Salute

Il caffè può proteggere il sistema nervoso

Il caffè può proteggere il sistema nervoso

Il caffè aiuta a proteggere il sistema nervoso, grazie alla sinergia dei fitocomposti che lo caratterizzano. A tali conclusioni perviene una meta-analisi delle pubblicazioni scientifiche degli ultimi 10 anni, condotta all’università di Porto (Carneiro et al., 2021).

L’azione neuroprotettiva dei numerosi composti bioattivi, tra gli oltre mille fitocomposti presenti nel caffè, è stata dimostrata anche in vivo. E i ricercatori suggeriscono di condurre nuovi studi sul suo possibile contributo al trattamento delle malattie degenerative. (1)

Caffè. Botanica, sapore e salute

La pianta del caffè appartiene al genere Coffea ed è caratterizzata da più di 70 specie differenti. Due sole di esse vengono però coltivate per produrre l’omonima bevanda, Coffea arabica (varietà Arabica) e Coffea canephora (varietà Robusta). Le coltivazioni sono localizzate nella c.d. ‘fascia del caffè’, tra le latitudini di 20° a Nord e 20° a Sud dell’equatore. Tale fascia comprende circa 80 Paesi in Africa, Asia, Centro e Sud America. (2)

L’origine e la trasformazione del caffè hanno influenze decisive sul sapore e l’aroma, per via della differente composizione chimica nativa dei semi e delle modifiche che intervengono a seguito della tostatura. La quale a sua volta contribuisce alla disponibilità dei biocomposti apprezzati anche per i benefici alla salute che vi sono associati. La progressiva diffusione dei consumi di caffè verde (non tostato) è attribuita proprio, tra l’altro, alla prospettiva di un maggior apporto di fitocomposti di rilievo salutistico. (3)

Caffeina e altri alcaloidi

La caffeina – alcaloide ‘per eccellenza’ nel caffè – stimola il sistema nervoso centrale (SNC) innescando la competizione con l’adenosina, la quale invece inibisce alcuni neurotrasmettitori e favorisce il sonno. Ed è proprio la funzione di contributo a migliorare l’umore e l’attenzione ad avere reso il caffè, nel corso dei secoli, una delle bevande più apprezzate nel pianeta. (4)

La trigonellina è il secondo alcaloide più importante nei semi di caffè, ove viene trasferito dai frutti ove si forma. Ed è in grado di associare un’azione ipoglicemica alla protezione dei neuroni, favorendo anche un miglioramento della capacità di memoria. (5) Teobromina e teofillina – altri alcaloidi presenti nel caffè, come pure nel cacao e nel tè – sono invece coinvolti in misura ridotta nell’interazione con il SNC, per via della bassa concentrazione nella bevanda. (6)

Polifenoli e altri composti

Numerosi fenoli e loro composti, altresì presenti nel caffè, contribuiscono all’efficienza e il corretto funzionamento del sistema nervoso.  I polifenoli – e gli acidi fenolici in particolare – sono le sostanze di maggior rilievo, insieme agli alcaloidi. Sebbene varie altre siano in grado di contribuire, sotto diversi aspetti, a questo importante beneficio. (7) Si segnalano in particolare:

– acido caffeico, acido ferulico e acido clorogenico. Acidi fenolici con proprietà antiossidanti e anti-infiammatorie,

– melanoidine. Prodotti dalla tostatura del caffè, sono i responsabili del colore scuro del caffè e contribuiscono al peculiare aroma. Posseggono proprietà antiossidanti e anti-infiammatorie,

– serotonina. Il cosiddetto ‘ormone della felicità’ è coinvolto nel miglioramento delle funzioni cognitive,

– tocoferoli. La classe di sostanze di cui fa parte la vitamina E, aiuta a contrastare i radicali liberi,

– polisaccaridi. Una classe a parte, utile a stimolare lo sviluppo del microbiota intestinale e il funzionamento dell’asse cervello-intestino, come si è visto.

Caffè e malattie neurodegenerative

Le malattie neurodegenerative hanno origine dall’invecchiamento o la morte dei neuroni, status che avanzano progressivamente e si presentano con maggiore frequenza in età avanzata. Grazie al contributo del caffè e della caffeina in primis, si stima la possibilità di rallentare l’insorgenza e la manifestazione di patologie quali Alzheimer, Parkinson, SLA (sclerosi laterale amiotrofica), sclerosi multipla, demenza con corpi di Lewy e malattia di Huntington.

Numerosi studi clinici hanno comprovato come l’effetto protettivo su queste malattie sia dovuto all’azione sinergica dell’insieme di sostanze presenti nel caffè, in quanto la caffeina non risulta di per sé in grado di apportare un’adeguata neuroprotezione. Se pure essa rivesta un ruolo fondamentale poiché il caffè decaffeinato, pur presentando buone proprietà, risulta meno efficace del caffè convenzionale.

Health claim, tabù sul fondo della tazzina

EFSA (European Food Safety Authority) ha validato nel 2011 la fondatezza scientifica delle correlazioni tra gli apporti di caffè e suoi componenti e i diversi benefici per la salute di cui a seguire:

– l’incremento di resistenza e performance durante l’esercizio sportivo è associato all’apporto di caffeina in ragione di 3 mg/kg di peso corporeo di caffeina, un’ora prima delle attività. (8)

– l’aumento dello stato di allerta e l’attenzione è associato al consumo di caffè con una concentrazione di almeno 75 mg di caffeina per tazzina, da parte dei soli adulti. (9)

La Commissione europea però, nei dieci anni trascorsi, ha omesso di pronunciarsi sull’autorizzazione dei relativi health claim. Il tabù supera la corretta applicazione del reg. CE 1924/06, nell’indifferenza generale.

Conclusioni provvisorie

Nonostante i tabù di Bruxelles, EFSA ha riconosciuto che un consumo moderato di caffè, attorno alle 3-4 tazzine al giorno, possa apportare diversi benefici per la salute (EFSA). Tali notizie vanno comunque considerate con accortezza, tenuto conto delle sensibilità di ogni individuo alla caffeina. (10)

Ulteriori ricerche sono necessarie per valutare con più precisione i possibili benefici del caffè e dei suoi componenti, con particolare riguardo alle attività di neuroprotezione. (11)

Dario Dongo e Andrea Adelmo Della Penna

Note

(1) Carneiro et al. (2021). Neuroprotective properties of coffee: An update. Trends in Food Science & Technology 113:167-179, https://doi.org/10.1016/j.tifs.2021.04.052

(2) Zhu et al. (2021). Comparison of chemical and fatty acid composition of green coffee bean (Coffea arabica L.) from different geographical origins. LWT – Food Science and Technology 140:110882, https://doi.org/10.1016/j.lwt.2020.110802

(3) Ciaramelli et al. (2019). Coffee variety, origin and extraction procedure: Implications for coffee beneficial effects on human health. Food Chemistry 278:47-55, https://doi.org/10.1016/j.foodchem.2018.11.063

(4) Clark et al. (2017). Coffee, caffeine, and sleep: A systematic review of epidemiological studies and randomized controlled trials. Sleep Medicine Review 31:70-78, http://dx.doi.org/10.1016/j.smrv.2016.01.006

(5) Hu et al. (2019). The sources and mechanisms of bioactive ingredients in coffee. Food & Function 10:3113-3126, https://doi.org/10.1039/C9FO00288J

(6) Singh et al. (2018). Xanthine scaffold: scope and potential in drug development. Helyon 4:e00829, https://doi.org/10.1016/j.heliyon.2018.e00829

(7) Ludwig et al. (2014). Coffee: biochemistry and potential impact on health. Food & Function 5:1695-1717, https://doi.org/10.1039/C4FO00042K

(8) EFSA NDA Panel (2011). Scientific Opinion on the substantiation of health claims related to caffeine and increase in physical performance during short-term high-intensity exercise (ID 737, 1486, 1489), increase in endurance performance (ID 737, 1486), increase in endurance capacity (ID 1488) and reduction in the rated perceived exertion/effort during exercise (ID 1488, 1490) pursuant to Article 13(1) of Regulation (EC) No 1924/2006. EFSA Journal 9(4):2053. https://doi.org/10.2903/j.efsa.2011.2053

(9) EFSA NDA Panel (2011). Scientific Opinion on the substantiation of health claims related to caffeine and increased fat oxidation leading to a reduction in body fat mass (ID 735, 1484), increased energy expenditure leading to a reduction in body weight (ID 1487), increased alertness (ID 736, 1101, 1187, 1485, 1491, 2063, 2103) and increased attention (ID 736, 1485, 1491, 2375) pursuant to Article 13(1) of Regulation (EC) No 1924/2006. EFSA Journal 9(4):2054, https://doi.org/10.2903/j.efsa.2011.2054

(10) EFSA NDA Panel (2015). Scientific Opinion on the safety of caffeine. EFSA Journal 13(5):4102, https://doi.org/10.2903/j.efsa.2015.4102

(11) Kim, J.W., Byun, M.S., Yi, D. et al. (2019). Coffee intake and decreased amyloid pathology in human brain. Transl Psychiatry 9, 270. https://doi.org/10.1038/s41398-019-0604-5

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