HomeSicurezzaAdditivi, farmaci, nuovi Ogm. I rischi dei microrganismi geneticamente modificati

Additivi, farmaci, nuovi Ogm. I rischi dei microrganismi geneticamente modificati

L’esposizione umana ai microrganismi geneticamente modificati tramite farmaci, additivi alimentari e nuovi OGM pone seri rischi per la salute pubblica. Una revisione scientifica (Lerner et al., 2024) pubblicata su Microorganisms offre uno stimolo alla riforma delle regole sulla sicurezza alimentare e dei medicinali. (1)

1) Microbiota intestinale minacciato

La disbiosi intestinale – vale a dire, lo squilibrio nella composizione e funzione del microbioma (la comunità di microrganismi benefici nota anche come ‘flora batterica’) – è associata allo stile di vita occidentale (alimenti ultraprocessati, in primis) nonché a diverse malattie infiammatorie, neurodegenerative, dello sviluppo neurologico, infettive, metaboliche, tumorali e autoimmuni (AD).

Una possibile causa di squilibrio del microbioma viene indicata dai ricercatori nell’introduzione nell’intestino umano di microrganismi geneticamente modificati. L’avanzata di geni dannosi è resa possibile dal trasferimento genico orizzontale, vale a dire il meccanismo principale dell’evoluzione batterica. I ricercatori indicano alcuni esempi.

2) Resistenza ad antibiotici e farmaci

Il meccanismo del trasferimento genico orizzontale consente l’ingresso di microrganismi resistenti agli antibiotici, agli antimicrobici, ai fagi (virus parassiti dei batteri) e ai farmaci tumorali.

I geni di resistenza multifarmaco vengono veicolati anche attraverso nutrienti contaminati e trasformati industrialmente. I vettori sono diversi. Gli autori dello studio richiamano evidenze sul Lactobacillus reuteri, gli antibiotici e i residui di antibiotici negli alimenti di origine animale.

L’emergere del resistoma rappresenta una minaccia sanitaria mondiale guidata dal crescente uso non necessario di antibiotici e terapie antitumorali’, affermano i ricercatori, che si chiedono se i microrganismi geneticamente modificati siano sottoposti a screening per i geni resistenti ad antibiotici e altri farmaci.

3) Microrganismi geneticamente modificati in alimenti e probiotici

I microrganismi geneticamente modificati sono largamente impiegati, all’insaputa dei consumatori.

L’industria alimentare li utilizza per produrre vitamine, aromi, enzimi e conservanti. Gli autori dello studio dedicano un approfondimento alla transglutaminasi microbica, un enzima problematico presente in molti alimenti industriali, ma non dichiarato in etichetta perché classificato come coadiuvante tecnologico.

3.1) Transglutaminasi microbica

La transglutaminasi microbica è un enzima geneticamente modificato con potenziali effetti proinfiammatori, immunogenici, allergenici, patogeni e potenzialmente tossici. È stato recentemente indicato come potenziale induttore della celiachia. (2)

Viene impiegato come una colla per assemblare surimi, würstel, yogurt, tofu e nei prodotti da forno gluten free.

3.2) Probiotici e antibiotico-resistenza

I probiotici, considerati generalmente utili e sicuri, pongono invece rischi di effetti collaterali importanti, come la resistenza agli antibiotici.

Nella versione ingegnerizzata, vale a dire geneticamente modificata, mostrano benefici clinici per le malattie infiammatorie intestinali, infettive, tumorali e metaboliche. (3) Tuttavia, rimarcano gli autori dello studio, potrebbero influenzare la composizione del microbiota intestale, che è notoriamente determinante per la salute umana.

3.3) Piante geneticamente modificate

Le piante geneticamente modificate vengono proposte come una soluzione per aumentare la produzione agricola grazie alla resistenza alla siccità, a parassiti e malattie delle colture, a forti dosi di pesticidi (glifosato, in primis).

Sussistono tuttavia rischi per l’uomo, gli animali e l’ambiente, avvertono i ricercatori, secondo i quali le piante geneticamente modificate ‘possono invadere il microbioma o il genoma umano’.

3.4) Trattamenti farmacologici

Insulina, ormoni della crescita e vaccini sono anch’essi prodotti (più economicamente) con microrganismi geneticamente modificati.

In medicina, inoltre, si diffondono ‘tecniche di recente sviluppo di somministrazione di farmaci mediata da batteri utilizzando microbi geneticamente modificati con lo scopo di fornire localmente proteine terapeutiche ricombinanti all’intestino umano. Sono spesso chiamati prodotti bioterapeutici vivi, ma comportano deliberatamente rischi potenziali’, secondo i ricercatori.

4) Omeostasi squilibrata e malattie

I microrganismi geneticamente modificati sono potenzialmente coinvolti nelle malattie umane croniche caratterizzate da un’omeostasi intestinale squilibrata. Vale a dire:

– malattie autoimmuni, come diabete di tipo 1, sclerosi multipla, celiachia e psoriasi,

– condizioni neurodegenerative. Si suppone che i microrganismi geneticamente modificati possono potenzialmente favorire malattie neuroinfiammatorie/degenerative, correlate a disbiosi, come abbiamo visto, (4)

– malattie metaboliche. Tutti i componenti della sindrome metabolica sono correlati a un microbioma intestinale perturbato,

– allergie. L’allergia alimentare è altamente correlata alla disbiosi intestinale,

– induzione o terapia del cancro. Il trasferimento genico orizzontale ‘si verifica tra procarioti ed eucarioti e microbi, virus o funghi sono correlati all’induzione del cancro umano. Un esempio recente è il coinvolgimento di E. coli Nissle 1917 ingegnerizzato nel cancro del colon-retto. Al contrario, i procarioti sono sempre più segnalati come attori chiave nell’immunoterapia del cancro, applicando biotecnologie ingegnerizzate per combattere la diffusione delle metastasi. 

Poiché la prevenzione è il modo più conveniente per combattere il cancro o altre malattie croniche umane, regolamentare e controllare rigorosamente i GEM (microrganismi geneticamente modificati , ndr) ed evitare l’ingresso di MGE (elementi genetici mobili, ndr) nel microbioma o nel genoma umano rappresentano i mezzi più gratificanti per proteggere le persone da tali condizioni morbose e mortali’,

– neurosviluppo e comportamento. Il microbiota intestinale rappresenta un potenziale biomarcatore del rischio di morbilità mentali e comportamentali. Fondamentalmente, la diversità eubiotica dell’intestino e la composizione sinergica influenzano la funzione cerebrale, giocando così un ruolo fondamentale nell’elaborazione emotiva.

Diverse condizioni neuropsichiatriche sono disbiotici-dipendenti:

  • morbo di Alzheimer,
  • disturbo da deficit di attenzione e iperattività,
  • sclerosi laterale amiotrofica,
  • anoressia nervosa,
  • disturbo bipolare,
  • disturbo d’ansia generalizzato,
  • disturbo depressivo maggiore,
  • sclerosi multipla e schizofrenia,

– infertilità femminile e maschile. I microbi intestinali hanno potenziali effetti causali anche sulla fertilità di femmine e maschi.

5) Primum non nocere

Gli autori dello studio incoraggiano le autorità di regolamentazione di tutto il mondo ad adottare un approccio più olistico e allineato alla valutazione del rischio e alla supervisione normativa degli ingredienti alimentari, dei fattori immunitari, degli enzimi e di qualsiasi categoria di sostanze alimentari prodotti con GEM (genetically engineered microorganisms) che possano consentire scelte e consumi alimentari sicuri e sostenibili da parte dei consumatori.

È importante ricordare che la prevenzione è la strategia più efficace in termini di costi e che il primum non nocere dovrebbe essere al centro dell’attenzione’.

Marta Strinati

Note

(1) Lerner A, Benzvi C, Vojdani A. The Potential Harmful Effects of Genetically Engineered Microorganisms (GEMs) on the Intestinal Microbiome and Public Health. Microorganisms. 2024; 12(2):238. https://doi.org/10.3390/microorganisms12020238

(2) Lerner, A.; Matthias, T. Microbial transglutaminase should be considered as an environmental inducer of celiac disease. World J. Clin. Cases 2019, 7, 3912–3914 DOI: 10.12998/wjcc.v7.i22.3912

(3) Ma, J., Lyu, Y., Liu, X. et al. Probiotici ingegnerizzati. Microb Cell Fact 21 , 72 (2022). https://doi.org/10.1186/s12934-022-01799-0

(4) Marta Strinati, Dario Dongo. Relazione causale diretta tra microbiota intestinale e Alzheimer, lo studio. GIFT (Great Italian Food Trade). 4.1.24.

Marta Strinati
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Giornalista professionista dal gennaio 1995, ha lavorato per quotidiani (Il Messaggero, Paese Sera, La Stampa) e periodici (NumeroUno, Il Salvagente). Autrice di inchieste giornalistiche sul food, ha pubblicato il volume "Leggere le etichette per sapere cosa mangiamo".

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