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Plastica monouso. Stop da Strasburgo

Plastica monouso. Stop da Strasburgo

L’Assemblea di Strasburgo ha dato il via libera al divieto d’impiego di oggetti in plastica monouso, qualora esistano ragionevoli alternative.

Il Parlamento europeo ha approvato con una maggioranza schiacciante – alla sessione plenaria del 24.10.18 – la proposta di direttiva UE dedicata alle Single-Use Plastics’ (SUPs). (1) Prenderanno ora il via i negoziati con il Consiglio e la Commissione, per definire un accordo sul testo finale.

Abbiamo adottato la legislazione più ambiziosa contro la plastica monouso. Sta a noi ora continuare il corso dei prossimi negoziati con il Consiglio, che dovrebbe iniziare già a novembre. Il voto di oggi apre la strada a una direttiva imminente e ambiziosa. È essenziale per proteggere l’ambiente marino e ridurre i costi dei danni ambientali attribuiti all’inquinamento plastico in Europa, stimato a 22 miliardi di euro entro il 2030’ (Frédérique Ries, eurodeputata belga, gruppo ALDE, relatrice)

Plastiche monouso, perché Basta!

La plastica costituisce più dell’80% dei rifiuti in mare. Si decompone lentamente per fluire nelle acque, residuare nel sale marino (2) e venire assorbita da pesci, molluschi e mammiferi.

Le microplastiche sono entrate a fare parte della nostra dieta quotidiana, per quanto attente possano essere le nostre scelte. E il 70% dei rifiuti marini in plastica, secondo le stime della Commissione europea, deriva proprio dagli oggetti di cui la nuova direttiva mira a vietare, o quantomeno limitare l’utilizzo. (3)

Plastiche monouso, la direttiva SUPs

La direttiva SUPs mira a ridurre l’inquinamento dei mari da plastiche poiché esso, come si è accennato, risulta a tutt’oggi incontrollato sotto vari aspetti. E non è ancora dato prevedere gli effetti sulla salute umana che le microplastiche possano produrre – nel breve, medio e lungo termine – a seguito della loro inevitabile ingestione da parte degli individui. 

‘Le particelle microplastiche più piccole sono in grado di entrare nel flusso sanguigno, nel sistema linfatico e possono persino raggiungere il fegato’ (Philipp Schwabl, ricercatore, Università di Medicina di Vienna)

La legislazione proposta colloca l’Unione Europea in una posizione di avanguardia, nella gestione di un concreto quanto inestimabile rischio per la salute umana. Avvenne così anche nell’ambito della sicurezza alimentare, nei primi anni 2000, quando le riforme avviate dall’Europa condussero a un significativo innalzamento degli standard di ‘food safety’. E l’esempio del vecchio continente – basato sui principi di analisi del rischio e di prevenzione, indissolubilmente legati – ha fatto scuola nel mondo. (4)

La direttiva SUPs si inquadra peraltro nel più ampio contesto della politica ambientale portata avanti da Bruxelles negli ultimi anni, sotto l’egida della c.d. economia circolare. Con l’obiettivo di riformare ogni strategia di produzione e utilizzo di diverse serie di materiali applicando una precisa gerarchia dei rifiuti (prevenzione, predisposizione al riutilizzo, riutilizzo e riciclo, valorizzazione energetica, smaltimento). (5)

Direttiva SUPs, quali oggetti vietare e quali assoggettare a restrizioni d’uso

Alcuni articoli in plastica monouso per i quali esistono alternative – come posate, piatti, bastoncini cotonati, mescolatori per bevande e aste di palloncini – dovranno venire esclusi dalle vendite in UE a partire dal 2021. L’elenco degli articoli da vietare è stato compilato tenendo anche conto della effettiva disponibilità di alternative a minore impatto ambientale, come le cannucce di carta e gli involucri di cartone.

Il Parlamento europeo, nel voto in assemblea plenaria, ha poi integrato l’elenco delle materie plastiche da vietare (come già approvato dalla sua Commissione Ambiente, cui era affidata la relazione sulla proposta), aggiungendovi:

– i sacchetti in plastica leggera,

– gli articoli di plastica oxodegradabili (es. sacchetti e imballaggi),

– i contenitori per fast-food in polistirolo espanso.

Quanto agli articoli in plastica tuttora privi di alternative ecologiche – come le scatole monouso per hamburger e panini, i contenitori per frutta e verdura, le vaschette di dessert o gelati – gli Stati membri dovranno garantire una riduzione dei consumi non inferiore al 25%, entro il 2025.

Le bottiglie di plastica e i loro coperchi – che oggi rappresentano il 20% circa dei rifiuti di plastica in mare, secondo il rapporto del Parlamento europeo – dovranno venire raccolte ai fini del riciclaggio in misura non inferiore al 90%. Entro il 2025, sotto la responsabilità degli Stati membri che dovrebbero altresì elaborare piani nazionali per incoraggiare l’uso di prodotti adatti a uso multiplo, il riutilizzo e il riciclo.

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I filtri di sigarette e i rifiuti in plastica da tabacco – i secondi articoli in plastica monouso più diffusi tra i rifiuti – dovranno a loro volta venire ridotti (-50% entro il 2025, -80% entro il 2030). Si noti bene che un mozzicone di sigaretta può inquinare tra i 500 e i 1000 litri d’acqua e, se gettato in strada, può richiedere fino a dodici anni per disintegrarsi.

Gli attrezzi da pesca contenenti plastica smarriti o abbandonati – che rappresentano il 27% dei rifiuti rinvenuti sulle spiagge europee – dovranno venire raccolti dagli Stati membri, ogni anno, per almeno il 50%. Con un obiettivo di riciclaggio di almeno il 15% entro il 2025.

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Direttiva SUPs, c’è chi rema contro

Dispiace annotare che le critiche più feroci alla proposta di direttiva in esame siano provenute proprio da uno sparuto gruppo di europarlamentari italiani. In occasione di un convegno a Bruxelles, ‘Business Solution To Prevent Single-use plastic Waste in the environment’, pochi giorni prima del voto in plenaria.

 Alcuni eurodeputati italiani di Forza Italia, PD e Lega avevano addotto che l’inquinamento da plastica deriva principalmente da 10 fiumi in Asia, Africa e Sud America. L’Europa non dovrebbe quindi avere fretta di salvare il mar Mediterraneo, a loro avviso. Tanto più considerato che l’EFSA (Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare) non si è ancora espressa sui rischi delle microplastiche per la salute umana.

Nicola Caputo, eurodeputato PD, era giunto ad affermare che ‘la direttiva affronta una battaglia giusta – la riduzione della plastica nell’ambiente – ma utilizza strumenti inadeguati e superficialie con una fretta motivata solo dall’approssimarsi della scadenza elettorale della prossima primavera’. Ma è stato poi costretto a votare a favore della proposta. Secondo l’ordine di scuderia del gruppo S&D (Socialists and Democrats) al quale si è sottratto solo Luigi Morgano (astenuto).

Forza Italia e la Lega hanno invece votato contro la direttiva, schierandosi a favore della lobby di Plastics Europe e di Pro.mo (Gruppo Produttori Stoviglie Monouso in Plastica).

Ricordiamo i loro nomi, in vista delle prossime elezioni europee:

– Lorenzo Cesa, Alberto Cirio, già noto per un’iniziativa a favore dell’olio di palma, Lara Comi, Elisabetta Gardini, Giovanni La Via, Innocenzo Leontini, Massimiliano Salini (EPP, European People’s Party),

– Mara Bizzotto, Mario Borghezio, Angelo Ciocca, Giancarlo Scottà, Marco Zanni (ENF, Europe of Nations and Freedom).

Microplastiche nel corpo umano, la ricerca austriaca

L’Agenzia Austriaca dell’Ambiente ha alimentato nuove preoccupazioni, in un recentissimo studio che rivelato la presenza di residui di polimeri nelle feci umane. Ben nove tipi di polimeri sulle dieci varietà testate, con dimensioni variabili da 50 a 500 micrometri (laddove un capello umano ha uno spessore di circa 100 micrometri). Le più comuni? Polipropilene, un componente comune agli involucri di plastica per alimenti (e ai tessuti sintetici) e polietilene tereftalato, un polimero con cui sono realizzate le bottiglie.

Questo è il primo studio nel suo genere e conferma ciò che sospettavamo da tempo,  ovvero che la plastica alla fine raggiunge l’intestino umano’, ha spiegato Philipp Schwabl, ricercatore presso l’Università di Medicina di Vienna nonché coordinatore della ricerca. ‘Ora che abbiamo le prime prove che le microplastiche sono presenti anche negli esseri umani; abbiamo bisogno di ulteriori ricerche per capire cosa questo significhi per la salute’.

I ricercatori austriaci ipotizzano una possibile correlazione delle microparticelle con alcune malattie intestinali, oltre alla loro possibile influenza sulla risposta immunitaria del sistema digestivo. Senza trascurare il rischio che esse possano veicolare sostanze tossiche nell’organismo umano. È’ stato infatti dimostrato che metalli pesanti e sostanze tossiche come i PCB (Policlorobifenili) si spesso si legano alla superficie delle microplastiche trovate in mare.

Dario Dongo e Luca Foltran

Note

(1) La proposta di regolamento è stata approvata con 571 voti a favore, 53 contrari e 34 astensioni

(2) Cfr. http://m.greenpeace.org/italy/it/high/ufficiostampa/comunicati/La-microplastica-nel-sale-da-cucina-Greenpeace-Piu-del-90-per-cento-dei-campioni-contaminato/

(3) Si veda al riguardo il comunicato stampa CE 28.5.18, su http://europa.eu/rapid/press-release_MEMO-18-3909_en.htm

(4) Per approfondimenti sul tema, si fa rinvio al nostro eBook gratuito ‘Sicurezza alimentare, regole cogenti e norme volontarie’, su https://www.greatitalianfoodtrade.it/libri/sicurezza-alimentare-regole-cogenti-e-norme-volontarie-il-nuovo-libro-di-dario-dongo

(5) In linea con i Sustainable Development Goals (SDGs) definiti nel 2015 dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite (Goal 12, Ensure sustainable consumption and production patternsGoal 14, Conserve and sustainably use the oceans, seas and marine resources for sustainable development. Goal 17, Strengthen the means of implementation and revitalize the global partnership for sustainable development)

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