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Carnaroli, presentiamo sua eccellenza il riso

Carnaroli, la varietà di riso a cui si inchinano risotti e preparazioni tradizionali, tra i diversi tipi di riso prodotti nella penisola è certamente uno dei più amati e ricercati nel ricettario italiano.

Chiamato “il principe” Carnaroli (o “re“), per l’aspetto maestoso della sua pianta, forte e difficile da coltivare e per le qualità indubbie dei chicchi, questa tipologia di riso italiano nasce nel 1945, dal matrimonio del Vialone e del Lencino. Da quest’ultimo il Carnaroli eredita la forma grande del chicco, mentre dal primo prende la capacità di tenere la cottura, grazie all’elevata presenza di amilosio. La sua bassa collosità lo rende eccellente anche nei dolci.

Nonostante le sue doti peculiari, che lo elevano al di sopra di tutti gli altri seppur eccellenti tipi di riso, il Carnaroli rischiò durante gli anni ’70 l’estinzione, a causa delle difficoltà presentate dalla sua coltivazione. Agli inizi degli ’80 l’Ente Nazionale Risi possedeva appena 500 kg di sementi di Carnaroli pure. Nel 1982 venivano coltivati con Carnaroli  418 ettari, contro i 36000 di Balilla e i 20000 di Arborio. La tecnologia venne in supporto al principesco Carnaroli, rendendone più facile la mietitura e già nel 2005 si assisteva alla rinascita, con ben 9500 ha di produzione.

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