 ettari vitati</b> (2024), il 14,2% del totale nazionale, <b>seconda dopo il Veneto</b> (103.504 ettari) che ne ha assunto il primato nel 2020. La DOC Sicilia ha visto rivendicare <b>20.595 ettari</b> nel 2024.</p>
<h3>Tabella 1 — Il vigneto Sicilia e la DOC Sicilia in cifre</h3>
<table cellspacing="0" cellpadding="0">
<tbody>
<tr>
<td valign="top">Indicatore</td>
<td valign="top">Valore</td>
<td valign="top">Anno</td>
<td valign="top">Fonte</td>
</tr>
<tr>
<td valign="top">Superficie vitata regionale</td>
<td valign="top">96.903 ha (2ª in Italia, 14,2%)</td>
<td valign="top">2024</td>
<td valign="top">IRVO su AGEA</td>
</tr>
<tr>
<td valign="top">Superficie a Grillo</td>
<td valign="top">8.579 ha (8,84% del vigneto Sicilia)</td>
<td valign="top">2021</td>
<td valign="top">Inventario Viticolo Regionale</td>
</tr>
<tr>
<td valign="top">Ettari rivendicati a DOC Sicilia</td>
<td valign="top">20.595</td>
<td valign="top">2024</td>
<td valign="top">Consorzio DOC Sicilia</td>
</tr>
<tr>
<td valign="top">Viticoltori DOC Sicilia</td>
<td valign="top">7.264</td>
<td valign="top">2024</td>
<td valign="top">Consorzio DOC Sicilia</td>
</tr>
<tr>
<td valign="top">Imbottigliatori DOC Sicilia</td>
<td valign="top">500</td>
<td valign="top">2024</td>
<td valign="top">Consorzio DOC Sicilia</td>
</tr>
<tr>
<td valign="top">Ettolitri imbottigliati DOC Sicilia</td>
<td valign="top">614.825</td>
<td valign="top">2024</td>
<td valign="top">Consorzio DOC Sicilia</td>
</tr>
<tr>
<td valign="top">Bottiglie prodotte DOC Sicilia</td>
<td valign="top">75.411.197</td>
<td valign="top">2025</td>
<td valign="top">Consorzio DOC Sicilia</td>
</tr>
<tr>
<td valign="top">Ettolitri certificati DOC Sicilia</td>
<td valign="top">701.094 (84,2% del certificato DOP siciliano)</td>
<td valign="top">2024</td>
<td valign="top">IRVO, OdCC Vini</td>
</tr>
<tr>
<td valign="top">Produzione regionale di vino e mosto</td>
<td valign="top">2.774.000 hl (4ª in Italia, 6%)</td>
<td valign="top">2024</td>
<td valign="top">IRVO su AGEA</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p>&nbsp;</p>
<p>Il <b>Grillo</b> occupa 8.579 ettari, l&#8217;8,84% del vigneto regionale: quarto vitigno dell&#8217;isola dopo Catarratto bianco lucido (15.661 ha), Nero d&#8217;Avola (15.387 ha) e Catarratto bianco comune (13.190 ha).</p>
<p>La produzione è concentrata a occidente, nell&#8217;areale storico del vitigno: nella media 2020-2023 <b>Trapani</b> incide per il 42,2% sulla produzione vinicola regionale, Agrigento per il 31,8% e Palermo per l&#8217;11,6%, per un totale dell&#8217;86% circa (IRVO, 2025).</p>
<h2>La dimensione del biologico nella viticoltura regionale</h2>
<p>La <b>Sicilia</b> conta <b>32.787 ettari</b> di superficie vitata biologica, quasi il <b>25% del totale italiano</b>, davanti a Toscana (23.534 ha) e Puglia (20.515 ha). Rispetto al proprio vigneto l&#8217;incidenza è del 34,2%, terza dopo Marche (40,1%) e Toscana (38,6%) (Osservatorio IRVO su dati SINAB).</p>
<p>Sul <b>vino biologico</b> certificato ai sensi del regolamento (UE) 2018/848 il primato è netto anche in volume: <b>426.522 ettolitri</b> nel 2023, il <b>21,6% del totale italiano</b>, davanti a Veneto (402.399 hl) e Toscana (328.615 hl).<span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p>A livello nazionale il rapporto ISMEA-SINAB &#8216;<a href="https://www.greatitalianfoodtrade.it/notizie/agricoltura-biologica-bio-cifre-2025/">Bio in cifre 2025</a>&#8216; registra 132.441 ettari vitati biologici (−0,4% sul 2023), di cui 128.929 a uva da vino, con un&#8217;incidenza del 21% sul totale della vite.</p>
<h3>Tabella 2 — Il biologico siciliano nel contesto nazionale</h3>
<table cellspacing="0" cellpadding="0">
<tbody>
<tr>
<td valign="top">Indicatore</td>
<td valign="top">Sicilia</td>
<td valign="top">Italia</td>
<td valign="top">Anno</td>
</tr>
<tr>
<td valign="top">Superficie vitata biologica</td>
<td valign="top">32.787 ha (1ª, ~25%)</td>
<td valign="top">132.441 ha</td>
<td valign="top">2023 / 2024</td>
</tr>
<tr>
<td valign="top">Incidenza bio sul vigneto regionale</td>
<td valign="top">34,2% (3ª)</td>
<td valign="top">19,7%</td>
<td valign="top">2023</td>
</tr>
<tr>
<td valign="top">Produzione di vino biologico</td>
<td valign="top">426.522 hl (1ª, 21,6%)</td>
<td valign="top">1.972.796 hl</td>
<td valign="top">2023</td>
</tr>
<tr>
<td valign="top">Cantine biologiche</td>
<td valign="top">157 (4ª per numero)</td>
<td valign="top">—</td>
<td valign="top">2020/21</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p>&nbsp;</p>
<p><b>Prima per volumi</b>, la Sicilia è quarta per numero di cantine biologiche — 157, dopo Toscana (592), Veneto (236) e Piemonte (196): il bio regionale passa quindi per <b>strutture di grande capacità</b>, comprese cooperative con molti soci conferenti.</p>
<h2>Le dinamiche dell&#8217;export nei principali mercati esteri</h2>
<p>L&#8217;export vinicolo nazionale chiude il 2025 a <b>7,78 miliardi di euro</b>, −3,7% sul 2024, con 21 milioni di ettolitri (−1,9%). Il calo è quasi interamente statunitense: −9,2% a 1,76 miliardi, cioè 178 milioni in meno, quasi il 60% del deficit complessivo, per effetto dei dazi e della svalutazione del dollaro nel secondo semestre. I mercati UE tengono (+0,5%, quasi 3,2 miliardi), l&#8217;extra-UE cede il 6,4%.</p>
<p>I <b>bianchi fermi DOP siciliani</b> sono fra le poche denominazioni regionali in crescita: <b>+2,4% in valore</b> nel 2025 e <b>+8,4% negli Stati Uniti</b>, a fronte di un calo del 13% circa delle importazioni statunitensi di vino italiano. I rossi DOP dell&#8217;isola perdono nello stesso periodo l&#8217;11%, trascinati dal mercato americano (Nomisma Wine Monitor, 2026).</p>
<p>La divaricazione prosegue nel <b>primo quadrimestre 2026</b>: l&#8217;export italiano dei vini a denominazione arretra del 6,2% in valore — Francia −3,4%, Germania −5,5%, Spagna −8,5% — mentre i bianchi siciliani crescono del <b>2,8%</b> e i toscani del 3,3%; cedono i bianchi veneti (−4% circa) e i Riesling della Mosella (−11%).</p>
<p>Nel 2024 la Sicilia era <b>decima regione italiana</b> per valore dell&#8217;export vinicolo, con 154,9 milioni di euro e una quota inferiore al 2%. Il dato sottostima la realtà: l&#8217;ISTAT registra il luogo di spedizione, e parte del vino siciliano lascia il Paese da porti di altre regioni.</p>
<h3>Tabella 3 — Export dei vini DOP bianchi fermi siciliani, principali mercati (2024)</h3>
<table cellspacing="0" cellpadding="0">
<tbody>
<tr>
<td valign="top">Paese</td>
<td valign="top">Valore (mln €)</td>
<td valign="top">Var. su 2023</td>
<td valign="top">Volume (.000 hl)</td>
<td valign="top">Var. su 2023</td>
</tr>
<tr>
<td valign="top">Germania</td>
<td valign="top">19,0</td>
<td valign="top">+12,2%</td>
<td valign="top">57,2</td>
<td valign="top">+21,0%</td>
</tr>
<tr>
<td valign="top">Stati Uniti</td>
<td valign="top">6,5</td>
<td valign="top">+10,7%</td>
<td valign="top">9,4</td>
<td valign="top">+21,3%</td>
</tr>
<tr>
<td valign="top">Regno Unito</td>
<td valign="top">3,0</td>
<td valign="top">+37,1%</td>
<td valign="top">9,6</td>
<td valign="top">+47,2%</td>
</tr>
<tr>
<td valign="top">Giappone</td>
<td valign="top">2,1</td>
<td valign="top">+9,5%</td>
<td valign="top">4,4</td>
<td valign="top">+8,1%</td>
</tr>
<tr>
<td valign="top">Paesi Bassi</td>
<td valign="top">1,9</td>
<td valign="top">+3,3%</td>
<td valign="top">6,1</td>
<td valign="top">+2,3%</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p>La tabella riguarda i soli <b>DOP bianchi fermi</b>, dove la Germania è largamente prima. Nomisma indica invece gli Stati Uniti come primo mercato dei <b>vini bianchi siciliani nel complesso</b> — seguiti da Germania, Regno Unito, Paesi Bassi e Canada — aggregato che include l&#8217;IGT Terre Siciliane, quasi metà del confezionato regionale. Per il Grillo, che dal 2020 esiste solo come DOC, il riferimento pertinente è la tabella.</p>
<p>Non esistono <b>dati di export disaggregati per vitigno</b>: il Grillo non compare come voce doganale né nelle serie ISTAT né in quelle Nomisma. I valori sopra riguardano la categoria che lo contiene.</p>
<p>Nell&#8217;ultimo decennio l&#8217;export di <b>spumanti siciliani</b> è cresciuto del <b>227%</b>, la progressione più marcata insieme a quella pugliese, partendo però da volumi minimi — e in un comparto dove il Grillo è escluso per disciplinare dal metodo classico.</p>
<h2>Le due vite del Grillo</h2>
<h3>Un incrocio nato per caso</h3>
<p>Il Grillo non è un vitigno antico e non è il frutto di una selezione. Nasce nelle contrade di <b>Marsala</b> nell&#8217;Ottocento, in un momento in cui la domanda inglese di mosti aveva fatto esplodere la superficie vitata della Sicilia occidentale, e i vigneti erano promiscui: varietà diverse coltivate mescolate, condizione ideale perché un&#8217;impollinazione casuale generi qualcosa di nuovo.</p>
<p>I marcatori molecolari hanno stabilito la parentela con precisione. Il genitore femmina è il <b>Catarratto bianco comune</b>, il maschio lo <b>Zibibbo</b> — la direzione è nota perché Catarratto e Grillo condividono lo stesso clorotipo, e nella vite i plastidi si trasmettono per via materna (Sparacio et al., 2021).<span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p>La prima attestazione documentale risale al 1873, quando Antonino Alagna Spanò lo elenca fra le uve bianche coltivate nel Marsalese; l&#8217;attribuzione al barone Antonio Mendola, che circola da oltre un secolo, non trova riscontro né nelle carte né nel DNA.</p>
<h3>Un secolo dentro la botte</h3>
<p>Per cento anni il Grillo ha avuto un unico impiego: fornire <b>zucchero e struttura</b> <b>al <a href="https://www.greatitalianfoodtrade.it/vino-italiano/marsala/">Marsala</a></b>. È una destinazione che spiega la varietà meglio di qualsiasi descrizione organolettica — nella caratterizzazione comparativa condotta a Marsala il Grillo registra il più alto accumulo zuccherino fra le quattro cultivar esaminate, 25,8 gradi Brix. Serviva quello, e quello dava.</p>
<p>Nella seconda metà del Novecento era il terzo bianco siciliano dopo Catarratto e Inzolia, con il 5,2% della superficie regionale: diffuso, ma invisibile. Nessuna bottiglia ne portava il nome.</p>
<h3>1990: il nome sull&#8217;etichetta</h3>
<p>La svolta arriva dal Marsalese stesso. Nel 1978 <b>Marco De Bartoli</b> fonda la cantina in contrada Samperi e avvia il recupero del Marsala non fortificato; nel <b>1990</b> imbottiglia <b>il primo Grillo secco da tavola</b>. È l&#8217;atto di nascita commerciale del bianco fermo: da uva da conferimento, il Grillo diventa un vino con un&#8217;identità dichiarata. La crescita che segue è però guidata da una decisione normativa più che da una moda.<span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p>Dal <b>2020</b> il nome &#8216;Grillo&#8217; può comparire <b>soltanto sulle etichette DOC Sicilia</b>, con rese inferiori del 22% rispetto a quelle che l&#8217;IGT consentiva. Il vitigno esce così dal segmento a volume e vi trascina la denominazione: oggi la campagna 2026 si è aperta in Sicilia occidentale a fine luglio, con il Consorzio che ha scelto — in linea con altre denominazioni italiane — di non diffondere stime quantitative preventive. Il Grillo, varietà medio-tardiva, matura nelle settimane successive.</p>
<h3>I parametri aromatici e la concentrazione zuccherina</h3>
<p>Un dettaglio che raramente arriva nelle schede tecniche. Nella caratterizzazione comparativa condotta su un vigneto sperimentale di Marsala, il Grillo risulta <b>varietà non aromatica</b> nonostante la paternità dello Zibibbo: i monoterpeni glicosilati totali si fermano a 123,8 microgrammi per chilo di uva, contro i 7.033 dello Zibibbo e i 4.371 del Moscato Cerletti (Sparacio et al., 2021).</p>
<p>Il Grillo mostra il valore più alto dei quattro campioni per il <b>3-idrossi-β-damascone</b>, precursore norisoprenoide legato a <b>note floreali e di frutta matura</b>, ed è la varietà con il <b>maggior accumulo zuccherino</b>, 25,8 gradi Brix. Ecco perché per un secolo è stato l&#8217;uva del Marsala: non per il profumo, ma per la <b>potenza</b>. La stessa potenza che oggi, vendemmiata prima, si traduce in <b>struttura</b> e <b>sapidità</b> in un bianco secco.</p>
<h2>Le regole di produzione del disciplinare di tutela</h2>
<p>La versione vigente del disciplinare DOC Sicilia è quella consolidata con il decreto MASAF 24 luglio 2025, che ha approvato la modifica ordinaria proposta in GU n. 111 del 15 maggio 2025 e recepito il quadro del regolamento (UE) 2024/1143. La modifica si applica dalla campagna vendemmiale 2025/2026.</p>
<h3>Composizione ampelografica e quote d&#8217;assemblaggio</h3>
<p>Per usare la <b>specificazione di vitigno</b> in etichetta il vino deve derivare da vigneti composti per <b>almeno l&#8217;85%</b> dal corrispondente vitigno; il restante 15% può provenire da altre varietà a bacca di colore analogo idonee in Sicilia. Il disciplinare consente inoltre, nelle tipologie monovarietali, l&#8217;assemblaggio con mosti o vini di uve a bacca analoga in quantità non superiore al 15% (art. 5, comma 5). Il &#8216;Grillo in purezza&#8217; non è dunque oggetto di una prescrizione del disciplinare bensì una scelta del produttore.</p>
<h3>Rese per ettaro e gradazioni alcoliche minime</h3>
<h4>Tabella 4 — Grillo DOC Sicilia: limiti produttivi per tipologia (artt. 4 e 5)</h4>
<table cellspacing="0" cellpadding="0">
<tbody>
<tr>
<td valign="top">Tipologia</td>
<td valign="top">Uva max (t/ha)</td>
<td valign="top">Titolo alc. naturale min. (% vol)</td>
<td valign="top">Resa uva/vino</td>
<td valign="top">Vino max (hl/ha)</td>
</tr>
<tr>
<td valign="top">Grillo, anche riserva</td>
<td valign="top">14</td>
<td valign="top">11,50</td>
<td valign="top">70%</td>
<td valign="top">98</td>
</tr>
<tr>
<td valign="top">Grillo spumante</td>
<td valign="top">14</td>
<td valign="top">10,50</td>
<td valign="top">70%</td>
<td valign="top">98</td>
</tr>
<tr>
<td valign="top">Grillo superiore</td>
<td valign="top">10</td>
<td valign="top">12,00</td>
<td valign="top">70%</td>
<td valign="top">70</td>
</tr>
<tr>
<td valign="top">Grillo vendemmia tardiva</td>
<td valign="top">8</td>
<td valign="top">13,00</td>
<td valign="top">60%</td>
<td valign="top">48</td>
</tr>
<tr>
<td valign="top">Grillo passito</td>
<td valign="top">8</td>
<td valign="top">14,00</td>
<td valign="top">50%</td>
<td valign="top">40</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p>Nelle annate favorevoli la produzione può superare i limiti fino al 20%, fermi restando i vincoli di resa uva/vino; oltre, decade il diritto alla denominazione per l&#8217;intero prodotto. La Regione Siciliana, su richiesta del Consorzio, può ridurre le rese o destinare l&#8217;esubero a riserva vendemmiale, sbloccabile negli anni successivi. È il meccanismo che ha permesso di governare, negli ultimi anni, annate molto irregolari.</p>
<h3>L&#8217;estratto secco e i requisiti analitici al consumo</h3>
<h4>Tabella 5 — Parametri minimi all&#8217;immissione al consumo (art. 6)</h4>
<table cellspacing="0" cellpadding="0">
<tbody>
<tr>
<td valign="top">Tipologia</td>
<td valign="top">Titolo alc. totale min.</td>
<td valign="top">Acidità totale min.</td>
<td valign="top">Estratto non riduttore min.</td>
</tr>
<tr>
<td valign="top">Grillo</td>
<td valign="top">11,50% vol</td>
<td valign="top">4,5 g/l</td>
<td valign="top">19,0 g/l</td>
</tr>
<tr>
<td valign="top">Grillo superiore</td>
<td valign="top">12,00% vol</td>
<td valign="top">4,5 g/l</td>
<td valign="top">19,0 g/l</td>
</tr>
<tr>
<td valign="top">Grillo riserva</td>
<td valign="top">12,50% vol</td>
<td valign="top">4,5 g/l</td>
<td valign="top">19,0 g/l</td>
</tr>
<tr>
<td valign="top">Grillo vendemmia tardiva</td>
<td valign="top">13,00% vol (di cui 11,00 svolto)</td>
<td valign="top">4,0 g/l</td>
<td valign="top">22,0 g/l</td>
</tr>
<tr>
<td valign="top">Grillo passito</td>
<td valign="top">14,00% vol (di cui 11,00 svolto)</td>
<td valign="top">4,0 g/l</td>
<td valign="top">28,0 g/l</td>
</tr>
<tr>
<td valign="top">Grillo spumante</td>
<td valign="top">11,50% vol</td>
<td valign="top">5,0 g/l</td>
<td valign="top">15,0 g/l</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p>Il profilo descritto per il Grillo base è essenziale e preciso: <b>colore</b> giallo paglierino più o meno intenso, <b>odore</b> elegante e fine, <b>sapore</b> dal secco all&#8217;abboccato, armonico, pieno, <b>sapido</b>.<span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p>Da notare che l&#8217;<b>estratto non riduttore</b> minimo di 19 g/l è più alto di quello richiesto al Catarratto e all&#8217;Inzolia (18 g/l) e alla tipologia &#8216;bianco&#8217; generica (17 g/l): il disciplinare riconosce al Grillo, sul piano analitico, una <b>struttura superiore</b>.</p>
<h3>Vigneto, cantina, confezionamento</h3>
<ul>
<li>Forme di allevamento ammesse per nuovi impianti e reimpianti: <b>controspalliera o alberello</b>, densità non inferiore a 3.200 ceppi per ettaro. Il tendone resta ammesso solo nelle province di Agrigento e Caltanissetta e solo per il Nero d&#8217;Avola.</li>
<li>È vietata ogni pratica di forzatura; ammessa la sola irrigazione di soccorso.</li>
<li>I vigneti possono essere destinati alla DOC solo dal <b>terzo anno</b> dall&#8217;impianto.</li>
<li>Vinificazione, invecchiamento obbligatorio e imbottigliamento devono avvenire in Sicilia, salvo autorizzazioni individuali per diritti pregressi.</li>
<li>Per la menzione <b>riserva</b> l&#8217;invecchiamento decorre dal 1° novembre dell&#8217;anno di produzione delle uve; colmatura ammessa entro il 5%.</li>
<li>Lo <b>spumante</b> si ottiene per fermentazione naturale con metodo charmat o classico; il <b>metodo classico</b> è però riservato alle tipologie Bianco e Rosato, non alla specificazione varietale.</li>
<li>Recipienti in <b>vetro</b> fino a 3 litri (fino a 18 per bordolese, borgognotta e renana); contenitori alternativi da 2 a 6 litri ammessi per il Grillo base ma esclusi per riserva, superiore, vendemmia tardiva, passito, vigna e spumante. Vietato il tappo a corona.</li>
<li>Vietate in etichetta le qualificazioni &#8216;fine&#8217;, &#8216;scelto&#8217;, &#8216;selezionato&#8217; e simili; <b>obbligatoria l&#8217;annata</b>, salvo per gli spumanti.</li>
</ul>
<h3>La novità 2026: Salemi, prima unità geografica aggiuntiva</h3>
<p>La modifica del 2025 introduce all&#8217;articolo 7 la possibilità di indicare in etichetta <b>unità geografiche aggiuntive</b>, comunali o sovracomunali, elencate in un allegato positivo. Il primo e per ora unico nome è <b>Salemi</b>, in provincia di Trapani, la cui iscrizione è arrivata insieme alla richiesta di cancellazione della IGT Salemi. Su richiesta del Consorzio, l&#8217;entrata in vigore è stata differita alla campagna 2026/2027.</p>
<p>Il passaggio è meno tecnico di quanto sembri.<span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p>La DOC Sicilia nasce come denominazione regionale, con una zona di produzione che coincide con l&#8217;intero territorio amministrativo dell&#8217;isola: un areale vastissimo, efficace come marchio ombrello e per definizione muto sul terroir. Le UGA sono lo strumento con cui la denominazione comincia a <b>differenziarsi al proprio interno</b>. Per un vitigno come il Grillo, che cambia radicalmente fra la costa sabbiosa marsalese e le colline interne, è la premessa di una zonazione futura.</p>
<h3>La riserva di utilizzo della menzione varietale nella DOC</h3>
<p>Fra il 2016 e il 2020 si è consumata una delle vertenze più significative del diritto vitivinicolo italiano. Il Consorzio ottenne la modifica parallela dei due disciplinari: <b>Grillo e <a href="https://www.greatitalianfoodtrade.it/vino-italiano/nero-davola/">Nero d&#8217;Avola</a></b> riservati alla <b>DOC</b> Sicilia, <b>esclusi dalla IGT</b> Terre Siciliane. Alcuni produttori impugnarono i decreti; il Ministero li ripristinò con i decreti n. 18388 e n. 18390 del 27 marzo 2020, in esecuzione dell&#8217;ordinanza del Consiglio di Stato n. 996/2020 pubblicata il 28 febbraio 2020, applicabile già dalla vendemmia 2020.</p>
<p>Il fondamento della decisione è quantitativo prima che identitario. Per i bianchi la <b>IGT</b> Terre Siciliane ammetteva fino a <b>18 tonnellate di uva per ettaro</b>; la <b>DOC</b> Sicilia ne consente <b>14</b>, con resa uva/vino al 70%. Trasferire il Grillo dalla IGT alla DOC ha significato tagliare in modo strutturale il potenziale produttivo per ettaro.</p>
<p>L&#8217;effetto sui volumi è documentato. Nel 2017 la DOC Sicilia certificava 337.722 ettolitri; nel 2018, 790.945. La produzione siciliana a <b>DOP</b> è passata <b>dal 16%</b> circa del totale regionale <b>nel 2015 al 41%</b> circa <b>nel 2023</b>, mentre la IGT, dopo la flessione del 2017, si è stabilizzata intorno al 35-36% (IRVO, 2025). Il confezionato 2024 fotografa l&#8217;equilibrio attuale: IGT Terre Siciliane 836.607 ettolitri, DOC Sicilia 612.805, su un totale DOP/IGP siciliano di 1.568.413 ettolitri.</p>
<h2>I profili di abbinamento e la risposta sensoriale</h2>
<p>La grammatica dell&#8217;abbinamento discende dai parametri analitici: acidità minima 4,5 g/l, estratto 19 g/l, alcol contenuto. Un bianco con una <b>struttura</b> che non dipende dalla gradazione alcolica e che lavora per contrasto salino più che per aromaticità. Gli abbinamenti più frequenti:</p>
<ul>
<li><b>cucina di mare siciliana.</b> Pesce spada con <a href="https://www.greatitalianfoodtrade.it/verdure/pomodoro-pachino-igp-proprieta-disciplinare-sostenibilita/">pomodori di Pachino IGP</a>, capperi e olive, pasta con le sarde e finocchietto, <a href="https://www.greatitalianfoodtrade.it/cereali/cous-cous-tradizione-italiana/">cous cous</a> alla trapanese: preparazioni ove il sale e l&#8217;acido sono già in tavola. Il Grillo li accompagna invece di combatterli;</li>
<li><b>crudi e crostacei.</b> Sul gambero rosso di Mazara del Vallo e sulle tartare di pesce il Grillo gioca in sottrazione: non essendo aromatico non sovrascrive la dolcezza iodata del crudo, e l&#8217;estratto — la materia non volatile che si percepisce come peso in bocca — gli dà la densità per stare alla pari con la polpa del crostaceo;</li>
<li><b>formaggi freschi e verdure.</b> <a href="https://www.greatitalianfoodtrade.it/latticini/ricotta-italia-tradizione-nutrizione/">Ricotta</a> (preferibilmente <a href="https://www.greatitalianfoodtrade.it/latticini/ricotta-siciliana-pascolo-qualita-nutrizionale/">siciliana</a>), primosale, caponata, parmigiana bianca: l&#8217;acidità del Grillo ripulisce la patina grassa e prepara il boccone successivo, mentre la sapidità dialoga con la nota lattica invece di sovrastarla;</li>
<li><b>superiore e riserva.</b> Un grado in più e rese inferiori di un terzo danno vini con maggior densità: tonno o ricciola al forno, maccu di fave, <a href="https://www.greatitalianfoodtrade.it/formaggi/cacio-formaggio/">caciocavallo</a> ragusano giovane o <a href="https://www.greatitalianfoodtrade.it/formaggi/provola-dei-nebrodi-dop/">provola dei Nebrodi DOP</a>;</li>
<li><b>vendemmia tardiva e passito.</b> Con 22 e 28 g/l di estratto, escono dal registro del pesce ed entrano in quello dei formaggi erborinati e della pasticceria secca siciliana.</li>
</ul>
<h2>Criteri di selezione per consumatori e operatori di settore</h2>
<h3>Per gli appassionati</h3>
<p>La menzione &#8216;Grillo&#8217; in etichetta è oggi, di per sé, una <b>garanzia di origine</b>: dal 2020 può comparire solo su vini DOC Sicilia, dunque su prodotti soggetti alle rese e ai parametri della tabella 4. Non esiste un Grillo IGT.</p>
<p>Va invece letta con attenzione la <b>tipologia</b>. &#8216;Superiore&#8217; non è un aggettivo commerciale ma una menzione con rese ridotte del 29% (10 t/ha contro 14) e un grado minimo più alto. &#8216;Riserva&#8217; comporta invecchiamento decorrente dal 1° novembre. L&#8217;<b>annata</b> è obbligatoria e, per il Grillo base, conviene restare entro due o tre vendemmie. Attenzione infine al <b>formato</b>: se un Grillo è in bag-in-box da 3 o 5 litri, è per definizione la tipologia base, perché il disciplinare esclude i contenitori alternativi per superiore, riserva, vendemmia tardiva, passito e spumante.</p>
<h3>Per ristoratori, sommelier e buyer</h3>
<p>Il posizionamento del Grillo sconta un problema strutturale che è anche un&#8217;opportunità. Secondo le stime ISMEA (media delle ultime cinque campagne, scheda di settore aprile 2023) la Sicilia è penultima fra le regioni italiane per <b>ricavo medio per ettaro</b> dell&#8217;uva da vino, con 3.826 euro complessivi e 4.397 euro per l&#8217;uva DOP, contro una media nazionale molto superiore. Il differenziale rispetto all&#8217;uva comune (2.893 euro per ettaro) è modesto, laddove in altre aree il salto verso la denominazione vale molto di più, fino ai 21.463 euro per ettaro di Bolzano. Il <b>rapporto qualità-prezzo</b> è dunque ottimo per chi acquista e insufficiente per chi produce.</p>
<p>Per la carta dei vini ciò significa margini competitivi su un bianco autoctono con narrazione forte e bassa concorrenza interna. Sul piano dell&#8217;assortimento, la scelta discriminante è fra il Grillo base della grande distribuzione e le versioni di areale — preferibilmente bio — con Salemi che diventa, dalla campagna 2026/2027, il primo riferimento geografico rivendicabile.</p>
<h3>I vantaggi della produzione da agricoltura biologica</h3>
<p>In coerenza con la linea editoriale di GIFT, la raccomandazione è di privilegiare le produzioni <b>certificate biologiche</b> ai sensi del regolamento (UE) 2018/848. In Sicilia la disponibilità non è un ostacolo: con 32.787 ettari la regione è la prima area vitivinicola biologica d&#8217;Italia e la prima per volumi di vino bio prodotto.</p>
<p>Il divieto di erbicidi e fitofarmaci di sintesi favorisce le coperture vegetali spontanee fra i filari, la biodiversità microbica del suolo e la sopravvivenza degli <b>insetti impollinatori</b> e degli antagonisti naturali dei parassiti. In un contesto mediterraneo caldo e ventilato, con bassa pressione fungina — come segnalato anche per la campagna 2026 — il costo agronomico della conversione è inferiore rispetto ad altre aree italiane.</p>
<p>Il Grillo, oltretutto, è varietà nota per tolleranza alle malattie fungine e vigore vegetativo: caratteristiche che lo rendono tecnicamente adatto alla gestione biologica più di altri vitigni internazionali coltivati sull&#8217;isola.</p>
<h2>Sintesi sull&#8217;identità e sul valore economico del Grillo</h2>
<p>L&#8217;evoluzione del Grillo mostra come la valorizzazione di un vitigno autoctono passi dalla tutela della denominazione. Le rese ridotte, l&#8217;esclusiva rispetto alla IGT e l&#8217;arrivo delle unità geografiche aggiuntive sono tappe di uno stesso percorso; il ricavo medio per ettaro, tra i più bassi d&#8217;Italia, indica che non è concluso.</p>
<p>Se la zonazione e la conversione al biologico si tradurranno in maggior valore riconosciuto ai viticoltori è questione aperta, che si misurerà sulle prossime campagne. Per il consumatore e per il settore Ho.Re.Ca. resta intanto un dato verificabile: il <b>Grillo DOC Sicilia</b> certificato biologico offre garanzie documentate di origine, di resa e di metodo di produzione.</p>
<p><i>Dario Dongo</i></p>
<p><em>Credit cover Michele Frasca, Modica (Ragusa)</em></p>
<h3>Riferimenti</h3>
<h4>Fonti normative</h4>
<p>Decreto del Ministero dell&#8217;agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste 24 luglio 2025. <i>Approvazione di una modifica ordinaria al disciplinare di produzione della denominazione di origine controllata dei vini «Sicilia»</i> (25A04301). Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana, Serie generale, n. 181 del 6 agosto 2025. https://www.masaf.gov.it/flex/cm/pages/ServeAttachment.php/L/IT/D/1%252F3%252F6%252FD.8cc610ca3ea76f07a94c/P/BLOB%3AID%3D22762/E/pdf?mode=download</p>
<p>Decreti del Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali n. 18388 e n. 18390 del 27 marzo 2020, in esecuzione dell&#8217;ordinanza cautelare del Consiglio di Stato, Sez. III, n. 996/2020 del 28 febbraio 2020. In Federvini, <i>Cambia il disciplinare di produzione dei vini Doc Sicilia e quella dei vini Igt Terre siciliane</i>. <a href="https://www.federvini.it/normative/cambia-il-disciplinare-di-produzione-dei-vini-doc-sicilia-e-quella-dei-vini-igt-terre-siciliane">https://www.federvini.it/normative/cambia-il-disciplinare-di-produzione-dei-vini-doc-sicilia-e-quella-dei-vini-igt-terre-siciliane</a></p>
<p>Regulation (EU) 2018/848 of the European Parliament and of the Council of 30 May 2018 on organic production and labelling of organic products and repealing Council Regulation (EC) No 834/2007. Consolidated text: 25/03/2025 <a href="http://data.europa.eu/eli/reg/2018/848/2025-03-25">http://data.europa.eu/eli/reg/2018/848/2025-03-25</a></p>
<p>Regulation (EU) 2024/1143 of the European Parliament and of the Council of 11 April 2024 on geographical indications for wine, spirit drinks and agricultural products, as well as traditional specialities guaranteed and optional quality terms for agricultural products. Consolidated text: 18/03/2026 <a href="http://data.europa.eu/eli/reg/2024/1143/2026-03-18">http://data.europa.eu/eli/reg/2024/1143/2026-03-18</a></p>
<h4>Dati e statistiche ufficiali</h4>
<p>Consorzio di Tutela Vini DOC Sicilia. (2026). <i>La forza della DOC Sicilia — dati statistici 2024/2025</i>. <a href="https://siciliadoc.wine/">https://siciliadoc.wine/</a></p>
<p>Consorzio di Tutela Vini DOC Sicilia. (2021). <i>Disciplinare di produzione consolidato della DOP dei vini «Sicilia»</i>. <a href="https://siciliadoc.wine/wp-content/uploads/2021/12/Sicilia_DOC___disciplinare_di_produzione_consolidato.pdf">https://siciliadoc.wine/wp-content/uploads/2021/12/Sicilia_DOC___disciplinare_di_produzione_consolidato.pdf</a></p>
<p>ISMEA. (2023). <i>L&#8217;Italia del vino. Scheda di settore</i> [dati sul ricavo medio per ettaro dell&#8217;uva da vino, media delle ultime cinque campagne].</p>
<p>ISMEA. (2025). <i>Bio in cifre 2025</i>. SINAB — Sistema d&#8217;Informazione Nazionale sull&#8217;Agricoltura Biologica. <a href="https://sinab.it/bionovita/bio-in-cifre-2025-il-rapporto-completo/">https://sinab.it/bionovita/bio-in-cifre-2025-il-rapporto-completo/</a></p>
<p>Istituto Regionale del Vino e dell&#8217;Olio, Osservatorio Vitivinicolo ed Olivicolo-oleario Regionale. (2025). <i>Vitivinicoltura siciliana</i>. Regione Siciliana. <a href="https://www.irvos.it/wp-content/uploads/2021/02/Vitivinicoltura-regionale-APRILE-2025.pdf">https://www.irvos.it/wp-content/uploads/2021/02/Vitivinicoltura-regionale-APRILE-2025.pdf</a></p>
<p>Unione Italiana Vini, Osservatorio. (2026). <i>Export vino italiano in calo nel 2025</i>. <a href="https://www.unioneitalianavini.it/approfondimenti-tematici/news/export-vino-italiano-in-calo-nel-2025-pesa-il-rallentamento-delleconomia-globale">https://www.unioneitalianavini.it/approfondimenti-tematici/news/export-vino-italiano-in-calo-nel-2025-pesa-il-rallentamento-delleconomia-globale</a></p>
<h4>Letteratura scientifica</h4>
<p>Alfonzo, A., Francesca, N., Prestianni, R., Settanni, L., &amp; Moschetti, G. (2020). Use of grape racemes from Grillo cultivar to increase the acidity level of sparkling base wines produced with different <i>Saccharomyces cerevisiae</i> strains. <i>Yeast, 37</i>(9-10), 475-486. <a href="https://doi.org/10.1002/yea.3505">https://doi.org/10.1002/yea.3505</a></p>
<p>De Lorenzis, G., Mercati, F., Bergamini, C., Cardone, M. F., Lupini, A., Mauceri, A., Caputo, A. R., Abbate, L., Barbagallo, M. G., Antonacci, D., Sunseri, F., &amp; Brancadoro, L. (2019). SNP genotyping elucidates the genetic diversity of Magna Graecia grapevine germplasm and its historical origin and dissemination. <i>BMC Plant Biology, 19</i>, 7. <a href="https://doi.org/10.1186/s12870-018-1576-y">https://doi.org/10.1186/s12870-018-1576-y</a></p>
<p>D&#8217;Onofrio, C., Tumino, G., Gardiman, M., Crespan, M., Bignami, C., de Palma, L., Barbagallo, M. G., Muganu, M., Morcia, C., Novello, V., Schneider, A., &amp; Terzi, V. (2021). Parentage atlas of Italian grapevine varieties as inferred from SNP genotyping. <i>Frontiers in Plant Science, 11</i>, 605934. <a href="https://doi.org/10.3389/fpls.2020.605934">https://doi.org/10.3389/fpls.2020.605934</a></p>
<p>Mercati, F., De Lorenzis, G., Mauceri, A., Zerbo, M., Brancadoro, L., D&#8217;Onofrio, C., Morcia, C., Barbagallo, M. G., Bignami, C., Gardiman, M., De Palma, L., Ruffa, P., Novello, V., Crespan, M., &amp; Sunseri, F. (2021). Dissemination routes and new genetic insights into the Eurasian grapevine germplasm through integrated Bayesian approaches. <i>Frontiers in Plant Science</i>. <a href="https://doi.org/10.3389/fpls.2021.692661">https://doi.org/10.3389/fpls.2021.692661</a></p>
<p>Sparacio, A., Mercati, F., Sciara, F., Pisciotta, A., Capraro, F., Sparla, S., Abbate, L., Mauceri, A., Planeta, D., Corona, O., Crespan, M., Sunseri, F., &amp; Barbagallo, M. G. (2021). Moscato Cerletti, a rediscovered aromatic cultivar with oenological potential in warm and dry areas. <i>OENO One</i>. <a href="https://oeno-one.eu/article/view/4605">https://oeno-one.eu/article/view/4605</a></p>
<h4>Fonti storiche e ampelografiche</h4>
<p>Alagna Spanò, A. (1873). La vite ed il vino in Marsala. <i>Giornale di Agricoltura Industria e Commercio del Regno d&#8217;Italia</i>, anno 10, serie III, 20(22), 232-233.</p>
<p>Cipriani, G., Spadotto, A., Jurman, I., Di Gaspero, G., Crespan, M., Meneghetti, S., Frare, E., Vignani, R., Cresti, M., Morgante, M., Pezzotti, M., Pè, E., Policriti, A., &amp; Testolin, R. (2010). The SSR-based molecular profile of 1005 grapevine (<i>Vitis vinifera</i> L.) accessions uncovers new synonymy and parentages. <i>Theoretical and Applied Genetics, 121</i>(8), 1569-1585. <a href="https://doi.org/10.1007/s00122-010-1411-9">https://doi.org/10.1007/s00122-010-1411-9</a></p>
<p>Di Vecchi Staraz, M., Bandinelli, R., Boselli, M., This, P., Boursiquot, J. M., Laucou, V., Lacombe, T., &amp; Vares, D. (2007). Genetic structuring and parentage analysis for evolutionary studies in grapevine. <i>Journal of the American Society for Horticultural Science, 132</i>(4), 514-524. <a href="https://doi.org/10.21273/JASHS.132.4.514">https://doi.org/10.21273/JASHS.132.4.514</a></p>
<p>Lacombe, T., Boursiquot, J. M., Laucou, V., Di Vecchi-Staraz, M., Peros, J. P., &amp; This, P. (2013). Large-scale parentage analysis in an extended set of grapevine cultivars (<i>Vitis vinifera</i> L.). <i>Theoretical and Applied Genetics, 126</i>, 401-414. <a href="https://doi.org/10.1007/s00122-012-1988-2">https://doi.org/10.1007/s00122-012-1988-2</a></p>
<h4>Fonti di settore</h4>
<p>Assovini Sicilia. (2026, 29 luglio). <i>Inizia la vendemmia 2026 in Sicilia: un viaggio lungo circa cento giorni</i>. <a href="https://www.assovinisicilia.it/inizia-la-vendemmia-2026-in-sicilia-un-viaggio-lungo-circa-cento-giorni/">https://www.assovinisicilia.it/inizia-la-vendemmia-2026-in-sicilia-un-viaggio-lungo-circa-cento-giorni/</a></p>
<p>Nomisma. (2026, 22 aprile). <i>Wine Monitor: quali scenari evolutivi per il vino siciliano?</i> <a href="https://www.nomisma.it/news/wine-monitor-scenari-evolutivi-per-il-vino-siciliano-unicredit/">https://www.nomisma.it/news/wine-monitor-scenari-evolutivi-per-il-vino-siciliano-unicredit/</a></p>
<p>Nomisma Wine Monitor &amp; UniCredit. (2026). <i>IV Rapporto sulla competitività delle Regioni del vino</i> [presentato al Vinitaly, Verona, 14 aprile 2026].</p>
<p>UniCredit. (2026, 14 aprile). <i>UniCredit-Nomisma Wine Monitor: enoturismo leva strategica per la resilienza e lo sviluppo del settore vinicolo nazionale</i> [Comunicato stampa]. <a href="https://www.unicreditgroup.eu/it/press-media/press-releases/2026/april/unicredit-nomisma-wine-monitor--enoturismo-leva-strategica-per-l.html">https://www.unicreditgroup.eu/it/press-media/press-releases/2026/april/unicredit-nomisma-wine-monitor&#8211;enoturismo-leva-strategica-per-l.html</a></p>
<p>Vigne, Vini &amp; Qualità. (2026, 29 luglio). Cala export vini Dop europei nel I quadrimestre, Italia −6,2%. <a href="https://vigneviniequalita.edagricole.it/mercato/cala-export-vini-dop-europei-nel-i-quadrimestre-italia-62/">https://vigneviniequalita.edagricole.it/mercato/cala-export-vini-dop-europei-nel-i-quadrimestre-italia-62/</a></p>
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]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>Montepulciano d&#8217;Abruzzo: le denominazioni DOP a confronto</title>
		<link>https://www.greatitalianfoodtrade.it/vino-italiano/montepulciano-dabruzzo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Dario Dongo]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 06 Apr 2026 06:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Vino italiano]]></category>
		<category><![CDATA[Abruzzo]]></category>
		<category><![CDATA[biologico]]></category>
		<category><![CDATA[DOC]]></category>
		<category><![CDATA[DOCG]]></category>
		<category><![CDATA[DOP Economy]]></category>
		<category><![CDATA[export vino]]></category>
		<category><![CDATA[vino rosso]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://gift.vivian.company/montepulciano-dabruzzo/</guid>

					<description><![CDATA[<p>Montepulciano d'Abruzzo è sinonimo di tradizione vinicola del centro-Italia. Da non confondere con il suo omonimo toscano, questo sincero vino rosso vie...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p id="3378112c-b3ab-80e1-9e67-d41c50175c61" class="">Il <strong>Montepulciano d&#8217;Abruzzo</strong> rappresenta il baricentro dell’enologia regionale, con oltre la metà della superficie vitata totale. L&#8217;evoluzione normativa culminata nel 2025 ha delineato una <strong>piramide qualitativa</strong> rigorosa, che muove dalla DOC regionale verso unità geografiche sempre più identitarie. Questo sistema, fondato su <strong>nove sottozone e due DOCG</strong>, offre a operatori e consumatori una bussola precisa per distinguere le diverse espressioni di un vitigno che coniuga volumi critici e vette d&#8217;eccellenza territoriale.</p>
<div dir="auto">
<h2 id="3378112c-b3ab-803c-b8d8-d29ad03f204a" class="">Analisi di mercato: i numeri della DOP Economy</h2>
</div>
<div dir="auto"></div>
<div dir="auto">
<p id="3378112c-b3ab-8054-934d-c5a3b63dad5f" class="">Il comparto vitivinicolo abruzzese conferma nel 2024 una crescita strutturale e consolidata. Secondo il <a href="https://www.greatitalianfoodtrade.it/notizie/dop-economy-italia-2024/">XXIII Rapporto ISMEA-Qualivita</a> (2025), la <strong>DOP economy</strong> dell&#8217;<strong>Abruzzo</strong> ha registrato una variazione positiva del <strong>+4,1%</strong> su base annua, in un contesto nazionale ove l&#8217;<strong>export di vino</strong> <strong>italiano</strong> <strong>a Indicazione Geografica</strong> ha superato per la prima volta la soglia dei 7 miliardi di euro, raggiungendo 7,19 miliardi e rappresentando l&#8217;<strong>88%</strong> delle esportazioni vinicole complessivo. Gli <strong>Stati Uniti</strong> si confermano primo mercato con 2,76 miliardi di euro (+12,3%), seguiti da Germania (1,81 mld, +10,9%), Regno Unito e Canada.</p>
</div>
<div dir="auto">
<p id="3378112c-b3ab-80f6-877f-e3468d21b770" class="">Per il distretto del <strong>Montepulciano d&#8217;Abruzzo</strong> il segnale più eclatante viene dai dati di Intesa Sanpaolo: nel solo terzo trimestre <strong>2024</strong>, le esportazioni hanno superato i 27 milioni di euro pari a un <strong>+56%</strong> tendenziale rispetto allo stesso periodo del 2023. I vini DOC abruzzesi certificati da ISMEA nel 2023 si sono attestati complessivamente intorno a 1 milione di ettolitri. La crescente domanda di vini <strong>biologici e sostenibili</strong> costituisce un asse aggiuntivo di sviluppo: lo studio &#8216;ADO Abruzzo&#8217;, condotto dal Consorzio Tutela Vini d&#8217;Abruzzo con AGER nell&#8217;ambito del PSR 2014–2024 e presentato nel 2025, ha mappato per la prima volta in modo sistematico i vigneti regionali secondo parametri pedoclimatici e varietali, rilevando la progressiva concentrazione della viticoltura di qualità nelle aree collinari interne.</p>
</div>
<div dir="auto">
<h2 id="3378112c-b3ab-8055-80fe-e7778b4b9eae" class="">Radici storiche e distinzione ampelografica</h2>
</div>
<div dir="auto"></div>
<div dir="auto">
<p id="3378112c-b3ab-8016-8084-cf94281bf456" class="">La presenza della vite in Abruzzo è documentata dall&#8217;antichità. Lo storico greco Polibio (205–123 a.C.) narrando le gesta di <strong>Annibale</strong> dopo la vittoria di Canne (216 a.C.), riferisce che i vini della provincia di Teramo avevano &#8216;<em>guarito i feriti e rimesso in forze gli uomini</em>&#8216;. La prima testimonianza scritta sul <strong>vitigno Montepulciano</strong> in quanto tale si trova nell&#8217;opera di Michele Torcia, <em>Saggio Itinerario Nazionale pel Paese dei Peligni</em> (Napoli, 1793), che ne descrive la coltivazione nell&#8217;agro sulmonese. Nel XIX secolo furono le famiglie nobiliari Mezzana e Tabassi di Sulmona ad ampliare l&#8217;areale verso le valli della Pescara e le colline teramane.</p>
</div>
<div dir="auto">
<p id="3388112c-b3ab-80b6-8c98-d5c3732eca5f" class="">Recenti studi ampelografici e genetici hanno confermato l’<strong>origine autoctona</strong> del vitigno Montepulciano, evidenziandone in modo inequivocabile la sua distinzione dal Prugnolo Gentile (Sangiovese), utilizzato nel Vino Nobile di Montepulciano (Zombardo et al., 2022).</p>
</div>
<div dir="auto"></div>
<div dir="auto">
<p id="3378112c-b3ab-8048-8ddc-c19f78d2e9ba" class="">Il riconoscimento normativo si è sviluppato per tappe successive: <strong>DOC</strong> nel 1968; sottozona Colline Teramane nel 1995; <strong>DOCG</strong> Colline Teramane nel 2003; variazione del nome in &#8216;Colline Teramane Montepulciano d&#8217;Abruzzo&#8217; con Reg. UE 2023/2171; aggiornamento del disciplinare DOC con 9 sottozone complessive (comunicazione UE del 22.6.23); riconoscimento della nuova <strong>DOCG Casauria</strong> con reg. di esecuzione (UE) 2025/2261 del 4 novembre 2025 e decreto attuativo nazionale dell&#8217;11 novembre 2025.</p>
</div>
<div dir="auto"></div>
<div dir="auto">
<h2 id="3378112c-b3ab-8070-a997-eff92528d9fd" class="">La piramide della qualità: i tre livelli del sistema</h2>
</div>
<div dir="auto">
<p id="3378112c-b3ab-80e4-a87d-d2a36350c4cd" class="">La piramide qualitativa del Montepulciano d&#8217;Abruzzo si articola oggi su tre livelli:</p>
</div>
<div dir="auto">
<ul id="3378112c-b3ab-8005-aebe-ef11cb1dc3a6" class="bulleted-list">
<li>alla base la <strong>DOC Montepulciano d&#8217;Abruzzo</strong>, che copre l&#8217;intera fascia collinare abruzzese su tutte e quattro le province (Teramo, Pescara, Chieti, L&#8217;Aquila), con una produzione annua di circa 1 milione di ettolitri;</li>
</ul>
</div>
<div dir="auto">
<ul id="3378112c-b3ab-8097-8846-f19a1efce7be" class="bulleted-list">
<li>nell’ambito della DOC il disciplinare aggiornato (D.M. 19.01.2023) prevede <strong>nove sottozone</strong>, ciascuna con norme più restrittive in termini di resa, ampelografia e invecchiamento: cinque storiche (Casauria o Terre di Casauria, Terre dei Vestini, Alto Tirino, Terre dei Peligni, Teate) e quattro di nuova istituzione (Terre di Chieti, Terre Aquilane, Colline Pescaresi, San Martino sulla Marruccina);</li>
</ul>
</div>
<div dir="auto">
<ul id="3378112c-b3ab-80f0-8231-ecdbf1d05cd1" class="bulleted-list">
<li>al vertice si collocano le <strong>due DOCG</strong>: la <strong>Colline Teramane</strong> (2003, prov. Teramo) e la <strong>Casauria</strong> (2025, prov. Pescara), quest&#8217;ultima nata dalla promozione dell&#8217;omonima sottozona DOC.</li>
</ul>
</div>
<div dir="auto">
<h2 id="3378112c-b3ab-807a-9d7d-e566183e171d" class="">Requisiti produttivi: i disciplinari a confronto</h2>
</div>
<div dir="auto"></div>
<p id="3378112c-b3ab-80e7-a598-e0348caf80be" class="">Le denominazioni si articolano secondo requisiti produttivi progressivamente più stringenti, in linea con la gerarchia della piramide qualitativa. La tabella a seguire — redatta sulla base dei disciplinari consolidati vigenti, pubblicati dal MASAF e dalla Commissione europea — consente il confronto diretto tra le tipologie principali.</p>
<h3>Montepulciano d&#8217;Abruzzo DOC base<span class="Apple-converted-space"> </span></h3>
<table cellspacing="0" cellpadding="0">
<tbody>
<tr>
<td valign="middle"><b>Parametro</b></td>
<td valign="middle"><b>DOC Montepulciano d&#8217;Abruzzo</b> (base)</td>
</tr>
<tr>
<td valign="middle"><b>Denominazione</b></td>
<td valign="middle">Montepulciano d&#8217;Abruzzo DOC</td>
</tr>
<tr>
<td valign="middle"><b>Zona di produzione</b></td>
<td valign="middle">Tutta la fascia collinare abruzzese: TE, PE, CH, AQ; fino a 600 m s.l.m. (700 m i vigneti esposti a Sud)</td>
</tr>
<tr>
<td valign="middle"><b>Base ampelografica</b></td>
<td valign="middle">Montepulciano min. 85%; altri vitigni a bacca nera non aromatici idonei regione Abruzzo max 15%</td>
</tr>
<tr>
<td valign="middle"><b>Resa uve/ha</b></td>
<td valign="middle">15 t/ha (14 t/ha nelle 4 nuove sottozone provinciali con menzione Superiore/Riserva)</td>
</tr>
<tr>
<td valign="middle"><b>Resa uva/vino</b></td>
<td valign="middle">max 70%</td>
</tr>
<tr>
<td valign="middle"><b>Titolo alcolometrico naturale minimo delle uve</b></td>
<td valign="middle">11,5% vol</td>
</tr>
<tr>
<td valign="middle"><b>Titolo alcolometrico minimo del vino</b></td>
<td valign="middle">12% vol</td>
</tr>
<tr>
<td valign="middle"><b>Invecchiamento</b></td>
<td valign="middle">Il vino non può venire commercializzato prima dell’1 febbraio successivo all’anno di raccolta delle uve. È ammesso l’invecchiamento in legno</td>
</tr>
<tr>
<td valign="middle"><b>Caratteristiche sensoriali</b></td>
<td valign="middle"><b>Colore</b>: rosso rubino intenso, sfumature violacee, granato con l&#8217;età; <b>odore</b> di frutti rossi, spezie, intenso, etereo; <b>sapore</b> pieno, armonico, leggermente tannico</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Montepulciano d&#8217;Abruzzo DOC sottozone</h3>
<table cellspacing="0" cellpadding="0">
<tbody>
<tr>
<td valign="middle"><span style="color: #2a2823; font-family: Helvetica; font-size: xx-small;"><b>Parametro</b></span></td>
<td valign="middle"><span style="color: #2a2823; font-family: Helvetica; font-size: xx-small;"><b>DOC – sottozona Terre dei Vestini</b></span></td>
<td valign="middle"><span style="color: #2a2823; font-family: Helvetica; font-size: xx-small;"><b>DOC – sottozona Casauria / Terre di Casauria</b></span></td>
<td valign="middle"><span style="color: #2a2823; font-family: Helvetica; font-size: xx-small;"><b>DOC – sottozona Alto Tirino</b></span></td>
<td valign="middle"><span style="color: #2a2823; font-family: Helvetica; font-size: xx-small;"><b>DOC – sottozona Teate</b></span></td>
</tr>
<tr>
<td valign="middle"><span style="color: #2a2823; font-family: Helvetica; font-size: xx-small;"><b>Denominazione</b></span></td>
<td valign="middle"><span style="color: #2a2823; font-family: Helvetica; font-size: xx-small;">DOC Montepulciano d&#8217;Abruzzo — sottozona Terre dei Vestini</span></td>
<td valign="middle"><span style="color: #2a2823; font-family: Helvetica; font-size: xx-small;">DOC Montepulciano d&#8217;Abruzzo — sottozona Casauria o Terre di Casauria</span></td>
<td valign="middle"><span style="color: #2a2823; font-family: Helvetica; font-size: xx-small;">DOC Montepulciano d&#8217;Abruzzo — sottozona Alto Tirino</span></td>
<td valign="middle"><span style="color: #2a2823; font-family: Helvetica; font-size: xx-small;">DOC Montepulciano d&#8217;Abruzzo — sottozona Teate</span></td>
</tr>
<tr>
<td valign="middle"><span style="color: #2a2823; font-family: Helvetica; font-size: xx-small;"><b>Zona di produzione</b></span></td>
<td valign="middle"><span style="color: #2a2823; font-family: Helvetica; font-size: xx-small;">Colline litoranee e interne — prov. Pescara; fino a 600 m s.l.m. (700 m i vigneti esposti a Sud)</span></td>
<td valign="middle"><span style="color: #2a2823; font-family: Helvetica; font-size: xx-small;">Colline pedemontane Val Pescara — prov. Pescara; fino a 600 m s.l.m. (700 m i vigneti esposti a Sud)</span></td>
<td valign="middle"><span style="color: #2a2823; font-family: Helvetica; font-size: xx-small;">Altopiano e conca intermontana Alto Tirino — prov. L&#8217;Aquila</span></td>
<td valign="middle"><span style="color: #2a2823; font-family: Helvetica; font-size: xx-small;">Colline teatine — prov. Chieti</span></td>
</tr>
<tr>
<td valign="middle"><span style="color: #2a2823; font-family: Helvetica; font-size: xx-small;"><b>Base ampelografica</b></span></td>
<td valign="middle"><span style="color: #2a2823; font-family: Helvetica; font-size: xx-small;">Montepulciano min. 90%; altri a bacca nera non aromatici idonei regione Abruzzo max 10%</span></td>
<td valign="middle"><span style="color: #2a2823; font-family: Helvetica; font-size: xx-small;">Montepulciano 100%</span></td>
<td valign="middle"><span style="color: #2a2823; font-family: Helvetica; font-size: xx-small;">Montepulciano min. 95%; altri a bacca nera non aromatici idonei regione Abruzzo max 5%</span></td>
<td valign="middle"><span style="color: #2a2823; font-family: Helvetica; font-size: xx-small;">Montepulciano min. 90%; altri a bacca nera non aromatici idonei regione Abruzzo max 10%</span></td>
</tr>
<tr>
<td valign="middle"><span style="color: #2a2823; font-family: Helvetica; font-size: xx-small;"><b>Resa uve/ha</b></span></td>
<td valign="middle"><span style="color: #2a2823; font-family: Helvetica; font-size: xx-small;">10 t/ha</span></td>
<td valign="middle"><span style="color: #2a2823; font-family: Helvetica; font-size: xx-small;">9,5 t/ha</span></td>
<td valign="middle"><span style="color: #2a2823; font-family: Helvetica; font-size: xx-small;">9 t/ha</span></td>
<td valign="middle"><span style="color: #2a2823; font-family: Helvetica; font-size: xx-small;">12,5t/ha (con obbligo di appassimento parziale consentito)</span></td>
</tr>
<tr>
<td valign="middle"><span style="color: #2a2823; font-family: Helvetica; font-size: xx-small;"><b>Resa uva/vino</b></span></td>
<td valign="middle"><span style="color: #2a2823; font-family: Helvetica; font-size: xx-small;">max 70%</span></td>
<td valign="middle"><span style="color: #2a2823; font-family: Helvetica; font-size: xx-small;">max 70%</span></td>
<td valign="middle"><span style="color: #2a2823; font-family: Helvetica; font-size: xx-small;">max 70%</span></td>
<td valign="middle"><span style="color: #2a2823; font-family: Helvetica; font-size: xx-small;">max 70%</span></td>
</tr>
<tr>
<td valign="middle"><span style="color: #2a2823; font-family: Helvetica; font-size: xx-small;"><b>Titolo alcolometrico naturale minimo delle uve</b></span></td>
<td valign="middle"><span style="color: #2a2823; font-family: Helvetica; font-size: xx-small;">12% vol</span></td>
<td valign="middle"><span style="color: #2a2823; font-family: Helvetica; font-size: xx-small;">12,5% vol</span></td>
<td valign="middle"><span style="color: #2a2823; font-family: Helvetica; font-size: xx-small;">12% vol (riserva: 12,50% vol)</span></td>
<td valign="middle"><span style="color: #2a2823; font-family: Helvetica; font-size: xx-small;">12% vol (riserva: 12,50% vol)</span></td>
</tr>
<tr>
<td valign="middle"><span style="color: #2a2823; font-family: Helvetica; font-size: xx-small;"><b>Titolo alcolometrico minimo del vino</b></span></td>
<td valign="middle"><span style="color: #2a2823; font-family: Helvetica; font-size: xx-small;">13% vol</span></td>
<td valign="middle"><span style="color: #2a2823; font-family: Helvetica; font-size: xx-small;">13% vol (riserva: 13,5% vol)</span></td>
<td valign="middle"><span style="color: #2a2823; font-family: Helvetica; font-size: xx-small;">12,5% vol (riserva: 13% vol)</span></td>
<td valign="middle"><span style="color: #2a2823; font-family: Helvetica; font-size: xx-small;">12,5% vol (riserva: 13% vol)</span></td>
</tr>
<tr>
<td valign="middle"><span style="color: #2a2823; font-family: Helvetica; font-size: xx-small;"><b>Invecchiamento</b></span></td>
<td valign="middle"><span style="color: #2a2823; font-family: Helvetica; font-size: xx-small;">Min. 18 mesi, di cui min. 9 in legno (dall’1 novembre); riserva: min. 24 mesi, di cui min. 9 in legno; affinamento in bottiglia: min. 3 mesi (riserva: min. 6 mesi)</span></td>
<td valign="middle"><span style="color: #2a2823; font-family: Helvetica; font-size: xx-small;">Min. 18 mesi, di cui min. 9 in legno (dal 1° nov.); riserva: min. 24 mesi, di cui min. 9 in legno; affinamento in bottiglia: min. 6 mesi per entrambe le tipologie</span></td>
<td valign="middle"><span style="color: #2a2823; font-family: Helvetica; font-size: xx-small;">Min. 12 mesi (dall’1 novembre); riserva: min. 30 mesi. Il disciplinare non impone obbligo di legno né affinamento minimo in bottiglia</span></td>
<td valign="middle"><span style="color: #2a2823; font-family: Helvetica; font-size: xx-small;">Minimo 21 mesi, di cui almeno 9 mesi in legno (dall’1 novembre); riserva: minimo 30 mesi, di cui almeno 9 mesi in legno</span></td>
</tr>
<tr>
<td valign="middle"><span style="color: #2a2823; font-family: Helvetica; font-size: xx-small;"><b>Caratteristiche sensoriali</b></span></td>
<td valign="middle"><span style="color: #2a2823; font-family: Helvetica; font-size: xx-small;"><b>Colore</b> rosso rubino con sfumature violacee; <b>odore</b> frutti rossi maturi, vegetale secco, spezie, intenso ed etereo; <b>sapore</b> secco, pieno, armonico e vellutato</span></td>
<td valign="middle"><span style="color: #2a2823; font-family: Helvetica; font-size: xx-small;"><b>Colore</b> rosso rubino intenso con sfumature violacee, tendente al granato con l</span><span style="color: #2a2823; font-family: Helvetica Neue; font-size: xx-small;">’</span><span style="color: #2a2823; font-family: Helvetica; font-size: xx-small;">invecchiamento; <b>odore</b> di frutti rossi maturi, spezie, intenso, etereo; <b>sapore</b> pieno, robusto, armonico, leggermente tannico</span></td>
<td valign="middle"><span style="color: #2a2823; font-family: Helvetica; font-size: xx-small;"><b>Colore</b> rosso rubino intenso con sfumature violacee, tendenti al granato con l</span><span style="color: #2a2823; font-family: Helvetica Neue; font-size: xx-small;">’</span><span style="color: #2a2823; font-family: Helvetica; font-size: xx-small;">invecchiamento; <b>odore</b> di frutti rossi maturi, spezie, intenso, etereo; <b>sapore</b> sapido, pieno, robusto, armonico, leggermente tannico, persistente</span></td>
<td valign="middle"><span style="color: #2a2823; font-family: Helvetica; font-size: xx-small;"><b>Colore</b> rosso rubino con sfumature violacee, tendente al granato con l</span><span style="color: #2a2823; font-family: Helvetica Neue; font-size: xx-small;">’</span><span style="color: #2a2823; font-family: Helvetica; font-size: xx-small;">invecchiamento; <b>odore</b> di frutti rossi maturi, spezie, intenso ed etereo, con sentori di confettura se sottoposto a parziale appassimento; <b>sapore</b> pieno, robusto, armonico, leggermente tannico</span></td>
</tr>
</tbody>
</table>
<h3>Montepulciano d&#8217;Abruzzo DOCG</h3>
<table cellspacing="0" cellpadding="0">
<tbody>
<tr>
<td valign="middle"><b>Parametro</b></td>
<td valign="middle"><b>DOCG Colline Teramane Montepulciano d&#8217;Abruzzo</b></td>
<td valign="middle"><b>DOCG Casauria</b></td>
</tr>
<tr>
<td valign="middle"><b>Denominazione</b></td>
<td valign="middle">Colline Teramane Montepulciano d&#8217;Abruzzo DOCG</td>
<td valign="middle">Casauria DOCG</td>
</tr>
<tr>
<td valign="middle"><b>Zona di produzione</b></td>
<td valign="middle">31 comuni — prov. Teramo; fino a 550 m s.l.m.</td>
<td valign="middle">18 comuni e porzioni — prov. Pescara (Val Pescara, pedemontano Gran Sasso/Maiella)</td>
</tr>
<tr>
<td valign="middle"><b>Base ampelografica</b></td>
<td valign="middle">Montepulciano min. 90%; Sangiovese max 10%</td>
<td valign="middle">Montepulciano min. 90%; altri a bacca nera non aromatici idonei reg. Abruzzo max 10%</td>
</tr>
<tr>
<td valign="middle"><b>Resa uve/ha</b></td>
<td valign="middle">9,5 t/ha</td>
<td valign="middle">9 t/ha</td>
</tr>
<tr>
<td valign="middle"><b>Resa uva/vino</b></td>
<td valign="middle">max 70%</td>
<td valign="middle">max 70%</td>
</tr>
<tr>
<td valign="middle"><b>Titolo alcolometrico naturale minimo delle uve</b></td>
<td valign="middle">12% vol</td>
<td valign="middle">13% vol</td>
</tr>
<tr>
<td valign="middle"><b>Titolo alcolometrico minimo del vino</b></td>
<td valign="middle">12,5% vol</td>
<td valign="middle">13% vol (riserva: 13,5% vol)</td>
</tr>
<tr>
<td valign="middle"><b>Invecchiamento</b></td>
<td valign="middle"><b>Base</b>: min. 1 anno, di cui minimo 2 mesi in bottiglia; <b>riserva</b>: min. 3 anni, di cui min. 1 anno in botti di legno e min. 2 mesi in bottiglia. Dall’1 novembre dell’annata di raccolta</td>
<td valign="middle"><b>Base</b>: min. 18 mesi; <b>riserva</b>: min. 24 mesi, dall’1 novembre dell’anno di raccolta delle uve</td>
</tr>
<tr>
<td valign="middle"><b>Caratteristiche sensoriali</b></td>
<td valign="middle"><b>Colore</b> rosso rubino intenso, sfumature violacee, granato con l&#8217;età; <b>odore</b> frutti rossi maturi, spezie, intenso; <b>sapore</b> secco, armonico, giustamente tannico. Corposo e vellutato la versione riserva</td>
<td valign="middle"><b>Colore</b> rosso rubino intenso tendente al granato con l’invecchiamento; <b>odore</b> frutti rossi maturi, spezie, intenso, etereo; <b>sapore</b> pieno, <b>robusto</b>, armonico, giustamente tannico</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<div dir="ltr"></div>
<div dir="auto">
<h2 id="3388112c-b3ab-80a3-b916-f79135cb19e6" class="">Focus DOCG Casauria: il vertice della Val Pescara</h2>
</div>
<div dir="auto">
<p id="3378112c-b3ab-8060-b9fa-ff51bf20a8d5" class="">La <strong>DOCG Casauria</strong> — riconosciuta con Reg. di esecuzione (UE) 2025/2261 del 4 novembre 2025 e con decreto attuativo nazionale dell&#8217;11 novembre 2025 — rappresenta la terza DOCG abruzzese, dopo Colline Teramane (2003) e Tullum (2019). La denominazione nasce dalla promozione dell&#8217;omonima <strong>sottozona DOC</strong> istituita nel 2006, e comprende 18 comuni della provincia di Pescara (cuore: Torre dei Passeri, Tocco da Casauria, Castiglione a Casauria). Il disciplinare si distingue per:</p>
</div>
<div dir="auto">
<ul id="3388112c-b3ab-8087-8688-ca21de615ab5" class="bulleted-list">
<li>obbligo d’impiego di uve Montepulciano per almeno il 90%<strong>;</strong></li>
</ul>
</div>
<div dir="auto">
<ul id="3388112c-b3ab-80e5-8ccf-c5ae111a08f2" class="bulleted-list">
<li>utilizzo di un clone selezionato da piante storiche del territorio, il VCR 456 <strong>biotipo Casauria</strong> (omologato nel 2007), che esprime elevata dotazione di <strong>polifenoli e profumi intensi</strong>;</li>
</ul>
</div>
<div dir="auto">
<ul id="3388112c-b3ab-8009-a51f-e4b40903b23c" class="bulleted-list">
<li>titolo alcolometrico naturale delle uve non inferiore a 13% vol, il più elevato del sistema;</li>
</ul>
</div>
<div dir="auto">
<ul id="3388112c-b3ab-801a-b9b5-e9e2aaaf8d8a" class="bulleted-list">
<li>invecchiamento minimo: 18 mesi (di cui 9 in legno), 24 mesi (con 9 mesi in bottiglia) per la riserva;</li>
</ul>
</div>
<div dir="auto">
<ul id="3388112c-b3ab-8033-a89e-ecba7ff83164" class="bulleted-list">
<li>titolo alcolometrico minimo del vino 13% vol, 13,5% vol per la riserva;</li>
</ul>
</div>
<div dir="auto">
<ul id="3388112c-b3ab-80c7-b1a6-db5ffdaa9d13" class="bulleted-list">
<li>vinificazione, invecchiamento e imbottigliamento nella zona di produzione.</li>
</ul>
</div>
<div dir="auto"></div>
<div dir="auto">
<h2 id="3388112c-b3ab-80f8-8070-c0baa4c6bbe4" class="">Criteri di scelta e abbinamenti territoriali</h2>
</div>
<div dir="auto">
<p id="3378112c-b3ab-8029-8beb-ce8e3c23b2aa" class="">L’articolazione della piramide delle denominazioni si riflette anche nelle scelte di abbinamento:</p>
</div>
<div dir="auto">
<ul id="3388112c-b3ab-8091-916f-df7d5287dc59" class="bulleted-list">
<li>la <strong>DOC base</strong> esprime versatilità: accompagna <a href="https://www.greatitalianfoodtrade.it/street-food/arrosticini/">arrosticini</a>, pasta alla chitarra con ragù, carni bianche speziate;</li>
</ul>
</div>
<div dir="auto">
<ul id="3388112c-b3ab-80a3-abf6-d5b57ac8011e" class="bulleted-list">
<li>le <strong>sottozone</strong> e la <strong>riserva DOC</strong> trovano la loro dimensione con carni rosse alla griglia, selvaggina (cinghiale, lepre), formaggi pecorino stagionati;</li>
</ul>
</div>
<div dir="auto">
<ul id="3388112c-b3ab-8087-bacd-c6ae7789f2fc" class="bulleted-list">
<li>le due <strong>DOCG</strong> — Colline Teramane e Casauria — esprimono il massimo con brasati di lunga cottura, arrosti di manzo, cacciagione in umido e formaggi a pasta dura di grande stagionatura;</li>
</ul>
</div>
<div dir="auto">
<ul id="3388112c-b3ab-80dd-b116-c06ceef619cd" class="bulleted-list">
<li>le <strong>riserve DOCG</strong>, con potenziale evolutivo di 8–15 anni, si abbinano a preparazioni complesse e a servizi da meditazione.</li>
</ul>
</div>
<div dir="auto">
<h2 id="3388112c-b3ab-809d-85b3-c914cd753a00" class="">Guida per gli acquirenti</h2>
</div>
<div dir="auto">
<p id="3378112c-b3ab-80dd-80c2-c79c4fd3df94" class="">Per gli appassionati: privilegiare vini certificati <strong>biologici o biodinamici</strong>, in costante crescita nella regione. Valutare l&#8217;<strong>annata</strong> <strong>e</strong> il <strong>territorio</strong> di provenienza: le escursioni termiche tra i massicci del Gran Sasso e la costa adriatica incidono sensibilmente sul profilo tannico e aromatico. Considerare il <strong>potenziale di invecchiamento</strong>, specie per le DOCG: le riserve esprimono la migliore complessità tra i 5 e i 15 anni dalla vendemmia.</p>
</div>
<div dir="auto">
<p id="3378112c-b3ab-8071-9dab-e1cf746dfd9e" class="">Per gli acquirenti professionali: puntare su fornitori certificati e tracciabili, con attenzione alla conformità al reg. (UE) 2018/848 in materia di produzione biologica. Distinguere chiaramente il <strong>posizionamento</strong> nella catena del valore: la DOC base per canali GDO e Ho.Re.Ca. entry-level, le sottozone per la fascia media, le DOCG per il retail specializzato e l&#8217;export premium. La nuova DOCG Casauria offre interessanti opportunità di first mover. La squadra di <strong>GIFT</strong> (Great Italian Food Trade) offre supporto ai buyer internazionali per la selezione di produttori affidabili.</p>
</div>
<div dir="auto">
<h2 id="3388112c-b3ab-80e6-a72e-c1b78749d94a" class="">Il vitigno tra identità abruzzese e denominazioni adriatiche</h2>
</div>
<div dir="auto"></div>
<div dir="auto">
<p id="3378112c-b3ab-8009-bd1e-c7602fbde4fe" class="">La storia commerciale del <strong>vitigno Montepulciano</strong> presenta due dimensioni distinte, spesso confuse nel dibattito enologico, che meritano di essere trattate con precisione.</p>
</div>
<div dir="auto">
<p id="3378112c-b3ab-80e0-a4e5-ceb57e45b99a" class="">La prima è quella della <strong>pratica storica del taglio</strong>. Per gran parte del Novecento, l&#8217;Abruzzo è stato uno dei principali bacini italiani di produzione di vino rosso sfuso destinato al commercio interregionale. La struttura, il <strong>colore intenso</strong> e la naturale ricchezza alcolica del Montepulciano lo rendevano particolarmente adatto a correggere e rinforzare vini più esili di altre regioni — in particolare di alcune aree del Nord Italia, tra cui Piemonte e Veneto — che in annate difficili faticavano a raggiungere i parametri minimi di colore, corpo e alcol. Questa pratica avveniva su vini <strong>classificati come comuni o IGT</strong>, al di fuori del sistema delle denominazioni protette. Era una realtà economica diffusa — non esclusiva dell&#8217;Abruzzo, né illecita nei limiti della normativa vigente — che ha contribuito a costruire la fama del Montepulciano come vitigno &#8216;strutturale&#8217;, ma che ha anche a lungo frenato la valorizzazione della denominazione d&#8217;origine, poiché gran parte della produzione finiva nel circuito del vino comune piuttosto che in quello delle DOP.</p>
</div>
<div dir="auto">
<p id="3378112c-b3ab-80e3-8380-fffe579051a4" class="">‘<em>I vini abruzzesi, ottenuti da uve locali come il Montepulciano, sono robusti, colorati e adatti al commercio, ma necessitano di migliori pratiche e organizzazione per esprimere pienamente il loro valore</em>’ (Ottavi &amp; Marescalchi, 1897).</p>
</div>
<div dir="auto">
<p id="3378112c-b3ab-80be-9b4b-ea0ca7119ae5" class="">La seconda dimensione è quella del <strong>vitigno come protagonista in denominazioni di altre regioni</strong>. Il Montepulciano, in quanto nome varietale e non denominazione geografica protetta, può essere legittimamente coltivato e utilizzato al di fuori dell&#8217;Abruzzo. Le Marche ne rappresentano il caso più rilevante: il vitigno Montepulciano — coltivato nell&#8217;area adriatica marchigiana da generazioni — è <strong>vitigno base o co-protagonista</strong> in diverse denominazioni di rilievo:</p>
</div>
<div dir="auto">
<ul id="3378112c-b3ab-8004-b219-f6842bd5ffdc" class="bulleted-list">
<li>nel <strong>Conero DOCG</strong> il disciplinare prevede Montepulciano al 100%;</li>
</ul>
</div>
<div dir="auto">
<ul id="3378112c-b3ab-80a6-8daa-cde7f7483763" class="bulleted-list">
<li>nel <strong>Rosso Conero DOC</strong> il minimo è fissato all&#8217;85%;</li>
</ul>
</div>
<div dir="auto">
<ul id="3378112c-b3ab-80ae-b6ce-d30efc806e17" class="bulleted-list">
<li>nel <strong>Rosso Piceno DOC</strong> il Montepulciano concorre in quota rilevante insieme al Sangiovese;</li>
</ul>
</div>
<div dir="auto">
<ul id="3378112c-b3ab-8020-9f88-cab53a8ba502" class="bulleted-list">
<li>nell’<strong>Offida DOCG</strong> rosso il disciplinare (D.M. 14.06.2011) fissa la base ampelografica a Montepulciano min. 85%, con possibilità di integrare altri vitigni a bacca nera non aromatici autorizzati nella regione Marche fino al 15%: si tratta quindi, a tutti gli effetti, di un vino da Montepulciano in purezza o quasi-purezza, non di un blend in cui il vitigno entra come correttore. In misura minore, il Montepulciano è presente anche in denominazioni di Molise e Umbria.</li>
</ul>
</div>
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<p id="3378112c-b3ab-806d-aa81-fef732fd0674" class="">È importante precisare che le uve utilizzate in queste denominazioni marchigiane sono <strong>coltivate nella regione Marche</strong>, non importate dall&#8217;Abruzzo: non vi è dunque alcuna sovrapposizione con la DOP Montepulciano d&#8217;Abruzzo, né sotto il profilo normativo né sotto quello della tracciabilità.</p>
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<h2 id="3378112c-b3ab-805f-bb49-f04339fc2ecd" class="">Conclusioni</h2>
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<p id="3388112c-b3ab-8054-8134-fc3ac092e7e9" class="">Il consolidamento della piramide qualitativa del Montepulciano d’Abruzzo segna il passaggio da una viticoltura di massa a una strategia di valore fondata sulla zonazione. Il riconoscimento della DOCG Casauria e la ridefinizione delle sottozone provinciali rappresentano strumenti di tutela e promozione. In un mercato globale che premia la tracciabilità e il legame indissolubile con l&#8217;origine, l&#8217;Abruzzo si presenta con un&#8217;architettura normativa solida, capace di garantire autenticità al consumatore e competitività alle imprese.</p>
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<p id="3378112c-b3ab-80da-bf9f-d98deb3f0e1b" class=""><em>Dario Dongo </em></p>
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<h3 id="3378112c-b3ab-8090-9a61-f95ea637f379" class="">Riferimenti</h3>
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<ul>
<li>Cercone, F. (2003). <em>La meravigliosa storia del Montepulciano d&#8217;Abruzzo</em>. Chieti: Ianieri Edizioni. ISBN 978-8888888000</li>
</ul>
</div>
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<ul id="3388112c-b3ab-801a-8f55-caf030d043aa" class="bulleted-list">
<li>Commission Implementing Regulation (EU) 2023/2171 of 10 October 2023 approving amendments to the specification for a Protected Designation of Origin or a Protected Geographical Indication (Montepulciano d’Abruzzo Colline Teramane PDO). <a href="http://data.europa.eu/eli/reg_impl/2023/2171/oj">http://data.europa.eu/eli/reg_impl/2023/2171/oj</a></li>
</ul>
</div>
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<ul id="3388112c-b3ab-80ea-8152-cd92e3e31efc" class="bulleted-list">
<li>Commission Implementing Regulation (EU) 2025/2261 of 4 November 2025 on the registration of the geographical indication Casauria (PDO) in the Union register of geographical indications pursuant to Regulation (EU) 2024/1143 of the European Parliament and of the Council. <a href="http://data.europa.eu/eli/reg_impl/2025/2261/oj">http://data.europa.eu/eli/reg_impl/2025/2261/oj</a></li>
</ul>
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<ul id="3388112c-b3ab-80fb-bb95-e440646f92e6" class="bulleted-list">
<li>Consorzio Tutela Vini d&#8217;Abruzzo. <a href="https://www.vinidabruzzo.it/">https://www.vinidabruzzo.it</a></li>
</ul>
</div>
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<ul id="3388112c-b3ab-8007-8456-dbe6a1edb071" class="bulleted-list">
<li>ISMEA &amp; Fondazione Qualivita. (2025). <em>XXIII Rapporto ISMEA-Qualivita sulle produzioni agroalimentari e vitivinicole italiane DOP, IGP e STG</em> (23a ed.). Edizioni Qualivita. https://www.qualivita.it/rapporto-ismea-qualivita/</li>
</ul>
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<ul id="3378112c-b3ab-8091-a111-ce63e6e25a99" class="bulleted-list">
<li>Ministero dell&#8217;Agricoltura, della Sovranità Alimentare e delle Foreste. (2023). <em>Disciplinare di produzione della DOC &#8216;Montepulciano d&#8217;Abruzzo&#8217; — testo consolidato</em>. Roma: MASAF. <a href="https://www.masaf.gov.it/flex/cm/pages/ServeBLOB.php/L/IT/IDPagina/19401">https://www.masaf.gov.it/flex/cm/pages/ServeBLOB.php/L/IT/IDPagina/19401</a></li>
</ul>
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<ul id="3378112c-b3ab-8027-bc5d-ed0ab80d3c37" class="bulleted-list">
<li>Ministero dell&#8217;Agricoltura, della Sovranità Alimentare e delle Foreste. (2024). <em>Disciplinare di produzione della DOCG &#8216;Colline Teramane Montepulciano d&#8217;Abruzzo&#8217; — testo consolidato</em>. Roma: MASAF. <a href="https://www.masaf.gov.it/flex/cm/pages/ServeBLOB.php/L/IT/IDPagina/19045">https://www.masaf.gov.it/flex/cm/pages/ServeBLOB.php/L/IT/IDPagina/19045</a></li>
</ul>
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<ul id="3388112c-b3ab-8044-bcd1-c5318c25ff47" class="bulleted-list">
<li>Ministero dell’agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste. (2024). <em>Disciplinare di produzione della denominazione di origine controllata e garantita dei vini ‘Casauria’</em>. <a href="https://www.masaf.gov.it/flex/cm/pages/ServeAttachment.php/L/IT/D/1%252Fe%252Fa%252FD.69bb6bd9f66932762eb3/P/BLOB:ID=19827/E/pdf">https://www.masaf.gov.it/flex/cm/pages/ServeAttachment.php/L/IT/D/1%252Fe%252Fa%252FD.69bb6bd9f66932762eb3/P/BLOB:ID=19827/E/pdf</a></li>
</ul>
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<ul id="3378112c-b3ab-803b-8b78-c2125978ba34" class="bulleted-list">
<li>Ottavi, E., &amp; Marescalchi, A. (1897). <em>Vade-Mecum del commerciante di uve e di vini in Italia</em> (1a ed.). Casale Monferrato: Tipografia Cooperativa.</li>
</ul>
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<ul id="3378112c-b3ab-80c4-b824-d48889662fb6" class="bulleted-list">
<li>Regulation (EU) 2024/1143 of the European Parliament and of the Council of 11 April 2024 on geographical indications for wine, spirit drinks and agricultural products, as well as traditional specialities guaranteed and optional quality terms for agricultural products. <a href="http://data.europa.eu/eli/reg/2024/1143/oj">http://data.europa.eu/eli/reg/2024/1143/oj</a></li>
</ul>
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<ul id="3378112c-b3ab-8039-a0ef-db3fa6d0c43e" class="bulleted-list">
<li>Regulation (EU) 2018/848 of the European Parliament and of the Council of 30 May 2018 on organic production and labelling of organic products and repealing Council Regulation (EC) No 834/2007. Consolidated text: 25/03/2025 <a href="http://data.europa.eu/eli/reg/2018/848/2025-03-25">http://data.europa.eu/eli/reg/2018/848/2025-03-25</a></li>
</ul>
</div>
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<ul id="3388112c-b3ab-80e0-ba32-e4c992703ee4" class="bulleted-list">
<li>Torcia, M. (1793). <em>Saggio itinerario nazionale pel paese dei Peligni fatto nel 1792</em>. Napoli: s.n.</li>
</ul>
</div>
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<ul id="3378112c-b3ab-8050-8cfa-fe05048b5123" class="bulleted-list">
<li>Zombardo, A., Meneghetti, S., Morreale, G., Calò, A., Costacurta, A., &amp; Storchi, P. (2022). <em>Study of inter- and intra-varietal genetic variability in grapevine cultivars. Plants, 11</em>(3), 397. <a href="https://doi.org/10.3390/plants11030397">https://doi.org/10.3390/plants11030397</a></li>
</ul>
</div>
<p>L'articolo <a href="https://www.greatitalianfoodtrade.it/vino-italiano/montepulciano-dabruzzo/">Montepulciano d&#8217;Abruzzo: le denominazioni DOP a confronto</a> proviene da <a href="https://www.greatitalianfoodtrade.it">Gift</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>Montefalco DOC e Sagrantino DOCG, eccellenze dell’Umbria</title>
		<link>https://www.greatitalianfoodtrade.it/vino-italiano/vini-montefalco-sagrantino-docg-doc-umbria/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Dario Dongo]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 03 Mar 2026 09:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Vino italiano]]></category>
		<category><![CDATA[DOC]]></category>
		<category><![CDATA[DOCG]]></category>
		<category><![CDATA[DOP Economy]]></category>
		<category><![CDATA[Umbria]]></category>
		<category><![CDATA[vino italiano]]></category>
		<category><![CDATA[vino rosso]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://gift.vivian.company/sagrantino-di-montefalco/</guid>

					<description><![CDATA[<p>Il generoso Sagrantino Montefalco vino rosso italiano particolarmente adatto all'invecchiamento è caratterizzato da un alto contenuto di polifenoli...</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.greatitalianfoodtrade.it/vino-italiano/vini-montefalco-sagrantino-docg-doc-umbria/">Montefalco DOC e Sagrantino DOCG, eccellenze dell’Umbria</a> proviene da <a href="https://www.greatitalianfoodtrade.it">Gift</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p id="3168112c-b3ab-80c4-9be3-e7d53f1b66bc" class="">Il distretto vitivinicolo di <strong>Montefalco</strong> si conferma cuore pulsante dell’<strong>enologia umbra</strong>, capace di coniugare una tradizione millenaria con performance economiche d’eccellenza. Tra il vigore del <strong>Sagrantino DOCG </strong>e la versatilità delle denominazioni <strong>Montefalco DOC</strong>, il territorio esprime un modello di viticoltura di precisione che traina la crescita del valore aggiunto regionale. Analizziamo le caratteristiche tecniche, i rigidi disciplinari di produzione e il posizionamento strategico di questi ambasciatori del Made in Italy nel mondo.</p>
<div dir="auto">
<h2 id="3168112c-b3ab-8038-9b04-c6390c5155a7" class="">L’economia del vino in Umbria: numeri e trend</h2>
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<div dir="auto">
<p id="3168112c-b3ab-8079-8f5e-d15d1b3a2313" class="">Il XXIII <a href="https://www.greatitalianfoodtrade.it/notizie/dop-economy-italia-2024/">Rapporto ISMEA-Qualivita sulla DOP Economy</a> (2025) indica un valore complessivo di 11 miliardi di euro, nel 2024, per i <strong>vini italiani</strong> <strong>DOP e IGP</strong> , con un export vino DOP IGP imbottigliato si conferma stabile a <strong>11,0 miliardi di euro</strong>, con un valore all’<strong>export </strong>di 7,19 miliardi di euro (+5,2% sul 2023), pari all&#8217;88% dell&#8217;export vinicolo italiano complessivo.</p>
</div>
<div dir="auto">
<p id="3178112c-b3ab-80e2-96e6-ca26c78bd258" class="">L’<strong>Umbria</strong> vanta 21 vini a Indicazione Geografica, per un valore che ha registrato nel 2024 una crescita del 7,0% rispetto all’anno precedente, fino a raggiungere i <strong>74 milioni di euro</strong>. Nel dettaglio:</p>
</div>
<div dir="auto">
<ul id="3178112c-b3ab-80c6-933c-f49b7b6ba921" class="bulleted-list">
<li><strong>15 vini DOP</strong>, per un valore di <strong>38 milioni di euro</strong> con una straordinaria crescita, <strong>+15,3%</strong>, rispetto al 2023;</li>
</ul>
</div>
<div dir="auto">
<ul id="3178112c-b3ab-80ad-b278-ce510d98d02b" class="bulleted-list">
<li>6 vini IGP, per un valore di 36 milioni di euro (-0,5%).</li>
</ul>
</div>
<div dir="auto">
<h2 id="3168112c-b3ab-8009-82ca-e409334fd4f4" class="">Dalle radici medievali al riconoscimento DOCG</h2>
</div>
<div dir="auto">
<p id="3168112c-b3ab-805e-a230-c30c054b5af4" class="">La viticoltura a Montefalco è attestata sin dal Medioevo. ‘<em>Dalla prima metà del Trecento le leggi comunali iniziano a tutelare vite e vino, dedicandogli interi capitoli e rubriche di statuti comunali</em>’. La leggenda popolare lega il nome &#8216;Sagrantino&#8217; alla radice latina <em><strong>sacer</strong></em>, a testimonianza del radicamento liturgico e culturale del vitigno (Confraternita del Sagrantino). Fonti monastiche confermano infatti la produzione del vino dolce, da uve appassite, destinata a ricorrenze religiose.</p>
</div>
<div dir="auto">
<p id="3178112c-b3ab-800e-8524-d4ebe2ffd4ed" class="">La citazione più antica del nome <strong>&#8216;Sagrantino&#8217;</strong> risale al 1549, documentata in un ordine di mosto, mentre nel 1598 il giurista Bartolomeo Nuti cita esplicitamente l&#8217;uso delle uve &#8216;sagrantino&#8217; nella preparazione dei vini rossi. Nel 1925, alla Mostra Enologica dell’Umbria, Montefalco veniva definita come il centro vinicolo più importante della regione. Il riconoscimento <strong>DOC</strong> arrivò nel <strong>1979</strong> (D.P.R. 30 ottobre 1979), seguito dalla <strong>DOCG</strong> con Decreto Ministeriale del 5 novembre <strong>1992</strong>.</p>
</div>
<div dir="auto">
<h2 id="3168112c-b3ab-807f-8f0f-f4694d611b88" class="">Montefalco DOC: bianco, Grechetto e rosso nel dettaglio</h2>
</div>
<div dir="auto">
<p id="3178112c-b3ab-8015-84f6-d8917b31c626" class="">La denominazione di origine controllata ‘Montefalco’ è riservata ai quattro vini &#8211; due bianchi e due rossi &#8211; che rispondono ai requisiti prescritti dal disciplinare di produzione: bianco e Grechetto, rosso e rosso riserva (disciplinare aggiornato con DM 3 luglio 2023, articolo 1 &#8211; <em>Denominazione e vini</em>).</p>
</div>
<div dir="auto">
<h3 id="3178112c-b3ab-80ab-9498-e90a22ec9019" class="">Uvaggi e vinificazione: il disciplinare tecnico</h3>
</div>
<div dir="auto">
<p id="3178112c-b3ab-8036-b012-ce46878c6e3d" class="">I vigneti destinati alla produzione delle diverse tipologie di vino Montefalco DOC devono rispettare la seguente composizione ampelografica:</p>
</div>
<div dir="auto">
<ul id="3178112c-b3ab-80af-a24c-d0df20890c7f" class="bulleted-list">
<li>Montefalco <strong>bianco</strong>: <strong>Trebbiano</strong> spoletino non inferiore al 50%; altre uve a bacca bianca, non aromatiche, dai vitigni idonei alla coltivazione nella Regione Umbria riportati<br />
in allegato 1 al disciplinare;</li>
</ul>
</div>
<div dir="auto">
<ul id="3178112c-b3ab-805c-b76a-f84ec97985f5" class="bulleted-list">
<li>Montefalco <strong>Grechetto</strong>: Grechetto non inferiore all’85%; possono concorrere altre uve a bacca bianca, non aromatiche,<br />
provenienti da altri vitigni idonei alla coltivazione nell’ambito della Regione Umbria;</li>
</ul>
</div>
<div dir="auto">
<ul id="3178112c-b3ab-809e-89e7-fde53a2d8c66" class="bulleted-list">
<li>Montefalco <strong>rosso</strong> e <strong>rosso riserva</strong>: Sangiovese dal 60 al 80%; Sagrantino, dal 10 al 25%. Possono concorrere uve a bacca rossa, non aromatiche, da vitigni idonei alla coltivazione nella Regione Umbria di cui in allegato 1 al disciplinare (disciplinare, articolo 2 &#8211; <em>Base ampelografica</em>).</li>
</ul>
</div>
<div dir="auto">
<h3 id="3168112c-b3ab-8004-867c-ca660092fdff" class="">Zona di produzione</h3>
</div>
<div dir="auto">
<p id="3168112c-b3ab-80d7-8c60-e00a3212295b" class="">La <strong>zona di produzione</strong> delle uve atte alla produzione dei vini a denominazione di origine<br />
controllata ‘Montefalco’ comprende l&#8217;intero territorio del Comune di Montefalco e parte del<br />
territorio dei Comuni di Bevagna, Gualdo Cattaneo, Castel Ritaldi e Giano dell&#8217;Umbria ubicati nella provincia di Perugia (disciplinare, articolo 3 &#8211; <em>Zona di produzione</em>).</p>
</div>
<div dir="auto">
<p id="3178112c-b3ab-8029-bd08-d1be474ce52b" class="">‘<em>Si tratta di un </em><em><strong>areale produttivo molto raccolto</strong></em><em>, con terreni che digradano dolcemente lungo profili collinari presidiati da antichi borghi medievali. La fascia altimetrica di coltivazione oscilla </em><em><strong>tra i 220 e i 472 metri</strong></em><em> (…), mentre la pendenza degli appezzamenti vitati e l’esposizione generale è variabile, tanto da creare un </em><em><strong>ampio ventaglio di microclimi</strong></em><em> e condizioni di coltivazione, che consentono interessanti variazioni nell’interpretazione dei vini da parte delle singole cantine’.</em></p>
</div>
<div dir="auto">
<p id="3178112c-b3ab-80d2-87b8-d2a2ba40dd7a" class="">‘<em>Il </em><em><strong>clima</strong></em><em> presenta caratteri sostanzialmente mediterranei – sub continentali, con estati calde ma non afose e inverni abbastanza freddi e discretamente piovosi</em>’ (articolo 9 &#8211; <em>Legame con l&#8217;ambiente geografico</em>).</p>
</div>
<div dir="auto">
<h3 id="3168112c-b3ab-8037-8f33-d18dcda68cb5" class="">Norme per la viticoltura</h3>
</div>
<div dir="auto">
<p id="3178112c-b3ab-8053-8d8c-fe950a82edda" class="">Le <strong>condizioni ambientali</strong> e di coltura dei vigneti devono essere atte a conferire alle uve e ai vini derivati le specifiche caratteristiche di qualità. Per i Montefalco rosso e rosso riserva ‘<em>sono da escludere i terreni eccessivamente umidi o insufficientemente soleggiati</em>’.</p>
</div>
<div dir="auto">
<p id="3178112c-b3ab-805d-ba88-e823bf290d27" class="">La <strong>densità minima d’impianto</strong> è 4.000 ceppi per ettaro per i vini rossi, 3.000 per quelli bianchi. La <strong>resa massima</strong> di uva per ettaro è 12 tonnellate per i Montefalco bianchi, 11 t per i rossi.</p>
</div>
<div dir="auto">
<p id="3178112c-b3ab-8027-8d63-e3dce2e4c2c7" class="">Il <strong>titolo alcolometrico</strong> volumico naturale minimo delle uve varia dall’11% per bianco e Grechetto al 12% per il rosso, fino al 12,5% per il rosso riserva (disciplinare, articolo 4 &#8211; <em>Norme per la viticoltura</em>).</p>
</div>
<div dir="auto">
<h3 id="3168112c-b3ab-805f-8f58-ec837d9a8064" class="">Norme per la vinificazione</h3>
</div>
<div dir="auto">
<p id="3178112c-b3ab-80aa-924b-e261d9a76a93" class="">La resa massima dell’<strong>uva in vino</strong>, all’atto dell’immissione al consumo, compreso l’eventuale arricchimento, è il 70% per tutti i vini Montefalco DOP. La produzione massima di <strong>vino per ettaro</strong> è 84 ettolitri per i bianchi e 77 hl per i rossi.</p>
</div>
<div dir="auto">
<p id="3178112c-b3ab-80de-aba9-c6c7c24459b0" class="">Il periodo di <strong>invecchiamento minimo</strong> è 18 mesi per il Montefalco rosso; 30 mesi per il rosso riserva, di cui 12 in botti di legno di qualsiasi dimensione (disciplinare, articolo 5 &#8211; <em>Norme per la vinificazione</em>).</p>
</div>
<div dir="auto">
<p id="3168112c-b3ab-801a-9a4b-f1a9726a6c47" class="">Le operazioni di vinificazione e invecchiamento obbligatorio devono venire effettuate nella zona di produzione (con deroga per le aziende che vinificavano uve idonee al Montefalco già dal 1990 nei Comuni di Foligno e Spoleto).</p>
</div>
<div dir="auto">
<h3 id="3178112c-b3ab-80d6-8110-db56ff28ae5d" class="">Caratteristiche al consumo dei vini Montefalco DOC</h3>
</div>
<div dir="auto">
<p id="3178112c-b3ab-8057-9bb6-dcec8b73c859" class="">Le caratteristiche dei vini Montefalco DOC al consumo, ai sensi dell’articolo 6 del disciplinare, sono le seguenti.</p>
<p><a href="https://www.greatitalianfoodtrade.it/vino-italiano/vini-montefalco-sagrantino-docg-doc-umbria/attachment/screenshot-139/" rel="attachment wp-att-83191"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="alignnone size-large wp-image-83191" src="https://www.greatitalianfoodtrade.it/wp-content/uploads/2026/03/TAB-Caratteristiche-al-consumo-dei-vini-Montefalco-DOC-1024x643.jpg" alt="" width="696" height="437" srcset="https://www.greatitalianfoodtrade.it/wp-content/uploads/2026/03/TAB-Caratteristiche-al-consumo-dei-vini-Montefalco-DOC-1024x643.jpg 1024w, https://www.greatitalianfoodtrade.it/wp-content/uploads/2026/03/TAB-Caratteristiche-al-consumo-dei-vini-Montefalco-DOC-300x188.jpg 300w, https://www.greatitalianfoodtrade.it/wp-content/uploads/2026/03/TAB-Caratteristiche-al-consumo-dei-vini-Montefalco-DOC-768x482.jpg 768w, https://www.greatitalianfoodtrade.it/wp-content/uploads/2026/03/TAB-Caratteristiche-al-consumo-dei-vini-Montefalco-DOC-150x94.jpg 150w, https://www.greatitalianfoodtrade.it/wp-content/uploads/2026/03/TAB-Caratteristiche-al-consumo-dei-vini-Montefalco-DOC-696x437.jpg 696w, https://www.greatitalianfoodtrade.it/wp-content/uploads/2026/03/TAB-Caratteristiche-al-consumo-dei-vini-Montefalco-DOC-1068x671.jpg 1068w, https://www.greatitalianfoodtrade.it/wp-content/uploads/2026/03/TAB-Caratteristiche-al-consumo-dei-vini-Montefalco-DOC.jpg 1226w" sizes="(max-width: 696px) 100vw, 696px" /></a></p>
</div>
<div dir="auto">
<h3 id="3168112c-b3ab-8054-92ee-f14f87bd427e" class="">Etichettatura e confezionamento</h3>
</div>
<div dir="auto">
<p id="3178112c-b3ab-8090-82d5-d8caf437ae30" class="">Nell’etichettatura, designazione e presentazione dei vini Montefalco DOC:</p>
</div>
<div dir="auto">
<ul id="3178112c-b3ab-80ed-b604-f284ddbc74a4" class="bulleted-list">
<li>le <strong>specificazioni</strong> aggiuntive ‘bianco’, ‘rosso’, ‘Grechetto’ e ‘riserva’ devono figurare in etichetta al di sotto della dicitura ‘<strong>Montefalco</strong> Denominazione di Origine Controllata’, in caratteri di dimensioni non superiori, della stessa evidenza e colore;</li>
</ul>
</div>
<div dir="auto">
<ul id="3178112c-b3ab-8083-a1b7-e5bc243edac0" class="bulleted-list">
<li>è ammessa la menzione ‘<strong>vigna</strong>’, seguita dal relativo toponimo o nome tradizionale, a condizione che la vinificazione e la conservazione del vino avvengano in recipienti separati;</li>
</ul>
</div>
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<ul id="3178112c-b3ab-80a9-bbbb-dd084e0dc9a6" class="bulleted-list">
<li>è consentito l’uso del riferimento geografico più ampio, ‘<strong>Umbria</strong>’, separato dal nome geografico della denominazione e dalla menzione DOC, in caratteri di altezza inferiore con lo stesso font (tipo di carattere), stile, spaziatura, evidenza, colore;</li>
</ul>
</div>
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<ul id="3178112c-b3ab-801c-ad5c-ebd02dafd86a" class="bulleted-list">
<li>l’<strong>annata di produzione</strong> delle uve è sempre obbligatoria;</li>
</ul>
</div>
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<ul id="3178112c-b3ab-803e-a394-f82ad548bcc0" class="bulleted-list">
<li>è vietata l’aggiunta di qualificazioni aggiuntive diverse da quelle previste dal disciplinare di produzione, ivi compresi gli aggettivi: ‘extra’, ‘fine’, ‘selezionato’, ‘scelto’, ‘superiore’, ‘vecchio’ e similari (disciplinare, articolo 7 &#8211; <em>Etichettatura, designazione e presentazione</em>).</li>
</ul>
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<p id="3178112c-b3ab-8017-9a8d-d066d2c84e22" class="">Il confezionamento dei vini Montefalco DOP deve venire eseguito in bottiglie di vetro di volume non superiore a 18 litri, chiuse con tappo raso bocca, o con tappo a vite con capsula a vestizione lunga. Il tappo in sughero raso bocca è obbligatorio per il rosso riserva (disciplinare, articolo 8 &#8211; <em>Confezionamento</em>).</p>
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<h2 id="3178112c-b3ab-8014-9acf-f1e0dee41808" class="">Montefalco Sagrantino DOCG: l&#8217;eccellenza del vitigno autoctono</h2>
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<p id="3178112c-b3ab-80a1-9971-fb40bff60991" class="">La denominazione di origine controllata e garantita ‘<strong>Montefalco Sagrantino</strong>’ è riservata al vino rosso esclusivamente derivato da questo antico vitigno umbro, nelle tipologie ‘Secco’ e ‘Passito’, che risponda alle condizioni e ai requisiti prescritti dall’apposito disciplinare.</p>
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<h3 id="3188112c-b3ab-80ad-b965-daf264fb39b8" class="">Purezza e norme di vinificazione</h3>
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<p id="3178112c-b3ab-8096-9edf-d59eaa040018" class="">Il Sagrantino <strong>DOCG</strong> deve venire ‘<em>ottenuto dalle </em><em><strong>uve</strong></em><em> provenienti dai vigneti composti </em><em><strong>esclusivamente</strong></em><em> dal vitigno </em><em><strong>Sagrantino</strong></em>’. La zona di produzione è delimitata nei territori degli stessi comuni che ricadono nell’areale del Montefalco DOP. Similmente, la <strong>densità minima di impianto</strong> è stabilita in 4.000 ceppi per ettaro, con una distanza tra i filari non superiore ai 2,5metri lineari.</p>
</div>
<div dir="auto">
<p id="3188112c-b3ab-80ce-8672-d4cdbcd029b5" class="">La qualità superiore del Sagrantino DOCG si evince già dalle norme per la viticoltura, in articolo 4 del disciplinare, laddove:</p>
</div>
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<ul id="3188112c-b3ab-80f1-99d8-f5fd7bae0068" class="bulleted-list">
<li>la <strong>produzione massima di uva</strong> è di sole 8 t per ettaro di vigneto in coltura specializzata e di 2,5 kg per ceppo;</li>
</ul>
</div>
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<ul id="3178112c-b3ab-80bd-94cd-e00d6c2fccfc" class="bulleted-list">
<li>il <strong>titolo alcolometrico</strong> volumico naturale minimo delle <strong>uve</strong> è 12.50%; 13,50% per il vino secco con la menzione ‘Vigna‘; 17,00%, dopo l’appassimento, per le uve destinate alla tipologia ‘Montefalco Sagrantino’ Passito;</li>
</ul>
</div>
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<ul id="3188112c-b3ab-803c-91f6-f3c163616e73" class="bulleted-list">
<li>la <strong>resa massima</strong> dell&#8217;uva in vino non deve essere superiore al 65% per il Montefalco<br />
Sagrantino Secco (52 hl/ha) e al 35% riferito allo stato fresco dell&#8217;uva per la tipologia Passito (28 hl/ha).</li>
</ul>
</div>
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<h3 id="3188112c-b3ab-801e-ba48-dfda99903d0a" class="">Invecchiamento e affinamento: i segreti della longevità</h3>
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<p id="3188112c-b3ab-807f-ba54-cee0b577c7d7" class="">Il vino ‘Montefalco Sagrantino’ DOCG, in entrambe le tipologie Secco e Passito, deve venire sottoposto a:</p>
</div>
<div dir="auto">
<ul id="3188112c-b3ab-80bb-acd7-c8261468a4bb" class="bulleted-list">
<li>un periodo di <strong>invecchiamento obbligatorio</strong> di almeno <strong>33 mesi</strong>, a decorrere dal 1° dicembre dell’anno di produzione delle uve, di cui &#8211; per la sola tipologia Secco &#8211; almeno <strong>12 mesi in botti di rovere</strong> di qualsiasi dimensione;</li>
</ul>
</div>
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<ul id="3188112c-b3ab-80f8-8d0a-cbbe830bcc6f" class="bulleted-list">
<li>un ulteriore periodo di affinamento in bottiglia di almeno quattro mesi.</li>
</ul>
</div>
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<p id="3188112c-b3ab-80ac-b4ee-fb72ce1d7f2b" class="">‘Per quanto riguarda il vino “Montefalco Sagrantino” nella versione Passito viene ammessa, oltre all’appassimento naturale, la pratica del controllo dell’umidità. In questo caso gli ambienti possono essere soggetti al trattamento di deumidificazione e di eventuale abbassamento della temperatura ambientale. È comunque vietato il ricorso al riscaldamento’ (disciplinare, articolo 5 &#8211; <em>Norme per la vinificazione</em>).</p>
</div>
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<h3 id="3188112c-b3ab-80be-a8d8-f6d9af4d4fcd" class="">Sagrantino Montefalco DOCG, le caratteristiche al consumo</h3>
</div>
<div dir="auto">
<p id="3188112c-b3ab-8059-8bc6-cc8aae9874bf" class="">Il Montefalco Sagrantino si distingue per la sua struttura imponente e la sua longevità, declinandosi in due versioni storiche: il Secco, austero e armonico, e il Passito, che mantiene il carattere varietale in una veste dolce e vellutata (disciplinare, articolo 6 &#8211; <em>Caratteristiche al consumo</em>).</p>
</div>
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<h3 id="3188112c-b3ab-80b4-86ba-d830b35fcd8b">Confronto tra le tipologie Secco e Passito</h3>
<p><a href="https://www.greatitalianfoodtrade.it/vino-italiano/vini-montefalco-sagrantino-docg-doc-umbria/attachment/screenshot-140/" rel="attachment wp-att-83193"><img decoding="async" class="alignnone size-large wp-image-83193" src="https://www.greatitalianfoodtrade.it/wp-content/uploads/2026/03/TAB-Confronto-tra-le-tipologie-Secco-e-Passito--1024x498.jpg" alt="" width="696" height="338" srcset="https://www.greatitalianfoodtrade.it/wp-content/uploads/2026/03/TAB-Confronto-tra-le-tipologie-Secco-e-Passito--1024x498.jpg 1024w, https://www.greatitalianfoodtrade.it/wp-content/uploads/2026/03/TAB-Confronto-tra-le-tipologie-Secco-e-Passito--300x146.jpg 300w, https://www.greatitalianfoodtrade.it/wp-content/uploads/2026/03/TAB-Confronto-tra-le-tipologie-Secco-e-Passito--768x373.jpg 768w, https://www.greatitalianfoodtrade.it/wp-content/uploads/2026/03/TAB-Confronto-tra-le-tipologie-Secco-e-Passito--150x73.jpg 150w, https://www.greatitalianfoodtrade.it/wp-content/uploads/2026/03/TAB-Confronto-tra-le-tipologie-Secco-e-Passito--696x338.jpg 696w, https://www.greatitalianfoodtrade.it/wp-content/uploads/2026/03/TAB-Confronto-tra-le-tipologie-Secco-e-Passito--1068x519.jpg 1068w, https://www.greatitalianfoodtrade.it/wp-content/uploads/2026/03/TAB-Confronto-tra-le-tipologie-Secco-e-Passito-.jpg 1238w" sizes="(max-width: 696px) 100vw, 696px" /></a></p>
</div>
<div dir="auto">
<h2 id="3168112c-b3ab-8069-97b3-ea3076a376c0" class="">Abbinamenti</h2>
</div>
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<p id="3168112c-b3ab-8064-9854-dd878e436f89" class=""><strong>Montefalco Bianco DOC e Grechetto DOC:</strong> antipasti, zuppe e legumi, risotti, pesce, carni bianche, porchetta, formaggi freschi e torte rustiche.</p>
</div>
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<p id="3168112c-b3ab-801b-bcee-c7012c2ae688" class=""><strong>Montefalco Rosso DOC:</strong> salumi umbri, primi al ragù, carni arrosto e alla griglia, formaggi di media stagionatura.</p>
</div>
<div dir="auto">
<p id="3168112c-b3ab-8033-8027-fb000d70a72a" class=""><strong>Sagrantino DOCG secco:</strong> brasati, selvaggina, carni rosse importanti, formaggi stagionati a pasta dura (es. <a href="https://www.greatitalianfoodtrade.it/formaggi/parmigiano-reggiano-dop-1159/">Parmigiano Reggiano &gt;24 mesi</a>).</p>
</div>
<div dir="auto">
<p id="3168112c-b3ab-8092-b5a8-cf68bd5280b2" class=""><strong>Sagrantino DOCG passito:</strong> dessert al <a href="https://www.greatitalianfoodtrade.it/cioccolato/cioccolato-fondente/">cioccolato fondente</a>, pasticceria secca (es. <a href="https://www.greatitalianfoodtrade.it/biscotti/cantucci-toscani-igp/">cantucci</a>), formaggi erborinati (es. <a href="https://www.greatitalianfoodtrade.it/formaggi/gorgonzola-dop/">Gorgonzola DOP</a>); vino da meditazione.</p>
</div>
<div dir="auto">
<h2 id="3168112c-b3ab-8083-bf77-e55203c1753c" class="">Guida all’acquisto e opportunità per i buyer internazionali</h2>
</div>
<div dir="auto">
<p id="3168112c-b3ab-8036-b298-c04aea448b39" class=""><strong>Per buongustai</strong> — Privilegiare etichette biologiche certificate o con pratiche agronomiche a basso impatto; per il Sagrantino secco, valutare annate con almeno 5–8 anni di evoluzione per apprezzare la piena integrazione tannica; per il passito, preferire produttori con appassimenti naturali ben gestiti e residui zuccherini equilibrati.</p>
</div>
<div dir="auto">
<p id="3168112c-b3ab-80e0-a1a7-c341933bc178" class=""><strong>Per buyer professionali</strong> — Il distretto di Montefalco offre un posizionamento premium per carte vini ‘fine dining’ e retail specializzato. Puntare su verticali di Sagrantino (secco e passito) e su rossi DOC con forte identità territoriale. <strong>GIFT</strong> (Great Italian Food Trade) affianca gli acquirenti internazionali nella selezione di fornitori affidabili, con focus su produttori biologici, audit di filiera, supporto su logistica e conformità per l&#8217;export.</p>
</div>
<div dir="auto">
<h2 id="3168112c-b3ab-8000-aaa6-cddcc1effa27" class="">Conclusioni</h2>
</div>
<div dir="auto">
<p id="3168112c-b3ab-8024-924d-ece7ed942381" class="">La denominazione Montefalco è un presidio di biodiversità ampelografica, oltreché un fiore all’occhiello della DOP Economy italiana. La capacità del Sagrantino di evolvere nel tempo, unita al rigore dei controlli di filiera, garantisce ai mercati internazionali un prodotto di altissimo profilo qualitativo e identitario. Per gli operatori del settore, investire nel distretto di Montefalco significa puntare su un legame indissolubile tra territorio e innovazione enologica, pilastri fondamentali per il successo del comparto fine dining e retail globale.</p>
</div>
<div dir="auto">
<p id="3168112c-b3ab-801b-b456-f9d39228afc4" class=""><em>Dario Dongo</em></p>
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<div dir="auto"></div>
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<h3 id="3168112c-b3ab-801c-8d9b-e93c27b08c95" class="">Riferimenti</h3>
</div>
<div dir="auto">
<ul id="3168112c-b3ab-8070-a450-c1c4551399e7" class="bulleted-list">
<li>Confraternita del Sagrantino. <a href="https://confraternitadelsagrantino.it/index.php/disciplinare/">https://confraternitadelsagrantino.it</a></li>
</ul>
</div>
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<ul id="3168112c-b3ab-8016-9aa1-f8a0787d51d2" class="bulleted-list">
<li>Consorzio Tutela Vini Montefalco. Montefalco DOC — uvaggi e disciplinare vigente. <a href="https://www.consorziomontefalco.it/montefalco-doc/">https://www.consorziomontefalco.it/</a></li>
</ul>
</div>
<div dir="auto">
<ul id="3168112c-b3ab-8003-a579-cef063533446" class="bulleted-list">
<li>ISMEA &amp; Fondazione Qualivita. (2025). <em>Rapporto ISMEA-Qualivita 2025 sulle produzioni agroalimentari e vitivinicole italiane DOP, IGP e STG</em> (XXIII ed.). Edizioni Qualivita. <a href="https://www.ismea.it/flex/cm/pages/ServeAttachment.php/L/IT/D/1%252Fe%252F8%252FD.fefdd2e7c08546544955/P/BLOB%3AID%3D13512/E/pdf?mode=download">https://www.ismea.it/flex/cm/pages/ServeAttachment.php/L/IT/D/1%252Fe%252F8%252FD.fefdd2e7c08546544955/P/BLOB%3AID%3D13512/E/pdf?mode=download</a></li>
</ul>
</div>
<div dir="auto">
<ul id="3168112c-b3ab-80c8-b4de-ec462d8f9d56" class="bulleted-list">
<li>Ministero dell’agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste. (2023). Montefalco DOP (DOC): Disciplinare consolidato. MASAF. <a href="https://www.masaf.gov.it/flex/cm/pages/ServeBLOB.php/L/IT/IDPagina/19834">https://www.masaf.gov.it/flex/cm/pages/ServeBLOB.php/L/IT/IDPagina/19834</a></li>
</ul>
</div>
<div dir="auto">
<ul id="3168112c-b3ab-80c4-9b3b-fb18a8e06065" class="bulleted-list">
<li>Ministero dell’agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste. (2023). ‘Montefalco Sagrantino’ DOP (DOCG): Disciplinare consolidato<strong>. </strong>MASAF. <a href="https://www.masaf.gov.it/flex/cm/pages/ServeBLOB.php/L/IT/IDPagina/19833">https://www.masaf.gov.it/flex/cm/pages/ServeBLOB.php/L/IT/IDPagina/19833</a></li>
</ul>
</div>
<p>L'articolo <a href="https://www.greatitalianfoodtrade.it/vino-italiano/vini-montefalco-sagrantino-docg-doc-umbria/">Montefalco DOC e Sagrantino DOCG, eccellenze dell’Umbria</a> proviene da <a href="https://www.greatitalianfoodtrade.it">Gift</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
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		<item>
		<title>Prezzi alti, consumi alimentari ridotti. La 14a edizione di Osservatorio Immagino</title>
		<link>https://www.greatitalianfoodtrade.it/notizie/prezzi-alti-consumi-alimentari-ridotti-la-14a-edizione-di-osservatorio-immagino/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Marta Strinati]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 25 Jan 2024 08:09:44 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[NOTIZIE]]></category>
		<category><![CDATA['free from’ labelling]]></category>
		<category><![CDATA[aspartame]]></category>
		<category><![CDATA[consumi]]></category>
		<category><![CDATA[DOC]]></category>
		<category><![CDATA[DOCG]]></category>
		<category><![CDATA[free from]]></category>
		<category><![CDATA[GS1 Italy]]></category>
		<category><![CDATA[IGP]]></category>
		<category><![CDATA[IGT]]></category>
		<category><![CDATA[Osservatorio Immagino]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.greatitalianfoodtrade.it/?p=73787</guid>

					<description><![CDATA[<p>I consumi alimentari degli italiani si confermano contratti dall’impennata dei prezzi, anche nella 14a edizione dell’Osservatorio Immagino. Il nuovo rapporto di GS1 Italy incrocia le informazioni riferite sulle etichette di oltre 136mila prodotti con le rilevazioni di NielsenIQ sulle vendite in ipermercati e supermercati italiani nel periodo giugno 2022-giugno 2023. (1) Il metaprodotto di Osservatorio [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.greatitalianfoodtrade.it/notizie/prezzi-alti-consumi-alimentari-ridotti-la-14a-edizione-di-osservatorio-immagino/">Prezzi alti, consumi alimentari ridotti. La 14a edizione di Osservatorio Immagino</a> proviene da <a href="https://www.greatitalianfoodtrade.it">Gift</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>I consumi alimentari degli italiani si confermano contratti dall’impennata dei prezzi, anche nella 14a edizione dell’Osservatorio Immagino. Il nuovo rapporto di GS1 Italy incrocia le informazioni riferite sulle etichette di oltre 136mila prodotti con le rilevazioni di NielsenIQ sulle vendite in ipermercati e supermercati italiani nel periodo giugno 2022-giugno 2023. (1)</p>
<h2>Il metaprodotto di Osservatorio Immagino</h2>
<p><strong>Il metaprodotto Immagino</strong> è l’indicatore statistico che calcola il profilo nutrizionale medio di oltre 80mila prodotti. In questa edizione l’indicatore mostra il successo crescente delle proteine &#8211; nonché le lievi riduzioni di carboidrati, zuccheri, grassi e grassi saturi, Kcal &#8211; nelle scelte dei consumi alimentari degli italiani. Senza purtroppo indicare il trend del sale.</p>
<p><strong>La tabella nutrizionale media</strong> per 100g di prodotto si presenta così:</p>
<ul>
<li><strong>175,9 Kcal</strong>. In lievissimo calo (-1%, rispetto alla precedente rilevazione);</li>
<li><strong>grassi</strong>, 8,5g. Lieve diminuzione, -2,1%, grazie al minore apporto di categorie come olio di semi, olio extravergine di oliva, olio di oliva, tonno sott’olio, burro, merendine e maionese;</li>
<li><strong>grassi saturi</strong>, 2,9g. Minimo calo, -0,9%, legato ai minori consumi di olio di semi, olio extravergine, burro, gelati multipack, mozzarelle e pandoro, in parte controbilanciati dalla crescita dei consumi di uova di gallina e alimentazione sportiva;</li>
<li><strong>carboidrati</strong>, 19,3g (-1%);</li>
<li><strong>zuccheri</strong>, 7,3g (-1,4%). Tendenza che si deduce anche dal successo dei claim riferiti al ridotto contenuto di zuccheri, come vedremo;</li>
<li><strong>fibre</strong>, 2,1g (-0,2%). L’indicazione in etichetta della quantità di fibre è facoltativa e viene specificata soltanto su 49.275 prodotti. L’apporto medio si conferma ai livelli della precedente rilevazione, grazie all’effetto combinato del maggiore contributo di biscotti tradizionali, alimentazione sportiva, fagioli conservati, estrusi, creme spalmabili dolci, patatine, passata di pomodoro, pizze surgelate e sostitutivi del latte, unito al minor consumo di biscotti integrali/multicereali, surgelati vegetali naturali/frutta, farine/miscele, pasta di semola, pasta integrale/farro/kamut/base legumi e merendine;</li>
<li><strong>proteine,</strong> 6,7g (+1%). La crescita è trainata dai maggiori consumi medi di uova di gallina, alimenti per sportivi, dessert freschi, latte Uht, quarta lavorazione avicunicola, creme spalmabili dolci, formaggi grana e simili, biscotti tradizionali, piadine, pancarré e bevande base latte Uht.</li>
</ul>
<h2>L’italianità in declino</h2>
<p><strong>L’origine italiana</strong> degli alimenti &#8211; primo claim esaminato nella 14a edizione dell’Osservatorio Immagino &#8211; è evidenziata nell’etichetta di quasi 26mila prodotti. Tra questi, tuttavia, la tendenza è di un calo generalizzato delle vendite a volume (quelle a valore conservano sempre segno positivo a causa dei rincari). In dettaglio:</p>
<p><strong>&#8211; bandiera italiana</strong>. Il segno di riconoscimento più utilizzato (oltre 15mila prodotti) è quest’anno abbinato a una contrazione delle vendite del 4% a volume. Cresce invece il fatturato: le vendite a volume segnano +11,4%, per un giro d’affari complessivo di 6,5 mld di euro. Le categorie più penalizzate sono affettati, pizze surgelate e latte fresco.</p>
<p><strong>&#8211; 100% italiano</strong>. Gli 8.339 prodotti che riportano sulla confezione questo claim cedono il -4,1% a volume e guadagnano il +13,8% a valore. Il maggiore calo dei volumi riguarda affettati, birre alcoliche, verdure di quarta gamma e gelati multipack;</p>
<p><strong>&#8211; prodotto in Italia</strong>. Qui emerge il peggiore andamento dei segnali di italianità, con -7,9% di vendite a volume e un +4,6% a valore. Male sughi pronti base, uova da ricorrenza &gt;30 grammi, vini Doc e Docg italiani, pesce preparato panato surgelato e piatti pronti surgelati.</p>
<h2>Geographical Indications (GIs)</h2>
<p><strong>Le indicazioni DOP, DOP e DOCG</strong> compaiono su 4.494 prodotti, con un giro d’affari di quasi 1,5 miliardi di euro di nel canale supermercati e ipermercati. Complessivamente le vendite segnano -2,7% a valore e -2,6% a volume.</p>
<p><strong>Trainano il calo </strong>dei volumi soprattutto i vini DOC e DOCG, lo spumante charmat secco e lo spumante classico. Resistono invece i 1.286 prodotti DOP, che sviluppano il maggior fatturato (oltre 691 milioni di euro) e registrano il maggior tasso di crescita a valore (+11,8%), mantenendo stabili i volumi (+0,1%).</p>
<p><strong>IGP</strong> (Indicazione geografica protetta) e <strong>IGT</strong> (Indicazione geografica tipica) registrano a loro volta una contrazione delle vendite a volume (-7%) e un modesto rialzo di quelle a valore (+1,8%). Tra i 2.110 prodotti così etichettati, cedono in particolare affettati, pasta di semola e vini.</p>
<h2>Regione che vai</h2>
<p><strong>La depressione dei consumi</strong> tocca anche gli alimenti con origine regionale in evidenza. Gli oltre 10mila prodotti di questo paniere segnano un fatturato in crescita di +7,3% (a oltre 3 mld di euro) e vendite quantitative a -3,9%.</p>
<p><strong>Soltanto sei indicazioni</strong> di origine regionale aumentano le vendite:</p>
<p><strong>&#8211; Sardegna</strong>. Bene il latte Uht, male burro, verdure di quarta gamma, mozzarelle e birre alcoliche. I 623 prodotti <em>Made in Sardinia</em> mantengono i volumi (+0,5%) e accrescono il fatturato (+17,15), che vale 207 mln di euro;</p>
<p><strong>&#8211; Puglia</strong>. Dei 775 prodotti, tirano paste filate fresche, vino Igp e Igt, passata di pomodoro, mozzarelle, verdura di quarta gamma e formaggi da tavola interi e a porzioni. Nel complesso, le vendite segnano un +16,9% a valore e un +3,4% a volume;</p>
<p><strong>&#8211; Umbria</strong>. Tra i 225 prodotti umbri, soprattutto acque minerali gassate, non gassate e lievemente gassate, e passate di pomodoro accrescono le vendite in GDO. Complessivamente i volumi venduti crescono del +3,2% e il giro d’affari del +15%, sfiorando i 144 milioni di euro;</p>
<p><strong>&#8211; Molise</strong>. Questa indicazione regionale ottiene i migliori risultati dell’anno: +26,9% le vendite a valore e +7,5% a volume. Tra i 144 prodotti, che hanno sfiorato i 113 milioni di euro di sell-out, spiccano per crescita la pasta di semola e la passata di pomodoro;</p>
<p><strong>&#8211; Basilicata</strong>. Con appena 45 prodotti, l’indicazione di origine lucana vale 22 milioni di euro. Le vendite crescono a valore (+9%) e a volume (+2,6%). Merito soprattutto delle fragole;</p>
<p><strong>&#8211; Valle d’Aosta</strong>. Trend positivo sia nei volumi (+6,6%), grazie a quarta lavorazione avicunicola (preparati precotti a base pollo e tacchino) e formaggi da tavola a fette, sia nei valori delle vendite (+13,8%). I 31 prodotti etichettati come valdostani valgono quasi 10 mln di euro.</p>
<h2>Free from, pochi zuccheri e niente aspartame</h2>
<p><strong>Tra i 16 claim</strong> relativi al mondo del free from, che vale quasi 8 mld di euro (+11,8%, ma -4,4% a volume), soltanto quelli relativi agli zuccheri sono associati a un incremento numerico delle vendite, trainate da dessert freschi, bevande base frutta 30-99%, basi, biscotti tradizionali e yogurt da bere:</p>
<ul>
<li><strong>‘pochi zuccheri’</strong>, +8,3% a volume e +23,6% a valore;</li>
<li><strong>‘senza zuccheri aggiunti’</strong>, +12,1% a volume e +27% in valore. Questo claim, osserviamo, può venire letto quasi sempre anche come ‘con edulcoranti’. In sostanza, non si rinuncia al gusto dolce ma si vira sui dolcificanti acalorici, talvolta problematici.</li>
</ul>
<p><strong>Emblematico</strong> il caso dell’edulcorante di sintesi aspartame, <a href="https://www.foodtimes.eu/it/consumatori-e-salute/laspartame-e-un-possibile-cancerogeno-secondo-iarc/">classificato come probabile cancerogeno dalla IARC</a> e tuttora autorizzato nonché presente in numerosi alimenti.</p>
<p><strong>I consumatori più accorti</strong> hanno imparato a evitarlo. Il rapporto dell’Osservatorio Immagino riferisce infatti che il claim ‘senza aspartame’, presente su soli 66 prodotti, sostiene le vendite in valore (+10,1%) e volume (+2,8%).</p>
<h2>‘Senza antibiotici’ e gli altri free from</h2>
<p><strong>I primi tre claim </strong>in termini di fatturato nel paniere free from replicano lo schema che seguono quasi tutti i panieri:</p>
<ul>
<li><strong>‘senza conservanti’</strong>, presente su 4.351 prodotti per un giro d’affari di oltre 2,7 mld di euro, segna +8,3% a valore e -8,2% a volume. Il calo è generalizzato ma particolarmente accentuato per per specialità salate surgelate e maionese, calati anche a valore;</li>
<li><strong>‘pochi grassi’</strong>, individuato sulle etichette di 3.168 prodotti, è associato a un aumento del fatturato (+15,3%, fino a oltre 1,7 mld di euro) e un calo numerico delle vendite di -2,2%. Bene i dessert freschi, male affettati e snack dolci;</li>
<li><strong>‘senza olio di palma’</strong>, terzo claim per giro d’affari, compare su 2.629 prodotti. Il fatturato è cresciuto di +12,1%, fino a 1,5 mld di euro, ma le vendite sono diminuite a volume di -4,1%. Pasticceria, quarta lavorazione avicunicola, biscotti tradizionali e merendine sono stati i mercati a maggiore crescita; pancarré, snack dolci, pane bauletto, cereali per la prima colazione e creme spalmabili dolci quelle in calo.</li>
</ul>
<p><strong>Tra i claim ‘emergenti’</strong>, finalmente, ‘<strong>senza antibiotici</strong>’ &#8211; su 330 prodotti &#8211; registra un deciso aumento del fatturato (+20,1%), che ha superato i 273 milioni di euro, sia pur con lieve calo dei volumi (-0,8%). Crescono le uova e calano le specialità ittiche e i surgelati di pesce al naturale.</p>
<h2>Il paniere dei ‘rich in’</h2>
<p><strong>Il paniere</strong> del ‘rich in’, rispetto ai 12 mesi anteriori al giugno 2023, ha mostrato la maggior capacità di tenuta dei volumi, calati solo del -0,9%, e la più alta crescita del fatturato, aumentato del +13,9%.</p>
<p><strong>Dei 12 claim</strong> rilevati da Osservatorio Immagino, soltanto tre sono associati a un aumento numerico delle vendite:</p>
<p><strong>&#8211; ‘proteine’</strong> è primo per giro d’affari, seguito da ‘fibre’ e ‘vitamine’.  Sviluppa un giro d’affari di 1,7 mld di euro,+19,6%, a valore e +4,5% in volumi. I prodotti traino sono dessert freschi, latte fresco, alimenti per sportivi, formaggi grana e simili;</p>
<p><strong>&#8211; ‘fermenti lattici’</strong> cresce sia a valore (+15,4%) sia a volume (+1,3%). I 541 prodotti con questo claim in etichetta valgono oltre 405 milioni di euro. I migliori risultati emergono per latte fermentato/kefir, crescenza, yogurt intero e freschi industriali;</p>
<p><strong>&#8211; ‘magnesio’</strong> cresce anch’esso sia a valore (+10,8%) sia a volume (+2,9%). L’Osservatorio Immagino l’ha individuato sulle etichette di 438 prodotti che hanno sviluppato 126 milioni di euro di vendite. Cereali per la prima colazione, camomilla, alimentazione sportiva e integratori sono le categorie best performer a volume.</p>
<h2>Allergeni appesantiti dai caro prezzi</h2>
<p><strong>Gli alimenti </strong>accompagnati dalla indicazione in etichetta dell’assenza di un allergene sono 10.959 per un giro d’affari di oltre 4,7 miliardi di euro. Il paniere complessivamente registra un aumento del fatturato di +9,5% e un calo delle vendite numeriche di -4,8%.</p>
<ul>
<li><strong>‘Senza glutine’</strong> rimane primo in questo paniere per fatturato (&gt;3,2 mld di €) e numero di prodotti (8.594). Come da copione, sale il fatturato (+6,1%) e calano i volumi venduti (-6,8%). Male affettati, maionese, uova di Pasqua e würstel.</li>
<li><strong>Il logo ‘gluten free’ </strong>con la spiga barrata di Associazione italiana celiachia (AIC) compare su 1.972 prodotti, che valgono un giro d’affari di quasi € 668 mln (+4,5%), a fronte però di un importante calo dei volumi (-7,5%). Male in particolare affettati e omogeneizzati, surgelati vegetali naturali/frutta, creme spalmabili dolci, yogurt greco colato skyr, confetture e spalmabili base frutta, e i surgelati.</li>
</ul>
<h2>Free from lattosio e uova</h2>
<p><strong>A questo trend </strong>due claim fanno eccezione:</p>
<p><strong>&#8211; ‘senza lattosio’</strong> è secondo in classifica per fatturato (€ &gt;1,9 mld) e assortimento (2.727 prodotti) e si aggiudica la migliore performance annuale del paniere, con vendite di +16,6% a valore e +0,9% a volume. Crescono a volume soprattutto dessert freschi, grana e simili, yogurt funzionale e bevande base latte Uht.</p>
<p><strong>&#8211; ‘senza uova’</strong> è invece ultimo in classifica con appena 166 referenze ed € 26 mln di fatturato. Spicca invece per la crescita annua delle vendite a volume, +2,6%. Molto bene pasta fresca non ripiena, pasta fresca senza glutine e biscotti salutistici.</p>
<h2>Vegetariano e dintorni</h2>
<p><strong>Nel paniere</strong> dei claim relativi allo stile di vita rientrano 13.000 prodotti per un giro d’affari di 4 mld di euro in supermercati e ipermercati.</p>
<ul>
<li><strong>‘Veg’</strong>, cioè vegano e/o vegetariano, è il claim che vale oltre 2,3 mld di euro di vendite. I 4.800 prodotti così presentati hanno aumentato il fatturato di +11,8%, ma a prezzo di un calo dei volumi venduti pari a -2,8%, in particolare in maionese, mozzarelle e yogurt greco.</li>
<li><strong>‘Vegetariano’</strong>, rilevato su oltre 2mila prodotti, traina il fatturato di +12,3%, fino a 1,6 mld di euro. Calano di -2,6% i volumi. Male maionese, mozzarelle, yogurt greco colato skyr, estrusi, formaggi da tavola in fette, formaggi da tavola interi/porzionati e salse/spalmabili vegetali.</li>
<li><strong>‘Vegano’.</strong> Stesso trend dei due precedenti claim. I 3.630 prodotti etichettati come vegani aumentano il fatturato di +10,4%, fino a superare 1,1 mld di euro, ma cedono nelle vendite a volume di -2,3%. Male estrusi, surgelati vegetali naturali/frutta, altri infusi e salse/spalmabili vegetali.</li>
</ul>
<h2>La certificazione biologica</h2>
<p><strong>Il claim ‘bio’ </strong>è il più diffuso (8.259 prodotti) del paniere nonché terzo per giro d’affari (1,2 mld di euro). Il fatturato cresce (+2,3%), ma i volumi calano in misura significativa (-8,4%). Male latte fresco, gallette, pasta integrale/farro/kamut/base legumi, confetture e spalmabili a base di frutta.</p>
<p><strong>Le rilevazioni</strong>, ricordiamo, considerano le vendite in supermercati e ipermercati. Non tengono conto, quindi, dei canali ulteriori di distribuzione del biologico, come negozi specializzati, mercati ed ecommerce.</p>
<h2>Kosher e halal</h2>
<p><strong>Le certificazioni</strong> kosher e halal, che identificano i prodotti realizzati nel rispetto dei dettami religiosi ebrei e musulmani, hanno andamenti variabili.</p>
<ul>
<li><strong>Kosher</strong> è rilevato su 1.663 prodotti che valgono 894 mln di euro di fatturato, in crescita di +11,2% mentre scendono i volumi di -4,5%. Male olio extravergine di oliva, cereali per la prima colazione, creme spalmabili dolci, praline e cioccolatini, confetture e spalmabili base frutta.</li>
<li><strong>Halal</strong> compare su 504 prodotti certificati, che crescono a valore di +17,2% e &#8211; caso eccezionale nel paniere &#8211; anche a volume, +2%. In aumento i volumi venduti di pasta di semola, grana e simili, caramelle e snack dolci.</li>
</ul>
<h2>Gli ingredienti benefici</h2>
<p><strong>In ciascuno dei sette gruppi</strong> in cui vengono organizzati gli ingredienti benefici c’è qualche dato positivo anche in volume. Complessivamente, invece, le vendite dei 13.667 prodotti di questo paniere sono cresciute in valore (+11,2%), fino a un giro d’affari di oltre 4,3 mld di euro, a causa del caro prezzi, ma sono diminuite in volume, -2,8%.</p>
<p><strong>1 &#8211; Traditional</strong>. In questo gruppo, soltanto il claim ‘<strong>caramello</strong>’ aumenta i volumi di vendita di +10%, ma a fronte di un aumento a valore di +41,4%. Il claim ‘<strong>cacao</strong>’ supera il miliardo di euro di giro d’affari, cresciuto di +9,4% solo per i rincari. Le vendite a volume infatti scendono di -4,2%, a causa delle creme spalmabili dolci.</p>
<p><strong>2 &#8211; Superfruit</strong>. Tre claim mostrano un risultato brillante. ‘<strong>Avocado</strong>’ si conferma molto apprezzato dagli italiani. Le 65 referenze che lo richiamano in etichetta hanno aumentato del +37,1% il giro d’affari, ormai superiore ai 34 mln di euro, e del +22,2% i volumi venduti. ‘<strong>Anacardi</strong>’ cresce di +15,5% a valore e +7% a volume. Compare su 242 prodotti per un fatturato di 56 mln di euro. ‘<strong>Acqua di cocco’</strong>, infine, esprime una nicchia di 1,6 mln di euro per 11 referenze, ma segna +8% a valore e +4,3% a volume.</p>
<p><strong>3 &#8211; Supercereali e farine</strong>. Anche in questo gruppo (2.221 prodotti) tre claim, in controtendenza, trainano le vendite anche a volume. ‘<strong>Avena</strong>’ su 623 prodotti segna +18,4% a valore, fino a un fatturato di oltre 298 mln di euro. Segno positivo anche per le vendite a volume (+6%), grazie soprattutto a sostitutivi del latte Uht, cracker e biscotti integrali. Stesso trend per ‘<strong>Farina di riso</strong>’ (+16,4% a valore, +2,2% a volume) e ‘<strong>olio di riso</strong>’, che compare su appena 20 prodotti, +14,2% a valore e +3% a volume.</p>
<p><strong>4 &#8211; Dolcificanti</strong>. I due claim monitorati hanno andamento opposto. ‘<strong>Zucchero di canna</strong>’ perde ben -8,7% di vendite a volume e aumenta quelle a valore di solo +3,7%. ‘<strong>Stevia</strong>’ è invece in crescita sia a valore (+8,5%), sia a volume (+3,7%), soprattutto grazie a bevande a base di tè, alimenti per sportivi e infusi.</p>
<p><strong>5 &#8211; Semi</strong>. Andamento dimesso per i prodotti con i cinque claim relativi ai semi. ‘<strong>Semi di lino</strong>’, primo per giro d’affari con 152 mln di euro, emerge anche per la crescita annua a valore (+20,4%) e &#8211; unico del micro paniere, a volume (+5,2%), grazie anche alla performance del tonno sott’olio. Molto male ‘<strong>semi di canapa</strong>’, -19,4% a volume e -14,7% in valore per i 52 prodotti accompagnati da questo claim, che valgono 3 mln di euro.</p>
<p><strong>6 &#8211; Spezie</strong>. Il gruppo conta 896 prodotti con oltre 88 milioni di euro di fatturato ed è conforme alla tendenza generale con un andamento negativo, -2,3% a valore e -9,5% a volume. Per ‘<strong>zenzero</strong>’ vendite in calo di -1,2% a valore e -8,8% a volume, soprattutto per tè e altri infusi. ‘<strong>Curcuma</strong>’ perde -8,6% a valore e -15,8% a volume. ‘<strong>Cannella</strong>’, infine, perde -2,8% a valore e -9,1% a volume.</p>
<p><strong>7 &#8211; Superfood</strong>. La star del gruppo è ‘<strong>spirulina</strong>’, con vendite impennate a due cifre sia a valore (26,5%) sia a volume (16,2%) trainate da pasta senza glutine e succhi freschi. 38 prodotti contengono la portentosa alga. In espansione anche la vendita dei 36 prodotti con tè ‘<strong>matcha</strong>’ (tè e gelati dessert): +7,6% a valore e +0,5% a volume. Molto male, infine, ‘<strong>bacche di goji</strong>’, -24,6% a valore e -27,4% a volume, e ‘<strong>açai</strong>’, -21,8% a valore e -27,3% a volume.</p>
<h2>Il bello della lavorazione artigianale</h2>
<p><strong>Il metodo di lavorazione</strong> degli alimenti viene esplicitato con nove claim su 3.897 prodotti. Due sole indicazioni sono associate a un aumento delle vendite a volume:</p>
<p><strong>&#8211; ‘artigianale’ </strong>è stato rilevato su 750 prodotti (come pizza surgelata, affettati, pasta fresca e altri formaggi freschi a pasta filata) ed è associato a una crescita record delle vendite, sia a volume (+33,9%) sia a valore (+40,8%), superando i 144 mln di euro di fatturato;</p>
<p><strong>&#8211; ‘non fritto’</strong> compare su 372 prodotti. Estrusi e panetti croccanti sono tra gli alimenti con tendenza più dinamica. Il paniere vale 114 mln di euro, in crescita di +13,9%. Le vendite a volume sono aumentate di +1,3%.</p>
<p><strong>Il trend dei primi tre </strong>claim per giro d’affari ricalca lo schema dettato dal caro-prezzi:</p>
<p><strong>&#8211; ‘estratto a freddo’ </strong>compare su 348 prodotti, concentrati nell’olio extravergine di oliva, che valgono quasi 277 mln di euro. Il fatturato è cresciuto di +13,5%, mentre le vendite a volume sono scese di -5,9%;</p>
<p><strong>&#8211; ‘trafilato’</strong> qualifica 1.295 prodotti, essenzialmente la pasta. Vale un giro d’affari di oltre 268 mln di euro, aumentato di +12,3%. Anche in questo caso, le vendite a volume diminuiscono di ben -8%. Simile l’andamento dell’altro claim tipico della pasta secca, ‘<strong>essiccazione</strong>’, che compare su 317 prodotti e vale un fatturato di 115 mln di euro, aumentato di +4,3%, ma con vendite a volume in discesa (-10,1%), soprattutto su pasta di semola, kamut e farro;</p>
<p><strong>&#8211; ‘lavorato a mano’</strong>, terzo claim per fatturato (oltre 153 mln di euro per 356 prodotti), aumenta le vendite a valore (+6,5%) e diminuisce quelle a volume (-6,9%). Male tonno sott’olio, tonno ricettato con contorno, affettati e secondi piatti a base di pesce.</p>
<h2>Texture morbida e fragrante</h2>
<p><strong>La consistenza degli alimenti</strong> viene descritta in etichetta attraverso 11 claim. Anche in questo paniere, rileva la 14a edizione di Osservatorio Immagino, si ripropone un aumento del fatturato (+15,4%) e un calo di vendite (-2,3%), soprattutto per i claim ‘sottile’, ‘croccante’, ‘soffice’ e ‘ripieno’.</p>
<p><strong>Soltanto due claim</strong> accrescono le vendite anche a volume:</p>
<p><strong>&#8211; ‘morbido’,</strong> segnalato su circa 1.000 prodotti vale quasi 569 mln di euro. È il claim di maggiore successo nei 12 mesi monitorati, con una crescita a valore di +18,5% e a volume di +1,4%, grazie soprattutto a pancarré, pane bauletto e pane da tramezzini;</p>
<p><strong>&#8211; ‘fragrante’</strong> qualifica 272 prodotti. È primo per incremento del fatturato, +18,7%, fino a quasi 162 mln di euro, e mantiene sostanzialmente stabili le vendite a volume (+0,5%).</p>
<p><em>Marta Strinati</em></p>
<h3>Note</h3>
<p>(1) Osservatorio Immagino, quattordicesima edizione 2023 • 2. GS1 Italy Servizi<br />
<a href="https://servizi.gs1it.org/osservatori/osservatorio-immagino-14/">https://servizi.gs1it.org/osservatori/osservatorio-immagino-14/</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.greatitalianfoodtrade.it/notizie/prezzi-alti-consumi-alimentari-ridotti-la-14a-edizione-di-osservatorio-immagino/">Prezzi alti, consumi alimentari ridotti. La 14a edizione di Osservatorio Immagino</a> proviene da <a href="https://www.greatitalianfoodtrade.it">Gift</a>.</p>
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		<item>
		<title>Prosecco e Prošek, spumante e vino da dessert. Sinergie possibili</title>
		<link>https://www.greatitalianfoodtrade.it/notizie/prosecco-e-prosek-sinergie-possibili/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Dario Dongo]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 10 Dec 2021 06:34:32 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[NOTIZIE]]></category>
		<category><![CDATA[DOC]]></category>
		<category><![CDATA[pesticidi]]></category>
		<category><![CDATA[Prosecco]]></category>
		<category><![CDATA[Prošek]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il 22.9.21 la Commissione europea ha pubblicato in Gazzetta Ufficiale la domanda di riconoscimento della menzione tradizionale del vino da dessert Prošek, da parte della Croazia. L’Italia si è opposta, deducendo il rischio di confusione con lo spumante Prosecco, che è oggi il vino DOC italiano più consumato a livello planetario e registra una continua [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Il 22.9.21 la Commissione europea ha pubblicato in Gazzetta Ufficiale la domanda di riconoscimento della menzione tradizionale del vino da dessert Prošek, da parte della Croazia.</p>
<p>L’Italia si è opposta, deducendo il rischio di confusione con lo spumante Prosecco, che è oggi il vino DOC italiano più consumato a livello planetario e registra una continua crescita dell’export.</p>
<p>I due vini hanno peraltro storie e caratteristiche diverse, complementari e non affatto concorrenti. Perché allora non creare sinergie, anziché sprecare soldi in battaglie tra campanili?</p>
<h2>Prosecco e Prošek, spumante italiano e vino da dessert croato</h2>
<p><strong>Prosecco e Prošek</strong> hanno nomi simili e provengono da aree relativamente vicine. I due vini si distinguono però sotto diversi aspetti, dalle uve alle pratiche enologiche, le proprietà organolettiche e le occasioni di consumo:</p>
<p><strong>&#8211; il Prosecco</strong>, come si è visto, (1) viene realizzato con uva Glera nei territori del Veneto e Friuli-Venezia Giulia. Lo scrittore e viaggiatore inglese Fynes Moryson (1566-1630) riferisce che il ‘<em>Pucinum, ora chiamato Prosecho</em>’, fosse già ‘<em>celebrato da Plinio&#8217;</em> il Vecchio (23-79 AD), autore della <em>Naturalis Historia</em>. Le uve vengono raccolte tra metà agosto e inizio settembre, mentre i mosti sono fermentati in autoclave con metodo Martinotti (o Charmat). È uno spumante DOC per ogni tasca, con varie declinazioni che raggiungono una qualità superiore nelle DOCG del Conegliano-Valdobbiadene, (2)</p>
<p><strong>&#8211; il Prošek</strong> è invece un vino da dessert caratteristico della Dalmazia centrale e meridionale, nelle zone di Dalmatinska zagora, Sjeverna Dalmacija, Srednja i Južna Dalmacija e Dingač. Le uve di varietà tradizionali locali vengono lasciate appassire sui grappoli oltre il periodo di maturazione, per ottenere almeno 150° Oe (gradi Oechsle) di zucchero. Il vino ha sapore dolce e colore che ‘<em>varia dal giallo scuro con tonalità di oro vecchio fino a rossastro con sfumature brune</em>’, con un titolo alcolometrico effettivo minimo di 13%. La sua tradizione produttiva è stimata risalire al 1800.</p>
<h2>Prošek, la domanda di riconoscimento</h2>
<p><strong>La Croazia</strong> aveva presentato domanda di protezione del Prošek l’11.12.13, all’indomani del suo ingresso in UE (1.7.13). La relativa procedura era stata però temporaneamente sospesa, a causa della complessità tecnica della preparazione di questa e alcune altre domande.</p>
<p><strong>La domanda </strong>di riconoscimento della menzione tradizionale è stata ripresentata a Bruxelles nel luglio 2021, dopo la messa a punto delle formalità necessarie. Ed è stata accolta preliminarmente, previa verifica dell’esistenza dei presupposti per la sua ammissibilità.</p>
<h2>Prošek, opposizione alla domanda</h2>
<p><strong>L’Italia</strong> &#8211; attraverso il ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali (MiPAAF) &#8211; ha trasmesso alla Commissione Europea, il 9.11.21, un’opposizione al riconoscimento della menzione tradizionale Prošek. Deducendo, in un <em>dossier</em> di 14 pagine, l’omonimia tra i due vini e l’anteriorità di quello italiano.</p>
<p><strong>Ai tempi del dominio asburgico</strong> infatti, il vino Prosecco delle colline ora italiane veniva chiamato Prosek nella lingua germanica. La sua storia è documentata in alcune carte geografiche di Trieste e dintorni che risalgono al 1585, nonché a un accordo del 1382 con il duca d’Austria. E i produttori italiani temerebbero la confusione dei consumatori globali tra i due prodotti.</p>
<h2>Tanto rumore per nulla</h2>
<p><strong>Il vociare tra Roma e Zagabria</strong> potrà proseguire per anni. A Bruxelles, tra contro-deduzioni e contro-repliche, in attesa che la Commissione europea adotti una decisione. E in Lussemburgo, alla <em>European Court of Justice </em>(ECJ), dopo che Bruxelles avrà deciso. La controversia costerà milioni di euro in risorse pubbliche e private ma non apporterà alcun concreto beneficio alle parti in causa, quale che sia l’esito.</p>
<p><strong>Il caso ‘Friulano’ </strong>dovrebbe insegnare qualcosa. I produttori locali decisero di rinominare così il loro vino, dopo che la ECJ nel 2007 riconobbe il diritto dell’Ungheria alla rivendicazione esclusiva delle parole Tokaji, Tocai e simili sui vini (4,5). Anni di battaglie per ottenere un cambio di nome che non ha inciso per nulla su vendite e prezzi dell’uno e dell’altro vino, anche in quel caso molto diversi tra loro.</p>
<h2>Sfide e opportunità</h2>
<p><strong>Le vere sfide </strong>da affrontare nel settore vitivinicolo attengono alla sostenibilità socio-ambientale ed economica delle produzioni. E in effetti:</p>
<p>&#8211; il Prosecco DOC &#8211; al di là dei volumi di vendite ed export &#8211; ancora stenta a raggiungere prezzi medi degni dei costi di bottiglie, tappi e capsule,</p>
<p>&#8211; i vitigni non bio hanno un impatto ambientale gravoso, a causa degli elevati consumi di erbicidi e pesticidi ove il Veneto infatti primeggia,</p>
<p>&#8211; la conversione al bio &#8211; che potrebbe migliorare la vita delle popolazioni, oltre ai prezzi e ai margini, richiede investimenti importanti.</p>
<h2>Sinergie possibili</h2>
<p><strong>Gli areali di produzione </strong>di Prosecco e Prošek distano poche centinaia di chilometri, i suoli e i microclimi potrebbero avere caratteristiche almeno in parte comuni, l’Italia è uno dei Paesi fondatori e la Croazia l’ultimo benvenuto in Unione Europea. I due Paesi tra l’altro hanno solide relazioni economiche.</p>
<p><strong>Il dibattito </strong>Prosecco-Prošek potrebbe venire utilmente convertito in una sinergia a cui dedicare appositi programmi co-finanziati dall’UE, grazie ai quali entrambi i gruppi di produttori potrebbero:</p>
<p>&#8211; sperimentare l’innovazione agronomica (es. biostimolanti, micorrize), per migliorare lo stato di salute dei suoli e ridurre l’impatto ambientale delle colture. Fino a ottenere la conversione al biologico, in condizioni di economia,</p>
<p>&#8211; promuovere nel mondo la qualità e sostenibilità dei due vini. Oltreché quella dei relativi territori, a loro volta meritevoli di visita anche nella prospettiva dell’enoturismo.</p>
<p><em>Dario Dongo</em></p>
<h3>Note</h3>
<p>(1) Francesco Dalla Riva. <em>Prosecco, bollicine italiane tra storia e modernità.</em> GIFT (<em>Great Italian Food Trade</em>). 5.6.18, <a href="https://www.greatitalianfoodtrade.it/vino-italiano/prosecco/prosecco-bollicine-italiane-tra-storia-e-modernita/">https://www.greatitalianfoodtrade.it/vino-italiano/prosecco_1/prosecco-bollicine-italiane-tra-storia-e-modernità</a></p>
<p>(2) Francesco Dalla Riva. <em>Prosecco di Conegliano – Valdobbiadene DOCG, 150 anni di buon vino.</em> GIFT (<em>Great Italian Food Trade</em>). 9.6.18, <a href="https://www.greatitalianfoodtrade.it/vino-italiano/prosecco_1/prosecco-di-conegliano-valdobbiadene-docg-150-anni-di-buon-vino">https://www.greatitalianfoodtrade.it/vino-italiano/prosecco_1/prosecco-di-conegliano-valdobbiadene-docg-150-anni-di-buon-vino</a></p>
<p>(3) <em>Pubblicazione di una domanda di protezione di una menzione tradizionale a norma dell’articolo 28, paragrafo 3, del regolamento delegato (UE) 2019/33 della Commissione che integra il regolamento (UE) n. 1308/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio per quanto riguarda le domande di protezione delle denominazioni di origine, delle indicazioni geografiche e delle menzioni tradizionali nel settore vitivinicolo, la procedura di opposizione, le restrizioni dell’uso, le modifiche del disciplinare di produzione, la cancellazione della protezione nonché l’etichettatura e la presentazione Pubblicazione di una domanda di protezione di una menzione tradizionale a norma dell’articolo 28, paragrafo 3, del regolamento delegato (UE) 2019/33 della Commissione che integra il regolamento (UE) n. 1308/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio per quanto riguarda le domande di protezione delle denominazioni di origine, delle indicazioni geografiche e delle menzioni tradizionali nel settore vitivinicolo, la procedura di opposizione, le restrizioni dell’uso, le modifiche del disciplinare di produzione, la cancellazione della protezione nonché l’etichettatura e la presentazione C/2021/6742</em>. Su Europa-Lex, <a href="https://bit.ly/3lRMxuO">https://bit.ly/3lRMxuO</a></p>
<p>(4) L&#8217;accordo stipulato nel 1993 tra la Comunità europea e la Repubblica d&#8217;Ungheria sulla protezione e il controllo reciproci delle denominazioni dei vini prevedeva infatti che le indicazioni geografiche elencate in Allegato all&#8217;Accordo, tra cui il termine Tokaj, fossero riservate esclusivamente ai vini originari dell&#8217;Ungheria</p>
<p>(5) European Court of Justice, sentenza 12.6.08. Casi riuniti C-23/07 e C-24/07. <a href="https://bit.ly/3ycmELt">https://bit.ly/3ycmELt</a></p>
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		<title>Vino bio, un 2016 da leoni. Cresce anche lo spumante, e piace il bag in box</title>
		<link>https://www.greatitalianfoodtrade.it/notizie/vino-bio-un-2016-leoni-cresce-anche-lo-spumante-piace-bag-box/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione GIFT]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 15 Mar 2017 15:02:02 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[NOTIZIE]]></category>
		<category><![CDATA[denominazioni di origine]]></category>
		<category><![CDATA[DOC]]></category>
		<category><![CDATA[DOCG]]></category>
		<category><![CDATA[GDO]]></category>
		<category><![CDATA[vino bianco]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Crescita straordinaria per il vino bio, che nel 2016 è decisamente uscito dalla nicchia affermandosi sugli scaffali con una crescita delle vendite del 25,7%. Bene anche lo spumante, mentre cala l&#8217;interesse per il vino confezionato in modo diverso dalla classica bottiglia in vetro da 750ml. A eccezione del bag in box. Sono dati molto positivi, [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Crescita straordinaria per il vino bio, che nel 2016 è decisamente uscito dalla nicchia affermandosi sugli scaffali con una crescita delle vendite del 25,7%. Bene anche lo spumante, mentre cala l&#8217;interesse per il vino confezionato in modo diverso dalla classica bottiglia in vetro da 750ml. A eccezione del bag in box. </span></span></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Sono dati molto positivi, quelli contenuti nel rapporto dell&#8217;IRI sull&#8217;andamento delle vendite di vino nella GDO (Grande Distribuzione Organizzata), il primo canale di vendita del vino, con 505 milioni di litri nel 2016, per un valore di 1 miliardo e mezzo di euro. La ricerca sarà presentata a Vinitaly, a Verona dal 9 al 12 aprile 2017. Ma le anticipazioni meritano un brindisi.</span></span></span></p>
<h3><strong><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Premiato il vino bio</span></span></span></strong></h3>
<p><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Il rapporto evidenzia la ripresa del mercato interno, diretta dalla ricerca dei prodotti migliori. Il vino bio cresce in misura straordinaria, confermando la propensione dei consumatori italiani per il biologico, dall&#8217;ortofrutta, alle granaglie e ai prodotti trasformati. Il solo vino bio venduto attraverso la GDO ha raggiunto nel 2016 2 milioni e mezzo di litri venduti. Pari a un incremento in volume delle vendite del 25,7%.</span></span></span></p>
<h3><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><strong><b>Bollicine a go-go</b></strong> </span></span></span></h3>
<p><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Anche lo spumante segna un risultato molto positivo. Non solo in termini di vendite. Nel 2016 i volumi acquistati nei supermercati sono cresciuti a 54 milioni di litri, con un incremento di oltre il 7%, il doppio in confronto all&#8217;anno precedente. A caratterizzarne l&#8217;andamento è inoltre la destagionalizzazione delle bollicine. Segno che lo spumante è scelto anche fuori dalle ricorrenze, come aperitivo o vino per pasteggiare.</span></span></span></p>
<h3><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><strong><b>Prima la bottiglia, poi il bag in box</b></strong></span></span></span></h3>
<p><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">La superiorità della classica bottiglia in vetro da 750ml è indiscutibile. Peraltro, anche in termini di conservazione del vino si è recentemente confermata come la soluzione ideale, in una ricerca condotta dall&#8217;Università del Piemonte Orientale.</span></span></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Tra gli imballaggi alternativi al vetro continua ad affermarsi il bag in box, comodo e leggero. Nel corso del 2016 ha veicolato 12 milioni di litri di vino, con una crescita dell&#8217;11,7%.</span></span></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">L&#8217;eccezione del bag in box è confermata dal cattivo andamento degli altri packaging. Cala ancora il brick (-2,5%) e crollano tutti gli altri formati: -8,6% per il vino confezionato da 0,76 a 2 litri e 9,7% per formati diversi da questi (tutti dati in volume).</span></span></span></p>
<h3><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><strong><b>Bene i vini a denominazione di origine</b></strong></span></span></span></h3>
<p><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Crescono vendite e prezzi dei vini a denominazione d’origine, nella bottiglia in vetro da 0,75 litri. Le vendite sono salite del 2,7% in volume (224 milioni di litri), e del 4,4% in valore. Meglio del 2015 (+1,9%).</span></span></span></p>
<h3><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><strong><b>I vini più acquistati</b></strong></span></span></span></h3>
<p><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Il terzetto dei vini più acquistati in Italia rimane inattaccabile. Il <a href="https://www.greatitalianfoodtrade.it/vino-italiano/vino-rosso/lambrusco/">Lambrusco</a> segna un +2,5% (13,1 milioni di litri). Segue il <a href="https://www.greatitalianfoodtrade.it/category/vino-italiano/vino-rosso/chianti-classico/">Chianti</a>: +4,9 e 12 milioni di litri. Nella versione DOCG, il Chianti cresce dell’8,2%. Il top delle denominazioni, con vendite vicine ai 10 milioni di litri per un valore di oltre 45 milioni di euro.</span></span></span></p>
<h3><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><strong><b>I vini &#8220;emergenti&#8221;</b></strong></span></span></span></h3>
<p><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Senza scalfire il primato del terzetto, 4 vini crescono a ritmo superiore al 4%. Sono <a href="https://www.greatitalianfoodtrade.it/vino-italiano/vino-rosso/nero-davola/">Nero d’Avola</a> (Sicilia), <a href="https://www.greatitalianfoodtrade.it/vino-italiano/vino-bianco/vermentino-di-gallura/">Vermentino</a> (Sardegna), Muller Thurgau e Gutturnio (Lombardia).</span></span></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Tra gli &#8220;emergenti&#8221; si fanno notare Ribolla Gialla (Friuli Venezia Giulia), Passerina (Marche), <a href="https://www.greatitalianfoodtrade.it/vino-italiano/vino-rosso/vino-valpolicella/valpolicella-ripasso-vino/">Valpolicella Ripasso</a> (Veneto). Bene anche Pignoletto (Emilia), Pecorino (Marche/Abruzzo) e Passerina (Marche).<br />
</span></span></span></p>
<h3><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><strong><b>Bere bene costa</b></strong></span></span></span></h3>
<p><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Il buon bere ha il suo prezzo. La ricerca della qualità e l&#8217;elezione della bottiglia in vetro si ripercuotono anche sull&#8217;andamento dei prezzi. Nonostante la leva delle promozioni, che tuttavia si mantiene ferma al 50% da due anni, dice il rapporto IRI, i valori del vino venduto continuano a salire: le bottiglie a denominazione di 75cl hanno un prezzo medio di poco inferiore ai 5 euro (4,81 euro al litro). </span></span></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">La flessione dei packaging alternativi al vetro, invece, condizionano il dato complessivo del confezionato, che è di -1% a volume e + 1,1 a valore.</span></span></span></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.greatitalianfoodtrade.it/notizie/vino-bio-un-2016-leoni-cresce-anche-lo-spumante-piace-bag-box/">Vino bio, un 2016 da leoni. Cresce anche lo spumante, e piace il bag in box</a> proviene da <a href="https://www.greatitalianfoodtrade.it">Gift</a>.</p>
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