Sicurezza

Acidi trans grassi negli alimenti, nuovi limiti UE

Acidi trans grassi negli alimenti, nuovi limiti UE

La sicurezza nutrizionale dei cibi viene considerata, almeno una volta, dalla Commissione europea uscente. Grazie al regolamento (UE) 2019/649, che introduce limiti alla presenza di acidi trans grassi negli alimenti.

Acidi grassi trans, naturali e artificiali

Gli acidi grassi trans (trans-fatty acids, TFA) sono definiti come ‘acidi grassi con almeno un doppio legame carbonio-carbonio non coniugato (vale a dire interrotto da almeno un gruppo metilene) nella configurazione trans’. (1) Si possono distinguere in naturali e artificiali.

I TFA naturali sono presenti in latte e carni dei ruminanti, a seguito della trasformazione batterica degli acidi grassi insaturi nel primo stomaco (rumine) di bovini, ovini e caprini.

I TFA artificiali si sviluppano invece con alcuni processi di trasformazione industriale:

– idrogenazione parziale dei grassi (un processo utilizzato per trasformare grassi liquidi in semi-liquidi e solidi). Si trovano perciò nelle margarine e vari altri prodotti, soprattutto da forno (es. biscotti, torte, merendine), che riportano ‘oli (parzialmente) idrogenati’ o ‘grassi (parzialmente) idrogenati’,

– deodorizzazione (una fase necessaria alla raffinazione) di oli vegetali non saturi (occasionalmente, anche di oli di pesce) ad alto contenuto di grassi polinsaturi (Polyunsaturated fatty acids, PUFA),

– riscaldamento e frittura di oli a temperature estreme (>220 °C). In diretta proporzione con i tempi di cottura, aumenta la quantità di trans-grassi.

Acidi grassi trans e malattie cardiovascolari

La Commissione europea, il 3.12.15, ha adottato una relazione al Parlamento europeo e al Consiglio riguardante acidi grassi trans negli alimenti e nella dieta generale della popolazione dell’Unione.

Le cardiopatie coronariche costituiscono la principale causa di morte nell’Unione e l’assunzione di elevati tenori di acidi trassi trans aumenta sensibilmente il rischio di sviluppare tali patologie, più di qualsiasi altro nutriente in base al numero di calorie’ (reg. UE 2019/649, Considerando 3)

Il ‘Joint Research Center’ (JRC) della Commissione europea ha contribuito alla relazione offrendo una serie di studi sulla presenza di TFA negli alimenti e nelle diete della popolazione europea, nonché sul possibile impatto delle diverse opzioni politiche volte a ridurne gli apporti.

L’Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare (European Food Safety Authority, EFSA), il 19.6.18, ha trasmesso la sua conclusione sotto forma di assistenza tecnica e scientifica. A seguito dell’esame delle prove scientifiche disponibili, tenuto anche conto delle più recenti raccomandazioni nazionali e internazionali, l’Autorità ha concluso che l’apporto di acidi grassi trans nella dieta dovrebbe essere ‘quanto più possibile ridotto’. (2)

I dati degli studi di intervento controllati mostrano che il consumo di diete contenenti TFA ha effetti avversi sui lipidi nel sangue che predicono un aumento del rischio di malattie cardio-coronariche (coronary-heart disease, CHD) rispetto al consumo di diete contenenti acidi grassi cis-monoinsaturi o acidi grassi cis-polinsaturi, e che l’effetto è dose-dipendente. Studi prospettici di coorte hanno mostrato un’associazione significativa tra maggiore apporto di TFA e aumento del rischio di CHD. La coerenza delle evidenze di questi due tipi di studi ha fornito un forte supporto alla conclusione che l’assunzione di TFA ha un effetto lineare dose-dipendente che aumenta il rischio di CHD rispetto all’assunzione di altri acidi grassi nella dieta. Le prove disponibili sono insufficienti per stabilire se vi sia una differenza tra TFA industriale e ruminante consumata in quantità equivalenti sul profilo lipidico del sangue e/o il rischio di CHD.’ (EFSA, 19.6.18)

L’Organizzazione Mondiale della Sanità, il 15.5.18 ha raccomandato l’eliminazione dei TFA artificiali dalla filiera alimentare globale. (3) L’eliminazione di grassi trans di produzione industriale è stata identificata come uno degli obiettivi prioritari del piano strategico OMS, nel 13° programma generale di lavoro (General Programme of Work, GPW13) per il periodo 2019-2023.

Eliminare i grassi trans è la chiave per proteggere la salute e salvare vite umane: l’OMS stima che ogni anno l’assunzione di grassi trans porta a oltre 500.000 morti di persone affette da malattie cardiovascolari’ (OMS, 14.5.18).

Acidi grassi trans, il regolamento (UE) 2019/649

Il regolamento (UE) n. 2019/649, ‘che modifica l’allegato III del regolamento (CE) n. 1925/2006 del Parlamento europeo e del Consiglio per quanto riguarda gli acidi grassi trans diversi dagli acidi grassi trans naturalmente presenti nei grassi di origine animale’, è stato adottato dalla Commissione europea il 24.4.19. (4)

Il contenuto di acidi grassi trans artificiali (con esclusione cioè dei TFA naturalmente presenti nei grassi di origine animale) negli alimenti destinati al consumatore finale e in quelli destinati al commercio al dettaglio ‘non supera i 2 grammi per 100 grammi di grassi’ (articolo 1).

Gli operatori del settore alimentare che forniscono alimenti non destinati al consumatore finale o non destinati al commercio al dettaglio (5) ad altri operatori del settore alimentare provvedono affinché a questi ultimi siano fornite informazioni sulla quantità di acidi grassi trans, diversi dagli acidi grassi trans naturalmente presenti nei grassi di origine animale, quando tale quantità supera i 2 grammi per 100 grammi di grassi’ (articolo 2).

Il periodo transitorio è ben ampio, poiché gli alimenti non conformi potranno comunque continuare a venire immessi sul mercato fino all’1.4.21.

TFA, la trasparenza negata

Il paradosso è rappresentato dal fatto che i consumatori europei non possono in ogni caso ricevere notizia della quantità di acidi trans grassi contenuti nei singoli prodotti alimentari. Sebbene tale quantità possa effettivamente variare, anche tra prodotti simili, in relazione alle tecnologie utilizzate (ad esempio, nell’idrogenazione degli oli vegetali ovvero in temperature e tempi di frittura).

Il ‘Food Information Regulation’ ha infatti escluso la possibilità di citare nella dichiarazione nutrizionale il contenuto dei grassi trans, un tempo ammesso tra le voci facoltative. (6) Ed è questa, tra l’altro, una delle principali cause di incompatibilità delle etichette europee con quelle da predisporre per l’export nei principali mercati di destino dei nostri prodotti. Laddove invece i TFA, a seconda dei casi, sono obbligatori ovvero richiesti in ipotesi di ‘nutrition claims’. Ma trasparenza e semplificazione degli oneri burocratici, come è noto, non sono di casa a Bruxelles.

Dario Dongo

Note

(1) V. reg. UE 1169/11, Allegato I, punti 2 e 3

(2) European Food Safety Authority (EFSA). (2018). ‘Scientific and technical assistance on trans fatty acids’. doi:10.2903/sp.efsa.2018.EN-1433,

(3) WHO , https://www.who.int/news-room/detail/14-05-2018-who-plan-to-eliminate-industrially-produced-trans-fatty-acids-from-global-food-supply

(4) Cfr. reg. UE 2019/649, su https://eur-lex.europa.eu/eli/reg/2019/649/oj

(5) Per espresso richiamo al reg. CE 178/02, si intende per ‘«commercio al dettaglio», la movimentazione e/o trasformazione degli alimenti e il loro stoccaggio nel punto di vendita o di consegna al consumatore finale, compresi i terminali di distribuzione, gli esercizi di ristorazione, le mense di aziende e istituzioni, i ristoranti e altre strutture di ristorazione analoghe, i negozi, i centri di distribuzione per supermercati e i punti di vendita all’ingrosso’ (art. 3.7)

(6) La Commissione europea era stata delegata a presentare una relazione in merito all’opportunità di introdurre la voce ‘acidi grassi trans’ nella dichiarazione nutrizionale obbligatoria (cfr. reg. UE 1169/11, articolo 30.7). Ma la questione è stata liquidata in modo semplicistico, nella relazione 3.12.15. Come si può leggere a pagina 12 del documento COM (2015) 609 final, su https://ec.europa.eu/food/sites/food/files/safety/docs/fs_labelling-nutrition_trans-fats-report_en.pdf

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