Salute

Tassazione delle bevande zuccherate, l’OMS avanza mentre l’Italia frena

Tassazione delle bevande zuccherate, l’OMS avanza mentre l’Italia frena

Sull’ipotesi della tassazione delle bevande zuccherate – da tempo adottata in vari Paesi del pianeta, con successo in termini di riduzione dei consumi di cibi HFSS (1) – l’OMS avanza mentre l’Italia frena. Come di routine, al servizio delle grandi lobby.

Il Ministro italiano per le Politiche Agricole, Alimentari e Forestali Maurizio Martina ha appena sventato il tentativo del suo Collega per le Finanze Pier Carlo Padoan. Il quale aveva ipotizzato di aumentare il gettito fiscale introducendo una tassa sui consumi di bibite gassate zuccherate.

L’imposizione di tributi supplementari sul consumo di determinati alimenti compare con frequenza nelle manovre fiscali del governo italiano. Ricorrono sovente i gravami sulle bevande alcoliche, in particolare, a partire dalle birre. (2) In aggiunta ai periodici aumenti sull’IVA (3), che in barba al principio di progressività del prelievo fiscale colpiscono invece la generalità dei consumatori, a prescindere dai loro redditi.

La tassazione di bevande zuccherate e bibite gassate trova però significato nell’esigenza di scoraggiare il consumo di tali prodotti. L’acqua – di rubinetto, ovvero minerale naturale, anche gassata – è sicuramente da preferire. Per evitare l’apporto di zuccheri semplici che spesso (al di fuori di chi abbia bisogno di ‘ricariche glicemiche’, nel corso di attività sportive estenuanti ad esempio) risulta superfluo.

Tassazione delle bevande zuccherate, la lezione messicana

Il Messico, primo nei consumi pro-capite di ‘soft-drink, (4) già nel 2014 ha applicato una tassa fin da subito rivelatasi efficace. Col risultato di ottenere una riduzione delle vendite, (5) alla quale inevitabilmente corrisponde un maggior consumo di acqua. Vi hanno fatto seguito diverse città in USA – secondo Paese consumatore di ‘soda‘ – a partire da Berkeley e Philadelphia. (6) Poi Cile e vari Paesi tropicali, (7) da ultimo pure l’Arabia Saudita. I dibattiti procedono ovunque, dalla Russia all’India, Canada ed Ecuador, Sud-Africa. Basta guardare ai Coke-Leak per una visione d’insieme.

Uno studio scientifico pubblicato su ‘Plos Medicine’ (8) indica che la tassazione delle bevande zuccherate introdotta dal Messico  ‘potrebbe impedire 189.300 nuovi casi di diabete di tipo 2, 20.400 ictus e attacchi cardiaci, 18.900 decessi tra gli adulti da 35 a 94 anni’ nel corso di dieci anni. Con un notevole risparmio per la sanità pubblica, atteso che ‘le riduzioni nel diabete da sole potrebbero produrre risparmi in costi sanitari previsti di 983 milioni di US$’.

In Europa, la Danimarca cominciò a tassare le bevande analcoliche il secolo scorso, nel 1930. Ai tempi d’oggi l’obolo sui ‘soft drink‘ è stato introdotto in Finlandia e Ungheria nel 2011, in Francia l’anno successivo. A seguire Regno Unito e Irlanda (2016, con effetti dal 2018), Norvegia e Catalogna (2017). (9) Spagna e Portogallo frattanto discutono sul da farsi.

Le raccomandazioni OMS

La battaglia contro obesità, sovrappeso e malattie correlate – diabete di tipo 2patologie cardiovascolaricancro – rimane ardua, per un’ampia serie di ragioni. Tra queste, va rimarcata la responsabilità di Big Food per il marketing scriteriato di cibi HFSS e la riluttanza a migliorarne i profili nutrizionali.

Alcuni dubitano che una manciata di ‘cents‘ di differenza sul prezzo di una lattina basti a indurre il cambiamento. Eppure, la tassazione delle bevande zuccherate nei vari Paesi sta funzionando. E dunque – senza sottrarre merito alle campagne di sensibilizzazione pubblica che accompagnano le nuove imposte – sono proprio le monetine a spostare l’ago della bilancia. Vieppiù considerando che nessuno di quei Paesi è riuscito a imporre appropriati divieti sulla pubblicità rivolta ai minori di zuccheri e bollicine.

‘Il consumo di zuccheri semplici, compresi i prodotti come le bevande zuccherate, è un fattore importante nella crescita globale di obesità e diabete. I governi che tassano prodotti come le bevande zuccherate possono ridurre le malattie e salvare vite umane. Possono inoltre ridurre i costi sanitari e aumentare le entrate da investire in servizi sanitari.’ (Dr. Douglas Bettcher, direttore del dipartimento dell’OMS per la prevenzione di malattie non trasmissibili)

Servono ulteriori misure

Servono in ogni caso ulteriori misure, in aggiunta alla tassazione delle bevande zuccherate. Anzitutto bisogna garantire la continua disponibilità di acqua (potabile e/o minerale) in ogni contesto di vendita e somministrazione di bevande. Nei distributori automatici come nei centri sportivi, cinema e luoghi di spettacolo, l’acqua non deve mai mancare. E il suo costo dev’essere sempre inferiore, per legge, di almeno il 25-30% rispetto a quello di ogni altra bibita. Va altresì considerata l’opportunità di introdurre non soltanto una ‘soda tax‘, ma anche una ‘sugar tax‘. Tenuto conto dell’esigenza di ridurre i consumi di zuccheri semplici, che a tutt’oggi superano ampiamente le soglie raccomandate dall’OMS e contribuiscono alla dilagante epidemia di obesità e sovrappeso.

L’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, del resto, ha ha proclamato il Decennio 2016-2025 di Azione dell’ONU sulla Nutrizione. (10) Che comporta uno sforzo globale – da parte di tutti gli Stati membri per impostare, monitorare e realizzare gli impegni politici a porre fine a tutte le forme di malnutrizione.

Ma in Italia, un’occasione (10) che avrebbe potuto venire utilmente inquadrata in tale contesto – utilizzando i gettiti della ‘soda tax‘ per altre iniziative utili a favorire diete equilibrate, a partire dai più giovani – è andata persa. ‘Big Soda‘ ringrazia il ministro Maurizio Martina. (12) À la prochaine fois

Note

(1) High Sugars, Fats and Sodium, c.d. cibo spazzatura (junk-food). O ‘di indulgenza’ (comfort food), nella prospettiva di ‘Big Food‘ e ‘Big Soda

(2) La tassazione delle bevande alcoliche in Italia presenta oltretutto inspiegabili peculiarità. Quali l’imposizione delle accise sulla birra non in base al tenore alcolico bensì al grado Plato, vale a dire la quantità di ‘sostanza secca’ che esprime la qualità della bevanda. Penalizzando così la birra italiana rispetto a quelle prodotte in altri Paesi UE

(3) Imposta sul Valore Aggiunto

(4) La categoria delle bevande zuccherate (anche gassate) comprende tè freddo, ‘energy drink‘ e ‘sport drink‘. Minore preoccupazione destano i succhi di frutta, in ragione dei loro naturali contenuti di fibre, vitamine e sali minerali. E delle loro peculiari caratteristiche (che non si prestano a consumi smodati)

(5) La tassazione delle bevande zuccherate in Messico ha comportato un significativo calo delle loro vendite già nei pochi mesi successivi. Cfr. http://www.who.int/bulletin/volumes/94/4/16-020416/en/. Si vedano anche gli studi pubblicati su BMJ (‘British Medical Journal‘) http://www.bmj.com/content/352/bmj.h6704 e su ‘Health Affairs‘ http://m.content.healthaffairs.org/content/36/3/564

(6) A seguire Oakland, San Francisco e Albany (California), Boulder (Colorado), Cook County (Illinois), Seattle (Washington)

(7) Dove non arriva il Bel Paese sono giunti la Polinesia Francese, Mauritius, Barbados, Repubblica Dominicana, Fiji, Nauru, Sant’Elena, Tonga (!)

(8) Si veda http://journals.plos.org/plosmedicine/article?id=info:doi/10.1371/journal.pmed.1002158

(9) Cfr. http://www.iustel.com/diario_del_derecho/noticia.asp

(10) UN Decade of Action on Nutrition. Per quanto specificamente attiene all’esigenza di ridurre gli zuccheri nelle bevande, si veda http://www.who.int/mediacentre/news/releases/2016/curtail-sugary-drinks/en/

(11) Come il Dr. Sandro Demaio dell’OMS ha di recente evidenziato, un’azione politica diffusa è urgente. Bisogna attribuire alle bevande zuccherate il loro costo sociale effettivo, che tuttora ricade sulla sanità pubblica (oltre a quella individuale). Un costo sottovalutato, spesso ignorato, che tende a ripercuotersi nei decenni a seguire. Al 15′ ‘World Congress on Public Health‘, Melbourne, 3-7.4.17

(12) Non altrettanto grata sarà la crescente comunità dei diabetici in Italia, che si stima raggiungerà i 5 milioni di individui entro il 2030

Informazioni sull'autore