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ZLEC, la Schengen d’Africa

ZLEC, la Schengen d’Africa

È passata quasi sotto silenzio l’istituzione in Africa dell’area di libero scambio più estesa a livello planetario dopo l’Organizzazione Mondiale del Commercio (OMC). Il 21.3.18, 44 paesi africani hanno dato avvio all’accordo ‘ZLEC’ (Zone de Libre-Echange Continentale).

ZLEC, Zone de Libre-Echange Continentale

L’accordo ZLEC è stato siglato a Kigali, Ruanda, e porterà alla creazione di un mercato unico che interessa circa 1,2 miliardi di persone, con un PIL complessivo di oltre 2,5 mila miliardi di dollari. Le ratifiche di almeno metà dei Paesi firmatari sono previste entro la fine dell’anno corrente. Non vi hanno aderito 11 Paesi su 55, nel continente africano, tra cui la Nigeria.

L’obiettivo è quello di intensificare gli scambi commerciali intra-africani, che al momento rappresentano solo il 16% del totale. Per rendersi conto del potenziale di crescita, basti considerare che gli scambi interni al continente asiatico rappresentano oggi il 51% di quelli complessivi, quelli intra-europei il 70%. 

Lo ZLEC ambisce perciò anzitutto a promuovere gli scambi inter-regionali, eliminando gli ostacoli (tariffari e non), con una prospettiva di incremento del 60% entro il 2022. Ma anche – nella prospettiva di medio-lungo termine, a sostenere lo sviluppo regionale attraverso la diversificazione e l’industrializzazione. Nonché a rafforzare il potere negoziale con i partner degli altri continenti, grazie allo sviluppo di una diplomazia unitaria. 

Il panafricanismo era stato invocato da più parti, già a partire dagli anni successivi all’indipendenza, ma gli interessi delle potenze coloniali ne hanno di fatto impedito lo sviluppo. Solo nel 1994, con il trattato di Abuja, aveva preso forma l’idea di mettere a punto entro il 2027 una Comunità Economica Africana (Communauté Économique Africaine, CEA). La quale aveva iniziato a svilupparsi mediante la creazione di Comunità Economiche Regionali (Communautés Economiques Régionales, CER). 

Al vertice di Addis Abeba, nel 2012, era stata adottata la tabella di marcia nella quale si inserisce lo ZLEC. Dato atto degli eterogenei livelli di avanzamento delle 14 Comunità Economiche Regionali finora attivate, era stata prevista l’apertura di una zona di libero scambio, entro il 2017, che avrebbe dovuto coinvolgere 26 Paesi. La realtà ha poi superato le aspettative, grazie all’adesione di ben 44 Paesi. 

ZLEC e settore agroalimentare, scenari di possibile interesse per l’Italia

Il settore agroalimentare, secondo gli studi della Banca Mondiale, sarà il primo a giovare dei benefici dell’accordo ZLEC. Già ora il settore alimentare africano realizza circa 300 miliardi di dollari all’anno che, secondo la World Bank, potrebbero triplicare entro breve. 

L’export italiano di ortofrutta presenta buone prospettive di crescita. Non solo in Africa settentrionale, ove sono già diffuse le mele della Penisola, ma anche in area centrale. Kiwi, agrumi e uva da tavola Made in Italy, oltre alle mele, potrebbero quindi  trovare nuove aree di sbocco.

L’Africa è il continente delle opportunità e l’ortofrutta è uno dei pochi settori che, con investimenti relativamente contenuti, può dare celermente buoni risultati in termini di fabbisogno alimentare e di occupazione’. (Renzo Piraccini – presidente di Cesena Fiera – a ItaliaFruit).

Gli investimenti nel settore agroalimentare possono altresì riguardare i macchinari per la trasformazione e il confezionamento degli alimenti, ove l’Italia è leader in Europa. 

Vedo grandi opportunità per chi produce tecnologie, macchinari non troppo grandi, impianti di irrigazione utili per ottimizzare la gestione dell’acqua. In Africa, sostanzialmente, ci sono tre tipologie di aziende: quelle tradizionali, quelle grandi a vocazione internazionale che si avvalgono di manodopera a basso costo per produrre per il mercato mondiale e poi quelle di fascia media, la vera scommessa’. (Renzo Piraccini)

Dario Dongo e Pier Luigi Copparoni 

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