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Pane Carasau, ricetta

Pane Carasau vuol dire Sardegna. Il più famoso tra i tipi di pane della regione, noto anche come “carta musica” perché così sottile e croccante da rendere rumorosa la masticazione, è talmente antico che le sue tracce sono state rinvenute anche nei nuraghi, le strutture in pietra risalenti all’età del bronzo (3.500-1.200 a.C.) che punteggiano tutta l’isola.

Alcuni sostengono che il nome derivi da “sa cara” che nel dialetto locale significa la faccia; carasau significherebbe dunque “affacciato”, in quanto la sfoglia viene “affacciata” alla bocca del forno a legna per pochi istanti fino al momento in cui, per effetto del calore, si gonfia. Più comune il riferimento al verbo “carasare”, che indica il la formazione della crosta sul pane.

Ricetta


Ingredienti di partenza del pane Carasau sono: semola di grano duro, cui si aggiungono sale, lievito e acqua e, nella tradizione, la manualità di almeno tre donne. La più esperta aveva il compito di fare l’impasto che, steso in sfoglie circolari molto sottili, veniva infornato a 500°. La temperatura faceva gonfiare la pasta, poi estratta e tagliata con grande maestria lungo la circonferenza a formare due lamine, impilate l’una sopra l’altra e reinfornate. Questo procedimento, la “carasatura”, dona al pane una croccantezza e un colore inimitabili.