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	<title>Environmental claim Archivi - Gift</title>
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	<description>GIFT – Prodotti alimentari italiani: origine, regole, fornitori</description>
	<lastBuildDate>Fri, 22 May 2026 08:58:33 +0000</lastBuildDate>
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	<title>Environmental claim Archivi - Gift</title>
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		<title>Claim ambientali: il modello italiano supera il test</title>
		<link>https://www.greatitalianfoodtrade.it/notizie/rapporto-claim-ambientali-greenwashing-italia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Marta Strinati]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 21 May 2026 08:40:22 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[NOTIZIE]]></category>
		<category><![CDATA[Environmental claim]]></category>
		<category><![CDATA[greenwashing]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L’Associazione Consumatori Utenti (ACU) ha presentato il rapporto ‘Greenwashing in Italia 2023-2026’, curato dalla società benefit Giusto&#38;Sostenibile. (1) Il documento valuta la vulnerabilità regolatoria dei profili di comunicazione ambientale, sia accertata che potenziale, di 70 marchi attivi sul mercato nazionale. Claim ambientali e rischio ‘greenwashing’ I claim ambientali legati alla transizione ecologica e alla sostenibilità [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.greatitalianfoodtrade.it/notizie/rapporto-claim-ambientali-greenwashing-italia/">Claim ambientali: il modello italiano supera il test</a> proviene da <a href="https://www.greatitalianfoodtrade.it">Gift</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>L’Associazione Consumatori Utenti (ACU) ha presentato il rapporto ‘Greenwashing in Italia 2023-2026’, curato dalla società benefit Giusto&amp;Sostenibile. (1) Il documento valuta la vulnerabilità regolatoria dei profili di comunicazione ambientale, sia accertata che potenziale, di 70 marchi attivi sul mercato nazionale.</p>
<h2>Claim ambientali e rischio ‘greenwashing’</h2>
<p>I claim ambientali legati alla transizione ecologica e alla sostenibilità delle filiere rappresentano un asset competitivo centrale per le imprese dell&#8217;agroalimentare, a fronte delle crescente attenzione dei consumatori verso questi temi.</p>
<p>La validità di tali asserzioni rischia peraltro di venire compromessa da pratiche di greenwashing, qualora i messaggi risultino vaghi, non verificabili o sproporzionati rispetto ai reali impatti ambientali dell&#8217;organizzazione.</p>
<h2>Nuove regole da settembre 2026</h2>
<p>Il decreto legislativo n. 30/2026 &#8211; che recepisce in Italia la direttiva 2024/825 (<i>Empowering Consumers for the Green Transition Directive</i>, <a href="https://www.foodtimes.eu/it/consumatori-e-salute/empowering-consumers-for-the-green-transition-via-libera-dal-parlamento-ue/">ECGT Directive</a>) &#8211; si applica a decorrere dal 27 settembre 2026. Tale normativa <a href="https://www.foodtimes.eu/it/consumatori-e-salute/direttiva-asserzioni-ambientali-pratiche-sleali/">estende la disciplina delle pratiche commerciali scorrette e ingannevoli</a> &#8211; e le relative sanzioni milionarie &#8211; alle informazioni commerciali che attengono alle prestazioni ambientali e sociali dei prodotti e delle organizzazioni.</p>
<h2>L’analisi dell’Associazione Consumatori Utenti</h2>
<p>Allo scopo di fornire uno strumento tecnico-giuridico per analizzare e riconoscere il rischio di greenwashing<i>, </i>l’analisi dell’Associazione Consumatori Utenti (ACU) adotta un approccio comparativo e multidimensionale basato su precise fasi operative:</p>
<h3>A. Selezione dei settori e dei brand</h3>
<p>ACU ha analizzato 8 settori ad alta esposizione comunicativa verso i cittadini, individuando i marchi di imprese italiane e/o operanti in Italia più visibili sulla base della loro presenza sul mercato nazionale: automotive, banche e assicurazioni, energia e utilities, food and beverage, moda e fashion, multiutility, telefonia mobile e produttori smartphone, trasporti nazionali e locali. (2)</p>
<h3>B. Classificazione dei claim e supporto probatorio</h3>
<p>I claim ambientali sono stati suddivisi in cinque categorie: di prodotto, di processo, di impatto, reputazionali e prospettici (target futuri e neutralità climatica). Con attenzione verso le affermazioni generiche (come <i>‘eco-friendly’</i> o <i>‘carbon neutral’</i>) e i loro effettivi riscontri attraverso dati quantitativi, standard ISO, certificazioni, oltreché la coerenza con i rapporti ESG. L&#8217;assenza di elementi verificabili è considerata un indicatore di vulnerabilità.</p>
<h3>C. Coerenza con il modello di business e sistema di ‘scoring’</h3>
<p>La ricerca di ACU ha altresì messo a confronto la comunicazione ambientale con l&#8217;attività principale dell&#8217;impresa e l&#8217;impatto strutturale del settore di riferimento, valutando (soprattutto nei comparti ad alta intensità carbonica) eventuali divari tra gli impegni proiettati verso il futuro e l&#8217;impatto reale attuale delle loro attività.</p>
<h2>La quantificazione del rischio greenwashing</h2>
<p>Il rischio potenziale di greenwashing è stato misurato da ACU attraverso un sistema di punteggi, da 0 a 100, suddiviso in cinque classi:</p>
<p><b>&lt; 20:</b> Trascurabile</p>
<p><b>&lt; 50:</b> Basso / Moderato-basso<span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p><b>&gt; 50:</b> Moderato / Moderato-alto<span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p><b>&gt; 60:</b> Alto<span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p><b>&gt; 80:</b> Molto alto.</p>
<p>Il punteggio attribuito, si noti bene, esprime esclusivamente la vulnerabilità della comunicazione rispetto al nuovo contesto normativo. Il rapporto distingue infatti con chiarezza il rischio potenziale rispetto all’eventuale esistenza di illeciti, il cui accertamento ricade nelle competenze dell&#8217;Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato (AGCM, c.d. Antitrust Italia).</p>
<h2>I profili di rischio di 10 colossi del food &amp; beverage</h2>
<p>L’analisi di ACU identifica tre aree di particolare rilievo nell’applicazione delle nuove regole sui c.d. ‘environmental claim’ al settore alimentare:<span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<ul>
<li>l&#8217;uso della <b>plastica monouso</b>;</li>
<li>la trasparenza dei <b>claim sulla riciclabilità</b>;<span class="Apple-converted-space"> </span></li>
<li>le dichiarazioni di <b>neutralità climatica basate su meccanismi di compensazione</b>. Vale a dire il c.d. <i>carbon offsetting</i>, volto a ‘neutralizzare’ le proprie emissioni di CO2 finanziando progetti ambientali di terzi che riducano o assorbano l&#8217;equivalente di gas serra.</li>
</ul>
<p>A queste criticità si aggiunge la tendenza a una comunicazione talvolta troppo sintetica o generica su temi complessi come la c.d. &#8216;<a href="https://www.foodtimes.eu/it/sistemi-alimentari/dossier-agricoltura-rigenerativa/"><b>agricoltura rigenerativa</b></a>’.</p>
<p>In questo contesto, secondo ACU, i grandi attori globali del comparto <i>beverage</i> mostrano la maggiore vulnerabilità regolatoria.<span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<figure id="attachment_83931" aria-describedby="caption-attachment-83931" style="width: 696px" class="wp-caption alignnone"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="size-large wp-image-83931" src="https://www.greatitalianfoodtrade.it/wp-content/uploads/2026/05/TABELLA-CLAIM-AMBIENTALI-FOOD-BEVERAGE-1024x435.jpg" alt="" width="696" height="296" srcset="https://www.greatitalianfoodtrade.it/wp-content/uploads/2026/05/TABELLA-CLAIM-AMBIENTALI-FOOD-BEVERAGE-1024x435.jpg 1024w, https://www.greatitalianfoodtrade.it/wp-content/uploads/2026/05/TABELLA-CLAIM-AMBIENTALI-FOOD-BEVERAGE-300x128.jpg 300w, https://www.greatitalianfoodtrade.it/wp-content/uploads/2026/05/TABELLA-CLAIM-AMBIENTALI-FOOD-BEVERAGE-768x326.jpg 768w, https://www.greatitalianfoodtrade.it/wp-content/uploads/2026/05/TABELLA-CLAIM-AMBIENTALI-FOOD-BEVERAGE-150x64.jpg 150w, https://www.greatitalianfoodtrade.it/wp-content/uploads/2026/05/TABELLA-CLAIM-AMBIENTALI-FOOD-BEVERAGE-696x296.jpg 696w, https://www.greatitalianfoodtrade.it/wp-content/uploads/2026/05/TABELLA-CLAIM-AMBIENTALI-FOOD-BEVERAGE-1068x454.jpg 1068w, https://www.greatitalianfoodtrade.it/wp-content/uploads/2026/05/TABELLA-CLAIM-AMBIENTALI-FOOD-BEVERAGE.jpg 1402w" sizes="(max-width: 696px) 100vw, 696px" /><figcaption id="caption-attachment-83931" class="wp-caption-text">Legenda: Rischio accertato (sanzioni definitive 2023-2026); Rischio potenziale (struttura claim + modello business); Indice combinato (0-100)</figcaption></figure>
<h3>Vulnerabilità alta o medio-alta</h3>
<p><b>&#8211; Nestlé (esposizione potenziale elevata)</b>: sebbene il colosso svizzero vanti una delle strategie climatiche più articolate del settore — dotata di una <i>roadmap</i> Net Zero dettagliata, target intermedi al 2030, programmi agricoli strutturati e un reporting avanzato — il suo rischio potenziale appare significativo. Tale criticità è dovuta alla vasta scala industriale, alla forte dipendenza dalle filiere tropicali, all&#8217;uso esteso di imballaggi plastici e all&#8217;impiego di compensazioni per i claim di neutralità carbonica (<i>carbon neutral</i>).<b><span class="Apple-converted-space"> </span></b></p>
<p><b>Claim ambientali rilevati:<span class="Apple-converted-space"> </span></b></p>
<p><i>‘Net Zero entro il 2050<br />
</i></p>
<p><i>Riduzione del 50% delle emissioni entro il 2030</i></p>
<p><i>Agricoltura rigenerativa su milioni di ettari</i></p>
<p><i>Packaging 100% riciclabile o riutilizzabile<br />
</i></p>
<p><i>Zero deforestazione nelle filiere cacao e caffè<span class="Apple-converted-space"> </span></i></p>
<p><i>Neutralità carbonica per alcuni brand/prodotti</i></p>
<p><i>Investimenti miliardari nella transizione climatica’.</i></p>
<p><b>&#8211; Coca-Cola (esposizione prospettica elevata)</b>: il gruppo statunitense dispone di una strategia ambientale strutturata, con obiettivi climatici anticipati al 2040 e un incremento nell&#8217;uso di plastica riciclata. Il suo modello di business rimane tuttavia fortemente ancorato agli imballaggi monouso. Il rischio principale deriva dall&#8217;ambiguità semantica dei claim sulla riciclabilità (riferita al tasso di riciclo globale e comunque legata alle performance dei sistemi nazionali), dal divario tra la raccolta equivalente e l&#8217;effettiva chiusura del ciclo, e dalla forte pressione normativa europea sulla plastica monouso.<span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p><b>Claim ambientali rilevati:<span class="Apple-converted-space"> </span></b></p>
<p><i>‘World Without Waste<br />
</i></p>
<p><i>Raccoglieremo e ricicleremo l’equivalente del 100% delle bottiglie vendute entro il 2030<br />
Bottiglie 100% riciclabili<br />
</i></p>
<p><i>Riduzione del 25% della plastica vergine entro il 2025/2030<br />
</i></p>
<p><i>Net Zero entro il 2040<br />
</i></p>
<p><i>Stabilimenti italiani alimentati da energia rinnovabile<br />
</i></p>
<p><i>Riduzione consumo idrico per litro prodotto’.<span class="Apple-converted-space"> </span></i></p>
<p><b>&#8211; PepsiCo (vulnerabilità medio-alta)</b>: attraverso la strategia strutturata ‘pep+’, il gruppo persegue target climatici ambiziosi e programmi agricoli su larga scala. Nondimeno, secondo ACU, PepsiCo si colloca in una fascia di rischio analoga a quella di Coca-Cola, con una specifica esposizione sul packaging degli snack (spesso multistrato), sulla comunicazione sintetica della riciclabilità, sulla dipendenza da filiere agricole intensive e sull&#8217;adozione di concetti complessi come ‘water positive’.<span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p><b>Claim ambientali rilevati:<span class="Apple-converted-space"> </span></b></p>
<p><i>‘PepsiCo Positive (pep+)<br />
</i></p>
<p><i>Net Zero entro il 2040<br />
</i></p>
<p><i>100% packaging riciclabile, compostabile o riutilizzabile</i></p>
<p><i>Riduzione plastica vergine del 50% entro il 2030</i></p>
<p><i>Agricoltura rigenerativa su 7 milioni di acri</i></p>
<p><i>Riduzione emissioni Scope 1, 2 e 3 (3)</i></p>
<p><i>Water positive entro il 2030’.</i></p>
<p><b>&#8211; Lavazza (vulnerabilità medio-alta)</b>: il leader italiano del caffè propone una narrazione solida sulla sostenibilità sociale e di filiera (trasparenza sui programmi, impegno istituzionale a lungo termine e attenzione alle comunità produttrici). Anch’esso tuttavia, secondo ACU, è esposto ad alcune criticità ambientali strutturali. Il rischio regolatorio è legato soprattutto all&#8217;impatto delle capsule e all&#8217;uso di meccanismi di compensazione per la neutralità carbonica. La sua vulnerabilità è inferiore a quella dei colossi globali dei <i>soft drink</i>, ma superiore a quella dei produttori con minore intensità di packaging.<span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p><b>Claim ambientali rilevati:<span class="Apple-converted-space"> </span></b></p>
<p><i>‘Impegno Net Zero entro il 2050<br />
</i></p>
<p><i>Capsule riciclabili / compostabili<br />
</i></p>
<p><i>Carbon neutral coffee per alcune linee<br />
</i></p>
<p><i>Fondazione Lavazza e sostenibilità delle comunità produttrici<span class="Apple-converted-space"> </span></i></p>
<p><i>Packaging sostenibile e riduzione materiali</i></p>
<p><i>Caffè da filiere sostenibili e certificate</i></p>
<p><i>Riduzione emissioni lungo la catena del valore’</i></p>
<h3>Vulnerabilità media</h3>
<p><b>&#8211; Danone (vulnerabilità media)</b>: il gigante francese ha una strategia ESG strutturata e relativamente avanzata nel settore lattiero-caseario, caratterizzata da un reporting dettagliato, target climatici pubblici, iniziative di agricoltura rigenerativa e una comunicazione meno aggressiva rispetto ai concorrenti del <i>beverage</i>. Il rischio residuo si concentra sulle emissioni di metano della filiera del latte, sulle difficoltà strutturali di decarbonizzazione del settore e sull&#8217;ampio ricorso a packaging plastici. Il livello di rischio è inferiore rispetto a Coca-Cola e PepsiCo, ma superiore a quello di player meno esposti all&#8217;agricoltura intensiva.<span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p><b><i>Claim ambientali rilevati:<span class="Apple-converted-space"> </span></i></b></p>
<p><i>Net Zero entro il 2050<br />
</i></p>
<p><i>Riduzione emissioni 1,5°C aligned<br />
</i></p>
<p><i>Agricoltura rigenerativa e filiere latte sostenibili<br />
</i></p>
<p><i>Packaging 100% riciclabile, riutilizzabile o compostabile</i></p>
<p><i>B Corp certification<br />
</i></p>
<p><i>Riduzione plastica vergine<br />
</i></p>
<p><i>Water stewardship e protezione delle risorse idriche</i></p>
<p><b>&#8211; Ferrero (rischio potenziale medio):</b> il gigante del settore dolciario presenta una strategia ESG strutturata e formalizzata, supportata da reporting dettagliato, certificazioni di filiera, obiettivi Net Zero e programmi specifici contro la deforestazione e per la gestione del packaging. Il rischio principale non risiede in dichiarazioni infondate, bensì nella possibile sovra-percezione del termine ‘sostenibile’ applicato a filiere tropicali complesse (es. olio di palma), nella distanza tra la certificazione e l&#8217;effettivo impatto sistemico, e nell&#8217;uso di target a lungo termine (2050) come leva reputazionale.<span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p><b>Claim ambientali rilevati:<span class="Apple-converted-space"> </span></b></p>
<p><i>‘Impegno Net Zero entro il 2050<br />
</i></p>
<p><i>100% cacao certificato sostenibile<br />
</i></p>
<p><i>Packaging 100% riciclabile / riutilizzabile / compostabile entro il 2025<span class="Apple-converted-space"> </span></i></p>
<p><i>Olio di palma 100% segregato e certificato sostenibile</i></p>
<p><i>Riduzione emissioni Scope 1–2–3<br />
</i></p>
<p><i>Programmi di agricoltura rigenerativa<br />
</i></p>
<p><i>Zero deforestazione nelle filiere strategiche’.</i></p>
<h3>Vulnerabilità medio-bassa o bassa</h3>
<p><b>&#8211; Heineken (vulnerabilità medio-bassa)</b>: la sua strategia ESG è strutturata e risulta meno esposta rispetto ai produttori di <i>soft drink</i> grazie a fattori quali l&#8217;uso diffuso di vetro riciclabile, la presenza di <a href="https://www.foodtimes.eu/it/sistemi-alimentari/drs-deposit-return-scheme-tre-casi-da-manuale/">sistemi di vuoto a rendere</a> e target climatici pubblici. Le criticità potenziali riguardano il claim ‘zero emission brewing’, la discrepanza tra le emissioni del singolo stabilimento e quelle dell&#8217;intero ciclo di vita del prodotto, e una comunicazione talvolta troppo sintetica sul packaging.<span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p><b>Claim ambientali rilevati:</b></p>
<p><i>‘Net Zero entro il 2040 (Scope 1 e 2) e 2050 (Scope 3)</i></p>
<p><i>100% energia rinnovabile nei siti produttivi europei</i></p>
<p><i>Zero emission brewing<br />
</i></p>
<p><i>Riduzione del 30% emissioni Scope 3 entro il 2030</i></p>
<p><i>Packaging 100% riciclabile</i></p>
<p><i>Water stewardship e bilancio idrico positivo in aree a rischio</i></p>
<p><i>Orzo da agricoltura sostenibile’</i></p>
<p><b>&#8211; Granarolo (vulnerabilità medio-bassa)</b>: il campione italiano della cooperazione può contare su una filiera tracciabile, su iniziative legate al biogas e alla riduzione delle emissioni, e su una reportistica ESG ben strutturata. Ad avviso di ACU la sua potenziale vulnerabilità &#8211; superiore a quella di Mutti ma inferiore a quella dei grandi marchi globali &#8211; sarebbe legata alle criticità intrinseche del settore lattiero-caseario: emissioni di metano, difficoltà oggettive di decarbonizzazione ed esigenza di packaging plastico per i latticini freschi.</p>
<p><b>Claim ambientali rilevati:</b></p>
<p><i>‘Latte 100% italiano da filiera controllata</i></p>
<p><i>Riduzione emissioni lungo la filiera latte</i></p>
<p><i>Benessere animale certificato<br />
</i></p>
<p><i>Packaging riciclabile e riduzione plastica</i></p>
<p><i>Impegno Net Zero al 2050</i></p>
<p><i>Energia rinnovabile negli stabilimenti<br />
</i></p>
<p><i>Progetti di economia circolare (biogas da reflui zootecnici)’<span class="Apple-converted-space"> </span></i></p>
<p><b>&#8211; Barilla (vulnerabilità medio-bassa)</b>: la strategia ESG del leader globale della <a href="https://www.greatitalianfoodtrade.it/pasta/pasta-italiana-cultura-salute-mercato/">pasta</a> è strutturata e coerente con il modello agricolo-industriale dell&#8217;azienda, grazie a disciplinari di filiera documentati, una progressiva riduzione delle emissioni, l&#8217;impiego di packaging in carta riciclabile e un reporting trasparente. Esente da dichiarazioni prive di basi documentali, il rischio si limita all&#8217;ampiezza semantica della parola ‘sostenibile’, al potenziale gap tra la riciclabilità teorica del packaging e il suo riciclo effettivo, e alla complessità nel misurare le emissioni ‘Scope 3’ in agricoltura.<span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p><b>Claim ambientali rilevati:</b></p>
<p><i>‘Impegno Net Zero entro il 2050<br />
</i></p>
<p><i>Grano 100% italiano per le linee principali<br />
</i></p>
<p><i>Filiera sostenibile e agricoltura rigenerativa<br />
</i></p>
<p><i>Packaging 100% riciclabile<br />
</i></p>
<p><i>Riduzione emissioni Scope 1–2–3<br />
</i></p>
<p><i>Stabilimenti alimentati da energia rinnovabile<br />
</i></p>
<p><i>Carta proveniente da foreste gestite responsabilmente’.</i></p>
<p><b>&#8211; Mutti (minore vulnerabilità regolatoria)</b>: il simbolo delle <a href="https://www.greatitalianfoodtrade.it/salse/conserve-italiane-di-pomodoro/">conserve di pomodoro Made in Italy</a> è il brand più sicuro del campione. I principali fattori di mitigazione del rischio sono la filiera corta nazionale, un packaging costituito prevalentemente da vetro e latta, e una comunicazione meno aggressiva e non generalista. Il rischio residuo è marginale e confinato alla genericità del termine ‘filiera sostenibile’ e all&#8217;impatto idrico delle attività agricole.<span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p><b>Claim ambientali rilevati:</b></p>
<p>‘<i>Pomodoro 100% italiano<br />
</i></p>
<p><i>Filiera controllata e sostenibile<br />
</i></p>
<p><i>Riduzione dell’impronta carbonica<br />
</i></p>
<p><i>Packaging riciclabile (vetro, latta)<br />
</i></p>
<p><i>Agricoltura responsabile e uso efficiente dell’acqua</i></p>
<p><i>Energia rinnovabile negli stabilimenti’.</i></p>
<h2>Conclusioni<i><span class="Apple-converted-space"> </span></i></h2>
<p>Il rapporto di ACU conferma l’<b>integrità</b> dei grandi player <b>dell’industria alimentare italiana</b>, per quanto attiene alla sostenibilità socio-ambientale e alla sua comunicazione.<span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p>In vista dell&#8217;applicazione del D.Lgs. n. 30/2026 dal prossimo 27 settembre, i fattori strutturali che determinano la minima vulnerabilità regolatoria delle aziende italiane rispetto ai competitor globali sono:</p>
<ul>
<li><b>integrazione della filiera</b>: l&#8217;adozione di filiere corte, nazionali e tracciabili (come nei casi di Mutti, Granarolo e Barilla) azzera i rischi legati alla supply chain complessa e alle emissioni indirette (Scope 3);</li>
<li><b>natura dei materiali</b>: l&#8217;utilizzo prevalente di imballaggi storicamente e totalmente riciclabili (vetro, latta e carta) mitiga il rischio sanzionatorio legato ai claim sulla gestione della plastica monouso;</li>
<li><b>strategie di decarbonizzazione reali</b>: a differenza dei grandi marchi globali del beverage, che dipendono dai meccanismi instabili del carbon offsetting (compensazione), i produttori italiani mostrano un&#8217;esposizione inferiore grazie a investimenti diretti negli stabilimenti e contratti di filiera documentati.</li>
</ul>
<p>L&#8217;analisi tecnica dimostra che la conformità alle nuove regole europee è già una realtà consolidata per il modello agroalimentare italiano, traducendosi in un vantaggio competitivo immediato basato su dati oggettivi e verificabili.</p>
<p><i>Marta Strinati</i></p>
<h3>Note</h3>
<p>(1) ‘RAPPORTO GREENWASHING IN ITALIA 2023-2026: Come i principali brand e settori economici italiani comunicano i propri claim ambientali e di sostenibilità’. A cura di Giuseppe D’Ippolito. Giusto&amp;Sostenibile. 524 pagine.10 maggio 2026. Formato kindle su <a href="https://www.amazon.it/dp/B0H182VZ92">https://www.amazon.it/dp/B0H182VZ92</a><span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p>(2) I brand esaminati per ciascuno degli otto settori sono: <b>Automotive:</b> Stellantis, Volkswagen, Mercedes-Benz, BMW, Renault, Ford, Hyundai, Kia, Toyota, Tesla. <b>Banche &amp; Assicurazioni:</b> Generali, Allianz Italia, AXA Italia, Intesa Sanpaolo, UniCredit, Unipol, Poste Italiane / Poste Vita, Banco BPM, BPER Banca, Banca Etica. <b>Energia &amp; Utilities:</b> Eni, Sorgenia, Edison, A2A, Hera, Iren, Snam, Acea, Enel, Terna. <b>Food &amp; Beverage:</b> Coca-Cola, PepsiCo, Nestlé, Lavazza, Danone, Heineken, Barilla, Granarolo, Ferrero, Mutti. <b>Moda &amp; Fashion:</b> H&amp;M, Zara, Nike, Adidas, OVS, Gucci, Calzedonia Group, Benetton, Armani, Prada. <b>Multiutility:</b> ACEA S.p.A., HERA S.p.A., A2A. <b>Telefonia Mobile &amp; Produttori Smartphone:</b> TIM, Wind Tre, Vodafone / Fastweb, Iliad, Huawei, Samsung, Xiaomi, Apple, OPPO. <b>Trasporti Nazionali &amp; Locali:</b> ITA Airways, Ryanair, EasyJet, Italo &#8211; NTV, AMAT Palermo, ATAC Roma, Trenitalia, ATM Milano.<span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p>(3) Per misurare e classificare l&#8217;impatto climatico di un&#8217;azienda, lo standard globale del <i>GHG Protocol</i> suddivide i gas serra in tre livelli: emissioni dirette societarie (<b>Scope 1</b>), emissioni indirette da energia acquistata (<b>Scope 2</b>) e tutte le altre emissioni indirette generate dalla filiera (<b>Scope 3</b>).</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.greatitalianfoodtrade.it/notizie/rapporto-claim-ambientali-greenwashing-italia/">Claim ambientali: il modello italiano supera il test</a> proviene da <a href="https://www.greatitalianfoodtrade.it">Gift</a>.</p>
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