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Troppa plastica su frutta e verdura

Troppa plastica su frutta e verdura

Troppa plastica su frutta e verdura, per ridurla parte la campagna social #svestilafrutta.

Un vassoietto in polistirolo e un involucro di pellicola per sigillare il tutto. Si presentano così, sempre più spesso, la frutta e la verdura vendute nei supermercati. Persino i singoli frutti. Un ricorso eccessivo agli imballaggi (anche se per il biologico una ragione c’è, come vedremo), contro il quale i consumatori attenti all’ambiente si sono attivati.

Partita dalla Spagna, è arrivata anche in Italia – guidata da greenme.it – la campagna di protesta che sfrutta i social network. Tutti i consumatori sono invitati a postare sui social, con l’hastag #svestilafrutta e il tag @greenme_it, fotografie dell’ortofrutta imballata proposta nei supermercati, indicando anche il punto vendita.

La richiesta di ridurre gli imballaggi plastici, specie quando inutili, si accompagna alla denuncia dello stato in cui versano i mari e i pesci che li popolano. L’invasione di bottiglie di plastica e di frammenti delle plastiche in disfacimento ingeriti dai pesci rischia persino di risalire l’intera catena alimentare, finendo nei nostri piatti. Con conseguenze nocive per la salute.

La specificità del comparto bio al supermercato

Il desiderio di acquistare al supermercato prodotti freschi senza imballaggio sconta tuttavia un paradosso. Se per i prodotti convenzionali è possibile scegliere quelli sfusi e lasciare i confezionati sullo scaffale, quando si tratta di acquistare frutta e verdura bio non c’è alternativa, l’unica versione proposta è quella rinchiusa in un imballaggio (spesso in cartone e plastica).

Una modalità in conflitto con lo spirito ambientalista dell’agricoltura biologica, si direbbe, ma proprio a questa correlata. Come spiega Paolo Carnemolla, presidente di Federbio, a Great Italian Food Trade, per poter vendere ortofrutta bio senza imballaggio l’intero punto vendita deve essere certificato con lo standard del bio, e tenere a debita distanza i frutti della terra biologici da quelli ottenuti con l’agricoltura integrata. Un aggravio, non solo di costi, ma anche gestionale, che lascia prevalere l’imballaggio.

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