Salute

Aranciate, in Italia doppia razione di zucchero

Aranciate, in Italia doppia razione di zucchero

Le aranciate vendute in Italia contengono il doppio dello zucchero presente in quelle britanniche. Le ragioni di una Sugar Tax

In Italia una lattina di Schweppes o di aranciata Fanta o San Pellegrino contiene il doppio dello zucchero presente nelle analoghe lattine vendute in Inghilterra. Il motivo è semplice. In Uk è stata introdotta la Sugar Tax (o Soda Tax), una misura fiscale utile a mitigare l’emergenza di salute pubblica causata dal dilagare endemico di diete squilibrate, già sperimentata con successo in Messico.

Zuccheri semplici, raccomandazioni nutrizionali e misure di salute pubblica 

L’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) raccomanda di ridurre in misura drastica l’apporto di zuccheri semplici, che non dovrebbe superare il 5% del fabbisogno quotidiano di energia dagli alimenti. 

Vale a dire, 25 grammi di zucchero nella dieta media giornaliera di un adulto (2000 kcal/die). I 2/3 del saccarosio contenuto in una lattina di Coca-Cola. L’EFSA (European Food Safety Authority) ha perciò avviato una consultazione, volta a rivedere le soglie di free sugars da essa previste in epoca anteriore all’emergere di recenti studi sulla pericolosità degli eccessi.

tasso obesita

Il dilagare dell’obesità è soltanto uno degli effetti nefasti del consumo eccessivo di zuccheri. Malattie cardiovascolari, diabete di tipo 2, esposizione alle carie dentali. E non solo. I ricercatori della Boston School of Medicine hanno dimostrato anche – in una recente pubblicazione, su Alzheimer & Dementia e su Stroke – una relazione causale diretta tra il consumo regolare di soft drinks e la riduzione del volume cerebrale, con indebolimento della memoria nonché rischio triplo di ictus e demenza.

Il Sugar, Tobacco, and Alcohol Taxes Group (STAX), a cui partecipano esponenti di OMS, Banca mondiale, Unicef e altri organismi politici e di ricerca, ha perciò invitato i Paesi del mondo a introdurre una Sugar Tax. Una tassa del 20%, sulle bibite e altri alimenti con profili nutrizionali squilibrati per eccesso di zuccheri, con l’obiettivo di prevenire malattie gravi (NCDs, Non-Communicable Diseases) e migliorare le condizioni di salute pubblica.

Soda tax in UK, ecco perché

Il Regno Unito ha introdotto ad aprile 2018 una Soda tax (the Soft Drinks Industry Levy) che si concretizza in un’accisa su tutte le bibite zuccherate, prodotte in loco e d’importazione. (1) Nella misura di 18 o 24 pence, in ragione del tenore di saccarosio (più di 5 ovvero di 8 grammi per 100 ml). Le ragioni sono semplici.

1) Costi sanitari. Il numero di bambini e adolescenti obesi o in sovrappeso, tra i 5 e i 19 anni, è più che decuplicato negli ultimi 40 anni. Da 11 a 124 milioni, a livello globale. In Inghilterra, tra l’inizio e la fine della scuola primaria l’indice di obesità e sovrappeso cresce dal 22,5% al  34,5%. L’impatto dell’obesità sulla spesa sanitaria nazionale è stimato in circa 6 miliardi di sterline, a cui se ne aggiungono quasi 9 per il diabete di tipo 2. (2)

2) Inefficacia di altre misure. L’esperienza sul campo, come i test clinici, dimostrano che l’informazione e l’educazione nutrizionale non bastano a correggere le abitudini alimentari sbagliate. Neppure il dato sui minuti di esercizio fisico richiesti per smaltire una lattina di bevande zuccherate è utile allo scopo. Le misure fiscali rappresentano dunque una extrema ratio, già sperimentata con successo per ridurre i consumi di sigarette.

3) Incentivo a riformulare alimenti e bevande. ‘L’analisi delle esperienze indica che una tassa del 20% o più riesce a disincentivare il consumo in maniera sostanziale. Inoltre, la tassazione spinge le aziende a cambiare la formulazione dei prodotti e abbassare il contenuto di zuccheri semplici’, spiega Francesco Branca, direttore del Dipartimento OMS di Nutrizione per la salute e lo sviluppo. Ma ‘la maggior parte dei Paesi si mantiene per il momento su valori della tassa inferiori al 10%’. Non abbastanza per stimolare un cambiamento.

Tasse e altre misure su bibite e junk-food

La Soda tax si è rivelata efficace fin da subito, in UK, proprio nel favorire il miglioramento dei profili nutrizionali delle bevande analcoliche. (3) Il tenore di zuccheri su Fanta e Schweppes, in Inghilterra, ora oscilla tra 4,5 a 4,9 g per 100 ml (mentre in Italia varia da 8,9 e 11,8 g). L’aranciata Sanpellegrino (Nestlé) ha 4,7 g di zuccheri in UK, 10,1 g nel Bel Paese. Coca-Cola e PepsiCo rimangono invece per ora invariate, con 11 g circa di zucchero e quasi impercettibili variazioni da un Paese all’altro.

Il Regno Unito ancora una volta si distingue nella battaglia contro il junk-food. I semafori in etichetta valgono a identificare il cibo-spazzatura e quindi a stimolare il miglioramento dei profili nutrizionali degli alimenti sul mercato. Ma non bastano.

Il governo di Theresa May predilige la salute pubblica agli interessi di Big Food. Intende così bandire i personaggi dei cartoni animati, i super eroi e altre celebrità dagli spot e dalla pubblicità di junk food, che sarà comunque vietata fino alle ore 21. Senza escludere l’ipotesi di una Sugar tax su varie categorie di alimenti come biscotti e merendine, torte e budini, cereali.

Nel nostro Paese, U2 Supermercati e Coop Italia hanno invece adottato una delle iniziative più semplici e al contempo utili. Già nel 2016 U2 ha eliminato il junk-food dall’avancassa di tutti i suoi punti vendita. In modo da ridurre gli acquisti impulsivi di snack, caramelle e merendine di scarso valore nutrizionale. Coop Italia ha seguito l’esempio con una sperimentazione su 900 casse (il 10% circa del totale), a partire da maggio 2018.

Dario Dongo e Carlotta Suardi

Note

(1) Sono esentate dal Soft Drinks Industry Levy le sole imprese che ogni anno producano meno di un milione di litri di bevande analcoliche zuccherate

(2) Dati raccolti nel periodo 1975-2016. Fonte Ministero della Salute britannico

(3) In Messico, ove la Soda Tax risale al 2014, già dopo un anno si è del resto registrata una riduzione dei consumi di bevande zuccherate pari a 4,2 litri a persona (-17% tra i ceti meno abbienti)

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