<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>Grani antichi Archivi - Gift</title>
	<atom:link href="https://www.greatitalianfoodtrade.it/category/cereali/grani-antichi/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>https://www.greatitalianfoodtrade.it/category/cereali/grani-antichi/</link>
	<description>GIFT – Prodotti alimentari italiani: origine, regole, fornitori</description>
	<lastBuildDate>Tue, 14 Jul 2026 09:20:23 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
	<sy:updatePeriod>
	hourly	</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>
	1	</sy:updateFrequency>
	<generator>https://wordpress.org/?v=6.9.5</generator>

<image>
	<url>https://www.greatitalianfoodtrade.it/wp-content/uploads/2016/12/cropped-logo-32x32.png</url>
	<title>Grani antichi Archivi - Gift</title>
	<link>https://www.greatitalianfoodtrade.it/category/cereali/grani-antichi/</link>
	<width>32</width>
	<height>32</height>
</image> 
	<item>
		<title>Khorasan, o grano turanico, e Kamut®</title>
		<link>https://www.greatitalianfoodtrade.it/cereali/grani-antichi/grano-turanico-khorasan-kamut/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Dario Dongo]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 02 Apr 2026 12:12:18 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Grani antichi]]></category>
		<category><![CDATA[grani antichi]]></category>
		<category><![CDATA[kamut]]></category>
		<category><![CDATA[khorasan]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.greatitalianfoodtrade.it/?p=83318</guid>

					<description><![CDATA[<p>Il grano turanico o Khorasan (Triticum turgidum subsp. turanicum) rappresenta uno dei casi più emblematici di come la riscoperta di una varietà di grani antichi possa trasformarsi in un successo globale di marketing con risvolti favorevoli per la biodiversità e l’ambiente, grazie all’agricoltura biologica. Spesso confuso con il celebre marchio registrato KAMUT®, questo cereale tetraploide nasconde un&#8217;identità botanica complessa e [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.greatitalianfoodtrade.it/cereali/grani-antichi/grano-turanico-khorasan-kamut/">Khorasan, o grano turanico, e Kamut®</a> proviene da <a href="https://www.greatitalianfoodtrade.it">Gift</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Il <b>grano turanico o Khorasan</b> (<i>Triticum turgidum</i> subsp. <i>turanicum</i>) rappresenta uno dei casi più emblematici di come la riscoperta di una varietà di grani antichi possa trasformarsi in un successo globale di marketing con risvolti favorevoli per la <b>biodiversità</b> e l’ambiente, grazie all’agricoltura biologica. Spesso confuso con il celebre marchio registrato KAMUT®, questo cereale tetraploide nasconde un&#8217;identità botanica complessa e potenziali virtù per la salute che emergono dai primi studi scientifici. In questo approfondimento analizziamo l&#8217;evoluzione della specie, le differenze tra cultivar e brand, e i benefici metabolici emersi da alcuni trial clinici del biennio 2024-2025.</p>
<h2>Khorasan (o grano turanico): tassonomia e identità botanica</h2>
<p>Il <b>grano</b> <b>turanico</b> o <b>Khorasan</b> (<i>Triticum turgidum</i> subsp. <i>turanicum</i>) è un <b>frumento tetraploide</b> (genoma AABB, 2n=28), strettamente imparentato con il grano duro (<i>T. turgidum</i> subsp. <i>durum</i>) e con il grano polonico (<i>T. turgidum</i> subsp. <i>polonicum</i>). Si distingue morfologicamente per chicchi cariossidi di dimensioni molto grandi (peso di mille cariossidi fino a 60 g, circa il doppio del frumento tenero comune), colore ambrato, endosperma vitreo e spiga allungata, spesso tomentosa, con ariste molto lunghe.</p>
<p>È una specie <b>free-threshing</b>, a cariosside nuda e rachide tenace, facile alla trebbiatura, che la distingue dai frumenti vestiti come farro e spelta. Dal punto di vista produttivo, rese per ettaro inferiori ai frumenti moderni (2–3,5 t/ha contro 4–6 t/ha), altezza elevata — che riduce la tolleranza all&#8217;allettamento — e maggiore suscettibilità alle ruggini rendono il grano turanico una coltura adatta a sistemi a <b>basso input e agricoltura biologica</b>, non competitiva con i cereali convenzionali.</p>
<p><a href="https://girolomoni.it/" rel="attachment wp-att-83388"><img decoding="async" class="alignnone wp-image-83388 size-large" src="https://www.greatitalianfoodtrade.it/wp-content/uploads/2026/04/Banner_GIFT_1116x90-1024x83.jpg" alt="GIROLOMONI " width="696" height="56" srcset="https://www.greatitalianfoodtrade.it/wp-content/uploads/2026/04/Banner_GIFT_1116x90-1024x83.jpg 1024w, https://www.greatitalianfoodtrade.it/wp-content/uploads/2026/04/Banner_GIFT_1116x90-300x24.jpg 300w, https://www.greatitalianfoodtrade.it/wp-content/uploads/2026/04/Banner_GIFT_1116x90-768x62.jpg 768w, https://www.greatitalianfoodtrade.it/wp-content/uploads/2026/04/Banner_GIFT_1116x90-150x12.jpg 150w, https://www.greatitalianfoodtrade.it/wp-content/uploads/2026/04/Banner_GIFT_1116x90-696x56.jpg 696w, https://www.greatitalianfoodtrade.it/wp-content/uploads/2026/04/Banner_GIFT_1116x90-1068x86.jpg 1068w, https://www.greatitalianfoodtrade.it/wp-content/uploads/2026/04/Banner_GIFT_1116x90.jpg 1116w" sizes="(max-width: 696px) 100vw, 696px" /></a></p>
<h2>Identità del Khorasan: oltre il mito dei ‘grani dei faraoni’</h2>
<h3>Genetica e storia: l&#8217;origine del frumento turanico</h3>
<p>La classificazione tassonomica di <i>T. turgidum</i> subsp. <i>turanicum</i> è rimasta controversa per decenni. Già Percival (1921) lo descrisse come <i>T. orientale</i>, riferendosi alle varietà della provincia persiana del <b>Khorasan</b>, da cui deriva il suo nome comune. Gökgöl (1961) propose invece l&#8217;<b>Anatolia</b> occidentale come centro primario di origine, rilevando maggiore diversità botanica in quell&#8217;area rispetto all&#8217;Iran.</p>
<p>L&#8217;ipotesi attualmente più accreditata è che <i>T. turanicum</i> abbia avuto origine come <b>ibrido naturale</b> tra il grano polonico<span class="Apple-converted-space"> </span> (<i>T. polonicum</i>) e il farro dicocco coltivato (<i>T. turgidum </i>subsp. <i>dicoccum</i>), con possibile coinvolgimento del grano duro. Questa ricostruzione, avanzata in forma morfologica già da Kuckuck (1959), trova conferma nelle analisi molecolari di Michalcová et al. (2014). Analisi di fingerprinting del DNA sulla cultivar QK-77 hanno peraltro suggerito che essa stessa potrebbe essere un ibrido naturale tra <i>T. durum</i> e <i>T. polonicum</i>, il che spiega le storiche difficoltà di classificazione tassonomica (Grausgruber et al., 2005).</p>
<p>Dal punto di vista archeo-botanico, <a href="https://www.greatitalianfoodtrade.it/cereali/grani-antichi/grano-turanico-cereale-antico/"><i>T. turanicum</i></a> non dispone di un record fossile proprio distinto né di una data di domesticazione identificabile con precisione. Si tratta con ogni probabilità di una specie sopravvissuta come <b>coltura di sussistenza</b> in sistemi agricoli marginali del Medio Oriente e dell&#8217;Asia centrale, senza avere mai assunto o un ruolo primario nelle grandi civiltà agrarie (Grausgruber et al., 2005). La sua distribuzione geografica è rimasta limitata e frammentaria fino alla seconda metà del XX secolo.</p>
<h3>Il caso KAMUT®: distinzione tra marchio e specie botanica</h3>
<p>La storia moderna del Khorasan in Occidente prende avvio nel <b>1949</b>, quando un campione di chicchi di provenienza portoghese — probabilmente di origine mediorientale — fu portato negli Stati Uniti e coltivato sporadicamente in Montana. Nei decenni successivi il khorasan rimase una curiosità agronomica di nicchia fino a quando, nel <b>1990</b>, la linea selezionata <b>QK-77</b> fu registrata presso l&#8217;USDA e commercializzata con il marchio KAMUT® da Kamut International Ltd.</p>
<p>Va chiarito con precisione: <b>KAMUT® non è sinonimo di grano Khorasan</b>, bensì un marchio registrato che identifica esclusivamente la cultivar QK-77, coltivata secondo un disciplinare specifico (non ibrida, con soglie minime garantite di proteine e selenio, biologico obbligatorio). Dal punto di vista del marketing alimentare, KAMUT® rappresenta un <b>caso studio di brand building</b> su una specie cerealicola di nicchia: esso ha infatti generato una domanda premium stabile, finanziando un corpus di ricerca clinica significativo (Bordoni et al., 2017).<b></b></p>
<h3>Biodiversità italiana: dal Perciasacchi alle filiere locali</h3>
<p>Il grano Khorasan non dispone di un catalogo varietale: si tratta piuttosto di un insieme di <b>ecotipi e popolazioni locali</b> (landrace) con variabilità genetica significativa, formatesi per selezione naturale e antropica in contesti pedoclimatici diversi. La variabilità inter-varietale si esprime in parametri chiave come contenuto proteico (11,4–16,6 %), profilo aminoacidico, carotenoidi e composti fenolici (Dinu et al., 2018). Analisi di marcatori SSR su collezioni globali mostrano che l&#8217;87% della variazione genotipica risiede all&#8217;interno delle regioni geografiche, non tra di esse: una diversità distribuita che rappresenta una ricchezza per il breeding, ancora largamente inesplorata.</p>
<p>In Italia merita attenzione il <b>&#8216;Perciasacchi&#8217; siciliano</b>, una landrace con peso di mille semi tra i più elevati documentati (fino a 65 g) e recentemente riclassificato da Ficco et al. (2019) come <i>T. turgidum</i> subsp. <i>turanicum</i> anziché <i>T. durum</i>, accomunandolo morfologicamente al Khorasan. Questo e altri accessi conservati nelle banche del germoplasma nazionali rappresentano punti di partenza per filiere italiane di <b>biodiversità cerealicola certificata</b>, al di fuori del vincolo del marchio KAMUT®.</p>
<h2>Comparazione tecnica: grano Khorasan vs. marchio KAMUT®<b></b></h2>
<table cellspacing="0" cellpadding="0">
<tbody>
<tr>
<td valign="middle"><b>Caratteristica</b><b></b></td>
<td valign="middle"><b>Grano Khorasan (Landrace/Ecotipi)</b><b></b></td>
<td valign="middle"><b>Marchio KAMUT® (Cultivar QK-77)</b><b></b></td>
</tr>
<tr>
<td valign="middle">Classificazione</td>
<td valign="middle">Sottospecie <i>T</i>. <i>turanicum</i> (es. Perciasacchi)</td>
<td valign="middle">Singola linea registrata (QK-77)</td>
</tr>
<tr>
<td valign="middle">Metodo di Coltura</td>
<td valign="middle">Prevalentemente biologico</td>
<td valign="middle">Esclusivamente biologico</td>
</tr>
<tr>
<td valign="middle">Origine Geografica</td>
<td valign="middle">Locale o regionale (es. Sicilia, Toscana)</td>
<td valign="middle">Esclusiva (Montana, USA e Canada)</td>
</tr>
<tr>
<td valign="middle">Standard Proteici</td>
<td valign="middle">Variabili (legati a suolo e clima locale)</td>
<td valign="middle">Minimo garantito (12,5% &#8211; 14,5%)</td>
</tr>
<tr>
<td valign="middle">Profilo Minerale</td>
<td valign="middle">Legato alla geologia del territorio</td>
<td valign="middle">Ricco in selenio (tipico dei suoli USA)</td>
</tr>
<tr>
<td valign="middle">Uso del Nome</td>
<td valign="middle">Libero (denominazione botanica)</td>
<td valign="middle">Vincolato a licenza e royalty</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p>&nbsp;</p>
<p>L&#8217;altezza elevata della pianta (che può superare i 150 cm) e la sua naturale competitività nei confronti delle infestanti rendono il Khorasan refrattario ai metodi della cosiddetta ‘Green Revolution’. La coltivazione in regime di agricoltura biologica è quindi una condizione elettiva per preservare la rusticità della specie e la qualità del suo profilo proteico, evitando l&#8217;allettamento causato da eccessive concimazioni azotate di sintesi.</p>
<h2>Agronomia biologica per sistemi a basso input</h2>
<p>Il Khorasan predilige <b>ambienti asciutti, soleggiati e ben drenati</b>, con precipitazioni moderate (300–600 mm annui) e basse temperature invernali. Tollera la siccità meglio del frumento duro moderno e richiede apporti azotati ridotti, caratteristiche che lo rendono adatto a sistemi a <b>basso input e biologico certificato</b> in aree non competitive per i cereali convenzionali. Presenta invece sensibilità alle piogge tardive, alla ruggine e alla septoriosi.</p>
<p>In Italia le micro-filiere si concentrano in zone collinari dell&#8217;Appennino centro-meridionale e in aree cerealicole tradizionali di <b>Toscana</b>, <b>Marche</b>, <b>Umbria</b> e <b>Sicilia</b>. Le pratiche raccomandate includono rotazioni lunghe con leguminose, controllo meccanico delle infestanti, stoccaggio separato per preservare l&#8217;identità varietale e trebbiatura dedicata. Con rese unitarie inferiori ma <b>prezzo premium</b> significativo, la redditività dipende dalla struttura della filiera: contratti di coltivazione dedicati, molitura separata e tracciabilità documentata.</p>
<h2>Focus nutrizione: selenio, polifenoli e densità minerale</h2>
<p>Il Khorasan supera mediamente il frumento duro moderno per <b>contenuto</b> <b>proteico</b> (può raggiungere anche il 16-17%), profilo aminoacidico e micronutrienti. Il dato più rilevante è il contenuto di <b>selenio</b>, elemento in cui il Khorasan eccelle (Trozzi et al., 2019). È tuttavia doveroso precisare che le concentrazioni elevate (fino a dieci volte superiori al grano duro comune) riscontrate nei prodotti a marchio KAMUT® sono strettamente correlate alla geologia dei suoli del Nord America (Montana e Saskatchewan), naturalmente ricchi di questo minerale.</p>
<p>Nelle produzioni di khorasan dell&#8217;area mediterranea, il tenore di selenio riflette la dotazione del suolo locale, pur mantenendo un profilo di alta biodisponibilità grazie alla sinergia con i polifenoli presenti nel chicco.</p>
<p>Il selenio agisce nel sito attivo di enzimi antiossidanti chiave — glutatione perossidasi e tioredossina reduttasi — di rilievo per popolazioni europee spesso carenti. Significativi anche i tenori di magnesio, potassio e zinco. Sul versante fitochimico, il Khorasan è ricco di <b>carotenoidi</b> (soprattutto luteina), polifenoli, acido ferulico e tocoli, con documentata attività antiossidante (Dinu et al., 2018; Basile et al., 2023).</p>
<h2>Evidenze cliniche 2025: diabete, salute cardiovascolare e microbiota</h2>
<h3>Effetti cardiovascolari e metabolici</h3>
<p>Studi clinici randomizzati dell&#8217;Università di Firenze documentano che la sostituzione del frumento moderno con prodotti KAMUT® per 8 settimane si associa a riduzioni significative di colesterolo totale, LDL, glicemia, insulinemia e marcatori di stress ossidativo in soggetti sani, pazienti con sindrome coronarica acuta e pazienti con <b>diabete di tipo 2 </b>(Whittaker et al., 2015; Whittaker et al., 2017). In pazienti con <b>steatosi epatica non alcolica</b> (NAFLD), tre mesi di dieta sostitutiva con prodotti Khorasan migliorano significativamente ALT, profilo lipidico e grado di steatosi ecografica rispetto al controllo (Dinu et al., 2018). I miglioramenti sono indipendenti da età, sesso, terapia farmacologica e qualità globale della dieta.</p>
<h3>Risposta glicemica e diabete</h3>
<p>Un recente trial randomizzato in doppio cieco (Università di Firenze, 2025) ha confrontato — tramite monitoraggio continuo del glucosio — la risposta glicemica postprandiale di pasta di horasan, Senatore Cappelli e frumento moderno in soggetti con <b>diabete di tipo 2</b>: entrambe le varietà antiche hanno prodotto una risposta glicemica significativamente inferiore al controllo moderno (Dicembrini et al., 2025). Una revisione sistematica con meta-analisi sui cereali antichi e il diabete mellito (Magi et al., 2024) include il Khorasan tra i cereali con profilo di evidenza emergente, pur rilevando la necessità di trial di maggiori dimensioni.</p>
<h3>Microbiota intestinale e infiammazione</h3>
<p>Uno studio clinico dell&#8217;Università di Palermo (2021), con dieta integralmente basata su grani antichi per 30 giorni, ha documentato modificazioni favorevoli sia dei parametri metabolici sia della composizione del <b>microbiota</b> fecale, con incremento della capacità batterica di metabolizzare carboidrati complessi (Carroccio et al., 2021). Un trial su pazienti con fibromialgia ha inoltre mostrato, con dieta sostitutiva a base di Khorasan, riduzione dei marcatori infiammatori circolanti e modificazioni positive del microbiota — inclusa produzione di <b>acidi grassi a catena corta</b> (SCFA) — rispetto al frumento moderno (Baldi et al., 2022).</p>
<h3>Nota metodologica</h3>
<p>Va chiarito che il Khorasan non è adatto ai celiaci, in quanto contiene glutine, né ai soggetti allergici al frumento. Le <b>dimensioni contenute dei campioni</b> nei trial clinici e il finanziamento di numerosi studi da parte di Kamut Enterprises of Europe — circostanza dichiarata dagli stessi autori — suggeriscono un’interpretazione prudente dei risultati.</p>
<p>Inoltre, le evidenze disponibili riguardano quasi esclusivamente la cultivar QK-77 coltivata in regime di <b>agricoltura biologica</b>. La loro rilevanza scientifica non è stata oggetto di valutazione da parte di EFSA (European Food Safety Authority), in assenza di richieste di autorizzazione di specifici ‘<b>health claim</b>’ ai sensi del regolamento (CE) n. 1924/2006.</p>
<h2>Applicazioni industriali e domestiche</h2>
<p>La <b>farina semi-integrale</b> di Khorasan offre nei prodotti da forno struttura alveolare aperta, crosta croccante e aromi complessi. La <b>lievitazione con pasta madre</b> potenzia la biodisponibilità dei minerali grazie alla riduzione dei fitati e intensifica il profilo aromatico; la fermentazione con batteri lattici selezionati incrementa ulteriormente l&#8217;attività antiossidante degli estratti idrosolubili (Bordoni et al., 2017).</p>
<p>Per la <b>pasta artigianale</b>, la semola si presta alla trafilatura al bronzo e all&#8217;essiccazione lenta, con ottima tenuta alla cottura e colorazione ambrata naturale. I <b>chicchi decorticati</b> trovano impiego in insalate tiepide, zuppe invernali, bowl e cotture risottate. La combinazione Khorasan–lievito madre è particolarmente indicata per produzioni premium destinate al canale specializzato, dove il consumatore riconosce e remunera la complessità organolettica.</p>
<h2>Guida al sourcing professionale: certificazioni e tracciabilità</h2>
<p>Per chi opera in ambito professionale, la <b>selezione</b> del Khorasan richiede la verifica di certificazione biologica (reg. UE 2018/848), origine geografica e annata dichiarate, denominazione botanica, data di molitura e numero di lotto, scheda tecnica con proteine, ceneri e — ove disponibile — profilo fitochimico.</p>
<p>Per importatori, distributori e buyer internazionali che cercano filiere italiane di qualità, il team di <b>GIFT</b> (Great Italian Food Trade) supporta la selezione di fornitori certificati, la verifica delle documentazioni e l&#8217;accesso a micro-filiere tracciabili.</p>
<h2>Conclusioni</h2>
<p>Il successo del grano Khorasan riflette una crescente consapevolezza verso modelli agricoli che integrano <b>biodiversità</b> e tutela ambientale. Il recupero di queste popolazioni locali, se inserito in sistemi di agricoltura biologica, favorisce la resilienza degli ecosistemi rurali e preserva un <b>patrimonio culturale cerealicolo</b> altrimenti a rischio di erosione genetica. Sotto il profilo nutrizionale, sebbene i primi studi clinici su campioni limitati suggeriscano <b>potenziali benefici</b> metabolici e antinfiammatori, è necessario attendere trial di più ampie dimensioni per confermare tali evidenze in modo definitivo. Per l&#8217;industria e il retail, la valorizzazione del Khorasan rappresenta oggi un’opportunità per promuovere filiere trasparenti, capaci di rispondere a una domanda che cerca, prima di tutto, integrità produttiva e qualità organolettica.</p>
<p><em>Dario Dongo</em></p>
<p><em>Credit cover Girolomoni </em></p>
<h3>Riferimenti</h3>
<ul>
<li>Baldi, S., Pagliai, G., Dinu, M., Di Gloria, L., Nannini, G., Curini, L., Pallecchi, M., Russo, E., Niccolai, E., Danza, G., Benedettelli, S., Ballerini, G., Colombini, B., Bartolucci, G., Ramazzotti, M., Sofi, F., &amp; Amedei, A. (2022). Effect of ancient Khorasan wheat on gut microbiota, inflammation, and short-chain fatty acid production in patients with fibromyalgia. <i>World Journal of Gastroenterology</i>, <i>28</i>(18), 1965–1980. <a href="https://doi.org/10.3748/wjg.v28.i18.1965">https://doi.org/10.3748/wjg.v28.i18.1965</a></li>
<li>Basile, G., De Maio, A. C., Catalano, A., Ceramella, J., Iacopetta, D., Bonofiglio, D., Saturnino, C., &amp; Sinicropi, M. S. (2023). Ancient wheat as promising nutraceuticals for the prevention of chronic and degenerative diseases. <i>Current Medicinal Chemistry</i>, <i>30</i>(30), 3384–3403. <a href="https://doi.org/10.2174/0929867329666220915122216">https://doi.org/10.2174/0929867329666220915122216</a></li>
<li>Bordoni, A., Danesi, F., Di Nunzio, M., Taccari, A., &amp; Valli, V. (2017). Ancient wheat and health: A legend or the reality? A review on KAMUT khorasan wheat. <i>International Journal of Food Sciences and Nutrition</i>, <i>68</i>(3), 278–286. <a href="https://doi.org/10.1080/09637486.2016.1247434">https://doi.org/10.1080/09637486.2016.1247434</a></li>
<li>Carroccio, A., Celano, G., Cottone, C., Di Sclafani, G., Vannini, L., D&#8217;Alcamo, A., Vacca, M., Calabrese, F. M., Mansueto, P., Soresi, M., Francavilla, R., &amp; De Angelis, M. (2021). Whole-meal ancient wheat-based diet: Effect on metabolic parameters and microbiota. <i>Digestive and Liver Disease</i>, <i>53</i>(11), 1412–1421. <a href="https://doi.org/10.1016/j.dld.2021.04.026">https://doi.org/10.1016/j.dld.2021.04.026</a></li>
<li>Dicembrini, I., Cavallo, G., Ranaldi, F., Scoccimarro, D., Caiulo, C., Silverii, G. A., Iovino, P., Magi, C. E., Bonaccorsi, G., Rasero, L., &amp; Mannucci, E. (2025). Glycaemic response to pasta from three different wheat varieties in individuals with type 2 diabetes. <i>Diabetes, Obesity and Metabolism</i>, <i>27</i>(2), 1014–1017. <a href="https://doi.org/10.1111/dom.16082">https://doi.org/10.1111/dom.16082</a></li>
<li>Di Loreto, A., Di Silvestro, R., Dinelli, G., Bregola, V., Stenico, V., Sferrazza, R. E., Marotti, I., Quinn, R., &amp; Bosi, S. (2017). Nutritional and nutraceutical aspects of KAMUT khorasan wheat grown during the last two decades. <i>Journal of Agricultural Science</i>, <i>155</i>(6), 954–965. <a href="https://doi.org/10.1017/S002185961700003X">https://doi.org/10.1017/S002185961700003X</a></li>
<li>Dinu, M., Whittaker, A., Pagliai, G., Benedettelli, S., &amp; Sofi, F. (2018). Ancient wheat species and human health: Biochemical and clinical implications. <i>The Journal of nutritional biochemistry</i>, <i>52</i>, 1–9. <a href="https://doi.org/10.1016/j.jnutbio.2017.09.001">https://doi.org/10.1016/j.jnutbio.2017.09.001</a></li>
<li>Dinu, M., Whittaker, A., Pagliai, G., Giangrandi, I., Colombini, B., Gori, A. M., Fiorillo, C., Becatti, M., Casini, A., Benedettelli, S., &amp; Sofi, F. (2018). A khorasan wheat-based replacement diet improves risk profile of patients with nonalcoholic fatty liver disease (NAFLD): A randomized clinical trial. <i>Journal of the American College of Nutrition</i>, <i>37</i>(6), 508–514. <a href="https://doi.org/10.1080/07315724.2018.1445047">https://doi.org/10.1080/07315724.2018.1445047</a></li>
<li>Grausgruber, H., Oberforster, M., Ghambashidze, G., &amp; Ruckenbauer, P. (2005). Yield and agronomic traits of Khorasan wheat (<i>Triticum turanicum</i> Jakubz.). <i>Field Crops Research</i>, <i>91</i>(2–3), 139–148. <a href="https://doi.org/10.1016/j.fcr.2004.08.001">https://doi.org/10.1016/j.fcr.2004.08.001</a></li>
<li>Magi, C. E., Rasero, L., Mannucci, E., Bonaccorsi, G., Ranaldi, F., Pazzagli, L., Faraoni, P., Mulinacci, N., Bambi, S., Longobucco, Y., Dicembrini, I., &amp; Iovino, P. (2024). Use of ancient grains for the management of diabetes mellitus: A systematic review and meta-analysis. <i>Nutrition, Metabolism and Cardiovascular Diseases</i>, <i>34</i>(5), 1110–1128. <a href="https://doi.org/10.1016/j.numecd.2024.03.005">https://doi.org/10.1016/j.numecd.2024.03.005</a></li>
<li>Michalcová, V., Dušinský, R., Sabo, M., Al Beyroutiová, M., Hauptvogel, P., Ivanièová, Z., &amp; Šillerová, J. (2014). Taxonomical classification and origin of Kamut wheat. <i>Plant Systematics and Evolution</i>, <i>300</i>(8), 1749–1757. <a href="https://doi.org/10.1007/s00606-014-1001-4">https://doi.org/10.1007/s00606-014-1001-4</a></li>
<li>Trozzi, C., Raffaelli, F., Vignini, A., Nanetti, L., Gesuita, R., &amp; Mazzanti, L. (2019). Evaluation of antioxidative and diabetes-preventive properties of an ancient grain, KAMUT® khorasan wheat, in healthy volunteers. <i>European Journal of Nutrition</i>, <i>58</i>(1), 151–161. <a href="https://doi.org/10.1007/s00394-017-1579-8">https://doi.org/10.1007/s00394-017-1579-8</a></li>
<li>Whittaker, A., Sofi, F., Luisi, M. L. E., Rafanelli, E., Fiorillo, C., Becatti, M., Abbate, R., Casini, A., Gensini, G. F., &amp; Benedettelli, S. (2015). An organic khorasan wheat-based replacement diet improves risk profile of patients with acute coronary syndrome: A randomized crossover trial. <i>Nutrients</i>, <i>7</i>(5), 3401–3415. <a href="https://doi.org/10.3390/nu7053401">https://doi.org/10.3390/nu7053401</a></li>
<li>Whittaker, A., Dinu, M., Cesari, F., Gori, A. M., Fiorillo, C., Becatti, M., Casini, A., Marcucci, R., Benedettelli, S., &amp; Sofi, F. (2017). A khorasan wheat-based replacement diet improves risk profile of patients with type 2 diabetes mellitus (T2DM): A randomized crossover trial. <i>European Journal of Nutrition</i>, <i>56</i>(3), 1191–1200. <a href="https://doi.org/10.1007/s00394-016-1168-2">https://doi.org/10.1007/s00394-016-1168-2</a></li>
</ul>
<p>L'articolo <a href="https://www.greatitalianfoodtrade.it/cereali/grani-antichi/grano-turanico-khorasan-kamut/">Khorasan, o grano turanico, e Kamut®</a> proviene da <a href="https://www.greatitalianfoodtrade.it">Gift</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Grano Senatore Cappelli: biodiversità e nutraceutica</title>
		<link>https://www.greatitalianfoodtrade.it/cereali/grani-antichi/grano-senatore-cappelli-nutraceutica-benefici-salute/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Dario Dongo]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 01 Apr 2026 17:50:12 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Grani antichi]]></category>
		<category><![CDATA[biodiversità]]></category>
		<category><![CDATA[biologico]]></category>
		<category><![CDATA[grani antichi]]></category>
		<category><![CDATA[Made in Italy]]></category>
		<category><![CDATA[nutraceutica]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.greatitalianfoodtrade.it/?p=83303</guid>

					<description><![CDATA[<p>Il grano duro Senatore Cappelli si colloca oggi tra le principali leve di valorizzazione della biodiversità agricola e delle filiere cerealicole di qualità. Selezionato agli inizi del Novecento, questo grano italiano è tornato al centro dell&#8217;interesse di operatori, trasformatori e buyer internazionali grazie alla combinazione di identità territoriale, valore nutraceutico e resilienza agronomica. Genesi di un successo: la selezione [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.greatitalianfoodtrade.it/cereali/grani-antichi/grano-senatore-cappelli-nutraceutica-benefici-salute/">Grano Senatore Cappelli: biodiversità e nutraceutica</a> proviene da <a href="https://www.greatitalianfoodtrade.it">Gift</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p id="3318112c-b3ab-80ca-b663-f461a06d4d24" class="">Il <strong>grano duro Senatore Cappelli</strong> si colloca oggi tra le principali leve di valorizzazione della <strong>biodiversità agricola</strong> e delle filiere cerealicole di qualità. Selezionato agli inizi del Novecento, questo grano italiano è tornato al centro dell&#8217;interesse di operatori, trasformatori e buyer internazionali grazie alla combinazione di identità territoriale, valore nutraceutico e resilienza agronomica.</p>
<div dir="auto"></div>
<div dir="auto">
<h2 id="3318112c-b3ab-8088-8a7f-da6d01484267" class="">Genesi di un successo: la selezione di Nazareno Strampelli</h2>
</div>
<div dir="auto">
<p id="3318112c-b3ab-8031-9b4d-cfe8e643a5c5" class="">Il Senatore Cappelli fu ottenuto nel 1915 dal genetista <strong>Nazareno Strampelli</strong> presso il Centro di Ricerca per la Cerealicoltura di Foggia, mediante selezione genealogica intrapopolazione dalla landrace nordafricana <strong>&#8216;Jenah Rhetifah&#8217; </strong>&#8211; una popolazione tunisina di grano duro già diffusa nel bacino mediterraneo. La varietà fu dedicata da Strampelli al marchese abruzzese Raffaele Cappelli, senatore del Regno d&#8217;Italia, che aveva messo a disposizione del ricercatore campi sperimentali, laboratori e risorse per sostenerne l&#8217;attività.</p>
</div>
<div dir="auto">
<p id="3318112c-b3ab-8076-910b-ef87f8b7da02" class="">Il processo di selezione non avvenne in modo istantaneo: le piante scelte vennero moltiplicate e ulteriormente selezionate fino al 1923, prima che la varietà raggiungesse una stabilità varietale sufficiente per la diffusione commerciale. Negli <strong>anni &#8217;40</strong>, il Cappelli copriva <strong>oltre metà</strong> delle superfici coltivate a <strong>grano duro in Italia</strong>, rappresentando per decenni la coltura cerealicola <strong>dominante nel Sud</strong> della penisola. Il suo DNA è presente nell&#8217;80% dei grani duri coltivati nel mondo: eredità diretta di un programma di miglioramento genetico che ha trasformato la cerealicoltura italiana e mediterranea.</p>
</div>
<div dir="auto">
<p id="3318112c-b3ab-807f-8e4f-f28cb0c08524" class="">Con l&#8217;introduzione delle cultivar moderne a taglia ridotta — esito della cosiddetta &#8216;rivoluzione verde&#8217; degli anni &#8217;50 e &#8217;60 — il Cappelli venne progressivamente abbandonato. La sua riscoperta, avvenuta a partire dagli anni &#8217;90, è stata trainata dalla crescita dell&#8217;<strong>agricoltura biologica</strong>, dalla domanda di prodotti ad alta qualità nutrizionale e dallo sviluppo delle filiere corte tracciabili.</p>
</div>
<div dir="auto"></div>
<div dir="auto">
<h2 id="3318112c-b3ab-808d-8749-dd36b550a1c7" class="">Morfologia e ciclo colturale: rusticità come risorsa</h2>
</div>
<div dir="auto">
<p id="3318112c-b3ab-804e-914f-c755525a56ad" class="">Il <em>Triticum durum</em> var. Senatore Cappelli presenta caratteristiche morfologiche e fisiologiche che ne definiscono l&#8217;identità agronomica:</p>
</div>
<div dir="auto">
<ul id="3318112c-b3ab-8007-b44e-c7f84c79a72b" class="bulleted-list">
<li>taglia elevata — fino a 180 cm — che garantisce maggiore <strong>competizione con le infestanti</strong> e riduce la necessità di diserbo chimico;</li>
</ul>
</div>
<div dir="auto">
<ul id="3318112c-b3ab-805c-b5ff-d2b5c57f09f8" class="bulleted-list">
<li>spiga aristata e granella vitrea di elevata qualità tecnologica, con tenore proteico del 14–15% sulla sostanza secca (Giacosa et al., 2022);</li>
</ul>
</div>
<div dir="auto">
<ul id="3318112c-b3ab-8082-9a81-db309f97d615" class="bulleted-list">
<li><strong>ciclo colturale tardivo</strong> e autunnale, con raccolta tra fine giugno e inizio luglio nelle aree del Sud Italia;</li>
</ul>
</div>
<div dir="auto">
<ul id="3318112c-b3ab-80f2-bd93-cbfa0a86f39d" class="bulleted-list">
<li><strong>elevata rusticità</strong>, che consente la coltivazione in condizioni pedoclimatiche marginali, con ridotto apporto di fertilizzanti e fitofarmaci (De Vita et al., 2025; Armeli et al., 2025).</li>
</ul>
</div>
<div dir="auto">
<p id="3318112c-b3ab-807e-ad8b-caa53771a1a7" class="">Questi tratti, pur determinando <strong>rese inferiori</strong> rispetto alle varietà moderne, contribuiscono alla stabilità qualitativa del prodotto e alla <strong>riduzione strutturale degli input</strong> agronomici.</p>
</div>
<div dir="auto"></div>
<div dir="auto">
<h2 id="3318112c-b3ab-8048-80b1-cc17ec6c9478" class="">Il legame tra territorio e stabilità proteica nel Sud Italia</h2>
</div>
<div dir="auto">
<p id="3318112c-b3ab-80e6-b67a-edba5aa151e2" class="">La coltivazione del Senatore Cappelli è concentrata nel Sud Italia — <strong>Puglia, Basilicata, Sicilia e Sardegna</strong> — dove il clima caldo-arido e i terreni prevalentemente poveri e argillosi favoriscono l&#8217;espressione delle sue caratteristiche qualitative. In Puglia, l&#8217;alto tenore proteico gli ha valso storicamente l&#8217;appellativo di &#8216;carne dei poveri&#8217;, riconoscimento popolare di un valore nutrizionale percepito da secoli prima di essere confermato dalla scienza.</p>
</div>
<div dir="auto">
<p id="3318112c-b3ab-80eb-9132-ffc1cb04d618" class="">Dal punto di vista ambientale, il Cappelli si distingue per:</p>
</div>
<div dir="auto">
<ul id="3318112c-b3ab-800f-9b05-c88e69faa808" class="bulleted-list">
<li>adattabilità ai <strong>sistemi estensivi e biologici</strong>, con minore pressione sulle risorse naturali;</li>
</ul>
</div>
<div dir="auto">
<ul id="3318112c-b3ab-8019-86bd-c0206a27c25c" class="bulleted-list">
<li>composizione delle <strong>proteine del glutine</strong> (gliadine) più stabile al variare delle condizioni di coltivazione rispetto alle varietà moderne, con un profilo gliadinico che — indipendentemente dalla quantità di glutine presente — appare associato a minore reattività nei soggetti con sensibilità al grano non-celiaca (Ianiro et al., 2019);</li>
</ul>
</div>
<div dir="auto">
<ul id="3318112c-b3ab-801b-84aa-c40d41053c18" class="bulleted-list">
<li>contributo alla conservazione della <strong>biodiversità </strong>coltivata, in linea con le strategie UE.</li>
</ul>
</div>
<div dir="auto"></div>
<div dir="auto">
<h2 id="3318112c-b3ab-80a2-a149-cbb4869284e8" class="">Profilo nutrizionale e nutraceutico: gli studi scientifici</h2>
</div>
<div dir="auto">
<p id="3318112c-b3ab-8036-a51f-f14307266b7f" class="">La letteratura scientifica degli ultimi dieci anni ha approfondito in modo sistematico il profilo fitochimico del Senatore Cappelli, confermandone il valore nutraceutico distintivo rispetto alle varietà moderne. EFSA (European Food Safety Authority) non ha ancora valutato la fondatezza scientifica e rilevanza degli studi ai fini dell’autorizzazione di appositi ‘health claims’, ai sensi del regolamento (CE) n. 1924/06, in assenza di domande di autorizzazione da parte degli operatori interessati.</p>
</div>
<div dir="auto">
<p id="3318112c-b3ab-80e5-93ba-c75e2731d506" class=""><strong>Polifenoli e composti bioattivi</strong>. Le varietà antiche di grano italiano, e in particolare il Senatore Cappelli, mostrano un numero di composti polifenolici e di isomeri significativamente più elevato rispetto alle varietà moderne, sia nelle frazioni libere che in quelle legate. Il Cappelli detiene il record assoluto di isomeri polifenolici tra le varietà italiane studiate — tredici isomeri identificati — ed è l&#8217;unica varietà in cui è stata rilevata la presenza di hinokinina, un lignano a potenziale attività anti-infiammatoria (Giacosa et al., 2022). Il profilo biochimico include acidi fenolici, carotenoidi, vitamine del gruppo B, acidi grassi omega-3, oligosaccaridi prebiotici e fitosteroli.</p>
</div>
<div dir="auto">
<p id="3318112c-b3ab-804b-bc20-cf61f6b590a7" class=""><strong>Indice glicemico</strong>. Uno studio pubblicato su <em>International Journal of Food Sciences and Nutrition</em> ha misurato per la pasta di Senatore Cappelli un <strong>indice glicemico</strong> di 47,9 per i formati lunghi (spaghetti) e 68,5 per i formati corti, con un contenuto di polifenoli totali pari a 113,5 mg/100 g e di flavonoidi di 52,96 mg/100 g. Il formato lungo risulta pertanto classificabile come alimento a basso indice glicemico, secondo i parametri FAO/WHO (Pugnaloni et al., 2022).</p>
</div>
<div dir="auto">
<p id="3318112c-b3ab-80df-9def-f62b5a14591c" class=""><strong>Serotonina</strong>. Uno studio multistadio sulla filiera del Senatore Cappelli ha rilevato la presenza di serotonina in concentrazioni comprese tra 21,71 e 42,66 mg/kg in semi, farina, crusca e pasta (Armeli et al., 2025). La serotonina alimentare non agisce direttamente come neurotrasmettitore nell&#8217;organismo umano, poiché circa il 90% della serotonina corporea viene prodotta nell&#8217;intestino, ove essa regola la motilità gastrointestinale e interagisce con il microbiota attraverso l&#8217;<strong>asse intestino-cervello</strong> (Akram et al., 2024). Il ruolo del suo apporto dietetico rimane oggetto di ricerca e non consente ancora conclusioni definitive.</p>
</div>
<div dir="auto"></div>
<div dir="auto">
<h2 id="3318112c-b3ab-8076-af22-c6393a808763" class="">Benefici e tollerabilità nella sensibilità al glutine</h2>
</div>
<div dir="auto">
<p id="3318112c-b3ab-8005-9c37-d9205f2e8359" class="">Le proprietà salutistiche del Senatore Cappelli sono state validate da studi clinici randomizzati condotti su popolazioni umane e modelli animali.</p>
</div>
<div dir="auto">
<p id="3318112c-b3ab-80dc-86f5-c731198ae292" class=""><strong>Sensibilità al grano non-celiaca (NCWS)</strong>. Un trial clinico in doppio cieco randomizzato cross-over condotto su 42 pazienti con sensibilità al glutine non-celiaca ha dimostrato che il consumo di pasta di Senatore Cappelli determina punteggi significativamente inferiori per i sintomi gastrointestinali ed extra-intestinali rispetto alla pasta commerciale standard (p = 0,03 per i sintomi complessivi), con riduzioni statisticamente significative su gonfiore, distensione addominale, eruttazione, flatulenza, dermatiti e parestesie degli arti. Il risultato è tanto più rilevante in quanto il Cappelli contiene una quantità di <strong>proteine del glutine</strong> pari o superiore alle varietà moderne, suggerendo che la tollerabilità dipenda da fattori diversi dal contenuto assoluto di glutine — probabilmente dalla <strong>composizione delle gliadine</strong> e dalla minore contaminazione da pesticidi (Ianiro et al., 2019).</p>
</div>
<div dir="auto">
<p id="3318112c-b3ab-8010-bc95-efa384b73bac" class=""><strong>Parametri cardiovascolari</strong>. Studi recenti hanno documentato effetti cardiovascolari favorevoli nel consumo di pasta Cappelli, con modificazioni positive di <strong>marcatori dell&#8217;aterosclerosi</strong> — parametri lipidici e variabili emorheologiche — rispetto a grani moderni. In un trial cross-over, venti soggetti adulti sani hanno consumato 70 g/die di pasta Cappelli per 10 settimane, con <strong>miglioramenti significativi</strong> nei biomarcatori del processo aterogenetico (Ghiselli et al., citato in Giacosa et al., 2022).</p>
</div>
<div dir="auto">
<p id="3318112c-b3ab-8042-a560-fe78695ffd6c" class=""><strong>Potenziale antiaging</strong>. Una ricerca del 2025 condotta dalla Sapienza Università di Roma su modelli cellulari e sull&#8217;organismo <em>Caenorhabditis elegans</em> ha identificato nei costituenti biochimici del Cappelli — acidi fenolici, triptofano e altri fitocomposti — proprietà di estensione della longevità e resistenza allo stress ossidativo, aprendo nuovi scenari nella ricerca sugli alimenti funzionali.</p>
</div>
<div dir="auto">
<p id="3318112c-b3ab-80ea-99d1-d965501bd549" class=""><strong>Nota</strong>. Il Senatore Cappelli contiene glutine in quantità significativa. Non è pertanto idoneo ai soggetti con <strong>malattia celiaca</strong> né a quelli con allergia al frumento diagnosticata.</p>
</div>
<div dir="auto"></div>
<div dir="auto">
<h2 id="3318112c-b3ab-8038-b9c7-c8a6db3a2028" class="">Eccellenza tecnologica: macinazione a pietra ed essiccazione lenta</h2>
</div>
<div dir="auto">
<p id="3318112c-b3ab-80bb-9d04-e4a96f5ecc9c" class="">La <strong>semola di Senatore Cappelli</strong> esprime al meglio le sue potenzialità attraverso processi di trasformazione coerenti con le caratteristiche della materia prima:</p>
</div>
<div dir="auto">
<ul id="3318112c-b3ab-8098-a1fe-fee62d9c223c" class="bulleted-list">
<li><strong>macinazione a pietra</strong>: preserva il germe e il pericarpo, mantenendo la dotazione di fibre, minerali e composti fenolici che la macinazione industriale a cilindri può in alcuni casi impoverire;</li>
</ul>
</div>
<div dir="auto">
<ul id="3328112c-b3ab-802a-917f-e3c5a2538e18" class="bulleted-list">
<li><strong>essiccazione lenta a basse temperature</strong> (tipicamente &lt;50 °C): evita la denaturazione delle proteine e la degradazione dei composti bioattivi termolabili.</li>
</ul>
</div>
<div dir="auto">
<p id="3318112c-b3ab-8054-b76f-f5d3c1a5d64a" class="">Le principali applicazioni della semola Cappelli includono pasta premium di <a href="https://www.greatitalianfoodtrade.it/pasta/pasta-integrale-semi-integrale-valori-nutrizionali-benefici/">semola integrale o semintegrale</a>, pane a lievitazione naturale con note organolettiche intense e persistenti, prodotti da forno da filiera corta.</p>
</div>
<div dir="auto"></div>
<div dir="auto">
<h2 id="3318112c-b3ab-8092-8d79-c652cef9ea95" class="">Agricoltura biologica e competitività sui mercati internazionali</h2>
</div>
<div dir="auto">
<p id="3318112c-b3ab-8090-9293-fa61cae200af" class="">Il <strong>Senatore Cappelli biologico</strong> rappresenta il segmento a più alto valore aggiunto nell&#8217;ambito dei grani antichi italiani, in crescita sia sul mercato interno sia nell&#8217;export verso Nord America, Germania, Giappone e mercati premium del Middle East.</p>
</div>
<div dir="auto">
<p id="3318112c-b3ab-804b-a4d7-d4d20dc6b070" class="">I principali driver competitivi includono:</p>
</div>
<div dir="auto">
<ul id="3318112c-b3ab-809e-b603-fbd8dbb3318e" class="bulleted-list">
<li>coerenza naturale tra varietà e metodo produttivo biologico, che riduce strutturalmente gli input chimici;</li>
</ul>
</div>
<div dir="auto">
<ul id="3318112c-b3ab-80f7-aee1-d992074d2bd7" class="bulleted-list">
<li>maggiore trasparenza e <strong>tracciabilità della filiera</strong>, apprezzata dai buyer internazionali e dai sistemi di certificazione B2B;</li>
</ul>
</div>
<div dir="auto">
<ul id="3318112c-b3ab-8036-909f-c380a0706297" class="bulleted-list">
<li>posizionamento premium sostenuto da una domanda crescente di alimenti a base di grani antichi, autentici e verificati scientificamente;</li>
</ul>
</div>
<div dir="auto">
<ul id="3318112c-b3ab-806a-8141-d35f0eb4236c" class="bulleted-list">
<li>allineamento con le politiche UE su agricoltura biologica, riduzione dei pesticidi (obiettivo -50% entro 2030) e conservazione della biodiversità.</li>
</ul>
</div>
<div dir="auto"></div>
<div dir="auto">
<h2 id="3318112c-b3ab-802d-b740-f113a9f86977" class="">Conclusioni</h2>
</div>
<div dir="auto">
<p id="3318112c-b3ab-80a1-993a-efd8a00b9629" class="">La valorizzazione del Senatore Cappelli rappresenta un modello virtuoso in cui la tutela della biodiversità incontra l&#8217;innovazione scientifica. Il consolidamento di filiere tracciate e certificate, spesso biologiche, unitamente alla conferma delle proprietà funzionali del chicco, posiziona questa varietà come un riferimento imprescindibile per il mercato dei prodotti premium. Un patrimonio italiano che risponde con i dati della ricerca alle moderne esigenze di salute e sostenibilità globale.</p>
</div>
<div dir="auto">
<p id="3328112c-b3ab-8098-9904-db046f526301" class=""><em>Dario Dongo </em></p>
</div>
<div dir="auto"><em>Credit cover: Girolomoni </em></div>
<div dir="auto">
<h3 id="3318112c-b3ab-8069-8e57-cc1b5134c655">Riferimenti</h3>
</div>
<div dir="auto">
<ul id="3318112c-b3ab-8086-8d3f-c671d76f8174" class="bulleted-list">
<li>Akram, M., et al. (2024). Exploring the serotonin–probiotics–gut health axis: A review of current evidence and potential mechanisms. <em>Food Science &amp; Nutrition</em>, <em>12</em>(2), 834–851. <a href="https://doi.org/10.1002/fsn3.3826">https://doi.org/10.1002/fsn3.3826</a></li>
</ul>
</div>
<div dir="auto">
<ul id="3318112c-b3ab-80e3-a723-ee4dcb39a328" class="bulleted-list">
<li>Armeli, F., Beccaccioli, M., Prencipe, S. A., Schifano, E., Tufi, D., Brasili, E., … De Giusti, M. (2025). Bioactive molecules in wheat &#8216;Senatore Cappelli&#8217; food chain: Extraction, analysis, processing, and beneficial properties. <em>Food and Chemical Toxicology</em>, <em>201</em>, 115475. <a href="https://doi.org/10.1016/j.fct.2025.115475">https://doi.org/10.1016/j.fct.2025.115475</a></li>
</ul>
</div>
<div dir="auto">
<ul id="3318112c-b3ab-80fd-8a52-c67569b1ceb5" class="bulleted-list">
<li>De Vita, P., Pecchioni, N., &amp; Vaccino, P. (2025). <em>Alle radici del grano d&#8217;Italia: il Senatore Cappelli</em>. CREA. <a href="https://creafuturo.crea.gov.it/15323/">https://creafuturo.crea.gov.it/15323/</a></li>
</ul>
</div>
<div dir="auto">
<ul id="3318112c-b3ab-80f5-ac2e-f52a7d084f6e" class="bulleted-list">
<li>Giacosa, A., Peroni, G., &amp; Rondanelli, M. (2022). Phytochemical components and human health effects of old versus modern Italian wheat varieties: The case of durum wheat Senatore Cappelli. <em>Nutrients</em>, <em>14</em>(13), 2779. <a href="https://doi.org/10.3390/nu14132779">https://doi.org/10.3390/nu14132779</a></li>
</ul>
</div>
<div dir="auto">
<ul id="3318112c-b3ab-8024-94a6-edd5b08e34f9" class="bulleted-list">
<li>Ianiro, G., Rizzatti, G., Napoli, M., Matteo, M. V., Rinninella, E., Mora, V., … Gasbarrini, A. (2019). A durum wheat variety-based product is effective in reducing symptoms in patients with non-celiac gluten sensitivity: A double-blind randomized cross-over trial. <em>Nutrients</em>, <em>11</em>(4), 712. <a href="https://doi.org/10.3390/nu11040712">https://doi.org/10.3390/nu11040712</a></li>
</ul>
</div>
<div dir="auto">
<ul id="3318112c-b3ab-809e-8a2c-dafa5d3fe8f8" class="bulleted-list">
<li>Pugnaloni, S., Alia, S., Gabrielli, M., Di Paolo, A., Turco, I., Mazzanti, L., … Ferretti, G. (2022). Senatore Cappelli (<em>Triticum turgidum</em> ssp. <em>durum</em>) pasta: A study on the nutritional quality of whole grains and its physical form. <em>International Journal of Food Sciences and Nutrition</em>, <em>73</em>(4), 451–459. <a href="https://doi.org/10.1080/09637486.2021.2025212">https://doi.org/10.1080/09637486.2021.2025212</a></li>
</ul>
</div>
<div dir="auto">
<ul id="3318112c-b3ab-8006-9430-eb69f29d2f44" class="bulleted-list">
<li>Sofi, F., Whittaker, A., Gori, A. M., Cesari, F., Surrenti, E., Abbate, R., Gensini, G. F., Benedettelli, S., &amp; Casini, A. (2014). Effect of Triticum turgidum subsp. turanicum wheat on irritable bowel syndrome: a double-blinded randomised dietary intervention trial. <em>The British journal of nutrition</em>, <em>111</em>(11), 1992–1999. <a href="https://doi.org/10.1017/S000711451400018X">https://doi.org/10.1017/S000711451400018X</a></li>
</ul>
</div>
<p>L'articolo <a href="https://www.greatitalianfoodtrade.it/cereali/grani-antichi/grano-senatore-cappelli-nutraceutica-benefici-salute/">Grano Senatore Cappelli: biodiversità e nutraceutica</a> proviene da <a href="https://www.greatitalianfoodtrade.it">Gift</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Saragolla: identità genetica e prospettive di un grano antico funzionale</title>
		<link>https://www.greatitalianfoodtrade.it/cereali/grani-antichi/saragolla-identita-genetica-e-prospettive-di-un-grano-antico-funzionale/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Dario Dongo]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 26 Jan 2026 12:21:08 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Grani antichi]]></category>
		<category><![CDATA[agrobiodiversità]]></category>
		<category><![CDATA[grani antichi]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.greatitalianfoodtrade.it/?p=82616</guid>

					<description><![CDATA[<p>Il Saragolla si conferma protagonista della biodiversità cerealicola italiana, ponendosi all&#8217;intersezione tra eredità storica e innovazione sostenibile. Oltre la narrazione dei &#8216;grani antichi&#8217;, le recenti evidenze scientifiche ne descrivono un profilo peculiare: una resilienza genetica preziosa di fronte ai cambiamenti climatici e una densità di composti bioattivi che lo candidano a ingrediente d&#8217;elezione per gli [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.greatitalianfoodtrade.it/cereali/grani-antichi/saragolla-identita-genetica-e-prospettive-di-un-grano-antico-funzionale/">Saragolla: identità genetica e prospettive di un grano antico funzionale</a> proviene da <a href="https://www.greatitalianfoodtrade.it">Gift</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p id="2e38112c-b3ab-8000-8df8-eccb72c0345e" class="">Il <strong>Saragolla</strong> si conferma protagonista della biodiversità cerealicola italiana, ponendosi all&#8217;intersezione tra eredità storica e innovazione sostenibile. Oltre la narrazione dei &#8216;grani antichi&#8217;, le recenti evidenze scientifiche ne descrivono un profilo peculiare: una <strong>resilienza genetica</strong> preziosa di fronte ai cambiamenti climatici e una densità di <strong>composti bioattivi</strong> che lo candidano a ingrediente d&#8217;elezione per gli alimenti funzionali. In un mercato che richiede trasparenza e valore nutrizionale, il Saragolla rappresenta una risorsa strategica per filiere biologiche a basso input, capaci di coniugare la tenacia agronomica con l&#8217;eccellenza organolettica del Made in Italy.</p>
<div dir="auto">
<h2 id="2e38112c-b3ab-8036-b9e6-d2ccbe1091d6" class="">Storia</h2>
</div>
<div dir="auto">
<p id="2e38112c-b3ab-8082-a529-cdd60987e5f3" class="">Secondo le ricostruzioni storiche e le testimonianze delle comunità agricole locali, il Saragolla fu introdotto in <strong>Italia</strong> dalle popolazioni di ceppo balcanico nel <strong>IV secolo d.C.</strong> Il nome stesso sembra derivare da termini antichi nel bulgaro, laddove ‘sarga’ significa ‘seme’ e ‘golyo’ significa ‘giallo’, in riferimento al <strong>colore ambrato</strong> della cariosside che distingue questo grano antico.</p>
</div>
<div dir="auto">
<p id="2e38112c-b3ab-806e-a1c5-e26be273f1c6" class="">La varietà si diffuse in Abruzzo, Campania, Puglia e Lucania, diventando parte integrante dell’<strong>agricoltura tradizionale</strong> fino all’avvento dei frumenti moderni ad alta resa, che ne causarono il progressivo abbandono. Grazie allo sforzo delle comunità rurali e degli <strong>agricoltori custodi</strong>, il Saragolla ha tuttavia mantenuto una presenza stabile in alcune aree, sopravvivendo al declino produttivo del secolo scorso.</p>
</div>
<div dir="auto">
<h2 id="2e38112c-b3ab-806a-82f2-c09ed1f5590a" class="">Caratterizzazione botanica e stagionalità</h2>
</div>
<div dir="auto">
<p id="2e38112c-b3ab-80fc-8ff1-d49c8c959bd2" class="">Dal punto di vista botanico, il Saragolla è una varietà di grano duro appartenente alla specie <em><strong>Triticum turgidum </strong></em><em>subsp</em><em><strong>. durum</strong></em>, la stessa dei tradizionali grani duri italiani, caratterizzato da una cariosside allungata di colore ambrato con <strong>glutine meno tenace</strong> (che può risultare più tollerabile per alcuni soggetti con sensibilità al frumento diverse dalla celiachia) rispetto ai moderni ibridi di frumento duro.</p>
</div>
<div dir="auto">
<p id="2e38112c-b3ab-80ab-8918-e44cc0ae722c" class="">La <strong>pianta</strong> ha un ciclo di crescita medio-precoce, con spighe che possono raggiungere notevoli altezze, caratteristiche che rendono la coltivazione più impegnativa ma conferiscono robustezza alla pianta e capacità di adattarsi a condizioni ambientali variabili.</p>
</div>
<div dir="auto">
<p id="2e38112c-b3ab-8047-9b1c-cb5a4c58c0df" class="">La <strong>stagionalità</strong> del Saragolla segue il ciclo tipico dei duri mediterranei, con semina in autunno e raccolta in tarda primavera-estate.</p>
</div>
<div dir="auto">
<h2 id="2e38112c-b3ab-8092-b314-c33b2eda4cce" class="">Luogo di produzione, terroir e pratiche agronomiche</h2>
</div>
<div dir="auto">
<p id="2e38112c-b3ab-80bd-b573-e945082941a6" class="">Il Saragolla è storicamente associato alle <strong>regioni meridionali e centrali</strong> dell’Italia, in particolare Abruzzo, Campania, Puglia e Lucania, dove i suoli argillosi e la gestione in regime di agricoltura a basso input favoriscono il suo sviluppo. Queste aree costituiscono un terroir favorevole grazie alle <strong>condizioni climatiche mediterranee</strong>, caratterizzate da estati calde e secche e inverni miti. Le pratiche agronomiche tradizionali privilegiano la rotazione colturale, la minima lavorazione del suolo e l’impiego di sistemi di produzione biologica, in linea con l’originaria <strong>rusticità</strong> del grano e la sua <strong>resistenza</strong> alle avversità quali parassiti e stress ambientali.</p>
</div>
<div dir="auto">
<h2 id="2e38112c-b3ab-8053-8fc9-d21e6555e498" class="">Proprietà nutrizionali e profili bioattivi</h2>
</div>
<div dir="auto">
<p id="2e38112c-b3ab-80c0-84ac-c2ff12724afb" class="">Il Saragolla si distingue nel panorama dei frumenti per un patrimonio molecolare che coniuga attitudini tecnologiche e proprietà nutraceutiche. La ricerca scientifica più recente ha permesso di mappare con precisione questi tratti, superando la generica definizione di ‘grano antico’.</p>
</div>
<div dir="auto">
<h3 id="2e38112c-b3ab-80a1-a44d-f2f34d8da6c9" class="">Composizione proteica e attitudine tecnologica</h3>
</div>
<div dir="auto">
<p id="2e38112c-b3ab-8003-aaa8-f131492e4c32" class="">A differenza di molte varietà storiche caratterizzate da scarsa tenuta alla cottura, il Saragolla esprime un <strong>contenuto proteico elevato</strong> che garantisce una struttura del glutine equilibrata. Sebbene meno ‘tenace’ rispetto ai moderni ibridi derivanti da radiazioni ionizzanti, lo studio di Acquistucci et al. (2020) conferma una <strong>resistenza alla cottura</strong> della pasta di Saragolla del tutto sovrapponibile a standard d&#8217;eccellenza come il Senatore Cappelli, garantendo al contempo una maggiore digeribilità legata alla struttura proteica non estremizzata.</p>
</div>
<div dir="auto">
<h3 id="2e38112c-b3ab-80a3-ade1-c1d6a74b9fe0" class="">Il ‘tesoro’ dei composti bioattivi</h3>
</div>
<div dir="auto">
<p id="2e38112c-b3ab-807a-a642-de96bfeea484" class="">Il valore funzionale del Saragolla risiede nella concentrazione di metaboliti secondari. Le analisi condotte su farine integrali (Grande et al., 2023) evidenziano:</p>
</div>
<div dir="auto">
<ul id="2e38112c-b3ab-80fc-89dd-c0a6023e9f94" class="bulleted-list">
<li><strong>acidi fenolici e flavonoidi</strong>. Presenti in quantità significativamente superiori ai frumenti moderni, conferiscono un&#8217;elevata capacità antiossidante e antimicrobica naturale;</li>
</ul>
</div>
<div dir="auto">
<ul id="2e38112c-b3ab-80a0-91e6-fa49c2d18827" class="bulleted-list">
<li><strong>carotenoidi</strong>. Responsabili del tipico colore ambrato (seme giallo), sono precursori della vitamina A e protettori della salute oculare e cellulare.</li>
</ul>
</div>
<div dir="auto">
<h3 id="2e38112c-b3ab-8072-9a73-ced5a9d7b46d" class="">Resilienza e adattamento genetico</h3>
</div>
<div dir="auto">
<p id="2e38112c-b3ab-8092-bcde-c118bc6cac58" class="">L&#8217;originalità scientifica più rilevante emerge però sul piano genomico. Lo studio di Di Meo et al. (2026) ha identificato una <strong>espressione genica specifica</strong> dedicata alla gestione degli stress abiotici (siccità, sbalzi termici). Questa ‘intelligenza biologica’ non solo rende il Saragolla ideale per l&#8217;<strong>agricoltura biologica</strong> a basso input, ma garantisce una stabilità della composizione chimica anche in annate difficili dal punto di vista climatico.</p>
</div>
<div dir="auto">
<h2 id="2e38112c-b3ab-8099-aa66-e75b9782916d" class="">Utilizzi</h2>
</div>
<div dir="auto">
<p id="2e38112c-b3ab-80df-a87d-e3897f32057f" class="">Tradizionalmente impiegato per la produzione di pasta, pane e prodotti da forno, il Saragolla si distingue per una semola di colore giallo intenso e per un sapore aromatico e pieno, capace di esaltare piatti rustici e specialità tipiche italiane. La <strong>pasta</strong> ottenuta da semola di Saragolla è caratterizzata da una ottima tenuta alla cottura e profilo organolettico deciso, mentre il <strong>pane</strong> ha una crosta croccante e una mollica fragrante e compatta, qualità apprezzate sia nelle preparazioni artigianali sia nelle proposte gastronomiche contemporanee. Il profilo nutrizionale e le caratteristiche tecnologiche lo rendono adatto anche a <strong>impasti multicereali</strong> e prodotti da forno innovativi.</p>
</div>
<div dir="auto">
<h2 id="2e38112c-b3ab-80a5-a8b1-dbca3f0dc849" class="">Conclusioni</h2>
</div>
<div dir="auto">
<p id="2e38112c-b3ab-807b-b5f1-e8bb39ed9308" class="">Il grano antico Saragolla non rappresenta soltanto un’eredità del passato, ma una <strong>risorsa strategica</strong> per il futuro della cerealicoltura mediterranea. La sua capacità di coniugare resilienza agronomica e profili nutrizionali d&#8217;eccellenza lo colloca al centro di un modello agricolo necessario: quello a <strong>basso input</strong>, capace di rispondere alla crisi climatica senza sacrificare la qualità organolettica.</p>
</div>
<div dir="auto">
<p id="2e38112c-b3ab-8042-8dd3-cd6be628aa14" class="">La valorizzazione di questo grano antico offre tre opportunità chiave per la filiera:</p>
</div>
<div dir="auto">
<ul id="2e38112c-b3ab-80e8-ae00-c9df994f950d" class="bulleted-list">
<li><strong>biodiversità</strong>. Supportare gli ‘agricoltori custodi’ significa garantire la continuità di un patrimonio genetico collettivo, rafforzando il legame diretto tra sementi, territori e agricoltori;</li>
</ul>
</div>
<div dir="auto">
<ul id="2e38112c-b3ab-801c-8dbe-def18d5b58f0" class="bulleted-list">
<li><strong>salute</strong>. La struttura proteica meno tenace e la ricchezza in composti bioattivi rispondono alla crescente domanda di alimenti naturali e funzionali;</li>
</ul>
</div>
<div dir="auto">
<ul id="2e38112c-b3ab-8033-8bb0-c7923ccb7472" class="bulleted-list">
<li><strong>competitività internazionale</strong>. In un mercato globale dominato dalle commodities, il Saragolla permette al Made in Italy di distinguersi attraverso il racconto del terroir e l&#8217;integrità della filiera biologica.</li>
</ul>
</div>
<div dir="auto">
<p id="2e38112c-b3ab-8035-b8fd-dbc589730889" class="">In conclusione, sostenere il Saragolla significa investire in una <strong>filiera di valore</strong> che tutela l’ambiente, la salute dei consumatori e l’economia dei territori rurali. Un patrimonio che merita di venire comunicato con rigore scientifico e orgoglio identitario, affinché possa consolidarsi nelle scelte dei buyer internazionali e dei consumatori più attenti.</p>
</div>
<div dir="auto">
<p id="2e38112c-b3ab-80d0-b0ad-fa43226a2f58" class=""><em>Dario Dongo</em></p>
</div>
<div dir="auto">
<h3 id="2e38112c-b3ab-80e6-aab1-d695d1fb1289" class="">Bibliografia</h3>
</div>
<div dir="auto">
<ul id="2e38112c-b3ab-80a4-937a-e41e41e5fa8c" class="bulleted-list">
<li>Acquistucci, R., Melini, V., &amp; Galli, V. (2020). Durum wheat grain and pasta from locally-grown crops: a case-study on Saragolla (Triticum turgidum ssp. turanicum) and Senatore Cappelli (Triticum turgidum ssp. durum) wheats. <em>Emirates Journal of Food and Agriculture</em>, <em>32</em>(1), 47–54. <a href="https://doi.org/10.9755/ejfa.2020.v32.i1.2058">https://doi.org/10.9755/ejfa.2020.v32.i1.2058</a></li>
</ul>
</div>
<div dir="auto">
<ul id="2e38112c-b3ab-80f6-b900-d5da5a0864f5" class="bulleted-list">
<li>Di Meo, M. C., Licaj, I., Mandrone, V. M., Madera, J. R., Varricchio, R., Germinario, C., Rocco, M., Stilo, R., Vito, P., &amp; Varricchio, E. (2026). Nutritional, Functional, and Morphological Insights into a Heritage Durum Wheat of Campania. <em>Agronomy</em>, <em>16</em>(1), 24. <a href="https://doi.org/10.3390/agronomy16010024">https://doi.org/10.3390/agronomy16010024</a></li>
</ul>
</div>
<div dir="auto">
<ul id="2e38112c-b3ab-8090-ba43-f9283f8fc89f" class="bulleted-list">
<li>Grande, T., Souid, A., Ciardi, M. et al.  (2023). Evaluation of antioxidant and antimicrobial activities of whole flours obtained from different species of <em>Triticum </em>genus. <em>Eur Food Res Technol</em> 249, 1575–1587. <a href="https://doi.org/10.1007/s00217-023-04238-5">https://doi.org/10.1007/s00217-023-04238-5</a></li>
</ul>
</div>
<p>L'articolo <a href="https://www.greatitalianfoodtrade.it/cereali/grani-antichi/saragolla-identita-genetica-e-prospettive-di-un-grano-antico-funzionale/">Saragolla: identità genetica e prospettive di un grano antico funzionale</a> proviene da <a href="https://www.greatitalianfoodtrade.it">Gift</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Grano Turanico: origine, caratteristiche e valore di un cereale antico</title>
		<link>https://www.greatitalianfoodtrade.it/cereali/grani-antichi/grano-turanico-cereale-antico/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Marta Strinati]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 08 Dec 2025 06:00:25 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Grani antichi]]></category>
		<category><![CDATA[cereali]]></category>
		<category><![CDATA[grani antichi]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.greatitalianfoodtrade.it/?p=82006</guid>

					<description><![CDATA[<p>Il grano Turanico (Triticum turgidum ssp. turanicum) è uno dei grani antichi al centro del rinnovato interesse per l&#8217;agricoltura biologica e la tradizione mediterranea. Questo frumento tetraploide, originario del Khorasan e oggi coltivato in Italia con metodi sostenibili, si distingue per la sua granella ambrata, un profilo aromatico superiore e peculiarità nutrizionali certificate da numerosi [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.greatitalianfoodtrade.it/cereali/grani-antichi/grano-turanico-cereale-antico/">Grano Turanico: origine, caratteristiche e valore di un cereale antico</a> proviene da <a href="https://www.greatitalianfoodtrade.it">Gift</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p id="2bd8112c-b3ab-8090-9539-ebbed9884b2b" class="">Il <strong>grano Turanico</strong> (<em>Triticum turgidum</em> ssp. <em>turanicum</em>) è uno dei <strong>grani antichi</strong> al centro del rinnovato interesse per l&#8217;<strong>agricoltura biologica</strong> e la <strong>tradizione mediterranea</strong>. Questo frumento tetraploide, originario del Khorasan e oggi coltivato in Italia con metodi sostenibili, si distingue per la sua <strong>granella ambrata</strong>, un profilo aromatico superiore e peculiarità nutrizionali certificate da numerosi studi (Di Loreto et al., 2017; Shewry &amp; Hey, 2018).</p>
<p id="2bd8112c-b3ab-80ac-9a27-f88f7324e0ec" class="">Oltre a eccellere nelle produzioni di <strong>pasta e pane premium</strong>, il Turanico rappresenta un modello di valorizzazione economica della biodiversità cerealicola. Questo articolo ne esplora le proprietà agronomiche e nutraceutiche, fornendo al contempo una <strong>guida essenziale</strong> ai buyer internazionali per un approvvigionamento sicuro, trasparente e di alta qualità sul mercato italiano.</p>
<h2 id="2bd8112c-b3ab-8093-a902-eba6c4a5d923" class="">Storia del grano Turanico</h2>
<p id="2bd8112c-b3ab-80dd-bd11-d02c3dac8cfc" class="">Le origini del Turanico affondano nell’antica regione del <strong>Khorasan</strong>, tra l’attuale Iran e la Turchia. Qui veniva coltivato già migliaia di anni fa come frumento tetraploide resistente e adatto a climi secchi. In epoca moderna la sua diffusione si è ridotta a favore di varietà più produttive, ma l’interesse per i grani antichi e per una dieta più naturale ne ha favorito la reintroduzione in diverse aree italiane, dove ha trovato un ambiente ideale per esprimere tutta la sua <strong>qualità agronomica e sensoriale</strong> (Bordoni, 2017; Di Loreto et al., 2017). Oggi il Turanico rappresenta una risorsa agricola che unisce tradizione, identità territoriale e innovazione alimentare.</p>
<h2 id="2bd8112c-b3ab-8031-af1a-c469153faba6" class="">Caratterizzazione botanica e stagionalità</h2>
<p id="2bd8112c-b3ab-801f-a0d3-ce9ee2f09e78" class="">Dal punto di vista botanico, il Turanico appartiene alla specie <em>Triticum turgidum</em>, nella famiglia delle Poaceae, e condivide diverse caratteristiche con i <strong>grani duri</strong>. Si distingue tuttavia rispetto alle varietà di grano duro moderne per le <strong>cariossidi di dimensioni maggiori</strong>, il <strong>colore più intenso</strong> e una struttura proteica peculiare, responsabile di una <strong>tenacità inferiore</strong>.</p>
<p id="2bd8112c-b3ab-8009-b60f-ce3a8e759450" class="">La pianta presenta una buona <strong>rusticità</strong> e un’elevata capacità di <strong>adattamento ai terreni poveri</strong>, pur mostrando rese inferiori a quelle delle cultivar da alta produzione.</p>
<p id="2bd8112c-b3ab-8095-8ef0-c578dca0fa93" class="">La sua stagionalità segue il ciclo tipico del frumento duro, con semina autunnale e raccolto estivo, anche se alcune varianti colturali possono essere adottate in zone montane o con microclimi particolari.</p>
<h2 id="2bd8112c-b3ab-8055-a9fc-ebd02ec0ad6b" class="">Aree di produzione, pratiche agronomiche e sostenibilità</h2>
<p id="2bd8112c-b3ab-80f1-af86-de7291455135" class="">Storicamente associato ai territori del Khorasan, il Turanico è oggi coltivato anche in diverse regioni italiane, in particolare in aree collinari e appenniniche della Toscana, dell&#8217;Umbria e delle Marche, oltre che in Sicilia, dove il connubio tra clima e metodi agricoli tradizionali contribuisce alla qualità finale della granella.</p>
<p id="2bd8112c-b3ab-8045-95dd-f8882f43d24a" class="">Dal punto di vista agronomico, il Turanico presenta una <strong>maggiore rusticità</strong> rispetto alle varietà moderne, con eccellente <strong>tolleranza alla siccità</strong> (superiore anche a quella del grano duro). La pianta mostra tuttavia un&#8217;<strong>altezza elevata </strong>(tipicamente superiore ai 120-140 cm), che la rende suscettibile all&#8217;allettamento, e una resistenza limitata all&#8217;oidio (<em>Blumeria graminis</em>), caratteristiche che la rendono particolarmente adatta ai <strong>sistemi di agricoltura biologica</strong> con densità di semina moderate (Grausgruber et al., 2004).</p>
<p id="2bd8112c-b3ab-80df-9a27-da14bcbee037" class="">Le <strong>rese produttive</strong> si attestano generalmente su valori inferiori del 20-30% rispetto alle cultivar moderne di grano duro, compensate però dalla maggiore valorizzazione economica del prodotto finito. Le pratiche agronomiche puntano su <strong>rotazioni con leguminose</strong>, sul limitato uso di input esterni e sulle concimazioni organiche. L’approccio agroecologico e la lenta <strong>macinazione a pietra</strong> rappresentano ulteriori elementi che permettono di preservare nutrienti, aromi e integrità del chicco (Di Loreto et al., 2017; Parenti et al., 2025).</p>
<h2 id="2bd8112c-b3ab-8074-b45c-cabfedda3e31" class="">Proprietà nutrizionali</h2>
<p id="2bd8112c-b3ab-8082-a128-e9df1b81f0ce" class="">Il profilo nutrizionale del Turanico rappresenta uno dei suoi principali punti di forza. Analisi chimiche su 100 grammi di granella cruda (USDA) evidenziano quanto segue:</p>
<ul id="2bd8112c-b3ab-80de-b5a2-c12f0501bb01" class="bulleted-list">
<li>macronutrienti. 14,5 g di <strong>proteine</strong>, con un profilo aminoacidico ricco in lisina; 70,6 g di carboidrati, di cui 11,1 g di <strong>fibre</strong> alimentari; 2,1 g di lipidi, con un rapporto equilibrato tra Omega-6 e Omega-3; 337 kcal di energia;</li>
</ul>
<ul id="2bd8112c-b3ab-8095-84e4-d5a8c87ed296" class="bulleted-list">
<li>micronutrienti. <strong>Selenio</strong> 82 µg (148% del fabbisogno giornaliero), <strong>manganese</strong> 2,7 mg (119% del fabbisogno giornaliero), <strong>magnesio</strong> 130 mg (31% del fabbisogno giornaliero), zinco 3,7 mg (33% del fabbisogno giornaliero), fosforo 364 mg, ferro 3,8 mg e rame 0,51 mg.</li>
</ul>
<h2 id="2bd8112c-b3ab-80ed-848b-c12c4ac9afdf" class="">Possibili benefici per la salute</h2>
<p id="2bd8112c-b3ab-8060-8510-c2d5af523811" class="">Studi recenti su popolazioni di grano Turanico (inclusi campioni di KAMUT®, che deriva dalla stessa sottospecie) hanno mostrato una presenza rilevante di <strong>polifenoli</strong> liberi e legati, responsabili di un potenziale beneficio sul metabolismo ossidativo (Razem et al., 2024; Di Loreto et al., 2017).</p>
<p id="2bd8112c-b3ab-80a2-a813-ff8f718b4d6b" class="">Alcune ricerche pilota hanno inoltre evidenziato un miglioramento di alcuni marcatori infiammatori in soggetti che hanno seguito una dieta basata su questo cereale, suggerendo possibili <strong>effetti anti-infiammatori</strong> e di <strong>modulazione metabolica</strong> (Spisni et al., 2020). Le evidenze, pur promettenti, richiedono ulteriori conferme in studi clinici più ampi.</p>
<p id="2bd8112c-b3ab-8096-aed8-e4ab6c4a0b4a" class="">Alcune ricerche indicano una <strong>maggiore digeribilità</strong> dei grani antichi rispetto ai frumenti moderni, un aspetto di potenziale interesse per le persone che riferiscono diversi livelli di sensibilità al glutine, al di fuori dei pazienti celiaci, i quali devono rigorosamente escludere il glutine dalla dieta (Shewry &amp; Hey, 2018; Dinu et al., 2018).</p>
<h2 id="2bd8112c-b3ab-8037-a7e0-e0ea68dfd617" class="">Usi gastronomici e trasformazione</h2>
<p id="2bd8112c-b3ab-8047-9f3d-ede89e96bdb8" class="">Grazie alla sua qualità aromatica e alla particolare struttura della granella, il Turanico trova impiego nella produzione di <strong>pasta premium</strong>, rigorosamente biologica, se possibile anche trafilata al bronzo ed essiccata lentamente.</p>
<p id="2bd8112c-b3ab-8053-a2d5-cd895ac3fb36" class="">È ideale anche per pani rustici, focacce, pizze a lunga lievitazione e prodotti da forno dolci e salati.</p>
<p id="2bd8112c-b3ab-80b0-910e-ed1079d741d3" class="">Le sue <strong>note aromatiche</strong>, spesso descritte come nocciolate e leggermente mielate, emergono in modo netto nella farina integrale e nel semolato, rendendolo un ingrediente distintivo per ristorazione e panificazione artigianale.</p>
<h2 id="2bd8112c-b3ab-806b-8422-cb97fd3b57b9" class="">Consigli per l’acquisto per appassionati e buyer professionali</h2>
<p id="2bd8112c-b3ab-8005-8e79-dfbd100ee438" class="">Per acquistare grano Turanico di qualità si consiglia di privilegiare i <strong>prodotti certificati bio</strong>, poiché essi garantiscono la massima trasparenza delle pratiche agronomiche nel rispetto dell’ambiente e della biodiversità, senza pesticidi né erbicidi. È utile verificare la tracciabilità del prodotto, l’indicazione della sottospecie botanica e il luogo di coltivazione, insieme alle tecniche di macinazione e trasformazione.</p>
<p id="2bd8112c-b3ab-8006-800e-c009551c1687" class="">Per gli operatori professionali, come pastifici, panifici e importatori, può essere utile richiedere analisi merceologiche aggiornate e campioni per testare resa, profilo proteico e comportamento tecnologico in lavorazione.</p>
<p id="2bd8112c-b3ab-8076-9da8-cf67ec0c3e54" class="">Per i buyer internazionali in cerca di fornitori affidabili di Turanico biologico e dei prodotti da esso derivati, la squadra di <strong>GIFT</strong> (Great Italian Food Trade) mette a disposizione competenze specialistiche nella selezione dei produttori italiani, nella verifica documentale e qualitativa e nel supporto alle pratiche commerciali, doganali e contrattuali. Questo servizio rappresenta un valore aggiunto per chi desidera approvvigionarsi in Italia in modo sicuro, trasparente e con standard elevati.</p>
<h2 id="2bd8112c-b3ab-8080-926d-dd4534b9be6a" class="">Conclusioni</h2>
<p id="2bd8112c-b3ab-80bd-8a4f-cb6f331309f8" class="">Il grano Turanico unisce <strong>storia, sostenibilità, gusto e valore nutrizionale</strong>, rappresentando un cereale antico capace di rispondere alle esigenze della moderna alimentazione consapevole. Le sue proprietà organolettiche e le promettenti evidenze scientifiche sul profilo nutraceutico lo rendono un ingrediente ideale per produzioni artigianali di qualità. Scegliere <strong>Turanico biologico </strong>significa valorizzare una filiera rispettosa dell’ambiente, sostenere la biodiversità agraria e portare in tavola un frumento ricco di identità.</p>
<p id="2bd8112c-b3ab-8001-8b8f-dded06d23429" class=""><em>Marta Strinati</em></p>
<p><em>Photo courtesy Giuseppe Li Rosi </em></p>
<h3 id="2bd8112c-b3ab-8058-9978-f64b93179144" class="">Riferimenti</h3>
<ul id="2bd8112c-b3ab-8067-b99c-d70e8c2fc5b0" class="bulleted-list">
<li>Bordoni, A., Danesi, F., Di Nunzio, M., Taccari, A., &amp; Valli, V. (2017). Ancient wheat and health: a legend or the reality? A review on KAMUT® khorasan wheat. <em>International Journal of Food Sciences and Nutrition</em>, 68(3), 278–286. <a href="https://doi.org/10.1080/09637486.2016.1247434">https://doi.org/10.1080/09637486.2016.1247434</a></li>
</ul>
<ul id="2bd8112c-b3ab-80e2-8303-c069d0c81848" class="bulleted-list">
<li>Di Loreto, A., Di Silvestro, R., Dinelli, G., Bregola, V., Stenico, V., Sferrazza, R. E., Marotti, I., Quinn, R., &amp; Bosi, S. (2017). Nutritional and nutraceutical aspects of KAMUT® khorasan wheat grown during the last two decades. <em>Journal of Agricultural Science</em>, 155(6), 954–965. <a href="https://doi.org/10.1017/S002185961700003X">https://doi.org/10.1017/S002185961700003X</a></li>
</ul>
<ul id="2bd8112c-b3ab-8012-9401-dcbf1851b783" class="bulleted-list">
<li>Dinu, M., Whittaker, A., Pagliai, G., Benedettelli, S., &amp; Sofi, F. (2018). Ancient wheat species and human health: Biochemical and clinical implications. <em>The Journal of nutritional biochemistry</em>, <em>52</em>, 1–9. <a href="https://doi.org/10.1016/j.jnutbio.2017.09.001">https://doi.org/10.1016/j.jnutbio.2017.09.001</a></li>
</ul>
<ul id="2bd8112c-b3ab-80da-abea-da18f292e0d0" class="bulleted-list">
<li>Grausgruber, H., Oberforster, M., Ghambashidze, G., &amp; Ruckenbauer, P. (2004). Yield and agronomic traits of Khorasan wheat (<em>Triticum turanicum</em> Jakubz.). <em>Field Crops Research</em>, 91(2-3), 319–327. <a href="https://doi.org/10.1016/j.fcr.2004.08.001">https://doi.org/10.1016/j.fcr.2004.08.001</a></li>
</ul>
<ul id="2bd8112c-b3ab-805f-8a51-e801dc73b06e" class="bulleted-list">
<li>Parenti, O., Carini, E., Cattaneo, C., Dall’Asta, M., Laureati, M., Scazzina, F., Fascioli, D., &amp; Chiavaro, E. (2025). Preserving Triticum biodiversity: high technological, nutritional, and sensory quality of whole wheat pasta from ancient, old, and evolutionary wheat varieties. LWT – <em>Food Science and Technology</em>, 228, 118065. <a href="https://doi.org/10.1016/j.lwt.2025.118065">https://doi.org/10.1016/j.lwt.2025.118065</a></li>
</ul>
<ul id="2bd8112c-b3ab-80e9-a574-dac3c2c79691" class="bulleted-list">
<li>Razem, M., Morozova, K., Ding, Y., Ferrentino, G., &amp; Scampicchio, M. (2024). Determination of free and bound antioxidants in KAMUT® (Triticum turgidum ssp. turanicum) wheat by HPLC with triple detector (DAD-CAD-MS). <em>Food Chemistry</em>: X, 21, 101216. <a href="https://doi.org/10.1016/j.fochx.2024.101216">https://doi.org/10.1016/j.fochx.2024.101216</a></li>
</ul>
<ul id="2bd8112c-b3ab-805c-8422-ca61c0909512" class="bulleted-list">
<li>Shewry P. R. (2018). Do ancient types of wheat have health benefits compared with modern bread wheat?. <em>Journal of cereal science</em>, <em>79</em>, 469–476. <a href="https://doi.org/10.1016/j.jcs.2017.11.010">https://doi.org/10.1016/j.jcs.2017.11.010</a></li>
</ul>
<ul id="2bd8112c-b3ab-803a-8c77-d522ed6fb05b" class="bulleted-list">
<li>Spisni, E., Valerii, M. C., De Fazio, L., Rotondo, E., Natale, M. D., Giovanardi, E., Posabella, G., Bregola, V., Stenico, V., Sferrazza, R. E., Dinelli, G., &amp; Bosi, S. (2020). A Khorasan wheat-based diet improves systemic inflammatory profile in semi-professional basketball players: a randomized crossover pilot study. <em>Journal of the Science of Food and Agriculture</em>, 100(11), 4101–4107. <a href="https://doi.org/10.1002/jsfa.9947">https://doi.org/10.1002/jsfa.9947</a></li>
</ul>
<ul id="2bd8112c-b3ab-80f4-a688-e82d678ab3a1" class="bulleted-list">
<li>U.S. Department of Agriculture, Agricultural Research Service. (2019). USDA FoodData Central: Wheat, KAMUT khorasan, uncooked. FDC ID: 169743. <a href="https://fdc.nal.usda.gov/fdc-app.html#/food-details/169743/nutrients">https://fdc.nal.usda.gov/fdc-app.html#/food-details/169743/nutrients</a></li>
</ul>
<p>L'articolo <a href="https://www.greatitalianfoodtrade.it/cereali/grani-antichi/grano-turanico-cereale-antico/">Grano Turanico: origine, caratteristiche e valore di un cereale antico</a> proviene da <a href="https://www.greatitalianfoodtrade.it">Gift</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Un tenero tra i duri, le virtù del grano antico Maiorca</title>
		<link>https://www.greatitalianfoodtrade.it/cereali/grani-antichi/un-tenero-tra-i-duri-le-virtu-del-grano-antico-maiorca/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Marta Strinati]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 05 Sep 2025 17:20:25 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Grani antichi]]></category>
		<category><![CDATA[agricoltura biologica]]></category>
		<category><![CDATA[grani antichi]]></category>
		<category><![CDATA[Sicilia]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.greatitalianfoodtrade.it/?p=81158</guid>

					<description><![CDATA[<p>Nel panorama dei grani antichi siciliani, dominato dai robusti Timilia o Russelli, la Maiorca occupa una posizione speciale. È un grano tenero in una terra storicamente dedicata al duro. È bianco, in un mondo che oggi celebra i toni scuri dell’integrale. È associato alla raffinazione, in un&#8217;epoca che esalta la crusca. Eppure, la sua storia [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.greatitalianfoodtrade.it/cereali/grani-antichi/un-tenero-tra-i-duri-le-virtu-del-grano-antico-maiorca/">Un tenero tra i duri, le virtù del grano antico Maiorca</a> proviene da <a href="https://www.greatitalianfoodtrade.it">Gift</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Nel panorama dei grani antichi siciliani, dominato dai robusti Timilia o Russelli, la Maiorca occupa una posizione speciale. È un grano tenero in una terra storicamente dedicata al duro. È bianco, in un mondo che oggi celebra i toni scuri dell’integrale. È associato alla raffinazione, in un&#8217;epoca che esalta la crusca. Eppure, la sua storia affascinante e le sue proprietà nutrizionali lo rendono un tassello fondamentale per comprendere la complessità della cultura cerealicola mediterranea.</p>
<p>La Maiorca non è il grano della forza contadina, ma quello dell&#8217;eleganza e della raffinatezza. Era il grano destinato alle tavole dei ricchi, ai pani delle feste, ai dolci delle occasioni speciali. La sua riscoperta moderna non è quindi solo un atto di conservazione della biodiversità, ma anche un recupero di un&#8217;estetica alimentare dimenticata, di una digeribilità leggendaria e di un sapore delicato e persistente che sta conquistando chef e panificatori d&#8217;autore.</p>
<h2>Tassonomia, morfologia e botanica della Maiorca</h2>
<h3>Identikit di un grano tenero antico: classificazione e nomenclatura</h3>
<p>La Maiorca appartiene alla famiglia delle Poaceae (Graminaceae) e al genere Triticum. Nello specifico, è una varietà di grano tenero (Triticum aestivum subsp. aestivum). La sua classificazione precisa è quella di una landrace (popolazione locale) siciliana, non essendo iscritta ai registri ufficiali delle varietà commerciali moderne.</p>
<p>Il nome Maiorca è di etimologia dibattuta. L&#8217;ipotesi più accreditata lo collega all&#8217;isola di Maiorca, suggerendo che il grano possa essere stato introdotto in Sicilia durante la dominazione spagnola o addirittura in epoche precedenti attraverso le rotte commerciali del Mediterraneo. Altre teorie lo legano al termine maiore (maggiore), forse per indicarne la qualità superiore, o a caratteristiche morfologiche.</p>
<h3>La pianta: alta, elegante e dalla spiga immacolata</h3>
<p>La Maiorca è una <strong>varietà a taglia alta</strong>, che può facilmente raggiungere e superare il metro e sessanta / settanta di altezza. Questo portamento eretto e maestoso è dovuto all&#8217;assenza dei geni nanizzanti (Rht) introdotti nella selezione moderna per prevenire l&#8217;allettamento. La sua paglia è sottile ma resistente.</p>
<p>La spiga è la sua caratteristica più peculiare: lunga, affusolata, di un bianco candido e priva di reste (ariste). Questo la distingue immediatamente dalle spighe scure e aristate dei grani duri siciliani. La sua bellezza estetica è notevole.</p>
<p>La cariosside (il chicco) è di colore chiaro, tendente all&#8217;ambrato molto tenue, con una consistenza farinosa tipica dei grani teneri. La sua cuticola è più sottile rispetto a un grano duro, ideale per una macinatura che produca farine molto fini e setacciate.</p>
<h3>Il ciclo di vita e l&#8217;adattamento all&#8217;ambiente mediterraneo</h3>
<p>Il ciclo della Maiorca è tipicamente autunno-vernino. Viene seminata tra novembre e dicembre e raccolta tra giugno e luglio. Nonostante sia un grano tenero, si è perfettamente adattata al clima mediterraneo siciliano, mostrando una buona tolleranza alla siccità e alle alte temperature durante le fasi finali di maturazione.<span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p>Questo adattamento secolare le permette di esprimere al meglio le sue caratteristiche qualitative anche in condizioni di aridocoltura, sebbene rese più consistenti si ottengano con un moderato apporto irriguo. La sua taglia alta la rende suscettibile all&#8217;allettamento in caso di forti venti o eccessive concimazioni azotate, un ulteriore motivo per cui viene <strong>coltivata principalmente in regime biologico</strong> o a basso input.</p>
<h2>Le radici nella storia: dai Normanni alle tavole nobiliari</h2>
<h3>Ipotesi sulle origini: il nome e le influenze straniere</h3>
<p>Le origini della Maiorca sono avvolte nel mistero. La teoria più suggestiva la vuole arrivata in Sicilia con gli Aragonesi nel XIII-XIV secolo, proveniente dalla Catalogna o dalle Isole Baleari (da cui il nome Maiorca). Altri storici ipotizzano un&#8217;origine più antica, legata alle dominazioni normanne o sveve, periodi di ferventi scambi culturali e commerciali nel Mediterraneo. La sua caratteristica principale &#8211; la produzione di una farina bianchissima &#8211; ne fece sin da subito un prodotto di lusso.</p>
<h3>La produzione di farina bianca per l&#8217;élite</h3>
<p>Mentre il grano duro (<a href="https://www.greatitalianfoodtrade.it/cereali/grani-antichi-italiani-il-timilia-di-sicilia/">Timilia</a>, Russello) era il cibo del popolo, per la pasta e il pane quotidiano, la Maiorca era destinata all&#8217;aristocrazia e all&#8217;alta borghesia. La sua farina, grazie al chicco tenero e alla cuticola sottile, era più facile da setacciare e raffinare con le tecnologie dell&#8217;epoca (mulini a pietra e buratti). Il pane di Maiorca era quindi un pane bianco, soffice, dal sapore delicato e dalla mollica chiara: un chiaro simbolo di status sociale. Era il pane delle feste, delle occasioni speciali, delle tavole dei monasteri e dei palazzi signorili.</p>
<h3>Il declino con la standardizzazione industriale</h3>
<p>La Rivoluzione Verde del Novecento colpì la Maiorca ancor più duramente di altri grani antichi. L&#8217;industria molitoria moderna, con i suoi cilindri d&#8217;acciaio, era in grado di produrre farine bianchissime da qualsiasi grano, anche i più scuri e duri. Il vantaggio tecnologico della Maiorca venne meno. Inoltre, le sue basse rese e l&#8217;altezza eccessiva la resero antieconomica rispetto alle nuove varietà nanizzate di grano tenero, selezionate appositamente per la panificazione industriale. In pochi decenni, la sua coltivazione collassò, sopravvivendo in piccolissimi orti familiari per la produzione domestica di dolci o pane per le festività.</p>
<h2>La rinascita nell&#8217;Era Biologica</h2>
<h3>I custodi della biodiversità</h3>
<p>Come per il Timilia, la salvezza genetica della Maiorca è merito di quegli agricoltori anziani che, per tradizione familiare o per amore della qualità, continuarono a coltivarne un piccolo campo, conservandone il seme di anno in anno. Questi custodi, spesso ridicolizzati nell&#8217;epoca del progresso agricolo, sono oggi riconosciuti come gli eroi della biodiversità.</p>
<h3>I pionieri del recupero</h3>
<p>A partire dagli anni 2000, la nuova generazione di agricoltori biologici ha riscoperto la Maiorca. Ne hanno intuito il potenziale: un grano tenero autoctono, perfetto per l&#8217;agricoltura a basso input, con una storia affascinante e caratteristiche organolettiche uniche. Hanno iniziato a recuperare i semi puri dai custodi, a moltiplicarli e a reimpiantarli.<span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p>La <strong>coltivazione biologica</strong> è la <strong>scelta obbligata</strong>: la pianta alta non sopporterebbe concimazioni chimiche azotate e il mercato di riferimento per un prodotto così di nicchia è esattamente quello del biologico e del biodinamico.</p>
<h3>Dalla nicchia ai mercati di alta gamma</h3>
<p>Oggi la Maiorca è un <strong>prodotto di altissima gamma</strong>. La sua farina è venduta a un prezzo premium che riflette le basse rese, la lavorazione artigianale e la qualità superiore. È ricercata da:</p>
<p>&#8211; panificatori d’autore, per creare pani bianchi di lusso, dalla mollica morbidissima e dal sapore complesso ma non invasivo;</p>
<p>&#8211; pasticceri, per realizzare dolci, biscotti e torte di altissima qualità, grazie alla sua finezza e al suo aroma delicato di latte e mandorla;</p>
<p>&#8211; pizzaioli, per sperimentare basi per pizza bianchissime e altamente digeribili;</p>
<p>&#8211; ristoranti stellati, che valorizzano gli ingredienti locali e la storia nel piatto.</p>
<h2>Le zone di coltivazione</h2>
<h3>Il cuore in Sicilia</h3>
<p>La coltivazione della Maiorca è concentrata <strong>per oltre il 95% in Sicilia</strong>. Non esiste una mappatura ufficiale, ma le zone più vocate sono:</p>
<p>&#8211; provincia di Enna, cuore storico della cerealicoltura interna;</p>
<p>&#8211; provincia di Caltanissetta, ampie distese collinari dove si pratica aridocoltura;</p>
<p>&#8211; area dell’Etna, ove i terreni vulcanici ricchi di minerali conferiscono ulteriore caratteristiche al chicco;</p>
<p>&#8211; provincia di Agrigento e Palermo, due zone con una forte tradizione agricola biologica.</p>
<h3>Le sperimentazioni in Italia e all&#8217;estero</h3>
<p>La richiesta ha spinto alcuni agricoltori biologici fuori dalla Sicilia a sperimentare la coltivazione di Maiorca (es. Toscana, Umbria, Puglia). I risultati sono variabili e dipendono fortemente dal terreno e dal microclima.<span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p>La ‘Maiorca fuori sede’ spesso non raggiunge le stesse caratteristiche qualitative di quella cresciuta nel suo areale storico siciliano, ma dimostra l&#8217;interesse verso questa varietà. Piccole coltivazioni esistono anche all&#8217;estero, in paesi come Francia e Stati Uniti, sempre in contesti di agricoltura biologica e di nicchia.</p>
<h2>Profilo nutrizionale: la quintessenza della digeribilità</h2>
<h3>Composizione chimica</h3>
<p>Le analisi chimiche comparative rivelano un profilo caratteristico:</p>
<p><b>&#8211; proteine</b>. Il contenuto proteico è generalmente buono, ma leggermente inferiore rispetto a quello dei grani duri antichi. La differenza cruciale, come per il Timilia, sta nella qualità del glutine;</p>
<p><b>&#8211; carboidrati</b>. La composizione in amidi è peculiare e contribuisce alla sua alta digeribilità;</p>
<p><b>&#8211; ceneri</b>. Il contenuto in minerali (sali minerali) è inferiore rispetto a un grano integrale di varietà moderne, ma i minerali presenti sono altamente biodisponibili.</p>
<h3>Il glutine nella Maiorca</h3>
<p>È qui che risiede il suo mito e la sua scientificità.</p>
<p>Il glutine della Maiorca è quantitativamente meno abbondante e qualitativamente meno tenace di quello dei grani moderni selezionati per la panificazione industriale. Forma un reticolo glutinico più fragile e meno elastico.</p>
<p>Questa fragilità è un vantaggio digestivo. La rete glutinica più debole viene scomposta più facilmente dagli enzimi proteolitici del nostro apparato digerente, riducendo il carico di lavoro e la sensazione di gonfiore post-prandiale. Questo <strong>non rende la Maiorca adatta ai celiaci</strong>. La gliadina, proteina tossica per i celiaci, è comunque presente. Soltanto per chi soffre di sensibilità al glutine non celiaca (NCGS) o per chi semplicemente trova i grani moderni pesanti da digerire, la Maiorca può rappresentare un&#8217;alternativa molto meglio tollerata.</p>
<h3>Indice glicemico più basso</h3>
<p>Sebbene sia una farina bianca, studi preliminari e l&#8217;esperienza empirica suggeriscono che il pane di Maiorca abbia un indice glicemico (IG) più basso del pane bianco realizzato con farine di grano tenero moderne. Questo paradosso apparente potrebbe essere spiegato da tre fattori:</p>
<p>&#8211; la struttura dell’amido, che ne rallenta la digestione;</p>
<p>&#8211; la macinatura a pietra, che preserva l&#8217;integrità del germe e dei nutrienti, influenzando il metabolismo degli zuccheri;</p>
<p>&#8211; l’assenza di additivi. I pani di Maiorca sono spesso realizzati con pochi ingredienti e lunghi tempi di lievitazione naturale, fattori che contribuiscono a abbassare l&#8217;IG.</p>
<h3>Il profilo aminoacidico e il contenuto minerale</h3>
<p>Il profilo aminoacidico è equilibrato. È una buona fonte di minerali come fosforo, potassio e magnesio, se consumata come farina integrale o semi-integrale. La farina bianca ’00’ di Maiorca, sebbene deliziosa, perde ovviamente una parte significativa di questo contenuto nella setacciatura.</p>
<h2>Trasformazione e gastronomia</h2>
<h3>La macinatura a pietra</h3>
<p>La scelta ideale per macinare la Maiorca è il <strong>mulino a pietra naturale</strong>. Questo metodo, lento e a basse temperature, non surriscalda la farina, preservandone gli aromi delicati (note di latte, mandorla dolce) e le proprietà nutrizionali. Produce una farina setosa e vellutata, ideale per le raffinatezze.</p>
<h3>Dal pane bianco di Maiorca alle specialità pasquali</h3>
<p>Il prodotto per eccellenza è il <b>pane bianco di Maiorca</b>: crosta sottile e croccante, mollica morbidissima, alveolatura fine e colore bianco avorio. È un pane che si conserva bene ed è estremamente digeribile.<span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p>In molte zone della Sicilia, la farina di Maiorca era tradizionalmente destinata ai <b>dolci pasquali</b>, come le ‘cassatedde’ o i ‘cannateddi’. Oggi viene impiegata per preparare torte soffici, biscotti friabili, pasta frolla, pasta fresca all’uovo, brioche e altri panetti lievitati.<span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<h2>La vera Maiorca e le imitazioni</h2>
<p>Il successo attira imitatori. Come per gli altri grani antichi, finalmente tornati alla ribalta, il rischio è che sementi non pure o ibridate vengano spacciate per Maiorca, erodendone il patrimonio genetico unico. Al contempo, il mercato globale potrebbe portare a produzioni fuori sede che svuotano di significato il legame con il territorio (Italian Sounding).</p>
<p>La bassa resa (15-25 q.li/ettaro) e la necessità di lavorazioni artigianali rendono il prodotto costoso. Si tratta però del giusto compenso per un’eccellenza basata su <strong>filiere corte e trasparenti</strong> che garantiscano un <strong>reddito equo all’agricoltore</strong>, oltre alla biodiversità.</p>
<p>Senza cedere alle lusinghe del low cost, per assicurarsi le migliori autentiche produzioni di Maiorca gli acquirenti internazionali possono affidarsi alla guida esperta di GIFT &#8211; Great Italian Food Trade.</p>
<p><i>Marta Strinati</i></p>
<p><em>Cover image: Maiorca wheat. Photograph courtesy of Paolo Caruso. </em></p>
<h3>Riferimenti</h3>
<p>&#8211; Barberis, L. (2018). Grani Antichi. Una rivoluzione dal campo alla tavola, per la salute, l&#8217;ambiente e una nuova agricoltura. Edizioni Lindau.</p>
<p>&#8211; Boukid, F., Folloni, S., Sforza, S., Vittadini, E., &amp; Prandi, B. (2018). Current trends in ancient grains-based foodstuffs: Insights into nutritional aspects and technological applications. <i>Comprehensive Reviews in Food Science and Food Safety, 17</i>(1), 123–136. <a href="https://doi.org/10.1111/1541-4337.12315?utm_source=chatgpt.com">https://doi.org/10.1111/1541-4337.12315</a></p>
<p>&#8211; Dinu, M., Whittaker, A., Pagliai, G., Benedettelli, S., &amp; Sofi, F. (2018). Ancient wheat species and human health: Biochemical and clinical implications. <i>Journal of Nutritional Biochemistry, 52,</i> 1–9. <a href="https://doi.org/10.1016/j.jnutbio.2017.09.001">https://doi.org/10.1016/j.jnutbio.2017.09.001</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.greatitalianfoodtrade.it/cereali/grani-antichi/un-tenero-tra-i-duri-le-virtu-del-grano-antico-maiorca/">Un tenero tra i duri, le virtù del grano antico Maiorca</a> proviene da <a href="https://www.greatitalianfoodtrade.it">Gift</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Grani antichi italiani, il Timilia di Sicilia</title>
		<link>https://www.greatitalianfoodtrade.it/cereali/grani-antichi/grani-antichi-italiani-il-timilia-di-sicilia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Marta Strinati]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 20 Aug 2025 11:17:58 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Grani antichi]]></category>
		<category><![CDATA[biologico]]></category>
		<category><![CDATA[cereali]]></category>
		<category><![CDATA[grani antichi]]></category>
		<category><![CDATA[Made in Italy]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.greatitalianfoodtrade.it/?p=81067</guid>

					<description><![CDATA[<p>Il grano duro Timilia è uno dei principali protagonisti della riscoperta dei grani antichi italiani, vale a dire le colture tradizionali sacrificate dalla ‘Rivoluzione verde’, che nel secondo Dopoguerra ha stravolto l’agricoltura a colpi di mutazioni, coltivazioni intensive e largo uso di fertilizzanti allo scopo di massimizzare la produzione. Dopo avere sfiorato l’estinzione, Tumminìa (in [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.greatitalianfoodtrade.it/cereali/grani-antichi/grani-antichi-italiani-il-timilia-di-sicilia/">Grani antichi italiani, il Timilia di Sicilia</a> proviene da <a href="https://www.greatitalianfoodtrade.it">Gift</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Il grano duro Timilia è uno dei principali protagonisti della <a href="https://www.greatitalianfoodtrade.it/cereali/grani-antichi-vs-grani-moderni-e-salute-rassegna-scientifica/">riscoperta dei grani antichi</a> italiani, vale a dire le colture tradizionali sacrificate dalla ‘Rivoluzione verde’, che nel secondo Dopoguerra ha stravolto l’agricoltura a colpi di mutazioni, coltivazioni intensive e largo uso di fertilizzanti allo scopo di massimizzare la produzione.</p>
<p>Dopo avere sfiorato l’estinzione, Tumminìa (in siciliano) ha riacquistato popolarità, grazie alla propagazione dell’agricoltura biologica e alla domanda crescente di alimenti sostenibili. Nonché a un rinnovato interesse per le sue peculiari caratteristiche nutrizionali e organolettiche. Già soltanto il suo colore scuro racconta la ricchezza in antiossidanti.</p>
<h2>Tassonomia, morfologia e botanica del Timilia</h2>
<h3>Nomenclatura</h3>
<p>Il Timilia appartiene alla grande famiglia delle Poaceae (<em>Graminaceae</em>) e al genere Triticum. Nello specifico, è una varietà di grano duro (<em>Triticum turgidum subsp. durum</em>).<span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p>Il nome Timilia è di <strong>etimologia</strong> incerta, forse derivante dal greco o da un termine dialettale che ne indica la maturazione tardiva. ‘Tumminìa’ è la versione sicilianizzata, usata prevalentemente nella zona del Trapanese. È anche noto come ‘Granu Marzuolo’ o ‘Triminia’, a testimonianza di una diffusione che ha valicato i confini regionali, ritrovandosi con nomi simili anche in Calabria e Basilicata.</p>
<h3>Una pianta alta e robusta</h3>
<p>Il Timilia è una <strong>varietà a taglia alta</strong>, che può facilmente superare il metro e sessanta di altezza. Una dimensione ben più grande dei grani moderni, che raramente superano il metro, a causa della introduzione di geni nanizzanti, per evitare l&#8217;allettamento (il piegamento degli steli sotto il peso della spiga).<span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p>La sua paglia robusta e flessibile è invece un adattamento che gli permette di resistere meglio al vento.</p>
<p>La spiga è aristata (con lunghe reste), stretta e affusolata. La caratteristica più distintiva è il suo colore: <b>viola scuro</b>, quasi nero, soprattutto in fase di maturazione lattea e cerosa. Questa pigmentazione è dovuta all&#8217;accumulo di <b>antociani</b>, potenti antiossidanti della famiglia dei polifenoli, che la pianta produce come protezione naturale contro lo stress ossidativo causato dall&#8217;intensa radiazione solare.</p>
<p>La cariosside (il chicco) è piccola, vitrea e di colore ambrato scuro, con un alto indice di durezza. Questa caratteristica la rende <strong>ideale per la produzione di semole grossolane e integrali</strong>.</p>
<h3>Il ciclo di vita e la geniale scelta agronomica</h3>
<p>Il Timilia è un grano a ciclo primaverile-estivo. Tradizionalmente veniva seminato tardi, tra marzo e aprile, una pratica che gli vale il nome di ‘farranova’ (farro nuovo) in alcune zone.<span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p>Questa scelta agronomica è geniale: seminando in primavera, la pianta sfugge ai picchi delle malattie fungine (come la ruggine) che prosperano in autunno-inverno, e completa il suo ciclo sfruttando l&#8217;umidità residua delle piogge invernali e le rugiade primaverili, richiedendo un <b>apporto idrico minimo</b> o nullo.<span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p>È, per definizione, una <b>coltura a basso input</b>, perfettamente adattata all&#8217;aridocoltura mediterranea.<span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p>Il suo ciclo vegetativo è più lungo rispetto ai grani moderni, ma questa <b>lentezza</b> è probabilmente uno dei fattori che concorrono all&#8217;<b>accumulo di sostanze nutritive e aromatiche</b>.</p>
<h2>Un viaggio millenario nel Mediterraneo</h2>
<h3>Ipotesi sulle origini: tra Mesopotamia e Africa</h3>
<p>Le origini del Timilia si perdono nella notte dei tempi. Si ritiene che sia una varietà giunta in Sicilia attraverso le intricate rotte commerciali del Mediterraneo.<span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p>Alcune ipotesi lo collegano a grani duri originari della <strong>Mesopotamia</strong>, culla della cerealicoltura, mentre altre ne suggeriscono un&#8217;origine nord-africana, portata in Sicilia durante le dominazioni fenicia, cartaginese o araba. La sua grande adattabilità ai climi caldi e aridi avvalora questa seconda tesi.<span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p>La sua storia genetica è il frutto di millenni di selezione operata dagli agricoltori, che hanno conservato e moltiplicato i semi delle piante che meglio resistevano alla siccità, alle malattie e producevano farina di qualità.</p>
<h3>Il grano resiliente dei contadini poveri siciliani</h3>
<p>In <b>Sicilia</b>, il Timilia ha trovato il suo habitat ideale. Per secoli è stato, insieme ad altre varietà locali come Russello, Perciasacchi e Bidì, il protagonista indiscusso dei paesaggi agrari delle aree interne e collinari.<span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p>Era il <b>grano dei contadini poveri</b>, di chi coltivava terre marginali e non poteva permettersi irrigazione o concimazioni. La sua <b>resilienza</b> era la loro assicurazione sulla vita, una garanzia di raccolto anche negli anni più avari.</p>
<h3>Il declino sotto la ‘Rivoluzione Verde’</h3>
<p>L’inizio dell&#8217;estinzione per il Timilia scattò a metà del Novecento con l&#8217;avvento della ‘Rivoluzione Verde’. Il modello agricolo imperante puntava all&#8217;<b>aumento spasmodico delle rese</b> per sfamare una popolazione in crescita.<span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p>Vennero introdotte nuove varietà ibride &#8216;nane&#8217; o &#8216;semi-nane&#8217;, create incrociando grani ad <strong>alta resa con geni nanizzanti</strong>. Piante che potevano venire coltivate ad altissima densità e <b>concimate pesantemente con nitrati </b>senza rischiare l&#8217;allettamento. Il loro ciclo breve permetteva doppi raccolti.<span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p>Il Timilia, con la sua altezza, le basse rese, la <strong>suscettibilità alla concimazione azotata</strong> (che lo farebbe allettare) e la lunga paglia scomoda per le mietitrebbie moderne, diventò improvvisamente obsoleto. In pochi decenni, fu quasi completamente abbandonato. Rischiò l&#8217;estinzione, come migliaia di altre varietà locali in tutto il mondo.</p>
<h2>La rinascita grazie all’agricoltura biologica</h2>
<h3>Il ruolo di custode degli agricoltori anziani</h3>
<p>La salvezza del Timilia è merito di quei pochi, testardi agricoltori che, spesso in condizioni di isolamento, continuarono a coltivarlo per consumo personale, per attaccamento alla tradizione o perché consapevoli della superiore qualità del pane che se ne ricavava.<span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p>Questi <b>custodi della biodiversità</b> hanno preservato in vivo il patrimonio genetico del Timilia, diventando, inconsapevolmente, gli archivi viventi di un tesoro agroalimentare.</p>
<h3>I pionieri del recupero</h3>
<p>A partire dagli anni &#8217;90, sull&#8217;onda della crescente sensibilità ecologica e del successo dell&#8217;agricoltura biologica, un nuovo gruppo di agricoltori, spesso giovani e con una formazione universitaria, iniziò a cercare queste varietà dimenticate.<span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p>Videro nel Timilia non un relitto del passato, ma la chiave per un futuro sostenibile. La sua <b>naturale resistenza alle avversità</b>, il suo <b>fabbisogno idrico ridotto</b> e la sua <b>incompatibilità con la chimica di sintesi</b> lo rendevano il candidato perfetto per l&#8217;agricoltura biologica e biodinamica.</p>
<h3>Dalla nicchia al mercato di qualità</h3>
<p>Oggi il Timilia è uscito dalla nicchia. È diventato un <strong>prodotto di alta gamma, biologico</strong>, apprezzato da chef, nutrizionisti e consumatori esigenti.<span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p>Il suo <strong>prezzo</strong> è più alto, per effetto dei costi di una produzione a bassa resa ma ad alto valore aggiunto.</p>
<h2>Un profilo nutrizionale di grande interesse</h2>
<h3>Composizione chimica: macro e microelementi</h3>
<p>Le analisi chimiche comparate tra farine di Timilia e farine di grano duro moderno rivelano differenze significative:</p>
<p>&#8211; <b>proteine</b>. Il contenuto proteico è generalmente elevato, ma la differenza cruciale sta nella qualità di queste proteine, che sembrano renderlo meglio tollerato dalle persone con <em>gluten sensitivity</em> (ma sempre <b>tossico per i celiaci</b>);</p>
<p><b>&#8211; sali minerali</b>. La semola di Timilia integrale è più ricca di minerali come ferro, magnesio, zinco, potassio e selenio. Questo è dovuto sia a una maggiore <b>capacità di assorbimento</b> della pianta (forse legata a un apparato radicale più profondo e sviluppato), sia al fatto che la <b>macinatura a pietra tradizionale</b> conserva integralmente il germe e la crusca, dove questi micronutrienti sono concentrati;</p>
<p><b>&#8211; vitamine</b>. È una buona fonte di vitamine del gruppo B (B1, B2, B3, B6) e di vitamina E, <b>potenti antiossidanti liposolubili</b> presenti nel germe.</p>
<p><b>&#8211; fibre</b>. L&#8217;alto contenuto di fibre, <strong>specialmente in versione integrale</strong>, favorisce il transito intestinale, modula l&#8217;assorbimento degli zuccheri e dei grassi e nutre il microbioma intestinale.</p>
<h3>Ricco di antiossidanti</h3>
<p>Il colore scuro del Timilia è un indicatore visivo della sua ricchezza in <b>polifenoli</b>, in particolare <b>antociani</b> (come la cianidina) e <b>acidi fenolici</b> (acido ferulico, acido vanillico).<span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p>Questi composti svolgono nell&#8217;uomo una potente attività antiossidante, contrastando i radicali liberi e l&#8217;<b>infiammazione cronica di basso grado</b>, alla base di molte patologie moderne. L&#8217;acido ferulico, in particolare, è noto per i suoi effetti neuroprotettivi e antitumorali.<span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<h3>Indice glicemico più basso del grano moderno</h3>
<p>Il pane di Timilia integrale, grazie all&#8217;alto contenuto di fibre e alla particolare matrice alimentare, ha dimostrato di possedere un <strong>indice glicemico (IG) più basso</strong> rispetto al pane bianco di grano moderno.<span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p>Questo significa che provoca un <strong>rilascio di glucosio nel sangue più lento</strong> e graduale, evitando i picchi glicemici e insulinemici dannosi per la salute, soprattutto per i diabetici o i soggetti insulino-resistenti.</p>
<h2>Dalla spiga alla tavola</h2>
<h3>Il valore della macinatura a pietra</h3>
<p>La lavorazione è fondamentale per preservare le qualità del Timilia. La macinatura a pietra (a basse temperature) è da preferirsi a quella industriale con cilindri d&#8217;acciaio. Quest&#8217;ultima, più veloce e aggressiva, surriscalda la farina, ossidando gli acidi grassi del germe (che irrancidiscono) e distruggendo parte delle vitamine e degli antiossidanti.<span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p>La macinatura a pietra, lenta e delicata, <strong>mantiene intatta la struttura del chicco</strong>, producendo una farina integrale, viva e profumata, con una resa aromatica incomparabile.</p>
<h3>Il Pane Nero di Castelvetrano e le altre specialità tradizionali</h3>
<p>Il prodotto principe è il Pane Nero di Castelvetrano (TP). Di colore grigio-scuro, con una mollica compatta e umida e un aroma intenso che ricorda il malto e il lievito madre. Si ottiene da un impasto di sola farina di Timilia integrale, acqua, sale marino e lievito madre (o pasta criscente). La cottura avviene in forni a legna, che conferiscono una crosta spessa e croccante.<span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p>Oltre al pane, il Timilia è <strong>eccellente per la produzione di pasta secca</strong> (dalla trafilatura al bronzo per una superficie ruvida che trattiene meglio i sughi), di pizza (dona una pasta fragrante e digeribile) e di dolci tradizionali come i biscotti.</p>
<h2>Sfide e prospettive</h2>
<h3>Resa bassa, qualità alta</h3>
<p>La bassa resa rimane uno scoglio economico. Tuttavia, il successo del Timilia rappresenta la <strong>vittoria della qualità sulla quantità</strong>, della lentezza sulla frenesia, della complessità ecologica sulla semplificazione industriale.<span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p>Il futuro consiste nel continuare a comunicare il valore aggiunto del prodotto per giustificarne il prezzo, costruendo <strong>filiere corte e trasparenti</strong> che mettano in diretto contatto il produttore e il consumatore finale, eliminando intermediari e garantendo un giusto reddito all&#8217;agricoltore.</p>
<h3>La minaccia dell&#8217;erosione genetica e dell&#8217;<i>Italian Sounding</i></h3>
<p>Il successo del Timilia attira inevitabilmente imitazioni. Esiste il rischio che <b>sementi non certificate</b> o geneticamente impure vengano vendute come Timilia, diluendo il patrimonio genetico originale. È quindi fondamentale il lavoro di enti come la Stazione Consorziale Sperimentale di Granicoltura per la Sicilia di Caltagirone, che conservano e moltiplicano le sementi pure.<span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p>Inoltre, il mercato globale potrebbe portare a produzioni di ‘<strong>falso Timilia</strong>’ fuori dalla Sicilia, svuotando di significato il legame con il territorio (il cosiddetto <i>Italian Sounding</i>).</p>
<h2>Acquistare il vero Timilia</h2>
<p>Gli acquirenti sul mercato globale dovranno tenere bene a mente i rischi succitati di falsificazione.<span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p>La <strong>guida esperta di GIFT</strong> (<i>Great Italian Food Trade</i>) è un alleato per la selezione di ‘vero’ Timilia biologico e dei prodotti realizzati in Italia con questo prezioso grano antico di Sicilia secondo le migliori tecniche di lavorazione.</p>
<p><i>Marta Strinati</i></p>
<p><em>Cover: photo courtesy Paolo Caruso </em></p>
<h3>Riferimenti</h3>
<p>&#8211; Brouns, F., Geisslitz, S., Guzmán, C., Ikeda, T., Arzani, A., Latella, G., Simsek, S., Colomba, M., Gregorini, A., Zevallos, V., Lullien, V., Jonkers, D., &amp; Shewry, P. (2022). Do ancient wheats contain less gluten than modern bread wheat, in favour of better health? <i>Nutrition Bulletin, 47</i>(4), 475–492. <a href="https://doi.org/10.1111/nbu.12551">https://doi.org/10.1111/nbu.12551</a></p>
<p>&#8211; De Vita, P., Riefolo, C., Codianni, P., Cattivelli, L., &amp; Fares, C. (2006). Agronomic and qualitative traits of <i>T. turgidum</i> ssp. <i>dicoccum</i> genotypes cultivated in Italy. <i>Euphytica, 150</i>(1), 195–205. <a href="https://doi.org/10.1007/s10681-006-9107-6">https://doi.org/10.1007/s10681-006-9107-6</a></p>
<p>&#8211; Dinelli, G., Carretero, A. S., Di Silvestro, R., Marotti, I., Fu, S., Benedettelli, S., Ghiselli, L., &amp; Gutiérrez, A. F. (2009). Determination of phenolic compounds in modern and old varieties of durum wheat using liquid chromatography coupled with time-of-flight mass spectrometry. <i>Journal of Chromatography A, 1216</i>(43), 7229–7240. <a href="https://doi.org/10.1016/j.chroma.2009.08.041">https://doi.org/10.1016/j.chroma.2009.08.041</a></p>
<p>&#8211; Sissons, M. (2008). Role of durum wheat composition on the quality of pasta and bread. <i>Food, 2</i>(2), 75–90. https://www.researchgate.net/publication/228487489_Role_of_durum_wheat_composition_on_the_quality_of_pasta_and_bread</p>
<p>&#8211; Valitutti, F., &amp; Fasano, A. (2019). Breaking down barriers: How understanding celiac disease pathogenesis informed the development of novel treatments. <i>Digestive Diseases and Sciences, 64</i>(7), 1748–1758. <a href="https://doi.org/10.1007/s10620-019-05646-y">https://doi.org/10.1007/s10620-019-05646-y</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.greatitalianfoodtrade.it/cereali/grani-antichi/grani-antichi-italiani-il-timilia-di-sicilia/">Grani antichi italiani, il Timilia di Sicilia</a> proviene da <a href="https://www.greatitalianfoodtrade.it">Gift</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Hammurabi e Norberto: cultivar italiane di monococco che fanno rivivere i grani antichi</title>
		<link>https://www.greatitalianfoodtrade.it/cereali/grani-antichi/grano-monococco-cultivar-italiane/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Dario Dongo]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 08 Apr 2025 12:30:42 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Grani antichi]]></category>
		<category><![CDATA[grani antichi]]></category>
		<category><![CDATA[Made in Italy]]></category>
		<category><![CDATA[nutrizione]]></category>
		<category><![CDATA[pasta]]></category>
		<category><![CDATA[proteine]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.greatitalianfoodtrade.it/?p=80658</guid>

					<description><![CDATA[<p>Il grano monococco (Triticum monococcum), il più antico cereale coltivato nella storia dell&#8217;uomo, sta vivendo una notevole rinascita in Italia grazie allo sviluppo di due cultivar uniche: Hammurabi e Norberto. Queste selezioni di grani antichi combinano la ricca eredità storica dell&#8217;agricoltura antica con le esigenze nutrizionali e agronomiche dei sistemi alimentari odierni. Ufficialmente registrate e [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.greatitalianfoodtrade.it/cereali/grani-antichi/grano-monococco-cultivar-italiane/">Hammurabi e Norberto: cultivar italiane di monococco che fanno rivivere i grani antichi</a> proviene da <a href="https://www.greatitalianfoodtrade.it">Gift</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Il <strong>grano monococco</strong> (<strong><em>Triticum monococcum</em></strong>), il più antico cereale coltivato nella storia dell&#8217;uomo, sta vivendo una notevole rinascita in Italia grazie allo sviluppo di due cultivar uniche: <strong>Hammurabi</strong> e <strong>Norberto</strong>. Queste <strong>selezioni di grani antichi</strong> combinano la ricca eredità storica dell&#8217;agricoltura antica con le esigenze nutrizionali e agronomiche dei sistemi alimentari odierni.</p>
<p>Ufficialmente registrate e protette in Italia e a livello europeo, queste varietà di grano monococco si distinguono per i loro profili proteici, la superiore <strong>adattabilità all&#8217;agricoltura biologica</strong> e a basso input e l&#8217;eccezionale <strong>contenuto nutrizionale</strong>.</p>
<p>Hammurabi e Norberto rappresentano una selezione con metodo tradizionale di grani antichi adatti all&#8217;agroecologia e alle diete salutari, in grado di offrire prestazioni eccezionali nella produzione di <strong>pasta di qualità superiore</strong> e <strong>prodotti da forno a lievitazione leggera</strong> come focacce e piadine. Il loro sviluppo rappresenta un contributo significativo alla conservazione della biodiversità e a un futuro alimentare più sano e sostenibile.</p>
<h2>Il monococco: il più antico dei grani antichi</h2>
<p>Addomesticato <strong>oltre 10.000 anni fa</strong> nella Mezzaluna Fertile, il grano monococco (<em><strong>Triticum monococcum</strong></em>) è considerato <a href="https://www.greatitalianfoodtrade.it/cereali/farro-il-re-dei-grani-antichi-agroecologia-resilienza-e-salute/">il più antico cereale</a> coltivato nella storia dell&#8217;umanità. Sebbene un tempo fosse un alimento base della dieta, durante l&#8217;Età del Bronzo è stato gradualmente soppiantato da grani poliploidi con rese più elevate e maggiore adattabilità.</p>
<p>L&#8217;importanza storica del grano monococco (o einkorn wheat) è sottolineata dalla sua scoperta nel contenuto dello stomaco di <strong>Ötzi</strong>, l&#8217;<strong>uomo venuto dal ghiaccio</strong>, risalente a <strong>5.000 anni fa</strong>, rinvenuto nel ghiacciaio del Similaun in Alto Adige (Pogna &amp; Gazza, 2009).</p>
<p>Negli ultimi decenni, il crescente interesse per i grani antichi ha rinnovato l&#8217;attenzione per il grano monococco, in particolare nel contesto di sistemi agricoli biologici e a basso input. La sua capacità di prosperare in terreni poveri con requisiti minimi di nutrienti lo rende particolarmente adatto alle aree marginali dell&#8217;Italia centrale e meridionale, dove favorisce un&#8217;<strong>agricoltura sostenibile</strong> e la <strong>conservazione della biodiversità</strong>.</p>
<h2>Caratteristiche agronomiche</h2>
<p>Il <strong>grano monococco</strong> è noto per la sua rusticità e resilienza. Presenta una forte resistenza alla ruggine bruna, all&#8217;oidio e alla fusariosi della spiga. Grazie alla sua resistenza intrinseca ai principali patogeni fungini come <em><strong>Fusarium spp.</strong></em>, il grano monococco è generalmente considerato <strong>meno suscettibile</strong> alla contaminazione da <strong>micotossine</strong>, in particolare deossinivalenolo (DON), rispetto alle moderne cultivar di grano (Buerstmayr <em>et al</em>., 2003; Vaccino <em>et al</em>., 2010). La pianta cresce in altezza (circa 120 cm), ha un portamento invernale e segue un ciclo di crescita medio-tardivo. Mentre la pianta è suscettibile all&#8217;allettamento (caduta), il suo culmo (fusto) sottile ed elastico consente un rapido recupero (Gazza <em>et al</em>., 2014).</p>
<p>A causa della sua sensibilità all&#8217;allettamento, la fertilizzazione azotata dovrebbe essere limitata a 50-80 kg/ha. Una delle caratteristiche più notevoli del grano monococco è il suo <strong>elevato contenuto proteico</strong>, che supera costantemente il 16% di sostanza secca, anche in condizioni di basso apporto o di agricoltura biologica. La coltura dimostra un&#8217;adattabilità impressionante a diversi ambienti di coltivazione, rendendola particolarmente <strong>adatta all&#8217;agroecologia</strong>. La densità di semina ottimale per il grano monococco è di 150 kg/ha e l&#8217;<strong>irrigazione</strong> è generalmente <strong>superflua</strong>. Può essere seminato fino all&#8217;inizio della primavera. La spiga è compressa lateralmente, distica (a due ranghi) e con un&#8217;ala.</p>
<p>I chicchi sono piccoli, oblunghi e piatti, racchiusi da glume. Il peso di mille chicchi varia da 25-30 g per Norberto e da 30-35 g per la varietà Hammurabi priva di mallo. La resa varia in genere tra 1,5-2,5 tonnellate/ha di chicchi decorticati. La consistenza dei chicchi è classificata come extra-morbida, con valori dell&#8217;indice Softness Kernel Classification System (SKCS) costantemente attorno allo zero (Gazza <em>et al</em>., 2014).</p>
<h2>Specifiche della cultivar</h2>
<h3>Hammurabi</h3>
<p><strong>Hammurabi</strong> è stata iscritta nel Registro nazionale delle varietà vegetali (RNVV) nel 2014. Il Consiglio per la ricerca in agricoltura e l&#8217;economia agraria &#8211; Istituto di ingegneria e tecnologie alimentari (CREA-IT) di Roma, in qualità di sviluppatore della cultivar (ibridatori: Laura Gazza, Norberto Pogna e Pierino Cacciatori), è responsabile del mantenimento della purezza genetica della varietà.</p>
<p>Agroservice SpA, ora Società Produttori Sementi (SPS) SpA, detiene anche la licenza esclusiva per la moltiplicazione e la commercializzazione di questa varietà. La protezione della varietà vegetale è stata concessa dal CPVO il 20 gennaio 2020 (numero di certificato 54191).</p>
<p>Hammurabi si distingue per i suoi chicchi privi di mallo e per la presenza di 12 ω-gliadine nel suo profilo proteico. Con il suo contenuto proteico eccezionalmente elevato (19-21% di sostanza secca), Hammurabi è particolarmente adatto alla <strong>produzione di pasta</strong>, dove il suo sapore robusto e il valore nutrizionale lo rendono una scelta ideale per prodotti di alta qualità e ricchi di nutrienti (Vaccino <em>et al.</em>, 2010).</p>
<h3>Norberto</h3>
<p>Norberto è stato ufficialmente iscritto nel Registro Nazionale delle Varietà Vegetali (RNVV) nel 2017. Similmente ad Hammurabi, CREA-IT a Roma svolge il ruolo di sviluppatore di cultivar (breeder: Laura Gazza e Pierino Cacciatori) ed è responsabile del mantenimento della purezza genetica della varietà. Agroservice SpA (ora SPS SpA) detiene la licenza esclusiva per la moltiplicazione e la commercializzazione della varietà.</p>
<p>La domanda di protezione della varietà vegetale è stata presentata all&#8217;Ufficio comunitario delle varietà vegetali (CPVO) con il numero di domanda 2018/1721.</p>
<p>Norberto si caratterizza per il suo <strong>profilo proteico ω-gliadina</strong>, che lo differenzia dalla cultivar Hammurabi. Mentre le sue qualità panificatorie sono modeste in base ai parametri farinografici e alveografici, Norberto eccelle nella produzione di <strong>prodotti da forno a lievitazione leggera </strong>come pani, focacce, grissini e pasta di qualità, offrendo un sapore e una consistenza unici, molto apprezzati nelle tradizioni culinarie mediterranee (Pogna <em>et al</em>., 2009).</p>
<h2>Caratteristiche nutrizionali e utilizzo</h2>
<p>Entrambe le cultivar Hammurabi e Norberto presentano profili nutrizionali eccezionali. Oltre all&#8217;elevato contenuto proteico, contengono circa il <strong>2,5% di fruttani</strong>, circa il doppio del livello riscontrato nel grano tenero e duro. Presentano anche un particolare contenuto di zinco e ferro. Inoltre, queste varietà di grano monococco sono particolarmente ricche di carotenoidi e dimostrano un&#8217;<strong>elevata capacità antiossidante</strong> totale (TAC).</p>
<p>Sebbene i parametri farinografici e alveografici di queste cultivar siano relativamente scarsi rispetto ai moderni frumenti da pane, consentono comunque una qualità di panificazione soddisfacente, in particolare per Norberto, che è adatto alla produzione di prodotti da forno leggermente lievitati. <strong>Hammurabi</strong>, con il suo contenuto proteico più elevato, eccelle nella produzione di <strong>pasta</strong>. Entrambe le cultivar hanno mostrato un potenziale eccellente per la maltazione e la fermentazione in bevande come la <strong>birra</strong>.</p>
<p>Una caratteristica particolarmente degna di nota di queste cultivar di grano monococco è la <strong>composizione del glutine</strong>. Nonostante l&#8217;elevato contenuto proteico, presentano valori di indice di glutine <strong>bassi o addirittura nulli</strong>. Questa proprietà unica contribuisce all&#8217;elevata digeribilità del loro glutine, come dimostrato da studi sia in vitro che in vivo (Iacomino <em>et al</em>., 2016; Di Stasio <em>et al</em>., 2020; Picascia <em>et al</em>., 2020). La ricerca ha mostrato una tossicità ridotta o nulla per le cellule epiteliali dei pazienti celiaci in vitro e Picascia <em>et al.</em> (2020) hanno dimostrato che i pazienti celiaci hanno mostrato una risposta avversa ridotta quando sono stati esposti a <em>T. monococcum</em> rispetto al grano esaploide.</p>
<p>Questi risultati posizionano il grano monococco come un cereale con un profilo nutrizionale eccellente che può essere ben tollerato da individui con sensibilità al glutine non celiaca. In combinazione con la sua naturale resistenza alle malattie e allo stress, alle basse esigenze di fertilizzazione e all&#8217;adattabilità a diversi ambienti di coltivazione, il grano monococco emerge come un cereale particolarmente adatto all&#8217;agroecologia e all&#8217;agricoltura a basso impatto ambientale.</p>
<h2>Conclusione</h2>
<p>Le cultivar di grano monococco italiano Hammurabi e Norberto esemplificano come i grani antichi possano essere ripensati per l&#8217;<strong>agroecologia</strong> e i <strong>sistemi alimentari sostenibili</strong>. I loro eccezionali profili nutrizionali, tra cui l&#8217;elevato contenuto proteico, gli alti livelli di micronutrienti e antiossidanti e la favorevole composizione del glutine, li posizionano come scelta privilegiata per i consumatori che cercano alternative sane e digeribili al grano moderno.</p>
<p>Oltre alla nutrizione, la loro resilienza agronomica, inclusa la resistenza alle malattie chiave e l&#8217;adattabilità ai terreni marginali, li rende ideali per l&#8217;<strong>agricoltura biologica e a basso input nei climi mediterranei</strong>. Hammurabi eccelle nella produzione di pasta, mentre Norberto offre qualità sensoriali e strutturali uniche per prodotti da forno a lievitazione leggera: entrambi contribuiscono alla diversificazione e alla qualità del mercato dei grani antichi.</p>
<p>Mentre cresce l&#8217;interesse globale per i cereali tradizionali e l&#8217;agroecologia, queste cultivar di grano monococco sono una testimonianza del potere dell&#8217;<strong>innovazione radicata nella tradizione</strong>. Il loro successo apre la strada a un&#8217;adozione più ampia di grani antichi nella produzione alimentare artigianale e industriale, creando un ponte tra passato e futuro attraverso sapore, nutrizione e tutela ambientale.</p>
<h2>Approvvigionamento di pasta Hammurabi di alta qualità con l&#8217;esperienza GIFT</h2>
<p>Il nostro gruppo di esperti GIFT (Great Italian Food Trade) offre un supporto personalizzato agli acquirenti internazionali che cercano pasta di qualità superiore realizzata con grano monococco Hammurabi tracciabile al 100%. Dall&#8217;identificazione di produttori affidabili alla garanzia della trasparenza della filiera, GIFT mette in contatto diretto gli acquirenti internazionali con l&#8217;eccellenza dell&#8217;antico patrimonio cerealicolo italiano, garantita dalla registrazione ufficiale delle varietà e da un rigoroso controllo di qualità.</p>
<p><em>Dario Dongo</em></p>
<p><em> Cover credit: Food Times. Hammurabi cultivation at Ristorante b&amp;b Lo Smeraldo, Località Castreccioni, 82, 62011. Cingoli MC. Photo Gianluca Calcabrini</em></p>
<h3>Riferimenti</h3>
<ul>
<li>Buerstmayr, H., Ban, T., &amp; Anderson, J. A. (2003). QTL mapping and marker-assisted selection for Fusarium head blight resistance in wheat: A review. <em>Plant Breeding</em>, 122(1), 1–12. <a href="https://doi.org/10.1046/j.1439-0523.2003.00854.x">https://doi.org/10.1046/j.1439-0523.2003.00854.x</a></li>
<li>Di Stasio, L., Picascia, S., Auricchio, R., Vitale, S., Gazza, L., Picariello, G., Gianfrani, C., &amp; Mamone, G. (2020). Comparative analysis of in vitro digestibility and immunogenicity of 2 gliadin proteins from durum and einkorn wheat. <em>Frontiers in Nutrition</em>, 7, 56. <a href="https://doi.org/10.3389/fnut.2020.00056">https://doi.org/10.3389/fnut.2020.00056</a></li>
<li>Gazza, L., Cacciatori, P., Cammerata, A., &amp; Pogna, N. (2014). Il ritorno in coltivazione del grano monococco [The return to cultivation of einkorn wheat]. <em>Molini D&#8217;Italia</em>, 10, 46-50.</li>
<li>Iacomino, G., Di Stasio, L., Fierro, O., Picariello, G., Venezia, A., Gazza, L., Ferranti, P., &amp; Mamone, G. (2016). Protective effects of ID331 Triticum monococcum gliadin on in vitro models of the intestinal epithelium. <em>Food Chemistry</em>, 212, 537-542. <a href="https://doi.org/10.1016/j.foodchem.2016.06.014">https://doi.org/10.1016/j.foodchem.2016.06.014</a></li>
<li>Italian National Register of Plant Varieties (RNVV). Hammurabi (registration number SIAN 15067, Ministerial Decree 16 October 2014, no. 20603). <em>Official Gazette</em> 30 October 2014, no. 253</li>
<li>Italian National Register of Plant Varieties (RNVV). Norberto (registration number SIAN 15066, Ministerial Decree 10 April 2017, no. 11778). <em>Official Gazette</em> 8 May 2017, no. 105</li>
<li>Picascia, S., Camarca, A., Malamisura, M., Mandile, R., Galatola, M., Cielo, D., Gazza, L., Mamone, G., Auricchio, S., Troncone, R., Greco, L., Auricchio, R., &amp; Gianfrani, C. (2020). In celiac disease patients the in vivo challenge with the diploid Triticum monococcum elicits a reduced immune response compared to hexaploid wheat. <em>Molecular Nutrition &amp; Food Research</em>. <a href="https://doi.org/10.1002/mnfr.201901032">https://doi.org/10.1002/mnfr.201901032</a></li>
<li>Pogna, N. E., Gazza, L., &amp; Cacciatori, P. (2009). Evaluation of the agronomic and nutritional characteristics of ancient wheat cultivars. <em>Journal of Cereal Science</em>, 50(1), 90–98. <a href="https://doi.org/10.1016/j.jcs.2009.03.002">https://doi.org/10.1016/j.jcs.2009.03.002</a></li>
<li>Pogna, N., &amp; Gazza, L. (2009). Il pane di Otzi torna a tavola [Otzi&#8217;s bread returns to the table]. <em>Darwin Review</em>, 2, 44-51.</li>
<li>Pogna, N., &amp; Gazza, L. (2009). Il grano di Otzi [Otzi&#8217;s wheat]. <em>Spazio Rurale</em>, 1, 16-17.</li>
<li>Vaccino, P., Becker, H. A., Brandolini, A., &amp; Salamini, F. (2010). Evaluation of susceptibility to Fusarium head blight and mycotoxin content in tetraploid wheats. <em>Genetic Resources and Crop Evolution</em>, 57(3), 419–430. https://doi.org/10.1007/s10722-009-9484-3</li>
</ul>
<p>L'articolo <a href="https://www.greatitalianfoodtrade.it/cereali/grani-antichi/grano-monococco-cultivar-italiane/">Hammurabi e Norberto: cultivar italiane di monococco che fanno rivivere i grani antichi</a> proviene da <a href="https://www.greatitalianfoodtrade.it">Gift</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Farro, il re dei grani antichi. Agroecologia, resilienza e salute</title>
		<link>https://www.greatitalianfoodtrade.it/cereali/grani-antichi/farro-il-re-dei-grani-antichi-agroecologia-resilienza-e-salute/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Adelmo Della Penna&nbsp;--&nbsp;Dario Dongo]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 26 May 2023 13:30:47 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Grani antichi]]></category>
		<category><![CDATA[agrobiodiversità]]></category>
		<category><![CDATA[agroecologia]]></category>
		<category><![CDATA[antiossidanti]]></category>
		<category><![CDATA[biologico]]></category>
		<category><![CDATA[dieta mediterranea]]></category>
		<category><![CDATA[digeribilità]]></category>
		<category><![CDATA[DOP]]></category>
		<category><![CDATA[farro]]></category>
		<category><![CDATA[glutine]]></category>
		<category><![CDATA[grani antichi]]></category>
		<category><![CDATA[indice glicemico]]></category>
		<category><![CDATA[khorasan]]></category>
		<category><![CDATA[nutraceutico]]></category>
		<category><![CDATA[origine]]></category>
		<category><![CDATA[polifenoli]]></category>
		<category><![CDATA[proprietà nutrizionali]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.greatitalianfoodtrade.it/?p=71950</guid>

					<description><![CDATA[<p>Il farro è il vero re dei grani antichi &#8211; con una storia di quasi 10.000 anni che supera di gran lunga quella attribuita al grano khorasan, reso celebre dal marchio Kamut &#8211; ed è oggi protagonista di agroecologia, resilienza e salute. (1) Proprio in Italia ha avuto luogo la riscoperta dei cultivar originari, i [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.greatitalianfoodtrade.it/cereali/grani-antichi/farro-il-re-dei-grani-antichi-agroecologia-resilienza-e-salute/">Farro, il re dei grani antichi. Agroecologia, resilienza e salute</a> proviene da <a href="https://www.greatitalianfoodtrade.it">Gift</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Il farro è il vero re dei grani antichi &#8211; con una storia di quasi 10.000 anni che supera di gran lunga quella attribuita al grano <em>khorasan</em>, reso celebre dal marchio Kamut &#8211; ed è oggi protagonista di agroecologia, resilienza e salute. (1)</p>
<p>Proprio in Italia ha avuto luogo la riscoperta dei <em>cultivar</em> originari, i quali hanno rischiato di venire dispersi a seguito delle selezioni intervenute negli ultimi secoli per realizzare su tali basi il grano tenero oggi più diffuso. Un approfondimento.</p>
<h2>Farro, 10.000 anni di storia</h2>
<p><strong>I ritrovamenti</strong> in diversi siti archeologici di epoca epipaleolitica nella Mezzaluna Fertile (F<em>ertile Crescent</em>, dall’attuale Egitto alla Turchia, fino all’Iran e l’Arabia Saudita) inducono i ricercatori a considerare il farro monococco e il farro dicocco tra i primi cereali coltivati nella storia dell’uomo.</p>
<p><strong>Le tracce più evidenti</strong> risalgono al 7.500 a.C., nel sud-est della Turchia attuale, ove la coltura del farro aveva raggiunto i suoi apici. Le coltivazioni erano poi diminuite progressivamente, a partire dall’Età del Bronzo. Fino a residuare marginalmente, nelle sole aree montuose (es. Francia, Italia, Marocco, Turchia), per i consumi locali e il destino a mangimi.</p>
<h2>La riscoperta del farro in Italia</h2>
<p><strong>La riscoperta</strong> del farro, <a href="https://www.greatitalianfoodtrade.it/progresso/grani-antichi-e-mulini-a-pietra-in-sicilia/">come di altri grani antichi</a>, è merito dei pochi ricercatori che hanno perlustrato le campagne, in Centro-Sud Italia, alla ricerca delle popolazioni originarie. Gli agricoltori custodi coltivano ancora il farro in aree collinari e montane (300-1.000 mt) del Centro Italia (es. Toscana, Umbria, Marche) e Nord Italia (es. Sudtirolo, Valtellina). (2)</p>
<p><strong>L’Italia</strong> è tra l’altro uno dei pochi Paesi ove la coltivazione di farro e grani antichi ha assunto una effettiva rilevanza economica, grazie alla crescente attenzione sia verso le sue proprietà nutrizionali e salutistiche, sia verso l’agrobiodiversità e l’agroecologia. Il farro viene così utilizzato nella produzione di pasta, pane e sfarinati che si distinguono per le peculiari proprietà organolettiche e le funzioni di tipo nutraceutico.</p>
<h2>I tre farri, classificazione botanica</h2>
<p><strong>Nel genere <em>Triticum</em></strong>, il farro si distingue dal frumento comune (tenero e duro) poiché le sue cariossidi sono vestite (‘grano vestito’), mentre le spighette e il rachide sono più fragili. Le operazioni di trebbiatura e la successiva pulizia richiedono quindi alcuni adattamenti per questo cereale che viene distinto, a livello botanico e genetico, in tre specie:</p>
<h3><em>T. monococcum. </em></h3>
<p><strong>Il farro monococco</strong> (<em>einkorn wheat</em>), o piccolo farro, è la più ricca delle tre specie sotto il profilo nutrizionale. Viene impiegato per produrre farine e presenta una forma diploide con sette cromosomi (2n = 2x = 14),</p>
<h3><em>T. dicoccum. </em></h3>
<p><strong>il farro dicocco</strong> (<em>emmer wheat</em>), o farro ‘convenzionale’, è la specie più coltivata. Le dimensioni dei suoi chicchi offrono un raccolto superiore a parità di semi e la sua produttività è superiore rispetto alle altre due specie. Ha una forma tetraploide con sette cromosomi (2n = 4x = 28),</p>
<h3><em>T. spelta</em>.</h3>
<p><strong>La spelta</strong> (<em>spelt</em>), o il grande farro, è la specie maggiormente utilizzata ai fini della trasformazione alimentare industriale. La sua forma è esaploide, con sette cromosomi (2n = 6x = 42).</p>
<h2>Farro, proprietà nutrizionali e benefici per la salute</h2>
<p><strong>Rispetto ad altri cereali</strong>, il farro ha un apprezzabile tenore di proteine (con minore quantità di glutine rispetto al frumento), acidi grassi insaturi, minerali (es. ferro, zinco) e altre sostanze bioattive (es. carotenoidi, tocoli, fenoli, fitosteroli).</p>
<p><strong>La ridotta attività</strong> enzimatica (β-amilasi e lipossigenasi) aiuta inoltre a preservare la <em>shelf-life</em> dei prodotti da esso derivati. Le fibre alimentari (arabinoxilani, β-glucani, lignina) e alcuni polifenoli in forma coniugata, con associata azione delle polifenolossidasi, sono invece presenti in quantità inferiori.</p>
<p><strong>Diversi studi scientifici</strong> (Hidalgo &amp; Brandolini, 2013; Dhanavath &amp; Rao, 2017; Biskup <em>et al.</em>, 2017) hanno caratterizzato la composizione del farro ed evidenziato una serie di benefici per la salute umana associati al consumo di prodotti da esso derivati (3,4,5).</p>
<h3>Lenta digeribilità dell’amido e controllo glicemico</h3>
<p><strong>La lenta digeribilità</strong> dell&#8217;amido e l&#8217;indice glicemico sono parametri correlati che determinano le proprietà ipoglicemizzanti di un alimento.</p>
<p><strong>L&#8217;amido </strong>isolato dal farro è lentamente digeribile e questa proprietà potrebbe essere dovuta sia alla complessità della struttura dell&#8217;amido, sia all&#8217;elevato contenuto di amilosio. Tale amido è perciò indicato per la formulazione di alimenti ipoglicemizzanti.</p>
<p><strong>L’inserimento</strong> della farina di<em> T. dicoccum</em> (farro dicocco) nella dieta regolare dei pazienti diabetici per 6 settimane ha ridotto dell&#8217;11% i lipidi totali, i trigliceridi e le concentrazioni di colesterolo LDL.</p>
<h3>Profilo degli acidi grassi e controllo del colesterolo</h3>
<p><strong>Il profilo lipidico</strong> della farina di <em>T. dicoccum</em>, specificatamente il rapporto tra <strong>PUFA</strong> (<em>polyunsaturated fatty acids</em>) e <strong>MUFA</strong> (<em>monounsaturated fatty acids</em>), mostra effetti benefici per quanto attiene al controllo dei livelli di colesterolo plasmatico ed epatico.</p>
<h3>Glutine e riduzione delle infiammazioni gastrointestinali</h3>
<p><strong>Una dieta</strong> a base di farro è stata dimostrata essere in grado di ridurre i lipidi totali, i trigliceridi e il colesterolo LDL nel sangue. Il farro appare perciò potenzialmente in grado di ridurre i fattori di rischio cardiovascolare, sebbene ulteriori studi clinici randomizzati siano necessari a richiedere l’autorizzazione all’impiego di un apposito <em>health claim</em>.</p>
<p><strong>L&#8217;alimentazione</strong> a base di <em>T. dicoccum</em> (farro dicocco) è raccomandata nella dieta di persone sensibili al grano, tenuto conto della minor presenza di glutine. Oltreché negli individui con infiammazioni intestinali e colesterolo alto. Il farro risulta invero funzionare come regolatore, lieve ma efficace, delle funzioni intestinali.</p>
<h3>Zuccheri riducenti</h3>
<p><strong>Alcune varietà</strong> di farro hanno un basso contenuto di zuccheri riducenti totali e un basso contenuto di monosaccaridi come il glucosio e il fruttosio, i quali sono più reattivi nel produrre durante la cottura il contaminante di processo (genotossico e cancerogeno) acrilammide.</p>
<h2>Tocotrienoli, polifenoli, carotenoidi e proprietà antiossidanti</h2>
<p><strong>Polifenoli</strong>, carotenoidi e tocoli hanno proprietà antiossidanti e sono stati segnalati come benefici per la salute nella prevenzione di cancro, malattie cardiovascolari e diabete.</p>
<p><strong>L’elevato rapporto</strong> tra tocoferolo e tocotrienolo (T3/T), nel farro dicocco (T. dicoccum), viene evidenziato per l&#8217;azione <strong>ipocolesterolemizzante</strong>. I polifenoli inibiscono poi anche le attività dell&#8217;α-amilasi e dell&#8217;α-glucosidasi, così riducendo il livello di glucosio postprandiale.</p>
<p><strong>Diverse proprietà</strong> nutraceutiche del farro sono attribuite al contenuto in polifenoli e carotenoidi come la luteina, la zeaxantina e il β-carotene, le quali presentano vari benefici per la salute grazie alle loro proprietà antiossidanti, antimicrobiche e immunomodulatorie. La luteina è segnalata tra l’altro per il contributo favorevole alla salute degli occhi e della vista.</p>
<h2>Agrobiodiversità, agroecologia e salute</h2>
<p><em>‘<strong>Il farro è un ottimo cereale</strong> con grande versatilità d’impiego su terreni marginali. Può venire coltivato nel rispetto dell’agroecologia, o agricoltura biologica, con modiche esigenze di input (es. fertilizzanti) e senza bisogno di agrochimica. Il farro oltretutto è una specie molto competitiva con le principali specie infestanti, così da ridurre al minimo le perdite produttive (sia pure, con rese inferiori al frumento tenero).</em></p>
<p><em><strong>Le tre specie di farro</strong> sono essenzialmente destinate a usi diversi (es. farina, zuppa, uso industriale). E l’esigua lista delle sue varietà &#8211; a confronto con quella del ‘pronipote’ frumento tenero, soggetto a intense attività selezione genetica &#8211; conferma la ‘rusticità’ del farro. Il quale, anche per questo motivo, ben si presta al regime di agricoltura biologica’</em> (Virginia Ruspolini, agronoma e imprenditrice agricola, coltivatrice di farro in Umbria). (6)</p>
<h2>Farro italiano, la tradizione. Monteleone di Spoleto DOP e Garfagnana IGP</h2>
<p><strong>In Umbria</strong>, vicino a Perugia, a Monteleone di Spoleto, sono state rinvenute cariossidi di farro in una tomba etrusca del VI secolo a.C. (la ‘tomba della biga’). La coltivazione ha tuttora luogo in are montana (700-1000 m), su terreni calcarei che impediscono il ristagno delle acque nelle stagioni più piovose. Il Farro di Monteleone di Spoleto DOP è emblema di agrobiodiversità, agroecologia e salute. La DOP (Denominazione d’Origine Protetta) riguarda l’ecotipo locale della specie <em>Triticum dicoccum</em>, la cui granella è lavorata con quattro modalità:</p>
<ul>
<li>farro integrale, con chicchi integri di color marrone e consistenza asciutta,</li>
<li>spezzato integrale, privato della buccia esterna (pula),</li>
<li>semiperlato, di consistenza morbida e un colore più chiaro,</li>
<li>semolino di farro, di consistenza vellutata e color marrone molto chiaro. (7)</li>
</ul>
<p><strong>In Toscana</strong>, provincia di Lucca, più di 50 agricoltori custodi proteggono il Farro I.G.P della Garfagnana. Le tre specie di farro vengono coltivate all’insegna di agroecologia e salute, in area collinare e montana (300-1.000 m), su terreni concimato con sostanze organiche ove è severamente vietato l&#8217;uso di diserbanti o concimi chimici. Il farro coltivato con la tecnica tradizionale è infatti registrato e certificato come prodotto biologico. (8)</p>
<h3>Farro, altri Prodotti Agroalimentari Tradizionali in Italia</h3>
<p><strong>Il registro italiano</strong> dei Prodotti Agroalimentari Tradizionali (PAT) censisce altresì vari farri e prodotti da essi derivati che caratterizzano la storia agricola e gastronomica delle Regioni nel Centro-Sud Italia:</p>
<ul>
<li>Abruzzo. Farro d’Abruzzo,</li>
<li>Campania. Farro dicocco del Sannio, pane e pasta di farro,</li>
<li>Emilia-Romagna. Farro <em>Triticum dicoccum</em>,</li>
<li>Lazio. Farro, farro dei Monti Lucretili, Farro del pungolo di Acquapendente,</li>
<li>Marche. Farro <em>Triticum dicoccum</em>, castagnolo al farro,</li>
<li>Molise. Farro dicocco molisano,</li>
<li>Toscana. Torta di farro della Garfagnana, torta di farro.</li>
</ul>
<h2>Proprietà tecnologiche</h2>
<p><strong>Lo spelta</strong>, o grande farro, viene utilizzata per la produzione industriale di vari prodotti che si distinguono, nel <em>marketing halo</em>, sotto i profili di agrobiodiversità, agroecologia e salute. Pasta, pane, biscotti e prodotti da forno, ma anche birra. La ricerca accompagna perciò la tradizione, nell’identificare le proprietà tecnologiche &#8211; microstruttura dell&#8217;endosperma, proprietà fisiche, termiche ed energia specifica di macinazione &#8211; apprezzabili in vista della trasformazione. Un recentissimo studio (Warechowska et al., 2023) offre alcuni utili spunti al riguardo.</p>
<p><strong>Le <em>cultivar </em></strong>di spelta si distinguono principalmente, così come il frumento, in duro e tenero. La vocazione di ciascuna di esse alla produzione di alcuni alimenti, piuttosto che altri, si valuta in relazione a fattori quali ad esempio granulometria e livelli di macinazione. Con riguardo all’assorbimento idrico necessario a favorire la viscosità dell’impasto e la fermentazione sua attraverso i lieviti. La temperatura di gelatinizzazione elevata, a sua volta, rileva ai fini del processo produttivo come nella cottura dei prodotti (es. pasta) e la loro digeribilità. (10)</p>
<h2>Conclusione e prospettive</h2>
<p><strong>Agroecologia e salute</strong> trovano nel farro una <em>liaison</em> ideale che ricollega la più antica tradizione cerealicola del Mediterraneo e la dieta mediterranea &#8211; con i suoi innumerevoli benefici &#8211; ai <em>Sustainable Development Goals</em> in Agenda ONU 2030. Gli attributi botanici dei farri consentono oltretutto la sua coltivazione in regime biologico, con frugali <em>input</em> in agricoltura.</p>
<p><em>Andrea Adelmo Della Penna e Dario Dongo</em></p>
<h3>Note</h3>
<p>(1) Cooper R. (2015). <em>Re-discovering anciet wheat varieties as functional foods. Journal of Traditional and Complementary Medicine</em> 5:138-143, <a href="https://doi.org/10.1016/j.jtcme.2015.02.004">https://doi.org/10.1016/j.jtcme.2015.02.004  </a></p>
<p>(2) Zaharieva &amp; Monneveux (2014). <em>Cultivated einkorn wheat (Triticum monococcum L. subsp. monococcum): the long life of a founder crop of agriculture. Genet. Resour. Crop Evol</em>. 61:677-706, <a href="https://doi.org/10.1007/s10722-014-0084-7">https://doi.org/10.1007/s10722-014-0084-7</a></p>
<p>(3) Hidalgo &amp; Brandolini (2013). <em>Nutritional properties of einkorn wheat (Triticum monococcum L.). J. Sci. Food Agric.</em> 94: 601–612,<a href="https://doi.org/10.1002/jsfa.6382"> https://doi.org/10.1002/jsfa.6382</a></p>
<p>(4) Dhanavath &amp; Rao (2017). <em>Nutritional and Nutraceutical Properties of Triticum dicoccum Wheat and Its Health Benefits: An Overview. Journal of Food Science</em> 82(10):2243-2250, <a href="https://doi.org/10.1111/1750-3841.13844">https://doi.org/10.1111/1750-3841.13844  </a></p>
<p>(5) Biskup <em>et al.</em> (2017). The potential role of selected bioactive compounds from spelt and common wheat in glycemic control. Adv. Clin. Exp. Med. 26(6):1013–1019, https://doi.org/10.17219/acem/61665</p>
<p>(6) La lista delle varietà vegetali è disponibile su <a href="https://www.sian.it/mivmPubb/autenticazione.do">https://www.sian.it/mivmPubb/autenticazione.do</a>, l’elenco delle varietà ammesse in agricoltura biologica su  https://www.sian.it/conSpeBio/index.xhtml</p>
<p>(7) Farro della Garfagnana IGP, disciplinare di produzione <a href="https://www.politicheagricole.it/flex/cm/pages/ServeAttachment.php/L/IT/D/2%252Fb%252F3%252FD.868f862798f5b978962c/P/BLOB%3AID%3D3343/E/pdf?mode=download">https://www.politicheagricole.it/flex/cm/pages/ServeAttachment.php/L/IT/D/2%252Fb%252F3%252FD.868f862798f5b978962c/P/BLOB%3AID%3D3343/E/pdf?mode=download</a></p>
<p>(8) Farro di Monteleone di Spoleto D.O.P., disciplinare di produzione <a href="https://www.politicheagricole.it/flex/cm/pages/ServeAttachment.php/L/IT/D/1%252F7%252F6%252FD.9f7260f960607e310403/P/BLOB%3AID%3D3343/E/pdf?mode=download">https://www.politicheagricole.it/flex/cm/pages/ServeAttachment.php/L/IT/D/1%252F7%252F6%252FD.9f7260f960607e310403/P/BLOB%3AID%3D3343/E/pdf?mode=download</a></p>
<p>(9) Elenco nazionale dei prodotti agroalimentari tradizionali, 22a revisione (2022). <a href="https://www.politicheagricole.it/flex/cm/pages/ServeAttachment.php/L/IT/D/1%252F5%252F8%252FD.f85e9e7414e48e0c2722/P/BLOB%3AID%3D17979/E/pdf?mode=download">https://www.politicheagricole.it/flex/cm/pages/ServeAttachment.php/L/IT/D/1%252F5%252F8%252FD.f85e9e7414e48e0c2722/P/BLOB%3AID%3D17979/E/pdf?mode=download</a></p>
<p>(10) Warechowska <em>et al.</em> (2023). <em>The endosperm microstructure, physical, thermal properties and specific milling energy of spelt (Triticum aestivum ssp. spelta) grain and flour. Scientific Reports</em> 13:3629, <a href="https://doi.org/10.1038/s41598-023-30285-9">https://doi.org/10.1038/s41598-023-30285-9</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.greatitalianfoodtrade.it/cereali/grani-antichi/farro-il-re-dei-grani-antichi-agroecologia-resilienza-e-salute/">Farro, il re dei grani antichi. Agroecologia, resilienza e salute</a> proviene da <a href="https://www.greatitalianfoodtrade.it">Gift</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Grani antichi, un metodo innovativo di analisi per verificare identità e origine</title>
		<link>https://www.greatitalianfoodtrade.it/cereali/grani-antichi/grani-antichi-un-metodo-innovativo-di-analisi-per-verificare-identita-e-origine/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Dario Dongo&nbsp;--&nbsp;Paolo Caruso]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 28 Apr 2021 06:33:18 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Grani antichi]]></category>
		<category><![CDATA[agricoltori]]></category>
		<category><![CDATA[agricoltura]]></category>
		<category><![CDATA[grani antichi]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.greatitalianfoodtrade.it/?p=55272</guid>

					<description><![CDATA[<p>Un metodo innovativo di analisi, sviluppato da ricercatori italiani e pubblicato sulla rivista scientifica Agronomy, permette di verificare identità e origine dei grani antichi. (1) Ecco come e perché. Grani antichi, identità e origine. Opportunità e rischi Gli studi agronomici condotti negli ultimi decenni hanno consentito di raccogliere sui territori, analizzare e caratterizzare l’identità genomica di una trentina [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.greatitalianfoodtrade.it/cereali/grani-antichi/grani-antichi-un-metodo-innovativo-di-analisi-per-verificare-identita-e-origine/">Grani antichi, un metodo innovativo di analisi per verificare identità e origine</a> proviene da <a href="https://www.greatitalianfoodtrade.it">Gift</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Un metodo innovativo di analisi, sviluppato da ricercatori italiani e pubblicato sulla rivista scientifica <em>Agronomy</em>, permette di verificare identità e origine dei grani antichi. (1) Ecco come e perché.</p>
<h2>Grani antichi, identità e origine. Opportunità e rischi</h2>
<p><strong>Gli studi agronomici </strong>condotti negli ultimi decenni hanno consentito di raccogliere sui territori, analizzare e caratterizzare l’identità genomica di una trentina di popolazioni locali, in prevalenza di grano duro. (2) È risultato così possibile identificare con certezza le 19 specie di grani antichi iscritti nel Registro Nazionale delle Specie da Conservazione, grazie alla loro impronta genetica (<em>fingerprinting</em>). (3)<br />
Questo primo, importantissimo risultato non è peraltro sufficiente a garantire il consumatore circa l’effettiva provenienza e purezza della materia prima.</p>
<p><strong>La diffusa pratica </strong>di seminare varietà locali di grani antichi non provenienti da lotti certificati dal CREA e la stessa pratica del reimpiego del seme aziendale &#8211; allorché non accompagnata dalle operazioni tradizionali di epurazione e ammannato, che consentivano di scartare le spighe spurie e scegliere le migliori &#8211; possono però incidere negativamente sulla purezza dei grani coltivati. In uno scenario preoccupante, dal punto di vista agronomico, poiché il grano tenero è molto più competitivo del grano duro e con il trascorrere delle annate agrarie tende a prendere il sopravvento. Con il rischio di compromettere in via definitiva l’identità del seme raccolto e dei prodotti derivati.</p>
<h2>Metodo innovativo di analisi, lo studio italiano</h2>
<p><strong>L’indagine</strong> sulle varietà di frumento utilizzate, antiche o moderne, è sempre stata particolarmente complessa sui prodotti derivati da farine e semole. La letteratura scientifica segnala come i grani antichi abbiano un indice di glutine inferiore a quelli moderni e le loro farine una minore forza (W). Questi parametri trovano tuttavia alcune eccezioni e non possono perciò venire considerati ottimali per un confronto univoco e definitivo. Gli studi precedenti a quello in esame, del resto, offrono ulteriori spunti analitici che tuttavia postulano la disponibilità di attrezzature di laboratorio non comuni.</p>
<p><strong>Lo studio dei ricercatori</strong> delle università di Parma e Padova, assieme al CREA di Acireale (Catania), si distingue per avere messo a punto un metodo innovativo di analisi volto a tracciare con efficacia alcune popolazioni locali di grani antichi siciliani. L’utilizzo delle glutenine ad alto peso molecolare (<em>High molecular weight glutenins</em>, HMW-GS) come marcatori consente infatti di rilevare la corrispondenza varietale e la purezza genetica dei grani antichi. E di conseguenza, l’identità delle semole e farine sul mercato, etichettati come monovarietali. (4)</p>
<h2>Contaminazioni con altre varietà</h2>
<p><strong>I risultati</strong> dello studio in esame, sottoposto a <em>peer-review</em> e pubblicato sulla prestigiosa rivista scientifica <em>Agronomy</em>, hanno tuttavia mostrato come ciascuna delle semole e farine esaminate, benché etichettate come ‘monovarietale’ (Timilia, Russello, Perciasacchi, Margherito, Maiorca), risultasse contaminata da altre varietà locali di grano duro. E addirittura con quote significative di grano tenero (Maiorca) coltivato nella stessa azienda agricola.</p>
<p><strong>Le contaminazioni </strong>possono venire ricondotte, secondo gli autori, a diverse cause. Tra questi lo scambio di semi geneticamente spuri, l’inquinamento con altre varietà durante le fasi di raccolta per via di mietitrebbiatrici non pulite a sufficienza. Il fenomeno è privo di rilievo dal punto di vista della sicurezza alimentare ed è evidentemente scevro da intenti fraudolenti. La scarsa attenzione alle buone prassi agronomiche rischia tuttavia di indebolire l’identità delle <em>cultivar</em>.</p>
<h2>Identità e tracciabilità</h2>
<p><strong>L’identità</strong> delle popolazioni locali di frumento merita perciò una maggiore attenzione. Grazie anche all’aiuto degli agronomi e i ricercatori impegnati a favorire rinascimento di aree storicamente vocate alla cerealicoltura. Tenendo a mente come la coltivazione di grani autoctoni con origini storiche e varietà distinte, non soggette a miglioramento genetico tramite incrocio bensì adattate localmente, può apportare effettivo valore a sistemi basati sull’agroecologia tradizionale. Con ulteriore beneficio per l’ambiente poiché tali colture tradizionali con impronta ecologica addirittura negativa, cioè benefica per l’ambiente. (4)</p>
<p><strong>La tracciabilità</strong> dovrebbe perciò includere una verifica dell’effettiva purezza dei semi utilizzati, siano essi acquistati o scambiati o di autoproduzione. Nella prospettiva di garantire l’effettiva identità dei grani antichi e apportare, ove del caso, gli opportuni adeguamenti. Con l’obiettivo di consolidare un sistema la cui integrità viene sempre più apprezzata dai consumatori, anche grazie alle prerogative favorevoli alla salute che la ricerca scientifica ha comprovato negli ultimi decenni. (5) Anche attraverso strumenti innovativi, quali la blockchain pubblica ove i dati vengono registrati in modo incorruttibile. (6)</p>
<p><em>Dario Dongo e Paolo Caruso</em></p>
<h2>Note</h2>
<p>(1) Visioli G, Giannelli G, Agrimonti C, Spina A and Pasini G (2021). <em>Traceability of Sicilian Durum Wheat Landraces and Historical Varieties by High Molecular Weight Glutenins Footprint.</em> Agronomy 2021, 11, 143. <a href="https://doi.org/10.3390/agronomy11010143" target="_blank" rel="noopener noreferrer">https://doi.org/10.3390/agronomy11010143</a> https://www.mdpi.com/journal/agronomy</p>
<p>(2) Dario Dongo, Paolo Caruso. <em>Grani antichi, identità e certificazioni.</em> GIFT (<em>Great Italian Food Trade</em>). 4.6.19, <a href="https://www.greatitalianfoodtrade.it/certificazioni/grani-antichi-identita-e-certificazioni">https://www.greatitalianfoodtrade.it/certificazioni/grani-antichi-identità-e-certificazioni</a></p>
<p>(3) Dario Dongo, Paolo Caruso. <em>Caratterizzazione genetica dei grani antichi siciliani, studio scientifico</em>. GIFT (<em>Great Italian Food Trade</em>). 10.10.19, <a href="https://www.greatitalianfoodtrade.it/progresso/caratterizzazione-genetica-dei-grani-antichi-siciliani-studio-scientifico">https://www.greatitalianfoodtrade.it/progresso/caratterizzazione-genetica-dei-grani-antichi-siciliani-studio-scientifico</a></p>
<p>(4) Paolo Caruso, Dario Dongo. <em>Grani antichi e lotta al cambiamento climatico, studio scientifico.</em> Food Times. 24.4.19, <a href="https://www.foodtimes.eu/it/pianeta/grani-antichi-e-lotta-al-cambiamento-climatico-studio-scientifico/">https://www.foodtimes.eu/it/pianeta/grani-antichi-e-lotta-al-cambiamento-climatico-studio-scientifico/ </a></p>
<p>(5) Dario Dongo, Paolo Caruso. <em>Grani antichi vs grani moderni e salute, rassegna scientifica</em>. GIFT (<em>Great Italian Food Trade</em>). 26.1.20, <a href="https://www.greatitalianfoodtrade.it/salute/grani-antichi-vs-grani-moderni-e-salute-rassegna-scientifica">https://www.greatitalianfoodtrade.it/salute/grani-antichi-vs-grani-moderni-e-salute-rassegna-scientifica</a></p>
<p>(6) Dario Dongo. <em>Blockchain pubblica e filiera agroalimentare, sostenibilità per chi produce e chi consuma.</em> Food Times. 28.2.21, <a href="https://www.foodtimes.eu/it/pianeta/blockchain-pubblica-e-filiera-agroalimentare-sostenibilita-per-chi-produce-e-chi-consuma/">https://www.foodtimes.eu/it/pianeta/blockchain-pubblica-e-filiera-agroalimentare-sostenibilita-per-chi-produce-e-chi-consuma/ </a></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.greatitalianfoodtrade.it/cereali/grani-antichi/grani-antichi-un-metodo-innovativo-di-analisi-per-verificare-identita-e-origine/">Grani antichi, un metodo innovativo di analisi per verificare identità e origine</a> proviene da <a href="https://www.greatitalianfoodtrade.it">Gift</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Grani antichi vs grani moderni e salute, rassegna scientifica</title>
		<link>https://www.greatitalianfoodtrade.it/cereali/grani-antichi/grani-antichi-vs-grani-moderni-e-salute-rassegna-scientifica/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Paolo Caruso&nbsp;--&nbsp;Dario Dongo]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 26 Jan 2020 09:24:15 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Grani antichi]]></category>
		<category><![CDATA[carotenoidi]]></category>
		<category><![CDATA[farro]]></category>
		<category><![CDATA[glifosato]]></category>
		<category><![CDATA[grani antichi]]></category>
		<category><![CDATA[microbioma]]></category>
		<category><![CDATA[polifenoli]]></category>
		<category><![CDATA[salute]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.greatitalianfoodtrade.it/?p=44990</guid>

					<description><![CDATA[<p>Grani antichi e grani moderni, interazioni con l’organismo umano e salute. Una rassegna scientifica di rara ampiezza è stata pubblicata da un gruppo di ricercatori italiani sulla rivista Nutrients. (1) Aspetti genetici Circa 10.000 anni fa l’uomo ha iniziato il processo di domesticazione di alcuni frumenti: &#8211; diploidi, come il farro monococco (Triticum monococcum), e &#8211; tetraploidi. Come il Triticum turgidum che ha due [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.greatitalianfoodtrade.it/cereali/grani-antichi/grani-antichi-vs-grani-moderni-e-salute-rassegna-scientifica/">Grani antichi vs grani moderni e salute, rassegna scientifica</a> proviene da <a href="https://www.greatitalianfoodtrade.it">Gift</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Grani antichi e grani moderni, interazioni con l’organismo umano e salute. Una rassegna scientifica di rara ampiezza è stata pubblicata da un gruppo di ricercatori italiani sulla rivista <em>Nutrients</em>. (1)</p>
<h2>Aspetti genetici</h2>
<p><strong>Circa 10.000 anni fa</strong> l’uomo ha iniziato il processo di domesticazione di alcuni frumenti:</p>
<p>&#8211; diploidi, come il farro monococco (<em>Triticum monococcum</em>), e</p>
<p>&#8211; tetraploidi. Come il <em>Triticum turgidum</em> che ha due varietà domesticate, il farro dicocco e il grano duro (<em>Triticum durum</em>). Il farro dicocco &#8211; da cui discendono le varietà moderne, peraltro coltivate in quota limitata rispetto ad altri frumenti &#8211; era tra l’altro alla base della dieta degli antichi romani.</p>
<p><strong>Il grano tenero</strong> (<em>Triticum aestivum</em>, grano esaploide) non ha invece alcun equivalente selvatico, poiché deriva dall&#8217;ibridazione di un farro dicocco domesticato con una pianta selvatica nota (<em>Triticum tauschii</em>).</p>
<p><strong>Il miglioramento genetico,</strong> realizzato mediante incrocio e selezione, ha consentito di introdurre e stabilizzare alcuni nuovi geni e/o sequenze di controllo dei rispettivi genomi. Dal punto di vista nutrizionale il processo di selezione ha contribuito, nel corso di un lungo periodo di tempo, ad aumentare il contenuto di amido a discapito delle proteine.</p>
<p><strong>I criteri di selezione </strong>delle <em>cultivar</em> moderne, nel XX secolo, sono stati improntati all’incremento delle rese e l’aumento della forza del glutine (da &lt;100W a &gt;300W, per abbreviare i tempi e ottimizzare la trasformazione industriale). Si è così ridotta drasticamente l’altezza della pianta (da 150-180 cm a meno di 50 cm), per concentrare nella spiga la sua potenzialità produttiva della pianta ed evitare l’allettamento.</p>
<h2>Sensibilità al glutine, al grano e al glifosate</h2>
<p><strong>Il frumento </strong>è tuttora alla base dell’alimentazione in molti Paesi. Negli ultimi anni, le <em>cultivar</em> di frumento antico sono state poste all’attenzione generale poiché <a href="https://www.foodtimes.eu/it/consumatori-e-salute/grani-antichi-analisi-dei-superfood/">alcuni studi clinici</a> ne hanno evidenziato le qualità nutrizionali e salutistiche.</p>
<p><strong>La diffusione della celiachia</strong>, negli ultimi 70 anni, è associata con evidenza statistica &#8211; sulla base di studi presso le banche del sangue, prescindendo quindi dalla crescente attenzione alla diagnosi e dall’<a href="https://www.foodtimes.eu/it/consumatori-e-salute/allergie-e-intolleranze-alimentari-attenzione-alla-diagnosi/">evoluzione dei suoi metodi</a> &#8211; alla differente qualità del glutine contenuto nei grani moderni. (2)</p>
<p><strong>L’esposizione a inquinanti </strong>ambientali e alimentari, vale la pena aggiungere, <a href="https://www.foodtimes.eu/it/consumatori-e-salute/microbioma-e-intestino-il-secondo-cervello/">ha sicuro impatto sul microbioma</a>. Come si è <a href="https://www.foodtimes.eu/it/sistemi-alimentari/pesticidi-e-microbioma-intervista-al-prof-alberto-mantovani/">già riportato</a> in relazione ai pesticidi e gli erbicidi, tra i quali <a href="https://www.foodtimes.eu/it/sistemi-alimentari/il-glifosato-danneggia-il-microbioma-anche-alle-dosi-ammesse-in-ue-studio-scientifico-e-domanda-di-rinnovo-autorizzazione/">il glifosato</a> ad esempio.</p>
<p><strong>La relazione causale</strong> tra esposizione a glifosato e l’occorrenza della celiachia è stata tra l’altri dimostrata nei due studi del MIT (<em>Massachusetts Institute of Technology</em>) citati nel nostro ebook gratuito ‘<a href="https://www.greatitalianfoodtrade.it/libri/ogm-la-grande-truffa"><em>OGM, la Grande Truffa</em></a>’.</p>
<h2>Glicemia e insulina</h2>
<p><strong>La risposta glicemica</strong> al consumo di cereali integrali antichi come il farro e la segale è effettivamente inferiore a quella di altre <em>cultivar</em>. Grazie a una <em>down-regulation</em> dei principali geni coinvolti nei processi metabolici del glucosio. (3) Altri studi hanno dimostrato che la sostituzione completa del frumento moderno con il <em>khorasan</em> (noto anche nella varietà italiana Perciasacchi) ha prodotto una riduzione dei livelli di glucosio e insulina sia negli individui sani che in quelli a elevato rischio cardiovascolare. (4)</p>
<p><strong>Varietà tradizionali</strong> di grani teneri esaploidi &#8211; come ad esempio ‘Verna’, ‘Gentil Rosso’ e ‘Autonomia B’ &#8211; hanno a loro volta prodotto una significativa riduzione della glicemia dopo otto settimane di sperimentazione, nell’ambito di uno studio clinico randomizzato in doppio cieco condotto su 45 individui sani. (5)</p>
<p><strong>Gli studi clinici </strong>e preclinici convergono dunque nel mostrare con chiarezza la capacità dei grani antichi di migliorare le risposte glicemiche, sebbene ancora manchi una spiegazione esatta di tale fenomeno. È stato intanto verificato come &#8211; oltre alle caratteristiche qualitative &#8211; anche i processi di trasformazione industriale a cui vengono sottoposti i cereali possano avere effetti sulla risposta postprandiale al glucosio. (6)</p>
<h2>Nutrizione, salute e microelementi</h2>
<p><strong>Alcuni grani antichi</strong> (es. farro monococco, farro dicocco e <em>khorasan</em>), secondo dati concordi in letteratura, hanno un tenore più elevato di carotenoidi, luteina in particolare, rispetto alle varietà moderne. Alcuni tipi di farro monococco hanno mostrato un contenuto di luteina da 3-8 volte superiore alle varietà di grano tenero moderno, 2 volte superiore alle varietà di grano duro moderno. (7)</p>
<p><strong>I <a href="https://www.foodtimes.eu/it/consumatori-e-salute/polifenoli-e-composti-fenolici-naturali-negli-alimenti-nuovi-studi/">polifenoli</a></strong> &#8211; che hanno un dimostrato ruolo nella prevenzione di malattie cardiovascolari, diabete e sindrome metabolica in particolare (8) &#8211; sono stati misurati in 16 frumenti antichi e 6 moderni, coltivati nella stessa località. Il tenore più elevato di flavonoidi liberi è stato riscontrato in cinque varietà storiche (Andriolo, Gentil Rosso Mutico, Marzuolo D’Aqui, Sieve e Verna), i valori più alti di flavonoidi legati sono stati trovati in 5 grani vintage (Gentil Rosso, Gentil Rosso Mutico, Marzuolo D’Aqui, Marzuolo Val Pusteria e Inallettabile) e in due moderni (Eureka e Nobel). (9)</p>
<h2><em>Cultivar</em> di frumento e microbioma</h2>
<p><strong>Il microbioma umano</strong> è coinvolto in diversi processi metabolici, oltre al noto ruolo nell&#8217;omeostasi del sistema immunitario associato all&#8217;intestino. Uno studio, tra i numerosi citati, ha mostrato un effetto complessivamente positivo del grano integrale <em>khorasan</em> sul microbiota, rispetto ai grani integrali moderni. (10)</p>
<p><strong>Il microbiota</strong> dei suini nutriti per 30 giorni con una dieta a base di farro monococco (T. <em>monococcum</em>) &#8211; a raffronto con grano moderno standard &#8211; si è d’altra parte arricchito di batteri (generi <em>Blautia, Faecalibacterium </em>e <em>Oscillospira</em>) che producono acidi grassi a catena corta, associati a un incremento della diversità metabolica e microbica. Il che suggerisce un forte effetto prebiotico benefico per la salute dell&#8217;ecosistema intestinale. (11)</p>
<h2>Grani antichi, sindrome del fegato grasso ed effetti anti-infiammatori</h2>
<p><strong>Particolare attenzione</strong> merita uno studio clinico che ha coinvolto 40 pazienti con diagnosi di <a href="https://www.foodtimes.eu/it/consumatori-e-salute/fegato-grasso-attenzione-a-zuccheri-aggiunti-e-olio-di-palma/">sindrome del fegato grasso</a> (<em>Non-Alcoholic Fatty Liver Disease</em>, NAFLD). (12) I pazienti, in questo studio randomizzato in doppio cieco, hanno seguito una dieta a base di grano <em>khorasan</em> come unica fonte di grano (pasta, pane, <em>crackers</em>, biscotti) &#8211; ovvero una dieta a base di cereali moderni (pasta, pane, <em>crackers</em>, biscotti), nel gruppo di controllo &#8211; per un periodo di tre mesi.</p>
<p><strong>Il gruppo</strong> alimentato esclusivamente con prodotti a base di <em>khorasan</em> ha registrato una significativa riduzione nel sangue dei livelli di alanina aminotransferasi (ALT), aspartato amino transferasi (AST) e fosfatasi alcalina (tre marcatori significativi della funzionalità epatica). Oltre alla diminuzione del livello di colesterolo ematico, nonché a riduzioni significative nel livello di alcune citochine circolanti pro-infiammatorie (quali IL-1ra, IL-8) e del fattore di necrosi tumorale alfa (TNF-).</p>
<p><strong>Un effetto antinfiammatorio sistemico</strong> è stato poi associato al consumo di grano <em>khorasan</em> in un recente studio pilota di <em>crossover</em> randomizzato, che ha coinvolto 20 atleti professionisti o semi-professionisti. (13) In questo studio, dopo quattro settimane di una dieta a base di grano khorasan, è stata registrata una significativa riduzione dei livelli ematici della proteina MCP-1, una chemiochina pro-infiammatoria prodotta dai muscoli sotto sforzo.</p>
<h2>Colesterolo ematico, sindrome dell’intestino irritabile</h2>
<p><strong>Uno degli studi</strong> più interessanti ha confrontato gli effetti di una dieta basata sull’uso di tre <em>cultivar</em> di grano tenero antico (Verna, Gentil Rosso e Autonomia B), rispetto a un regime alimentare basato su un grano tenero moderno (Blasco). (14) 45 soggetti sani sono stati suddivisi in gruppi alimentati con grano di ogni singola <em>cultivar</em>. E il consumo delle varietà antiche ha ridotto in misura significativa i livelli di colesterolo totale, colesterolo LDL e glucosio nel sangue.</p>
<p><strong>Non si sono registrate</strong> differenze &#8211; nel predetto studio, rispetto ai parametri considerati &#8211; tra i grani coltivati in regime biologico e quelli ottenuti da agricoltura convenzionale. Sarebbe perciò interessante considerare, in ulteriori ricerche, <a href="https://www.foodtimes.eu/it/pianeta/il-tempo-delle-mele-bio-tanto-meglio-per-la-salute-dimostra-la-scienza/">l’identità del microbiota e la presenza di antiossidanti nei cereali biologici</a> a raffronto con quelli convenzionali.</p>
<p><strong>La sindrome dell&#8217;intestino irritabile</strong> (<em>Irritable Bowel Syndrome</em>, IBS) è stata altresì oggetto di una sperimentazione clinica su 20 soggetti divisi in due gruppi che alternativamente seguivano una dieta a base di <em>khorasan</em> e una dieta a base di grani moderni. Durante il periodo di alimentazione con prodotti a base di <em>khorasan</em>, i pazienti con IBS hanno mostrato una riduzione significativa dei sintomi associata a una riduzione dei livelli di citochine pro-infiammatorie. (15)</p>
<h2>Conclusioni e prospettive</h2>
<p><strong>Numerosi studi</strong> convergono su una migliore dotazione di proteine e micronutrienti &#8211; oltreché di metaboliti secondari e polifenoli &#8211; nei frumenti antichi. Gli studi clinici, eseguiti sia su soggetti sani che su pazienti affetti da patologie, evidenziano altresì i loro vantaggi significativi in termini di attività antinfiammatorie e antiossidanti.</p>
<p><strong>Il solo limite</strong> di questi studi &#8211; il cui merito va in buona parte a ricercatori italiani, con risorse prevedibilmente esigue &#8211; è rappresentato dal ridotto numero di <em>cultivar</em> e talora anche di soggetti analizzati. ‘<em>Nonostante ciò, considerando i risultati di tutti gli studi disponibili, è possibile affermare che i grani moderni, laddove sottoposti a test clinici, mostrano chiaramente un’attività pro-infiammatoria e pro-ossidante</em>.’ (1)</p>
<p><span style="color: #008000;"><strong>‘</strong><em><strong>Affermare che</strong> i grani antichi e moderni sono tutti uguali, significa deliberatamente ignorare tutti gli studi clinici condotti finora.</em></span></p>
<p><span style="color: #008000;"><em><strong>Le migliori qualità nutrizionali</strong> dei grani antichi dovrebbero venire incoraggiate da<span style="color: #008000;"> <a style="color: #008000;" href="https://www.greatitalianfoodtrade.it/certificazioni/grani-antichi-identita-e-certificazioni">sistemi di controllo più efficaci</a> c</span>he scoraggino frodi e speculazioni a vantaggio di consumatori sempre più disposti e interessati ad acquistare alimenti benefici per la salute.</em>’ (1)</span></p>
<p><em>Dario Dongo e Paolo Caruso</em></p>
<p><strong>Note</strong></p>
<p>(1) Enzo Spisni, Veronica Imbesi, Elisabetta Giovanardi, Giovannamaria Petrocelli, Patrizia Alvisi e Maria Chiara Valeri. (2019). <em>Differential Physiological Responses Elicited by Ancient and Heritage Wheat Cultivars Compared to Modern Ones</em>. Nutrients 2019, 11, 2879; doi:10.3390/nu11122879</p>
<p>(2) Kasarda, D.D. (2013). <em>Can an increase in celiac disease be attributed to an increase in the gluten content of wheat as a consequence of wheat breeding?</em> J. Agric. Food Chem. 2013, 61, 1155–1159.</p>
<p>Rubio-Tapia, A.; Kyle, R.A.; Kaplan, E.L.; Johnson, D.R.; Page,W.; Erdtmann, F.; Brantner, T.L.; Kim,W.R.; Phelps, T.K.; Lahr, B.D.; et al. (2009). <em>Increased prevalence and mortality in undiagnosed celiac disease</em>. Gastroenterology 2009, 137, 88-93</p>
<p>Lohi, S.; Mustalahti, K.; Kaukinen, K.; Laurila, K.; Collin, P.; Rissanen, H.; Lohi, O.; Bravi, E.; Gasparin, M.; Reunanen, A.; et al. (2007). <em>Increasing prevalence of coeliac disease over time</em>. Aliment. Pharmacol. Ther. 2007, 26, 1217–1225.</p>
<p>Catassi, C.; Kryszak, D.; Bhatti, B.; Sturgeon, C.; Helzlsouer, K.; Clipp, S.L.; Gelfond, D.; Puppa, E.; Sferruzzan, A.; Fasano, A. (2010). <em>Natural history of celiac disease autoimmunity in a USA cohort followed since 1974</em>. Ann. Med. 2010, 42, 530-538</p>
<p>(3) Thorup, A.C.; Gregersen, S.; Jeppesen, P.B. (2014). <em>Ancient wheat diet delays diabetes development in a type 2 diabetes animal model</em>. Rev. Diabet. Stud. 2014, 114, 1035–1045</p>
<p>(4) Sofi, F.; Whittaker, A.; Cesari, F.; Gori, A.M.; Fiorillo, C.; Becatti, M.; Marotti, I.; Dinelli, G.; Casini, A.; Abbate, R.; et al. (2013). <em>Characterization of Khorasan wheat (Kamut) and impact of a replacement diet on cardiovascular risk factors: cross-over dietary intervention study</em>. Eur. J. Clin. Nutr. 2013, 67, 190–195</p>
<p>(5) Sereni, A.; Cesari, F.; Gori, A.M.; Maggini, N.; Marcucci, R.; Casini, A.; Sofi, F. (2017). <em>Cardiovascular benefits from ancient grain bread consumption: findings from a double-blinded randomized crossover intervention trial</em>. Int. J. Food Sci. Nutr. 2017, 68, 97–103.</p>
<p>(6) Stamataki, N.S.; Yanni, A.E.; Karathanos, V.T. (2017). <em>Bread making technology influences postprandial glucose response: A review of the clinical evidence</em>. Br. J. Nutr. 2017, 117, 1001–1012</p>
<p>(7) Hidalgo, A.; Brandolini, A. (2014). <em>Nutritional properties of einkorn wheat (Triticum monococcum L.)</em>. J. Sci. Food Agric. 2014, 94, 601–612.</p>
<p>Abdel-Aal, E.S.M.; Young, J.C.; Rabalski, I.; Hucl, P.; Fregeau-Reid, J. (2007). <em>Identification and quantification of seed carotenoids in selected wheat species</em>. J. Agric. Food Chem. 2007, 55, 787–794</p>
<p>(8) Durazzo, A.; Lucarini, M.; Souto, E.B.; Cicala, C.; Caiazzo, E.; Izzo, A.A.; Novellino, E.; Santini, A. (8) <em>Polyphenols: A concise overview on the chemistry, occurrence, and human health</em>. Phytother. Res. 2019.</p>
<p>(9) Dinelli, G.; Segura-Carretero, A.; Di Silvestro, R.; Marotti, I.; Arráez-Román, D.; Benedettelli, S.; Ghiselli, L.;Fernadez-Gutierrez, A. (2011). <em>Profiles of phenolic compounds in modern and old common wheat varieties determined by liquid chromatography coupled with time-of-flight mass spectrometry</em>. J. Chromatogr. A 2011,1218, 7670–7681</p>
<p>(10) Taneyo Saa, D.; Turroni, S.; Serrazanetti, D.I.; Rampelli, S.; Maccaferri, S.; Candela, M.; Severgnini, M.; Simonetti, E.; Brigidi, P.; Gianotti, A.(2014). <em>Impact of Kamut® Khorasan on gut microbiota and metabolome in healthy volunteers.</em> Food Res. Int. 2014, 63, 227–232</p>
<p>(11) Barone, F.; Laghi, L.; Gianotti, A.; Ventrella, D.; Saa, D.L.T.; Bordoni, A.; Forni, M.; Brigidi, P.; Bacci, M.L.; Turroni, S. (2018). <em>In Vivo Effects of Einkorn Wheat (Triticum monococcum) Bread on the Intestinal Microbiota, Metabolome, and on the Glycemic and Insulinemic Response in the Pig Model</em>. Nutrients 2018, 11, 16</p>
<p>(12) Dinu, M.; Whittaker, A.; Pagliai, G.; Giangrandi, I.; Colombini, B.; Gori, A.M.; Fiorillo, C.; Becatti, M.; Casini, A.; Benedettelli, S.; et al. (2018).<em> A Khorasan Wheat-Based Replacement Diet Improves Risk Profile of Patients with Nonalcoholic Fatty Liver Disease (NAFLD): A Randomized Clinical Trial.</em> J. Am. Coll. Nutr. 2018, 37, 508–514</p>
<p>(13) 7. Spisni, E.; Valerii, M.C.; De Fazio, L.; Rotondo, E.; Di Natale, M.; Giovanardi, E.; Posabella, G.; Bregola, V.; Stenico, V.; Sferrazza, R.E.; et al. <em>A Khorasan wheat-based diet improves systemic inflammatory profile in semi-professional basketball players: A randomized crossover pilot study.</em> J. Sci. Food Agric. 2019</p>
<p>(14) Sereni, A.; Cesari, F.; Gori, A.M.; Maggini, N.; Marcucci, R.; Casini, A.; Sofi, F. (2017). <em>Cardiovascular benefits from ancient grain bread consumption: findings from a double-blinded randomized crossover intervention trial.</em> Int. J. Food Sci. Nutr. 2017, 68, 97–103</p>
<p>(15) Sofi, F.; Whittaker, A.; Gori, A.M.; Cesari, F.; Surrenti, E.; Abbate, R.; Gensini, G.F.; Benedettelli, S.; Casini, A. (2014). <em>Effect of Triticum turgidum subsp. turanicum wheat on irritable bowel syndrome: A double-blinded randomised dietary intervention trial.</em> Br. J. Nutr. 2014, 111, 1992–1999. [CrossRef] [PubMed]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.greatitalianfoodtrade.it/cereali/grani-antichi/grani-antichi-vs-grani-moderni-e-salute-rassegna-scientifica/">Grani antichi vs grani moderni e salute, rassegna scientifica</a> proviene da <a href="https://www.greatitalianfoodtrade.it">Gift</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
	</channel>
</rss>

<!--
Performance optimized by W3 Total Cache. Learn more: https://www.boldgrid.com/w3-total-cache/?utm_source=w3tc&utm_medium=footer_comment&utm_campaign=free_plugin

Page Caching using Disk: Enhanced 

Served from: www.greatitalianfoodtrade.it @ 2026-10-25 14:01:47 by W3 Total Cache
-->