Salute

Giovani e ‘giovani vecchi’, pericolo alcol in Italia

Giovani e ‘giovani vecchi’, pericolo alcol in Italia

Giovani e ‘giovani vecchi’ in Italia sono esposti al pericolo di abuso dell’alcol. Consumi eccessivi, fuori pasto soprattutto, e  binge drinking  tra gli i adolescenti. È quanto emerge dalla relazione del Ministero della Salute su alcol e problemi correlati, presentata al Parlamento ad aprile 2019. Un approfondimento.

Italiani e alcol, meno vino e più bevande fuori pasto

Il 14,3% degli italiani, oltre 8,6 milioni di consumatori, è a rischio alcol. 68mila alcoldipendenti in carico ai servizi alcologici. 4575 incidenti stradali con almeno uno dei conducenti in stato di ebbrezza, tra i soli censiti da Polizia e Carabinieri. I consumatori più a rischio sono i minori, tra i 16 e i 17 anni, e gli adulti ultra-65enni.  Meno vino  durante i pasti, più bevande alcoliche fuori pasto. I consumi di alcol sono cambiati in peggio, negli ultimi anni.

Il fenomeno  relativo al consumo di bevande alcoliche nella popolazione italiana, negli anni più recenti, sta decisamente mostrando un profilo nuovo rispetto agli ultimi decenni soprattutto se si considera che, a fronte di una riduzione del consumo di vino durante i pasti, si registra un progressivo aumento di consumo di bevande alcoliche occasionale e al di fuori dei pasti, condizione ancor più dannosa per le patologie e le problematiche correlate’. (1)

Negli ultimi dieci anni, dal 2007 al 2017, si è registrata una diminuzione dei consumatori (dal 68,2% al 65,4%) e un calo dei consumatori giornalieri di alcol. Con un aumento tuttavia dei dei consumi fuori pasto (dal 25,6% al 29,2%) e di quelli occasionali (dal 38,9 al 44%). Al consumo occasionale è invero attribuito il lieve incremento dei consumatori di alcol in Italia nel 2017 (dal 64,7% al 65,4%).

Alcol, i consumatori a rischio in Italia

Il 21,4% dei consumatori  italiani – il 32,2% dei maschi e l’11,2% tra le femmine, 11,612 milioni di persone in tutto – assume alcol ogni giorno. E i due terzi dei consumatori quotidiani (pari al 14,3% della popolazione italiana, 8,6 milioni di persone) sono a rischio di patologie correlate all’alcol. Con profili di pericolo maggiore nei giovanissimi (16-17 anni) e nei ‘giovani anziani’ (65-75 anni).

Verosimilmente  a causa di una carente conoscenza o consapevolezza dei rischi che l’alcol causa alla salute, circa 700.000 minorenni e 2.700.000 ultra sessantacinquenni sono consumatori a rischio per patologie e problematiche alcol-correlate, persone quindi che non sono identificate precocemente e che andrebbero sensibilizzate sul loro consumo non conforme alle raccomandazioni di sanità pubblica. La prevalenza di consumatori a rischio di sesso maschile è superiore a quelle delle donne per tutte le classi di età, ad eccezione di quella dei minorenni, dove invece le differenze non raggiungono la significatività statistica’.

Binge drinking,  l’abbuffata alcolica giovanile

Preoccupa  il consumo di bevande alcoliche fra i più giovani. I modelli di consumo indicano che nel 2017 ‘il 51,5% dei ragazzi e il 45,6% delle ragazze di età compresa tra 11 e 24 anni ha consumato almeno una bevanda alcolica nel corso dell’anno’. In un aumento rispetto all’anno precedente. Tale criticità, secondo il Ministero della Salute, ‘suggerisce di mantenere alta l’attenzione su questa fascia di popolazione’.

Nella fascia di età 11-24 anni  è soprattutto diffusa la consuetudine di bere alcolici fuori dai pasti, con una frequenza di almeno una volta a settimana, ciò indica un comportamento nel consumo di alcol adottato in modo abituale e potenzialmente a rischio. I comportamenti a rischio sul consumo di alcol nella popolazione giovanile sono particolarmente diffusi nella fascia di età compresa tra i 18 e i 24 anni. Il fenomeno è comunque differenziato per genere, tra i ragazzi è circa il doppio rispetto alle ragazze. Tra i comportamenti a rischio nel consumo di bevande alcoliche tra i giovani il binge drinking rappresenta l’abitudine più diffusa e consolidata. Nel 2017 il fenomeno del binge drinking ha riguardato il 17% dei giovani tra i 18 ed i 24 anni di età, di questi il 22,3% maschi e l’11,5% femmine’.

L’OMS, Organizzazione Mondiale della Sanità, raccomanda l’astensione totale dal consumo di alcol fino ai 15 anni di età. La legge – in Italia come in altri Paesi – vieta di vendere alcolici ai minorenni. Eppure, i comportamenti più a rischio si segnalano proprio nella fascia di età 11-17. In particolare tra i 16-17enni, a causa delle abbuffate alcoliche incontrollate, in discoteca e alle feste. ‘Già a questa età il binge drinking raggiunge, con il valore del 6,9%, livelli quasi equivalenti a quelli medi della popolazione (v.m. 7,4%)’.

Il binge drinking  è una modalità di consumo di bevande alcoliche sviluppatasi inizialmente nei Paesi del Nord Europa e particolarmente diffusa nelle fasce di popolazione giovanile. Con il termine binge drinking si vuole normalmente identificare una modalità di ‘consumo eccessivo episodico’ concentrato in un arco ristretto di tempo di bevande alcoliche di qualsiasi tipo in modo consecutivo. In Italia è da molti anni rilevato dall’ISTAT attraverso l’indagine Multiscopo sulle famiglie come un consumo di oltre 6 bicchieri di bevande alcoliche (un bicchiere corrisponde ad una UA standard contenente 12 grammi di alcol puro), indipendentemente dal sesso, concentrato in un’unica occasione di consumo’.

4 milioni di  binge drinker, dagli 11 anni in su, si registrano in Italia. Bambini, ragazzini, adolescenti, giovanissimi. Con incremento nella fase adolescenziale e picco tra i 18 e i 24 anni (22,3% dei ragazzi e 11,5% tra le ragazze).

Più sei istruito, più bevi

Un paradosso  che meriterebbe un’apposita indagine sociologica è rappresentato dall’associazione tra consumo di alcol e livello di istruzione. A differenza di quanto si potrebbe credere sono proprio i laureati -soprattutto donne – a bere con di più crescere del titolo di studio. I laureati, ancor più le donne laureate, tendono insomma a bere di più. Una moda o uno  status  che purtroppo mal concilia con il rischio di patologie alcol-correlate, di cui i soggetti più istruiti dovrebbero avere maggiore consapevolezza.

Tra le persone di 25 anni e più, la quota di consumatori di bevande alcoliche aumenta al crescere del titolo di studio conseguito. Ciò avviene soprattutto per le donne: tra quelle con licenza elementare consuma alcol almeno una volta all’anno il 40,9%, quota che sale al 71,3% fra le laureate. Le differenze di genere, pur permanendo, diminuiscono all’aumentare del titolo di studio, anche a parità di età’.

Sabrina Bergamini  e Dario Dongo 

Note

(1)  Relazione del Ministro della salute al Parlamento sugli interventi realizzati ai sensi della legge 30.3.2001 n. 125 in materia di alcol e problemi alcol correlati, anno 2018, su
http://www.salute.gov.it/imgs/C_17_pubblicazioni_2844_allegato.pdf

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