HomeProgressoL’effetto healty del divieto di pubblicità di junk food sui bus di...

L’effetto healty del divieto di pubblicità di junk food sui bus di Londra

Il divieto di pubblicità del junk food sul trasporto pubblico di Londra ha migliorato le abitudini alimentari dei cittadini. Dopo le restrizioni introdotte nel febbraio 2019, i consumi alimentari domestici hanno assunto un migliore profilo nutrizionale. Così conclude la ricerca guidata dalla London School of Hygiene & Tropical Medicine e pubblicata su PLOS Medicine. (1)

Divieto di pubblicità di junk food

I ricercatori hanno confrontato oltre 5 milioni di acquisiti di alimenti HFSS (High in Fat, Sugar, Salt) di 1.970 famiglie distinte in due gruppi. Il primo gruppo è costituito da residenti a Londra (977 famiglie), monitorati nei consumi pre e post divieto (per 10 mesi). Il secondo, usato per il confronto post intervento, risiede invece nel Nord dell’Inghilterra.

Tra gli alimenti e le bevande acquistati durante lo studio, il 38,4% (1.952.083  confezioni) è stato classificato come junk food o HFSS.

Il risultato della ricerca

La comparazione degli acquisti ha dimostrato che in confronto ai consumi precedenti al divieto di marketing nei trasporti pubblici londinesi i nutrienti da alimenti HFSS sono diminuiti:

-6,5% (57,9g) i grassi,

-7,3% (26,4g) i grassi saturi,

-10,9% (80,7g) gli zuccheri. Un risultato superiore a quello raggiunto con la sugar tax, precisano i ricercatori.

Le calorie sono diminuite del 19,4% (-317,9 kcal).

Le politiche Uk contro obesità e sovrappeso

Il divieto di pubblicizzare alimenti HFSS sulla rete dei trasporti pubblici londinesi è solo uno degli interventi politici attuati per contrastare l’epidemia di obesità e sovrappeso, anche infantile, con l’interessamento del 4,2% tra i bambini in età compresa tra i 10 e gli 11 anni, con netta prevalenza nelle aree svantaggiate. (2)

Non a caso, la World Health Organization (WHO) ha scelto il modello UK per combattere l’epidemia di obesità nel Vecchio Continente. (3) Una condizione  emergenziale a cui l’Italia non è estranea, con un minore su 4 a rischio. (4)

Marta Strinati

Note

(1) Yau A, Berger N, Law C, Cornelsen L, Greener R, Adams J, et al. Changes in household food and drink purchases following restrictions on the advertisement of high fat, salt, and sugar products across the Transport for London network: A controlled interrupted time series analysis. PLOS Medicine. 17.2.22. https://doi.org/10.1371/journal.pmed.1003915

(2) Dario Dongo, Giulia Baldelli. Obesità infantile. L’esempio inglese per l’Italia. GIFT (Great Italian Food Trade)  1.11.18 https://www.greatitalianfoodtrade.it/idee/obesit%C3%A0-infantile-l-esempio-inglese-per-l-italia

(3) Marta Strinati. WHO sceglie il modello UK per ridurre gli apporti di calorie e zucchero nel Vecchio Continente. GIFT (Great Italian Food Trade) 2.10.21

https://www.greatitalianfoodtrade.it/salute/who-sceglie-il-modello-uk-per-ridurre-gli-apporti-di-calorie-e-zucchero-nel-vecchio-continente

(4) Dario Dongo, Sabrina Bergamini. Obesità infantile, 1 minore su 4 a rischio in Italia. Rapporto Istat. GIFT (Great Italian Food Trade). 29.10.19

https://www.greatitalianfoodtrade.it/salute/obesit%C3%A0-infantile-1-minore-su-4-a-rischio-in-italia-rapporto-istat

+ posts

Giornalista professionista dal gennaio 1995, ha lavorato per quotidiani (Il Messaggero, Paese Sera, La Stampa) e periodici (NumeroUno, Il Salvagente). Autrice di inchieste giornalistiche sul food, ha pubblicato il volume "Leggere le etichette per sapere cosa mangiamo".

Articoli correlati

Articoli recenti

Commenti recenti

Translate »