Progresso

Sri Lanka verso l’eliminazione delle piantagioni di olio di palma

Sri Lanka verso l’eliminazione delle piantagioni di olio di palma

Lo Sri Lanka mette al bando l’olio di palma. La decisione, pubblicata nella gazzetta ufficiale del 5.4.21, stabilisce il blocco alle importazioni di grasso tropicale (200mila ton/anno) e l’eliminazione delle piantagioni sul suolo nazionale. Entro 10 anni, le palme da olio verranno sostituite con alberi della gomma e altre colture utili a garantire una maggiore biodiversità e protezione del suolo e delle risorse idriche. (1)

Sri Lanka, stop all’olio di palma

La svolta del governo singalese rispecchia le raccomandazioni riportate in un rapporto del 2018 da un gruppo di esperti ambientali della Central Environmental Authority (CEA) dello Sri Lanka (2).

Il documento evidenzia la correlazione esistente tra la presenza di piantagioni di palma da olio e fenomeni quali l’erosione del suolo e l’esaurimento delle risorse idriche del territorio. Con effetti potenzialmente irreversibili sull’equilibrio ecosistemico dell’isola e sulla sopravvivenza delle comunità locali.

Troppi rischi ambientali

La palma da olio africana (Elaeis guineensis) dello Sri Lanka si è diffusa in tutta la riserva forestale Indikada Mukalana, nella parte occidentale del paese.

Gamini Hitinayake, il referente capo del gruppo di esperti autore del rapporto e professore presso la Facoltà di Agraria dell’Università di Peradeniya, sostiene che la proliferazione delle palme da olio minacci specie vegetali e animali autoctone.

L’invasione della palma da olio

La palma da olio è infatti una specie molto invasiva. Rappresenta quindi una minaccia per tutte le colture tradizionali, quali le piantagioni di gomma, tè, cocco, riso e ortaggi, più rispettose dell’ambiente e fonte di maggior beneficio per la popolazione locale, generando più occupazione.

Ulteriore timore riguarda la conseguenza ambientale nel lungo periodo della proliferazione di insetti stranieri. La palma da olio africana (allogena, cioè non autoctona) non trova in Sri Lanka impollinatori naturali. Per rimediarvi, sono stati introdotti i punteruoli impollinatori africani della palma da olio (Elaeidobius kamerunicus).

Eccessivo consumo idrico

La coltivazione intensiva della palma da olio richiede grandi quantità di acqua, specialmente durante la fase di accrescimento della pianta. Ciò, secondo gli ambientalisti della CEA, fa temere il prosciugamento dei locali corsi d’acqua, oltre alla loro deviazione in favore delle piantagioni, a scapito della popolazione locale e delle altre colture. Scenari già ampiamente documentati in Colombia, come abbiamo riferito.

Un attentato alla biodiversità

Prive di sottobosco o consociazioni vegetali, le piantagioni intensive di palma da olio sono una monocoltura altamente avversa alla biodiversità.

Al contrario, le comuni piantagioni di gomma offrono un livello relativamente alto di varietà vegetale, a favore della fauna locale. Si pensi ai pangolini indiani (Manis crassicaudata), conosciuti anche come formichieri squamosi, specie in via di estinzione, che prediligono di gran lunga le piantagioni di gomma come loro principale habitat, dopo le foreste.

Impatto negativo sulle popolazioni locali

L’impatto sulle comunità locali e sulle loro economie è altrettanto devastante. La coltivazione intensiva delle piantagioni di palma da olio sta progressivamente sostituendo quella delle colture tradizionali locali, quali manioca, patata, batata, riso, ortaggi, frutta in generale e gomma. Coltivazioni che costituiscono una fonte di cibo, garantiscono un elevato livello di biodiversità e alimentano un mercato sostenibile del lavoro, in grado di generare occupazione, a beneficio della popolazione locale.

Piantagioni illegali

Non da ultimo, la maggior parte dei circa 11.000 ettari di palme da olio coltivati in Sri Lanka è fuorilegge, in quanto contraria alle linee guida generali previste per la coltivazione di questa coltura.

Nonostante il divieto di piantare palme da olio su pendii più ripidi di 30 gradi, in alcune zone le palme vengono coltivate anche su pendii più ripidi di 60 gradi. Lo stesso vale per la proibizione di piantare nelle zone umide o sulle rive dei fiumi, spesso violata.

La reazione dell’industria del palma

La nuova politica governativa singalese è duramente osteggiata dai ‘palmocrati’.

La Palm Oil Industry Associationdello Sri Lanka ha respinto le raccomandazioni del gruppo di esperti, a seguito delle quali è stato poi decretato il divieto governativo. E ha aggiunto che le aziende che hanno investito in maniera preponderante nella coltivazione della palma da olio in Sri Lanka non intendono fare un passo indietro, promettendo di presentare ricorso avverso il provvedimento.

Anche i governi dei vicini paesi grandi produttori di olio di palma – Indonesia e Malesia – hanno rapidamente contrattaccato, ottenendo una retromarcia sul divieto di importare in Sri Lanka il grasso vegetale. I flussi di import continueranno, ma limitatamente all’olio di palma raffinato di alta qualità, secondo il Daily Mirror. Una dichiarazione amichevole verso i potenti vicini, che tuttavia potrebbe venire disinnescata dalle scelte dei cittadini. Come già avvenuto in Europa.

Elena Bosani

Note

(1) V. http://documents.gov.lk/files/egz/2021/4/2222-13_E.pdf

V. anche Malaka Rodrigo. Sri Lanka to ban palm oil imports, raze plantations over environmental concerns. mongabay.com 9.5.21 https://news.mongabay.com/2021/05/sri-lanka-to-ban-palm-oil-imports-raze-plantations-over-environmental-concerns/

(2) V. Central Environment Authority, http://www.cea.lk/web/images/news/2018/katupol/Oil_Palm_Report_28.05.2018_03-ilovepdf-compressed.pdf

(3) V. Palm oil dispute with Indonesia, Malaysia resolved- Minister. Daily Mirror, 10.5.21. https://www.dailymirror.lk/print/front_page/Palm-oil-dispute-with-Indonesia-Malaysia-resolved-Minister/238-211624