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Soda tax, ecco come Big Food contrasta le politiche sanitarie. E come reagire

La soda tax – la tassa sulle bevande analcoliche zuccherate, nell’ambito delle politiche sanitarie di prevenzione del diabete, anche giovanile – viene sistematicamente contrastata dalle lobby di Big Food.

Uno studio appena pubblicato sullo European Journal of Public Health, la rivista di EUPHA edita dalla Oxford University Press, esamina le tecniche adottate dai lobbisti delle bollicine in 11 Paesi europei.

La società civile deve organizzarsi, per neutralizzare le pressioni contrarie agli obiettivi pubblici. Ed EUPHA (European Public Health Alliance), in prima linea su questo fronte, spiega come fare. (1)

1) Soda tax in Europa. Lo studio

L’indagine sulle strategie delle lobby include tutti gli Stati membri di OMS (WHO) nella macro-regione Europa che, a dicembre 2020, avevano adottato una tassa sulle bevande analcoliche. Proprio in funzione della quantità di zucchero aggiunto che EFSA (2022) ha messo all’indice.

Queste bibite dai profili nutrizionali scadenti, spesso anche cariche di additivi, accrescono il rischio di obesità, sovrappeso e varie altre malattie. E la stessa OMS ha chiesto di intervenire, anche con misure fiscali, per ridurre gli apporti di zuccheri e calorie inutili. (2)

1.1) Ricognizione delle politiche nazionali

I ricercatori hanno focalizzato l’analisi su 11 Paesi del Vecchio Continente. Di questi:

– 8 Paesi ove all’epoca dello studio già vigeva una tassa sulle bevande zuccherate. Spesso anche sulle bibite con edulcoranti che, come si è visto, a loro volta favoriscono il sovrappeso (se pure con meccanismi diversi), (3)

– 3 Stati interessati dal dibattito, ma privi di una soda tax. L’Estonia, pur avendo approvato la tassa nel 2017 (0,30 €/l per bevande con >8% g di zucchero), non la ha applicata La Norvegia, dopo 40 anni di applicazione del tributo (0,32 €/l), lo ha abolito nel 2021. Il Kazakistan, infine, stava lavorando a un progetto di legge.

soda tax in europa
*le tasse sono indicate in fiorini ungheresi, rispettivamente in 7 HUF per le bibite e 200 HUF per gli sciroppi,
** la tassa è indicata in sterline: 0,18 £/l >5%; 0,24 £/l >8% di zucchero
Fonte: https://doi.org/10.1093/eurpub/ckac117

1.2) Paesi esclusi

Esclusi dallo studio sono invece la Polonia, che ha attivato la soda tax solo nel 2021 (a ricognizione terminata), il Principato di Monaco (per avere introdotto la tassa solo in ragione di un accordo fiscale con la Francia) e l’Italia, ça va sans dire. Là dove le lobby di Big Food hanno fatto scomparire l’argomento sugar tax dall’agenda politica, dopo quattro anni di prese in giro (4,5.6,7).

1.3) Il sondaggio

I ricercatori hanno somministrato un questionario a politici, attivisti e accademici/ricercatori che nei vari Paesi avevano osservato da vicino i vari iter legis. Allo scopo di comprendere le dinamiche attivate da Big Soda.

Soltanto 23 sui 70 esperti contattati hanno però offerto riscontro. E nessuna risposta è stata ricevuta da alcuni degli esperti localizzati in 2 degli 11 Paesi, Finlandia e Lettonia.

2) Lobby obesogene

Quasi tutti i partecipanti al sondaggio hanno ammesso di avere osservato ‘interferenze’, nei dibattiti sulla soda tax, da parte delle lobby industriali. In prima linea le associazioni di categoria che rappresentano l’industria delle bevande analcoliche (es. Assobibe in Italia, UNESDA a livello UE) e l’industria alimentare nel suo complesso (es. Federalimentare, Food Drink Europe).

Big Soda rafforza poi le posizioni con i lobbisti arruolati dalle singole Corporation. ‘La Coca-Cola Company (comprese le sussidiarie locali), ad esempio, è stata menzionata da 14 dei 15 intervistati che hanno fornito esempi di società che si oppongono a una tassa SSB’ (Sugar-sweetened beverage), riferiscono gli autori dello studio.

2.1) Retorica del male

La retorica di Big Soda e/o Big Food si basa sugli argomenti di sempre, usati anche da Big Alcohol e Big Tobacco:

  • scenario ipotetico di danni catastrofici all’industria di settore e rischio di perdita di posti di lavoro. Falso, aggiungiamo noi. Basti guardare all’Inghilterra, ove l’introduzione della soda tax ha comportato, semplicemente, la riduzione dello zucchero nelle bevande, (8)
  • responsabilità individuale. Si dovrebbe rispettare la libertà di scelta del singolo individuo, in antitesi all’idea del ‘nanny-state’ (lo ‘Stato-bambinaia’). Un liberismo libertario ove si dimentica che i danni vengono poi esternalizzati dal vero responsabile (la Coca-Cola di turno) sulla sanità pubblica,
  • iniquità. I colossi miliardari con headquarters nei paradisi fiscali (Ferrero – Esta Thé docet), e i loro prezzolati lobbisti, adducono poi sempre di essere preoccupati dell’impatto delle tasse di scopo sulle fasce meno abbienti della società. Combinazione, proprio quelle più colpite da diabete e altre malattie correlate a diete malsane e alimenti industriali squilibrati.

2.2) Strategie di lobby. I quattro tasselli

Le strategie di lobby – per impedire l’introduzione della soda tax, ritardarne l’attuazione o denigrarne l’utilità, una volta in vigore – sono strutturate su quattro tasselli.

2.2.1) Stakeholders’ building. Coalizioni e sinergie

Le attività delle associazioni imprenditoriali, nel settore in esame, risultano efficaci quanto ramificate. I colossi come Coca-Cola hanno rappresentanza diretta, su questo canale, in 11 delle 13 associazioni nazionali di categoria.

Questioni come la soda tax comportano poi anche la discesa in campo delle associazioni che rappresentano l’industria di food & beverage e l’industria in generale (es. Confindustria, Business Europe). Nello studio vengono citati due casi:

  • i think tank come l’Institute of Economic Affairs, ad esempio, erano considerati particolarmente attivi nel Regno Unito’.
  • in Irlanda, un accademico con legami con l’industria si è opposto apertamente alla tassa nel dibattito pubblico’.

2.2.2) Viral deception

I media – condizionati dai cospicui investimenti pubblicitari – offrono spesso sponda alle campagne mediatiche delle lobby di Big Soda. Nessuna novità purtroppo, neppure quando si raggiungano toni diffamatori nei confronti di chi promuova la salute pubblica. Lo studio in esame riferisce casi in Regno Unito, Norvegia, Francia, Portogallo, Irlanda ed Estonia.

Convegni, seminari e pubblicazioni vengono altresì utilizzati per screditare le misure di prevenzione (es. soda tax) o evidenziarne potenziali impatti economici negativi. ‘Food Drink Ireland, ad esempio, ha collaborato con la società di analisi Creme Global per valutare gli sforzi di riformulazione delle società irlandesi di alimenti e bevande, concludendo che la tassazione SSB non era necessaria’.

2.2.3) Intrusione nel processo politico

Interventi ‘a gamba tesa’ dei lobbisti di Big Soda sono stati segnalati in ciascun Paese dello studio. 18 su 23 dei partecipanti allo studio hanno confermato di aver osservato questa pratica ‘frequentemente’ o ‘sempre’. Alcuni esempi a seguire.

  • I ministeri della salute e delle finanze erano obiettivi primari della lobby, sollecitati dalle aziende, dalle loro associazioni imprenditoriali o dalle società di lobbying. Ciò è illustrato nel caso della tassa SSB (Sugar-sweetened beverage, ndr) francese in cui Coca-Cola e Orangina-Schweppes hanno esercitato pressioni sui funzionari in vista di un emendamento pianificato, non solo direttamente ma anche attraverso associazioni imprenditoriali come ANIA e società di lobbying come APCO e Rivington’.
  • Secondo quanto riferito, un attore dell’industria alimentare estone ha assunto la società di pubbliche relazioni Meta Advisory per fare pressioni contro la tassazione (…); il sito web di quest’ultima rileva che i suoi successi includono “l’evitare […] le accise sulle bevande analcoliche”.
  • Nel caso irlandese, gli sforzi di lobbying della Coca-Cola includevano un incontro con il Taoiseach (primo ministro, ndr) al World Economic Forum del 2018’.

2.2.4) Ricatti politici e azioni legali

Il ricatto politico va per la maggiore, quando i numeri sono grandi. ‘Coca-Cola, ad esempio, avrebbe minacciato di annullare gli investimenti pianificati in risposta alle proposte fiscali di SSB in Francia e Portogallo’.

Altra tecnica adottata contro la soda tax è la minaccia di azioni legali, a livello nazionale e/o sovranazionale. Un paio di esempi registrati nello studio in esame:

  • il vociare dell’industria estone sulla ipotetica incostituzionalità della soda tax ha condotto al veto presidenziale sulla norma,
  • la British Soft Drinks Association aveva invocato lo spettro degli ‘aiuti di Stato’ (vietatissimi in UE), a favore di prodotti e produttori non coinvolti dalla tassazione di scopo.

3) Come contrastare le lobby del junk food

Gli autori della ricerca (Lauber et al., 2022) – oltre ad analizzare le strategie e le tattiche adottate dalle lobby di Big Food contro la soda tax – forniscono alcuni suggerimenti, alle organizzazioni dei consumatori e della società civile su come mitigarne le interferenze. Focalizzandosi su tre elementi chiave.

Tra i fattori indicati come potenzialmente utili per prevenire o contrastare le interferenze dell’industria ne spiccano tre.

3.1) Organizzare una coalizione solida

Organizzare una solida coalizione per la salute pubblica è essenziale per sostenere una posizione unitaria, con una vivace presenza sui social network da promuovere sui media. L’unione fa la forza.

Il supporto tecnico di ricercatori, associazioni di pazienti (anche per le attività di lobby), della comunità scientifica e di organizzazioni come l’OMS è molto utile. Ed è necessario:

  • fornire prove sulla pubblica utilità della tassazione di scopo, per svilire le narrazioni di segno opposto, nonché
  • veicolare i messaggi con chiarezza. Richiamando, per analogia, il principio ‘chi inquina paga’.

3.2) Preparazione tecnico-legale

Le politiche di tassazione degli alimenti squilibrati dal punto di vista nutrizionale – es. soda taxsugar tax – devono venire progettate in modo accurato, per prevenire controffensive di natura legale. Alcuni esempi:

  • l’intenzione di introdurre la soda tax,notificata dall’Irlanda a Bruxelles a febbraio 2018, ha ottenuto il via libera alla Commissione europea in soli due mesi, (9)
  • la sugar tax introdotta dalla Finlandia su cioccolato e caramelle è stata viceversa cassata, nel 2016, poiché qualificata come aiuto di Stato ai produttori di altri dolciumi (es. budini e biscotti). (10)

3.3) Pretendere trasparenza

L’opacità diffusa sui finanziamenti alla ricerca e i conflitti d’interessi, anche attraverso donazioni a enti in apparenza ‘no profit’, sono all’ordine del giorno come si è visto (11,12,13,14). E le interferenze politiche raggiungono livelli inimmaginabili, come nel caso di alti dirigenti industriali che hanno partecipato alla delegazione governativa italiana in una riunione del Codex Alimentarius ove si è discussa l’informazione nutrizionale sul fronte etichetta. (15)

La maggior parte dei Paesi non ha registri di lobbying, o essi sono comunque inadeguati. Anche nei registri francese e irlandese, che consentono al pubblico di vedere quali temi politici sono stati discussi nelle riunioni di lobby, mancano informazioni sulle somme spese e sui contenuti dettagliati delle discussioni’, rimarcano gli autori dello studio.

#Égalité

Marta Strinati e Dario Dongo

Note

(1) Kathrin Lauber, Holly Rippin, Kremlin Wickramasinghe, Anna B Gilmore, Corporate political activity in the context of sugar-sweetened beverage tax policy in the WHO European Region, European Journal of Public Health, Volume 32, Issue 5, October 2022, Pages 786–793, https://doi.org/10.1093/eurpub/ckac117

(2) Dario Dongo. Tassazione delle bevande zuccherate, l’OMS avanza mentre l’Italia frena. GIFT (Great Italian Food Trade) 11.4.17

(3) Marta Strinati. Dolcificanti zero calorie, effetto paradosso. GIFT (Great Italian Food Trade) 22.4.18 https://www.greatitalianfoodtrade.it/dolcificare/dolcificanti-zero-calorie-effetto-paradosso/

(4) Dario Dongo. Tassazione delle bevande zuccherate, l’OMS avanza mentre l’Italia frena. GIFT (Great Italian Food Trade). 11.4.17

(5) Dario Dongo. Tassa sulle bevande zuccherate in Italia. GIFT (Great Italian Food Trade). 16.11.18

(6) Dario Dongo, Sabrina Bergamini. Bevande zuccherate e dolcificate, snack dolci. Studi su mortalità prematura e sugar tax. GIFT (Great Italian Food Trade), 10.9.19

(7) Dario Dongo. Decreto rilancio, non solo FCA e Atlantia. Robin Hood al contrario nel settore alimentare. GIFT (Great Italian Food Trade). 28.5.20

(8) Dario Dongo, Carlotta Suardi. Aranciate, in Italia doppia razione di zucchero. GIFT (Great Italian Food Trade). 17.7.18

(9) Press release, Commissione europea. State aid: Commission clears Ireland’s sugar sweetened drinks tax. 24.4.18 https://ec.europa.eu/commission/presscorner/detail/en/IP_18_3521 

(10) Confectionery taxes doomed to fail in EU after Finland ruling? Confectioney News. 14.12.16 https://www.confectionerynews.com/Article/2016/12/14/Confectionery-taxes-doomed-to-fail-in-EU-after-Finland-ruling 

(11) Marta Strinati, Dario Dongo. Nutrizione e salute, ecco come Big Food ostacola l’OMS. GIFT (Great Italian Food Trade). 3.9.20

(12) Dario Dongo, Andrea Adelmo Della Penna. Conflitti d’interesse nella ricerca scientifica. GIFT (Great Italian Food Trade). 26.9.20

(13) Marta Strinati. Big Alcohol e un secolo di scienza a suo servizio. GIFT (Great Italian Food Trade). 5.11.20

(14) Marta Strinati. Ricerca nutrizionale deviata dalle lobby di Big Food. Nuovo studio. GIFT (Great Italian Food Trade). 27.1.21

(15) Dario Dongo. Codex Alimentarius, il NutriScore e le linee guida WHO. GIFT (Great Italian Food Trade). 26.9.21. V. paragrafo ‘CCFL, delegazioni governative e governance’.

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Giornalista professionista dal gennaio 1995, ha lavorato per quotidiani (Il Messaggero, Paese Sera, La Stampa) e periodici (NumeroUno, Il Salvagente). Autrice di inchieste giornalistiche sul food, ha pubblicato il volume "Leggere le etichette per sapere cosa mangiamo".

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Dario Dongo, avvocato e giornalista, PhD in diritto alimentare internazionale, fondatore di WIISE (FARE - GIFT – Food Times) ed Égalité.

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