Sicurezza

Amazon, alimenti scaduti e inidonei al consumo umano

Amazon, alimenti scaduti e inidonei al consumo umano

Oltre il 40% dei prodotti alimentari in vendita su Amazon – nella Top 100 delle referenze più vendute in USA – registra 5 o più feedback negativi per inidoneità al consumo. Alimenti scaduti o comunque deperiti. L’indagine, condotta dall’emittente CNBC, non è bastata però a risvegliare le autorità di controllo. (1)

Amazon, il gigantesco mercato delle pulci alimentari

Amazon – indisturbato monopolista dell’ecommerce, sul versante occidentale del pianeta – ha divorato crescenti quote di mercato anche nel settore alimentare, negli ultimi anni. Grazie all’acquisizione, tra l’altro, della catena di supermercati Whole Foods, nota anche per i maltrattamenti animali nelle sue filiere di approvvigionamento.

Il business nel settore food del colosso di Cupertino è così fiorente da riguardare il 58% dei suoi 2,5 milioni di venditori. Ed è un gigantesco ‘mercato delle pulci’ alimentari, come evidenzia CNBC. Non si tratta infatti (se non in quota marginale) di imprese agricole o alimentari che usano il marketplace per realizzare una ‘filiera corta’. Piuttosto, di una sterminata pletora di commercianti – spesso improvvisati e ignoti alle autorità di controllo – i quali vendono latte per la prima infanzia e barrette ai cereali come fossero viti e bulloni. Senza badare alle condizioni igienico-sanitarie e di conservazione.

Amazon, cibi scaduti in vendita. L’inchiesta di CNBC

Al mercato delle pulci online, rivela CNBC, è facile imbattersi in partite di alimenti scaduti o comunque inadatti al consumo umano. Al di fuori dei canali ufficiali di distribuzione, vi è infatti una miriade di commercianti che vende:

– cibi nuovi e ‘di seconda mano’, talora comprati alle aste dei fallimenti o di liquidazione di depositi, supermercati e pubblici esercizi. Si trovano ancor oggi in vendita ad esempio gli infusi a marchio Teavana, una catena di esercizi che Starbucks ha chiuso nel 2017,

– prodotti di importazione o commercio parallelo, senza garanzia di etichette idonee a informare i consumatori nei Paesi di destino.

I venditori dovrebbero indicare ad Amazon la data di scadenza o il termine minimo di conservazione degli alimenti posti in vendita. E garantire una shelf-life residua di 90 giorni. Almeno in teoria. Ma l’indagine di CNBC mostra quanto il sistema sia fallace, come annotato pure dalla Consumer Federation of America.

Amazon, frodi alimentari fuori controllo

Il sistema dei controlli pubblici ufficiali in USA, come si è visto, non è in grado di prevenire né mitigare gli effetti di frodi alimentari colossali. Al punto che 1 cittadino su 6 è colpito ogni anno da tossinfezioni alimentari, secondo l’agenzia governativa CDC (Center for Disease Prevention and Control). Le frodi alimentari imperano, offline e online. In USA come in Europa, e nel resto del pianeta.

Il ‘sistema Amazon’ è a sua volta del tutto inadeguato a prevenire le frodi. CNBC – a seguito di interviste con esperti di settore, venditori e consumatori – mostra tutte le lacune nella tecnologia e nel sistema logistico che consentono di vendere impunemente merci scadute. Un fenomeno inaccettabile per il suo impatto, potenzialmente enorme, sulla salute pubblica dei cittadini del pianeta. A maggior ragione ove si consideri che la giga-Corporation macina profitti anche sulle frodi. Alle quali perciò concorre, sia pure a titolo di dolo eventuale (vale a dire, di consapevole accettazione del rischio).

Ecommerce, i pericoli trascurati dalle autorità di controllo

Il distributore online è soggetto alle medesime responsabilità che incombono sul retail fisico. (2) Per quanto attiene agli alimenti e ad altri beni di consumo (es. pet food), nonché a utensili e sostanze di uso professionale. Ivi compresi i pesticidi – che Amazon contrabbanda fuorilegge anche in Italia, come abbiamo già denunciato – e i farmaci veterinari.

In Italia come altrove le autorità di controllo si ostinano però a omettere le doverose attività di vigilanza nei confronti del colosso di Cupertino, per garantire la sicurezza alimentare e la salute pubblica. Come si può accettare che Amazon non verifichi la registrazione presso le autorità sanitarie dei venditori di alimenti iscritti sulla piattaforma? (3) E perché mai non pretendere dal gigantesco mercato delle pulci alimentari, con un giro d’affari di US$ 900 miliardi, l’applicazione di quelle stesse regole che la GDO in Italia è chiamata a rispettare con scrupolo?

#Égalité, Legalité!

Dario Dongo

Note

(1) Si ricordano, per buona memoria, le varie denunce presentate da GIFT (Great Italian Food Trade) presso l’Antitrust e l’ICQRF. V. https://www.greatitalianfoodtrade.it/consum-attori/amazon-cyber-bullismohttps://www.greatitalianfoodtrade.it/consum-attori/amazon-troppi-illeciti-nella-vendita-di-alimenti-gift-si-appella-all-antitrust, https://www.greatitalianfoodtrade.it/consum-attori/amazon-pantry-cosa-non-vahttps://www.greatitalianfoodtrade.it/consum-attori/amazon-fuorilegge

(2) Si vedano i precedenti articoli in tema di:

– responsabilità degli operatori ecommerce https://www.greatitalianfoodtrade.it/consum-attori/ecommerce-quali-responsabilitàhttps://www.greatitalianfoodtrade.it/consum-attori/ecommerce-la-fiducia-che-manca

– responsabilità della GDO https://www.greatitalianfoodtrade.it/etichette/le-responsabilità-della-gdo, https://www.greatitalianfoodtrade.it/etichette/responsabilità-del-distributore-approfondimenti

(3) Con buona pace di quanto prescritto dal regolamento ‘Igiene 1’. Cfr. reg. CE 852/04, articolo 6

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