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AltriRaccolti, buone e cattive pratiche in agricoltura

AltriRaccolti, buone e cattive pratiche in agricoltura

Il documentario AltriRaccolti ricostruisce i fenomeni delle illegalità in agricoltura e presenta i casi virtuosi

Lavoro nero, caporalato, baracche di lamiera plastica. Oppure integrazione, contratti di lavoro, assistenza legale, alloggi. Due diversi modi di produrre ortofrutta in Italia sono presentati nel documentario ‘AltriRaccolti‘ di River Journal Project, presentato assieme allo studio ‘BeAware – Best Practices against Work Exploitation il 3 ottobre 2018 a Roma.

Il web-documentario mostra 5 contesti critici, ove lo sfruttamento del lavoro in agricoltura trova tuttavia preziose alternative, ispirate alla legalità e al rispetto dei lavoratori. Interviste ai protagonisti della riscossa etica, splendide fotografie e una gran mole di dati ispirano utili riflessioni.

L’Oro Rosso del Foggiano

Lo sfruttamento dei braccianti in agricoltura affligge il più grande giacimento di ‘oro rosso’ del pianeta, nella provincia di Foggia. 27mila ettari di coltivazioni, 27 milioni di euro annui di pomodoro.

Rignano, sede di un tristemente noto ghetto di braccianti immigrati, vige ‘la schiavitù del ventunesimo secolo‘. Alla quale si oppone la cooperativa Casa Sankarache invece si impegna per attuare un modello etico di accoglienza e lavoro.

Olive senza caporalato nel Trapanese

Il caporalato, pratica illegale di gestione complessiva dei braccianti (in collocamento, alloggio, trasporto, burocrazia) trova una felice alternativa in provincia di Trapani

A Castelvetrano, 32mila abitanti, ove ogni anno affluiscono 1.500 migranti per la raccolta delle olive, è stato istituito uno Sportello per l’impiego. La manodopera viene gestita con flessibilità, ma nel rispetto delle regole. E la paga minima sindacale è di 65 euro, almeno il doppio di quanto pagato in nero.

Arance e alloggi in Calabria

I ghetti ammassano in condizioni estreme fino a 9mila lavoratori stagionali, quasi sempre stranieri. Il fenomeno è diffuso in prevalenza al Sud, ma va crescendo anche al Nord. A Saluzzo, nel Cuneese, ove gli accampati sono un migliaio. E a Canelli, in provincia di Asti, ove se ne contano un centinaio.

A Drosi, desolata frazione in provincia di Reggio Calabria che accoglie circa 800 migranti impegnati nella raccolta delle arance, 24 appartamenti inutilizzati sono stati offerti ai lavoratori stagionali. Ne è nato un modello positivo di integrazione tra nativi e immigrati, che sta ravvivando anche la piccola economia della contrada.

Ortaggi tra innovazione e lavoro equo

L’innovazione e la formazione dei lavoratori sono strumenti cruciali per contrastare l’illegalità in agricoltura. Paradossalmente, l’Italia brilla nell’esportazione di sistemi agricoli innovativi ma ne fa un uso relativamente scarso sul suo territorio.

Finagricola emerge per le sue buone prassi, con un elevato tasso di innovazione a cui si abbina la formazione dei lavoratori, estesa agli stagionali (quasi sempre stranieri).

I parassiti dell’uva astigiana

Controlli a tappeto e sanzioni agli sfruttatori dei braccianti non mancano. Nel 2017 sono state ispezionate in Italia oltre 7mila aziende agricole. Le irregolarità accertate hanno condotto all’irrogazione per quasi 5 milioni di euro e alla confisca di quasi 8mila terreni agricoli. 

Le attività di controllo e di repressione dell’illegalità – oltre a interrompere le filiere ‘sporche’ – si rivelano utili, almeno in alcuni casi, a sollecitare l’indignazione delle comunità locali nei confronti degli abusi.

A Canellila ‘città del vino’ nel Monferrato, stava prendendo piede il ‘modello Rosarno’. Ma il caporalato piemontese è stato (quasi) eradicato. Grazie allo scandalo mediatico che nel 2015 ha infangato alcuni imprenditori e risvegliato la società civile.

Il documentario ‘AltriRaccolti – realizzato dai giornalisti Marzio Mian e Nicola Scevola, con i fotografi e film-maker Massimo Di Nonno e Nanni Fontana – è visibile gratuitamente su http://www.altriraccolti.it/.

Marta Strinati e Dario Dongo

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