Salute

Glifosato, il primo conto da 289 milioni di dollari

Glifosato, il primo conto da 289 milioni di dollari

Monsanto è finalmente chiamata a pagare un primo conto, 289 milioni di dollari, per avere nascosto i pericoli di salute legati all’impiego del glifosato (o glifosate). Spiccioli, rispetto al volume d’affari della Corporation dei veleni.

Glifosato, arma di distruzione di massa

Weapon of Mass Destruction è l’epiteto che meglio si addice al glifosato. Il più diffuso, tra gli agrotossici ad ampio spettro, dopo il tramonto di DDT (1) e paraquat, in attesa del dicamba.

Decenni di ricerche sui gravi pericoli per la salute umana e animale non sono bastati a ottenere il divieto d’impiego dell’agrotossico sotto inchiesta. Che ha invece ricevuto il sostegno di ogni lobby, ivi compresa quella di Copa-Cogeca, la confederazione degli agricoltori in Europa. 

Il tragico verdetto dello IARC – l’Agenzia ONU per la ricerca sul cancro, che ha dichiarato la cancerogenicità del glifosato, nel 2015 – è stato pure messo in dubbio dall’ECHA, l’Agenzia Chimica Europea. Sulla base dei solo dati offerti dal produttore, peraltro sospettati di falsità e omissioni.

Glifosate, il giudizio storico

Un’azione legale, delle oltre 5.000 finora presentate nei vari Tribunali USA, è arrivata a destino l’11.8.18 alla Corte di San Francisco. Proprio ora che Monsanto è stata acquisita dalla tedesca Bayer, il giudice Vince Chhabria la ha condannata a un risarcimento di 289 milioni di dollari.

Una exemplary sanction è stata inflitta a simbolico ristoro della vita di un ex-giardiniere di 46 anni, Dewayne Johnson. Il quale, dopo avere impiegato per anni il glifosate sul lavoro, è stato colpito dal linfoma di non-Hodgkin. E ha offerto occasione, al giudice interpellato, di modificare il corso della storia.

Il colosso di St. Louis (Missouri) aveva precisa cognizione dei rischi per la salute legati al ‘Roundup’, questo il celebre brand dell’agrotossico. Le ricerche erano state avviate, talora deliberatamente abortite, spesso condivise coi compiacenti funzionari della Environment Protection Agency (EPA). 

I ‘Monsanto papers avrebbero dovuto costituire la base per la valutazione scientifica del rischio, da sottoporre a consultazione pubblica. E invece, oltre a venire sostanzialmente ignorati, sono stati occultati dalla stessa agenzia pubblica, col pretesto di rispettare il ‘segreto industriale’ del produttore.

‘There is now an enormous cache of evidence on both scientific and legal grounds that Monsanto in fact conducted numerous studies in the 1970s and 1980s on glyphosate’s toxicity and health risks and intentionally sealed this research from independent and public review and scrutiny.’

Sono crollate di 10 punti le azioni di Bayer, in poche ore, sotto il minimo storico dell’ultimo biennio. Aveva concluso proprio quest’anno l’acquisizione di Monsanto per 63 milioni di US$, e già ne paga i veleni.

Glifosate, disastro annunciato 

Il giudice Vince Chhabria, come Davide contro Golia, ha assestato un duro colpo alla testa di un nemico dell’umanità che è bene sempre ricordare per il contributo alla bomba H, l’ideazione di DDT, Agente Orange e paraquat, la leadership nelle diossine, saccarina, aspartame e ormone sintetico per la crescita dei bovini.

Il mercato USA, ove il glyphosate è stato brevettato e autorizzato nel 1974, ne consuma peraltro a tutt’oggi circa 127.000 ton l’anno, il 19% dei consumi globali. In quanto primo produttore di soia e mais ‘Roundup-ready’. Gli OGM progettati quali uniche piante in grado di sopravvivere alle generose irrorazioni di Roundup, il re dei pesticidi. (2)

Il livello di glifosato nell’acqua potabile tollerato in USA è di 0,7 ug/l, sette volte superiore al limite fissato in UE. Tale soglia venne fissata dall’EPA nel 1994 e non è mai stata rivista, nonostante gli studi condotti negli anni sulla tossicità dell’agrotossico. Le oscure lobby di Big Ag (3) hanno saputo influenzare ogni governo – pure sotto presidenze pseudo-democratiche, da Bill Clinton a Barack Obama – senza che mai alcuno si occupasse di tutelare la salute pubblica.

In Europa le cose non sono andate meglio. Come lo scrivente riporta e denuncia da una decina d’anni ormai, la Commissione europea e l’autorità tedesca per la protezione dei consumatori e la sicurezza alimentare (da essa delegata a valutare i rischi sui pesticidi) hanno deliberatamente omesso di considerare importanti studi sulla pericolosità del glyphosate.

Il Commissario Vytenis Andriukaitis e i governi degli Stati membri sono di recente giunti a concedere un ulteriore rinnovo di cinque anni all’autorizzazione d’impiego del ‘glifo’. Che continua così ad ammorbare le nostre terre, l’acqua e l’aria, gli animali e infine noi.

Dario Dongo

Note

(1) A quasi mezzo secolo dal suo divieto (1969), il DDT ancora residua nel 15% delle acque superficiali in Italia. L’atrazina, vietata dal 1992, in oltre la metà delle acque di falda. Il glifosato, nel 50% in quelle di superficie. Dati ISPRA. Si veda l’articolo https://www.greatitalianfoodtrade.it/progresso/biologico-reg-ue-2018-848

(2) Per approfondimenti sulla relazione viziosa tra pesticidi e OGM, si raccomanda la lettura del nostro ebook gratuito ‘OGM la Grande Truffa’, su https://www.greatitalianfoodtrade.it/libri/ogm-la-grande-truffa

(3) Si intende per Big AgBig Agriculture, il gruppo delle 6 Corporation che controlla il 75% del mercato globale di sementi e agrotossici. BASF, Bayer – Monsanto, Dupont, Dow Chemical Company, Syngenta

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