Salute

Miele e salute

Miele e salute

Fin dall’antichità il miele viene considerato un ingrediente di salute. Ed è stato sempre impiegato, nella medicina dei popoli, per prevenire e trattare diverse forme di malessere e malattie. Una breve rassegna della letteratura scientifica conferma la fondatezza del sapere tradizionale.

Mieli e melata

I mieli vengono prodotti e accumulati dalle api mellifere. A partire dal nettare, dal fiore o dalle secrezioni di piante di diverse specie botaniche. (1) I prodotti vengono tradizionalmente suddivisi in monofloreali e millefiori. Laddove alcuni ‘monofiore’, secondo alcune fonti, risulterebbero preferibili rispetto ai secondi in relazione a specifiche proprietà salutistiche. (2)

La melata, prodotta dalla secrezione degli insetti, ha un maggiore contenuto di proteine, minerali e sostanze fenoliche. Contiene meno zuccheri semplici e più carboidrati complessi ed è considerata ancor più efficace del miele, nelle proprietà biologiche e di beneficio per la salute. (3)

Gli studi sui mieli, in Italia e nel mondo

Le condizioni ambientali – oltre alle specie botaniche – influenzano fortemente le caratteristiche del miele. Numerosi studi hanno valutato l’influenza della provenienza geografica sulle proprietà organolettiche e salutistiche dei mieli analizzati. Le ricerche più importanti sono state realizzate sui prodotti di Paesi ove l’apicoltura ha maggior rilievo. (4) E così:

– in Italia sono stati studiati in particolare i mieli di acacia, sulla, albero del paradiso, timo, arancio, millefiori, castagno, santoreggia e mielata. Gli ultimi tre hanno dimostrato degli effetti sulla salute più importanti, (5)

– in Spagna sono state valutate le proprietà di mieli, mielate e loro miscele, ottenuti sul territorio. Riscontrando sulla melata i risultati migliori, (6)

– in Romania i mieli analizzati provengono da fiori di menta, lampone, girasole, rapa, timo. Oltre ai millefiori. Mieli più scuri, quello di menta in particolare, hanno mostrato le migliori proprietà salutistiche. A seguire, i mieli di lamponi, timo e millefiori, (7)

– in Polonia è stata valutata anche l’importanza del metodo di coltivazione. Il confronto tra mieli da agricoltura biologica e convenzionale mostra la superiorità dei primi. Come già verificato su altre categorie di alimenti, (8)

– in Nuova Zelanda viene prodotto il miele di Manuka (da Leptospermum scoparium), riconosciuto per importanti proprietà benefiche e in particolare l’azione antibatterica,

– i mieli di Borneo, Gelam (da Melaleuca cajuputi, in Sud-Est asiatico e Australia) e Tualang (da Koompassia excelsa, in Malesia Indonesia Thailandia e Filippine) sono altresì degni di nota. Quello di Tualang, tra l’altro, è risultato primeggiare nella quantità di antiossidanti ed efficacia contro i radicali liberi. (9)

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Fig. 1. Differenza nella composizione di polifenoli dei mieli provenienti da diversi Paesi del mondo

Miele e salute

Su miele e salute sono stati condotti numerosi studi. Il ruolo protagonista viene attribuito ai suoi composti fenolici, i quali sono in grado di esercitare un’efficace azione antiossidante. Utile tra l’altro a contribuire alla prevenzione di varie patologie cronico-degenerative. (10)

Le proprietà antimicrobiche del miele sono conosciute da tempi immemori. L’azione antivirale è particolarmente interessante, soprattutto sul virus dell’influenza H1N1, per azione del miele di acacia e di Manuka e del loro effetto sinergico con dei farmaci antivirali. (11)
La crescita di batteri e di funghi patogeni viene inibita grazie ai fenoli presenti e ad altri composti con azione antimicrobica. (12)

Alla capacità antibatterica si aggiunge la capacità di contribuire alla cura delle ferite. Il miele infatti stimola la ricrescita dei tessuti, riducendo la formazione di edemi e cicatrici. (13)

Contributi alla prevenzione di malattie

Chemioprevenzione. Il miele è risultato in grado di intervenire sulle tre fasi di sviluppo del cancro (iniziazione, promozione e progressione). Attivando i sistemi di difesa rispetto alle patologie oncologiche, esso contribuisce a potenziare le difese innate. Tali effetti sono stati dimostrati mediante appositi studi su numerose linee cellulari tumorali, con risultati spesso positivi. (14)

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Fig. 2. Effetti del miele nella chemioprevenzione

Glicemia. Benefici di rilievo sono stati osservati anche in relazione a entrambe le forme di diabete (tipo 1 e tipo 2). Grazie alla presenza di polifenoli ad azione antiossidante, i quali intervengono sullo stress ossidativo fortemente correlato a tale malattia. Studi clinici hanno inoltre dimostrato la capacità del miele di ridurre la glicemia postprandiale. (15)

Polifenoli

La presenza di polifenoli – in associazione ad alcune vitamine presenti nell’alimento, come la vitamina C – ha dimostrato la sua efficacia nella protezione del sistema cardiaco. Grazie alle sue capacità di ridurre l’attività delle piastrine, proteggere il colesterolo LDL (c.d. colesterolo cattivo) dall’ossidazione, migliorare la vasodilatazione coronarica. (16)

I polifenoli contribuiscono a rafforzare il sistema immunitario, come si è visto. Ed esercitano un’azione protettiva anche nei confronti del sistema nervoso, grazie alla loro capacità di ridurre lo stress ossidativo. Ostacolando così l’azione delle patologie neurodegenerative coinvolte nei processi di invecchiamento. (17)

Apparato respiratorio

Calmare la tosse con l’aiuto del miele è pratica diffusa da secoli. Il suo utilizzo è altresì indicato nei casi di asma, condizione di difficoltà respiratoria dovuta a infiammazione cronica del tratto respiratorio inferiore, spesso associata ad allergie. (18) La rinite allergica può poi venire attenuata con l’aiuto di dosi importanti di miele (1g/kg di peso corporeo per 4 settimane), in consociazione a farmaci specifici. (19)

Gli sportivi possono trarre benefici importanti dal consumo di tale alimento. L’attività fisica può infatti promuovere l’insorgenza di stress ossidativo a cui deriva una riduzione delle performance sportive. (20) E iI consumo regolare di miele – quello di Manuka, in particolare, nell’arco di tre settimane – ha dimostrato la capacità di una forte riduzione dell’ossidazione nei muscoli. (21)

Miele, intestino e microbioma

Il microbioma esercita un ruolo fondamentale nell’immunomodulazione individuale, vale a dire sul sistema immunitario. E anche il miele, come altri alimenti, contribuisce alla composizione e concentrazione di batteri ‘amici della salute’ nel microbiota intestinale. (22)

I carboidrati presenti nel miele, in particolare, sono in grado selettivamente di stimolare la crescita dei Bifidobacteria. Un genere di batteri coinvolto nell’equilibrio della flora intestinale grazie alla capacità di abbassare il pH nell’intestino e ostacolare i batteri potenzialmente dannosi. (23) Oltre ad attenuare alcune patologie gastrointestinali di origine batterica.

Le gastroenteriti infantili, tra le altre, mostrano una riduzione del periodo di diarrea e una facilitazione del recupero – per l’aumentata capacità di reidratazione – grazie a questo cibo prezioso. (24)

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Fig. 3 Esempi di alcune delle numerose attività del miele e dei loro effetti benefici per la salute

La sicurezza del miele

Il miele presenta diversi effetti benefici per la salute ed è tuttavia soggetto ad alcune vulnerabilità. Si raccomandata perciò la scelta di mieli che provengano da operatori affidabili, quand’anche si tratti di piccoli apicoltori.

L’elevata concentrazione di zuccheri e la presenza di sostanze antimicrobiche impediscono la crescita in questo prodotto di microrganismi dannosi. E tuttavia, anche questo alimento è esposto al rischio di contaminazione da spore batteriche resistenti, (25) quali il Clostridium botulinum. Alle tossine botuliniche del miele sono soggetti i bambini, in particolare. (26)

Vi sono poi alcuni funghi – lieviti e muffe principalmente – in grado di tollerare le elevate concentrazioni zuccherine e così svilupparsi nel prodotto. (27) Oltre ad alcuni composti tossici, che derivano in prevalenza da contaminazioni ambientali e di processo. (28) Tra i contaminanti di processo – che si formano a seguito di una cattiva e prolungata conservazione del miele a temperature troppo elevate, anche dopo l’acquisto – si segnala il 5-HMF (5-idrossimetilfurfurale). (29) Lo ‘HMF’, in gergo, è perciò considerato un ‘indice di vecchiaia’ del prodotto.

Inquinamento, pesticidi, frodi

L’ambiente è come ovvio una potenziale fonte di contaminanti, i quali possono inquinare i fiori e così il polline impiegato per la produzione del miele. I metalli pesanti, in particolare, sono presenti nell’aria, nell’acqua e nel terreno e possono residuare anche nelle piante interessate alla produzione di miele, causando potenziali effetti tossici e cancerogeni. (30)

Pesticidi, erbicidi, fungicidie altri agrotossici possono a loro volta residuare nella pianta e così nel miele, attraverso il polline. (31) Oltre ad accumularsi nella cera utilizzata nelle arnie. (32) Non a caso la cera biologica, indispensabile alla produzione di miele bio, costa il doppio di quella ‘convenzionale’.

Il Codex Alimentarius – e così la legislazione europea (dir. 2001/110/CE e successive modifiche) – vieta alcuna alterazione del miele con qualsiasi sostanza estranea alla sua naturale composizione. (33) L’impiego di sciroppi di mais, melasse barbabietola, saccarosio sono le frodi più ricorrenti. (34) I controlli pubblici ufficiali in Italia sono peraltro molto efficaci, come si è già annotato. (35)

Conservazione e nota per i vegani

Poiché si tratta di un alimento vivo, il miele deve venire conservato al riparo dalla luce e da esposizione prolungata a temperature superiori ai 25 gradi. pertanto si consiglia di tenere una Shelf Life bassa riducendo il numero di esemplari e tenendo le scorte in luogo buio e fresco.

È pur vero che il miele viene elaborato dall’ape, ma l’ape trasforma il nettare aggiungendo solo l’enzima glucosio ossidasi. Il quale, grazie al suo elevato potere batteriostatico, consente al prodotto di rimanere stabile e a impedirne le contaminazioni. Questo enzima, assieme a glucosio e acqua (nettare), sviluppa H2O2. Cioè acqua ossigenata. Creando un ambiente inospitale anche per i microorganismi, come si è visto.

Dario Dongo e Andrea Adelmo Della Penna

Note

(1) Consonni R. et al. (2015) Recent developments in honey characterization. RSC Advances, 5(73):59696–59714, https://doi.org/10.1039/C5RA05828G
(2) Kumar P. et al. (2010) Honey collected from different floras of Chandigarh Tricity: A comparative study involving physicochemical parameters and biochemical activities. J. Diet. Suppl. 7:303–313, doi: 10.3109/19390211.2010.508034
(3) Tischer Seraglio et al. (2019) An overview of physicochemical characteristics and health-promoting properties of honeydew honey. Food Research International 119:44–66, https://doi.org/10.1016/j.foodres.2019.01.028
(4) Puscas et al. (2013) Application of a newly developed and validated high-performance thin-layer chromatographic method to control honey adulteration. J. Chromatogr. A 1272:132–135, https://doi.org/10.1016/j.chroma.2012.11.064
(5) Pichichero et al. (2009) Chacterisation of the phenolic and flavonoid fractions and antioxidant power of Italian honeys of different botanical origin. J. Sci. Food Agric. 89:609–616, doi:10.1002/jsfa.3484
(6) Pérez et al. (2007) Amino acid composition and antioxidant capacity of spanish honeys. J. Agric. Food Chem. 55:360-365, doi: 10.1021/jf062055b
(7) Pauliuc et al. (2020) Antioxidant activity, total phenolic content, individual phenolics and physicochemical parameters suitability for Romanian honey authentication. Foods 9:306, doi:10.3390/foods9030306
(8) Halagarda et al. (2020) Antioxidant activity and phenolic profile of selected organic and conventional honeys from Poland. Antioxidants 9:44, doi:10.3390/antiox9010044
(9) Khalil et al. (2011) Phenolic acid composition and antioxidant properties of Malaysian honeys. Journal of Food Science 76:C921-928, doi: 10.1111/j.1750-3841.2011.02282.x
(10) Cianciosi et al. (2018) Phenolic compounds in honey and their associated health benefits: a review. Molecules 23:2322, doi:10.3390/molecules23092322
(11) Watanabe et al. (2014) Anti-influenza viral effects of honey in vitro: Potent high activity of Manuka honey. Med. Res. Arch. 45:359–365, doi:10.1016/j.arcmed.2014.05.006
(12) Agbaje et al. (2006) Conventional use of honey as antibacterial agent. Ann. Afr. Med. 2006, 5:79–81
(13) Saha et al. (2012) The role of honey in healing of bedsores in cancer patients. South Asian J. Cancer 1:66–71, doi: 10.4103/2278-330X.103714
(14) Orsolic et al. (2003) Influence of honey bee products on transplantable murine tumours. Vet. Comp. Oncol. 1:216–226, doi: 10.1111/j.1476-5810.2003.00029.x
(15) Folli et al. (2011) The role of oxidative stress in the pathogenesis of type 2 diabetes mellitus micro- and macrovascular complications: Avenues for a mechanistic-based therapeutic approach. Curr. Diabetes Rev. 7:313–324
(16) Khalil et al. (2010) The Potential Role of Honey and its Polyphenols in Preventing Heart Diseases: A Review. Afr. J. Tradit. Complement. Altern. Med. 7:315–321, doi: 10.4314/ajtcam.v7i4.56693
(17) Syarifah-Noratiqah et al. (2018) Natural polyphenols in the treatment of Alzheimer’s Disease. Curr. Drug Targets 19:927–937, doi: 10.2174/1389450118666170328122527
(18) Bâcvarov (1970) Treatment of chronic bronchitis and bronchial asthma with honey. Ther. Ggw. 109:260–268
(19) Asha’ari et al. (2013) Ingestion of honey improves the symptoms of allergic rhinitis: Evidence from a randomized placebo-controlled trial in the East Coast of Peninsular Malaysia. Ann. Saudi Med. 33:469–475, doi: 10.5144/0256-4947.2013.469
(20) St-Pierre et al. (2002) Topology of superoxide production from different sites in the mitochondrial electron transport chain. J. Biol. Chem. 277:44784–44790
(21) Jurcau et al. (2017) Effect of Manuka honey administration on malondialdehyde, in intense exercise. Palest. Third Millenn. Civ. Sport 18:201–205, doi: 10.26659/pm3.2017.18.4.201
(22) Jiang et al. (2020) Phenolics and carbohydrates in buckwheat honey regulate the human intestinal microbiota. Evidence-Based Complementary and Alternative Medicine Article ID 6432942 1-11, https://doi.org/10.1155/2020/6432942
(23) Shin et al. (2005) Carbohydrate composition of honey from different floral sources and their influence on growth of selected intestinal bacteria: an in vitro comparison. Food Research International 38(6):721–728, https://doi.org/10.1016/j.foodres.2005.01.007
(24) Blasa et al. (2006) Raw Millefiori honey is packed full of antioxidants. Food Chemistry 97(2):217–222, https://doi.org/10.1016/j.foodchem.2005.03.039
(25) Abdulla et al. (2012) Infant botulism following honey ingestion. BMJ Case Rep. 2012, doi: 10.1136/bcr.11.2011.5153
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(27) Sinacori et al. (2014) Cultivable microorganisms associated with honeys of different geographical and botanical origin. Food Microbiology, 38:284–294, https://doi.org/10.1016/j.fm.2013.07.013
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(29) Shapla et al. (2018) 5-Hydroxymethylfurfural (HMF) levels in honey and other food products: Effects on bees and human health. Chem. Cent. J. 12:35, doi: 10.1186/s13065-018-0408-3
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PLoS One. 2019; 14(2): e0212631. doi: 10.1371/journal.pone.0212631
(33) Codex Alimentarius Commission (2001). Codex Standard for Honey CODEX STAN. 12–1981
(34) Ribeiro et al. (2014) Detection of honey adulteration of high fructose corn syrup by low field nuclear magnetic resonance (LF 1H NMR). Journal of Food Engineering, 135:39–43, https://doi.org/10.1016/j.jfoodeng.2014.03.009
(35) Miele cinese e fake news.V. https://www.foodagriculturerequirements.com/archivio-notizie/domande-e-risposte/miele-cinese-risponde-l-avvocato-dario-dongo 

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