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Glifosato nelle urine del 99,8% dei francesi

L’erbicida glifosato è stato rilevato nelle urine del 99,8% dei francesi partecipanti a uno studio appena pubblicato su Environmental Science and Pollution Research (1). È l’ennesima dimostrazione della pervasività di questa sostanza, classificata nel 2015 come probabile cancerogeno (gruppo 2A) dalla Iarc (Agenzia per la ricerca su cancro dell’Oms), e autorizzata fino alla fine di quest’anno, dopo il rinnovo quinquennale ottenuto il 5.11.2017.

Glifosato nelle urine in Francia

La presenza di glifosato (o glifosate) nelle urine della popolazione (anche non impiegata in agricoltura) è stata dimostrata più volte. La scarsità di questi dati con riferimento ai francesi ha indotto i ricercatori a fare chiarezza.

Allo studio hanno partecipato 6.795 persone residenti in diverse aree della Francia e nell’isola La Reunion, dipartimento francese d’oltremare nell’Oceano pacifico, di fronte al Madagascar.

La pervasività del glifosato

La misurazione dei livelli di glifosato nella popolazione generale francese è stata articolata in modo da evidenziare l’influenza delle stagioni e delle peculiarità individuali, come le caratteristiche biologiche e sociali, le abitudini alimentari e l’esposizione professionale.

Le analisi hanno evidenziato una contaminazione diffusa. Nei 99,8% dei campioni di urina è stato rilevato in media 1,19 ng/ml di glifosato. A fronte di LOQ (limit of quantitation) di 0,1 ng/ml.

Uomini e bambini più esposti

I valori più elevati appartengono agli uomini rispetto alle donne (1,27 vs 1,13 ng/ml) e ai bambini. Negli under-16 la contaminazione arriva fino a 2,05 ng/ml, mentre negli over-67 non va oltre 0,67 ng/ml.

Livelli più elevati di glifosato riscontrati nei partecipanti più giovani possono essere associati ad abitudini alimentari (soprattutto cereali per bambini), fisiologia e metabolismo (i bambini respirano e bevono due volte più degli adulti), attività fisiche, comportamenti e modelli igienici con una maggiore ingestione di (particelle di) suolo’, osservano gli autori dello studio.

Meno residui con cibo biologico e acqua filtrata

L’assunzione di cibo e acqua è indicata come prima fonte di contaminazione per la popolazione generale. I livelli più bassi di glifosato appartengono ai partecipanti che

– seguono una dieta composta per l’85% di alimenti biologici (1,16 ng/ml vs 1,17). La dieta bio, peraltro, si è dimostra utile a liberare l’organismo dal glifosato in appena pochi giorni, come abbiamo visto,

– bevono regolarmente acqua filtrata (con filtri di vario genere: a carbone, osmosi inversa, addolcitore). Il valore medio di glifosato in questo gruppo è mediamente di 1,12 ng/ml, inferiore ai consumatori abituali di acqua di rubinetto o sorgiva, risultati contaminati per, rispettivamente, 1,20 e 1,23 ng/ml di glifosato (sostanza idrosolubile).

Agricoltura e altre variabili di esposizione

L’esposizione professionale si conferma più elevata. Il dato emerge negli over-15 impiegati in agricoltura (1,29 vs 1,15 ng/ml). E tra questi, l’esposizione media è più alta per gli addetti all’ambito vitivinicolo (1,56 vs 1,22 ng/ml).

Risultano maggiormente contaminati dal glifosato, inoltre,

– i fumatori di tabacco, poiché il glifosato viene utilizzato come essiccante per alcune colture prima del raccolto (1,43 vs 1,16 ng/ml),

– i consumatori abituali di birra (1,37 vs 1,17 ng/ml) e di succhi di frutta (1,25 vs 1,16 ng/ml), due alimenti già emersi come più esposti al glifosato,

– i campioni di urine raccolti nella bella stagione, tra maggio e settembre, quando aumenta l’esposizione esterna. Questo dato era già emerso in studi precedenti. Tuttavia, secondo i ricercatori, merita un approfondimento, anche perché ‘le persone possono espellere volumi di urina inferiori durante la primavera-estate rispetto all’inverno’ e quindi alterare la comparazione.

Eliminato con le urine solo l’1% di glifosato

I valori emersi dallo studio in esame sembrano rappresentare una miniatura di quanto accade. Il campione è infatti composto da volontari sensibili al pericolo dell’erbicida e dei pesticidi in generale. Conta infatti un’ampia quota di consumatori di alimenti biologici, di non fumatori e di agricoltori.

I dati esposti, inoltre, devono essere valutati sapendo che la quantità di erbicida eliminata con le urine è molto piccola.

Fino a poco tempo, i dati erano disponibili solo da studi su animali da laboratorio, con tassi di escrezione di circa il 20% di una dose di glifosato somministrata per via orale (EFSA 2015 ). È stato recentemente dimostrato, tuttavia, che solo l’1% circa della dose di glifosato è stato escreto nelle urine umane entro 44 h (Faniband et al. 2021 ). Una quantificazione accurata dell’esposizione, sia per via interna che esterna, è una delle principali preoccupazioni per la salute pubblica poiché la valutazione della tossicità si basa sulle stime della dose assorbita (IARC 2015 )’, evidenziano gli autori dello studio.

Marta Strinati

Immagine di copertina da blagues & dessíns, L’actu de Mikolas (2017). Du glyphosate dans les urines des Français

Marta Strinati
Marta Strinati
Giornalista professionista dal gennaio 1995, ha lavorato per quotidiani (Il Messaggero, Paese Sera, La Stampa) e periodici (NumeroUno, Il Salvagente). Autrice di inchieste giornalistiche sul food, ha pubblicato il volume "Leggere le etichette per sapere cosa mangiamo".
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