Sicurezza

Microplastiche via col vento, contaminata anche l’aria

Microplastiche via col vento, contaminata anche l’aria

Una ricerca pubblicata il 15.4.19 su ‘Nature Geoscience’ dimostra come le microplastiche vengano trasportate dal vento su lunghe distanze, fino a raggiungere aree lontane da insediamenti produttivi e centri abitati. Le rilevazioni sono state eseguite in una zona isolata, sul versante francese del massiccio dei Pirenei.

Plastiche e microplastiche, contaminazione idrica e dei suoli

Montagne di plastica vengono abbandonate ogni giorno sulla terra e nell’acqua, in ogni angolo del pianeta. Isole di materiali plastici si formano nei mari, galassie di loro particelle e additivi chimici sono diffusi nella biosfera. La comunità scientifica ha definito come microplastiche (MP) l’insieme delle particelle di diametro inferiore ai 5 mm, nanoplastiche (NP) quelle di dimensioni inferiori a 0,1 μm (100 nm).

Le microplastiche – derivate anche dalla degradazione di macroplastiche e fibre tessili (MP secondarie), hanno raggiunto i mari e gli oceani in prevalenza attraverso il trasporto fluviale. (1) E migrano – assieme ai contaminanti chimico-fisici e microbiologici di cui fungono da collettori – nella ‘platisfera’. Gli impianti di depurazione delle acque reflue, a loro volta, non sono in grado di filtrare le MP. Le quali così vengono trasferite anche nei suoli, attraverso le acque di irrigazione e i fanghi usati nella produzione di fertilizzanti.

La persistenza delle particelle ha consentito di rilevarne l’accumulo negli ecosistemi acquatici, a livelli in continua crescita. L’attenzione degli istituti di ricerca verso questo fattore di inquinamento è peraltro ancora scarsa. Sono perciò carenti, ad esempio, le informazioni sulla presenza di microplastiche in atmosfera. Con eccezione dei soli studi finora condotti in due megalopoli, Parigi (Francia) e Dongguan (Cina), le cui aree urbane e suburbane superano i 10 milioni di abitanti ciascuna. (2) La ricerca in esame presenta quindi un carattere di novità e apre nuove prospettive su aree di ricerca che devono venire sviluppate per misurare l’effettivo impatto del ciclo della plastica sulla biosfera.

Microplastiche e inquinamento atmosferico

I ricercatori di CNRS (Centre National de la Recherche Scientifique, F), Università di Tolosa e Orleans (F) e Strathclyde (Scozia, UK) hanno eseguito misurazioni nella stazione meteorologica di Bernadouze (Ariège, Occitania, F). A 1500 metri sul livello del mare, oltre 5 km dal villaggio più vicino e circa 120 km da Tolosa, unica grande città della regione. I campioni sono stati prelevati ogni giorno, per un periodo di cinque mesi, durante l’inverno 2017-2018. (3)

La nostra scoperta principale è che microplastiche sono trasportate nell’atmosfera e depositate in un’area isolata di alta montagna, lontana da qualsiasi grande città o fonte di inquinamento locale. Ciò ci consente di qualificare le microplastiche come un inquinante atmosferico’ (Deonie Allen, coautrice della ricerca)

Le analisi dimostrano la concentrazione in atmosfera di fibre (<750 μm) e frammenti (≤ 300 μm) identificati come microplastiche. In quantità paragonabili a quelle rilevate a Parigi, con un conteggio medio giornaliero di 249 frammenti, 73 film e 44 fibre per metro quadro. Un’analisi della traiettoria della massa d’aria mostra il trasporto microplastico attraverso il vento per circa 95 km. E tuttavia, visto lo stato dei luoghi, non è possibile indicare la distanza totale effettivamente percorsa dalle MP identificate. (4)

Le microplastiche e noi

La ricerca in esame ha ricondotto la gran parte delle micro-particelle rilevate in atmosfera alle ‘famiglie’ di polistirene (41% dei campioni), polietilene (32%) e polipropilene (18%). Materiali derivati in prevalenza da oggetti in plastica monouso, imballaggi, buste in plastica e tessuti. Ed è bene ricordare che le nanoplastiche possono venire facilmente assorbite anche dai nostri tessuti, organi e cellule.

Questo studio ci sbatte in faccia le nostre responsabilità. Per cinquant’anni di utilizzo massiccio di oggetti in plastica. E anche per gli abiti e i tessuti in fibre sintetiche che tutti noi indossiamo da trenta-quarant’anni’ (Johnny Gasperi, Docente al Laboratorio Acqua, Ambiente e Sistemi Urbani, Università di Paris-Est-Créteil).

La direttiva SUP (Single-Use Plastics Directive) ha di recente introdotto limiti, prescrizioni e divieti d’impiego su alcuni oggetti in plastica monouso. Con un ennesimo compromesso politico che non ha certo deluso l’industria. Un colpo al cerchio e uno alla botte, in plastica ovviamente.

I bicchieri in plastica monouso sono stati esclusi dai divieti (che si applicano solo a quelli in polistirene espanso, ora usati nei fast-food per tenere calde le bevande). E rimangono in cima alla classifica degli oggetti plastici monouso più stupidi. Problematici per la salute pubblica e per l’ambiente, possono venire sostituiti con estrema facilità (grazie al vetro e piuttosto anche al cartone).

Spetta a noi ora assumere la responsabilità dei nostri gesti e RIDURRE al minimo assoluto l’acquisto e l’impiego di materiali plastici (monouso e non), ogni qualvolta esista un’alternativa. Tornare alle siringhe in vetro è irrealistico, respingere i bicchieri e le bottiglie in plastica nei pubblici esercizi è invece doveroso. Fino a quando non scompariranno per disuso. Scegliere e pretendere indumenti e tessuti ‘100% fibre naturali’ (es. lana, cotone, canapa, lino) una seconda azione, tra i tanti esempi della nostra quotidianità che deve cambiare. Urge la pressione dal basso poiché solo i consumAttori, più dei politici da quattro soldi, possono davvero imporre una svolta sul mercato e nella società.

Dario Dongo

Note

(1) Le fibre tessili sono stimate rappresentare il 16% della produzione mondiale di materiali plastici. ‘Il degrado di queste fibre produce microplastiche fibrose (MP). Tali MP sono state osservate nelle precipitazioni atmosferiche, così come negli ambienti interni ed esterni. Alcune MP fibrose possono venire inalate. Di queste, (…) alcune possono persistere nel polmone causando risposte biologiche localizzate, incluse le infiammazioni.’ Cfr. Johnny Gasperi, Bruno Tassin. (2018). ‘Microplastics in air: Are we breathing it in?’ Current Opinion on Environmental Science & Health 1, 1-5, 2018. https://doi.org/10.1016/j.coesh.2017.10.002

(2) ‘Le concentrazioni di microplastiche e fibre non fibrose variavano da 175 a 313 particelle/m2/die nelle precipitazioni atmosferiche. Pertanto, l’emissione di polveri e la deposizione tra atmosfera, superficie terrestre e ambiente acquatico sono state associate al trasporto di microplastiche.’ Cfr. Liqi Cai, Jundong Wang, Jinping Peng et al. (2017). ‘Characteristic of microplastics in the atmospheric fallout from Dongguan city, China: preliminary research and first evidence’. Environ Sci Pollut Res (2017) 24: 24928. https://doi.org/10.1007/s11356-017-0116-x

(3) Un precedente studio ha dimostrato la capacità di particelle minerali di misura simile alle microplastiche (450 μm) di percorrere distanze fino a 3.500 km. 

Cfr. Michèlle van der Does, Peter Knippertz et al. (2018). ‘The mysterious long-range transport of giant mineral dust particles’. Science Advances. doi: 10.1126/sciadv.aau2768

(4) Steve Allen, Deonnie Allen et al. (2019). ‘Atmospheric transport and deposition of microplastics in a remote mountain catchment’. Nature Geoscience. https://doi.org/10.1038/s41561-019-0335-5

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