Salute

Obesità in Italia, un Paese malato

Obesità in Italia, un Paese malato

Obesità e sovrappeso rappresentano una crisi sanitaria globale, in quanto sintomi di una malnutrizione diffusa che causa almeno un decesso su cinque. Colpisce adulti e bambini, soprattutto nelle categorie più indifese. I più poveri, che non possono permettersi cibi freschi e sani. E i meno istruiti, incapaci di filtrare il marketing aggressivo e sregolato del cibo spazzatura (junk food). L’Italia è a sua volta un Paese malato, come mostrano i dati a seguire.

Obesità e sovrappeso in Italia, i dati

Lo ‘Italian Obesity Barometer Report’, realizzato in collaborazione con Istat, è stato presentato nella sua prima edizione, a inizio aprile, dalla fondazione ‘Italian Barometer Diabetes Observatory’ (IBDO). (1) Il sovrappeso in Italia riguarda il 46% degli adulti, 23 milioni di persone, e il 24,2% di bambini e adolescenti (1,7 milioni, in età 6-17). Il 10,5% della popolazione adulta, oltre 5 milioni di individui, è affetta da obesità. In entrambi i gruppi di popolazione, adulti e minori, la prevalenza dell’obesità è superiore negli individui di sesso maschile (11,8%), rispetto al genere femminile. Gli uomini obesi sono l’11,8%, le donne il 9,4%. Tra bambini e adolescenti la differenza è ancor più marcata, con il 27,3% dei maschi e il 20,8% delle ragazze sovrappeso. (2)

Un adulto su due, uno su quattro bambini e adolescenti in Italia sono oggi investiti da un problema destinato a generarne altri e ben peggiori, che non riguardano l’apparenza ma la salute fisica e psicologica, la qualità della vita e l’inclusione sociale. Le prime vittime sono i bambini e gli adolescenti del Mezzogiorno, con una prevalenza del 31,9%. Che scende al 26,1% nelle Isole, 22,1% al Nord-Est, al 22% al Centro e 18,9% in Nord Ovest. Al Sud, il picco è raggiunto tra i minori della Campania (35,2%). A seguire Molise (32%), Calabria (30,4%) e Puglia (29,5%). Tra gli adulti, le disuguaglianze territoriali sono meno spiccate.

La sedentarietà, altro fattore di grave preoccupazione per la salute pubblica italiana, riguarda il 40,6% degli adulti e il 24,7% di bambini e adolescenti. Anche in questo caso, con sostanziali sperequazioni tra il Nord e il Sud del Paese. La sedentarietà è più marcata in Sicilia (42%), Campania (41,3%) e Calabria (40,1%). E più di un terzo dei giovani delle regioni meridionali e delle isole, con la sola eccezione della Sardegna, non pratica sport né attività fisica.

A livello planetario, secondo gli ultimi dati OMS, l’obesità è più che raddoppiata, rispetto al 1980. Il 13% degli adulti del pianeta sono oggi obesi, il 39% sovrappeso. Diete squilibrate, sedentarietà e disuguaglianze sociali affliggono la salute pubblica anche in Europa, con il 15,9% di obesi e il 35,7% di ‘overweight’.

Disuguaglianza sociale, fattore di rischio

Le disuguaglianze sociali sono un altro grande tema che emerge quando si parla di obesità. In Italia, come anche in Europa, obesità e sovrappeso sono più diffusi nella popolazione più deprivata a livello socio-economico e culturale. Ed è perciò che si discetta, tra l’altro, sull’educazione nutrizionale a partire dall’istruzione primaria. Senza peraltro avere neppure condiviso un progetto educativo utile allo scopo.

Le persone che appartengono a ceti meno abbienti sembrano avere probabilità doppie di diventare obese (…). Un elevato titolo di studio rappresenta un fattore protettivo per l’obesità, giocando un ruolo importante nell’ambito della prevenzione a vari livelli e ancor più per quella primaria’ (‘Italian Obesity Barometer Report’, 2019).

Una laurea dimezza il rischio obesità. Gli obesi in Italia sono solo il 6,6% dei laureati, meno della metà rispetto a coloro che dispongono di una licenza media o elementare (tra i quali gli obesi sono il 14,2%. Dati 2017). ‘Il gap maggiore si registra tra le generazioni più giovani, quelle comprese trai 25 e i 44 anni, dove la prevalenza dell’obesità quadruplica per le donne con basso titolo di studio (9,4% contro 2,1% con titolo alto) e triplica per gli uomini (10,5% contro 3,7% con titolo alto).’ E l’istruzione degli adulti influisce anche sulla salute dei più piccoli. Nel senso che i genitori più istruiti tendono a nutrire meglio i propri figli, sui quali si registra un minor tasso di obesità.

Analizzando il fenomeno dell’eccesso di peso in relazione ad alcune informazioni che si riferiscono al contesto familiare, si osservano prevalenze più elevate tra i bambini e ragazzi che vivono in famiglie in cui il livello di istruzione dei genitori è più basso, passando dal 18,5 per cento di quelli con genitori che hanno conseguito un alto titolo di studio, al 29,5 per cento di quelli i cui genitori hanno un basso titolo di studio’ (Roberta Crialesi, ISTAT, dirigente del Servizio sistema integrato salute, assistenza, previdenza e giustizia).

Lo status sociale e culturale della famiglia incide infatti sul consumo di cibo spazzatura, come snack salati e bevande gassate. ‘Se si considera il consumo quotidiano di snack salati si osserva come questo sia pari all’8,5% tra i bambini e ragazzi di 6-17 anni che vivono in famiglie di status socioculturale più elevato e aumenti di 10 punti percentuali tra i bambini che vivono in famiglie in cui almeno un genitore ha completato al massimo la scuola dell’obbligo (18,5%). Disuguaglianze analoghe si osservano nel consumo giornaliero di bevande gassate tra gli adolescenti (18,6% se almeno uno dei genitori ha la laurea o un titolo superiore; 30,6% se almeno uno dei genitori ha completato al massimo la scuola dell’obbligo)’.

Si mangia troppo e male. Eccesso di sodio, scarso apporto di cereali integrali e di frutta sono identificati come i principali fattori di rischio alimentare. ‘In Italia nel biennio 2016-2017, oltre il 70% dei bambini e adolescenti consuma frutta e/o verdura ogni giorno, ma solo il 12,6% arriva a consumarne 4 o più porzioni. Elevata la quota di quanti consumano quotidianamente dolci (28,3%), bevande gassate (24,9%) e snack salati (13,8%) […] Le condizioni di vita più diffuse tra i ragazzi durante l’età della crescita sono spesso caratterizzate da un ambiente cosiddetto ‘obesogeno’, in cui c’è continua disponibilità di cibi grassi e ricchi di zuccheri e di bevande gassate e/o zuccherate; a questo si associa di frequente un ridotto dispendio energico dovuto a bassi livelli di attività fisica, creando un pericoloso circolo vizioso’.

L’emergenza e lo stigma

L’obesità è un’emergenza sanitaria. ‘A livello mondiale, l’OMS stima che circa il 58% del diabete mellito, il 21% delle malattie coronariche e quote comprese tra l’8 ed il 42% di certi tipi di cancro sono attribuibili all’obesità. A queste vanno aggiunte, la sindrome delle apnee notturne (che aumenta il rischio di morte improvvisa per aritmia), artrosi, calcolosi della colecisti, infertilità e depressione. Per queste ragioni l’obesità contribuisce in modo molto significativo allo sviluppo delle malattie non trasmissibili (NCDs) che causano nel nostro paese il 92% di morti e più dell’85% di anni persi per disabilità. Si tenga presente che un obeso grave riduce la propria aspettativa di vita di circa 10 anni ma ne passa ben venti in condizioni di disabilità’.

Scarsa autostima, bullismo a scuola, scarso rendimento scolastico, disordini alimentari e depressione’ si aggiungono ad accompagnare i chili in eccesso, già a partire dall’infanzia. Stigma sociale e problemi psicologici a loro volta inducono il peggioramento generale delle condizioni di salute. E se il 20% dei decessi dovuti a malattie non trasmissibili è legato alla cattiva alimentazione – come ribadisce l’ultimo aggiornamento del più ampio studio scientifico condotto sul tema (3) – è giunta l’ora che la politica intervenga con misure drastiche.

Mangiare meno, alimentarsi meglio, nutrirsi tutti. (4)

#Égalité! 

Sabrina Bergamini e Dario Dongo

Note 

1) Il primo ‘Italian Obesity summit – Changing Obesity meeting’ è stato organizzato dalla fondazione ‘Italian Barometer Diabetes Observatory’ (IBDO) con il patrocinio di Ministero della Salute, ANCI (Associazione Nazionale Comuni Italiani), Intergruppo Parlamentare Qualità di vita nelle Città, Sport, Salute e Benessere, ADI (Associazione Italiana di Dietetica e Nutrizione Clinica), Amici Obesi, IO- NET (‘Italian Obesity Network’), SIE (Società Italiana di Endocrinologia), SIEDP (Società Italiana Endocrinologia e Diabetologia Pediatrica), SIMG (Società Italiana di Medicina Generale e delle Cure Primarie), SICOB (Società Italiana di Chirurgia dell’Obesità e delle malattie metaboliche), SIO (Società Italiana dell’Obesità). V. http://www.hcc-milano.com/stampa/NOVONORDISK_2019_ObesityBarometerReport/06_Programma.pdf

2) Cfr. ‘Italian Obesity Barometer Report (2019),

 

3) ‘Health effects of dietary risks in 195 countries, 1990–2017: a systematic analysis for the Global Burden of Disease Study 2017

4) Si veda il precedente articolo ‘Fame e denutrizione, il mondo alla rovescia

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