Salute

Prebiotici e probiotici, microbioma e sistema immunitario

Prebiotici e probiotici, microbioma e sistema immunitario

A Covid-19 va il merito di portare all’attenzione pubblica il ruolo cruciale del microbioma, quale modulatore del sistema immunitario. Alcuni spunti su prebiotici e probiotici.

Microbioma, natura e funzioni

Il microbioma è composto da miliardi di microrganismi di diverse specie (batteri, virus, funghi, protozoi), trasmessi per via matriarcale, i quali si trovano nell’intestino e vivono in simbiosi con il nostro organismo, assolvendo di fatto a una funzione di ‘intermediari’ tra l’ambiente esterno e quello interno. I miliardi di batteri appartengono a oltre 800 specie diverse, in maggioranza definite ‘commensali’ o ‘batteri buoni’ (lactobacilli e bifidobatteri in particolare). Questi, nel loro complesso, costituiscono la flora batterica interagendo non solo tra loro, ma anche con altri microrganismi (funghi, archea, etc.) e con l’ospite.

Le attività bio-funzionali del microbioma sono numerose:

– immunità. Influenza dell’attività e l’espressione di agenti coinvolti nella risposta immunitaria (citochine, linfociti, cellule dendritiche, agenti pro/anti-infiammatori, etc.),

– digestione. Modulazione del metabolismo di alcuni nutrienti, produzione di alcuni neurotrasmettitori (serotonina etc.), riduzione della possibilità di sviluppare allergie e/o intolleranze,

– metabolismo. La notevole quantità di vitamine e importanti acidi grassi a catena corta (Short-Chain Fatty Acids, SCFA, es. acido butirrico e propionico), che si sviluppa grazie alle fibre inserite nella dieta, interviene sull’omeostasi energetica. Vale a dire sulla modulazione del peso corporeo, i disturbi associati a obesità e sovrappeso, la soppressione dei segnali infiammatori,

– modulazione bidirezionale dell’asse intestino-cervello. La salute dell’intestino influisce sulla neurotrasmissione e il benessere mentale. Un disagio gastroenterico, viceversa, invia segnali che nel cervello possono tradursi in stati di ansia, stress o depressione,

– salute e corretto funzionamento di organi e apparati. Apparato respiratorio, riproduttivo, fegato, reni, cuore, salute delle ossa e della pelle, etc.

Disbiosi intestinale, cause ed effetti

La disbiosi intestinale è uno stato di disequilibrio della microflora intestinale, che si manifesta con un’alterazione della quantità e varietà dei batteri ivi presenti. Le sue prime cause si individuano in:

– diete squilibrate, a causa del consumo di cibo spazzatura ovvero di carenze nutrizionali,

– farmaci (es. antibiotici, cortisonici e antinfiammatori, lassativi),

alcol e fumo,

– contaminanti. Residui di agrotossicinei cibi e nell’ambiente, interferenti endocrini e sostanze tossiche, anche nei MOCA (materiali e oggetti a contatto con gli alimenti) e altri oggetti d’uso quotidiano, particelle sottili in atmosfera.

Gli effetti della disbiosi sono l’aumento della permeabilità intestinale, l’indebolimento del sistema immunitario e così la maggior vulnerabilità dell’organismo al rischio di infezioni.

Microbioma in salute, il ruolo dei prebiotici

La salute del microbioma dipende da un’alimentazione varia ed equilibrata, nel contesto di uno stile di vita salutare. I prebiotici contenuti in alcuni alimenti hanno altresì un ruolo importante nel favorire l’equilibrio della flora intestinale, o eubiosi intestinale. L’ABC:

A) alimentazione corretta e ricca di prebiotici. I polisaccaridi (frutto- e galacto-oligosaccaridi ‘non digeribili’, un sottogruppo specifico dei MAC (Microbiota-accessible carbohydrates) modificano la composizione del microbiota intestinale. Promuovendo selettivamente la crescita di Bifidobacterium e Lactobacillus.

I MAC si trovano in frutta, verdura, cereali integrali e legumi, gli alimenti cardine della dieta mediterranea, in linea con il modello di ‘Healthy diets from sustainable food systems’ proposto dalla Commissione EAT di The Lancet. (1)

Gli acidi grassi polinsaturi – come l’acido linolenico, fitocomposti e composti fenolici – sono altresì correlati con l’equilibrio del microbiota intestinale e qualificati come prebiotici. Si trovano soprattutto in verdura, frutta, pesce e frutta secca.

Studi clinici sperimentali mostrano come le alterazioni transitorie del microbioma indotte dalla dieta siano rilevabili nell’uomo già nelle 24-48 ore dopo l’intervento dietetico.

B) Attività fisica e riposo adeguati. Si richiamano al riguardo le recenti linee guida di WHO (World Health Organization) e ISS (Istituto Superiore di Sanità).

C) Eventuale integrazione di probiotici. Tali microrganismi vivi, ove somministrati in quantità e tempi adeguati (> 1 miliardo al giorno, per un trattamento che può variare dalle 3-4 settimane a 3 mesi), possono effettivamente esercitare funzioni benefiche per l’organismo.

Probiotici

I probiotici sono definiti nelle linee guida FAO/OMS (2001) come ‘live microorganisms which when administered in adequate amounts confer a health benefit on the host’ (2,3).

Il ministero della Salute nelle linee guida su probiotici e prebiotici (2018) prescrive che i microrganismi utilizzati in alimenti e integratori alimentari soddisfino i seguenti requisiti:

A) tradizione d’impiego per l’integrazione della microflora intestinale dell’uomo (microbiota),

B) sicurezza alimentare. Un utile riferimento è offerto dai criteri definiti da EFSA sullo status di QPS (Qualified Presumption of Safety). In ogni caso, i microrganismi usati per la produzione di alimenti non devono essere portatori di antibiotico-resistenza acquisita e/o trasmissibile,

C) essere attivi e vitali quando raggiungono a livello intestinale in quantità tale da moltiplicarsi in tale sede ed esercitare un’azione di equilibrio sulla microflora intestinale mediante colonizzazione diretta (4,5).

I probiotici si trovano quindi in alcuni integratori alimentari e in alimenti fermentati che appartengono alle culture tradizionali di diversi popoli. Laddove la fermentazione è da tempo immemore impiegata quale metodo di conservazione degli alimenti. Alcuni esempi sono il kefir caucasico (latte fermentato), il kimchi coreano (cavolo fermentato con aglio, zenzero, peperoncino, il miso giapponese (soia fermentata con sale marino).

La ricerca sui prodotti probiotici è in continuo divenire. Alle conoscenze attuali non sono ancora chiari i meccanismi con cui i ceppi specifici intervengono sulla prevenzione ed eventualmente la cura di alcune patologie (6,7,8,9). Si segnalano, da ultimo, alcuni studi scientifici che mostrano:

– effetto antinfiammatorio di una formulazione con L. rhamnosus, B. lactis e B. longum, (10)

– riduzione di sintomi e gravità dell’IBS (Irritable Bowel Syndrome, sindrome dell’intestino irritabile), mediante somministrazione di Bifidobacterium Longum BB536Lactobacillus rhamnosus HN001. Grazie al ripristino della permeabilità intestinale e dell’equilibrio del microbiota nei pazienti con IBS, (11)

I prodotti simbiotici

I prodotti simbiotici sono gli alimenti o integratori alimentari costituiti dall’associazione di prebiotici e probiotici.

Evidenze scientifiche suggeriscono l’efficacia dei prebiotici – grazie ad una dieta varia e bilanciata – e dei probiotici nel migliorare il nostro stato complessivo di salute. Con un’azione benefica sulle patologie gastrointestinali, ma anche sul rafforzamento delle difese immunitarie. Grazie ai contributi a struttura e funzione della barriera intestinale, nonché al benessere del microambiente intestinale.

Dosi, via di somministrazione, variabilità inter-individuale, proprietà ceppo-specifiche sono solo alcune delle variabili da approfondire prima di considerare i risultati ottenuti dagli studi certi e riproducibili.

Dario Dongo e Carlotta Suardi 

Note

(1) The Lancet Commissions. (2019). Food in the Anthropocene: the EAT–Lancet Commission on healthy diets from sustainable food systems. The Lancet, Volume 393, Issue 10170, 2–8 February 2019, Pages 447-492 http://dx.doi.org/10.1016/S0140-6736(18)31788-4

(2) FAO, WHO. Joint FAO/WHO Working Group Report on Drafting Guidelines for the Evaluation of Probiotics in Food. London, Ontario, Canada. April 30 and May 1, 2002, https://www.who.int/foodsafety/fs_management/en/probiotic_guidelines.pdf 

(3) Lorenzo Morelli, Lucio Capurso. (2012). FAO/WHO Guidelines on Probiotics: 10 Years Later. Journal of Clinical Gastroenterology: October 2012 – Volume 46 – Issue – p S1-S2 doi: 10.1097/MCG.0b013e318269fdd5

(4) Ministero della Salute. (2018) Linee guida su probiotici e prebioticihttp://www.salute.gov.it/imgs/C_17_pubblicazioni_1016_allegato.pdf

(5) Dario Dongo (2018). Probiotici e prebiotici, via libera del Ministero. GIFT (Great Italian Food Trade). 15.5.18, https://www.greatitalianfoodtrade.it/salute/probiotici-e-prebiotici-via-libera-del-ministero

(6) Christopher L. Gentile, Tiffany L. Weir. (2018). The gut microbiota at the intersection of diet and human health. Science 362, 776–780 doi: 10.1126/science.aau5812

(7) Niels Banhos Danneskiold-Samsøea, Helena Dias de Freitas Queiroz Barrosb, Rosangela Santosc, Juliano Lemos Bicasc, Cinthia Baú, Betim Cazarinb, Lise Madsena, Kirsten Kristiansena, Glaucia Maria Pastorec, Susanne Brixf, Mário Roberto Maróstica Júniorb (2019). Interplay between food and gut microbiota in health and disease. Food Research International 115 23–31. https://doi.org/10.1016/j.foodres.2018.07.043

(8) Maria Gloria Dominguez-Bello, Filipa Godoy-Vitorino, Rob Knight, Martin J Blaser. (2019). Role of the microbiome in human development. BMJ Gut; 0:1–7. doi:10.1136/gutjnl-2018-317503

(9) Paola Palestini, Dario Dongo. (2019). Microbioma e intestino, il secondo cervello. GIFT (Great Italian Food Trade). 14.2.19, https://www.greatitalianfoodtrade.it/salute/microbioma-e-intestino-il-secondo-cervello

(10) Marzia Sichetti, Stefania De Marco, Rita Pagiotti, Giovanna Traina, Donatella Pietrella (2018). Anti-inflammatory effect of multistrain probiotic formulation (L. rhamnosus, B. lactis e B. longum). Nutrition 53 (2018) 95-102. doi I: 10.1016/j.nut.2018.02.005

(11) Bonfrate L, Di Palo DM, Celano G, Albert A, Vitellio P, De Angelis M, Gobbetti M, Portincasa P. (2020). Effects of Bifidobacterium longum BB536 and Lactobacillus rhamnosus HN001 in IBS patients. Eur J Clin Invest. 2020 Mar; 50(3):e13201. doi: 10.1111/eci.13201

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