Sicurezza

Tracciabilità e origine delle carni, frodi diffuse in Francia

Tracciabilità e origine delle carni, frodi diffuse in Francia

La Francia rappresenta un modello, in Europa, per la trasparenza dell’informazione al consumatore sui prodotti alimentari. È stato il primo Paese a introdurre il NutriScore, di grande utilità per favorire la scelta di cibi con profili nutrizionali equilibrati. E a prescrivere l’origine delle carni al ristorante (ove ha luogo circa la metà dei consumi), nonché sulle etichette dei prodotti che le contengano (es. salumi, ragù).

Ma è proprio su tracciabilità e dichiarazione d’origine delle carni che la Francia ha fatto flop. I controlli pubblici ufficiali eseguiti nel 2018 rivelano infatti irregolarità e frodi diffuse, che comprendono la presentazione di carni straniere come francesi. Si apre un vaso di Pandora su sanità animale e sicurezza alimentare in Unione Europea.

Tracciabilità e origine delle carni, le regole UE

Il legislatore europeo, a seguito dello scandalo di ‘mucca pazza’, ha introdotto nella filiera dei bovina da carne un regime rigoroso a garanzia della sicurezza alimentare:

– tracciabilità con sistema ‘a passaporto’, che prevede la trasmissione di tutte le informazioni relative agli animali in ogni fase della supply-chain. Dall’allevamento allo scaffale (from stable to table), passando per i macelli e le industrie di lavorazione,

– etichettatura d’origine con precisazione dei Paesi di nascita, allevamento e macellazione (reg. CE 1760, 1825/2000). (1)

Il regolamento (UE) 1337/2013 ha poi esteso l’etichettatura obbligatoria di origine anche alle carni delle specie suina, avicola, ovina e caprina. A decorrere dall’1.1.15, con un regime più tenue rispetto a quello stabilito per le carni bovine. L’etichettatura di tali carni, in particolare, non contempla l’obbligo di riferire il Paese di nascita degli animali (limitandosi a prescrivere l’indicazione dei Paesi di allevamento e macellazione).

Origine delle carni, le regole supplementari in Francia

Già nel 2002 il legislatore francese aveva introdotto l’obbligo di indicare l’origine delle carni in ristoranti e brasserie, mense e pubblici esercizi. Ed è a tale esempio che il Consorzio Italia Zootecnia e il nostro sito GIFT (Great Italian Food Trade) si sono riferiti, per chiedere ai vari ministri delle Politiche Agricole di fare altrettanto in Italia.

Nel 2016 il governo di Parigi ha poi introdotto in via sperimentale l’etichettatura obbligatoria dell’origine del latte e della carne utilizzati come ingredienti di altri prodotti trasformati. A valere fino a dicembre 2021.

Nel 2020 la Francia ha completato l’operazione trasparenza, estendendo l’obbligo di indicare l’origine al ristorante anche per le carni suine, avicole, ovine e caprine.

Il Made in France agroalimentare ha poi trovato ulteriore e generale supporto negli schemi volontari d etichettatura introdotti dalle catene della GDO (Grande Distribuzione Organizzata) francese. Come il Franco-score di Intermarché e la dichiarazione d’origine o provenienza di tutte le materie prime, da Leclerc.

Tracciabilità e origine delle carni in Francia, il vaso di Pandora

Il vaso di Pandora si è aperto a seguito delle 2.000 attività di controllo pubblico ufficiale condotte nel 2018 dalla Direzione Generale Concorrenza, Consumo e Repressione frode (DGCCRF) in negozi di grandi e medie dimensioni, macellerie, macelli e altri stabilimenti che vendono carne. Que Choisir, la prima associazione dei consumatori francesi, riferisce infatti che in 1 caso su 3 gli ispettori pubblici hanno riscontrato non conformità ai requisiti di legge. (1)

Le irregolarità rilevate riguardano la ‘francesizzazione’ di carni provenienti dall’estero e l’utilizzo indebito di marchi di qualità. Oltre a lacune nella tracciabilità, riscontrate nel 40% degli stabilimenti ispezionati. Le frodi più frequenti sono relative all’origine delle carni di vitello.

Questioni di sanità animale e sicurezza alimentare

Il caso francese è ben più grave di quanto possa apparire. Poiché la carenza e la falsificazione dei documenti relativi alla rintracciabilità costituiscono anzitutto un grave rischio per il controllo delle zoonosi, la garanzia della sanità animale nei diversi territori e la gestione della sicurezza alimentare in ipotesi di criticità.

Le frodi alimentari in questione hanno quindi rilevanza sotto i profili della sanità veterinaria e della salute pubblica, oltreché sul piano commerciale. Ed è indubbio che buona parte delle centinaia di episodi abbiano coinvolto una pluralità di Stati membri da cui animali, mezzene e carni sono provenuti.

Il governo francese è dunque venuto meno al dovere di notificare con tempestività l’esito delle indagini alla Commissione europea e agli altri Stati membri, attraverso il sistema di allerta rapido (RASFF, Rapid Alert System on Food and Feed). Come invece prescritto dal General Food Law (reg. CE 178/02) e dalle norme di attuazione. (2)

Si ripropone così, per l’ennesima volta, il problema a tutt’oggi irrisolto delle frodi alimentari in UE. Le questioni da affrontare sono diverse, come si è già condiviso.  E l’inedia di Bruxelles rischia di mettere in crisi intere filiere per l’irresponsabilità impunita, tra gli altri, di alcuni governi nazionali.

Dario Dongo 

Note

(1) V. Elsa Abdoun, Viande. Un tiers présente des défauts de traçabilité. Que Choisir, 2020 https://www.quechoisir.org/actualite-viande-un-tiers-presente-des-defauts-de-tracabilite-n82271/

(2) Per approfondimenti su tracciabilità, gestione del rischio e sistema di allerta rapido si veda l’ebook gratuito ‘Sicurezza alimentare, regole cogenti e norme volontarie’, su https://www.greatitalianfoodtrade.it/libri/sicurezza-alimentare-regole-cogenti-e-norme-volontarie-il-nuovo-libro-di-dario-dongo

 

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